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5. Lezione 5

“Le belle storie si scrivono da sole”

(Francis Scott Fitzgerald)

L’uscita del tunnel

Il primo teorico di Hollywood, Aristotele, sosteneva che “Ogni nostro stato di felicità o di infelicità assume la forma di un’azione”. Si potrebbe aggiungere che ogni conflitto di valori, idee o visioni può e deve “assumere la forma di un’azione”.

Sono parole da tenere presenti mentre iniziamo a vedere l’uscita del tunnel e sbirciare il finale della storia, che a mio avviso si presta meno agli schemi e alle guide concettuali.

Sull’inizio infatti si può quasi “teleguidare” chi scrive senza neanche sapere cosa sta scrivendo. Basta fare domande. C’è un protagonista definito? Ha una volontà precisa e -possibilmente- interessante? Quali ostacoli esterni si oppongono alla sua volontà? E quali ostacoli interiori? Cosa desidera e di cosa ha paura? C’è un evento che  “mette in moto” la storia?

All’inizio la maggioranza delle narrazioni ha questo schema (poi, certo, non è riconoscibile come schema perchè le risposte alle domande devono diventare un racconto vivo, originale, emotivamente vero. Ma le domande “check up” si possono porre).

Sul finale no, non ci sono domande precise per fare il check up. Persino i manuali di sceneggiatura, che provano a ricavare una regola anche sulla disposizione dei peli del naso, quando arrivano al finale cominciano ad intorcinarsi o a diventare evasivi. Sul concetto che dovrebbe essere decisivo, quello di climax, spendono tutti pochissime parole, come se nessuno in realtà l’avesse mai capito bene e, per prudenza, si limitassero a nominarlo. Inoltre, tra i diversi teorici, sulla scansione delle fasi finali si aprono divergenze abissali: mentre sui primi tre quarti della storia esprimono tutti circa gli stessi concetti (magari cambiando un po’ i nomi), quando si arriva alle “regole per il finale” ognuno la racconta in modo diverso, e nessuno pare davvero soddisfacente.

La verità secondo me è semplice [parentesi, ricordo che quando parlo di “verità” mi riferisco sempre a piccole verità da artigiano praticone: la promessa di questo corso è “raccontare quello che so su come scrivere una storia”, non “affermare cose giuste”], quindi, dicevo, la verità per me è semplice: sul finale non c’è molto da dire.

Infatti il modo in cui si costruisce l’inizio è universale, ma andando avanti ogni storia ben fatta traccia una sua propria strada, disegnandola nel nulla. Ed ecco la fotografia: siete in mezzo a una tundra deserta su una strada che avete costruito voi. Nessuno può dirvi come e dove concluderla.

Spesso non solo i contenuti, ma anche la forma del finale, la sua struttura e la sua scansione, vanno inventati “su misura” in base al percorso che precede. Nell’affrontare la parte più importante della storia siete soli.

Perché una cosa è sicura: il finale è la parte più importante della storia. Su questo la stragrande maggioranza dei narratori è pronta a scommettere.

“Se quello che hai messo in piedi non si scioglie nell’epilogo, hai fallito” diceva Billy Wilder.

E il giallista Mickey Spillane: “Il lettore mica legge per arrivare a metà, legge per arrivare alla fine, quindi l’epilogo deve essere così buono da giustificare tutto il tempo perso con quel libro tra le mani”.

Edgar Allan Poe: “Il climax è l’interrogazione finale la cui risposta deve contenere in sé un fardello inimmaginabile di dolore e di disperazione. Si può dire che il componimento prenda inizio da questo punto: dalla fine, cioè da dove tutte le opere d’arte dovrebbero incominciare”.

Nel finale i nodi vengono al pettine. Le domande che avete aperto devono trovare risposta, i conflitti innescati devono avere una conclusione; devono esserci dei vincitori e dei vinti, dei cambiamenti nei personaggi. E sarebbe bello che un senso – una parvenza di senso, un vago odore – si sprigionasse dalla sequenza di azioni che chiude la storia.

Il finale è il momento più alto della vostra responsabilità di scrittori, quello in cui vi rivelate e, volenti o no, esprimete ciò che pensate, forse anche ciò che siete. Qualcuno, leggendo, starà meditando di cavarsela con un finale aperto. Ma non funziona, anche il finale aperto vi rivela: a parte i rari casi in cui è davvero “necessario alla storia”, vi rivela come persona che non vuole prendersi responsabilità.

[appunto di sociologia onirica. Forse si può misurare il livello di responsabilità di una società dalla diffusione dei finali aperti nelle sue narrazioni. Le due cose sembrano andare di pari passo: nei periodi storici in cui non ci si prende la responsabilità dei finali, cala la disponibilità generale a prendersi responsabilità nella vita. Le generazioni dei finali aperti non prendono mai il potere e fanno meno bambini. Fine della sociologia onirica. Scusate ma abbiamo attenti lettori al Censis!].

Insomma, il finale è la parte più importante della vostra storia, e nessuno può aiutarvi a farlo. C’è una campagna deserta e una strada che avete costruito voi. Dove e come terminarla? Una indicazione c’è ma non la trovate in corsi e manuali: sta nel cammino che avete tracciato. Se il percorso della vostra storia è stato costruito bene, c’è una sola destinazione possibile e sta a voi trovarla.

“In una buona storia il finale non solo è giustificato, ma è l’unica conseguenza possibile” (John Vorhaus). Insomma, il finale della vostra storia è già scritto. Basta sperimentare 10, 20, 30 idee: quando arriverà quella giusta, lo saprete.

Micro-corso di sceneggiatura

Ma non voglio cavarmela con questo suggerimento misticheggiante e vago. C’ è un’altra cosa -importante- che si può fare per avere un buon finale: ragionare su ciò che viene prima, la parte centrale della storia. L’abbiamo già trattata nella lezione 4, ma era, come dire, una visione della parte centrale come “conseguenza dell’inizio”. Invece va vista e pensata, anche e soprattutto, come “preparazione alla fine”.  Se è costruita bene, parlerà, vi manderà segnali su come va costruito il finale della vostra storia.

Se invece la parte centrale non funziona vi manderà segnali incoerenti e dovrete rassegnarvi a improvvisare un finale un po’ a caso. Magari, come dice Henry James con sarcasmo, farete uno di quei lieti fini con “distribuzione di premi, pensioni, mariti, mogli, bambini, milioni, paragrafi aggiunti e allegri commenti”. Oppure il contrario: distribuzione di dolori, miserie, divorzi, aborti e straziati lamenti. Comunque un finale arbitrario, che nasce da una improvvisazione, anziché cadere come il frutto maturo della storia scritta sinora. Il finale è infatti la cartina di tornasole di tutto il percorso: se avete camminato bene, salterà fuori (anche se magari non subito) un bel finale. Se non salta fuori, avete camminato male.

Il guaio spesso si annida nella parte centrale della storia, un terreno vasto e infido, una sorta di “grande centro” paludoso dove spesso ci si pianta, la tensione cala, si cade nelle ripetizioni o si imboccano deviazioni che non c’entrano. E’ la parte dove, nelle iper-storie, appaiono alieni, serial killer ciechi e buchi neri. E’ la parte in cui, nelle non-storie, il protagonista inizia a ripetere quel che ha fatto all’inizio, con gran noia sua e nostra. Far avanzare la storia nella parte centrale (avanzare, non deviare o tirare in lungo) è un compito difficile.

Per affrontarlo meglio ci faremo aiutare dalla tecnica narrativa forse oggi più codificata, quella che si usa nelle sceneggiature per il cinema. Sinora ho preso concetti da lì come dalla narrativa e dal teatro. Per affrontare meglio il tema “finale & dintorni” (nei vari mezzi) ora faremo un micro-corso accelerato di struttura narrativa per il cinema. Ci darà qualche concetto utile.

La struttura in tre atti

Secondo i manuali di sceneggiatura la parte centrale è racchiusa tra due svolte importanti. Quella che chiude il primo atto e quella che apre il terzo. Io non ho mai parlato della struttura in tre atti perché davo per scontato che la conosceste tutti, ma forse è meglio fare un passo indietro.

La struttura in tre atti è una teoria estetica più antica del cristianesimo. Fu elaborata la prima volta da Aristotele nel IV secolo Avanti Cristo ragionando sulla struttura della tragedia greca. Per secoli è stata usata da drammaturghi europei, ha permeato la struttura delle fiabe popolari e dei cantastorie ed è stata usata per scrivere romanzi. Infine negli ultimi 50 anni è diventata (con varianti assortite) la Bibbia di Hollywood.

In sintesi: la teoria dei tre atti resiste da troppo tempo, in troppi contesti e mezzi diversi, per essere arbitraria o solo “estetica”. E’ evidente che è connessa a qualche legge oggettiva insita nella percezione umana, o perlomeno in quella occidentale.  Possiamo e dobbiamo rinfrescare questa struttura, rinnovarla e mascherarla (anche perché l’uso massiccio che ne ha fatto l’industria dell’audiovisivo Usa l’ha resa così familiare da suscitarci un senso di deja vu quando la troviamo applicata in modo troppo lineare). Però non possiamo prescinderne, almeno secondo me. Presentarsi dicendo “Oè babbei, sono 2400 anni che sbagliate, adesso arrivo io e vi spiego come funziona” non mi è mai parsa una buona idea.

In sintesi, cerchiamo di capire come funziona la struttura in tre atti vedendola in due versioni: una pura (ne parla ad esempio Yves Lavandier) e una “modificata” (ne parlano tra gli altri Syd Field, Robert McKee, Linda Sieger, eccetera).

La struttura in tre atti (versione pura).

Primo atto

Presentazione di personaggi e ambiente. Accade l’evento scatenante che mette in moto la storia e crea la volontà del protagonista di conquistare qualcosa che desidera (o riconquistare qualcosa che ha perso). Insomma si stabilisce la domanda iniziale: X vuole la tal cosa, ce la farà a raggiungerla?

Secondo atto

L’escalation, cioè la lotta del personaggio per raggiungere il suo obiettivo confrontandosi con ostacoli via via crescenti. Gli ostacoli sono di varia natura (l’ambiente e la natura, le regole sociali, i nemici e gli oppositori, i limiti fisici e interiori del personaggio).

Terzo atto

Risoluzione. La scena o sequenza di scene che risponde alla domanda posta all’inizio: il protagonista raggiunge la sua meta o no?

Questa divisione in tre atti “pura” ha un vantaggio: davanti a una storia si capisce benissimo quali sono gli atti, senza possibilità di equivoco. Tuttavia ha il difetto di essere poco utile come bussola per chi scrive. Molte storie diventano infatti un unico enorme secondo atto. Pensate al classico thriller dove alla prima scena si scopre il cadavere di un serial killer e alla seconda si stabilisce la volontà del detective di catturare l’assassino. A quel punto inizia il secondo atto che prosegue fino alla penultima scena in cui il detective piglia l’assassino oppure (più raramente) muore o rinuncia all’impresa.

Insomma, questa divisione in atti è chiara ma inutile: l’intera storia, a parte due scene in testa e due in coda, diventa un infinito secondo atto.

Nella pratica invece è di grande utilità poter “scomporre” una storia in tre atti di lunghezza analoga. Pensare di scrivere una storia appare un compito infinito: l’idea di scrivere un buon primo atto è già più abbordabile. Ecco perché ritengo più utile la struttura in tre atti “modificata”, che amplia il primo e il terzo atto componendo la storia in tre parti quasi uguali.

Il difetto della “struttura modificata” è che poi distinguere gli atti diventa una faccenda da glossatori medievali: in America si litiga sui forum per stabilire quale sia -su un certo film- la vera fine del primo atto, o il vero inizio del terzo. E a volte non riescono a mettersi d’accordo.

Ma noi non siamo critici o studiosi, siamo artigiani. Non ci interessa avere la chiave di lettura “giusta”, ma uno strumento che ci aiuti.

La struttura in tre atti “modificata” funziona meglio allo scopo. Tra quelle che conosco, io prediligo la versione di McKee alla quale ho a mia volta apportato alcune modifiche. Non perché pensi di essere più bravo (per carità) ma solo perché gli strumenti pratici vanno adattati a se stessi. Io l’ho fatto scrivendo: mi accorgevo che mi distaccavo dallo schema sempre allo stesso modo, e così, nella mia testa, l’ho aggiornato alle mie inclinazioni.

Quella che vi sottopongo è dunque lo schema di una struttura in tre atti “modificato” alla McKee, e poi un altro pochino anche da me (raccomando però assolutamente di leggere per intero il libro di McKee, citato in bibliografia: ne vale assolutamente la pena).

Struttura in tre atti “modificata” due volte

Prendiamo come base una sceneggiatura italiana che è di circa 100 pagine, il che equivale a 100 minuti (1 a pagina). Lo dico perchè indicherò il numero di pagine in cui dovrebbero apparire la fine dell’atto, le svolte, i colpi di scena. Ovviamente si tratta di numeri indicativi, servono a far capire il “sistema di pesi” di una struttura in tre atti. Non prendeteli alla lettera e non azzardatevi a dire che vi ho detto di mettere un colpo di scena a pagina x. E’ solo un esempio per capirci.

Però tenete conto che, in termini di “pesi”, l’esempio è sensato e nasce dall’analisi di migliaia di film (fatta da altri, non da me): discostarsene un po’ va bene, discostarsene troppo può provocare squilibri che poi sullo schermo diventano lentezza, noia, ripetizione o quant’altro.

Ultima precisazione, poi la pianto: è con questo schema che costruisco le mie storie? Non proprio, o meglio: non adesso. Però è seguendo questo schema che ho imparato. Solo dopo averlo applicato in una quindicina di film (la metà rimasti inediti) sono riuscito in parte ad andare oltre: cioè ad ottenere gli stessi effetti drammaturgici in modi un po’ diversi. Però è da qui che sono partito, è qui che per un pezzo sono rimasto, ed è qui che consiglio a chi inizia di sostare per un bel po’.

Primo atto, da pag 1 pag 35 circa

Da pg.1 a pg. 15 circa: inizio della storia, presentazione dei personaggi e dell’ambiente, raffigurazione del protagonista, del suo carattere, del suo sistema di relazioni. Va ricordato: la presentazione non è mai statica ma si esprime già attraverso azioni e conflitti, e magari avvia qualche sottotrama, come spiegheremo meglio in seguito.

Pg 15 circa. Avviene l’evento scatenante che avvia la storia: da qui in poi sappiamo cosa vuole il protagonista e ci chiediamo se riuscirà ad ottenerlo. Ho scritto pagina 15 ma è una media. L’ideale, da quel che ho sperimentato, è che la storia si metta in moto a pagina 10 del copione. Poi è ovvio che dipende dalla storia: se si parla della civiltà Inca forse serve un po’ di preparazione in più.  Io non andrei comunque oltre pagina 20.

Se non capite il perché di queste “prescrizioni”, pensate a voi stessi come spettatori. Andate al cinema e dopo mezz’ora non avete ancora capito di cosa tratta la storia: vi viene il nervoso. Invece se dopo 10 minuti di film “sentite” che parte una storia e si capisce con chiarezza quale, pensate “beh, qualcosa succede, non è proprio una fregatura colossale”.

Da pag 15 a pag 30-35 circa: Il personaggio inizia a cercare di raggiungere la meta. Si trova, come nella vita di ciascuno di noi, un intero mondo di ostacoli e nemici che si oppongono. Inizia ad affrontarli sinchè, alla fine del primo atto (nel nostro schema intorno a pag. 35) avviene una svolta che cambia direzione alla storia. La svolta può avvenire in mille modi. Ad esempio il personaggio ha una reazione sbagliata ad uno dei primi ostacoli e finisce nei guai. Oppure i nemici gli impongono una sterzata anche non voluta. Oppure lui stesso -misurandosi contro nemici e ostacoli – capisce che così non raggiungerà mai il suo obiettivo e decide di alzare il livello dello scontro, di cambiare strategia, di trovarsi un alleato, o qualunque altra cosa. L’importante è che sia una svolta vera, che cambia direzione alla storia ma… senza cambiare la storia. Si differenzia dalle tante altre svolte di cui una buona narrazione è piena perchè rappresenta un “punto di non ritorno”. Compiuta questa scelta il protagonista non può più tornare alla situazione iniziale.

Questa è la sintesi del primo atto: in 30-35 minuti avete presentazione, messa in moto della storia, prima lotta contro gli ostacoli, prima svolta “senza ritorno”.

Capite che, concepita così, la divisione in atti rappresenta un grande aiuto per superare il panico da “viaggio nel Sahara con mezza minerale”. Ora non ho più davanti l’infinito di una storia da inventare, mi basta creare una struttura di 30 minuti. E’ più facile, o almeno sembra tale: e questo è l’importante per noi scrivani che -checchè se ne dica- abbiamo bisogno soprattutto di coraggio ed entusiasmo.

Considerate però che creare una svolta capace di “cambiare direzione alla storia e produrre un punto di non ritorno” non è facile. Come diceva già Diderot: “La genialità che dispone gli incidenti sembra più rara di quella che trova dei discorsi ben fatti. Ci sono più opere con bei dialoghi che opere strutturate bene”.

Vediamo, giusto per capirci meglio, alcuni esempi di svolta-fine primo atto:

1. Classico thriller, detective a caccia del serial killer. A fine primo atto il detective scopre che il killer sa cose conosciute soltanto dentro il suo gruppo di lavoro, un gruppo unito e solidale, mito della Polizia. Il mostro è uno di loro! Questo non cambia la storia (si continua a cercare il killer) ma cambia completamente la direzione e la posta in gioco, cioè il rischio: ora il detective rischia molto di più: il killer è un suo amico, potrebbe anche essere l’amico del cuore. Inoltre comincia a mettere in discussione se stesso: se guida quel gruppo e non s’è mai accorto di avere dentro un mostro, forse ha qualche problema anche lui. E’ la stessa storia ma ha preso un’altra direzione e non si tornerà mai più alla situazione iniziale (il gruppo di lavoro armonioso). La storia ha preso una piega del tutto inaspettata. E’ quello che deve fare una buona svolta (o colpo di scena, chiamatelo come volete).

2. Altro esempio, una storia di formazione. Un giovane ha un obiettivo molto normale (trovare un lavoro pertinente coi suoi studi) ma non riesce a raggiungerlo. Le prova tutte ma sbatte sempre contro un muro. In compenso vede un sacco di idioti che riescono perché hanno l’appoggio giusto. Decide allora di allearsi con una persona potente e affascinante, forse non troppo pulita. Vuole usare quel rapporto come un autobus che lo porti alla meta e poi scendere. Questo cambia direzione alla storia: aumenta la posta in gioco e il rischio del personaggio (non è più “fare un lavoro di merda” ma “perdere l’anima”). Anche lo scontro di valori cambia, non è più “giovane col merito contro società dei previlegi”: adesso il conflitto merito-previlegio si è spostato dentro il protagonista. L’attenzione si ridesta immediatamente.

3. Una storia d’amore. Una donna ama un uomo ma non riesce a “prenderlo”. Lui sfugge perché è sposato, i due hanno una storia e lui dice di amarla alla follia ma non riesce a lasciare la moglie. Alla fine del primo atto la protagonista dice basta: “o lei o me”. Lui risponde “te”. La storia ha cambiato radicalmente direzione. Anzi in apparenza l’ha cambiata sin troppo perché sembra diventata un’altra storia (se la domanda iniziale era “lei prenderà l’uomo che ama?” appena lo prende la storia è finito). Ma non è così perché la svolta del primo atto deve ancora arrivare: lei scopre che dopo aver lasciato la moglie, lui è sfuggente come prima. Ora è colpa di impegni crescenti di lavoro, o della malattia di un genitore, ma la sostanza non cambia: l’amato continua a sfuggirle. Lei comincia a sospettare che il problema vero stia altrove: ma dove?

La svolta “o lei o me” non ha cambiato il tema della storia (lo prende o no?) però ha cambiato direzione e anche alzato la posta in gioco. Ora lei non sta più dentro una storia clandestina ma dentro una relazione d’amore: e continua a non funzionare. Eccetera eccetera.

(noto tra parentesi che la svolta in due fasi è sempre molto soddisfacente. Fase uno: sembra tutto risolto. Fase due: si scopre che il problema era un altro).

Perché svoltare?

Domanda delle cento pistole: perché vi sto dicendo che alla fine del primo atto è necessario creare una svolta che cambia direzione alla storia, alza la posta in gioco e rappresenta un punto di non ritorno? Tre risposte:

-la prima, che mi secca quasi dover dare, è un dato di fatto: l’attenzione umana tende a smorzarsi dopo mezz’ora. Se non date una netta sterzata alla storia, lo spettatore comincerà a distrarsi, a pensare ai fatti suoi, a guardare i vicini, a chiedersi se comprare o no i pop-corn nell’intervallo.

-la seconda, più filosofica e dunque più interessante, è che questa svolta avvicina il protagonista alla sua “area di pericolo”, che è la vera meta del viaggio. Pensate ai tre esempi: in tutti e tre il protagonista è toccato più da vicino dopo la svolta. Il detective che ha nel gruppo un mostro non è più uno che va solo a caccia del “male là fuori”: è uno che inizia a chiedersi “dove ho sbagliato?”, e dunque a cercare il “male qua dentro”. Il giovane che cerca il protettore potente si trasforma: da eroe che ha ragione al 100% a tizio che rischia di perdere l’anima. E la donna che scopre come lo sfuggente continui a fuggire anche dopo aver lasciato la moglie inizia a pensare “allora forse è colpa mia, non gli piaccio abbastanza, eccetera”. Ciascuno dei personaggi si sta avviando verso la sua area di pericolo. Senza sapere nulla di loro, avendoli inventati solo per farvi un esempio, ora già so che tipi sono, e dove sta a grandi linee la loro area di pericolo. Questa è la potenza delle svolte. Vi crea il personaggio. Non a chiacchiere ma con la forza dei fatti. In un dialogo tra sceneggiatore e personaggio suonerebbe così: “Se so la tua svolta, so il tuo problema”.

L’ho già detto ma lo ripeto: questi schemi seguono la vita reale. Noi vorremmo raggiungere le nostre mete senza mai doverci confrontare con i nostri punti deboli. Ma, nella vita, finché non facciamo i conti con questi punti deboli non raggiungeremo le nostre mete, oppure, se lo faremo, tenderemo a rovinare tutto con le nostre mani. La vita reale, come una buona storia, ci costringe a misurarci con noi stessi per raggiungere i nostri desideri (che nascono, non a caso, come ricorderete dalla nostra “area di pericolo” in cui stanno le nostre debolezze). Ecco come un “meschino ma necessario” espediente per risvegliare gli spettatori distratti dopo mezz’ora, diventa l’occasione per spingere il personaggio verso il cammino socratico del “conosci te stesso”.

-La terza risposta è che nelle “svolte senza ritorno” prende forma quello che ho chiamato “il disegno del male”. Non rifaccio tutta la cantilena, ma in ciascuno dei tre esempi la svolta dice tutto non solo sul protagonista ma anche sul suo nemico (inteso come le varie forze che ostacolano il suo cammino). Ne parleremo più vanti, per ora registrate il concetto: è importante.

Secondo atto

Il secondo atto è la palude dove spesso ci si pianta. E’ infatti il più lungo (nostro schema, in cui già è accorciato, va da pag 35 a 75) e non ha particolari agganci.

L’unica cosa certa è che anche il secondo atto chiude con una svolta senza ritorno. In un film ce ne sono solo due: una alla fine del primo atto, una alla fine del secondo. Ma già sono tante: come avete visto dagli esempi, non è facile inventarne una. Inventarne due, per di più collegate tra loro, nonché a quel che viene prima e quel che viene dopo, non è facile.

La svolta che conclude il secondo atto è quella decisiva che preparerà il protagonista alla risoluzione finale, cioè alla risposta definitiva alla domanda posta in partenza (“raggiungerà o no il suo obiettivo?”).

Cosa deve accadere nel lungo percorso del secondo atto (che ripeto, io ho già accorciato rispetto a tutti gli schemi trovati in giro)? In apparenza ben poco:  ciò che è necessario per passare dalla svolta del primo atto alla svolta del secondo. Tutto qua.

Domanda: abbiamo impiegato 35 pagine per passare dal nulla alla prima svolta, perchè ora ne servono 40 per arrivare alla seconda?

Risposta: perché la seconda svolta porta il protagonista di fronte al nocciolo del suo problema, quella che abbiamo chiamato la sua “area di pericolo”. E ogni essere umano fa tutto- ma proprio tutto- ciò che gli è possibile per evitare questo confronto. E’ dunque compito della storia, cioè del conflitto tra il protagonista e i suoi nemici, cioè del crescendo problema-reazione-problema-reazione, “mettere il personaggio in una situazione tale da costringerlo ad andare in fondo a se stesso”. Ecco perchè il secondo atto è così lungo. Perché questo noi umani non lo vogliamo fare. La trama serve -come l’esistenza- per costringere il personaggio a farlo. Nella fiction come nella realtà, sono i momenti più dolorosi ma anche di maggiore crescita.

E’ la metafora del drago nelle fiabe per bambini. Vi siete mai chiesti perché, in tante favole, quando il principe arriva al suo obiettivo, appare dal nulla un drago che lo presidia?  Non un cavaliere, non un esercito, non un cannone: no, l’ostacolo supremo è un drago, creatura stregata che appare dal nulla e non si sa da dove venga. Io ho sempre pensato che venga dal cavaliere: il drago è la metafora del nemico interno che ciascuno di noi deve sconfiggere per raggiungere la sua meta. Il drago è la paura del cavaliere che prende forma nella nebbia.

Se quindi il terzo atto è la lotta contro il drago, il secondo è il percorso che costringe l’eroe a decidersi ad affrontarlo.

Ecco quindi l’obiettivo della parte centrale: arrivare ad una seconda “sterzata”, collocata circa a tre quarti del racconto, che dia alla storia una nuova direzione. Non scelta a caso ma precisa: una strada che ormai punta con decisione verso l’area di pericolo del personaggio, così che nel giro di poche scene, e qualche altro ostacolo, sia pronto ad “andare in fondo a se stesso”. A battersi col suo drago.

Cominciamo quindi ad avere un’idea su come strutturare la palude della parte centrale, abbastanza vaga per non imbrigliarci ma abbastanza sostanziosa per non perderci.

La crescita e il male

Quello che affronta il personaggio nella parte centrale è dunque, tra le tante peripezie, un percorso di crescita. Come tutte le crescite interiori non sarà lineare, procederà a balzi alternati a lunghe stasi, e sarà condizionato dagli ostacoli che si trova di fronte.

Come costruirlo? In teoria ci sono due strade. Una è quella di tracciare il “percorso di crescita del personaggio” e poi di dedurre in modo logico gli ostacoli e i nemici da fargli trovare davanti per costringerlo a fare quel percorso. E’ forse in teoria il modo di procedere più razionale, ma personalmente lo trovo freddo. Io faccio a rovescio: inizio a gettare un grosso guaio tra i piedi del personaggio, e vedo come reagisce e come se la cava, dalle sue reazioni gli faccio nascere un guaio più grosso, e via a crescere: piano piano, quando mi gira dritta, scopro chi è, qual è la sua area di pericolo, e dove deve andare la storia. Ovviamente però procedendo così si fa un gran casino. E’ impossibile che esca un percorso coerente e strutturato. Esce un caos in cui individui a fatica una direzione.

E infatti gli schemi secondo me non servono per scrivere: servono per riscrivere. O comunque per mettere ordine fra mille idee e mille possibilità creative che sono già venute fuori, trovando un senso preciso al caos tipico delle fasi di brainstorming.

Anzi, se proprio volete sapere il mio metodo pratico, ogni mia storia parte così: da una cosa che chiamo brainstorming. A volte è un file, più spesso scrivo appunti a mano usando il retro dei fogli già stampati. In questa fase non mi pongo obiettivi di “ordine strutturale”, mi getto a ruota libera nella creazione. Ovviamente uso i criteri che ho scoperto essere funzionanti e di cui parlo nel corso. In primis, la premiata ditta “Ostacoli & Conflitti”. Quindi getto petardi tra i piedi del personaggio e vedo come se la cava, ma non mi curo che le varie idee siano già tutte in fila, nemmeno che siano coerenti fra loro. Spesso tengo idee chiaramente alternative, senza scegliere. Continuo a compilare fogli di appunti, spesso scritti di getto, e a moltiplicare le idee. Prima o poi arriva una luce, cioè vedo una possibile meta: un potenziale finale che mi piace.

A quel punto torno indietro e inizio a scremare le idee: quelle che non c’entrano le butto, quelle che si accordano con “la luce” intravista le rielaboro, e verifico quali sviluppi possono dare. Solo quando ho un certo numero di fogli (spesso decine, a volte oltre il centinaio) mi metto lì a lavorare di ingegneria.

Ecco, io credo molto nella “ingegneria del racconto” e la faccio tornare in varie fasi, ma quasi sempre per mettere ordine alla creatività, non per generarla.

In realtà succede anche il contrario, ma più avanti, alla seconda o terza stesura. Qualcosa non funziona allora torni alla teoria, fai una spietata analisi di “ingegneria strutturale” per capire quale è il problema. E poi lavori creativamente per risolverlo. Sempre che sia possibile. Una volta, su una sceneggiatura già finita, mi è capitato di convincermi che il problema era il desiderio iniziale del protagonista, che era stato mal scelto rispetto a certi sviluppi che volevo dare alla storia. Ho buttato via tutto. Se sbagli le fondamenta non c’è nulla da fare.

Mi capita anche spesso di strutturare un racconto e mettere ordine tra le idee creative basandomi su un certo finale che ho in mente. ma poi, mettendo ordine, saltano fuori nuove cose, nuovi risvolti del personaggio, nuove minacce, e alla fine elaboro un nuovo finale più bello. A quel punto bisogna tornare di nuovo indietro perchè il racconto diventi un albero che, come un frutto maturo, lasci cadere il nuovo finale che ho pensato, non quello vecchio.  Insomma è tutto un avanti e indietro. Per dire, non sono mai riuscito a consegnare le prime 30 o prime 50 pagine di una sceneggiatura. Ad un certo punto le ho, è ovvio, ma che ne so se alla fine saranno ancora quelle? Avere una concezione della storia come organismo unico significa lavorare contemporaneamente su tutte le parti del testo. Finché non è perfetto, in teoria. Finché non ne puoi davvero più, nella realtà sincera dei fatti.

Tutta questa “confessione” (che non so quanto interessi) serve solo per dare il giusto peso a schemi, concetti e metodi. Per me sono essenziali ma servono solo come vaga bussola per orientarti nel caos che stai creando, non devono diventare un Tom Tom a cui affidarsi per trovare la strada in tutta tranquillità. Quella è un’illusione. Il caos creativo, come il panico di non farcela o l’insicurezza di non essere capaci, sono ingredienti base dello scrivere. Non voglio che questi schemi e concetti spingano qualcuno a credere di poterli evitare.

Coraggio. Con altre due lezioni (una in arrivo prestissimo) finiremo la parte “come si costruisce una storia”. Per il seguito lancio un sondaggio. Cosa preferite dopo? Vi do varie opzioni più una libera, in cui potete chiedere quello che volete

1.   Entrare nello specifico della sceneggiatura. E’ il mio settore, lo dovrei conoscere meglio. I primi temi sarebbero cose tipo: scrivere una scena, i segreti dei dialoghi, scrivere un soggetto avvincente, eccetera

  1. Avventurarci nella narrativa, settore che come avete visto amo molto ma in cui ho scarsa competenza “certificata”
  2. Fare un altro po’ di zen e arte della scrittura (tipo lezione 3)
  3. Piantarla con le ciance e scrivere tutto quello che so su come si fa a “vendere” copioni e romanzi inediti (vi avverto che non ne so molto)
  4. Approfondire concetti già espressi in questa prima parte, come ad esempio……..
  5. …………………………………….

Esprimete il vostro voto nei commenti a questa lezione. Seguirò l’opzione vincente. L’esercizio stavolta non ve lo do, arriverà alla fine della 6. Però potete ragionare sulla vostra storia sulla base di ciò che avete letto. L’esercizio sarà su quello, lo sapete già.

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  1. Gino Roma
    23 ottobre 2014 a 13:13 | #1

    Amico Bonifacci,
    ti ringrazio molto per questo corso, che ho scoperto solo a inizio 2014: mi è stato molto utile, soprattutto per l’analisi delle strutture delle trame.
    Dopo tanti anni, credo che non comparirà più la sesta lezione; e mi spiace, perché mi sarebbe piaciuto molto leggere anche qualcosa di più “tecnico” relativo agli stili di scrittura. Qualcosa, per capirci, da “manuale anglosassone di scrittura creativa”.
    Mi piacerebbe ancora, però, leggere il blog, in quanto credo che anche lì ci siano testi interessanti. Quando clicca sul pulsante del blog, però, vengo mandato a una pagina vuota; stessa cosa se cerco di accedere al blog tramite google. Come mai?
    Best regards,
    gr

  2. Merenwen
    1 settembre 2014 a 2:38 | #2

    Anche io preferirei saperne di più sulla sceneggiatura!
    Grazie per le tue lezioni e anche per quest’ultima che pensi su Dostoevskij!

  3. Monica Montanari
    19 luglio 2014 a 15:26 | #3

    Noi abbiamo messo a punto una struttura pentartita che funziona a frattale. Anticipazione, scadenza, prolusione, ripieno imprevisto. È riconducibile alla tua struttura in tre atti. Nel senso che nel primo atto abbiamo anticipazine scadeza e prolusione, nel secondo il ripieno, nel terzo l’imprevisto. Ciò che mi preme sottolineare è che questa struttura lavora a livello di intero racconto ma anche a livello di capitolo e a livello di paragrafo, perfino.
    L’incipit in questo quadro è un caso a sé, secondo noi deve realizzare una vera promessa al lettore. La promessa dovrebbe svilupparsi in una pagina o meno ed è composta da un’anticipazione sul contenuto d’evasione del romanzo e da un’anticipazione sul contenuto emotivo. Il contenuto d’evasione è un assaggio molto concreto di temi del romanzo ed è dato dal target di pubblico. “es ti prometto che parlerò di cose macabre” E allora l’incipit comincerà con il protagnosta che è stanco e per riposarsi sceglie ignaro come giaciglio una cassa da morto”. Altra componente della promessa è l’anticapzione del contenuto emotivo. Essa a differenza del contenuto d’evasione va esposta in termini metaforici per non risultare scatenante per il lettore. Se parliamo del tuo impiegato che si sente sfigato, possiamo mostrare che si sveglia nella bara e potrebbe riflettere una cosa tipo: ecco lui si sentiva così un morto vivente, seppellito in ufficio da una montagna di carte. Prima o poi sarebbe arrivato qualcuno con un paletto di legno. Magari non glielo avrebbero infilato nel petto. Il pensiero lo fece scattare a sedere. si guardò intorno era circondato dal raso rosso del feretro.

    tutto questo, riallacciandosi alle lezioni precedenti, nel nostro caso è artigianato per scrivere roba di genere non per affrontare le croste che integrano la capacità dell’artista di essere cassa di risonanza rispetto alle tensioni ctonie della società in cui vive.

    (bloody roses secre society)

  4. Elisa77
    2 luglio 2014 a 21:41 | #4

    Mi unisco al coro di complimenti e voto per “fare un altro po’ di zen e arte della scrittura”: magari la lezione 6 arriverà prima del previsto…;)
    A proposito e l'”adunata” a Bologna o Milano?

  5. Rosa Messina
    11 aprile 2014 a 16:31 | #5

    Tutto molto interessante, voglio approfondire la narrativa o il racconto breve, perché credo che sia molto più complicato che scrivere un romanzo (non che sia facile scrivere un romanzo) ho trovato ben poco sul web, quindi gradirei più approfondimenti

  6. Antonio Ruggiero
    1 marzo 2014 a 14:38 | #6

    Caro Fabio,
    ma poi, la lezione numero 6? è in arrivo a breve? :-)

  7. emanuele777
    26 febbraio 2014 a 2:06 | #7

    Semplicemente eccellente questo corso, e questa lezione numero 5 la trovo la più illuminante di tutte quante, oltre che la più spietatamente sincera!

  8. Dario Barachetti
    20 febbraio 2014 a 19:05 | #8

    Grazie Fabio per questo corso fantastico. :) ho appreso molto e non solo riguardo la scrittura. Preferirei entrare nello specifico della sceneggiatura, perché non saprei da dove iniziare per scriverne una.

    PS. Anche se la storia di una storia è una vera manna dal cielo. :)

  9. ilariafavali
    30 gennaio 2014 a 18:34 | #9

    Approdo solo adesso al corso che trovo…illuminante! In queste lezioni ci hai dato delle dritte su come si scrive una storia, mi piacerebbe approfondire come si costruisce una scena e come si scrivono i dialoghi.

  10. Pilon89ias
    30 gennaio 2014 a 11:24 | #10

    Personalmente preferirei che tu entrassi nello specifico della sceneggiatura (è il motivo per cui ho seguito questo corso). Ma un po’ di trucchetti per vendere i propri soggetti non guasterebbero. Tipo a chi rivolgersi. Ad esempio sto facendo grande fatica solo per avere la possibilità di fare un po’ di gavetta anche non retribuita. Laboratori creativi e quant’altro sembrano dedicati solo ai certificati ed io, che a suo tempo ho fatto una scelta più pratica scegliendo l’ingegneria, nonostante abbia studiato MOLTO da autodidatta (alla fine basta sapersi arrangiare nella ricerca del materiale) non riesco a trovare appigli. Allora mi sono buttato sul mezzo del web, ma questo significa altro studio: regia, fotografia, montaggio,… Ho paura di diventare un factotum disoccupato.

  11. Sephiro
    29 gennaio 2014 a 12:33 | #11

    Ciao Fabio mi chiamo Mattia e voglio farti i complimenti per questo corso che trovo molto utile e abbastanza bene organizzato fino a questo punto…
    ti scrivo per esprimere la mia preferenza sul proseguio delle lezioni riguardo al punto 1. delle tue proposte :Entrare nello specifico della sceneggiatura, scrivere una scena, i segreti dei dialoghi, scrivere un soggetto avvincente, eccetera… Grazie!

  12. GiuseppeD Elia
    5 gennaio 2014 a 21:25 | #12

    Vorrei che si entrasse più nello specifico della tecnica di sceneggiatura, che si parlasse anche di come presentare una sceneggiatura tramite il software Final Draft. In altre parole mi piacerebbe conoscere qual’è il modo migliore di presentare la propria sceneggiatura ad un produttore.
    Grazie, sei un Grande Fabio Bonifacci.

  13. hesham
    7 dicembre 2013 a 1:34 | #13

    Ho capito ben poco di questa lezione 5, forse bisogna leggerla più volte. scrittura creativa, un lavoraccio, altro che creativo.

  14. Antonio Ruggiero
    27 ottobre 2013 a 11:23 | #14

    Per il tuo sondaggio invece, preferirei approfondire la “narrativa”, anche se dici (con grande modestia) che è un settore in cui hai scarsa competenza “certificata”. Grazie ancora

  15. Antonio Ruggiero
    27 ottobre 2013 a 11:10 | #15

    Ciao Fabio, e grazie per tutto questo materiale prezioso che ci regali. Vedo che l’ultima lezione è la n°5. La 6a deve ancora essere scritta?
    grazie ancora.

  16. rachele87
    2 ottobre 2013 a 12:33 | #16

    sapete se esiste una lezione 6??? grazie mille

  17. incostante
    25 luglio 2013 a 14:24 | #17

    Ciao Fabio, ciao a tutti
    leggo sul fatto quotidiano di oggi 25 luglio 2013:
    FAUSTO Brizzi ha iniziato a dirigere nei giorni scorsi “Indovina chi viene a Natale?” commedia corale scritta con Fabio Bonifacci e Marco Martani. Al centro del film una famiglia allargata nella quale una coppia
    (Abatantuono e Finocchiaro)attende per le feste l’arrivo della figlia (Cristiana Capotondi) e del misterioso fidanzato (Raoul Bova); quello di un uomo (Bisio) che per la prima volta conosce i figli della nuova compagna (Claudia Gerini); quello di una vedova inconsolabile (Rosalia Porcaro) e di un fratellastro irrisolto (Carlo Buccirosso):ognuno porterà un suo problema in casa.
    Scusa se pigio il dito sulla piaga ma visto che hai (quasi) finito questo lavoro durante queste vacanze ci dai un anticipo sulla sesta lezione? :-)
    Un affezionato e irriducibile tuo “fans” anzi “seguace” o forse meglio “allievo”.
    Peppino

  18. Topgun
    2 luglio 2013 a 11:49 | #18

    Ciao! complimenti per il corso e grazie perché mi hai ridato la speranza per ricominciare a scrivere. Volevo chiederti un paio di cose:

    1)leggere molto, secondo te, non rischia di influenzare il tuo stile e quindi perdere di originalità?

    2)per uno scrittore emergente, è meglio dedicarsi ed insistere su un genere (giallo, fantasy, ecc..) oppure mettersi in gioco spaziando da un genere all’altro?

    Grazie mille!

    FABIO: Leggere fa bene e rende originali. Se hai letto molto, è più difficili che rifai cose già fatte. E se hai molte influenze, è più difficile che si riconoscano. Se uno ha letto poco, è più facile che dalla sua scrittura si capisca chi ha letto.
    Sul “cosa scrivere”: per uno scrittore esordiente, come per uno affermato, c’è un solo genere che io raccomando: scrivi di qualcosa che ti appassiona.

  19. LLaura
    27 giugno 2013 a 10:57 | #19

    Qui mi sorge un dubbio che mi sono empre portata dietro, un dubbio probabilmente molto banale ma è sempre meglio farle le domande!
    Quando parli di “pagina” intendi la pagina intera, formato A4, o la pagina in formato libro, quindi la metà?
    Cioè, ad esempio la prima svolta in un libro dovrebbe avvenire a pagina 15 (dai tuoi dati PURAMENTE orientativi), oppure a pagina 30?

    Scusate la domanda stupida, grazie in anticipo :)

    FABIO: Oddio mio, io indicavo la svolta a pagina 30 come esempio superficiale di certa manualista americana, non certo come indicazione da seguire. E comunque si parla di pagine di sceneggiatura (ce n’è un esempio nella sezione “Storia di una storia”). Per i libri è tutto diverso, e queste regole così meccaniche non valgono.

  20. Andrea Rubbini
    11 giugno 2013 a 14:54 | #20

    Per anni ho letto libri di scrittura ma continuavo a essere confuso sul cosa fosse una storia. Lo capivo solo guardando il problema con la coda dell’occhio. Le false partenze ormai non le conto più.

    Così mi sono rimesso in cerca di un insegnante e ho trovato questo corso, che ha fatto tutta la differenza del mondo. Mi sono sentito come Archimede nella vasca :)

    O io ho avuto un’illuminazione totale e definitiva (ne dubito) o lei è un insegnante eccezionale. Comunque sia, posso solo diffondere il corso e spiegare ad altri quello che ho imparato con l’eccitazione del neoconvertito. O meglio ancora metterlo a frutto per il prossimo romanzo. Sia mai la volta buona :)

    Grazie e buon lavoro.

    ps

    Aspetto con fiducia le prossime lezioni

  21. ricciardi
    6 giugno 2013 a 18:14 | #21

    Bel corso anche per chi ha già passato la sessantina. Grazie

    FABIO: che bello trovare affiancati i complimenti al corso fatti da un sedicenne e da un sessantenne. Del resto ho sempre pensato che l’età -nella scrittura- conta relativamente poco.

  22. tiffanyden
    24 maggio 2013 a 18:01 | #22

    Ciao, sono nuova. Queste lezioni sono molto belle, ma soprattutto utili!
    Sapete dirmi se è ancora attivo questo corso?

    FABIO: In un commento chiedi se il corso è ancora attivo. La risposta è duplice e contraddittoria.
    1. Sì, perchè voglio scrivere almeno altre 10 lezioni
    2. Da oltre un anno non pubblico nulla causa (piacevole) tunnel di super-lavoro.
    Diciamo che c’è un momento di stand-by, ma ripartirò presto. Quando lo farò avvertirò tutti gli iscritti con una mail

    Fabio bonifacci

  23. matteo17
    12 maggio 2013 a 22:33 | #23

    Fabio vorrei farti una domanda e spero tu mi possa rispondere. Volevo un tuo consiglio: diciamo che io abbia un’idea, una sceneggiatura, un soggetto per un film/telefilm a chi sarebbe utile mandare le proprie idee? A quale casa?

  24. Jo
    10 maggio 2013 a 17:37 | #24

    Completamente rapita da questo corso. Io vorrei il punto 1 con una leggera infarinatura del punto 3.
    Grazie

  25. MattJaM
    26 aprile 2013 a 0:55 | #25

    Salve! Trovo questo corso imme.samente utile, come d’altronde almeno la maggior parte, se non tutte, le persone che lo hanno visitato! Adoro questa splendida iniziativa, dato che anche io ho il sogno di diventare sceneggiatore e regista! Io srei particolarmente interessato alle tecniche per scrivere una sceneggiatura! Spero che la lezione arrivi presto e in bocca al lupo con il lavoro! Ho visto i film che hai sceneggiato e non ho potuto che restare a bocca aperta! Complimentissimi!

  26. Lev
    17 aprile 2013 a 0:36 | #26

    Sarebbe stupendo poter approfondire le tecniche di narrativa!

  27. Daniela_
    10 aprile 2013 a 19:48 | #27

    Io vengo a scoprire con un lievissimo ritardo di tre anni l’esistenza di questo gioiellino di posto virtuale. Grazie Fabio per le tue lezioni utilissime; mi è servita molto quella “zen” e per la sesta proporrei il percorso narrativa, ma mi va bene tutto purché possa avere di nuovo il piacere di leggerti. Grazie e baci dal profondo sud (salento) ;)

  28. lillorizzo
    5 aprile 2013 a 22:41 | #28

    Ma la lezione 6 che fine ha fatto?

  29. nadiarita
    20 febbraio 2013 a 0:17 | #29

    Dopo aver letto la prima lezione ho iniziato gli esercizi che proponi ed ho divorato le quattro lezioni successive: per la prima volta ho trovato in rete quello che cercavo da anni. Leggendo le tue pagine ho trovato il coraggio di mettermi seriamente a scrivere, e già questo pensiero mi rende felice. grazie!
    Forse arrivo un po’ in ritardo, ma a me piacerebbe approfondire le tecniche del dialogo e della descrizione.

  30. artelamiavita
    7 febbraio 2013 a 20:05 | #30

    ragazzi ma la lezione 6 dove si trova? Non riesco a trovarla che siano solo 5 le lezioni?

  31. Lizzie
    4 febbraio 2013 a 17:24 | #31

    Oh, se potessimo entrare un po’ più in particolare sulla narrativa sarebbe meraviglioso!

  32. Bianco Beppe
    27 gennaio 2013 a 20:12 | #32

    Non sapevo dove sbattere senza una lira in tasca per avere consigli sullo scrivere.

    Grazie!!!

  33. cricri
    18 gennaio 2013 a 18:54 | #33

    Io voto l’opzione ‘Entrare nello specifico della sceneggiatura’…
    sarebbe bellissimo continuare ad esplorare insieme questo mare immenso. Aspettiamo ancora una volta che la tua barca si delinei all’orizzonte e che la vela numero ‘6’ ci venga incontro.
    Soprattutto grazie per questo viaggio che stai condividendo con noi.

  34. nadiana
    9 ottobre 2012 a 11:22 | #34

    Buongiorno Fabio, ho un consiglio da chiederti. Sto scrivendo la seconda parte del mio manoscritto(il primo lo sta “analizzando” uno scrittore-poeta ed editore della mia zona), incrociamo le dita!. Comunque il mio problema e’ che non riesco a far succedere niente di male ai miei personaggi. Da quando sto descrivendo la catastrofe, ho un blocco che non riesco a sciogliere. E’ ovvio che non posso lasciare tutti illesi e poi, ci vuole un colpo di scena, anche perché questo, metterebbe in moto altri personaggi. E’ forse per questo che solitamente ci sono piu’ sceneggiatori nei film? Spero che tu mi risponda al piu’ presto, così forse, potrò proseguire.. A presto

    FABIO: Non so purtroppo cosa dirti. Io parlo per esperienze personali e un blocco come il tuo (“non riesco a far succedere niente di male ai miei personaggi”) non mi è mai capitato. Certo che è un problema, in una storia devono succedere delle cose, SOPRATTUTTO bisogna mettere nei guai i personaggi perchè solo così, vedendo come reagiscono, scopriamo chi sono davvero…Mah, non so che dire: prova a fargli succedere “piccoli mali”. A volte fanno i danni peggiori, grazie all’effetto slavina…

  35. 6 ottobre 2012 a 14:51 | #35

    I miei più sentiti complimenti per questo corso online gratuito, ci voleva proprio.

    Solo due curiosità: una voltà finito tutto, come e a chi si presenta il pacco regalo? Come tutelare la propria realizzazione?

    Grazie ancora.

    FABIO: E’ un corso di scrittura (cosa già difficile) non un corso su come poi “vendere” i propri lavori. Comunque ora ci faccio un post sul blog collegato al corso, visto che me lo chiedete in tanti.

  36. maxsimo
    2 settembre 2012 a 11:18 | #36

    E’ un corso stupendo.
    Grazie.
    Grazie ancora.
    Aspetto le prossime lezioni, con pazienza … :-)

  37. Namy.
    31 agosto 2012 a 20:18 | #37

    Lo immaginavo che, avendo un lavoro impegnativo e una famiglia, fossi stato costretto a interrompere il corso. Però ecco, avevo il terrore che avessi interrotto per sempre! Si, terrore è la parola giusta, perchè il tuo corso mi sta aiutando tantissimo ed è davvero un gesto bellissimo condividere tutta la tua esperienza con noi giovani sognatori.
    Ti ringrazio e ti auguro una buona serata.

  38. Namy.
    29 agosto 2012 a 16:07 | #38

    Salve Fabio! A quando le nuove lezioni? Vedo che quest’ultima è datata 2010 e la cosa mi preoccupa un pò…

    FABIO: Da quando ho iniziato a fare questo corso gratuito sono stato sommerso di lavoro (è la prova che, per motivi misteriosi, regalare paga!) così mi sono interrotto.
    Ma intendo riprendere al più presto, ho programmi assai bellicosi. Non ve li dico così se poi faccio meno, non potrete darmi del bidonaro ! :)

  39. Inaaza
    23 agosto 2012 a 13:01 | #39

    Grazie ancora per questo bel corso di scrittura creativa.
    Per quanto riguarda il “sondaggio” personalmente sarei curiosa di avere qualche nozione in più riguardo la sceneggiatura, ma il mio interesse verte più sulla narrativa.
    Ma tra quanto arriverà la sesta lezione? Se è possibile, gradirei un indizio.

  40. Joao
    27 luglio 2012 a 16:20 | #40

    Attendo impazientemente la lezione numero sei; devo dire che il corso è più che esauriente.

  41. ViolaD
    23 giugno 2012 a 19:10 | #41

    Ciao Fabio!Fin ora ho fatto come volevo, come pensavo, come mi suggerivi!Ho scritto racconti prima e ho problemi con la forza da dare a diversi momenti del romanzo.Cioè, non riesco a superare le 10 pagine senza un culmine emotivo.Adesso mi stacco un po’ da tutto, da i tuoi consigli e da i miei appunti; penso di dover stare un po’ da sola per elaborare meglio e non farmi influenzare ne dalla struttura che voglio dare grazie a te, e neanche dalla scaletta emotiva che mi piace assai!A dopo, con la speranza di non diventare pasto alla pigrizia!Grazie Fabio!

  42. incostante
    19 giugno 2012 a 16:18 | #42

    Mi sto convincendo che due sono i lavori usuranti nella vita: minatore e sceneggiatore. Ma come fai quando arrivi a un punto della storia in cui, studio, letture, pensamenti e ragionamenti, richieste di aiuto a chiccessia e nei casi estremi preghiere alle divinità e ricorso alle anfetamine non bastano e non servono? L’azione proprio non viene fuori, l’eroina non sa che fare e lo sceneggiatore non sa dove sbattere la testa… Tu dici: prova con 7 alternative ma qui non ne esce fuori manco una…

    FABIO: Nella mia vita ho passato tanto tempo nelle condizioni di stallo che descrivi, so che è bruttissimo, ti consumi dentro, ti senti inutile, pensi di aver sbagliato tutto. Ma dentro di noi ci sono le risorse per uscirne, basta trovarle. Io ho trovato un modo che, purtroppo, non è per tutti. Si chiama “contratto con scadenza”. E’ un foglio su cui c’è scritto che devi consegnare entro il giorno X altrimenti paghi una penale, ti tolgono il compenso, ti frustano, eccetera. E’ una medicina miracolosa. Quando la scadenza si avvicina, come per miracolo, le soluzioni arrivano, l’insopportabile stallo che ti corrode finisce. Per questo ho iniziato a moltiplicare i contratti: ormai fra trattamenti, sceneggiature, soggetti, revisioni, ho una scadenza alla settimana. E’ una beatitudine, la fase di stallo dura al massimo un giorno e mezzo, poi sono costretto a darmi una mossa. Qualcuno magari pensa che io prenda tanti lavori perchè sono avido o ambizioso. Non lo sono affatto, a me piace solo scrivere: e firmo tanti contratti solo per evitare quella roba lì, i giorni orribili in cui la scrittura si contorce, ti trovi smarrito nella palude, non esce niente e tu non sei niente…Le Sante Scadenza mi salvano. Ti auguro di poterne avere presto tante :)
    PS: leggendo la biografia di grandi scrittori del passato ho avuto l’impressione di non essere l’unico a fare così…Ad esempio, penso sia sbagliato dire che Dostoevskij scriveva libri in gran fretta per rispettare le scadenze e avere i soldi con cui pagare i debiti di gioco. Sono intimamente, assolutamente certo che Dostoevskij facesse debiti di gioco perchè così poi era costretto a rispettare le scadenze, che salvavano anche lui -come tanti di noi- dai suoi gorghi interiori.

  43. Evy_91
    10 giugno 2012 a 10:31 | #43

    Adoro il tuo corso! Lo trovo interessante e molto utile, specialmente a chi è appassionato di questo campo! :) Ho appreso diverse cose che prima ignoravo del tutto!E di questo ti ringrazio! :) Aspetto con ansia la 6 lezione. Ciao e ancora grazie! :)

  44. rosalbascavia1
    17 maggio 2012 a 16:33 | #44

    Caro Fabio, come al solito interessante, utile e incoraggiante. Mi piacerebbe che tu entrassi nello specifico della sceneggiatura. Comunque qualsiasi argomento tu sceglierai, sarà un regalo che mi aiuterà a migliorare la scrittura. Grazie. Rosalba Scavia

  45. Carlo Fenu
    8 maggio 2012 a 14:06 | #45

    Ciao Fabio. Grazie per il corso, lo seguo e lo consiglio a chiunque abbia voglia di scrivere. Per quanto mi riguarda mi piacerebbe molto che tu entrassi nello specifico per quanto riguarda la sceneggiatura, avendo già scritto delle sceneggiature per dei cortometraggi ma sempre tratte da racconti altrui, ora sto provando a scriverne una originale. Spero che arrivi al più presto la lezione 6, perché arriverà vero?
    Grazie ancora
    Un Abbraccio
    Carlo

  46. il cugino deandrade
    16 aprile 2012 a 18:50 | #46

    per la lezione numero sei facciamo così, io metto su il caffè, te, Signor Fabio, quando è pronto ti chiamo, passi citofoni fai come ti pare; lo zucchero non lo prendo ma ti lascio questa libertà, ho comunque delle zollette che non si sa mai, poi siam lì e facciamo due chiacchiere.
    e io sarei pure apposto così.
    quindi la cosa è fatta, il caffè qua ce l’hai sempre pagato. ora lo sai, io lo so. ce lo siamo detti.
    ciao fà.

    delamarne-ect-ect.jimbo.com

  47. Aniello Troiano
    12 aprile 2012 a 15:24 | #47

    Gentile Fabio,
    da un po’ di tempo seguo le tue lezioni, qui sul sito, e devo dire che le ho trovate molto stimolanti. Vorrei ringraziarti due volte: una volta perchè mi (ci) hai fatto capire delle cose fondamentali, che possono sembrare semplici ma che a me e a altri erano in parte sfuggite; una seconda volta perchè lo hai fatto GRATIS, in un’epoca triste in cui chiunque lavora in una casa editrice scrive manuali tutto fumo niente arrosto per gli aspiranti scrittori, col solo scopo di guadagnare.
    Ti saluto,
    Aniello.

  48. incasinator
    30 marzo 2012 a 23:14 | #48

    Ciao Fabio, grazie millissime (licenza poetica) per questo corso.
    Personalmente, a costo di sembrare venale, qualche nozione su come “vendere” non mi dispiacerebbe!
    In ogni caso, a prescindere dall’argomento che avrà più sostenitori, penso che risulterà comunque interessante e utile.
    Grazie di nuovo e buona continuazione (perché continuerai, vero?)
    Peter

  49. oberdan
    6 marzo 2012 a 16:34 | #49

    ciao e grazie per queste prime cinque lezioni…attendo con ansia le prossime su come si costuisce una storia, per ora! un saluto, ob.

  50. Giampaolo Furia
    14 febbraio 2012 a 0:59 | #50

    E’straordinariamente interessante poter entrare nel Tuo studio creativo personale per vedere gli alambicchi alchemici del tuo metodo nella composizione sia creativa che di metodo :altro che descrizione e sfogo poco interessanti!! Voto senz’altro “Entrare nello specifico della sceneggiatura (che poi è la vera area di pericolo di noi che Ti seguiamo)
    Ma a quando la Lezione numero 6 ? (Non è che ti sei “stufato”?!:vero?)
    Grazie per l’emozione della Ruota Panoramica sul mestiere che sono le Lezioni del Tuo Corso …Aspettiamo a braccia aperte le prossime!..

    FABIO RISPONDE: No, non mi sono affatto stufato, per niente. E’ solo che ho veramente tanto lavoro. Anzi, mi scuso per il ritardo, ci tengo a questo corso, ti assicuro che prima o poi recupero alla grande.

  51. Sarah Dickens
    21 gennaio 2012 a 14:55 | #51

    Ciao Fabio,
    torno dopo un po’ di silenzio e….voto per proseguire nell’ apprendere come imparare a gestire la storia di un personaggio e poi..si vedrà ed ognun troverà la sua strada!!! grazie per i suggerimenti preziosi del corso..intanto qualche piccola soddisfazione con racconti di narrativa è arrivata…e…sono tra coloro che “non sanno perchè scrivono”, ma farlo mi rende felice, mi “dà qualcosa”, al di là di risultati o altro!
    Buona scrittura e corso a tutti. Sarah Dickens

  52. rosalbascavia1
    30 dicembre 2011 a 23:53 | #52

    approfondire tutto quello che riguarda la sceneggiatura, costruzione e descrizione delle scene, dialoghi ecc. Grazie. Il tuo corso mi è molto utile. rosalba

  53. scartabella
    7 novembre 2011 a 18:14 | #53

    Grazie di tutto, Fabio. Io voto sceneggiatura perché ho urgente bisogno di capirne qualcosa visto e considerato che dovrei sceneggiare un mio racconto per un fumetto.

  54. Maryanne
    21 ottobre 2011 a 3:29 | #54

    Grazie fabio…spiegazione pragmatica del processo di condensazione del pensiero in materia animata=alchimia….son senza parole…scrivero’ un casino….
    p.s. il passo successivo della condensazione della materia e’ l’opera pubblicata…come si fa?!
    grasssie…. a presto!

  55. fdeste
    2 ottobre 2011 a 7:49 | #55

    ciao Fabio
    ti espongo in 2 parole dove mi trovo e perchè il tuo corso mi sta aiutando a fare, finalmente, il vino buono. Cioè, bevibile. Ma almeno potrò metterci l’etichetta, prima o poi.
    Dunque io sono, purtroppo, un ingegnere. Allora, in un corso di scrittura creativa mi hanno detto: il romanzo va progettato. Sangre y muerte! Anche se faccio il venditore perchè mi annoiavo a fare l’ingegnere il patentino per quelle cose chiamate progetti me lo sono preso. Puoi immaginarti i fogli excel, i database che ho compilato. Il fatto è che quella prof del corso era brava, ma non l’ha mai scritto un romanzo, una sceneggiatura. Solo un manuale. Ok, i concetti c’erano, ma sembrava la parafrasi di Dante, eravamo pure dietro ai banchi di una scuola. Invece… tu mi stai aiutando a tirare fuori (e voglio usare un tuo “concetto”) la mia parte zen. Mi sono trovato il libro di Dorothea Brande spulciando tra gli scaffali in libreria.Ho trovato pure quello di Carver. E mi sto leggendo e rileggendo le tue dispense, che ho rilegato a caldo per portarmele pure in aeroporto. Finalmente ho qualcosa da fare di stimolante anzichè far finta di “sistemare le fottute mail”.

    Io ti ringrazio perchè mi trasmetti passione. Sai cosa mi piacerebbe sapere di più? Come lavori. Cioè d’accordo, la prof mi ha tirato fuori l’ethos, l’epos e compagnia briscola. In un manualetto di Gianni Rodari ho assorbito il concetto del fiume (storia = un po’ del sommerso che viene fuori), poi c’erano le funzioni di Propp che mi son pure piaciute, voglio dire, le ho lette con piacere ma mi sembrava di tornare dietro ai banchi, questa volta dell’università, a parlare di funzioni, quelle con tutte le x e le y.

    Poi ho scoperto finalmente che dei trattati non me ne può fregare di meno. Se artigiano voglio diventare, di più sarebbe un po’ troppo da chiedere, da te ho trovato quello che cercavo: una bottega dove fare il garzone. Ed è un pezzo che ogni mattina mi spremo i sogli dalla testa, e mi sento più ricco.

  56. Giampaolo Furia
    7 agosto 2011 a 0:34 | #56

    Ciao Fabio! ..Torno a studiare molto attentamente la lezione 5 del nostro corso di sceneggiatura :e ti vorrei porre una domanda ..Così come specifichi sei proprio sicuro che lo spazio disponibile per una sceneggiatura seppur cinematografica si possa indicare in sole 100 pagine.
    In effetti la questione della ricerca ed individuazione di un ” NUMERO AUREO” per il fatidico ed importantissimo RAPPORTO TRA UNA PAG. di script e i relativi secondi domina tutti i rapporti della stessa espressione della composizione delle scene,sequenze, ecc. e finisce per “coercizzare” continuamente Il o La povera sceneggiatrice ..e la sua stessa creatività e livello di definizione dei particolari descrittivi ..
    Io penso che ci si dovrebbe rifare alle sceneggiature di montaggio finale dei films effettivamente girati(come ad esempio i Tuoi molto belli!) per poter avere -insieme ad altre scenegg. di montaggio un ” NUMERO AUREO DEL RAPPORTO SCENA-MINUTAGGIO “.. Che cosa ne pensi dalla tua esperienza diretta e completa anche in fase di montaggio finale e cronometro della moviola?! Io direi (dalla mia piccola esperienza personale)che statisticamente una pag. di script dovrebbe corrispondere a circa 40 secondi e comunque ci si può regolare con i secondi necessari alla lettura dei dialoghi e battute di ogni singola pagina di sceneggiatura
    CHE NE PENSI : FABIO?

    Un caro saluto da Gianpaolo:e buon Ferragosto a Tutti i miei Colleghi di Corso!

  57. creso de vialdi
    14 febbraio 2011 a 15:17 | #57

    STRUTTURA E LUNGHEZZA
    Ciao Fabio, sono arrivato al termine della quinta lezione ed è ora di tirare le somme.
    Ok, ho una storia con un personaggio, un desiderio, una serie di ostacoli, ho anche un colpo di scena , il climax e il finale.
    Ho anche iniziato una sorte di trattanmento, o stesura visto che è pensato per la narrativa.
    Non riesco però ad applicare lo schema drammaturgico al mio racconto.
    Si perchè di racconto si tratta, non di romanzo o di sceneggiatura.
    Hai qualche indicazione? almeno sulla lunghezza, poi per gli atti credo che basti fare la proporzione dello schema che hai descritto.
    Grazie per l’aiuto che puoi darmi.
    PS: quando arriva la lezione 6?
    PS del PS: per le prossime lezioni io proporrei l’analisi di argomenti specifici che in parte hai già trattato ma non approfondito, come i dialoghi, la struttura di una singola scena, etc.

  58. Cinzia Stramaglia
    8 febbraio 2011 a 1:02 | #58

    Riemersa, dopo mesi di estenuanti lotte, dal mare di carte create dalla quarta lezione, mi tuffo nella quinta trepidante e incuriosita.
    Mi farò viva all’alba della sesta.
    Ciao.

  59. valerianitto
    26 gennaio 2011 a 15:56 | #59

    non mi interessa sapere come vendere inediti… non è per questo che scrivo.

    Qualsiasi altra tematica andrà bene. Sono di larghe vedute, quindi può interessarmi anche la sceneggiatura :-)

  60. Arthur
    11 gennaio 2011 a 1:58 | #60

    Se c’e’ una ragione per cui scrivo, oltre a tutte quelle per cui non si dovrebbe farlo come insegna Craven, e’ per vedere la mia storia al Cinema, vedere i miei personaggi vivere nel mondo come fossero dei figli andati via di casa. Quando ho depositato la mia prima sceneggiatura alla SIAE all’EUR, tornando a casa ho detto a mia moglie, con le lacrime agli occhi “stanotte Giulia (cosi’ si chiama la mia eroina) dorme fuori”.
    Per questo ti chiedo di darci qualche suggerimento su come riuscire a far leggere a qualcuno le nostre cose.
    Grazie ancora per questa cosa che fai. E’ la dimostrazione che fare cio’ che ci piace e’ il privilegio piu’ grande del mondo.

  61. alphait
    7 gennaio 2011 a 15:50 | #61

    Ciao Fabio ,
    sono un utente iscritto da poco e volevo innanzitutto ringraziarti per il corso.
    Ho studiato e sto ristudiando tutte le lezioni ; lo trovo molto utile e interessante.
    Qualche anno fa avevo seguito un corso di fumetto ma diverse cose che trovo nelle tue lezioni non me le aveva spiegate nessuno.Sopratutto la lezione 3 è rivelatrice!
    A me avevano insegnato quel famoso sistema che anche tu citi tra i possibili ;stilare un profilo il più possibile dettagliato del personaggio , prima , poi calarlo per un verso piuttosto che per un altro nella storia.
    Bè , vista la lezione 3 capisco adesso quanto il “vecchio sistema” fosse inutile e arrugginito.Mi pare che , seguendo il tuo metodo ,si riesca , in realtà ,a fare di due lavori uno solamente ;sviluppare il personaggio passo dopo passo è ciò che coincide con lo sviluppare il soggetto.
    Trovo così finalmente un “perchè” di un qualche tipo alla scelta dei fatti che compongono il soggetto ; con il vecchio metodo restavano arbitrari ed erano, anche a causa di questo , più difficili da fissare .
    Penso che la lezione 5 sia molto preziosa .Lo schema “alla Mc Kee” e da te addattato è utilissimo .
    Mi sento ancora di aggiungere che il fatto che il corso sia scritto è una gran bella cosa .Le lezioni si possono raccogliere in alcune dispense e , all’occorrenza , ristudiare e consultare ;come diceva qualcuno “verba volant scripta manent”.
    Mi piace il senso che trapela dalle tue pagine nel cercare di dare un accenno di “perchè” concettuale alla sceneggiatura .Lo vedo come uno stimolo che , messo lì, suggerisce al lettore una curiosità da approfondire , magari poi come si preferisce; in fondo ogni cosa , quando è compresa e giustificata per i suoi capisaldi , è più facile da fare.
    Come tu suggerisci , avrei piacere nel poter scambiare la sceneggiatura che sto “addomesticando” a quanto appreso in questo corso con quella di qualche altro corsista ; sarebbe un bel modo di confrontarsi ed imparare.
    Aspetto con impazienza le prossime lezioni.
    Un saluto
    Alberto

  62. AliceSacco
    25 dicembre 2010 a 1:32 | #62

    C’entra poco, ma sapevi che gli scrittori vengono distinti in 2 categorie?
    I ‘Pantster’, coloro che riescono a scrivere al meglio senza una pianificazione precisa. Sanno qualcosa del personaggio e cosa vogliono raccontare e scoprono la storia nel mentre la scrivono, a volte non hanno in mente nulla. Si siedono e scrivono.
    Poi ci sono i ‘plotter’, loro prima di iniziare a scrivere devono sapere molto bene come sono i loro personaggi, l’inizio, la fine della loro storia e le ambientazioni. Alcuni plotters addirittura riescono a scrivere solo se hanno già il finale, che molte volte è la prima cosa che scrivono.
    Io senza avere un finale non me la cavo. cerco di esercitarmi a scrivere, ma riesco a scrivere qualcosa solo se so già il finale (poi creare tutto il resto non è difficile).
    Di fatto, da quanto ne so entrambi i metodi funzionano, ma il tutto dipende da persona a persona. Io sono una plotter.
    I tuoi consigli sono illuminanti, ho già tagliato un pò di ciarpame dal progetto della storia che vorrei scrivere.

    FABIO: sapevo, sapevo, ma mi è se,pre parsa una distinzione un po’ scolastica che identifica due modelli opposti, un po’ “estremi” e, nella versione pura, abbastanza rari. Credo che la maggior parte dei costruttori di storie si collochi in un punto intermedio tra i due poli, magari più verso un lato o verso l’altro, ma non così nettamente di qua o di là. Quasi tutti, secondo me, al tempo stesso progettano e improvvisano

  63. stefania b.
    14 dicembre 2010 a 18:32 | #63

    Voto per l’approfondimento della Sceneggiatura contando sul fatto (cui ormai ci hai abituato), di trovare l’illuminazione a dubbi fondamentali e spunti di riflessione non rinvenibili nei manuali e nei corsi “classici”.
    Grazie di tutto
    Stefania

    FABIO: Caspita, questa cosa che avrei abituato qualcuno a trovare illuminazioni e dubbi fondamentali e spunti non rinvenibili altrove, io non la sapevo mica. Mi sa che vale solo per te, ma mi fa molto piacere lo stesso :)

  64. cherubinonero
    7 dicembre 2010 a 16:12 | #64

    Ciao Fabio,
    la struttura in tre atti è molto efficace, è interessante anche rispetto al concetto della creazione di una prospettiva che spesso utilizzo nel mio lavoro in teatro, ovvero i personaggi (o ruoli), gli eventi, gli oggetti divengono elementi vivi, con un ruolo preciso e un percorso che si intreccia come fosse un tappeto e dove tutto diviene necessario. In teatro, soprattutto nel realismo russo e nel teatro dell’assurdo tutto si muove come su una scacchiera catalizzando attraverso le “azioni” più che sulle parole un evento centrale che catalizza un eco che cambia tutte le carte in tavola e può distruggere tutto l’apparato costruito precedentemente. Si utilizzano anche due linee di analisi, una orizzontale e una verticale. Quella orizzontale sarebbe la linea psicologica mentre la seconda riguarderebbe il tema o a volte (non in senso negativo) l’utopia che porta il racconto a svilupparsi come una parabola verso l’alto. Mi piace molto il tuo approccio rispetto ad elementi tecnici che poi si trasformano a seconda delle personalità che ne fanno uso.

    il mio voto va sul versante zen sinceramente. Mi incuriosisce.

    Michele

  65. lanciabimbo
    2 dicembre 2010 a 17:56 | #65

    Ciao Fabio,
    un po’ in ritardo voto altre indicazioni specifiche per sceneggiatura: scene, dialoghi, segreti, trucchi, escamotage ecc.
    Comunque qualsiasi cosa va bene, perchè è sempre molto stimolante.

    Grazie Mille Fabio.

    lanciabimbo

  66. vinicius
    28 novembre 2010 a 23:17 | #66

    Ciao Fabio,
    mi interesserebbe entrare nello specifico della sceneggiatura. Scrivere una scena, anzi, descrivere una scena (ogni tanto mi trovo in difficoltà). Il tuo blog mi ha dato il coraggio per fare qualcosa che pensavo da più di 10 anni: dare un senso a tutte le mie quotidiane idee strampalate che mi passano tutti i giorni per la testa. Quando leggo le tue lezioni mi sorprendo nel vedere che alcuni consigli che dai li applico inconsciamente nel racconto che sto scivendo. Spero sia un buon segno! In ogni caso grazie per alimentare un sogno che se anche non si realizzerà mai nella sua completezza mi stà divertendo, e molto.
    A presto con la prossima lezione.

    FABIO: Bravo, l’importante è che ti dia qualcosa mentre lo fai. I risultati, in queste cose, non vanno troppo cercati, anche perchè, come ho detto tante volte, le probabilità concrete non sono poi molte dal punto di vista puramente statistico- .

  67. Liliana Angeleri
    27 novembre 2010 a 15:05 | #67

    Bravo Fabio,
    anch’io voto per continuare queste lezioni.
    Non si sa davvero mai tutto e uno come te che ha tanta esperienza ci
    può insegnare tante cose che ci saranno utili.
    Ancora un grazie, di cuore
    Liliana

  68. Maria Luisa
    25 novembre 2010 a 19:32 | #68

    Ps: però qualche puntatina di zen non ci starebbe male!

  69. Maria Luisa
    25 novembre 2010 a 19:25 | #69

    Mi sentivo in colpa per non aver ancora letto la V lezione ed essere rimasta indietro, ma sono contenta di averlo fatto adesso, perchè mi studiarla mi sta aiutando a chiarire alcuni dubbi che mi erano sorti lavorando. Riguardo al seguito, io voto per la narrativa.

  70. tarin.nurchis
    21 novembre 2010 a 13:44 | #70

    “Piantarla con le ciance e scrivere tutto quello che so su come si fa a “vendere” copioni e romanzi inediti”

    mi interessa.

    ma anche tutto il resto. mi accodo soprattutto al desiderio diffuso di saperne di più sulla costruzione dei dialoghi. (il tentativo di ricrearli ha portato a risultati così stucchevoli che ho pensato che un buon modo di ‘oviare’ fosse riportare dialoghi che sentivo nella realtà e che potevano essere infilati dove mi interessava – quantomeno se mi sembravano brutti potevo dare la colpa agli altri!)

    grazie!

  71. friday
    19 novembre 2010 a 10:58 | #71

    Complimenti per il corso. Io voterei sceneggiatura, magari condita da un po’ di zen. Nella lezione accenni a una storia di formazione. Si possono identificare tipi di storie precisi? Che differenze nelle strutture? Grazie.

  72. jacopo
    10 novembre 2010 a 14:17 | #72

    Una “notiziuola” per stuzzicare lo spirito guerriero degli aspiranti sceneggiatori ;) Jessica Alba sostiene che i bravi attori non hanno bisogno del copione. I dettagli all’indirizzo: http://tinyurl.com/39o7ulf

    FABIO: mi piace, ne faccio subito un post sul blog

  73. Marisa Melchiori
    9 novembre 2010 a 9:42 | #73

    Fabio credo fermamente che non potevamo trovare insegnante migliore.
    grazie di cuore.
    Marisa

    FABIO: Complimento esagerato, ma prendo e porto a casa :)

  74. Marisa Melchiori
    8 novembre 2010 a 13:11 | #74

    vorrei condividere con voi un’idea.
    (sempre che il buon Fabio sia d’accordo)
    e se facessimo una lezione 8 e una 8/bis per soddisfare le due grandi correnti narrativa e sceneggiatura?
    chiedo troppo ?
    o non si dovrebbe proprio chiedere visto che il costo è gratuito?
    grazie in anticipo.
    Marisa

    FABIO: non bastano due lezioni, ce ne vogliono parecchie. In ogni caso non c’è dubbio che nel corso si parlerà di tutti gli argomenti proposti nel sondaggio, e anche di altri. Visto però che le lezioni escono con una certa, diciamo così, lentezza, mi chiedevo quali argomenti fossero ritenuti più urgenti da chi partecipa. E’ solo questione di stabilire cosa fare prima e cosa dopo.

  75. giulio
    5 novembre 2010 a 17:39 | #75

    nella teoria, oltre al discorso dei tre atti, esiste anche quello sui sette passi. ne sai qualcosa?

    FABIO: so che era il titolo di un mio soggetto che avevo completamente dimenticato. Grazie. Era una storia niente male, l’hai resuscitata da qualche angolo in cui si era smarrita. Per il resto no, non ne so nulla dei 7 passi, lo confesso. In ogni caso di teorie ne esistono dozzine, ho parlato di quella dei tre atti perchè ha qualcosa in più: viene usata da più di 2000 anni con buoni esiti.

  76. robertar
    4 novembre 2010 a 15:03 | #76

    Ciao Fabio,
    ho letto e riletto le cinque lezioni, grazie per questo corso gratuito, è davvero un regalo per chi sogna di scrivere (mi correggo, sognava ed ora è uscito dal limbo…)
    Il dream writing è davvero utile, i primi sogni erano ricordi sbiaditi di poche righe, ora sono racconti piu’ dettagliati e coloriti, tra le righe poi ho scoperto qualche messaggio del mio inconscio….
    Farei ancora un po’ di zen ma va bene tutto, grazie ancora.

    FABIO: oh, quando qualcuno mi dice che questo esercizio funziona, sono felice. Infatti l’ho raccomandato caldamente perchè per me è stato potentissimo ma non so mai se possa avere lo stesso effetto sugli altri.

  77. 30 ottobre 2010 a 9:44 | #77

    . . . i segreti dei dialoghi.
    Mi piacerebbe conoscerli :(
    C’è differenza tra i dialoghi scritti per la narrativa da quelli scritti per una sceneggiatura?

    Grazie

  78. marcob
    28 ottobre 2010 a 18:09 | #78

    GRAZIE!!!!

    e per il sondaggino, io direi:
    5. parlare un po’ di più del terzo atto… o è la lezione ancora dopo?

    FABIO: Esatto, ci sono altre due lezioni sulla storia, che spero di riuscire a far uscire insieme. Una sta ancora sul terzo atto e una riguarda tutte le “varianti allo schema”. Il sondaggio riguardava ciò che verrà dopo queste due lezioni già previste

  79. MariaElena
    27 ottobre 2010 a 16:31 | #79

    Grazie, Fabio
    Finalmente ho letto la V lezione.

    Miscellanea!!
    — Voto per la sceneggiatura: sto tentando di scriverne una dal “racconto a puntini” che ci avevi dato come compito qualche mese fa, ma mi manca proprio la tecnica. E i dialoghi faticano ad uscire!
    E poi anche a me piacerebbe capire ““come si passa dalla sceneggiatura alla realizzazione concreta ed efficiente di un cortometraggio a basso costo,…(atomico – 12/10)”
    Se il mio Sequestro diventa una sceneggiatura, dopo che ne faccio ;) ??

    — Bella l’idea dell’analisi di un film: anche a me Gran Torino è piaciuto molto. Non vedo l’ora di vederlo smontato ed esplorato :)

    — Festa a Bologna? Grande!!! ma aspetta un po’, per favore: bloccata in casa per un intervento al ginocchio ne avrò ancora almeno per un mese :(

    E adesso parliamo della V lezione (se ti/vi siete stancati di leggere potete tranquillamente passare oltre!!)
    Finalmente qualcuno che “scrive” come me. Per carità, non sto parlando di qualità, ma di metodo. In realtà io non sono una “scrittrice”: fino ad ora ho fatto ben altro e queste sono le prime prove di scrittura “creativa”. La mia passione è il cinema, e solo adesso posso dedicarmici.
    Ma quando andavo a scuola e scrivevo i temi (mai di “attualità”, sempre di “fantasia”!) regolarmente facevo una malacopia che veniva spesso riscritta, riveduta e riordinata quando copiavo il tema in “bella” . Insomma la “mala” e la “bella” non erano mai uguali!
    La “mala” poi, era costellata di appunti volanti: frasi che mi venivano in mente mentre stavo scrivendo altro e che a volte nemmeno usavo.
    Questo disturbava molto la mia mamma (Maestra!) che avrebbe voluto che scrivessi la scaletta, bla, bla, bla ……ma non ne sono mai stata capace!
    Confesso che questo vizio mi è rimasto nel tempo, anche se scrivendo lettere e relazioni di tipo commerciale è un po’ più difficile dar sfogo alla fantasia :(

    Grazie ancora quindi, per questa V lezione, che adesso rileggerò con calma, aspettando le prossime puntate!

  80. giuseppe77
    25 ottobre 2010 a 23:44 | #80

    Io voto per continuare sulla narrativa, con puntate di zen…

  81. Katia
    21 ottobre 2010 a 19:24 | #81

    Ciao! Lezione illuminante! Io per le prossime lezioni voterei l’argomento narrativa!!Grazie, Katia :)

  82. 21 ottobre 2010 a 15:44 | #82

    PAOLA: grazie! @Paola Crescenzo

  83. 21 ottobre 2010 a 14:16 | #83

    Direi come si crea una scena e come si strutturano i dialoghi. Mi risulta facile “descrivere”, ma mi viene difficile far dialogare i personaggi. Ecco perché i racconti che scrivo sono quasi sempre “muti” :)

  84. 21 ottobre 2010 a 11:56 | #84

    Voto per lo specifico della sceneggiatura!
    Mentre studiavo la quinta lezione mi è venuto un dubbio:
    ma il vero protagonista di una storia, intorno al quale costruire le fasi dei tre atti conviene sia sempre uno? solo uno? o ci possono essere più protagonisti che cambiano in parallelo, avere più protagonisti è sconveniente?
    Mi piacerebbe anche capire quanti e quali sono i ruoli dei personaggi chiave che ruotano attorno al protagonista.
    Intanto grazie per la chiarezza di questa nuova lezione!

    FABIO: Capire come si gestisce una storia con un protagonista unico è la base di tutto. E’, come dire, “prendere la patente”. Poi ovviamente si puà imparare a fare i rally: avere due protagionisti o tre, un protagonista-gruppo, un incrocio di storie che crea una atmosfera corale, e tante altre varianti che vedremo nelle lezioni successive. però in genere, prima si prende la patente per fare la scampagnata di domenica, poi si impara a fare i rally :) Preciso che la metafora però è imprecisa. I rally di cui parliamo non sono così difficili, la base è sempre lì: imparare a gestire la storia di un personaggio. Chi prende questa patente, ma la prende davvero, poi non ha grandi difficoltà a fare le cose più spericolate

  85. stefina
    20 ottobre 2010 a 19:26 | #85

    Sono una nuova iscritta. Questo corso è davvero interessante. Grazie.

  86. Ricboy
    20 ottobre 2010 a 10:40 | #86

    Io voto per la lezione sulla sceneggiatura(scrivere la scena i dialoghi, ecc)

  87. simona
    19 ottobre 2010 a 13:30 | #87

    posso fare una domanda stupida???
    Fabio, cosa intedi per “riscrivere”?? ricominciare o correggere il file esistente?
    grazie

  88. Gullella
    18 ottobre 2010 a 19:12 | #88

    Regolare il flusso della storia, così come ci stai insegnando, è come far cadere il velo di Maya. Anche se è spiazzante, a me sta bene. Grazie!
    Io vorrei saperne di più sulla costruzione dei dialoghi.

  89. paturnia
    18 ottobre 2010 a 18:48 | #89

    Io non umilio. Concilio.

  90. Daniela379
    18 ottobre 2010 a 15:51 | #90

    Ciao Fabio,
    grazie per questa ulteriore precisazione dei tre atti di cui avevo sentito parlare ma che ignoravo completamente. Trovo che sia estremamente utile avere uno schema da seguire che per quanto mi riguarda di fatto mi sta aprendo la mente. Direi dunque che a questo punto proseguire con la sceneggiatura sia la cosa migliore. Grazie ancora,
    Daniela.

  91. incostante
    18 ottobre 2010 a 15:30 | #91

    Allora voto per “Si può fare” (il film della tua maturità come sceneggiatore? nooo quello è “Lezioni di cioccolato” mi rispondono gli amici. perchè “Amore, bugie e calcetto” dove lo metti, ribadiscono i colleghi…vai a mettere d’accordo tutti!)ma perchè l’originale Ricomincio da capo (con tutto il rispetto per E’ già ieri)è a tutt’oggi uno dei miei film preferiti? Ogni qualvolta lo rivedo ci trovo nuone cose…

  92. slacky
    18 ottobre 2010 a 13:26 | #92

    @slacky
    Spero di non aver lanciato una polemica :) . Non era lo scopo del commento, anzi se proprio si deve usare una divisione in schemi e si deve imparare posso suggerire di fare una lezione in cui si prendono diversi romanzi di noti autori e si individuano questi schemi dentro? Magari non so, potrebbe risultare più preciso e con un esempio avanti si sciolgono meglio i dubbi e si cerca il modo di fare questo lavoro di scaletta. :)
    Grazie Fabio,
    Giovanni

  93. slacky
    18 ottobre 2010 a 13:11 | #93

    Ho appena finito di leggere la lezione e quasi quasi lascio perdere la scrittura. Mi sembrano esempi validi per una sceneggiatura più che per la narrativa. Schemi, divisioni, non funziona così, almeno per me. Se dovessi fare una divisione precisa in tre parti di ugual peso e definire ogni cosa prima di iniziare, vorrebbe dire che non sto scrivendo un romanzo, ma sto creando una storia per ottenere effetti precisi, artificiali o una sceneggiatura per un film. Questi concetti sono belli, interessanti, ma difficilmente applicabili nella pratica. Hanno ben poco a che fare con le prime idee quando si inizia a scrivere una storia. Questi concetti sono applicabili a una storia già finita e in cui è stata fatta molta revisione, ma anche in quel caso il tutto potrebbe condurre a rendersi conto di essere completamente fuori dallo schema o di avere molti difetti che portano a lasciar perdere. Spesso si scrive per il gusto di farlo non penso si riesca a essere così puntigliosi e precisi. Se qualcuno ci riesce è perché ha alle spalle già 10, 15 romanzi. :)
    Pessimo commento? :) Beh, i consigli, ripeto, sono interessanti, ma difficilissimi da applicare quando non c’è nulla o poco. Io scrivo di getto senza schemi nella mente. Se mi volessi attenere alle regole e agli schemi non riuscirei mai a mettere nulla assieme, almeno in questo stadio del mio rapporto con la scrittura. :) . Voto per i dialoghi.

    FABIO RISPONDE: Mi fa piacere questo commento perchè mi permette di specificare un punto. Non a caso, la divisione della storia in tre atti è di solito il primo argomento che viene insegnato e io invece ne ho parlato dopo più di 100 pagine. Il punto è che secondo me non esiste un solo modo di fare le cose. Quelli che offro sono strumenti per la scrittura: ognuno di questi per qualcuno è utile, per altri indispensabile, per altri ancora inutile o dannoso. Ciascuno deve scegliere quel che funziona alla prova pratica della propria scrittura. Chi pensa che un determinato strumento non gli serva o lo ostacoli, fa benissimo a lasciarlo perdere.

    Una sola precisazione: non ho mai detto che per scrivere bisogna, come tu dici, “attenersi alle regole e agli schemi”. Non funziona così. Nella lezione spiego chiaramente che gli schemi – per chi vuole usarli- non eliminano comunque il caos della scrittura: lo accompaganano in parallelo o vengono considerati in una fase successiva per ordinare il caos. Ma quel che tu chiami la scrittura di getto (e che io ho chiamato il caos originario della scrittura) resta la benzina di tutto il tragitto. Detto ciò, non mi stanco di ripeterlo: non c’è un solo modo di fare le cose, chi si sente più a suo agio con altri metodi, li segua.

  94. lia
    18 ottobre 2010 a 10:34 | #94

    Buongiorno Fabio,
    posso proporre avventurarsi nella narrativa con un po’ di zen e arte della scrittura o è un mischiotto?
    Prendo un po’ di tempo per il commento alla lezione,l’ho letta solo una volta.

  95. ccriss
    18 ottobre 2010 a 9:24 | #95

    Sarei per l’opzione “Avventurarci nella narrativa”
    sperando, comunque, che svilupperai anche tutti gli altri temi, quello coi puntini compreso :)

  96. Lady Dylan
    17 ottobre 2010 a 21:40 | #96

    Salve,
    Essendo io un’aspirante sceneggiatrice di professione vorrei approfondire sceneggiatura, naturalmente. Ho anche scritto un corto con cui ho vinto un premio a New York, ma a scrivere lungometraggio faccio mooolta fatica e perciò accolgo ogni consiglio con entusiasmo. Inoltre vorrei sapere come posso diventare una professionista a pieno titolo.
    Grazie per il corso e per ogni eventuale risposta.

  97. Nakyra
    17 ottobre 2010 a 12:07 | #97

    Io voto per la sceneggiatura. Sto seguendo un Master in scrittura creativa con specializzazione per il cinema e quasi nessun professore ci ha mostrato/spiegato delle cose prettamente tecniche. In particolare, oltre a questo corso che mi è sembrata una ricapitolazione molto utile e anche divertente delle conoscenze che ho appreso al Master, di questo sito ho trovato molto molto utile la “Storia di una storia” perché a chiunque chieda di mostrarmi i vari passaggi nella scrittura di una storia la risposta è sempre la stessa: “non ci sono i materiali”, “sono documenti personali, buttati lì non per essere letti da qualcuno” e quindi puoi immaginare la sorpresa di aver trovato qui proprio quello di cui avevo bisogno! Perciò sono convinta che un tuo contributo sullo specifico della sceneggiatura possa essere davvero interessante. Poi anche la parte su come parlare a un produttore e/o cosa ci si aspetta in una storia non sarebbe niente male, ma io la rimanderei a una fase successiva. Grazie.

  98. cavicchi anna maria
    16 ottobre 2010 a 21:49 | #98

    finalmente sono riuscita a collegarmi! non ridere per me è una soddisfazione. Mi piace scrivere narrativa, ma non conosco la sceneggiatura e mi interessa molto. ciao anna maria

  99. incostante
    16 ottobre 2010 a 19:57 | #99

    Per l’organizzazione a Roma conta pure su di me.
    Voto opzione 1 (ma le lezioni sulla narrativa e sul resto sono solo rimandate vero?)
    Proposta: Per l’esame del film non ne facciamo uno facile tipo Rocky (1,2,3,4 è lo stesso)ed uno difficile tipo Crash?
    Peppino
    incostante@yahoo.it

    FABIO: Farne uno facile e uno difficile tipo Crash mi sembra una buona idea. Ho solo poca voglia di studiare la struttura di Rocky (anche se il numero 1 per me non era male). Come struttura “facile” avevo pensato a Gran Torino: è un film difficilissimo da scrivere (temo proprio che io non ne sarò mai capace) ma ha una grande profondità che si unisce a una struttura semplicissima, e questa secondo me è la perfezione. E poi comunque adesso ho voglia di studiare la struttura di Gran Torino, quindi ve lo beccate :) Se però volete anche un film “facile” nel senso di “leggero” a quel punto ne facciamo tre: Crash, Gran Torino più una commedia (magari mia così faccio prima a studiare la struttura :))

  100. danver night
    16 ottobre 2010 a 18:53 | #100

    Mi unisco alle lodi ed ai ringraziamenti, Fabio è un grande (te l’ho scritto varie volte) (e non sono mai sufficienti!) (e ora basta con le parentesi) ma appoggio anche Paturnia (“sotto Roma l’Italia continua…)(e rieccoci con le parentesi).
    Va bene Bologna Roma Milano Napoli Lecce Siracusa?
    Baci a tutti!

    FABIO RISPONDE: Paturnia mi ha umiliato perchè ha ragione, non posso fermarmi a Roma. Napoli-Lecce-Siracusa potrebbe anche essere. Ma perchè Siracusa e non Palermo? Perchè lecce e non Bari? C’è un motivo o hai scritto a caso?

  101. Emanue7a
    16 ottobre 2010 a 17:25 | #101

    Sono più interessata alla narrativa, ma condidivo la convinzione espressa anche da altri che comunque sarà una cosa che ci potrà essere utile!
    Grazie ancora
    Emanuela

  102. Albert
    16 ottobre 2010 a 13:49 | #102

    Io sono per la narrativa . Lo dico proprio perché ,oltre a stare nel tema della scrittura creativa (per quanto riguarda questo sito) é ciò che mi interessa più d’ogni altra cosa da molto tempo a questa parte. Lo dico anche perché non ho mai sentito nessuno insegnare così e ,anche se non hai la “certificazione” per la narrativa ,confido in ciò che mi hai spiegato e che pian piano sto cercando di mettere in pratica .
    Se partissi a spiegare i segreti della sceneggiatura ,non saprei che farmene … e resterei con un corso a metà. Mi si spezza il cuore soltanto a pensarci!!! Per cui,confido nella NARRATIVA!

  103. Francesco Maltarello
    16 ottobre 2010 a 13:12 | #103

    Ho scritto un libro che da vent’anni sto correggendo, facendolo leggere ogni tanto e provando a pubblicarlo senza esserci ancora riuscito. Ma non è questo il punto, quanto il fatto che, leggendo la lezione 5, ho ritrovato passo passo il percorso che ho fatto io, compreso il finale che ad un certo punto mi è balenato davanti agli occhi (in quello che si può considerare il passaggio tra il secondo e il terzo atto, portandomi poi a rivedere il percorso precedente per renderlo possibile). Cosa voglio dire con questo? Che forse lo svolgimento in tre atti è una cosa naturale, che se la storia è buona viene fuori da solo senza uno schema rigido e prefissato? Che è vero che le storie se sono buone si scrivono da sole? Ovvio che non posso dire da solo che la mia storia sia buona, ma solo confermare con la mia piccola esperienza che è buona la lezione… Grazie!
    Comunque ovviamente voto per l’opzione narrativa. Ciao a tutti.
    Francesco

  104. federicob
    15 ottobre 2010 a 20:00 | #104

    Ciao,
    sempre grazie per il tuo lavoro.

    Per quanto riguarda il seguito io sarei per spingere sulla sceneggiatura. Ci sono aspetti che mi sembrano fondamentali. Il punto di vista ad esempio. In ogni scritto si usa un punto di vista e non è sempre facile sapere quale sia il migliore o il più efficace… Come districarsi tra racconto corale, di un narratore onniscente, di un personaggio? Mettere la storia al passato come ricordo o ‘in presa diretta’? E poi, a che punto di una storia si inizia? Quali i pro e i contro delle diverse scelte. Certo ogni volta è diverso… ma cosa ci può aiutare a fare le scelte giuste?

    Poi credo che alcune informazioni ‘tecniche’, su come proporre i propri lavori a chi sia in grado di giudicarli con uno scopo, o abbia almeno la voglia di leggerli, possano essere una miniera. Chi comincia è un signor nessuno e, in quanto tale, non riceve né risposta, né ascolto.

    Un caro saluto,
    Federico

  105. daniela cicchetta
    15 ottobre 2010 a 18:59 | #105

    Sceneggiatura…mi interessa moltissimo. Ho scritto un racconto e tutti quelli che lo leggono mi dicono che “sembra” una sceneggiatura! Vorrei approfondire quel “sembra”…disponibile anche per la festa, saltuariamente me ne occupo e conosco diverse location interessanti, se ne può parlare. Daniela Punto.

  106. scuddy
    15 ottobre 2010 a 14:46 | #106

    Ah…volevo chiederti una cosa:
    questi schemi che proponi mi sembrano un po’ lineari. Tanti film (non italiani soprattutto) hanno schemi temporali che saltano da un punto all’altro senza (apparente) logica schematica. E ciò rende tutto (a mio avviso) più interessante e stimolante.
    In questo caso tu consigli di scrivere in modo lineare e poi “arruffare” il tutto alla fine? Immagino che Nolan abbia scritto “Memento” in ordine cronologico e poi l’abbia capovolto.
    O no? :D

    Merci
    Salvo

  107. scuddy
    15 ottobre 2010 a 14:39 | #107

    una lezione su “i segreti dei dialoghi” dovrebbe essere interessante. Le conversazioni non sono mai facili: ogni volta mi sembrano ridondanti e banali…

    Grazie per la lezione! Grandissimo!

    Salvo

  108. framan
    15 ottobre 2010 a 0:36 | #108

    Allora, dopo il meritato “grazie”, la scelta del “seguito” una riflessione dopo l’uscita della lezione 5.
    Incredibile, ho scritto un “romanzo” (o un pò di pagine, non so come definire il mio lavoro) ed ero giunta alla stesura dell’ultimo capitolo con la grande paura di dare un finale scontato e senza mordente. Ho provato ad immaginare qualcosa di diverso da quella che era la mia idea iniziale ma con scarsi risultati. Poi arriva la lezione 5 ed i miei dubbu spariscono: “se la storia è scritta bene il finale non potra’ che essere quello che la storia stessa suggerisce”. Tutte le mie perplessità svaniscono nel nulla, il mio finale sarà quello sulla quale ho costruito la storia, non c’è discussione. Sicuramente avrà ancora più colore trovando conferma nella tue parole anche se mi ha messo un pò in crisi il tuo pensiero sul “mettere quello che si pensa e quello che si è nel finale di una storia” ….. forse perchè a volte vorrei essere diversa e vedere il mondo un “pò meno a colori”, come dire, credere meno alle favole o al lieto fine e vivere di più nella realtà. Poi mi dico:”vedere le proprie fragilità ed inseguire il desiderio di voler cambiare rende una persona priva della sua parte più bella, priva della sua anima”.

    Grazie mille ancora Fabio e grazie a tutti i commentatori che regalano sempre simpatici spunti di riflessione.
    :-)
    Francesca

  109. Momela
    14 ottobre 2010 a 18:03 | #109

    Ciao Fabio e grazie per la tua lezione sempre chiara e preziosa.
    Per quanto riguarda il “dopo” mi trovo d’accordo con la Marisa che ha scritto sopra a me, essendo più orientata alla narrativa che alla sceneggiatura. Quello che deciderai di trasmettere sarà comunque prezioso e letto con attenzione.
    Monica
    PS sei riuscito poi a smettere di fumare?

  110. paturnia
    14 ottobre 2010 a 15:12 | #110

    sotto Roma l’Italia continua…
    @paturnia

  111. simona
    14 ottobre 2010 a 13:53 | #111

    narrativa. anche se a dirla tutta mi interessa tutto, però dai, facciamo che propendo per narrativa…

  112. vittorio.zuccotto
    14 ottobre 2010 a 12:51 | #112

    Salve,
    per me va benissimo approfondire la sceneggiatura di un film.

  113. Marco Olivieri
    14 ottobre 2010 a 11:49 | #113

    Ciao Fabio,

    ho appena letto la nuova lezione, ancora una volta molto preziosa. Gli argomenti su cui riflettere ed esercitarci, come al solito, non mancano.
    Per le scelte future, preferirei che si entrasse nello specifico della sceneggiatura (opzione n. 1)

    Grazie

  114. jacopo
    14 ottobre 2010 a 11:37 | #114

    Io sarei tentato di chiedere un approfondimento generale. Prendere due grandi film diversi tra loro in tutto e per tutto (tipo “I Cento Passi” e “The Matrix”, oppure “Don Camillo e l’Onorevole Peppone” con “Conan il Barbaro”), per vedere come, alla fin fine, la loro sceneggiatura si riallacci a quanto detto.

    FABIO RISPONDE: Pensavo di farlo in una delle due prossime lezioni, ma su un film solo: avevo scelto “Gran Torino” perchè mi è piaciuto un sacco. Però non mi pare per niente male l’lpotesi di “provare il metodo” applicandolo a due film diversissimi fra loro. Che dite?

  115. SARA MORRICONE
    14 ottobre 2010 a 10:34 | #115

    VOTO SCENEGGIATURA. GRAZIE!!!!!!!!!!

  116. paturnia
    14 ottobre 2010 a 9:53 | #116

    Io voto l’opzione 1. Ma va bene qualsiasi cosa, mi arricchisco comunque.
    A fine corso organizziamo una festa? : )

    FABIO RISPONDE: No io vorrei organizzare tre feste, in tre città diverse, e non dopo il corso, ma durante. Chi vuole offrirsi volontario per dare un piccolo aiuto nell’organizazione, si faccia vivo. Pensavo a un classico Bologna Roma Milano

  117. nenna
    14 ottobre 2010 a 9:45 | #117

    Quoterei yuki in tutto e per tutto, se non fosse che sono fortemente tentata dall’opzione 5.
    Ovvero: dicci quello che ti senti di dirci (e se è un po’ zen, ben venga!)

  118. framan
    14 ottobre 2010 a 0:21 | #118

    …… anche per me narrativa e dialoghi.
    Grazie
    Francesca

  119. martino
    13 ottobre 2010 a 23:18 | #119

    noto adesso che io ho votato l’opzione 1 ma… …ci sono due opzioni 1.
    bravo con le parole sto Bonifacci ma con i numeri…

    PS
    opzione ics: e se ci parlassi di quello che ti va, spiluccando di qua e di là?
    una “lezione 3″ di tanto in tanto ci vuole, per esempio.

  120. Tersycore
    13 ottobre 2010 a 22:53 | #120

    Bella lezione (soprattutto quando segue una di drammaturgia. Sembra un unico filo conduttore.)

    Voto per la sceneggiatura. A ciascuno il suo, no?

  121. Dario Galluzzi
    13 ottobre 2010 a 22:36 | #121

    Un grande complimento e un ancor più grande ringraziamento a te Fabio.

    Sceneggiatura o narrativa, l’importante è approfondire.
    Grazie, e speriamo di sentirti presto.

    Dario

  122. estate
    13 ottobre 2010 a 22:32 | #122

    io aspetto entrare nello specifico della Sceneggiatura ovvio.

  123. Eugenio Marica
    13 ottobre 2010 a 19:02 | #123

    Voto la numero 3!
    (ovvero la quarta, credo ci sia un errore nell’elenco numerato)
    Per biechi fini commerciali, ovvio… :-)

    In realtà voto per la 1 originaria (scrivere una scena e dialoghi)

    Eug
    Ps. da docente di lettere nelle medie a docente di questo corso di cinema… grazie ancora per le lezioni, “collega”!

  124. 13 ottobre 2010 a 18:07 | #124

    Pare che il tuo pubblico si divida tra aspiranti sceneggiatori e aspiranti scrittori. Io sono nel secondo gruppo, perciò voto narrativa. Mi dispiace.

  125. Rosalba Scavia
    13 ottobre 2010 a 16:11 | #125

    entrare nello specifico della sceneggiatura. Grazie e ancora complimenti per il corso.Rosalba Scavia

  126. Daniele Mattera
    13 ottobre 2010 a 15:54 | #126

    Ciao, Fabio. Anche a me piacerebbe molto se parlassimo dei dialoghi. Aspetto. Daniele.

  127. paolo b.
    13 ottobre 2010 a 15:31 | #127

    Grazie, interessante come sempre. Per il sondaggio: entre nello specifico, ovviamente.

  128. nicola
    13 ottobre 2010 a 15:09 | #128

    a me piacerebbe affrontare di più la parte narrativa

  129. simona78
    13 ottobre 2010 a 13:28 | #129

    Ciao Fabio!
    Innanzitutto grazie..la lezione è molto utile.
    Mi piacerebbe capire qualcosa ancora sulla narrativa ma anche sulla sceneggiatura (n. 1).
    nell’attesa,
    ti ringrazio!
    Ciao, ciao.
    Simona

  130. Marcooooz87
    13 ottobre 2010 a 12:57 | #130

    Ciao Fabio! Prima di ogni altra cosa: complimenti!!! Quello che fai ti fa davvero onore! Aiutare noi poveri principianti senza alcun introito è una cosa da pochi.. le persone come te si potrebbero contare sulle dita di mezza mano! Venendo al punto io voto per entrare nello specifico della sceneggiatura! Ho già scritto qualcosa in passato e a detta di qualche più o meno esperto ho fatto un buon lavoro ma seguendo le tue lezioni mi sono reso conto che alcune cose che facevo spontaneamente funzionano molto meglio se le si conosce per utilità effettiva! Quindi mi piacerebbe ora conoscere meglio come si effettua una buona stesura di una sceneggiatura! Poi successivamente mi piacerebbe avere qualche spunto su come proporre nel mercato un lavoro finito! Grazie di tutto!!!

  131. giulio.marcone
    13 ottobre 2010 a 11:51 | #131

    Entrare nello specifico della sceneggiatura.

  132. Francesca Scanu
    13 ottobre 2010 a 9:24 | #132

    Scena, dialoghi, soggetto avvincente!!! Ma anche “come vendere copioni inediti”!!!

    ps: bellissima questa quinta lezione, grande Fabio!

  133. ziorufus
    12 ottobre 2010 a 23:58 | #133

    Post brillante (come sempre).
    Restando in attesa della sesta lezione, voto per “avventurarci nella narrativa”. Si licet, dare un mini-voto anche alla parte “vendere”, perché mi piacerebbe capire il funzionamento dei meccanismi economici che ci sono dietro a una storia.

    Alessio (ziorufus)

  134. atomico
    12 ottobre 2010 a 22:29 | #134

    Guarda ti suggerisco come seguito un tema non so quanto consono alle tue esperienze (però potresti sicuramente attingere alle esperienze dei tuoi conoscenti).

    Il punto è che se la creatività di uno scrittore si appaga nel momento in cui completa il libro, non penso che la creatività di uno sceneggiatore sia appagata nel momento in cui completa la sceneggiatura, perchè una sceneggiatura senza un film è come un vestito senza nessuno che l’indossi: è semplicemente incompleta.

    Quindi il tema che mi piacerebbe tu affrontassi riguarda l’insegnare come si passa dalla sceneggiatura alla realizzazione concreta ed efficiente di un cortometraggio a basso costo, in modo che gli aspiranti sceneggiatori possano arrivare ad appagare completamente la propria creatività dando vita alla loro storia.

  135. framan
    12 ottobre 2010 a 22:24 | #135

    …….. intanto grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee :-)
    Vado a leggere!!!!

  136. Paolo Carboni
    12 ottobre 2010 a 21:06 | #136

    2. indubbiamente, 2.

    e grazie per la tua generosità

  137. unlike
    12 ottobre 2010 a 18:29 | #137

    Dopo le due ulteriori lezioni annunciate, apprezzerei molto una nuova “pausa zen”. La tecnica è importante, e ti sono molto grata per averne voluto condividere i segreti con noi…ma la lezione n.3, a oggi, è quella che ha maggiormente contribuito a chiarirmi le idee (ancora piuttosto confuse, come si conviene a una principiante).
    Ovviamente, mi rimetto alle decisioni della maggioranza.

  138. FabioTs
    12 ottobre 2010 a 17:54 | #138

    “E infatti gli schemi secondo me non servono per scrivere: servono per riscrivere.”

    Grazie Fabio, sei interessante e rassicurante.
    Prossime lezioni? Punterei sulla riscrittura e nello specifico: se sono da solo, come faccio a capire cosa non funziona? Come faccio a leggere un mio lavoro in modo oggettivo?

  139. babax
    12 ottobre 2010 a 16:55 | #139

    Questa faccenda della suddivisione in atti e pagine la trovo molto confortante.. sembra un po’ una coperta di linus per scrittori in difficoltà (..quasi sempre..) ed ha proprio l’aria di funzionare. Anche lo scrivere di tutto di più creando del materiale da rivedere per attingere è un’idea che mi piace proprio. Per il dopo a me era piaciuta molto la lezione 3 (e sopratutto per il piacere di leggerla). In quanto a contenuti mi ritengo in balia di te buon Fabio, potrei leggere le tue bellissime lezioni anche se fossero di cucina.. :)

  140. martino
    12 ottobre 2010 a 11:05 | #140

    bella lezione,
    io sono dell’idea che se uno riesce a capire che la struttura è uno strumento (esattamente come la penna o il computer) e nulla più (non certo una legge divina che se la svolta è due pagine dopo ODDIO!!!) non solo la qualità scrittura lievita ma è anche più piacevole il processo.
    Personalmente trovo che la suddivisione di Blake Snyder fatta nel libro “Save the Cat” mi si addica di più, lui entra un po’ prima nel secondo atto dicendo che “tanto la gente ha visto il trailer e se è la storia di una nonnina che fa la poliziotta vuole probabilmente vederla inseguire i cattivi in auto e non tanto capire come ci è arrivata”.
    ciao
    martino

    ps: io voto l’opzione 1

  141. sae
    12 ottobre 2010 a 11:05 | #141

    Grazie per la lezione! Sulla questione finale, io voto per “entrare nello specifico della sceneggiatura” con approfondimenti su dialoghi e scene.

  142. Marisa Melchiori
    12 ottobre 2010 a 10:47 | #142

    Ciao Fabio

    grazie ancora per la lezione.
    ecco il mio voto.
    opzione uno, avventurarci nella narrativa, magari entrando nello specifico della stesura parlando dei dialoghi, parti descrittive e altro.
    ad ogni modo mi fido di te. sicuramente andrà bene.
    a presto
    Marisa

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