LEZIONE DUE

“Il magico trio: Desiderio-Ostacolo-Conflitto”


Una storia vera

Partiamo da una storia vera, che riguarda me e voi. Nel raccontarvela la drammatizzo, per farne un “modellino di storia” che serve a fissare le categorie che abbiamo studiato o studieremo (sono quelle in grassetto). Sia chiaro che “drammatizzare” significa “falsificare”. La storia così non è più vera. Come sostiene Nabokov, “dire che un romanzo è una storia vera significa offendere sia la verità sia il romanzo”.

Uno sceneggiatore di commedie ha una felice vita professionale (situazione precedente). Una notte sogna una promessa fatta in gioventù (incidente scatenante) e decide di fare un corso gratuito su Internet per regalare ai più giovani le cose che ha imparato (desiderio esplicito). Crea un sito, scrive la prima lezione, riceve bei commenti, è contento. Poi però non riesce a scrivere la Lezione 2 perché ha troppo lavoro (primo ostacolo). Supera l’ostacolo lavorando duro per un mese e ritagliandosi alcuni giorni per scrivere la Lezione 2. Ma si incarta, non trova il bandolo della matassa, i giorni previsti non bastano nemmeno ad iniziare, si ritrova confuso e incerto (secondo ostacolo: interiore, più difficile). Intanto altri lavori premono, gli utenti protestano, lui aggira l’ostacolo in modo creativo: pubblicando la lezione 3. Passa un altro mese, stavolta deve proprio scrivere la Lezione 2: ci si mette ma… non ci riesce. Lui, che riesce a scrivere tutto con una certa facilità, stavolta è bloccato. Ogni volta che affronta la lezione 2, finisce per fare altro. Comincia a preoccuparsi. Decide di rimettersi a studiare i suoi antichi libri: ma per farlo occorre molto tempo, buca qualche scadenza di lavoro e qualche impegno familiare. La maledetta Lezione 2 gli sta rovinando la vita: i produttori protestano per i ritardi, la moglie lo sgrida per le assenze, gli utenti del corso perdono fiducia (terzo ostacolo, ancora più duro, conflitti generali). Lui va in crisi, ormai perso nei testi che s’è rimesso a studiare, non ci capisce più niente. Una sera riguarda tutto quel che ha scritto sul tema e non funziona. Capisce una cosa tremenda: lui non riuscirà mai a scrivere la Lezione 2 se non prendendosi un tempo enorme, che proprio non ha (quarto ostacolo, insuperabile). A quel punto decide di rinunciare al corso gratuito di scrittura, scrive a tutti una mail in cui dice “ho sbagliato, questa cosa mi porta via troppo tempo, non ce la faccio”. Sta per spedire la mail a 400 indirizzi ma (colpo di scena) arriva una telefonata, è costretto ad andare a casa per un problema che lo costringe a stare sveglio tutta la notte.

In quella notte riflette, e si rende conto che non sta scrivendo la seconda lezione, sta scappando da qualcosa, una verità che non vuole conoscere. Nella stanza della sua veglia sono appese le locandine di tutti i film che ha scritto. Le guarda e ha una rivelazione: in tutti i film che ha scritto c’è lo stesso errore, la mancanza di un Nemico davvero cattivo! E il Nemico era il tema della lezione 2…

Affronta il suo problema in una dura lotta, guardando dentro se stesso (la dura lotta sarebbe il Climax, che in questa storia non è molto spettacolare ma pazienza) sino a trovare il coraggio di digitare la frase che segue: nelle sue storie non ha mai dato il giusto peso alla figura del Nemico perchè non ha mai voluto affrontare il Male del mondo, il male irrimediabile, quello che non cambia e non si redime. Lui scrive commedie per fuggire quel Male, perché questa è la sua Paura Nascosta. Quel Male lo spaventa così tanto che lo teme persino sulla carta (notate il sottile legame della Paura Nascosta col Desiderio Esplicito che era l’esatto contrario. Un esempio di Bene totale: fare un regalo a tante persone senza chiedere nulla in cambio).

Saltato questo tappo interiore, il problema tecnico svanisce e il protagonista scrive con grande facilità la benedetta Lezione 2. Anzi ora è così facile che il materiale lievita, la lezione raddoppia, poi triplica, nascono la Lezione 2 Bis e la 2 Tris. Ma appena ha finito, anziché mettersi a scrivere una nuova commedia, scrive una tragedia.  E’ cambiato. Ora è pronto a far entrare il Male nelle sue storie.

Fine.

PRECISAZIONE: Ripeto: per farla diventare un “modellino di storia”, ho dovuto drammatizzare, per cui alla fine la storia è inventata. Non è vero che ho sbagliato il Nemico in tutti i miei film, non è vero che ora scriverò solo tragedie, non ho mai scritto una mail per dire “rinuncio a fare il corso” e soprattutto non ho appese in casa le locandine di tutti i miei film! Non è vero neanche che lo scontro con la Lezione 2 sia stato così drammatico, non ho litigato con la mia compagna o con i produttori. Quindi è tutto finto? No.

E’ vero che sulla Lezione 2 mi sono incartato per un po’ di tempo perché lì dentro c’erano cose su cui, in questa fase della mia vita, volevo io stesso re-imparare. E’ vero che queste cose riguardavano la figura del Nemico, e più in generale gli ostacoli e i conflitti: insomma “il male” di una storia.

E’ vero anche che ho capito una cosa: nella scelta di fare questo corso, oltre al desiderio conscio di regalare qualcosa agli altri, c’era un desiderio personale di imparare più forte di quanto credessi.

Da tutto ciò il ritardo, di cui mi scuso. Il resto è fantasia.

Ora però abbiamo un “modellino” di storia. E’ una brutta storia ma è interessante perchè contiene tutti gli elementi. Abbiamo cioè:

- Un Personaggio con un Desiderio Esplicito (qua: regalare sapere agli altri), un Desiderio Nascosto (imparare per sé) e una Paura Inconscia (affrontare il Male nelle storie che scrive).

- Un’Area di Pericolo del Personaggio (il suo rapporto col Male) che il desiderio esplicito e la paura inconscia suggeriscono.

- Un Incidente Scatenante che mette a fuoco il desiderio del personaggio e avvia in pratica la storia (la decisione di fare il corso).

- Una Escalation di Problemi che si oppongono al desiderio di fare il corso (la difficoltà di scrivere la Lezione 2).

- Un Nemico (in questo caso è qualcosa che sta dentro il personaggio stesso).

- Un momento di Resa & Sconfitta in cui tutto sembra perduto (la mail che dice “rinuncio al corso”).

- Un momento in cui il personaggio capisce l’importanza della vera posta in gioco (Apice di Consapevolezza) e decide di affrontare il proprio nemico.

- Un momento in cui il personaggio lotta contro il proprio nemico (Climax: che in questa storia fa schifo ma non importa).

- Il Cambiamento Finale (un cambiamento del personaggio dovuto all’esito positivo o negativo dello scontro).

Inoltre, in ordine sparso, in questo modellino troviamo anche:

- Qualche barlume di Colpo di Scena, che non guasta mai.

- Dei bivi che costringono il personaggio a Fare delle Scelte.

- Un accenno di Rischio Reale per il Personaggio (se non capisse questa cosa si condannerebbe ad una scrittura inautentica).

- C’è inoltre una corretta Escalation dei Problemi perchè la difficoltà di scrivere la Lezione 2 inizia con una semplice “mancanza di tempo”, prosegue con “confusione e blocco” (più grave), crea “liti col mondo esterno” (ancora più grave) e culmina con il “non ci riuscirò mai” (più grave di tutte perché è una resa).

- C’è qualche accenno di potenziale Sottotrama da sviluppare (perché la telefonata che giunge a deviare il corso della storia è troppo casuale: va preparata in precedenza, inserendola in una storia laterale, che diventerà appunto una sottotrama).

Un test utile

Continuiamo a studiare questo “modellino di storia”. Il fatto che sia una brutta storia ci è di grande aiuto. Possiamo infatti cercare di capire perché è brutta da un punto di vista tecnico. In questo modo capiremo meglio come funziona il modello e a cosa serve. Vediamo dunque gli errori tecnici di questa storia.

Primo: il Problema del Protagonista (che ripetiamo è anche “il Tema della storia”) riguarda il rapporto con la scrittura. E’ un po’ finto. Chi legge ha la sensazione, magari inconscia, che quel personaggio abbia problemi più gravi. Quindi più interessanti. L’autore non dà l’impressione di aver azzeccato la vera “area di pericolo” del personaggio. Sembra occuparsi di un suo problema secondario. E’ un peccato mortale: anche se chi legge non fa tutti questi ragionamenti, sente a istinto certe cose, e reagisce alla storia con la principale delle stroncature: “chissenefrega”

Due: è importante notare che il “chissenefrega” parte nella mente del lettore già quando appare nella storia l’Incidente Scatenante (il sogno) che mette a fuoco il Desiderio del Personaggio (fare un corso di scrittura gratis). Siamo all’inizio ma chi legge fa una faccia che nei fumetti è accompagnata dal “mumble mumble”. Si intuisce che, se questo è il primo passo, non sarà una camminata memorabile.  Questa è la prova che tema, area di pericolo del personaggio, incidente e desiderio del personaggio sembrano cose diverse ma sono in realtà la stessa cosa. O funzionano tutte o nessuna.

Tre: Il Nemico è piatto perché si trova a un solo livello: tutto dentro al personaggio. Non ci sono antagonisti e ostacoli esterni. Protagonista e Nemico sono la stessa persona. In pratica, è uno che se la canta e se la suona. Certo, se l’autore fosse Svevo o Proust potrebbe funzionare lo stesso ma, ritenendo improbabile che decine di nuovi Svevo e Proust stiano seguendo il mio corso di scrittura on-line, di queste eccezioni non parlo.

Quattro: la Posta in gioco è troppo piccola. Il Rischio profondo del personaggio è non capire che vuole far entrare il Male nelle sue storie e quindi condannarsi ad una agiata e divertente esistenza da autore di commedie di successo. Uno pensa “ma vattene un po’ affanculo”, e chiude il libro. Anche il Rischio concreto è basso. Sostanzialmente il personaggio rischia di fare una brutta figura se interrompe il corso gratuito. Un rischio da niente, che  produce un altro “chissenefrega” clamoroso. In una buona storia la posta in gioco riguarda cose di vitale importanza, almeno per il personaggio. Se il rischio profondo e il rischio concreto sono così insignificanti, perché diavolo devo passare ore a seguire le gesta di sto tizio?

Detto ciò, è inutile continuare la critica esaminando l’escalation di problemi, il momento di resa & sconfitta, l’apice di consapevolezza, il climax, il finale…Quando gli elementi iniziali della storia sono deboli, è illusorio sperare che quelli successivi migliorino. E’ molto più facile fare 5 + 1 all’Enalotto.

La storia come organismo

Coi termini in grassetto che appaiono in tutte le 5 pagine precedenti, dovete fare amicizia. Sono gli strumenti con cui si costruisce una storia. Alcuni li abbiamo già visti, altri li vedremo. In ogni caso ciascuno tornerà spesso, a volte raccontato in modo diverso. Il problema è che a mio avviso non si può scomporre una storia nei suoi vari elementi, definirli una volta per tutte e poi passare oltre. Una storia è infatti un organismo vivente, ogni parte esiste e ha senso solo in relazione con le altre.

Scrive Henry James “Cos’è un personaggio se non la determinazione di un incidente? Cos’è un incidente se non l’illustrazione di un personaggio?”.

E lo sceneggiatore Doc Comparato: “Tra personaggio e storia intercorre lo stesso paradosso che esiste tra l’uovo e la gallina: non si può dire chi sia apparso per primo”.

O Flannery O’Connor: “I personaggi si svelano mediante la trama, e la trama è a sua volta condotta mediante i personaggi”.

Insomma, i diversi elementi che formano una storia sono fusi tra loro. Lo dimostrano anche  due opinioni diametralmente opposte, una di Stephen King…

Partire da un tema prestabilito è un buon modo per scrivere male. Un buon romanzo parte sempre dalla storia per arrivare al tema: quasi mai comincia dal tema per diventare storia.

E una dello sceneggiatore Paul Schrader (Taxi Driver, Toro Scatenato, American Gigolo, ecc)

Primo, bisogna avere un tema, qualcosa che si vuole dire. Poi bisogna trovare una metafora che esprima quel tema. Quindi una trama che rifletta accuratamente il tema e la metafora. Se si procede all’inverso è molto difficile lavorare.

I due dicono cose opposte: ma chi ha ragione? Nessuno ed entrambi. E’ che i diversi elementi (tema, personaggio, trama, incidente, eccetera) in una buona storia sono perfettamente integrati e si modificano a vicenda, in una rete di condizionamenti così fitta che è impossibile isolare e trattare un elemento una volta per tutte. Non sono elementi diversi, sono una creatura organica, un “tutto unico” che non può essere scomposto perché è una esperienza umana.  Perché, santo Gesù, è una storia.

Per questo motivo riprenderò spesso i vari elementi. Se parlo del personaggio in relazione al tema o al climax, dirò cose diverse. Così come se parlo del Nemico in relazione al personaggio o al tema, il discorso cambia. Quindi mi prendo il diritto di riparlare di una cosa ogni volta che mi va, senza chiedermi se sembra una ripetizione o no.  Infatti ripartiamo da cose già dette nella lezione 1. Tiè!

Esseri desideranti

Abbiamo detto che un personaggio deve avere un desiderio, un obiettivo, una meta, una volontà. Insomma, deve volere qualcosa. Ma perché? Vediamolo in modo più specifico.

Uno: Il desiderio del personaggio ci aiuta a mettere in moto la storia. Non serve inventare sofisticate trame. Quando un personaggio vuole qualcosa, basta far accadere un fatto che ostacoli o assecondi il suo desiderio e lui, quasi da solo, reagirà mettendosi in modo. La storia parte così, quasi senza far nulla. Come diceva Fitzgerald, “le belle storie si raccontano da sole, quelle brutte bisogna raccontarle”. Per far agire un personaggio che vuole qualcosa, basta un piccolo evento ben scelto. Smuovere un pelandrone amorfo e senza desideri è una faticaccia.

Due: Il desiderio aiuta a creare un personaggio vivo. Noi siamo esseri desideranti. Noi vogliamo. Ci sono solo tre tipi di persone che non hanno desideri: quelle che stanno al cimitero, i protagonisti delle brutte storie, e i giovani “senza desideri” inventati dalle inchieste giornalistiche. Tutte le persone reali  e vive invece di desideri ne hanno, eccome. Dare al vostro personaggio un desiderio significa renderlo più vero e più vivo.

Tre: Il desiderio aiuta a creare empatia col personaggio. Quando vediamo qualcuno che desidera qualcosa, ci riconosciamo così tanto in lui che tendiamo a fare il tifo. Il meccanismo è così forte che avviene anche se il desiderio è criminale. Le polemiche sui film che “eroicizzano” la mafia nascono solo da questo. Un personaggio che persegue la sua meta ci ispira tanta empatia che finiamo per fare il tifo anche se il suo obiettivo è orrendo.

Quattro: Il desiderio dà una enorme mole di informazioni. Se diciamo che il principale obiettivo di un personaggio è una bicicletta con cui andare al lavoro abbiamo già detto tanto di lui, della sua condizione sociale e del paese in cui vive. Una semplice informazione emozionale (cosa vuole) ci risparmia noiose descrizioni.  E poi quando sappiamo cosa vuole davvero una persona ci sembra di conoscerla. Pensate a chi può avere questi quattro desideri: un lavoro fisso, uno yacht, un bacio, una dentiera che non si vede. Leggendoli, non avete già visualizzato il tipo di persona che potrebbe provarli? Non vi è apparso un barlume di volto, un genere sessuale, un’età o magari, misteriosamente, persino un colore di capelli? Dire “cosa desidera”, significa forse dare l’informazione più densa e significativa su un essere umano. In una o due parole c’è un mondo, una personalità, a volte persino un corpo.

Cinque: Il desiderio, o volontà, del personaggio ci fornisce informazioni anche sui problemi nascosti che lui stesso non sa di avere. Il tizio che nella nostra storiella inizia regalando un corso di scrittura, è ovvio che da qualche parte ha qualche suo conto da regolare con lo scrivere (parlo della storiella, non della realtà!). In altre parole: la volontà del personaggio ci fornisce una prima indicazione per capire dove si trova la sua area di pericolo, quel territorio misterioso che a volte si scopre solo scrivendo, come in una caccia al tesoro.  L’obiettivo del personaggio ci dà la prima traccia di dove si trovi. Se il personaggio vuole guadagnare 10.000 euro per rifarsi il naso, o riconquistare i propri figli dopo 10 anni di carcere, è chiaro che la sua “area di pericolo” è ubicata in zone molto diverse della psiche. Il desiderio del personaggio indica la direzione in cui guardare. Avvertenza: su questo tema (rapporto fra desiderio e area di pericolo) bisogna trovare soluzioni vere ma anche interessanti, cioè poco scontate. Prendete il personaggio di un ricco che vuole diventare ricchissimo (desiderio) perché è nato povero e quindi ha un terrore inconscio della miseria (area di pericolo)….è sicuramente un personaggio vero, ma è non è molto originale né interessante.  Perché? Perché la relazione tra i due poli è meccanica: “nato povero = terrore della miseria”. Accade che ci siano esseri umani che funzionano così ma più spesso la relazione tra desiderio e area di pericolo non ha questo stile piatto da “2 + 2 = 4″, perché è costruita dalla “fantasiosa precisione” dell’inconscio. Proviamo a pensare altre soluzioni: un uomo ha il terrore inconscio della miseria e lo esprime…come?

A: Regala soldi ai poveri per aiutarli però li nega ai propri figli, perché vuole educarli a quella vita di stenti che teme come una minaccia sempre incombente. Pensatela dal punto di vista dei figli, ai quali questa scelta di dare soldi a sconosciuti e negarli a loro appare orrenda e incomprensibile. La storia è già un filino più interessante.

B: Tenta una operazione spericolata che lo conduce in miseria, così può affrontare di nuovo l’incubo della sua infanzia e scoprire che ora ha le risorse per affrontarlo. Alla fine sarà di nuovo benestante ma senza più ansie di povertà.

C: Si traveste da operaio e si fa assumere in una delle sue fabbriche mosso dal desiderio esplicito di “vedere come funziona l’azienda” e dalla voglia segreta di misurarsi con quella vita povera che lo atterrisce. Ma il suo socio approfitta dalla sua lontananza per fregarlo, e lui si ritrova davvero ad essere un operaio.

Eccetera eccetera. In questo momento non sono in forma e gli esempi non sono granchè, ma avete capito. La relazione tra area di pericolo, paura nascosta e desiderio esplicito segue anche vie molto creative perché possiede la “fantasiosa precisione” dell’inconscio. Ed è questa che bisogna imitare. La precisione non basta, la fantasia men che meno. “Fantasiosa precisione”.

Sei: Il desiderio esplicito del personaggio conferisce una direzione concreta alla storia. Dal suo desiderio discendono gli ostacoli che si troverà di fronte, la lotta di valori in gioco, la natura dei suoi nemici e delle battaglie che dovrà affrontare. E’ chiaro che se il desiderio del personaggio è fare pace con la sorella, comprare un grande cavallo da corsa o trovare del tritolo per fare un attentato, gli ostacoli che avrà davanti saranno molto diversi. Per questo tra l’altro, il desiderio deve essere chiaro. Come dice Alonso De Santos “Senza una chiara meta dei personaggi la storia sarà confusa e si muoverà da una parte all’altra. La meta (del personaggio) decide che direzione far prendere alla trama”. Si può anche dire che il desiderio esplicito del personaggio è il seme della storia. Quello da cui nasce tutto.

Sette: Ricordate che il desiderio del personaggio deve essere capito dal lettore (o dallo spettatore) in un tempo ragionevolmente breve e deve essere fondamentale per il personaggio. Non importa quanta importanza “oggettiva abbia”: per lui deve essere una questione vitale. Da questo dipende la tensione drammatica. Ancora Dos Santos, che ce l’ho sottomano: “Se nell’opera non c’è in pericolo qualcosa di importante (l’amore, il potere, il futuro, la sopravvivenza, l’onore, la dignità, la vita…) la trama non avrà forza”.

Se l’obiettivo del personaggio è comprarsi un vestito per fare il figo in discoteca, non avrete molta tensione nella storia. Però non è detto. Se è un indiano e il vestito nuovo gli serve per il matrimonio dell’unica figlia, che sarebbe disonorata da un padre vestito male alla cerimonia, la faccenda acquista un altro peso. Adesso il vestito mette in gioco l’onore, l’amore paterno, la dignità. Adesso per quel vestito si lotta davvero. Per quel vestito si può rubare. Forse, portando all’estremo la storia, si può persino uccidere.

Secondo me spesso le grandi storie hanno desideri piccoli che arrivano ad assumere una importanza epica: la bicicletta di De Sica e Zavattini ne è un esempio perfetto.

Insomma, prima di stabilire cosa vuole il vostro protagonista pensateci bene. E’ la pietra miliare della vostra storia.

Infine, io l’ho chiamato desiderio, molti teorici usano nomi differenti. Si parla di volontà del personaggio (Mc Kee), di obiettivo (Stanislavskij e Lavandier), di meta (De Santos), e poi di scopo, traguardo, target e chi più ne ha più ne metta. Tutte queste parole servono solo a martellare una frase: mettete in scena personaggi che vogliano qualcosa! E’ incredibile come una raccomandazione così semplice venga dimenticata tanto spesso.

Gardner riassume meravigliosamente la faccenda: “In quasi tutta la buona narrativa, la struttura base -pressoché inevitabile- della trama è: un personaggio principale vuole qualcosa, persegue il suo obiettivo malgrado le opposizioni (compresi forse i suoi stessi dubbi) e così giunge ad una vittoria, ad una sconfitta o al niente di fatto“.

Se manca “un personaggio che vuole qualcosa” la storia non ha benzina.

Precisazioni sul desiderio

Il fatto che il personaggio abbia una volontà chiara non significa che debba somigliare per forza all’eroe americano che vuole salvare il mondo e si scontra con tutti i cattivi della terra o dello spazio. Possiamo creare volontà più sottili, se ci piace. Ne La coscienza di Zeno, il protagonista vuole diventare un uomo più attivo e deciso. Ma è convinto che ci riuscirà solo smettendo di fumare, cosa che non sa fare. Su questo si intorcina per centinaia di pagine perché il suo obiettivo e il Nemico che vi si oppone, sono entrambi dentro di lui. Il romanzo è la storia di questo conflitto interiore, che porta a una esplorazione profonda del personaggio.

Altro esempio. Un vecchio film di Ferreri El Cochechito ha per protagonista un anziano. I suoi tre amici hanno infermità alle gambe e i figli comprano loro carrozzelle a motore, con cui vanno a fare piccole gite. Il protagonista sta bene, quindi non ha la carrozzella. Però resta escluso dalle imprese degli amici infermi e “motorizzati” che partono per una allegra gita al fiume mentre lui resta solo nell’afa della città. Nasce quindi in lui un desiderio bizzarro ma logico: vuole la carrozzella! Quindi simula una infermità alle gambe che non ha per convincere i figli a comprargliela.

Come vedete, abbiamo un personaggio che ha un desiderio forte, ed è così determinato a realizzarlo da essere pronto a tutto. Al tempo stesso non ha nulla a che spartire col volitivo mascellone da film americano. E’ un anziano delicato e poetico che si finge paralitico per non essere più solo.

In genere nella vecchia Europa, forse in analogia a quanto succede nella vita sociale, accade meno spesso che la storia si metta in moto perché il protagonista vuole qualcosa. Molte volte sono le circostanze esterne a premere sul protagonista, creando la sua volontà.

Un esempio classico è il Processo di Kafka: Josef K., messo sotto accusa dal Tribunale per motivi misteriosi, non porta avanti l’azione, la subisce. Ciò che lui desidera è solo tornare alla situazione precedente. Poi nel corso della storia matura altri desideri (difendersi, sapere di quale reato è accusato) che però nascono solo come reazione a qualcosa di esterno che gli è accaduto.

Si tratta però distinzioni da critici. Per chi scrive non cambia nulla se il desiderio del personaggio è autoprodotto o nasce come reazione a ciò che gli viene fatto dal vicino di casa, dallo Stato o da un Arcangelo. L’importante è che, in un tempo abbastanza breve rispetto all’inizio della storia, ci sia in scena un personaggio che vuole qualcosa. Il resto, per noi che dobbiamo scrivere storie, non ha alcuna importanza.

Una piccola spinta (l’incidente scatenante)

Scrive Simenon: “Un personaggio di romanzo è chiunque nella strada, è un uomo, una donna qualunque… Affinché diventino personaggi di romanzo mi sarà sufficiente metterli in una situazione tale da costringerli ad andare fino in fondo a se stessi… E’ facile, vedete. Non occorre neanche trovare una storia. Semplicemente degli uomini, degli esseri umani, nella propria cornice, nel proprio ambiente. La piccola spinta che li mette in moto…”.

La frase su cui voglio puntare l’accento è l’ultima: “la piccola spinta che li mette in moto”. E’ quello che Flannery O’Connor chiama “l’incidente”, Mc Kee “l’evento dinamico”, altri “l’incidente scatenante” o lo “starter”. In sintesi: è il motorino di avviamento della storia. Quello che spinge il personaggio ad agire (o lo costringe a reagire). Inutile tentare di classificare le forme che la “piccola spinta” o “incidente scatenante” può assumere. Può essere un fatto minuscolo o enorme, positivo o negativo, previsto o inaspettato: qualunque cosa. Una definizione pratica porterebbe solo a un elenco infinito (quindi inutile) di possibilità. Meglio tentare una definizione concettuale.

Primo: l’Incidente Scatenante che avvia la storia deve apparire come insolito nel mondo del personaggio. Questo nasce dal patto implicito tra chi scrive una storia e chi la segue, patto che suona più o meno così: “Amico, dammi un po’ del tuo tempo, in cambio giuro che non ti racconterò il tran tran quotidiano ma un’esperienza decisiva e significativa nella vita di uno o più personaggi”.

L’Incidente Scatenante, che cade abbastanza presto nella storia, è il primo momento con cui dite al lettore “Amico, lo vedi che il patto lo rispetto? Lo vedi che qua sta succedendo qualcosa?”.

La sensazione del “sta succedendo qualcosa” è la prima e più importante che dobbiamo suscitare. Non è legata alla grandezza degli eventi ma al loro significato per il personaggio. Un furto di bicicletta, come sappiamo, può bastare a creare una storia memorabile.

Quel che conta è che l’incidente sia in relazione col desiderio e la paura del protagonista. Chi segue la storia deve sentire che quello è il primo passo che condurrà il personaggio verso la sua area di pericolo. Attenzione, non ho detto che lo deve capire, è ancora presto: lo deve sentire. Come quando nella vita ci capita qualcosa che ci fa pensare “qua mi sto infilando in un guaio”. Magari non sappiamo perché, non abbiamo prove razionali però lo sentiamo. E in questi casi, alla fine, scopriamo sempre di esserci infilati in un guaio.

Per capire meglio la funzione dell’ incidente scatenante, vi faccio l’esempio di due storie che ho scritto (magari non saranno capolavori ma abbiate pazienza:  questo passa il convento).

E allora Mambo: Il protagonista ha assunto molte responsabilità: a 28 anni ha moglie, figli e un lavoro impegnativo. Assolve ai suoi doveri, ma rimpiange la giovinezza che non ha vissuto. Poi l’incidente: la banca per errore gli mette sul conto una somma enorme. Sorge spontanea la domanda “Ora che farà?”. Infatti è chiaro che questo incidente va a rimescolare il suo garbuglio non risolto tra responsabilità e rimpianti di libertà. Si sente che si sta infilando in un guaio! Quindi la storia ci interessa.

Si può fare: Siamo a inizio anni 80, il protagonista è un sindacalista “troppo avanti”, dice che la sinistra non deve combattere il mercato ma imparare a starci dentro coi propri valori. Incidente: per queste posizioni, il sindacato lo espelle e lo manda a dirigere una cooperativa di malati di mente che non sanno far nulla. Viene da chiedersi “Ora che fa?”. E’ chiaro che l’incidente va a rimescolare il suo garbuglio tra sinistra e mercato, solidarietà e competizione (infatti nascerà in lui un desiderio imprevedibile ma “logico”: trasformare 12 matti in un’azienda che compete sul mercato).

Io in sala i miei film li guardo girato all’indietro: non fisso lo schermo ma gli occhi di chi guarda. E vi garantisco che questi due “incidenti” funzionano. Fanno il loro mestiere. Quando avvengono il pubblico intuisce che sta succedendo qualcosa. Ancora non sa nulla, non ha capito nulla, ma intuisce che quell’incidente, su quel personaggio, produrrà qualcosa di significativo. Ancora non sa se la storia gli piace, ma ha capito che è una storia: non descrive il tran-tran ma tenta di raccontare un evento decisivo di un’esistenza. Il patto-base è rispettato.

Controprova: provate a invertire i due incidenti. Mandate il personaggio di E allora Mambo a lavorare fra i matti e la sensazione “sta succedendo qualcosa” scompare. L’incidente non è interessante, perché non rimescola il vero problema del personaggio. Alla domanda “ora che fa?” viene da rispondere “chissenefrega!”. Era frustrato prima, sarà frustrato adesso, è intuitivo che per lui non cambia nulla a livello esistenziale.

Lo stesso avviene se la banca accredita per errore una montagna di denaro al protagonista di Si può fare: è un idealista di sinistra, il portafoglio gonfio può anche fargli piacere ma non gli cambia nulla a livello esistenziale. La sua sfera di problemi e significati si trova altrove. Accade lo stesso identico fatto ma il pubblico pensa “qua non succede niente“.

(scusate la “personalizzazione” ma ho qualche pudore ad usare come esempi storie altrui: si rischia sempre di proiettare su altri autori i propri metodi e le proprie intenzioni. Usando le mie storie almeno sono sicuro che vi dico la verità su come sono andate le cose).

Identikit di un Incidente

Riassumiamo ora le caratteristiche che servono ad “omologare” un evento come Incidente Scatenante valido ad avviare la storia. Queste liste servono anche (forse soprattutto) in fase di revisione. Ad esempio, per fare il check up agli “inizi di storie” che avete certamente scritto come esercizio (non direte che non vi ho lasciato abbastanza tempo, eh?!).

L’incidente deve avvenire il più presto possibile. E’ ciò che mette in moto la storia, non può cadere troppo avanti. Soprattutto: fate attenzione a quello che lo precede. Spesso, sembra necessaria una lunga descrizione del personaggio per poter sentire tutta la forza dell’incidente. Non è così. Per raccontare la problematica esistenziale di qualcuno bastano pochi tocchi. Sentite cosa dice Milan Kundera sul personaggio di Thomas che, ne L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere, ha presentato con pochissimi tocchi: “la scarsità di informazioni non lo rende meno ‘vivo’. Perché rendere ‘vivo’ un personaggio significa: andare fino in fondo alla sua problematica esistenziale. Significa cioè andare fino in fondo ad alcune situazioni, alcuni motivi, alcune parole, direi, di cui è fatto. Niente di più”.

E quindi, siccome è difficile che i nostri personaggi siano più complessi di quelli di Kundera, non facciamola troppo lunga. Il tempo che passa tra l’inizio e l’incidente deve essere il “minimo sindacale” per capirne la portata, non di più. Negli esempi che ho fatto, l’incidente accadeva dopo pochi minuti di film (5 e 3, vado a memoria). Poi è chiaro che se la storia riguarda lo sterminio della civiltà Azteca, prima di far arrivare gli sterminatori dovrò raccontare un po’ la civiltà Azteca, e mi servirà più tempo. Insomma, il “quanto concreto” lo decidete voi. Ma il “quanto concettuale” è chiaro: il minimo possibile. Ricordate che prima dell’incidente, il lettore non ha ancora avuto la prova che voi rispettiate il patto: vi sta seguendo “sulla fiducia”, non approfittatene troppo. Dategli il prima possibile la benedetta sensazione che sta succedendo qualcosa.

L’incidente deve essere legato al desiderio esplicito del personaggio, alla sua paura e al suo desiderio nascosto. Si deve sentire (non capire con certezza) che la reazione all’incidente avvicina il personaggio alla sua area di pericolo.  Lo dico in modo sintetico perché ne ho già parlato ma è un punto fondamentale.

L’incidente deve avere una sua forza coattiva. Tenete conto che, se il personaggio può infischiarsene, per la nota legge della pigrizia umana, lo farà. La “piccola spinta” di cui parla Simenon deve essere qualcosa che il personaggio non può ignorare. Può essere oggettivamente una cosa molto piccola ma per il personaggio non è trascurabile.

Deve essere un evento credibile, naturale, non forzato. C’è chi alla prima riga si sveglia che è uno scarafaggio, ma è un’eccezione. Nelle storie normali, la “piccola spinta” è un evento che odora di realtà. Funziona meglio.

E’ ovvio ma lo dico lo stesso: l’incidente è ciò che mette in moto la nostra storia, quindi deve essere anche interessante, bello, appassionante, potente, originale, e chi più ha aggettivi ne metta. Ricordiamoci che il metodo serve solo a capire come creare una struttura funzionante. Non facciamo che per seguire il metodo, ci scordiamo l’obiettivo principale: scrivere cose che sia bello leggere. Al contrario, il metodo aiuta a capire quali sono i punti in cui dobbiamo dare il massimo delle nostre risorse di creatività, stile, fantasia, precisione, verità, emozione: l’incidente scatenante è uno di questi.

Ostacoli & Conflitti (una fitta rete di traversie)

E’ giunta l’ora di definire la materia prima con cui si porta avanti una storia. Prima di leggere, provate a indovinare di che si tratta? Emozioni? Avvenimenti? Valori? Stile? Azione?  O cos’altro? Scrivetelo in un foglietto.

E ora confrontatelo con quella che secondo me è la risposta giusta: la premiata ditta  Ostacoli & Conflitti.

Come scriveva Truffaut “Probabilmente è grazie a tutti gli ostacoli contro i quali si scontrano, che il pubblico ha potuto simpatizzare con i miei personaggi”. E Dickens in una lettera sprizzava ammirazione per un collega capace di “Gettare fin da subito il personaggio in una fitta rete di traversie”.

Ostacoli & Conflitti sono l’essenza di una narrazione. E’ un punto su cui non esistono distinzioni di mezzi. Un teorico della sceneggiatura, Robert Mc Kee, scrive “In una storia nulla progredisce se non attraverso il conflitto. Il conflitto sta alla narrazione come il suono sta alla musica (…) La legge del conflitto è ben più che un semplice principio estetico; è l’anima della storia”.

Un autore di teatro, Alonso De Santos ribadisce: “La maggior parte degli artisti e dei teorici teatrali di tutte le epoche è d’accordo nell’affermare che l’elemento esenziale che caratterizza -e struttura- l’opera drammatica è il conflitto”.

E un romanziere, Chandler va più diretto: dice che quando scriveva, appena sentiva cadere la tensione, faceva apparire una pistola alle costole di Marlowe, poi con calma avrebbe pensato chi diavolo la teneva e perché.

Ostacoli & Conflitti, per chi crea storie, corrispondono alla farina e al lievito dei fornai.

Ora però devo fare una precisazione: userò il nome della premiata ditta “Ostacoli & Conflitti” come contenitore in cui rientra tutto il “male” che il personaggio incontra nella storia, cioè tutto ciò che si intromette fra lui e i suoi obiettivi. Può appartenere a 4 categorie:

1. Esseri umani (conflitto interpersonale)

2. Natura (conflitto ambientale)

3. Società, gerarchie, regole, usi, convenzioni, pregiudizi, eccetera (conflitto sociale)

4. Problemi, dubbi o incapacità del personaggio stesso (conflitto con se stessi).

Le storie meglio riuscite pongono davanti al personaggio conflitti e ostacoli che si trovano a più livelli. Tutte quelle di un qualche spessore prevedono il livello 4, quello del conflitto con se stessi (di cui sono prive ad esempio certe storie d’azione seriali in cui l’eroe non ha alcun problema se non quello di stendere tutti i suoi nemici).

Alcuni teorici, soprattutto nel cinema, trattano nel dettaglio la figura del Nemico o Antagonista a cui io non do uno status specifico perché, semplicemente, non è detto che “il male” incontrato dal personaggio venga da un individuo ben identificato. Chi è ad esempio il Nemico ne “La coscienza di Zeno” o in “Into the wild”? Non c’è, perché in queste storie il conflitto principale è interno al personaggio. In altre storie può essere un aspetto della società nel suo insieme (ad esempio il razzismo), o la natura (terremoti & disastri vari), o una combinazione di fattori.

Quindi preferisco l’espressione usata da Robert McKee, che parla in modo più vago, ma più preciso, di “forze antagoniste”. E’ più o meno il senso generico che io attribuisco alla Premiata Ditta Ostacoli & Conflitti.  Ne sono soci tutti coloro che mettono intralci sulla strada che separa il protagonista dal suo desiderio, e con cui il protagonista deve quindi lottare. Spesso, è quindi socio anche lui.

Intermezzo per le gentili lettrici

Basta. Sull’ultimo “lui” mi ribello, non ne posso più di tutti sti maschi. Il fatto è che, fin dall’inizio, ogni volta che voglio dire “Gli scrittori tendono…”, o “Il protagonista è…” mi viene da pensare: E le scrittrici? E le protagoniste?

Però non voglio fare come certi politici di centrosinistra che iniziano ogni frase con “cittadine e cittadini, elettrici ed elettori…”. Sei parole e ancora non hanno detto niente, intanto la Lega dice “via gli stranieri” (tre parole) e vola nei sondaggi!

Scherzi a parte, la scelta è spinosa. Come fare? Ignorare il genere femminile (peccato di cecità e misoginia) o raddoppiare le parole (peccato di noiosità)? Per puro amor del testo ho scelto il primo, sposando la convenzione maschilista della lingua.

Alla fine però in questo corso si sente terribilmente la mancanza delle donne, è troppo pieno di “personaggi” “scrittori”, “lettori”, “sceneggiatori”, “critici”. Mi sembra di stare in una di quelle tristi feste dell’adolescenza, in cui ci si ritrovava tutti maschi. Mi scuso con le lettrici (che tra l’altro dai commenti mi paiono ben più numerose dei maschi!!) e chiedo loro suggerimenti, tramite i commenti o i blog? Che fare?

Ho anche pensato di fare tre lezioni al maschile e poi tre tutte al femminile ma mi pare un po’ strano. Poi sarebbe tutto un “la scrittrice”, la “sceneggiatrice”, “la protagonista” che mi pare un po’ spiazzante se qualcuno ci capita per caso. Attendo pareri illuminanti.

A proposito di deviazioni, mi dice “l’amico dei computer” che sui motori di ricerca questo sito non appare ai primi posti perché non ricorre abbastanza spesso la frase che tutti cercano di più “corso di scrittura creativa”. Per forza non appare, perché “Corso di scrittura creativa” mi fa schifo. Esiste forse una scrittura non creativa? Ma dove? Nemmeno nelle multe c’è. Su quella riga in cui il vigile descrive l’infrazione in 5 parole si potrebbe fare un concorso letterario! Però bisogna rimediare, sennò chi cerca queste cose trova solo i corsi a pagamento. Quindi, per favore, mi scrivete ogni tanto nei commenti “corso di scrittura creativa”, anche così random, alla cazzo…Scrittura creativa, corso di scrittura creativa, imparare a scrivere…Che bel corso di scrittura creativa, no? E chissà se “Creativa corso scrittura” o “Scrittura corso creativa” funziona lo stesso? La risposta a un bel corso di scrittura creativa…O ricreativa? Corso. Scrittura. Creativa, come no?

Il conflitto come risorsa

Bando alle deviazioni, entriamo nel vivo di questo corso di scrittura creativa…Perché Ostacoli & Conflitti sono così importanti per chiunque si occupi di storie nei più diversi settori? Ci sono varie ragioni e la prima è assai semplice: da alcuni millenni la vita quaggiù funziona così. Noi desideriamo qualcosa e il destino si oppone. Punto. Le cose non sono cambiate neanche dopo l’avvento di sofisticate neo-avanguardie che trovavano noioso o borghese lo svolgimento classico della storia. La vita purtroppo è arretrata dal punto di vista narrativo, non frequenta l’università e crea meccanismi basici: io voglio questo, la realtà risponde “tiè”. Questo è. Era così quando dormivamo sugli alberi con le scimmie ed è così oggi che andiamo nei Resort: tra desideri e realtà si frappongono intralci davanti ai quali possiamo fare sostanzialmente solo due cose: fuggire o combattere.  Uno dei motivi principali per cui amiamo le storie è vedere come altre persone affrontano questa fondamentale sfida che viviamo tutti i giorni.

Secondo motivo. Edward M. Forster sostiene che “la narrativa è nata nelle caverne, attorno ai fuochi, coi selvaggi che dopo una giornata di caccia volevano ascoltare storie e continuavano a chiedere ‘E poi? E poi?’. Quando la domanda non gli sorgeva più, o si addormentavano o uccidevano il narratore”.  Oggi i narratori per fortuna non si uccidono più. In compenso, appena vanisce la domanda “E poi?”, si uccide la storia. Cioè si posa il libro, si cambia canale, sito, dvd, quel che è. Il movente principale per cui si segue una storia è la curiosità.

Ma qual è il modo più sicuro di suscitare curiosità? Nascondere informazioni? Creare mistero? Annunciare segreti terrificanti? No. E’ mettere un ostacolo davanti al personaggio e creare un conflitto! Chi segue la storia vuole sapere come va a finire. Finchè non gli date la riposta sta lì.

Il conflitto è il più potente produttore di curiosità. Se vediamo per strada due che litigano, ci fermiamo ad ascoltare per sapere come va a finire. Se invece vediamo due che si baciano, tiriamo dritti.  Altro esempio, guardate un talk-show dal vivo: vedrete che i politici si scannano gridando, ma appena il programma finisce continuano la discussione parlando civilmente. Perché non l’hanno fatto anche prima? Il conflitto crea curiosità. Parlassero civilmente, avrebbero meno spettatori (ora cominciano ad averne meno lo stesso perché molti annusano che il conflitto è finto, ma è un altro discorso, anzi no: è la prova che per creare curiosità serve conflitto vero, non un succedaneo simulato).

Facciamo un esempio pratico per chiarire (è un esempio di scrittura creativa in questo corso di scrittura creativa, scusate ma mi tocca). Scriviamo una mini storia: un capofamiglia disoccupato chiede una casa Popolare a cui ha diritto e gliela danno. Vi viene da chiedere “E poi?”? No, perché non c’è conflitto.

Giriamola così.  Un capofamiglia disoccupato chiede una casa popolare a cui ha diritto, ma arriva secondo: perché la casa viene data a una famiglia benestante e maneggiona che non la merita….Qua vi viene da  chiedere “E poi che succede?”  Qua volete sapere cosa fa il capofamiglia. Perché qua c’è conflitto tra desideri e realtà.

Quindi sappiamo che ora qualcosa deve accadere, e vogliamo sapere cosa. La si potrebbe anche mettere sotto forma di equazione: D + 0 = C. Desiderio più Ostacolo uguale Curiosità.

Terzo. Mettendo il personaggio davanti ad un ostacolo, lo costringiamo a rivelare chi è davvero. Gli esseri umani quando parlano di se stessi non dicono la verità. Quando agiscono sì.  Come dicevano già gli antichi greci “Il guerriero si rivela nell’azione”.

Ora vado di “taglia e incolla” e, asciugandole un po’, recupero in corsivo alcune parti della Lezione 1 che solo ora possiamo capire meglio.

Scrive David Mamet “non costituisce elemento idoneo a un dramma ciò che non si occupa della possibilità di una scelta degli esseri umani”. La trama è la macchina inventata dall’autore per costringere il protagonista a fare scelte. Il motivo per cui le storie sono interessanti è che al mondo nessuno riesce a capire chi è facendo ragionamenti: solo davanti ai fatti capiamo chi siamo. Che faccio se vedo una donna aggredita in una strada deserta da tre uomini col coltello? Se mi offrono ciò che desidero di più al mondo in cambio di una mazzetta? Se una persona cara si ammala e ha bisogno 24 ore su 24 di assistenza?

Su queste domande ciascuno ha tante opinioni, ma valgono zero. Ciò che conta, ciò che definisce chi siamo, è la scelta che facciamo quando le cose accadono. Nessuno lo sa prima. Possiamo ipotizzare, prevedere, fare buoni propositi. Ma solo quando la realtà ci costringe a una scelta, sappiamo chi siamo. Le buone storie, anche quando sono divertenti o comiche, si occupano di cose serie: di ciò che sono le persone, del perché lo sono e del come. E tutto questo ha a che fare con le scelte. Compito di chi scrive è dunque produrre scelte.

Sono tornato a queste parole (un po’ riassunte) perché ora conosciamo lo strumento tecnico che si permette di produrre scelte a volontà: Ostacoli & Conflitti. Non piazzati a caso ma sistemati tra il personaggio e il suo desiderio. Quando li trova, il personaggio deve fare una prima scelta: arrendersi o proseguire verso la sua meta. Se decide di proseguire deve fare un’altra scelta: come eliminare l’ostacolo. Lottando o aggirandolo? Usando l’astuzia o la forza? Con stile violento o seduttivo? Tenendo fede ai propri principi morali o abdicando? E così via per altre centinaia di possibilità.

Questa scelte ci dicono chi è il personaggio, e al tempo stesso provocano effetti che faranno nascere un altro ostacolo, da cui nascerà un’altra scelta, eccetera.  Ostacoli & Conflitti sono lo strumento con cui obblighiamo il personaggio a fare scelte e a rivelarsi.

Riprendiamo l’esempio del capofamiglia disoccupato che si vede fregare la casa da una famiglia benestante che non ne ha diritto. Che fa? Si mette a piangere? Si sfoga trattando male i familiari? Si ubriaca e così gli ritirano la patente, e perde anche i lavoretti in nero? Oppure reagisce con una denuncia alle autorità? Minaccia la famiglia benestante che gli ha fregato la casa? O addirittura, essendo stato colpito in quel che ha più caro, organizza rapine e sabotaggi per far sloggiare gli abusivi maneggioni?

Ognuna di queste reazioni definisce persone diverse. Nel momento in cui il personaggio fa la sua scelta, diventa una di queste.  Noi siamo le scelte che facciamo. Davanti ad ostacoli e conflitti, il personaggio è costretto a rivelarsi a se stesso, a chi segue la storia e spesso anche a chi lo sta inventando.

Avrete sentito tante volte la frase un po’ mistica da scrittore “A un certo punto il personaggio ha iniziato a decidere di testa sua”. Nel 90 per cento dei casi avviene così: lo scrittore mette un ostacolo davanti al personaggio e quello, anziché avere la reazione prevista, ne produce un’altra. La reazione a un ostacolo rivela il personaggio anche agli occhi dell’autore.

Creare personaggi non vuol dire pensare in astratto alla loro anima, ma metterli davanti a eventi che li costringano a dimostrare chi sono. Scrive Stephen King “Ciò che desidero è collocare un gruppo di personaggi in una certa situazione e vedere come si cavano d’impaccio. (…) Non ho mai preteso che dei personaggi agissero a modo mio. Al contrario, voglio che facciano a modo loro. Ci sono casi in cui la soluzione è quella che ho visualizzato io. Più spesso tuttavia è qualcosa che non mi aspettavo proprio”. Perché questo accada, è necessario mettere il personaggio in quella situazione lì: quella in cui “deve cavarsi d’impaccio”. Non sorprenderà se lo lasciate seduto ad ascoltare musica senza un problema che sia uno. Ostacoli & Conflitti costringono il personaggio ad agire e definirsi.

Quarto. Con Ostacoli & Conflitti raggiungiamo anche un altro importante obiettivo: raccontiamo il personaggio evitando descrizioni. Non diciamo chi è, vediamo cosa fa davanti a un problema, che è molto più efficace per capire chi è. In altre parole, applichiamo con naturalezza la regola aurea dei manuali americani di scrittura creativa: “show, don’t tell” (“mostra, non dire”).

Facciamo un nuovo esempio.  Immaginate come personaggio una donna che ha ereditato una azienda agricola di famiglia e crede profondamente nei sistemi naturali. Per qualche motivo, la storia richiede di spiegare con precisione i vantaggi e gli svantaggi del biologico per un agricoltore. Tema interessante ma se ci scrivo un monologo o un micro-saggio è una palla mortale. Come fare?

Semplice, basta dare alla protagonista un fratello che è stufo del biologico, vuole riportare in azienda i fertilizzanti perché si fatica di meno e si guadagna di più. I due litigano di brutto, lei si arrabbia, dice che così si fa del male alla gente, si danno ai bambini schifosi prodotti chimici, si rovina la terra per le generazioni future, eccetera eccetera.  I pregi del biologico escono tutti in fila (e così i suoi difetti, dalla bocca del fratello) ma non è più un noioso trattato o un monologo sfinente: gli stessi argomenti ora sono armi di un personaggio che duella con un antagonista e, come fanno gli umani, mescola gli argomenti razionali della disputa (biologico o no) con quelli personali: rancori di famiglia, vecchi litigi, presunte volontà del padre che è morto e non può più dire la sua, eccetera.

Sentite la differenza? Fredde parole-concetto diventano parole vive, calde, emotive, si colorano di vita e di ricordi. In più, ora le parole diventano azioni, perché è in corso un duello e le frasi ora sono attacchi, parate, ferite, persino colpi mortali. Parole trasformate in azioni, perché vengono usate in battaglia.

In sintesi, la semplice aggiunta di un conflitto ci dà molti vantaggi:

-trasforma una spiegazione in un’azione.

-rivela un sacco di cose sui due personaggi e sulla famiglia.

-produce curiosità perché vogliamo sapere chi dei due vince la discussione.

-crea un tifo, perché chiunque segua la storia prenderà le parti di uno dei due.

-fa nascere un personaggio che non c’era (il fratello) e che magari diventa importante! E può farne nascere un altro, perché a me verrebbe istintivo pensare che il fratello non vuole i fertilizzanti non perché è “cattivo”, ma per qualche altra ragione che coinvolge i suoi rapporti con la moglie o il figlio.  E sono nuovi personaggi che vengono alla luce. Nella mia esperienza, il conflitto è un potentissimo “concezionale”: fa nascere un sacco di personaggi.

In ogni caso, grazie al conflitto riusciamo a “mostrare” anzichè “dire”, a raccontare anziché descrivere, a produrre azioni anziché descrizioni. E persino un autore come Milan Kundera (che nei suoi romanzi si concede il lusso di ospitare micro-saggi) sostiene che “il codice esistenziale di un personaggio non è analizzato in abstracto, si rivela progressivamente nell’azione”.  L’azione del personaggio è la sua descrizione. E l’azione ha sempre a che fare col magico trio: desiderio-ostacolo-conflitto.

Se non c’è questo “magico trio” l’azione viene percepita come poco significativa,  non è più una azione ma una “devi-azione”. E’ quel che si prova in certe storie in cui accade di tutto ma ci si annoia come se non stesse succedendo niente. Andate ad analizzare, quasi sempre il problema sta lì: le azioni non nascono dal magico trio desiderio-ostacolo-conflitto.

Quinto: Dalla forza del Nemico discende la forza del personaggio. Prendiamo questa storia: due ragazzi si amano e vogliono sposarsi. Ostacolo: lui ha avuto una relazione con una donna un po’ folle che fa la vigilessa e, per non perderlo, lo perseguita di multe. Cercate di visualizzare il ragazzo, immaginate com’è.

Ora cambiamo: la donna pazza non fa la vigilessa ma il funzionario di polizia e per non perdere il ragazzo lo incastra in una indagine sul traffico internazionale di droga. Sa che lui è innocente e alla fine se la caverà, ma ci vorranno anni, intanto deve affrontare carcere, interrogatori, vergogna sui giornali, amici che lo abbandonano, la fidanzata che dubita di lui, i genitori in lacrime. Ora visualizzate di nuovo il ragazzo. Non è più tosto di quello che prendeva solo le multe?

Ma come è possibile? In entrambi gli esempi il ragazzo non ha fatto assolutamente niente. Come può sembrarci più o meno tosto? Per questo: la forza dell’ostacolo aumenta la forza del personaggio. Il tizio perseguitato dalle multe ci sembra un simpatico sfigato, il secondo quasi un eroe. Infatti la prima storia è una commedia e la seconda è un dramma.

Come è stato detto: la forza di Otello nasce da Iago. O, come ha scritto una volta  Umberto Garimberti, è solo grazie al tradimento di Giuda che Gesù Cristo può rivelare la sua grandezza. E un altro giornalista (mi pare Zucconi) scrisse che negli anni Ottanta Craxi ed Scalfari dovevano la loro fama al fatto di essere riusciti a definirsi reciprocamente come Nemico Supremo. Dimmi chi combatti, e saprò chi sei. Se il tuo nemico è la camorra organizzata o un collega di ufficio con la scrivania più grande, sei due persone molto diverse, non credi?

Per questo non capisco bene quei corsi di scrittura (scrittura creativa, sia chiaro, e per scrittura creativa intendo “scrittura creativa”, scusate ma ogni tanto mi tocca) dicevo, non capisco quei corsi in cui si raccomanda di costruire il personaggio scrivendo la sua biografia, il curriculum di studi, come si veste, come fa sesso, quanto guadagna, eccetera. A me sta roba non è mai servita granchè.  Non è così che ho mai capito un mio personaggio.  Mi è servito molto più dedicare energie a pensare un bel desiderio del personaggio e a mettere ostacoli potenti sul suo cammino. Vedendo come se la cava nei vari passaggi di questo scontro, capisco chi è, e scopro istintivamente come si veste, come fa sesso e cosa ha studiato da giovane. E’ l’azione che rivela l’anima, non il contrario. Costruire  a tavolino un’anima e poi sperare che agisca mi pare molto più difficile.

Insomma, per tutti i motivi che abbiamo visto, il Nemico rappresenta l’anima della narrazione. La premiata coppia Ostacoli & Conflitti è ciò che crea le storie. Nell’ideare queste cose occorre quindi molta attenzione, bisogna pensarle con cura, essere consapevoli che nella loro scelta occorre spendere il meglio delle proprie energie creative. Insisto tanto su questo perché oggi è facile sottovalutare questo aspetto. Al di là delle nostre lamentele, abitiamo infatti un’epoca “facile”, siamo quasi tutti ben nutriti e ben vestiti, chi aspira a scrivere in genere è anzi ottimamente nutrito e ottimamente vestito. In questo tipo di società, che a miliardi di umani del passato (o del presente che sta a diverse latitudini) pare letteralmente il Paradiso, chi scrive può sottovalutare l’importanza della Premiata ditta Ostacoli & Conflitti.

Nel dopoguerra in un certo senso era più facile scrivere storie: bastava mettere in scena un tizio a caso, e quello nel 90 per cento dei casi aveva poco cibo, pochi soldi, una casa malmessa e una vita durissima. Il puro istinto di sopravvivenza lo riempiva di desideri e la vita di ogni giorno lo tormentava di ostacoli. In altre parole, la struttura base della narrativa era la struttura base della società.

E’ però un errore capitale credere che oggi ci siano meno desideri, meno conflitti e meno ostacoli.  Sono solo più nascosti, più contorti, a volte più “costruiti” o più “artificiali”. Ma non per questo fanno meno male. In Occidente, una persona su tre (1 su 3!) nel corso della propria vita sperimenta la depressione, quella vera, quella che si cura con gli psicofarmaci. Cosa vuol dire, secondo voi? Secondo me vuol dire che esiste un oceano di desideri nascosti e ostacoli segreti, milioni di battaglie private che ciascuno combatte, quasi sempre da solo, e tante volte perdendo. Un oceano di desideri e conflitti celati. Un oceano di storie da raccontare. Da trovare. Da inventare.

Un secondo motivo psicologico per cui gli aspiranti scrittori a volte non danno la giusta importanza a Conflitti & Ostacoli è che, in giovane età (e in società pasciute), l’essere umano tende a coltivare l’illusione che il bello della vita cominci quando avrà risolto i propri problemi. In altre parole, i problemi vengono visti come un inciampo temporaneo, non come l’essenza dell’esistere.

L’antica saggezza popolare sa che le cose sono diverse. In tutti i dialetti c’è un proverbio quasi uguale, che dalle mie parti suona così “quando si finisce di costruire la propria casa, si muore”.  Per la saggezza popolare aver risolto tutti i propri problemi non significa iniziare del “bello della vita”: significa essere morti.

Essere vivi, per gli uomini come per i personaggi, significa affrontare guai. Lasciate i vostri personaggi con la casa finita, senza nessun problema, nessun ostacolo, nessun conflitto: vi moriranno immediatamente tra le mani. E non c’è nulla di peggio di una storia in cui i personaggi sono morti e lo scrittore non se n’è accorto.

Intermezzo (romanzo, cinema o teatro?)

Come intermezzo rispondo a una obiezione che nessuno mi ha fatto quindi forse è solo una mia paranoia. Ma la sento vagare nell’aria quindi ne parlo: questo metodo di costruzione della storia vale solo per il cinema o anche per la narrativa scritta? E’ possibile dire le stesse cose per due mezzi così diversi? O stai forse spacciando un “sapere da cinema” per metodo universale che vale anche nei romanzi?

La mia risposta è: questo metodo vale per cinema, letteratura, e anche per il teatro, il fumetto. Aggiungo, un po’ provocatoriamente, che si può usare anche in altri settori. Ad esempio, anche un politico che vuole attaccare un avversario crea una “storia”: individua un punto debole del nemico (area di pericolo), trova una notizia, un documento o un fuori onda che lo metta in difficoltà (incidente scatenante), lo fa pubblicare dai media provocando una reazione, a cui seguono controreazioni, eccetera eccetera.

Insomma, anche la politica costruisce “storie” che il lettore segue “a puntate”. L’unica differenza è che nella politica italiana non c’è mai il Climax e la risoluzione (cioè il cambiamento). Tutto resta sempre uguale. Per questo diciamo che è un teatrino. Sennò sarebbe teatro. E lo rispetteremmo di più.

Al di là di questa divagazione, sono convinto che le categorie per costruire una buona storia siamo comuni a tutte le arti narrative che si basano sulla durata (cinema, teatro, narrativa, fiction, fumetto). Non a caso, in questo corso cito indifferentemente romanzieri, sceneggiatori e autori teatrali senza che si noti la differenza: parlano tutti delle stesse cose, a volte anche usando gli stessi termini (ho poche citazioni dal mondo del fumetto solo per mia ignoranza in materia).

Oltre a questa “parentela di contenuti” fra i vari mezzi espressivi, va ricordato che negli ultimi anni le distinzioni sono saltate in modo oggettivo, nella realtà. Non esiste romanzo di successo che non diventi anche film, e ormai funziona anche al contrario: molti film escono contemporaneamente anche come romanzo. Gli scrittori di libri poi sono quasi sempre anche sceneggiatori, e ogni sceneggiatore finisce per pubblicare almeno un libro. Entrambi spesso sono anche autori di fiction e di teatro.

In altre parole: che mestiere fa David Mamet?  E’ uno dei più grandi autori teatrali americani, ha scritto sceneggiature memorabili (Il verdetto, Gli intoccabili, Il Postino suona sempre due volte), lui stesso ha fatto il regista di film e fiction, pubblica libri, insegna cinema e teatro. Ripeto: che mestiere fa? Racconta storie, punto. Usando mezzi diversi, come è normale che avvenga in un mondo tecnologicamente variegato.

Lo stesso Milan Kundera che, deluso dalla trasposizione su schermo dell’Insostenibile Leggerezza dell?essere, annunciò di voler scrivere solo romanzi che non sia possibile portare al cinema, ha però individuato grandi affinità tra il romanzo europeo classico e il linguaggio cinematografico. Sentite: “La scena diventa l’elemento fondamentale della composizione del romanzo all’inizio dell’Ottocento. Scott, Balzac, Dostoevskij strutturano i loro romanzi come un susseguirsi di scene in cui vengono descritti miniziosamente l’ambientazione, il dialogo, i gesti; tutto quanto non è legato a un susseguirsi di scene tutto quanto non è scena, viene considerato e percepito come secondario, se non  superfluo. Il romanzo è simile a una sceneggiatura ricchissima di particolari”. (Testamenti Traditi 33).

Poi certo, l’arte del romanzo è un’arte che prevede infinite possibilità, alcune delle quali possono seguire strade diverse dai metodi qua descritti. Ma si tratta di alcune, anzi: di poche. Per la maggior parte delle persone che oggi vogliono scrivere un romanzo, saper costruire una storia è importante e decisivo. E anche se uno decide seguire altre vie, è bene che queste categoria le conosca. Si può fare un buon romanzo senza desiderio del personaggio, incidente, conflitto, climax, antagonista, area di pericolo, eccetera? No. Si possono eliminare alcune di queste categorie, si possono rimescolare le carte, si può creare intorno alla storia un mondo molto più ampio  e sofisticato. Però è impossibile eliminare tutto quello che qua viene descritto.

E in ogni caso, escludo che operazioni più sofisticate del “semplice creare una storia” (che semplice non è) possano essere fatte da chi non sa scrivere una storia. E’ il vecchio esempio di Picasso che inventa il cubismo ma solo dopo aver imparato a fare un “ritratto ben fatto”. Se il cubismo l’avesse inventato mio nonno che non sapeva una mazza di pittura classica, non veniva uguale.

Un esempio illuminante: Cent’anni di solitudine è uno splendido romanzo che credo sia impossibile portare al cinema (infatti in 40 anni nessuno c’ha provato). E’ un romanzo fluviale, privo di scene, collettivo, dotato di un realismo magico che è arduo far diventare immagine. Eppure, se leggete la lunga intervista di Garcia Marquez nel libro Odor di Guayaba, scoprirete una cosa sorprendente. Lui racconta dove ha scoperto il realismo magico, creando una delle categorie letterarie più importanti e meno cinematografiche di fine 900. Sapete dove? Seguendo una scuola di cinema e le lezioni di uno sceneggiatore. La scuola era il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e lo sceneggiatore era Cesare Zavattini.  Uno dei romanzi più belli e meno cinematografici degli ultimi 50 anni è nato da lezioni di cinema. Ecco perché non la farei tanto lunga sulle distinzioni di mezzi e generi.

Esercizio finale

L’esercizio in questo caso è semplice da descrivere (non da fare, solo da descrivere). Consta di numero 4 mosse.

-Prendete gli “inizi di storie” che avete scritto alla fine della lezione 1 e che sono fatti di poche pagine ciascuna.

-Stampate questa nuova lezione e rileggetela dall’inizio alla fine pensando solo una cosa: come, alla luce dei nuovi concetti, quegli “inizi di storie” potrebbero essere migliorati.

-Mentre leggete prendete appunti di tutte le idee che vi vengono su ogni storia.

- Revisionate tutti i vostri “inizi di storie” apportando i miglioramenti necessari sulla base di questa lezione

Considerate che questa è l’ultima volta che lavorate su tutti gli “inizi”. Dai prossimi esercizi dovrete scegliere la storia che vi piace di più  e lavorare solo su quella. Quindi impegnatevi bene su tutte le storie: quelle che al prossimo giro perdono, sono eliminate.

Nota

Il discorso su come “costruire una storia”  prosegue nella lezione 4, perchè la 3 è un intermezzo in cui si parla di talento,  dubbi sulle proprie capacità, ispirazione, inconcio e altre cosette piuttosto importanti ma meno “tecniche”.

PS. Per leggere la lezione 4 e le successive sarà necessario registrarsi. Per farlo basta un minuto ed è del tutto gratis. Il fatto è che il sito ha  20.000 visitatori e solo 300 registrati. A questo punto sarei curioso di capire quanta gente sta seguendo il corso e qunti vengono qua a guardare le figure. Non mi pare di chiedere molto. Grazie. Chi non è registrato può farlo cliccando qua.

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  1. 19 luglio 2014 a 14:30 | #1

    allora, in tema di sottotesto, se ne può ipotizzare una fin dall’inizio perché questo ci guida a scegliere gli eventi della soluzione finale. Lavorando ancora sulla fabula e non sulla trama. Possiamo per esempio considerare in una storia poliziesca che il movente del killer e ciò che smarchera il reo integrano il sottotesto, la lezione magistrale della storia. Se assumiamo che un poliziesco sia una lezione sul male, da dove nasce e come difendersene. La lezione magistrale che si evince dalla rivelazione finale può mostrare per esempio la tesi che il male nasce sempre dall’intimità dei rapporti e per difendersene bisogna manternersi vigili rispetto alla bizzarria dei comportamenti che non andrebbero mai rubricati come eccentricità e basta. In un assunto del genere già c’è un abbozzo di storia. Ma una storia non è solo sotto testo ha un quid dinamico che realizza i bisogni del lettore. Se accettiamo che un lettore di Thriller desidera divertirsi con una sfida intellettuale, possiamo ipotizzare, prima di progettare la storia, una contrapposizione stimolante tipo: l’investigatore smaschera l’omicida malgrado questo sia sua madre.
    In questa frasetta c’è già molto per la definizione dei due personaggi: investigatore e killer. Poi occorre decidere quale vaglio utilizzare per la definizione dei personaggi (ciò dipende dal genere letterario e dal pubblico di riferimento che oggi come oggi richiede di essere molto ben targettato) e poi si può cominciare a lavorare con ciò che qui vien ben definito, desiderio, ostacolo, conflitto e che però può essere ulteriormente dettagliato. Sempre restando al genere giallo: in tutti i thriller si vedrà come l’investigatore non voglia assolutamente occuparsi del caso, ha altro da fare: andare in ferie, andare in pensione (ostacolo); la vittima però non può essere ignorata (è un bionda nuda viene trovata a pezzi in un barile di krauti): desiderio. A questo punto interviene l’ordine tassativo ad indagare o l’obbligo a farlo perchè la bionda è la figlia della miglior amica dell’ispettore. Ecco io questo aspetto lo integro nell’elemento nei fattori che portano l’investigatore ad indagare lo assevero alla spettacolarità del crimine. E parlo di cambiamento irresistibile. tu invece questo elemento obbligante lo porti nell’area del conflitto e lo fa entrare in tensione dialettica con le difficoltà delle indagini. Difficoltà che come in ogni storia anche romance possono provenire dall’area psicologica (l’investigatore ha perso una figlia e deve combattere i propri demoni per affrontare l’indagine); dall’area sociale (le alte sfere vogliono addossare la colpa a un immigrato per favorire una certa parte politica); dall’area fisico-naturale (il corpo spezzettato e salato con i krauti non può essere analizzato perchè gran parte è già stato ripartito in scatolette e venduto nei supermercati); area tecnologica (un black out ha messo fuori uso computer e telefoni e l’indagine si deve svolgere senza nessun apporto tecnologico)

    (bloody roses secret society)

  2. atepisilvia
    17 maggio 2014 a 22:51 | #2

    CORSO DI SCRITTURA CREATIVA OTTIMO E COMPLETO ;)

  3. ANGELA
    22 marzo 2014 a 13:10 | #3

    Grazie Fabio per questo bel regalo che mi hai fatto.Dopo la prima lezione ho scritto la prima pagina di una storia per bambini , naturalmente l’ho cestinata , ora ne ho in mente un’altra. Questa mattina mi sono soffermata a rileggere la prima lezione , non andrò avanti finchè non riuscirò a scrivere qualcosa di decente . Sono a scuola , mi occupo della biblioteca e non vedo l’ora di ritagliare una mezz’ora del mio tempo per leggere le tue lezioni ,mi sento felice quando lo faccio e ho tanta voglia di imparare . Angela
    FABIO: Ecco, io quando leggo “grazie di questo bel regalo” già son contento. Ma mi è piaciuto anche il resto

  4. katya
    3 marzo 2014 a 16:20 | #4

    avevo scritto un commento di quelli, come definisco io, “di lusso” poi ho dimenticato di ricopiare il captcha, ho premuto invio e addio commento..
    anyway..
    in sintesi, volevo dirti che sei davvero una persona molto divertente e mi piace un casino come scrivi!!..no, cacchio, sentirmi ridere da sola, come na scema, davanti al pc!!!
    A parte questo. Io voglio fare la scrittrice, lo so da quando avevo dodici anni; non so come lo so, ma lo so! Mi viene spontaneo darti del tu, e mi scuso per questa confidenza che, immagino tu non conceda spesso, comunque è colpa tua! Parlare, scrivere, così schiettamente, soprattutto quando a leggerti è uno givane, produci questo effetto!
    Ho cercato per anni un corso, un’accademia che mi desse la possibilità di migliorarmi, di confrontarmi con altri che hanno il mio stesso sogno, ma i costi mi parevano veramente eccessivi. Possibile un sogno si debba pagare tanto? Come quella accademia Holde a Torino, iper famosa, insegnati illistri, ma chi può permettersela? Un povero, un figlio d’operaio non ha forse il diritto di sognare? Tu non lo sai, ma quello che stai facendo, o che hai fatto, visto che i posto sono di vecchia data, è qualcosa di eccezionale! Stai tendendo una mano a noi giovani, nel tuo piccolo, trasmettendoci, con sincerità ed ironia, tutta la tua passione, il tuo sapere e la tua esperienza. Non ti ringrazierò mai abbastanza per questo.
    Ora passiamo alle critiche! Ma dico io, arrivata alla fine della seconda lezione devo sentirmi dire: “scrivimi dieci inizi di storie”
    Seee, facile, come bere un bicchier d’acqua! E’ da due settimane che sto ancora cercando l’idea geniale per la prima storia. Mettiamo caso che io risca nel compito, la vedo dura, ma mettiamo caso io ci riesca, non puoi dare un compito e poi non correggerlo! a chi mi rivolgo io quando ho termintato i miei inizi di storie? Per sapere se ho fatto bene o male? Non mi pare affatto giusto!!
    FABIO: lo so, hai ragione. ma siete più di 5000 (cinquemila) iscritti. Se mi metto a correggere i compiti faccio solo quello nella vita, e forse non mi basta. E neanch’io sono nato ricco :)

  5. Ilaria
    28 febbraio 2014 a 15:05 | #5

    Anche questa seconda lezione fantastica. Si legge tutto d’un fiato e con la crescente voglia di iniziare a sperimentare. Sei un mito, Fabio!

  6. Anna M.
    26 febbraio 2014 a 11:44 | #6

    Grazie mille! Utilissimo per me, aspirante scrittrice (non scrittore! ;-) )…e poi è tutto gratis, meraviglia delle meraviglie! Grazie!!!

  7. letizia1972
    28 gennaio 2014 a 17:00 | #7

    Salve,
    mi chiamo Letizia, ho 42 anni e sono un’appassionata di scrittura. Ho fatto due corsi di scrittura creativa, ho pubblicato un libro, ma vorrei diventare sceneggiatrice. Il mio problema è l’età e non posso partecipare a nessun tipo di concorso. Sto studiando da autodidatta. La mia domanda è: Si può fare lo sceneggiatore pur non avendo fatto corsi adatti? e se si cosa bisogna fare?

  8. hesham
    5 dicembre 2013 a 14:31 | #8

    é ancora presto per fare un commento, ma adesso capisco Cerami quando diceva che il lavoro dello scrittore per la maggior parte falegnameria.

  9. Ketty
    30 novembre 2013 a 19:57 | #9

    Arrivata qui, tramite il passaparola di un’amica (con la quale abbiamo iniziato per gioco un racconto che sta diventando qualcosa di più serio, dato che ci lascia sempre con la domanda “e adesso che accade?”)non posso che dirti grazie, grazie e mille volte grazie per questo “corso di scrittura creativa”, che spiega in modo semplice chi, come, cosa e quando.
    Ho letto tutto con avidità, rubando con gli occhi tutto e rendendomi conto di quali siano stati, ad oggi, i miei errori.
    Riprenderò le mie storie e cercherò di correggere le imperfezioni.
    Mille volte ancora grazie

  10. Nordlys
    27 novembre 2013 a 22:26 | #10

    Le tue lezioni mi hanno davvero aiutata. All’inizio quando scrivevo una storia prima di mettermi all’opera leggevo e annotavo ciò che dicevi (seguendo lo schema).
    Poi dopo un paio di storie (un pò lunghe a dire il vero) ho perso il foglietto con lo schema, ma al contempo mi era venuta l’ispirazione per una storia di cui sapevo già inizio, svolgimento e fine. L’ho scritta a braccio (per la prima volta, e male), un pò per ispirazione e un pò perchè costretta, ma quando l’ho revisionata e l’ho riscritta, gli elementi sono andati quasi tutti a posto. Ora mi appresto a scrivere il terzo draft, rileggo le tue lezioni per ripasso. Anche perchè è giunto il momento di strutturare la mia storia in modo più consistente (sono 97 pagine, da cui sono già stati eliminati tutti i fillers) e analizzare meglio i personaggi per dar più senso alla storia.
    Conosco il desiderio esplicito del protagonista ma per quanto riguarda le sue paure, ce n’è una espicita (è una cosa che non può risolvere), ma le altre (quelle che si trova costretto ad affrontare man mano che la sua storia procede) le scopre quando si scontra con esse. All’inizio non sa cosa lo aspetta.

  11. marco di girolami
    27 novembre 2013 a 21:54 | #11

    adesso ho capito

  12. pepi
    5 ottobre 2013 a 18:16 | #12

    Infatti io sono arrivato tra queste pagine digitando corso di scrittura NON creativa…
    Ancora bravo.
    Ancora grazie.
    p

  13. Lubna
    21 febbraio 2013 a 1:00 | #13

    Fantastico!!! Grazie mille, davvero illuminante e poetico anche!

  14. Antonella
    15 febbraio 2013 a 18:10 | #14

    Quindi questo è un corso di scrittura creativa? Credevo fosse un corso di scrittura creativa.
    :)

  15. MasMas
    11 dicembre 2012 a 12:39 | #15

    Dimenticavo: grazie per questo MANUALE DI SCRITTURA CREATIVA :)

  16. MasMas
    11 dicembre 2012 a 12:37 | #16

    E sempre grazie per questa seconda lezione, credo che il grazie diventerà sempre più grande man mano che si prosegue…

  17. Massimo Cilloni
    6 novembre 2012 a 17:28 | #17

    Grazie Fabio per aver voluto condividere con noi la tua esperienza. Quello che scrivi è molto importante e a mio parere molto ben sintetizzato. Un VERO, EFFICACE aiuto per quanti vogliono cimentarsi in questa eccitante sfida dello scrittore. Ho assorbito avidamente i tuoi consigli e grazie a loro ho riletto con spirito critico e diversa consapevolezza quanto scritto sino ad oggi, arrivando anche a stravolgerne alcuni contenuti.
    Grazie ancora a nome di tutti noi, novelli aspiranti scrittori. Max

    FABIO: Ma grazie a te, per le belle cose che dici su questo piccolo corso

  18. gengis90
    6 novembre 2012 a 16:58 | #18

    Scrittura creativa, corso di scrittura creativa, imparare a scrivere…Che bel corso di scrittura creativa, no? E chissà se “Creativa corso scrittura” o “Scrittura corso creativa” funziona lo stesso? La risposta a un bel corso di scrittura creativa…O ricreativa? Corso. Scrittura. Creativa, come no?

  19. Alessandra2
    7 ottobre 2012 a 20:21 | #19

    Queste due lezioni “lavorano dentro”. Grazie infinite!

    FABIO: che bella cosa sei riuscita a dirmi con così poche parole!

  20. Claid
    16 settembre 2012 a 2:05 | #20

    Ciao Fabio, ti do del tu, perché il tuo Corso di Scrittura Creativa è veramente ben scritto e pensato. E perché quando verrò pubblicato potrò citarti! Oltre a tenermi compagnia come un buon libro, mi sta aiutando ad avere fiducia nelle mie capacità infatti, tutto quello che istintivamente ho inserito nei miei manoscritti risulta indicato nelle tue prime lezioni.
    È una bella soddisfazione vedere che le storie dei miei personaggi sembrano avere ben sviluppati tutti gli aspetti da te descritti, che si possono sintetizzare in Desiderio Ostacoli e Conflitti, che poi diciamocelo francamente è il motivo per cui noi scriviamo: per essere i primi ad immedesimarci e tifare per loro. Ah quasi dimenticavo SCRITTURA CREATIVA, SCRITTURA CREATIVA, SCRITTURA CREATIVA; lo dico tre volte come uno slogan, un sortilegio, un codice segreto, un augurio ;)

  21. SEBASTIAN RAPHAEL
    14 settembre 2012 a 18:23 | #21

    In deficit di tempo (non vero) ringrazio!
    Poi aspetto il giorno del ricommento.

    ps
    sono forse l’unico ostacolato nell’iscriversi?
    Di volta in volta lo rende impossibile

  22. valeria
    12 settembre 2012 a 16:06 | #22

    SCRITTURA DEL CORSO CREATIVO :D!

  23. francesco marcone
    5 agosto 2012 a 0:17 | #23

    Ok, rispettando gli ordini di scuderia, intendevo aspettare l’intero mese di “dream writing” per scrivere un primo commento. Ma è bastato il primo giorno, meglio dire la prima notte, perchè accadesse qualcosa di ‘surreale’. Sentite.
    Per prima cosa ho sognato e ricordato il sogno fatto, come non mi accadeva da un pò, e cosi con l’emozione del primo giorno ho preso il foglio e la penna ed ho scritto il sogno fatto. Poi da perfezionista che sono ho acceso il PC, cercando la terza lezione per controllare se avevo eseguito bene l’esercizio. Fatto. Poichè volevo dormire un altro pò essendo sabato, stavo per chiudere il PC, ma prima mi son detto “Voglio ascoltare un bel brano per iniziare bene la giornata.” E nella testa avevo un preciso brano di Sting, quello strumentale del suo primo album da solista. L’ho ascolato in cuffia, via YouTube, e avendo un dubbio sul nome esatto ho cercato su Wikipedia avendone la conferma: si trattava proprio di “The dream of the blue turtles” (che dà il titolo all’album), ma poi ho letto qualcosa d’altro. Inaudito! Sapete come Sting ha scritto quel brano? Svegliandosi un mattino dopo aver fatto uno strano sogno di tartarughe blu che ballavano attorno a lui e subito, da sveglio, lo ha composto! Cioè… non ha dell’incredibile questa cosa? “Ed è solo il primo giorno” mi son detto. Poi ho richiuso gli occhi e ho sognato di nuovo… .

  24. Diletta_f
    25 marzo 2012 a 18:51 | #24

    Buonasera Fabio.
    Anche io ti ringrazio per le tue preziose lezioni di scrittura. Io sono tra quelli che con la scrittura hanno un rapporto travagliato, problematico. Eppure, non ho nessuna aspirazione a diventare il nuovo Dostoevskij della letteratura italiana. Vorrei solamente scrivere storielle brevi, racconti gradevoli che possano essere letti in un reading pubblico. Da quest’anno partecipo ad un cantiere di letteratura, o almeno noi lo chiamiamo così. Il cantiere è fatto da un gruppo di persone che spontaneamente e gratuitamente hanno deciso di aderire a questo progetto. Ogni mese si sceglie un tema unico cui tutti dobbiamo attenerci nello scrivere un racconto. Alla fine del mese, i racconti più belli perché più votati dal gruppo stesso, vengono letti nel corso di un reading che facciamo in un locale qui a Roma.
    Sono riuscita a scrivere tre racconti di fila. Adesso invece ho perso del tutto la bussola e sono tre mesi che sono al palo. Devo dire che ho avuto una progressione positiva, nel senso che nel passaggio dal primo al terzo racconto ero migliorata. Poi però più nulla. Forse sono anche i temi scelti dal gruppo che non mi interessano tanto ma non ne sono convinta.
    Perdonami ma mi sto sfogando proprio dopo aver trascorso tre ore chiusa a casa di domenica a cercare di buttare giù un idea di racconto. Qualcosa ho buttato giù ma non mi convince. Insomma, ho appena gettato la spugna. Mi sento esattamente come il protagonista della storia che racconti, quello che non riesce a scrivere la lezione 2: io non so scrivere il racconto 4!.
    Non mi resta che provare a calmarmi e a fare gli esercizi che proponi, quello delle trame da buttare e quello del dream writing. Sicuro non ci sia altro che possa aiutare a sbloccarmi e a guardarsi meglio dentro di me?

    Saluti,
    Diletta

  25. Tiziana Bianchi
    7 gennaio 2012 a 20:10 | #25

    Fabio, il tuo corso di scrittura creativa o creativa scrittura mi sta tanendo incollata. Personaggio = IO desiderio = voglio scrivere
    Ostacolo: tempo limitato di questa chiavetta internet del cavolo.
    complimenti, un ottimo collante!

  26. 26 dicembre 2011 a 13:20 | #26

    Ho scritto tre incipit diversi con gli stessi personaggi e lo stesso ambiente…….come se fossero tre diverse riprese .

  27. valentina
    13 dicembre 2011 a 15:08 | #27

    Caro fabio, inanzi tutto volevo ringraziarti in un modo infinito! Questo corso mi sta dando un enorme aiuto! aveva già iniziato a scrivere il mio racconto, mi sembrava bellissimo, ma dopo aver letto il tuo corso, mi sono resa conto che mancava di originalità, soprattutto l’inizio… dopo aver letto la tua prima lezione ho aggiunto una descrizione precisa del rapporto del mio personaggio, con suo marito, scrivendone il desiderio e il terrore specifico, in effetti adesso rileggendolo ha un senso… Volevo chiederti un parere sulla trama del mio romanzo… tanto per chiederti se accende la curiosità… potrei scrivertela qui? Per scaramanzia, non ho detto a nessuno di quale storia parlo, ma ne sarei immensamente grata di un tuo parere!

    FABIO: no, non scrivere qui la tua trama, che poi se te la rubano mi maledici. Soprattutto, una buona metà del lavoro di scrittura consiste nell’imparare l’arte difficilissima di “darsi i pareri da soli”

  28. 15 settembre 2011 a 11:20 | #28

    buongiorno Fabio, leggendo questa lezione mi é venuto in mente un altro inizio di storia :) devo dire che l’esecizio della prima lezione mi é rimasto un pó difficilino,mi sono chiesta come mai e mi sono risposta che probabilmente i personaggi scelti non avevano uno scheletro forte cosí mi sono messa alla ricerca di altri scheletri e ne ho trovato uno con un pó piú di consistenza . Grazie di nuovo per queste interessanti e utili lezioni.

  29. Karl
    24 agosto 2011 a 3:38 | #29

    mamma mia che bel corso di scrittura creativa, non ho mai visto un corso che ti insegnasse ad essere così creativo e allo stesso tempo scrittura! senti fabio io ho visto molti cult dove le regole classiche di struttura di una storia non vengono sempre rispettate, io le reputo molto utili e sensate ma secondo te è possibile fare un film che non abbia nulla di tutto questo (scelte, desideri importanti,..), o molto poco, ed essere comunque un bellissimo film? se è possibile, è sicuramente una cosa da geni, ma secondo te è possibile?

    RISPOSTA: tutto è possibile, anche fare capolavori senza rispettare alcuna regola. Due considerazioni, però. 1: a volte queste sono false eccezzioni nel senso che le regole classiche, apparentemente infrante, sono seguite in modo più spottile, nascosto, incrociato, laterale, invisibile. Però ci sono. 2. Nei casi in cui si crea davvero un grande film senza rispettare alcuna regola classica, l’opera è in genere fatta da gente che queste regole le padroneggia perfettamente. Sa cosa sta infrangendo e perchè lo vuole fare. Non è una cosa che riesce a chi infrange regole a caso, senza conoscerle. Almeno, secondo me…

  30. Gio Gio
    29 gennaio 2011 a 22:32 | #30

    Wow…leggendo questa lezione mi sono incantata…Grazie mille ancora!

    FABIO: Grazie a te. “Incantata” è una bellissima parola.

  31. valerianitto
    25 gennaio 2011 a 17:52 | #31

    è un CORSO DI SCRITTURA CREATIVA è molto interessante. Analizza gli aspetti più importanti per uno scrittore.

  32. SenigaSceneggiature.B.S.L.
    8 gennaio 2011 a 2:25 | #32

    Egregio Dott.Bonifacci .
    Lei è un mago del settore,ho seguito tutte le sue lezioni,però nasce spontanea una domanda.
    Noi del settore,giovani scrittori,a parte me che ha iniziato a piacermi a scrivere tardi,ho passato i cinquanta e per di più lo faccio a tempo perso e sono un autodidatta.Andiamo a proporre il nostro ottimo e sudato lavoro,ci vogliono ricompensare con due denari,non sappiamo come regolarci per il nostro onorario,ci sono strutture che ci tutelano? Scusi se mi sono permesso di chiedergli questa informazione,che non centra nulla con gli altri commenti.
    Cordiali Saluti

  33. 6 gennaio 2011 a 19:57 | #33

    Questo corso di scrittura creativa, ho detto CORSO DI SCRITTURA CREATIVA, mi sta intrigando parecchio. Si proceda ;-)

  34. il cugino deandrade
    19 novembre 2010 a 12:48 | #34

    sarcastico non io lo sono mai stato, forse “bruttarello” è la caratteristica per me stesso, ma volevo essere sintetico e diretto, signor bonifacci. è questo condividere che ci doni, è molto bello. senza orpelli lessici, resti un brav’uomo. merci beaucoup.

    FABIO: ancora meglio!

  35. Roberta B.
    16 novembre 2010 a 19:31 | #35

    Leggo la lezione ed è come se stessi ascoltando qualcuno che mi parla guardandomi negli occhi, come seduti tutt’e due al tavolino di un bar. E la cosa buffa è che è la stessa sensazione che ho provato leggendo di Umberto Eco ‘Il nome della rosa’.
    Mi è tornata alla mente questa faccenda, chiedo scusa per la sfacciataggine..

    FABIO: Ammazza, che bel complimento, altro che sfacciataggine. Anzi, sii pure sfacciata quando vuoi :)

  36. il cugino deandrade
    14 novembre 2010 a 22:25 | #36

    sei un brav’uomo.

    FABIO RISPONDE: Curioso commento, è forse un po’ sarcastico però mi piace molto!

  37. gianna bixio
    29 ottobre 2010 a 14:31 | #37

    non lo so. Lui era di Chiavari e io ho degli antenati che vivevano lì. io dico sempre: mi chiamo Bixio, abito a Quqrto dei mille, in via Stefano Turr( che era un garibaldino), vado spesso a pranzo in un ristorante che si chiama : 5 Maggio,e che si trova proprio sullo scoglio da dove partirino i mille, mi manca solo Garibaldi, peccato! altrimenti potremmo fare una nuava spedizione (spero pacifica).
    grazie per la risposta , ci risentiremo dopo la quinta lezione. saluti riconoscenti. Gianna.

  38. gianna bixio
    26 ottobre 2010 a 14:44 | #38

    ho letto con molto interesse la lezione 2, ma ho capito che non basta leggerla, bisogna “studiarla”. perciò sto prendendo appunti, faccio esercizi, correggo… perchè ho capito che per scrivere e interessare il lettore non basta buttar giù una storia, anche se valida, occorre imparare da chi ne sa più di te. grazie, grazie ancora. gianna.

    FABIO: in effetti credo che limitarsi a leggere le lezioni non serva granchè. Diceva il mio prof delle medie “Perchè uno studio serva, bisogna memorizzare”. Sembra una frase dell’800 ma credo sia vera. Poi la domanda che ti hanno fatto miolioni di volte: sei parente di quel Bixio?

  39. 15 ottobre 2010 a 10:11 | #39

    Ciao Fabio,
    ho scoperto queste interessanti lezioni soltanto da poco, segnalatemi da una persona che le ha seguite, e mi si è aperto un nuovo mondo (e la mente!). Ho già cominciato a mettere a frutto i vari consigli. Quindi intanto grazie per questo corso gratuito.
    Riguardo ai motori di ricerca il problema di queste pagine è semplice: il titolo delle pagine è sbagliato. Se qualcuno trova questa pagina sui risultati di Google leggerà come titolo: “Fabio Bonifacci 2. lezione 2″ e permettimi di dire che non significa nulla :)
    Il titolo, come tu hai detto giustamente riguardo alla storia, deve suscitare curiosità. E buttare nel testo frasi a caso sulla scrittura creativa non serve :)
    Un titolo che comunichi correttamente il contenuto della pagina potrebbe essere “Corso di scrittura creativa gratuito – Lezione 2″, ad esempio.
    Ora vado a leggermi la lezione 3 :)

  40. Albert
    12 ottobre 2010 a 11:48 | #40

    Caro grandissimo Fabio sono veramente impressionato dalla tua bravura !
    Non credevo esistessero metodi simili di scrittura creativa e dato che il discorso mi interessa molto … non mi resta che seguirti !
    Devo dire che sono due giorni che ti seguo e sono due giorni che stampo lezioni ,scarabocchio ,faccio esercizi ,sottolineo e mi impegno nella scrittura come non avevo mai fatto …e sai perché? Perché non ho mai avuto quello spunto che ho trovato invece qui,nel tuo corso .
    Grazie a questo corso riesco a buttarmi veramente a capofitto nella scrittura perché il racconto non é più per me una cosa quasi astratta ,é qualcosa di ben tangibile ,sulla quale devo mettere il massimo impegno per ragionare ,trovare incidenti ,desideri ,ostacoli ,rivelazioni ecc… ecc…
    Non so cosa dire se non GRAZIE!

  41. 23 settembre 2010 a 18:29 | #41

    Questo è il corso gratuito di scrittura creativa migliore che io abbia mai trovato nelle mie infinite ricerche di corsi gratis di scrittura creativa online. Insegna divertendo, e personalmente ho riso un sacco (perché sono cretina, non perché ci sia qualcosa di ridicolo) leggendo questa seconda lezione del corso di scrittura creativa online migliore che esista. Ho fiducia e speranza che imparerò davvero a scrivere creativamente, perché finora forse ho creduto di sì, ma la verità è che non sapevo scrivere o comunque la mia non era scrittura creativa bensì un insieme di parole messe a caso l’una dietro l’altra. Questo corso di scrittura creativa renderà la mia scrittura davvero creativa e mi cambierà la vita. Grazie.

  42. 20 settembre 2010 a 20:12 | #42

    ammazza che corso di scrittura creativa, non pensavo potesse essere così creativo un corso di scrittura creativa..è che ti stimola tutta una cosa creativa questo laborioso corso di scrittura creativa..che un corso di scrittura creativa, forse non ti aspetti sia così creativo, il corso, di scrittura, creativa!
    Grazie per questo corso creativo di scrittura creativa.
    Forse con questo corso di scrittura creativa, anche il mio blog mediamente creativo diventa una roba creativa piena di scrittura creativa, come il corso di scrittura creativa.
    grazie eh!

  43. Suleika
    16 settembre 2010 a 0:50 | #43

    Caro Fabio, gran bel CORSO GRATUITO DI SCRITTURA CREATIVA :D! L’ho scoperto da poco e sto leggendo una lezione al giorno, ma conto di farne ancora varie riletture :) Grazie per esserti posto il problema sul “maschilismo” insito nella lingua italiana :) (specchio della storia della società ma non più tormento per tutte noi giovani fanciulle suppongo!) però alle mie orecchie allenate alle lingue classiche un solo maschile stride! Climax, dal greco Climax (sic!) “scala” genere femminile e per i classicisti sempre inderogabilmente “la climax” :) A presto :)

  44. Patr
    2 settembre 2010 a 11:29 | #44

    scrittura creativa

  45. marco
    1 giugno 2010 a 20:10 | #45

    sei un grande,mi hai fatto tornar la voglia di provare a scrivere una storia (nn che il mondo ne sentisse la mancanza o la necesstà).ma io si.
    anzi sai che ti dico’ quaseto è già l’inizio di una delle 7 storie..xd^^
    grazie Fabio

  46. manuela ferraretto
    1 giugno 2010 a 2:17 | #46

    Caro Fabio, rassegnati, l’italiano è una lingua maschilista ed è decisamente meglio un testo grammaticalmente corretto che un testo politicamente corretto (DETESTO il politicamente corretto, parto abominevole di pulciose menti burocrati! Siamo tutti un coacervo di convinzioni, pregiudizi, interessi personali, negarlo è bieca malafede).
    Quanto alla scrittura, no, non credo che sia tutta creativa e non mi riferisco a testi come la nota della spesa (che può essere ESTREMAMENTE creativa, davvero!), ma ad articoli di giornale, libri, temi scolastici, testi di documentari, dialoghi di film e telefilm di bassa qualità, un’enorme fiumana di parole prive di valore dalla quale finiamo spesso travolti e in cui annega alla fine anche la nostra capacità critica e il nostro buon gusto. Quella roba lì sta alla scrittura creativa come il vomito di un bulimico (vedi che alla fine il maschile ha trovato la sua giusta collocazione?) ad un piatto di lasagne fumanti.

  47. MariaElena
    12 maggio 2010 a 18:29 | #47

    mmmhhh … 2a lezione – impegnativa 2a lezione ma se uno vuole seguire “”” quei corsi di scrittura (scrittura creativa, sia chiaro, e per scrittura creativa intendo “scrittura creativa”) ;) ;) “””” si deve impegnare!

    per quel che riguarda invece il “maschile/femminile” , a me va benissimo il maschile … sono ben altre le discriminazioni che ci affliggono!!!

    buon corso a tutte / tutti !!

  48. roberto
    11 maggio 2010 a 15:40 | #48

    premessa dovuta: Scrittura creativa, corso di scrittura creativa, imparare a scrivere…Che bel corso di scrittura creativa, “Creativa corso scrittura” o “Scrittura corso creativa” ovvero Corso. Scrittura. Creativa.

    quindi affronto il tema che mi sollecita in questa seconda lezione del …. corso di scrittura creativa:

    Mi interessa il concetto di “patto implicito” tra scrittore (ovvero autore o raccontatore) e lettore (ovvero spettatore, fruitore della storia, ascoltatore del narratore, eccetera eccetera vedi un po’ tu): vorrei scrivere una storia (mettiamo per ora solo e soltanto per me) che mi appassionasse (e quindi che avesse come momento di avvio un incidente o il verificarsi di un evento misterioso o comunque un evento non dipendente dal protagonista, e quindi di rottura nella sua quotidianità, ma che fosse decisamente intrigante per me che scrivo e che magari mi va a toccare dei desideri irrealizzabili) al pari di alcune storie che ho letto le quali mi hanno appassionato a tal punto da indurmi a rileggerle.
    E’ giusto percepire il “patto implicito” in questi termini e come componente almeno “necessaria” del romanzo/racconto che si vuole scrivere? (come pure il delineare l’area di pericolo “inconscia” del/della protagonista). Ovvero almeno a me l’evento deve sollecitare qualche cosa altrimenti non saprei che raccontare? Oppure mi guardo in torno e vedo cosa sollecita il prossimo???

    da cui una considerazione:

    – in effetti anche le collane armony/blue moon etc etc si basano sui desideri irrealizzabili o sul superamento di frustrazioni di chi legge!!!! ma non toccano l’area di pericolo della protagonista, soltanto le sue insoddisfazioni (magari senza figli, oppure avere le doppie punte, o altre insoddisfazioni pure banali) ma poi: non credo che appassionino chi le scrive!!!!

    Saluti Roberto

  49. pindo
    20 aprile 2010 a 13:56 | #49

    Mi apprestavo a scrivere una sceneggiatura e questo corso mi sarà molto utile.

  50. vittoria
    15 aprile 2010 a 12:23 | #50

    grazie le tue parole sono musica e poi hai dato vita ad un nuovo modo di
    essere artista,

  51. N.P.
    12 aprile 2010 a 20:34 | #51

    ma guarda che bel CORSO DI SCRITTURA CREATIVA! *w*

    solo se un giorno si ritornerà ad utilizzare il neutro il problema della discriminazione maschilista cesserà d esistere u.u

    *-* un grande saluto! e grazie come sempre!

  52. anna maria cavicchi
    7 aprile 2010 a 21:23 | #52

    Ho letto con interesse tutta la lezione 1 e ammirato la concisione e la praticità delle regole date. Hai toccato i temi fondamentali e per me, sopratutto l’eliminazione di quanto è superfluo nei racconti e che si inserisce credendo di renderli più interessanti. Il metodo che ho adottato per vedere se le mie storie funzionano è questo: leggo poi, in un momento che ritengo particolarmente innteressante, mi interrompo e cerco di rimandare l’incontro, se la reazione è – Ma che fai ? Devi dirci almeno come va a finire – allora funziona. Ciao proseguo con le lezioni.

  53. vaeva
    31 marzo 2010 a 12:47 | #53

    Sono d’accordo con Paleomichi e Elisa mi pare, la faccenda del genere è irrisoria (e sì, anche vagamente uggiosa). Continua indisturbato con sceneggiatori scrittori lettori e Co.

    E questo CORSO DI SCRITTURA CREATIVA è una di quelle scoperte da incidente scatenante che possono cambiare tutto!

  54. zia pi
    31 marzo 2010 a 12:12 | #54

    Da Zia ‘studentessa del corso di scrittura creativa gratuito’ P
    a Fabio ‘corso di scrittura creativa gratuito’ Bonifacci:

    Ho completato la seconda lezione del corso di scrittura creativa (gratuito, sia chiaro!).
    Alcuni dei miei inizi avevano tutto ciò che è richiesto, tutti i conflitti ed i desideri etc etc.. Non facevano una piega! Altri invece.. ah che faticaccia!!

    Grazie ancora per questo corso di scrittura creativa on-line, gratuito ed appagante!

    Per quanto riguarda la ‘questione femminile’, penso che nessuna di noi si sia minimamente offesa, anche perchè siamo abituate! Sarebbe più interessante pensare come mai, come in moltissimi lavori, gli scrittori più noti siano tutti coniugati al maschile! Ma questo è un problema più vasto e noi donzelle lo affronteremo, eventualmente, quando avremo finito il nostro corso di scrittura creativa!

  55. paleomichi
    30 marzo 2010 a 9:20 | #55

    non ho ancora finito di leggere la lezione, ma volevo dare la mia risposta all’intermezzo per gentili lettrici (anche se dal nick non si capisce sono una lettrice).

    A me non dà assolutamente fastidio leggere del protagonista, dei critici, dello scrittore eccetera eccetera. Non lo considero “uomini” ma “esseri umani” e finisce lì il discorso. Le eccessive attenzioni “per par condicio” (lettori e lettrici, autori e autrici) mi danno anche un po’ fastidio, come se volessero sottolineare la necessità di utilizzare il termine femminile, come se dicendo “gli scrittori” non sia possibile pensare a jane Austen, Isabel Allende, Susanna Tamaro (ho detto le prime tre che mi sono venute in mente).
    Solo in un caso mi piacerebbe che lei distinguesse fra i due generi, se e quando volesse spiegarci le differenze fra le scelte (di trama, stilistiche o altro) degli autori o delle autrici.
    Grazie per questo corso, nonostante non abbia intenzione di scrivere un libro lo trovo estremamente interessante.

  56. Maaria Teresa Bottino
    28 marzo 2010 a 19:10 | #56

    Ciao Fabio, innanzitutto ti ringrazio di questa splendida iniziativa : il CORSO DI SCRITTURA CREATIVA… Sono alla 2° lezione ed ho compreso molte cose grazie alla chiarezza in cui le esprimi.
    Spero che si riveli in uno “start” per tutti quelli che come me amano la scrittura…

  57. Manu
    14 marzo 2010 a 15:48 | #57

    Grazie Fabio!!! ottima iniziativa e il corso lo seguirò scrupolosamente, è fatto benissimo. GRAZIE MILLE :-)))

  58. andrea guermandi
    10 marzo 2010 a 12:58 | #58

    davvero interessante. ma so che ci saranno vere sorprese

  59. Stefania
    5 marzo 2010 a 17:11 | #59

    Meraviglioso, semplicemente meraviglioso. Ho in mente un romanzo da tanto tempo, finalmente con i tuoi suggerimenti preziosi proverò a metterlo giù. Attendo con ansia la lezione n. 4. GRAZIE

  60. 22 febbraio 2010 a 15:37 | #60

    Ho scoperto questo corso adesso, bhè… meglio tardi che mai! Intanto corro a registrami, poi stasera, con calma, mi leggo tutte e tre lezioni. GRAZIE, io sono tra quelli che non posso frequentare corsi di scrittura perchè troppo costosi o perchè si tengono solo nelle grosse città.
    A presto!

    FABIO RISPONDE: Bebe, ho deciso di fare questo corso proprio per le persone come te. Oltre che, lo ammetto, per costringere il mio pigro cervello ad un utilissimo ripasso!

  61. Beatrice
    22 febbraio 2010 a 10:58 | #61

    E’ davvero molto utile questo corso di scrittura creativa,e anche ben fatto! grazie Fabio

  62. 17 febbraio 2010 a 1:22 | #62

    Ciao Fabio,
    anche a me non piace “scrittura creativa”, non ho letto gli altri commenti e non so se qualcuno l’ha già scritto, ma non lo si può chiamare solo ” corso di scrittura” o “lezioni di scrittura” oppure “corso di scrittura e sceneggiatura” o “lezioni di scrittura e sceneggiatura”?

    Corso di scrittura di Fabio Bonifacci

  63. Abbbruzzecottrebbì
    13 febbraio 2010 a 13:28 | #63

    Ciao Fabio, vediamo se ho capito bene fino a mo. Il tuo metodo è:
    “Penso al personaggio e ai casini mentali che ha. Magari prendo ispirazione dall’amico mio che lavora in fabbrica come ingegnere ma vorrebbe girare il mondo in Harley Davidson. Poi penso: ok questo qui ha fatto l’ingegnere perché i genitori l’hanno fatto sempre fatto studià come un somaro, bandendo dalla sua vita l’insieme complementare di potenziali attività svolgibili da un essere umano. Dunque si è creato in lui il dilemma fra ciò che inconsciamente desidera, ovvero essere un diavolo della Route 66 piuttosto che uno schiavo incravattato, e ciò che fa. Un giorno gli arriva la telefonata di uno che gli regala la moto, con figa annessa, e la possibilità di cambiare vita (ok come “incidente” fa ridere…ma io sto solo cercando di ricostruire la scaletta). I suoni “nemici” sono: 1) i suoi genitori 2) le convinzioni che ormai ha fatto sue sulla giustizia e la comodità della vita d’ufficio etc 3) l’insicurezza economica. Il tutto si complica (non sto a dire come sennò sto commento diventa lungo), finché alla fine…chissà come va a finire. Se ho detto tutto giusto vorrei sottolineare alcuni passaggi di questo metodo, a mio parere fondamentali, e su cui, a mio parere, dovresti porre l’accento. Uno dei più grandi film degli ultimi è secondo me American Beauty. Questo, al di là degli altri illustri meriti, soprattutto per due motivi 1) il personaggio non sa nulla di sé finché non lo scopre (o lo ricorda) tramite una serie di incidenti. 2) C’è un mutamento radicale nei personaggi. Ecco, mi premeva soltanto sottolineare questo: in una buona storia, lo scrittore deve sapere tutto dei personaggi, ma i personaggi no. Dev’esserci sempre una sorta di Anamnesi Platonica. Devono scoprirsi. Tu questo lo sai, e l’hai detto, ma secondo me andrebbe puntualizzato meglio, altrimenti si rischia di disperdersi nel mare di informazioni (per carità, efficienti al 100%, cemento puro) che dai. E, ovviamente, come diceva Simenon, bisogna portare i personaggi al limite di se, non a scegliere il loro colore preferito (a meno che l’essere daltonico non sia una questione di vita o di morte nella storia in questione). Questi secondo me sono gli ingredienti di indiscussi capolavori come Memento, American Beauty, Eyes Wide Shut. Ma forse sono solo gusti personali…
    A proposito, a quando la quarta lezione?

    p.s.: in questo periodo della mia vita, direi cataclismico, il tuo corso è stato uno di quegli “incidenti” che possono cambiare le cose..

  64. Anonimo
    3 febbraio 2010 a 8:53 | #64
  65. Laura
    2 febbraio 2010 a 17:02 | #65

    provvidenzialmente incoraggiata nella ricerca disperata di trovare un aiuto a riempire i vuoti che ormai da anni se ne stanno ancorati alla mia anima, voglio dirti grazie…. E che Dio ci benedica!

    Laura

  66. Marina
    2 febbraio 2010 a 16:59 | #66

    Corso di scrittura creativa… ; )

  67. Anna
    26 gennaio 2010 a 21:59 | #67

    Fabio…grazie…una lezione fantastica….(e non solo per quello che riguarda la scrittura in sè)….come direbbero i buddisti:
    SATORI!!!

  68. Ale V
    11 gennaio 2010 a 19:10 | #68

    finalmente sono riuscita a trovare un po’ di tempo per studiarmi ben bene la tanto attesa, ormai quasi mitica lezione 2 di questo corso di scrittura creativa (vuoi vedere che a volerne trarre una storia scopro che il mio grande nemico è il numero 2? le seconde volte, le seconde opportunità, i secondi incontri, i secondi piatti…?)
    beh, fa piacere sapere che almeno per te “d’ora in poi sarà tutta discesa”: io devo iniziare a controllare i 10 inizi!
    al solito, dovrei dilungarmi in ringraziamenti e complimenti, sempre meritatissimi, ma hai giustamente sottolineato l’importanza del climax, quindi questa volta mi dedicherò a due piccole noticine:
    a- la tua scrittura è talmente avvincente, anche quando decidi di “provare a metterti in cattendra” (e ti viene pure bene!) che, onestamente, non avevo fato troppo caso al fatto che “parlassi al maschile”: la scrittura è scrittura, l’artista è artista, poco importa il sesso! cmq è stato carino da parte tua porti il problema!
    b- magari sarà semplicemente una tecnica diversa, un’abitudine diversa, però, per quel che mi riguarda, mi è estremamente utile sapere qualcosa del CV dei miei personaggi. un esempio (inventato al momento, quindi non aspettarti chissà che!): prima scena. un uomo entra in una chiesa. è un cristiano praticante? è uno studente di arte o architettura? nel qual caso entra nella chiesa solo per interessi artistici o anche guidato da una certa fede? se sulla porta incrocia un prete, mostra rispetto oppure, deluso in passato dal parroco del suo paese, si limita a osservarlo freddamente?
    voglio dire, è vero che spesso, ad un certo punto della stesura, i personaggi iniziano a prendere vita, però, per quel che mi riguarda e principalmente nelle prime scene, se non li conosco bene io non riesco a “sentirne i dialoghi o vederne i gesti e le espressioni”.
    forse è tutta una questione di equilibrio?

    FABIO RISPONDE: la domanda può interessare tutti, quindi ho risposto nel blog

  69. Peppino
    1 gennaio 2010 a 0:25 | #69

    Auguri di buon anno Bonifacci!

  70. 31 dicembre 2009 a 18:56 | #70

    1)CORSO DI SCRITTURA CREATIVA

    2)non pensare nemmeno alla discriminazione sessuale nelle tue lezioni, confermo quanto ti hanno già scritto: è un falso problema.

    Ora devo rileggere la lezione e cominciare a fare i compiti!!!

    Elisa

  71. Maddy.
    29 dicembre 2009 a 18:48 | #71

    Ho scoperto per caso questo ‘corso di scrittura creativa’, che dire, davvero molto utile. Queste due lezioni mi hanno fatto riflettere su alcuni punti base a cui effettivamente non avevo mai dato una grande importanza mentre scrivevo. Diciamo che ora ho acquistato un po’ di consapevolezza in più sul come/cosa scrivere per raccontare una buona storia :). Grazie.

  72. Paolo
    26 dicembre 2009 a 12:30 | #72

    Esco da parecchi mesi di studi intensi (sperem) dei vari Marks-Seger-Cerami-Mamet-Aristotele-Truby-Vogler-MeKee-Age-Field-Lavandier-Vanoye-Egri etc. etc.

    E ritrovandomi a leggere le lezioni di questo corso gratis di scrittura creativa, ho il grande piacere di trovare un bravo sceneggiatore nel pieno della sua attività professionale che riesce, con alto senso pratico abbinato a profonda cultura “didattica”, a sintetizzare in modo esmplare tutte le cose che sto studiando e che mi stanno facendo un po’ fumare le meningi. Quindi grazie.

    p.s.

    Mi sorge il grande sospetto che i lapsus Kafka/Processo/Castello e Iago/Ammleto/Otello sono ironicamente voluti. A me non mi freghi.

    FABIO RISPONDE: Onoratissimo di essere apprezzato da chi ha studiato i Maestri. Per quanto riguarda i lapsus: no, non sono voluti, ai nomi ci bado poco, e faccio spesso casino (ma non cercate i lapsus perchè già li ho corretti!!)

  73. Ileana
    22 dicembre 2009 a 23:20 | #73

    Dopo qualche giorno di lontananza dal pc,mi collego…ed ecco la tua gnusletter!!Che bello ritrovarti!:)Non ho ancora avuto modo di leggere la lezione n°2 ma ho spulciato il materiale relativo all’evoluzione di una storia e ne sono entusiasta!Per esperienza diretta ti assicuro che non è davvero da tutti condividere un tale materiale e dunque grazie mille per questa bellissima opportunità: mi/ci sarà utilissima!
    Leggo,imparo e torno!
    A presto:)

  74. Peppino
    22 dicembre 2009 a 16:50 | #74

    Ho appena iniziato a leggere le 700 pagine di A.B.C.. Vedendo il film ho notato che il nome dello sponsor sulla maglietta della squadra è lo stesso nome della ex moglie del protagonista (Diana). (Sono all’allegato C e leggo che lo sponsor è lo sgrassatore Mister Vu).Svista, caso o mi sono perso un passaggio? Forse lo scoprirò leggendo le successive versioni ma preferisco chiedertelo di persona. Anche perchè questo CORSO DI SCRITTURA CREATIVA mi piace proprio tanto. (ho altre domande sui tuoi altri lavori ma li farò in altri post. Intanto davvero grazie!)
    P.

  75. mariù
    22 dicembre 2009 a 15:04 | #75

    intanto,grazie per la sospirata lezione 2. condivido il problema del protagonista della tua storia immaginaria con i conflitti e il “male”, tant’è vero che ho iniziato a scrivere tante storie e poi mi sono arenata, ora capisco perché…spero… poi, ho a lungo condiviso l’illusione, che tu attribuisci alla giovane età, ma che in me è durata assai di più, che un bel giorno avrei risolto i miei conflitti, DOPO DI CHE avrei iniziato a vivere (e a scrivere) davvero. purtroppo l’analisi mi ha aiutato a coltivare questo alibi.
    un’ultima osservazione. nei film che più amo, leggi ad esempio quelli di Fellini e Antonioni, i desideri dei protagonisti e gli ostacoli che si oppongono alle realizzazione non sono così evidenti: cosa desidera Marcello nella Dolce Vita o Guido in 8 e 1/2? e i protagonisti dell’Avventura, della Notte, dell’Eclisse? e quali sono gli ostacoli in tutti questi casi? ok non tutti sono Flaiano o Pinelli o Guerra, ma penso che i film più suggestivi siano appunto quelli in cui il meccanismo è meno evidente. chiedo troppo?
    ciao e tanti auguri

    FABIO RISPONDE: Domanda impegnativa e difficle, rispondo sul blog

  76. Al
    22 dicembre 2009 a 9:42 | #76

    E’ davvero un piacere seguirti in questo corso gratuito di scrittura creativa. E’ così ben fatto che riesce a far sembrare semplice una roba abbastanza incasinata. A me la voglia di scrivere è venuta leggendo queste lezioni, prima non ce l’avevo, giuro! E ora invece è tutta una questione di sfida. Sarà che ho le stesse idee brillanti di un’alga ma lo spirito competitivo di un centometrista ma ormai scrivere una storia ben fatta è diventata se non la mia sola ragione di vita perlomeno la quarta o la quinta.
    Per quanto riguarda il problema delle utenze femminili, sinceramente io (che appartengo al genere femminile) lo ritengo un falso problema e non me ne preoccuperei.
    Alla prossima.

  77. Rüben
    22 dicembre 2009 a 0:13 | #77

    Ho appena letto d’un fiato la lezione 2…. mi sa che mi tocca rileggermela con calma….ma tu un’alkaselzer non potevi berla subito, che ti levavi prima sto’ peso?

    • Fabio Bonifacci
      22 dicembre 2009 a 8:38 | #78

      Per Rüben. Anche secondo me la lezione 2 va riletta con calma. Con tutta la fatica che m’è costata, è il minimo, eh-eh

  78. alessandra font
    21 dicembre 2009 a 19:06 | #79

    Oh my!!Lesson two Before Christmas!Grazie! E forse anche la bis, è fantastico! Nel tempo di attesa mi sono riletta P.Highsmith e il suo “Come si scrive un giallo” e rimango della mia prima impressione, quella che mi ha fatto bloccare su questo sito e leggermelo ben bene. Questo non-corso è quello che serve davvero, se non ti piace la definizione corso di scrittura creativa capisco ma, credimi, per quanto sia difficile descrivere qualcosa di “liquido” come dici, lo fai in modo chiaro, divertente e capace di scuotere ad ogni blocco che si incontra. per carità pure la P.H. è utile ma io rimango qua.Buon Natale!

    E ora qualcosa per l’ignaro motore di ricerca: nel CORSO della vita mai mi era capitato di incontrare una tale creatività nella SCRITTURA di un CORSO DI SCRITTURA CREATIVA A GRATIS, GRATUITO, FREE.La vena CREATIVA dell’autore facilita gli STUDENTI che,nel CORSO delle LEZIONI, apprendono le varie fasi della SCRITTURA, sviluppano la loro CREATIVITA’ e godono di simpatiche spiegazioni e aneddoti interessanti sul mondo degli SCRITTORI e sulla loro SCRITTURA.E dopo la pacchia scrivono, scrivono, scrivono.

    Fatto, per la serie parole a random ho concluso e da parte mia non scriverò mai più la definizione CORSO DI SCRITTURA CREATIVA.Per quella vera di definizione ci sto pensando.

  79. Nicola
    21 dicembre 2009 a 14:23 | #80

    Attendevo con ansia questa lezione del corso di scrittura creativa. Non trovo altri motivi per scrivere questo post, ma non rendendomene conto, ho citato il titolo del corso di scrittura creativa già due volte. Spero che tu mi sia grato di una volta in più, caro Fabio. Quindi non te la prenderai, se faccio il pignolissimo allievo primo della classe, sottolineando il lapsus dell’esempio dell’Amleto. Se il più grande Nemico deve essere Iago, che il suo antagonista sia il giusto moro Otello.

  80. Sceneggiatrice imperfetta
    21 dicembre 2009 a 0:40 | #81

    Sempre meglio Fabio, questo corso è di un livello decisamente più elevato di tutti quelli che ho visto proposti( molto più banali e molto meno gratuiti) Inoltre, al di là della tua competenza, è davvero piacevole trovare qualcuno che sappia volare un po’ alto anche sotto altri punti di vista. A questo punto continuerei a seguire il tuo corso anche se fosse a pagamento! Giuro.
    Se possibile ti faccio una domanda : io scrivo sceneggiature e, visto che hai proposto un raffronto tra due generi di scrittura, mi piacerebbe conoscere il tuo parere su un dubbio cui non so venire a capo :
    Se il segreto di un lavoro ben riuscito è quello di “arrivare” al cuore e ai sensi di chi vi si accosta, lettore o spettatore che sia, mi pare che in letteratura ci sia un’arma fondamentale in più . Prendi l’Iliade: Omero non descrive mai fisicamente Elena ma,in una scena indimenticabile, lei sale sulle mura di Troia a contemplare il campo di battaglia ed un gruppo di vecchi cittadini, contemplandola dal basso,commenta ” Per una donna così, val pure la pena di combattere dieci anni di guerra!” Questo innalza Elena ad un rango divino, permettendo ad ognuno di immaginarla secondo il proprio e soggettivo ideale di massima bellezza femminile. Se Omero ci avesse detto che era bruna con gli occhi neri, probabilmente avrebbe privato di questo effetto tutti gli amanti delle bionde. In un film, Elena come chiunque altro, dovrebbe necessariamente avere un aspetto preciso e univoco.
    In un romanzo come “Ferito a morte”, si parla della “grande occasione mancata ” del protagonista: una preda persa, un amore sciupato, un futuro che non si realizza, ma tutto è proposto con una tale indeterminatezza di spazi, tempi e tratti fisici che quelle ferite, quelle occasioni mancate diventano le tue, la TUA (chi non ne ha?)ed il racconto assume un impatto emozionale di una potenza per me straordinaria.
    Scrivendo per il cinema, mi sembra che per molti aspetti capiti proprio il contrario: da un lato gli stati d’animo e sentimenti non si possono raccontare ma solo far vedere, e dall’altro, si deve inevitabilmente definire ogni situazione ed ogni personaggio e questo non credo faciliti l’identificazione degli spettatori con esso.
    E’ anche vero d’altra parte che nessun romanzo mi è mai rimasto addosso come certi film.
    E allora, nel cinema, qual è l’ingrediente vitale che di fronte alla storia di un personaggio ti fa venire voglia di andare a dargli un abbraccio, di farci l’amore, di sparargli o di piangere con lui? E’ davvero tutto spiegato dal MAGICO TRIO?
    Non che sapendolo scriverei il film del secolo, ma mi piacerebbe capirci un po’ di più. Scusa se mi sono dilungata a dismisura. Grazie mille e ciao. S.

  81. Kujo 74
    19 dicembre 2009 a 19:23 | #82

    Grazie grande Fabio. Altra spassosissima lezione, gratis, di scrittura creativa con cui imparare a scrivere.

  82. Fabio Bonifacci
    18 dicembre 2009 a 17:03 | #83

    Ho finalmente fatto la lezione 2, sono felice. D’ora in poi sarà tutta discesa…

  1. 14 febbraio 2010 a 17:15 | #1
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