LEZIONE TRE

Lezioni di talento

Come scrivere quando non si scrive

Uno dei primi problemi a cui ho pensato quando ho iniziato questo corso, è che io stesso, quando sento parlare di “istruzioni per scrivere un racconto” o di “tecniche narrative”, resto perplesso. Penso che tra il manuale della Scuola Radio Elettra e quello di narrativa dovrebbe esserci qualche differenza. Se non altro perché l’elettricità ha regole oggettive mentre “regola d’oro della narrativa è che non esistono regole, eccetto quelle che ogni scrittore pone a sé stesso” (David Lodge).

Per capire cosa sia in realtà la “tecnica narrativa” occorre fare un salto indietro nel tempo. Oggi infatti siamo ormai assuefatti a percepire la tecnica come qualcosa di esterno, un sapere oggettivo che precede la personalità di chi usa lo strumento. Come le istruzioni per il trapano, appunto.

Invece, parlando di scrittura, dobbiamo accedere ad un significato più antico di “tecnica”: la tecnica come ponte fra l’interno e l’esterno, un apprendistato che riguarda sia gli aspetti pratici che quelli spirituali della propria disciplina. Nella scrittura questi due aspetti non sono soltanto collegati. Sono la stessa cosa.

Per fare l’esempio più banale: cosa vuol dire che bisogna evitare aggettivi scontati (“sorriso amaro”) o vaghi (“sorriso meraviglioso”)?  Questa è una lezione di tecnica? No, è una “lezione di sguardo”: ci dice che dobbiamo guardare meglio e più a fondo il sorriso che abbiamo davanti. Solo così troveremo un aggettivo che ne definisce la natura in modo più chiaro e preciso. Ma questa non è una “tecnica” come quella che serve a usare il trapano: questo è qualcosa che riguarda non solo la pagina ma la persona. Imparare a definire meglio un sorriso non ti servirà solo a scrivere, ma anche a divertiti alle feste o a capire gli intrighi in Consiglio di Amministrazione.

Mentre le regole d’uso del Black & Decker parlano di un trapano e basta, ogni regola narrativa seria parla anche di noi. Perfezionare il proprio stile o la propria capacità di tessere trame, significa perfezionare il proprio modo di vedere e di sentire. Come dice Forster (66) “Se lo scrittore vedrà sé stesso in modo nuovo vedrà analogamente anche i propri personaggi, e ne verrà fuori un nuovo sistema d’illuminarli”.

Del resto, perché mai stiamo a perdere tempo dedicandoci ad una attività come la scrittura, che non pare tra le più richieste o le più redditizie? Siamo masochisti? Non siamo capaci di fare nient’altro? Siamo disadattati sociali?

A parte pochi casi, no, non è per questo. In genere ci si avvicina alla scrittura mossi da un desiderio più o meno consapevole di capire meglio, di avere uno sguardo più limpido, di sentire in modo più ordinato e preciso. Le ragioni della “aspirazione a scrivere” si annidano in un desiderio di crescita spirituale che è in qualche misura naturale ma trova sempre meno sbocchi nelle nostre vite così come sono.

Perché parlo di tutto questo? Perché se la tecnica è un ponte tra l’interno (noi stessi) e l’esterno (la scrittura), non è detto che la soluzione sia sempre lavorare sulla scrittura: a volte serve anche, e forse più, lavorare su noi stessi.

Sarò matto ma sono convinto che gli errori nell’uso del punto di vista narrativo, la genericità di un personaggio, la  trama esile o viceversa troppo densa, le ingenuità dello stile, possono essere definiti come problemi tecnici, ma spesso affondano le loro radici in qualche zona antecedente alla tecnica. Tante volte (anche se non sempre) nascono dal nostro personale rapporto con la scrittura, dai nodi non sciolti tra emozioni profonde e gesto creativo, dalla scarsa fiducia nelle nostre capacità (o in deliri di grandezza, che è la stessa cosa), dalla paura di portare la scrittura su terreni pericolosi e perciò fertili, o da tante altre questioni che con la tecnica non hanno niente a che fare.

Finché questi problemi non vengono risolti, o almeno non diventano visibili,  parlare di questioni tecniche è come insegnare sofisticate diete a qualcuno che nel profondo desidera mangiare più di ogni altra cosa al mondo. Servirà solo ad aumentare la frustrazione.

Così ho deciso: ogni due lezioni di “tecnica pratica” ne farò una di questa roba qua, che non so come nominare e che -con ironia, sia chiaro – ho chiamato “Lezioni di talento” .

Il nome viene da una riflessione di Dorothea Brande che (nel 1934!) scriveva che chi tiene corsi di scrittura si sente obbligato a dire che “il genio non si insegna”, provocando crisi di sconforto nell’aspirante scrittore, perché lui, segretamente, si era iscritto proprio sperando di impararne almeno un pochino.

Oggi “genio” è stato sostituito dal più laico “talento”, ma la sostanza resta identica. Ogni discorso sulla tecnica narrativa inizia dicendo “il talento non si insegna”. La frase a livello logico è incontestabile ma a livello emotivo è una mazzata, perché il “talento” è la magia della scrittura, la differenza tra un’emozione e il nulla, il motivo per cui tutti amiamo leggere. Quello per cui vogliamo scrivere. Ma se il talento non si insegna, che diavolo stiamo a fare qua? A imparare come mettere insieme una trama e come scegliere aggettivi?

Ecco l’imbroglio. Il significato reale della frase “il talento non si insegna” è che allora non si insegna niente di rilevante.

E allora, come provocazione, ho scelto come titolo proprio l’impossibile  “Lezioni di Talento”.  Al di là dell’ironia, sono lezioni che mirano ad affrontare un problema importante: il “come scrivere quando non si scrive”. Secondo logica, avrebbero dovuto essere un primo capitolo che precedeva il resto. Ma le riflessioni all’inizio sono una palla, quindi le facciamo adesso, dopo le prime due lezioni pratiche (Nota: sì lo so, la seconda lezione pratica non c’è ancora. Ma arriverà).

Il limbo del “Sarò in grado?”

Tra i problemi della scrittura che stanno “prima dello scrivere” uno dei più melmosi è l’insicurezza, il senso di colpa, la paura di “star perdendo tempo”. Il tutto riassunto nella domanda fatidica: io avrò talento? Sarò in grado di scrivere?

Diciamolo subito: questo limbo è una situazione comoda. Permette di stare con un piede dentro la scrittura e un piede fuori. E’ una condizione in apparenza tormentata ma che regala la calda e illusoria sicurezza delle scelte fatte a metà. Confortevoli e inutili.

Ci vuole un po’ di coraggio. E’ indispensabile abbandonare il limbo e gettarsi, da una parte o dall’altra. Il motivo non è etico, è pratico: scrivere bene una bella storia richiede ogni nostra energia interiore e non possiamo regalare al dubbio nessuna delle nostre forze, che sono scarse per definizione. Sulla scrittura si deve scommettere senza riserve. Magari per un tempo limitato, ma bisogna farlo.

Basti pensare alla fatica delle revisioni. Nel cinema riscrivere una sceneggiatura tra 7 o 10 volte rappresenta la normalità. Nella narrativa è uguale: la necessità di fare molteplici revisioni al testo è capitata a Tolstoj (sette) e a Moravia (nove) nel pieno della loro maturità artistica. Forse può capitare anche a noi durante la nostra prima storia, no?

La domanda pratica è: come si fa a riscrivere 9 volte una storia se ci si continua a chiedere “sarò in grado di scrivere?”. E’ chiaro che non si fa, dopo una o due riscritture si getta la spugna. Poi, se il bisogno è davvero forte, si riparte con un’ altra storia, con maggiori dubbi sulle proprie capacità e un accresciuto senso di colpa perché “forse sto perdendo tempo”. A forza di tentativi timorosi compiuti al sussurro di “sarò in grado?”, si finisce per perdere molto più tempo che con un tentativo determinato, una “scommessa senza riserve”.

Questo non significa che per scrivere dobbiamo tirarci fuori dalla vita. La “scommessa senza riserve” possiamo farla anche con poche ore a disposizione, in presenza di impegni, lavori e affetti da gestire. Non sono i limiti esterni che ci impediscono di abbandonare il limbo. Potrei farvi 500 esempi di scrittori che hanno prodotto centinaia di pagine mentre facevano un lavoro, pensavano alla famiglia o gestivano reti di relazioni complicatissime. Il problema non è quasi mai è l’agenda, sono i sensi di colpa: avrò le qualità? Sto perdendo tempo? E’ questo fardello che va buttato a mare.

Ci sono solo due soluzioni sensate per chi si trova nel limbo del “sarò in grado?”. Mettere da parte i dubbi e scrivere oppure, se i dubbi sono troppo forti, mettere da parte la scrittura e non pensarci più.

Il vero modo di buttare il tempo è stare nel limbo, perché tra l’altro questa domanda contagia ciò che si scrive. Dice Gardner: “E’ difficile essere contemporaneamente un buon scrittore e una persona che si sente colpevole; nella prosa che uno scrive si insinua una mancanza di rispetto nei propri confronti”.  Insomma, i dubbi dello scrittore su se stesso tolgono alla scrittura l’autorevolezza, una delle sue doti più preziose.

Non c’è nulla di male nel rinunciare a scrivere: si risparmia fatica e tempo, si perdono ricompense incerte e raramente adeguate allo sforzo. Dunque, è una scelta saggia. Se invece abbiamo voglia di continuare, basta dubbi. Finché non abbiamo finito il lavoro, siamo scrittori che credono in se stessi. Abbandoniamo ogni tormento sulla nostra adeguatezza e gettiamoci, considerando ogni problema, ogni blocco, ogni errore, come un normale ostacolo da superare col lavoro, la ricerca, la riflessione.

Se si riesce a compiere questo scatto – scrivere da scrittori anziché da timorati aspiranti oppressi da sensi di colpa – si può assistere a un miglioramento notevole, a volte miracoloso della scrittura. Per alcuni aspiranti di talento bloccati dall’insicurezza, questo scatto mentale può sostituire ogni altro insegnamento e fornire la chiave per scoprire da soli le tecniche necessarie. Perché la vera dannazione, dentro al limbo, è che le energie deragliano dal loro corso. E anziché interrogarci sulla sorte dei nostri personaggi, finiamo per interrogarci sulla nostra sorte di scrittori. Con gravi conseguenze su entrambi i fronti.

Il contenuto o la forma?

Per molti aspiranti i corsi di scrittura sono inutili perché hanno un problema alla radice: scrivono di contenuti di cui a loro stessi importa poco.

Sì, lo so che nei salotti fa figo dire che il contenuto è irrilevante e solo la forma conta, o che “non conta ciò di cui si scrive, ma come lo si scrive”.

Sono balle colossali. O meglio: sono affermazioni che forse sono vere, e comunque vanno benissimo per critici, professori, lettori. Il problema è che per chi scrive questi pensieri sono mortali.

Chi scrive deve avere una autentica passione per il contenuto che ha scelto. Solo questo lo spingerà a trovare anche la forma migliore per esprimerlo.

Se non ti importa fino in fondo di quello che scrivi, la forma tende a sfasciarsi e gli errori tecnici proliferano. Il contenuto poco sentito tende a produrre una forma scadente.

Non è difficile da capire. Solo quando scrivi di contenuti che per te sono essenziali ti viene la volontà profonda di trovare la forma giusta, e magari di imparare anche le tecniche che non sai. Tu credi in quelle cose, e vuoi raccontarle al meglio.

Se non c’è questo movente profondo, e ci si concentra solo sul “come si scrive”, si cade nel formalismo, una ricerca di tecnica astratta e fredda. Tra l’altro inevitabilmente destinata a un pubblico settoriale, fatto di critici, scrittori e aspiranti tali.

E’ una cosa che si vede anche nella vita quotidiana, basti pensare ai rappresentanti che per vendere devono mostrarsi amichevoli senza provare amicizia: le loro dimostrazioni di simpatia sono verbose, utilizzano termini astratti, fanno ricorso a cliché e luoghi comuni e sono sempre troppo lunghe. Inoltre, sono prive di uno stile personale e sembrano tutte uguali.

Andiamo a guardare le parole sottolineate: sono alcuni tra i “difetti tecnici” più diffusi nei testi degli aspiranti scrittori. Ma quello dei rappresentanti non è un problema “tecnico”: è solo che stanno fingendo, vogliono solo vendere e di noi non gli importa una mazza! Però anche loro sanno fare “dichiarazioni di simpatia” perfette quando giocano coi loro figli o vanno a bere coi vecchi amici.

Per chi scrive è uguale. Non fingete che vi importi di quello che scrivete. Scrivete di qualcosa che vi importa davvero.

Del resto i contenuti sono importanti anche per chi legge. Quando un amico ci consiglia un libro un film non gli chiediamo “che stile ha?”,  gli chiediamo “di cosa parla?”. Come bambini che chiedono la favola al nonno, vogliamo sapere il contenuto, non la forma.

Certo, nei salotti citeremo Buffon (non il calciatore, l’altro), col suo classico “lo stile è l’uomo”. Però quando scriviamo è bene ricordare che per noi deve venire prima il contenuto.

Abbiamo necessità di un contenuto che ci entusiasmi, ci ingolosisca, ci dia una frenesia strana come quando siamo innamorati. Allora sarà più facile trovare la tecnica per rappresentarlo. Potremmo anche scoprire che, senza saperlo e senza neanche fare un corso, forse la tecnica la conosciamo già.

Ma qual è il contenuto giusto?

Ovviamente una risposta generale non esiste, ciascuno ha il suo. Intanto possiamo dire però qual è il contenuto sbagliato.

Cosa non scrivere

Non si deve scrivere su qualcosa che crediamo di aver capito meglio, qualcosa che può piacere al pubblico, o che può  affascinare i critici. Non bisogna scrivere per seguire le mode del momento, né per combatterle.  Non bisogna correre dietro agli argomenti di attualità. Nemmeno esplorare nuovi linguaggi o trattare importanti temi sociali.

Questi sono i mezzi, non i fini. E inseguendo i mezzi è difficile arrivare da qualche parte. A differenza di quella per il Paradiso, la strada per la scrittura è sempre la più dritta.

Ripetiamo le parole di Schrader citate nella lezione 1 (credo): bisogna scrivere su “qualcosa che ci disturba”.

E’ così semplice. Bisogna mettere le dita sui nostri nervi scoperti e avere il coraggio di entrare nella nostra, personale, “area di pericolo”.

Gomorra è un bellissimo libro, ma non solo perché affronta un tema importante, perché denuncia la camorra, perché svela meccanismi, perché inventa una forma. Questi pregi sono decisivi, ovviamente, ma secondo me sono più effetti che cause. Secondo me, Gomorra è un bellissimo libro perché l’autore ha avuto il coraggio di prendere il toro per le corna: ha affrontato la cosa che lo disturbava di più al mondo e lo ha fatto in modo totale, immergendovisi fino al collo, senza reticenze e paure.

Arriviamo quindi al nocciolo della faccenda, la frasetta da appendere al muro: la capacità di affrontare ciò che ci disturba è uno dei tratti principali del talento.

La buona notizia è che, come tutto, si impara. Alla fine della lezione, vedremo anche come. Non sto scherzando.

Livelli di ingresso

Nella scelta del contenuto la soluzione più immediata è quella che Francis Scott Fitzgerald suggeriva a una studentessa che gli aveva mandato i suoi racconti: “E’ il tuo cuore che devi vendere, le tue reazioni più viscerali, non le cosucce che appena ti sfiorano (…). E questo è vero soprattutto quando si comincia a scrivere, quando ancora non si sono messi a punto gli stratagemmi per fissare l’interesse della gente sulla pagina, quando non si dispone di quella tecnica che ci vuol tempo per imparare. Quando, in poche parole, si hanno soltanto le proprie emozioni da vendere”.

Fitzgerald si spinge anche più in là: “Lo scrittore inesperto può verificare la sua capacità di trasmettere agli altri i propri sentimenti soltanto grazie a procedimenti radicali ed estremi, come strapparsi dal cuore una prima sventura amorosa e trasferirla sulla pagina scritta”.

Questo esplicito invito alla confessione va preso per quello che è: il consiglio a una giovane scrittrice che aveva dato prova di scarso talento. Per lei, “strapparsi dal cuore una prima sventura amorosa” era una ottima indicazione, una strada “per imparare il talento”. Ma non è l’unica né la migliore. Lo stesso Fitzgerald, in un altro brano, vede i limiti di questo atteggiamento. Infatti parla di quegli scrittori che fanno un buon libro solo perché “avevano la pancia vuota e i nervi a pezzi”, ma poi, “con la pancia piena e i nervi rilassati”, non riescono più a produrre nulla di interessante.

La tecnica strettamente autobiografica, lo “strapparsi dal cuore” le proprie sventure (amorose, professionali, familiari, ecc.) per trasferirle sulla carta, è il primo livello della buona narrativa, nonché la sua fase per così dire giovanile. E’ un ottimo modo per fare allenamento o per scrivere la prima storia, proprio al massimo la seconda. Poi basta, dopo un po’ è una strada da cui non si cava più nulla, bisogna abbandonarla. Scrivere, alla lunga, significa imparare ad abitare altre vite, non raccontare all’infinito la propria.

Il trapianto emozionale

A un livello più elevato troviamo un metodo che potremmo definire “trapianto emozionale”. Dostoevskij non ha mai ammazzato nessuno, tuttavia Delitto e Castigo è uno dei più straordinari viaggi compiuti dentro la mente di un assassino. Come si sa, è la storia di un giovane che ammazza una vecchia usuraia in totale leggerezza, per rubarle i soldi, poi entra in un lento e agghiacciante processo di “presa di coscienza della colpa” che occupa tutto il romanzo e lo conduce infine al bisogno purificante della confessione e del castigo.

Ma come fa il non-assassino Dostoevskij a raccontarci ciò che accade dentro la mente e i nervi di un giovane assassino? Come fa a raccontarcelo addirittura meglio di quanto facciano oggi i giovani assassini in carne e ossa quando -dopo arresto, condanna, prigione e pentimento- raccontano i loro tormenti ai settimanali o in tivù? Come può, lui che non ha ucciso nessuno, conoscere quelle emozioni meglio di chi le ha provate e di chi le proverà un secolo dopo?

Leggendo le lettere di Dostoevskij si trovano tracce di un suo personale, enorme senso di colpa che riguarda il gioco d’azzardo e i problemi che questo vizio provocava alla sua famiglia. Queste pagine hanno più di qualcosa in comune col senso di colpa provato dal giovane assassino del romanzo, ci sono aggettivi in comune, giri di frase simili. Perchè Dostoevskij (almeno secondo me, è la mia idea) ha attinto alla sua emozione personale di colpa, per calarla in un’altra storia e in un altro personaggio.

Questa capacità è talento a un livello più alto. Anziché “strapparsi dal cuore” le proprie emozioni per trasferirle sulla pagina, lo scrittore sa usarle come strumenti per indagare la condizione umana. Usa il proprio senso di colpa, per inventare altri sensi di colpa.

In fondo, dice Simenon, “abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Di fronte a qualsiasi evento accada ai nostri personaggi, basta guardarsi dentro e trovare un nocciolo di emozione che abbia a che fare con quella situazione”.

Un nocciolo di emozione dentro di noi…Questa è spesso la base che “odora di verità” e che ci permette di costruire in modo credibile le emozioni di un personaggio diverso da noi.

Basta trovare dentro di sé un’emozione, che ci interessa perché è importante, o che ci incuriosisce perché nella nostra vita non si è sviluppata ed è rimasta inespressa in un angolino. Senza intaccarne la natura viva e sanguinante, bisogna trasferirla in un personaggio e in una storia che a naso capiamo potranno farla crescere: poi la coltiviamo, la annaffiamo, e vediamo dove va.

Avremo costruito una storia, e forse, se ci interessa, capito anche una cosetta in più su noi stessi.

A mio avviso, il “trapianto emozionale” è la chiave con cui raccontare altre vite attraverso noi stessi. Ciò che caratterizza il mestiere di raccontare storie.

Nel mio piccolo, che è molto piccolo, è così che io, maschio bianco di 46 anni con una tranquilla vita da papà di provincia, ho potuto scrivere film che parlano di schizofrenici, giovani madri, immigrati egiziani, gay, utopisti anni settanta, ragazze strafottenti, maniaci ossessivi, poliziotti frustrati, politici cinici, baroni universitari, e via dicendo.

E alla fine quasi sempre è pure arrivato qualcuno che si identificava e diceva “Ma quello sono io? Come hai fatto?”. E’ la magia della scrittura, oltre che la sua vera libidine. Basta non avere paura del proprio mondo emozionale e tuffarcisi ogni tanto: dentro ciascuno di noi c’è tutto.

Esercizi di trapianto

Vi propongo un esercizio di trapianto emozionale. Pensate a un momento in cui avete fatto qualcosa di particolare, un gesto di cui siete fieri, o di cui vi vergognate. Qualcosa che esce comunque dalla routine. Un momento raro che ricordate vividamente. Ritornate a quell’emozione, provate a descriverla su carta, in terza persona, come parlando di qualcun altro. Scrivete 10, 15, 20 righe. Non di più. Non soffermatevi tanto su gesti e parole, descrivete l’emozione.

Ora quell’emozione è davanti a voi, su carta, scritta in terza persona. Se vi provoca fastidio pensare che è vostra, dimenticatelo. E’ un’emozione scritta su carta. E’ scrittura e basta. Provate ad inventare un personaggio e una storia partendo da quella emozione (intendo una storia in forma di soggetto, solite 3-5 pagine).

Chiedetevi: Questa emozione in qualche personaggio potrebbe essere il tratto dominante? Quale storia potrebbe stimolarla e farla uscire in modo sempre più forte? Quali ostacoli la trama deve porre al personaggio perchè questa emozione si sviluppi?

Provate a vedere che succede. Fatelo quante volte volete.

PS. Al contrario di tutti gli altri esercizi che vi propongo, questo non so se funziona perché non l’ho testato personalmente. Infatti non ho mai fatto esercizi di “trapianto emozionale”, perchè è una cosa che mi veniva spontanea. Però non mi pareva un buon motivo per non farlo fare nemmeno a voi.

Tutto quel che avreste voluto sapere sul talento e non hanno mai osato dirvi

Ricevo, come chiunque scriva per mestiere, diversi scritti da persone che mi chiedono un’opinione. Da un po’ non leggo più per mancanza di tempo, ma per vari anni l’ho fatto, dando anche risposte molto dettagliate. Ma quasi sempre mi sono accorto con stupore di una cosa: chi manda testi in lettura, a parte rari casi, è già consapevole dei difetti del proprio scritto.

Allora perché perde tempo a cercare un’opinione? Perché non usa quel tempo per lavorare sui difetti del testo ed eliminarli?

Il fatto è che la vera richiesta non è quasi mai un parere sullo scritto. L’aspirante scrittore vuole sapere dal professionista se ha talento sufficiente oppure no. Vuole un verdetto. Una sorta di analisi del sangue.

E’ un atteggiamento che capisco perfettamente (da giovane l’ho avuto per troppi anni), ma è sbagliato. Come dicevamo prima, domande tipo “avrò talento?” provocano dubbi inutili.

Il fatto è che talento è una parola bella ma imprecisa. La parola precisa (che giustamente non si usa perché è orribile) sarebbe talentuosità. Che è come la puntualità, l’affidabilità, la responsabilità e tutte le parole che finiscono in tà-tà-tà. Descrivono capacità. Cose che, se uno vuole, le impara.

Fate una prova: prendete 10 autori che ritenete geniali e cercate i loro testi giovanili. In 9 casi su 10 scoprirete che la genialità che vi incanta, da giovani non ce l’avevano. Il talento è qualcosa che hanno perfezionato. Che hanno imparato col tempo.

Poi è vero, in 1 caso su 10 scoprirete che a 20 anni qualcuno aveva già un talento maturo, beato lui, o lei. Ma poi in questi casi, in genere da adulti sono peggiorati. Per loro il talento è qualcosa che si perde. Che si disimpara.

Ecco qua la definizione del talento: qualcosa che si impara e si disimpara nel tempo. Non è una magia o una benedizione ma un percorso: un duro percorso, fatto di fatica, impegno interiore e tante ore di applicazione, ma un percorso.

E’ ovvio che qualcuno è più portato a intraprenderlo di altri. Vale per tutte le parole in tà-tà-tà: chi di natura tende a essere irresponsabile, per imparare la responsabilità dovrà farsi un gran mazzo.

Per il talento è uguale. E siccome il talento (al contrario della responsabilità) non è indispensabile per vivere, si sconsiglia di intraprendere il percorso a chi non sia già un po’ portato.

Se farlo o no, è affar vostro. La decisione di intraprendere il percorso del talento è personale e nessuno può prenderla per voi. Ma è una decisione che va presa, magari dandosi un tempo di verifica (“ci provo per un tempo X poi vedo”). Però dovete decidere se volete fare questo percorso o no.

Se decidete “no”, amen. Se decidete sì, non chiedetevi mai più “avrò talento?”. Se avete deciso sì, la domanda che vi dovete fare d’ora in poi è un’altra: “come aumentare il mio talento”. Proviamo a vedere come.

Anatomia del talento

Proviamo a definire il talento scomponendolo in alcune caratteristiche di base (l’elenco è incompleto, non siamo all’università):

-capacità di avere belle idee, e di averne molte

-senso estetico e\o senso del ritmo

-capacità di sintonizzarsi con ‘quel che gira nell’aria’ (cioè quel che già c’è ma ancora non si sa che c’è)

- empatia, cioè capacità di sentire cosa provano gli altri (ha un duplice uso: ci serve per sentire quel che prova il personaggio ma anche quel che prova il pubblico e a prevedere le sue emozioni)

-avere una visione del mondo personale, vera e interessante

-avere sensibilità per il genere specifico che si è scelto, per il linguaggio che si sta usando, eccetera

-avere uno stile personale

-avere la capacità di lavorare 8 ore al giorno, e concentrati (“Il genio è sedersi a tavolino ogni giorno alla stessa ora”, Flaubert)

-avere un gusto profondo per la riscrittura e la revisione, perché “scrivere è riscrivere”

-avere una grande severità nel giudicare se stessi, e al tempo stesso la capacità di non dare troppo peso ai giudizi del mondo, continuando sulla propria strada

-altre qualità a piacere che ciascuno può decidere (perché ognuno si crea anche il proprio specifico talento)

Bene, l’eterna domanda “avrò talento?”, già adesso ha meno senso: è chiaro che ciascuna di queste singole caratteristiche si impara. Basta scindere la parola magica in una serie di capacità specifiche, per rendersi conto che ciascuna può essere migliorata.

Per fare un esempio, vi racconto quali sono stati i miei personali “esercizi di talento”. Non sono i migliori né gli unici. Ve li cito solo perchè sono veri, concreti e sperimentati in prima persona. Servono come base per inventare i vostri personali “esercizi di talento”.

Riprendiamo quindi le caratteristiche che sopra abbiamo individuato facendo la “anatomia del talento”: come sfida, partiamo da quelle che sembrano più “innate” e poco adatte ad essere sviluppate con l’esercizio.

Capacità di avere idee belle, e di averne molte.

Chi lavora con me spesso dice che sono molto “creativo”, cioè che ho un numero elevato di idee. Sembra il classico dono di natura, e magari in parte lo è, non lo so: ma di sicuro è una cosa che ho allenato moltissimo. Ho iniziato intorno ai 22-23 anni, dopo aver letto una  sul giornale (attenzione, cito a memoria dopo 20 anni, quindi non sono certissimo che i nomi siano quelli giusti) che Tonino Guerra e Andrè Breton si trovavano ogni mattina in un bar di Parigi e facevano un gioco: uno diceva una parola, l’altro doveva costruirci sopra una piccola storia in 2-3 minuti. Lo facevano per un’oretta poi andavano alle rispettive occupazioni.

Mi trovavo in una di quelle fasi giovanili ben riassunte dal termine “cazzeggio”, così ho fatto per alcuni mesi questo gioco, anche se da solo perché non avevo amici così pazzi. Trovavo una parola a caso (da un giornale, dal dizionario, ecc) e ci costruivo mezza pagina di racconto al volo. L’ho fatto per alcuni mesi, al termine dei quali la mia capacità di produrre idee era letteralmente triplicata.  In seguito ho continuato a fare l’esercizio in modi più sofisticati: ad esempio inventavo articoli per un mensile di notizie false, che poi ho buttato via quando avevo ormai i numeri per un anno intero. Anche oggi, in certi giorni di stanca, apro il giornale, leggo una breve di cronaca da 5 righe, e ci scrivo un soggetto. Così, per tenermi in forma. Poi lo butto via.

La capacità di produrre idee l’ho coltivata anche con le scelte di lavoro. Quando un lavoro raggiungeva la fase di routine e non serviva più creatività, ne cercavo un altro: in vari casi sono andato a guadagnare meno o a fare cose meno importanti, però volevo essere costretto a produrre nuove idee.

Morale: io non so se sono davvero “creativo” (magari lo dicono solo per lusingarmi per ottenere da me prestazioni sessuali, chissà…) però se lo sono è una capacità che ho in buona parte imparato. Se era un dono di natura, l’ho allenato moltissimo.

Se volete avere più idee, fate per 2 o 3 mesi questo esercizio, e vedrete…

Senso estetico e\o senso del ritmo

Si tratta di una dote essenziale perchè, come diceva Andy Warhol, “non so cos’è l’arte, ma so che un attimo prima e un attimo dopo è merda”.

Lasciando stare l’Arte, è certo che la capacità di chiudere al punto giusto una frase, una scena o una storia è essenziale. Anche questa è una dote che si può affinare con la pratica, ad esempio passando il proprio tempo con i maestri della propria disciplina anziché con le schifezze. Se passate ore a guardare le soap è difficile che poi scriviate film alla Hitchock o romanzi alla Milan Kundera.

Quando desideravo scrivere sceneggiature, mi sono inventato un esercizio: prendevo i film che mi emozionavano di più e, andando avanti con l’avanzamento veloce, riscrivevo la sceneggiatura. Non la cercavo su Internet, non la leggevo su un libro: la riscrivevo riguardando il film a pezzettini. E’ un esercizio faticoso (per un film puoi impiegare due o tre giorni) ma è potentissimo, perché fai a ritroso il percorso degli autori. In pratica devi immaginare come avevano pensato sulla pagina quell’effetto così bello che poi hai visto sullo schermo. Entri nella testa dei creatori e fai il loro percorso al contrario.

Metà delle cose che ho imparato sul mestiere di sceneggiatore, le ho imparate così. Basta un videoregistratore e una risma di carta. E’ l’antica (e sottovalutata)  pedagogia del “ricopiare”. Questo per me è stato un grande esercizio di talento.

Lo si può fare ovviamente anche coi romanzi. Prendete un romanzo che vi è piaciuto, e scomponetelo per capire la struttura “architettonica” che lo sorregge. Provate a scrivere un “nuovo capitolo” con lo stesso identico stile dell’autore. Eccetera eccetera.

Capacità di anticipare le cose, cioè sintonizzarsi con ‘quel che gira nell’aria’ (cioè quel che già c’è ma ancora non si sa).

Anche questo parrebbe un dono, ma non lo è affatto. Quanto siete curiosi degli umani? Quanto vi interrogate sul futuro? Quanti rapporti del Mit (o del Censis) vi siete letti nell’ultimo anno? Quando conoscete una persona quante domande gli fate per capire cosa pensa, come se la passa, dove va il suo settore o la sua azienda o la sua vita personale? Non serve farla tanto lunga, il concetto è chiaro: per sintonizzarsi con “quel che gira nell’aria” bisogna essere curiosi sul mondo e il suo futuro. Tra l’altro questa caratteristica, utile in tutto, è ormai indispensabile per il cinema. Oggi per fare un film in Italia possono servire 4 o 5 anni (a me è capitato anche di più). Se tu parli del presente, quando il film esce parla del passato. Devi per forza individuare temi che valgano nel presente ma restino validi qualche anno. E’ una sorta di necessaria capacità professionale.

Empatia, cioè capacità di sentire l’altro. Sentire quel che provano il personaggio, il lettore o lo spettatore.

Questa è una delle qualità più importanti per scrivere. Il nostro compito non è giudicare i personaggi ma sentirli, viverli da dentro, farli muovere con la loro propria energia. Questa capacità essenziale io l’ho allenata in molti modi. Ad esempio, sempre negli anni di cazzeggio giovanile, mi scrivevo una paginetta su ogni persona che conoscevo, anche di sfuggita. Cercavo di immaginare chi era, cosa provava, di cosa aveva paura, cosa sognava. Spesso non sapevo nulla, dovevo inventare, dedurre da una parola sentita, da un gesto, da uno sguardo abbassato su un certo argomento. Questo è allenare l’empatia. Nella vita quotidiana ci sono mille modi per farlo. Tra l’altro fa pure bene ai rapporti.

Conclusioni.

1. E’ inutile continuare all’infinito, il ragionamento s’è capito. Se avete deciso di scrivere, la domanda da porsi non è “avrò talento?”, ma  “come migliorare il mio talento?”. Ovviamente quelli sopra non sono gli “esercizi giusti”, sono quelli che ho fatto io, perché servivano a me. Ognuno può (deve) inventare i propri “esercizi di talento”.

2. E’ chiaro che al mondo nessuno (me compreso) s’è mai detto “oggi faccio un esercizio di talento”. Semplicemente si tratta di imparare a trascorrere il proprio tempo coltivando passioni e abitudini che tendano a sviluppare la capacità di scrivere e non a deprimerla. Se uno passa le sue serate col gossip, i reality e la Champion’s, poi non serve che si danni l’anima a spedire i suoi manoscritti per sapere se ha talento. Glielo possiamo dire fin d’ora: non ce l’ha.

3. In sintesi. Il talento non è tanto una questione di lotteria (mi hanno estratto o no?) ma di condotta: si tratta di spendere bene il proprio tempo per tanto tempo. Fatelo, e il talento crescerà. Passate il tempo a chiedervi “ho talento?” e restate fermi dove siete.

4. Va infine ricordato che il talento nella scrittura non è indispensabile per vivere, non serve per avere successo, in genere non rende ricchi e non procura incrementi apprezzabili alle proprie chance sentimentali o erotiche. Quindi si consiglia il percorso solo a chi è già predisposto, sennò davvero non ne vale la pena. Però se lo iniziate, non fatevi più domande inutili. Siete scrittori? Bene, allora inventatevi un Dio che vede nella vostra testa e dice “se ti becco ancora a chiederti ‘avrò talento?’, ti fulmino all’istante”.  E credeteci!

Incoscienza gioiosa

Un piccola parentesi. Garcia Marquez aveva una famiglia, due figli e un impiego come giornalista quando a poco più di trent’anni anni si licenziò e si chiuse in una stanza a scrivere, mentre sua moglie, con una creatività non inferiore alla sua, riusciva a convincere i negozianti a farle credito. La cosa andò avanti per 18 mesi, alla fine dei quali uscì dalla stanza con Cent’anni di solitudine. Nel giro di poco tempo il libro “si vendeva per le strade come hot-dog”, ma questo fu un accidente. Per quanto ne sapeva Garcia Marquez, il libro poteva andare come i precedenti (buone critiche e poca grana) lasciando la famiglia nella miseria e, vista la mole di debiti, quasi ai margini della legalità.

Garcia Marquez definisce questa e altre scelte della propria vita come “incoscienti”, giustificandole con un “irragionevole ottimismo che ho sempre considerato la mia migliore qualità”. Ecco, la parentesi è questa. Dopo aver studiato per anni grosse antologie in cui la vita degli scrittori è stata raccontata come interminabile riflessione sui mali del vivere, ricordiamoci che il più celebrato scrittore contemporaneo vede come sua migliore qualità un “irragionevole ottimismo”.

Non è un caso isolato. Molti scrittori che nei ritratti scolastici appaiono come tetri individui che grondano lacrime sulla miseria dell’esistere, hanno invece una forma di gioia tutta particolare e un tantinello incosciente.

Nel suo bel libro su Tolstoj, Pietro Citati racconta come lo scrittore russo abbia provato anche più di un “irragionevole ottimismo”. Tra le testimonianze, c’è questa lettera alla cugina: “E’ arrivata la primavera! Nella natura, nell’aria, in tutto c’è speranza, avvenire: un avvenire meraviglioso (….) a volte mi sorprendo nella piena illusione di essere una pianta per crescere semplicemente, tranquillamente e gioiosamente nel mondo di Dio. (….) Sotto i nostri occhi si compiono i miracoli. Ogni giorno, un nuovo miracolo”. Ci sono molte testimonianze di un Tolstoj che prova come un senso di mistica fusione con gli uomini e le cose sino a sentire  “una bellezza troppo grande”. (22) Non a caso Pietro Citati conclude che Tolstoj “fu felice come pochi esseri umani” (92).

Persino un autore considerato ombroso e poco avvicinabile come Nabokov considera quasi un ferro del suo mestiere di scrittore “la fede irrazionale nella bontà dell’uomo”. Poi precisa che questa convinzione non si basa sui “fatti” né tantomeno sulle “traballanti filosofie idealistiche”. E’ soltanto una verità personale, una “verità solida e iridiscente” che oppone al mondo “dei direttori di giornali e di altri brillanti pessimisti”. E che oppone soprattutto al mondo comune che è “quadrato mentre tutti i valori e le visioni più essenziali sono meravigliosamente rotondi, rotondi come l’universo o come gli occhi di un bambino, la prima volta che vede uno spettacolo al circo”.

Di esempi ne potrei fare moltissimi. Pur essendo ovviamente capaci di guardare con occhio fermo ai drammi della condizione umana, gli scrittori migliori sembrano spesso capaci di una strana forma di felicità pagana. Una capacità di fondersi nell’esistenza che, probabilmente, non è estranea alla capacità “professionale” di abitare altre vite.

Insomma, pochi scrittori somigliano alla cupezza jettatoria che emerge dalle antologie o da certa critica letteraria. Al contrario, se c’è uno stato d’animo che forse è più facile trovare negli scrittori che in altre categorie, è una gioia irrazionale, un’esperienza quasi mistica di partecipazione all’esistenza, una fusione con le cose che permette di percepirne la bellezza con una forza che annichilisce.

Volevo ricordare questa cosa perché viviamo in un paese che a scuola racconta la letteratura, il teatro e il cinema d’autore come una lista di trattati sulle disgrazie e sulla sfiga dell’essere vivi. Quindi volevo solo dire che se un mattino vi capitasse di svegliarvi felici, non c’è da preoccuparsi! La capacità di gioire è perfettamente compatibile con la scrittura. Anzi, al contrario, secondo me è un ingrediente – e pure importante – del misterioso “talento”. Fine parentesi.

Genio e regolatezza

Per essere scrittori, occorre coltivare un temperamento da scrittori. Questa è una frase piuttosto banale. Anche per essere rappresentanti occorre coltivare un temperamento da rappresentanti. Il problema, nella scrittura, è la difficoltà di vedere da vicino il modello perché di rappresentanti ne abbiamo visti in abbondanza, ma quanti scrittori abbiamo conosciuto nella nostra vita?

Come diceva Indro Montanelli, “questa società non elimina i talenti, li disperde”. Non esistono più circoli, cenacoli, laboratori, luoghi in cui le persone che scrivono e quelle che vogliono scrivere possano guardarsi in faccia, trovare analogie tra loro, capire a che razza appartengono.

Così i modelli nascono dalle fantasie e dai racconti popolari, in cui lo scrittore ha una vita sregolata e maledetta, è geniale e vanitoso, incapace di ordine persino sulla sua scrivania, con una vita sentimentale promiscua, dominato da impulsi inconsci e oscure ispirazioni.

Da dove nascano queste dicerie lo sa -se lo sa- soltanto Iddio. Perché, dietro l’inevitabile varietà dei temperamenti, se esistono alcune caratteristiche più frequenti nella tribù degli scrittori, queste sono proprio l’opposto.

Gli scrittori sono perlopiù persone abitudinarie, con una vita all’apparenza tranquilla e persino noiosa, concentrati sul proprio lavoro e poco distratti dalle vicende del mondo. Non manca qualche scrittore davvero eccentrico (né qualche generoso che vuole donare al pubblico l’immagine sregolata che si attende), ma se andiamo a guardare la maggioranza, troviamo per lo più una schiera di persone in apparenza assai placide. Moravia poteva descrivere i tempi della sua giornata con la precisione di un impiegato che timbra un cartellino. Garcia Marquez ha orari di lavoro rigidissimi a cui aggiunge fissazioni da vecchia zia (non lavora se non ha un mazzo di rose gialle sulla scrivania e, quando scriveva a macchina, ad ogni errore di battitura buttava via tutto il foglio). Quella di Italo Calvino era, per dirla con le parole del suo amico Eugenio Scalfari, “una vita interamente dedicata al lavoro”. E per un Hemingway cacciatore di donne e di elefanti, abbiamo Tolstoj e  Manzoni, intenti a scrivere nelle loro campagne, protetti da una tranquilla vita familiare.

Persino un artista considerato maledetto come Baudelaire scriveva che la fedeltà è uno dei segni del genio (lettera a Madame Sabatier). E Flaubert ci ha regalato una frase che rappresenta quasi una poetica della vita senza trambusti: “Perché una cosa sia interessante, basta guardarla a lungo”.

Certo, non si vuole affermare che chi scrive debba essere una vecchia zia che non si muove mai di casa. Chi scrive può vivere come meglio crede. Il punto è che non bisogna illudersi che per scrivere bene basti una vita spericolata, né che la scrittura abbia come optional di serie una vita più interessante delle altre.

La vita interessante serve per scrivere l’autobiografia, non per inventare storie. Stevenson dice che “l’artista scrive con più efficacia e con più entusiasmo delle cose che ha solo desiderato fare, non di quelle che ha fatto. Il desiderio è un meraviglioso telescopio” (48)

Se vogliamo una vita avventurosa, non abbiamo che viverla, il mondo è lì che aspetta. Se invece vogliamo scrivere sarà bene ignorare le credenze popolari e non farci distrarre dalle presunte esigenze eccentriche del nostro ruolo. Per riuscire a creare una bella storia è statisticamente più probabile che ci occorra imparare a concentrare le energie, non a disperderle.

Come scrive Flannery O’Connor “se non riuscite a cavar qualcosa da un’esperienza ridotta, probabilmente non vi riuscirà da una più vasta”. E aggiunge: “Il dovere dello scrittore è contemplare l’esperienza, non dissolversi in essa”. (54)

Ma su questo tema, la definizione più folgorante è quella di Georges Roditi, che ci ha lasciato una frase che mi piace moltissimo: “Per creare una grande opera ci vuole un avventuriero che resti a casa”.

Cattivi moventi

Uno dei grandi ostacoli alla buona scrittura è già scritto nel movente per cui si comincia a scrivere: la firma.

E’ difficile trovare qualcuno che cominci a scrivere spinto dal desiderio di raccontare il mondo. Quasi sempre si comincia per raccontare se stessi. Una minoranza, già sofisticata, inizia per mostrare l’acutezza del proprio sguardo sul mondo. In ogni caso, il movente iniziale è mettersi in mostra.

Dobbiamo farcene una ragione: tra i motivi per cui ci siamo avvicinati alla scrittura c’è spesso lo stesso bisogno di chi veste fosforescente in discoteca o compra automobili di tre metri più lunghe del necessario. E’ il bisogno antico di gonfiare il petto e gridare a tutta la giungla “sono qua anch’io”. Come fa, in modi più diretti e forse meno stressati, nostro cugino orango, con cui condividiamo il 99,8 per cento di Dna (dato sempre troppo trascurato).

In seguito però dovrebbe avvenire una svolta analoga a quella di chi negli anni Settanta si avvicinava alla politica perché c’era l’amore libero, poi ha iniziato a crederci davvero e a lavorare con tossicodipendenti, barboni ed ex carcerati in qualche cittadina di provincia.

Anche chi ha avvicinato la scrittura per pura vanità esibizionistica può (deve?) evolvere il prima possibile per arrivare al punto in cui si scrive per il puro gusto di raccontare, consapevole dei limiti e dei doveri che questo comporta. Per aiutarsi in questa svolta, si può rileggere ogni tanto il giuramento del narratore contento.

Il giuramento del narratore contento

(di B. C. Craven)

Sono narratore. Non sono altro che un postino incaricato di portare la realtà al lettore, dopo averla riscritta per renderla più interessante, e più comprensibile.

Penserò al mondo che vuole rappresentarsi tramite me, e penserò al lettore che deve godere della rappresentazione. Non penserò al mio successo, al mio nome e al destino della mia opera, accidenti poco più che casuali.

Accetterò l’insuccesso o la fortuna senza permettere che questi pensieri occupino la mia mente e mi distraggano dal lavoro che ho scelto.

Farò quanto è nelle mie possibilità per conoscere più a fondo la realtà, e per imparare ogni giorno a descriverla un po’ meglio.

Non mescolerò vita e scrittura, perché so che il mio lavoro scusa i miei comportamenti quanto il lavoro di un manovale, di un manager o di un macellaio.

Non seguirò né combatterò le mode della mia epoca, perché il destino delle mode è di essere ignorate.

Non proverò invidia né disprezzo per i miei colleghi, e dividerò con loro i segreti del mestiere di cui vengo a conoscenza.

Non cercherò di mettere in evidenza la mia abilità perché, poca o tanta che sia, deve essere usata per raccontare il resto del mondo, non per mostrare se stessa.

Tratterò col massimo rispetto ogni creatura della mia fantasia e tenterò con ogni mezzo di capirla più a fondo possibile, come fosse un essere reale che per vivere ha bisogno della mia comprensione.

Non riterrò  “mio” un personaggio, una frase, una immagine, un’idea solo perché li ha inventati la testa che poggia sulle mie spalle. Il copyright e la parola “io” sono concetti assai utili alla vita pratica, ma imprecisi nel profondo. La fantasia è un serbatoio comune dell’umanità che appartiene a tutti. Desidero imparare ad accedervi nel modo più ricco e più efficace, ma la mia fantasia non è mia.

Comunque vada, sarò grato al destino per avermi regalato un mestiere, o un hobby, che ha il potere di riempire l’esistenza.

Lo stile sei tu

In futuro nel corso parleremo di stile. Stile nel cinema. Stile nella narrativa. Stile nei dialoghi. Stile nei vari generi. Stile in eccetera eccetera. Ma il nocciolo della faccenda è che le più importanti lezioni di stile si possono riassumere in poche pagine e molti aspiranti scrittori le sanno già. Non è difficile trovarle, e chi è interessato in genere lo ha fatto da tempo.

Nel fare “lezioni di stile” ci si imbarca in micro-consigli tecnici, in faticose classificazioni di infinite possibilità, per poi dire alla fine l’unica cosa che conta, cioè due frasi verissime e piuttosto conclusive.

La prima è: “Ogni stile va bene purchè sia necessario”, cioè intimamente legato alla materia e ai personaggi.

La seconda è: “Il tuo stile sei tu”. Il che significa alcune cose precise, e molto pratiche.

Se quando scrivi sei insicuro, si sente.

Se vuoi dimostrare la tua bravura, si sente.

Se non sai dove andare a parare, si sente.

Se hai paura, si sente.

Se hai dubbi sulla tua vocazione, si sente.

Se vuoi la fama si sente.

Se scrivi per scansare qualche problema personale, si sente.

Se non ne hai più voglia, si sente.

E se, alla fine, cerchi di mascherare quello che senti, si sente.

La scrittura è una particolare “seduta di psicoterapia” che non dice granchè sulla personalità profonda dell’autore (anzi spesso la maschera) ma racconta perfettamente quel che l’autore prova mentre scrive. Quello entra nello stile. In una certa misura, quel che proviamo scrivendo è il nostro stile.

Troppo spesso i  problemi di stile sono solo la spia di un nostro rapporto non risolto con la scrittura. Se è così, è giunta l’ora di provare a risolverlo. C’è un esercizio che può aiutarci. In questa e in tante altre cose.

Il miglior esercizio di scrittura che conosco

Conosco un esercizio, che ho praticato e pratico spesso, perchè ha una capacità miracolosa di avvicinarci al nostro mondo emozionale.  L’ho trovato in un libro del 1934 dell’americana Dorhotea Brande (pioniera dei corsi di scrittura in America e mai tradotta in Italia, che io sappia), poi ripreso nel 1974 dall’australiana Carmel Bird (pure lei inedita nel nostro paese, che io sappia).  Faccio queste citazioni esotiche solo perché ho verificato che, se descrivo l’esercizio puro e semplice, molti pensano “che stronzata” e non lo fanno.

Questo esercizio può sembrare in effetti una piccola cosa, invece ha una potenza atomica.

Il suo unico problema è che è troppo facile e spesso non riesco a farne capire l’importanza. Chiamiamolo quindi Dream Writing, che è più figo.

Il Dream Writing funziona così. Per un mese ci si prende l’impegno di dedicare ogni giorno un quarto d’ora a scrivere. Non è molto no? Quel che conta è il quando scrivere e il cosa.

Il quando è: appena svegli. Prima di bere il caffè, fumare la sigaretta, cambiare il pannolino, fare footing, vendere azioni. Prima di tutto. Appena ci si sveglia si prende un block notes e si scrive per 15 minuti. L’ideale sarebbe tenere il block notes sul comodino, e prenderlo appena si aprono gli occhi.

Cosa si scrive? I sogni fatti alla notte. Senza interpretarli, senza chiedersi cosa significhino. Li scrivete e basta.

Può essere che all’inizio i sogni non vi vengano in mente ma non c’è problema: in questo caso scrivete un ricordo di infanzia (più indietro è, meglio è).

Tutto qua… Facile no? Appena svegli prendete il notes e scrivete un sogno della notte o, in alternativa, un ricordo antico.

Questo esercizio così banale ha un potere quasi magico. E’ prezioso per trovare il proprio stile personale. Non quello artificioso che cerchiamo per fare i fighi: no quello vero, il nostro stile naturale. Inoltre è prezioso per far venir fuori i contenuti che vi premono.

Ricordate? All’inizio, si diceva quanto sia importante scrivere di cose che per noi contano, trovare “ciò che ci disturba”. Facendo questo esercizio, prima o poi viene fuori. Come? In modi che non c’entrano nulla: un pomeriggio viene un’idea, sembra una come tante, dopo un po’ che ci lavorate dite “cazzo!”. Avete messo il dito su qualcosa che per voi è molto importante. Ed è successo nel periodo in cui facevate l’esercizio.

Voi direte: ma come può un esercizio così semplice, quasi banale, produrre tanti miracoli? Perché, semplicemente, crea un collegamento fra la scrittura e l’inconscio. Sgretola le difese, abbatte muri, fa svanire paure. Infatti l’inconscio per definizione si difende, si maschera, non ha voglia di farsi vedere: è nella sua natura, sennò non sarebbe un inconscio.

Con questo esercizio lo stanate, lo tirate fuori dal suo nascondiglio, prima una zampina, poi una mano, poi magari vi mostra un istante quel musetto che forse somiglia a E.T.

E sapete perché si fa vedere? Perché ha capito che voi non lo guardate, che scrivete solo i sogni che lui usa per esprimersi, che non cercate di disegnare lui ma le sue invenzioni e le sue maschere. Allora si fida, si scopre un po’, inizia a giocare con la vostra penna che scrive. Per questo è importante non cercare di interpretare i sogni che escono con l’esercizio. Se l’inconscio si accorge che cercate di capirlo, torna in tana. Lui è un inconscio. Se vi limitare a giocare con lui, “a chiacchierare” scrivendo quel che produce, lui viene fuori sempre un po’ di più.

Per questo poi, quando di giorno scrivete, vi avvicinate al vostro stile e ai contenuti che per voi contano. Siete più in contatto con l’inconscio.

Inoltre, se fate l’esercizio, vedrete che i vostri sogni cambiano, a volte anche parecchio: è il vostro inconscio che sta giocando con voi, tramite la vostra penna.

Non c’è da aver paura. Con questo esercizio, state tranquilli, non conoscerete il vostro inconscio. Lui non è mica scemo. Si lascia un po’ stanare perchè capisce che, grazie alla scrittura, può mostrarsi senza farsi svelare. E accetta di giocare.

Ma voi non saprete nulla di più dei vostri segreti profondi. Tuttavia questi segreti, sotto forme fantasiose, invieranno a  contaminare la vostra scrittura.

E questo, se ci pensate, è il nocciolo di tutta la faccenda. Quando si dice che la scrittura deve avere una sua verità profonda, si dice quella roba lì. Deve aver a che fare con ciò che ci disturba. E ciò che ci disturba sta nascosto proprio lì, nell’inconscio: ce lo mettiamo apposta, perché non vogliamo vederlo.

Vedrete che facendo l’esercizio succedono cose strane, e divertenti: il vostro stile di scrittura cambia, dopo un po’ cambiano anche i sogni, la scrittura giorno dopo giorno si avvicina alle zone nascoste della psiche, e si arricchisce.

Se per mestiere scrivete (qualsiasi cosa, anche depliant per saponi) vedrete che facendo questo esercizio la scrittura migliora, diventa più personale, più viva, più densa. Più vostra.

Forse diventerà così vostra che non andrà più bene per i saponi, e quel giorno sarete felici. Insomma questo esercizio è davvero un’esperienza esaltante, inutile parlarne tanto, perché le esperienze si fanno e basta.

Tutto quel che c’è da dire è: gli altri esercizi sono facoltativi, questo no. E’ assolutamente obbligatorio per continuare il corso. Da oggi si fa il Dream Writing per un mese tutti i giorni, appena svegli, per almeno 15 minuti.

Attenzione però: se state leggendo questo corso e non fate l’esercizio, avete un problema. Ripeto, questo è il miglior esercizio di scrittura che conosco. Quindi delle due l’una: o non vi fidate di me, quindi vi sconsiglio di perdere altro tempo con questo corso. Oppure un pochino vi fidate, e allora questo esercizio dovete farlo.

Da domattina.

E se non succede niente, scrivetemi pure che fare l’insegnante di scrittura non è il mio mestiere. Tra l’altro, non lo è davvero. Sono novellino.

PS. Per leggere le lezioni dalla 4 in poi sarà necessario registrarsi. Per farlo basta un minuto ed è del tutto gratis. Il fatto è che ho  20.000 visitatori e solo 300 registrati. Ora sarei curioso di capire quanta gente sta seguendo davvero il corso. Non mi pare di chiedere molto. Grazie. Chi non è registrato può farlo cliccando qua.

  1. Patrizia D’Errico
    25 agosto 2014 a 17:49 | #1

    Ogni tua lezione è un’immersione totale in un mondo guardato sempre da un piccolo squarcio in un muro. Mi sembra finalmente di essere al di là, dei dubbi, degli ostacoli, delle resistenze. Mi tocchi qualcosa dentro che assomiglia alla gioia. Dopo, scrivo. Felicissima di farlo. Come potrò mai ringraziarti? Grazie. Patrizia

  2. patrizia derrico
    25 agosto 2014 a 17:42 | #2

    Ho cercato per tanto tempo un maestro che sapesse dirmi quello che mi dici tu. Proprio “MI” volevo dire. Lo dici a tutti, certo, ma leggendolo ho la sensazione che tu lo stia dicendo proprio a me. Come potrò mai ringraziarti? Grazie. Patrizia

  3. Eleonora
    10 luglio 2014 a 22:58 | #3

    Ciao Fabio. Scusa se mi prendo la libertà di darti del tu, ma dopo avermi tenuta sveglia la notte e avermi fatto credere di nuovo in me stessa come non mi capitava da tempo, non posso che ritenerti un amico intimo, o un amico immaginario. Oltre a ringraziarti per il tuo lavoro, vorrei chiederti un’informazione sul “dream writing”, che non mi è parsa affatto una tecnica banale, a proposito. Anzi, ammetto di non averla ben compresa. Per questo ho deciso di prendere fiato ed espormi, anche a costo di proporre una domanda banale.
    Hai detto che è necessario concederci del tempo per mettere su carta i nostri sogni, o ricordi dell’infanzia, per avvicinarci alla porta della rimozione. Ma non mi è chiaro come da questi scritti si possa arrivare a rintracciare il nostro stile personale e come sfruttarli per la costruzione delle nostre storie. In parole povere: in che modo possiamo trarne beneficio, in pratica?
    Mi scuso per la perdita di tempo, ma le tue parole hanno ridestato la voglia di darmi un’occasione, quindi, come tu stesso ci hai consigliato, voglio lavorare al meglio delle mie capacità e portare a termine anche questo esercizio. Inchiodandomi anch’io alla scrivania, se necessario.
    Grazie ancora per la tua disponibilità.

  4. Eleonora
    10 luglio 2014 a 10:28 | #4

    Ciao Fabio. Scusa per la libertà che mi prendo dandoti del tu, ma dato che sei riuscito a tenermi sveglia la notte e a farmi riflettere su me stessa come da tempo non facevo, non posso che considerarti un intimo amico, oppure un amico immaginario. Ti scrivo, oltre che per ringraziarti, per chiederti una delucidazione sul “dream writing”. Ho deciso di fidarmi, sia di te che di me stessa, e di intraprendere l’arduo viaggio verso la mia “talentuosità”, a cominciare da questo esercizio. Non lo trovo affatto banale, a proposito. Anzi, ammetto di non averlo capito bene. Per questo ho deciso di uscire dall’ombra e di provare a disturbarti, a cercare una tua risposta, anche se ti assicuro che di domande da farti ne avrei a bizzeffe.
    Hai detto di scrivere appena svegli quello che si è sognato o un ricordo dell’infanzia, cercando di aprire la porta della rimozione. Questo lo capisco, in teoria, ma non ho ben capito nella pratica come utilizzare poi le informazioni che il nostro inconscio ci fornisce. Detta in parole povere: una volta messo nero su bianco il sogno, come possiamo sfruttarne le informazioni e andare da esso a cercare il nostro stile personale?
    Scusa per il monologo e, forse, per la domanda banale. Ma voglio prendermi sul serio questa volta, e svolgere ogni esercizio nel modo migliore, anch’io, inchiodandomi alla scrivania.
    Grazie per l’aiuto, davvero.

  5. Anna M.
    1 marzo 2014 a 13:12 | #5

    Accidenti Fabio, che dire, mi hai stanato; tante scuse per giustificare il mio desiderio di scrivere e il rimandare l’atto vero e proprio. Da domani inizio il Dream Writing.
    Ci regali una notevole mole di informazioni, Grazieeee!!!!
    Prima o poi dovrai rivelarci anche la tua Area di pericolo è? ;-)
    Scherzo dai!
    FABIO: beh, tutte quelle descritte, più o meno le ho, oppure le ho avute. Tendo a parlare solo di cose che conosco :)

  6. nuovo_utente
    16 gennaio 2014 a 13:55 | #6

    Sono lezioni molto interessanti, ma a mio avviso non serve scomodare l’inconscio per sviluppare una storia. Si rischia di ammantare il processo creativo di connotazioni misteriose ed oscure e di spaventare chi si appresta a raccontare qualcosa. E’ sufficiente osservare nel concreto la propria vita e quella degli altri per definire le aree di pericolo e avviare l’inventiva. Ad esempio se osservo me stesso, scopro che è un bel po’ di tempo che non ho una relazione sentimentale stabile e il motivo è sotto il mio naso, non mi serve sognarlo. O perlomeno è una mia paura, che mi fa scappare di fronte di fronte alla prospettiva di legarmi e che al contempo non posso sapere se ha un effettivo riscontro con la realtà. Per questo dovrei andarlo a verificare ponendo degli ostacoli significativi nella mia storia. E’ un mio grande interrogativo che potrebbe rappresentare il tema del romanzo. Ma questo è solo un aspetto della mia vita e potrebbero essercene molti altri, sia miei, che di persone che conosco. C’è chi è scontento del proprio lavoro, chi ha una vita coniugale problematica, chi ha un conflitto irrisolto con i genitori, e via dicendo. La realtà, se osservata con quel po’ di attenzione in più, offre materiale in abbondanza, cosa che i sogni, per la loro natura intricata e insondabile, non fanno.
    Complimenti ancora per questo corso, saluti.
    FABIO: A mio parere non si scrive nulla di buono senza l’inconscio. Però, in certi casi, è verissimo quello che tu dici, cioè che non bisogna scomodarlo. Infatti, in certi casi, più cerchi di coinvolgere l’inconscio, più lui si nasconde (del resto, non è un caso se è inconscio). Quindi, se tu senti che devi ignorare il tuo inconscio, ignoralo. E’ sicuramente lui che te lo chiede, perchè sa che così può uscire meglio. Detto ciò, a queste cose è meglio non pensarci. Non a caso ho suggerito su questa tema un esercizio pratico, che fa uscire l’inconscio senza pensarci sopra. Riflessione e inconscio non sono tanto amici :)

  7. japlin
    10 gennaio 2014 a 7:51 | #7

    anche io come tanti altri ti ringrazio per permetterci di assimilare ciò che è la tua essenza , la tua mente .

  8. Telstar
    12 dicembre 2013 a 0:58 | #8

    Questa è la lezione più bella, e più originale.
    I Sogni sono la mia primaria fonde di idee, qualche volta sono anche riuscito nel “lucid dreaming”, ma era troppo… stancante ;)

  9. hesham
    6 dicembre 2013 a 2:43 | #9

    Un’altra volta Cerami e la falegnameria.
    Diceva un capo pellerossa: non mi potete obbligare a lavorare, perchè se io lavoro non posso sognare e sè non sogno muoio.

  10. 18 settembre 2013 a 20:57 | #10

    Dici molte cose giuste… talmente tante che all’ultimo mi scappa detto: ‘perché uno che sa queste cose non ammette ANCHE che non vi sia bisogno NEMMENO di questo manuale…?’. Sarà un paradosso… ma talmente funziona bene -talmente destruttura, smonta tutti gli orpelli più macchinosi, e internet è una fucina meravigliosa, in tal senso- che lo posso prender buono solo come ‘manuale dei non manuali’, solo come ‘manuale per liberarsi dei manuali’…
    E in questo ovviamente gli riconosco tutta l’utilità possibile.
    Ma apprezzo soprattutto (vivaddio) l’onestà di dire che in scrittura, come più in generale nell’arte e ancor più nella vita, le azioni riuscite e non riuscite sono anzitutto da attribuirsi ad uno… ‘stato emotivo’… Il ‘blocco interiore dell’artista’ magari è una depressione.
    L’incapacità di afferrare un’idea, mancanza di lettura o di scrittura…

    Ma arrivo a dire che sono talmente tani i contatti, le analogie con la vita, che resta riduttivo anche il quantificarli; in sostanza: bisogna vivere bene, rettamente, coscienziosamente… in questo, c’è già tanta arte e dunque tanta scrittura. E più si affina il mondo interiore, più chiare e limpide saranno le immagini che la penna lascerà emergere in segno di riscatto per i nostri sforzi.
    Ovviamente, in questo esercizio dello spirito e della vita, ciò che in prima istanza emergerà sarà esattamente il ‘dovere’ o meno di scrivere; perché ogni cosa ha per principio un dovere… la disonestà è solo nel non ammetterlo, e con questa disonesta si muovono un bel po’ di cose che da queste parti taluni chiamano ‘soldi’ e tal altri ‘affari’.

    Bisognerebbe, onestà per onestà, scrivere anche un manuale su come rifuggire la bravura… che è la vera condanna moderna, perché la bellezza è respinta dal mercato come una palla su un muro di gomma… Bisognerebbe cioè ammettere -stando alle prime frasi- che bisogna raggiungere la bravura ALDILA’ della pubblicazione o meno… ma questa è un’altra storia, e si dovrà raccontare un’altra volta…

  11. massimiliano
    30 giugno 2013 a 18:36 | #11

    Ciao Fabio.

    Sto’ seguendo da tempo il tuo fantastico corso di scrittura ma ho eprso i dti di accesso e il sistema non mi fa’ iscrivere di nuovo. Come posso fare?
    Ti auguro una bellissima giornata
    Massi

  12. Silvia
    20 maggio 2013 a 18:26 | #12

    Mi piacciono molto queste lezioni e devo dire che mi danno la carica giusta e gli strumenti più adatti per intraprendere questo non facile percorso!In particolare,credo che le sue parole mi aiutino molto più di quel che pensavo fosse possibile,perché,applicate anche a campi diversi dalla scrittura,mi giungono come un invito potente a mettermi in gioco armata di tanta buona volontà e a non mollare davanti alle prime difficoltà. Grazie

  13. roberta
    9 aprile 2013 a 22:41 | #13

    corso bello e utile, complimenti.
    Per deformazione professionale – insegno italiano- devo contestare il grigiore che getti sulla nostra magnifica letteratura italiana.

  14. aNgela
    26 febbraio 2013 a 20:47 | #14

    Ciao Fabio! la prima cosa che devo dirti, a parte CORSO SCRITTURA CREATIVA! CREATIVA CREATIVA!, scusa, ma mi tocca, è che il desiderio (ZAM ZAM ZAM! qua ci parte una trama pazzesca)di scrivere un commento ce l’ho dall’altro ieri quando ho letto la tua parentesi nella lezione2 alle lettrici (e qui, giusto per pura didattica, sottolineiamo l’incidente scatenante). Vedi, io ormai mi sono abituata a non aspettarmi a-d-d-i-r-i-t-t-u-r-a l’attenzione alla tematica femminile da tutti i grandi che stimo. Tipo Nietzsche, quanto è geniale quell’uomo? Eppure è misogino al massimo. E uno che deve fare, se lo abbozza. Mi abbozzo sempre tutto altrimenti non avrei miti, per cui quando nel mio inconscio ti stavo già abbozzando a prescindere,perché stai diventando una sorta di mito, quando hai fatto quella parentesi così inaspettata mi sono totalmente innamorata di te (ahaha oh wow qui ci nasce una storia veramente, magari la metto tra quelle 10 che giuro farò!)
    Ok, premesso che questa sarebbe dovuta essere la premessa, e deducendo che non sono una persona affatto sintetica (comprendimi! almeno tu!) ti riscriverò di sicuro altri commenti perché ho un sacco di cose da dirti. Per adesso concludo dicendotene una soltanto, che mi sta veramente a cuore:
    grazie!

    P.S. io la mattina vado a scuola! non ho tempo di scrivere i sogni… ma me li ricordo quasi sempre e li racconto spesso a voce, non va bene lo stesso vero? Poi un’altra cosa: uno i sogni non se li ricorda mai tutti, magari solo alcune scene e la storia nel complesso tipo io stanotte ho sognato che stavo in america e giravano tutti armati e io avevo paura e c’erano un sacco di rapine. Non ricordo altro a parte(ma forse questa è mia interpretazione personale?)che io odiavo l’america perché è legale avere un’arma in casa e si uccidono i propri figli per sbaglio… cosa dovrei scrivere nel mio block notes per 15 minuti se mi ricordo solo questo?

  15. Lubna
    21 febbraio 2013 a 16:56 | #15

    Ah si…dimenticavo, maled….. laboratori di SCRITTURA CREATIVA, è a causa loro che non riuscivo più a ritrovarti, google tirava fuori decine di laboratori…la parola d’ordine dopo un sacco di tentativi è stata “CORSO” senza nessun creativo di mezzo, questo mi ha permesso di riconoscerti!Ciao

  16. Lubna
    21 febbraio 2013 a 16:49 | #16

    Ciao Fabio,
    la prima cosa che voglio dirti è grazie. Non solo trovo le tue lezioni molto utili, ma mi sto anche divertendo un mondo a leggerti.
    Trovai il tuo corso di scrittura casualmente un bel po’ di tempo fa, una serata in cui cercando di altro mi imbattei in un riferimento a questo corso di scrittura. Ci feci un salto, ma un impegno mi strappò all’inizio della prima lezione. Ti persi.
    Passa un sacco di tempo, succedono un sacco di cose, e per tutt’altro motivo inizio a fare l’esercizio che descrivi in questa lezione. All’improvviso nel giro di un paio di mesi mi ritrovo a scrivere al mondo intero. Scrivo agli amici, scrivo nei blog, scrivo ai dg di emittenti radiofoniche, insomma mi piglia la smania di scrivere. Vedono la luce anche alcuni incipit, non so bene di cosa. Ricordavo benissimo l’inizio della tua prima lezione letta in quella lontana serata, per cui mi sono messa a cercarti come un ossesso… ed eccomi finalmente qui, decisa a impegnarmi in questo corso, ora si! Quindi doppiamente grazie, è bello averti ritrovato!

  17. Ale
    13 febbraio 2013 a 10:52 | #17

    Fabio,
    che dirti… sono un educatore e mi occupo di scrittura creativa (oltre a scrivere e a volte tenere incontri sul raccontare/raccontarsi). Trovo preziose le tue indicazioni e le tracce che sveli. Una grande competenza, fluidità di linguaggio, chiarezza e semplicità. Un sincero augurio per la tua vita, il tuo scrivere. Ti citerò negli incontri che farò e darò indicazioni su questo blog. Quali sono i tuoi prossimi impegni di scrittura ed artistici?

  18. sgava
    11 ottobre 2012 a 16:17 | #18

    Ciao Fabio,
    mi e’ sempre pipaciuto scrivere ma non ho mai messo in pratica nulla.
    Piu’ volte ho cercato in rete quanche corso ma sempre molto inavvicinabili…non so’ che dirti se non GRAZIE per questo meraviglioso regalo. Sto’ mettendo in pratica con scrupolosita’ tutti i tuoi insegnamenti, non so’ se ho veramente talento, ma so’ che mi piace scrivere e vale la pena provarci.
    Dinuovo grazie, grazie per questo meraviglio “CORSO DI SCRITTURA CREATIVA”.
    A proposito ho letto su qualche altro commento parlavano della lezione 6 , ma io non la vedo, ho capito male allora

    FABIO: Purtroppo la 6 la devo ancora scrivere, la sto rimandando da troppo tempo!!!

  19. mara.olivetta
    19 settembre 2012 a 16:12 | #19

    Pratico “Dream Writing” inconsapevolmente da quand’ero bambina… Mia madre ogni giorno mi costringeva a scrivere una pagina su un -mio- diario personale e io ci imprimevo i sogni sotto forma di racconti fantastici… Ancora oggi lo faccio abitualmente. Molte storie che scrivo provengono da idee maturate nelle notti in cui Morfeo mi sussurra qualche spunto interessante!
    Complimenti Fabio per le tue lezioni, sono veramente utili e interessanti! Grazie

  20. ginoveritas
    21 agosto 2012 a 12:49 | #20

    Ciao Fabio! Credo che questo corso sia grandioso, e comunque un’ottima esperienza d’insegnamento quindi grazie! Per quanto riguarda il “talento”,Bukowski ci ha lasciato un “consiglio” se vogliamo a tutti i neoscrittori con la poesia “E così vorresti fare lo scrittore?” che racchiude in modo diretto quello che ci dici in questa lezione. Ora mi aspetta, da domani il Dream writing, non vedo l’ora di provare. Grazie ancora..

  21. 6 luglio 2012 a 9:05 | #21

    Lezione 3 – come le altre – direi molto interessante, sono contenta che tu l’abbia, alla fine, inserita…secondo me è di grandissimo aiuto, non solo per gli esordienti, per chi si è appena avvicinato alla scrittura, ma anche per chi come me, qualcosina ha già scritto e pubblicato. L’idea poi del dream writing la trovo eccellente. Grazie Fabio, buon tutto, intanto proseguo con la lezione successiva! PS: avevo già scritto qualche giorno fa un commento in riferimento alla lezione 3, ma non c’è…boh! :-)

    FABIO: E’ colpa mia. I commenti infatti vanno approvati, per un’esigenza legale: se qualcuno diffama il Presidente della Repubblica, possono condannare me che gestisco il blog. Approvare i commenti è facile, basta leggere e fare click, ma quando sono in full-immersion di scrittura, a volte dimentico per qualche giorno di farlo…Ora provvedo

  22. Ienny
    30 giugno 2012 a 13:27 | #22

    Ciao Fabio. ho trovato questa terza lezione davvero interessante,sono contenta che tu abbia voluto inserirla, credo sia + utile di quanto si possa immaginare, ci sono cose che non trovi nei manuali di scrittura. Inolre l’idea del dream writing,da te suggerita,mi “stuzzica” molto e inizierò da domattina visto che oggi ho appena terminato questa fase del corso e tra poco inizio la quarta lezione. Grazie. Un aluto :) PS: lavorare come nera, è una cosa non giusta, ma quando si deve lavorare, per mandare avanti la baracca, si accetta anche questo…secondo te una “nera” riuscirà prima o poi a venir fuori? o è destinata a rimanere in questa posizione a vita?

  23. oberdan
    29 febbraio 2012 a 16:33 | #23

    questa lezione sarebbe da appendere al muro per intera (in senso buono, ovvio…)! finalmente qualcuno che ha capito che è più importante formarsi prima come uomo che come scrittore, perchè lo scrittore è solo una conseguenza dell’uomo, e senza l’uomo non ci sono “tecniche di scrittura creativa” che tengano

  24. Roby91
    28 febbraio 2012 a 19:53 | #24

    Scrivo sul mio primo libro da nove mesi e oggi ho scoperto questo meraviglioso sito, e non vedo l’ora di mettere in pratica ciò che ho letto sulle prime tre lezioni. Farei volentieri l’esercizio Dream Writing peccato che se sogno, appena sveglia, non ricordo di averlo fatto.
    Non vedo l’ora di leggere le altre lezioni.

  25. Ren Stark
    1 dicembre 2011 a 13:43 | #25

    Wow! sono senza parole! Non avevo mai pensato in maniera così profondo ai sogni che faccio e a come possano aiutarmi a migliorare. Il Dream Writing mi sarà davvero utile. Questa lezione è stata Carica. Sta notte avevo fatto un sogno stano e straordinario colmo di mistero, peccato che una parte l’ho già dimenticata, lo avrei scritto ben volentieri. Comincerò domani stesso con il prossimo sogno! A presto.Ren :)

  26. Marco
    20 ottobre 2011 a 10:21 | #26

    Ciao, lezione davvero molto interessante. Riguardo alle componenti del talento volevo farti presente questa mia considerazione. Secondo me basandosi su quello che hai scritto in precedenza potresti aggiungerne alcune. Prima scrivi
    – “la capacità di affrontare ciò che ci disturba è uno dei tratti principali del talento”
    – “che è un problema la paura di portare la scrittura su terreni pericolosi e perciò fertili”
    – parli del trapianto emozionale come strumento
    Potremmo quindi dedurre che sono caratteristiche del talento:
    – avere la capacità di affrontare ciò che ci disturba
    – avere il coraggio di portare la scrittura su terreni pericolosi e perciò fertili
    – avere la capacità di usare le proprie emozioni come strumento per indagare la condizione umana.
    Cosa ne pensi?

    Io poi ne aggiungerei ancora due:
    – avere la voglia di approfondire e di documentarsi sugli argomenti trattati. Es. posso non sapere niente di pesca del tonno ma se decido di metterla in una mia storia magari con un ruolo importante non posso fermarmi al servizio di Pianeta Mare ma documentarmi.
    – avere l’interesse a continuare a studiare la materia della scrittura migliorarsi come scrittori.

    Grazie ancora per questo bel corso.

  27. chiara.adorno
    30 settembre 2011 a 12:22 | #27

    Interessante! Ho anche la fortuna di iniziare sabato mattina. Però io scrivo “depliant per saponi” (e sai dove, da J.B. a Bologna) e mi sa che i miei depliant sono già borderline…speriamo che non mi metti nei casini;-) dimenticavo la cosa più importante: grazie Fabio!

  28. 26 settembre 2011 a 13:55 | #28

    ciao!
    questo esercizio sará uno dei miei preferiti…i miei sogni sono talmente strani che li scrivo giá ogni mattina :) e Comunque il mio primo libro che ho autopubblicato é nato proprio da un sogno che avevo ricorrente..:)

  29. fdeste
    22 settembre 2011 a 8:43 | #29

    Grazie veramente. Anzi, per dirla con Einstein, FB = (risveglio della mia passione creativa)*grazie^2

  30. katia
    16 settembre 2011 a 18:00 | #30

    sai cosa ha dato a Carax l’idea per il titolo di “Boy meets Girl”?
    probabilmente sì, se non lo sai ecco:
    http://www.ilprimoamore.com/testo_2009.html
    ciao, buona scrittura e buona vita.
    k

  31. pdmarica
    1 settembre 2011 a 10:05 | #31

    accidenti quanto fa male questo dream writing

    FABIO: se ti fa male non farlo!!!!

  32. pdmarica
    31 agosto 2011 a 17:40 | #32

    non sarò mai scrittrice ma quello che scrivi è… riscaldante

  33. gc
    24 agosto 2011 a 10:34 | #33

    E se il sogno è così brutto che non lo si vuole scrivere? Tra l’altro per me era (sarebbe stato, ma non lo è stato) il primissimo Dream Writing, e invece nulla. Riproverò domani.
    Ora viene il momento in cui ti ringrazio, a cuore aperto, per questa cosa qui.

  34. alberto
    7 luglio 2011 a 10:47 | #34

    Ciao Fabio ,
    come da te consigliato ho acquistato e sto “spulciando” il testo di Robert McKee.
    Lo trovo molto ben scritto e molto interessante.Ti ringrazio per la dritta.
    Penso che , a confrontare il tuo corso e questo libro , il secondo sia di più semplice comprensione ma , letto tutto , dispensi una mole di materiale così grande da essere , poi , di difficile gestione.
    Il corso , invece , sempre secondo me ,è un pò più difficile da studiare in alcuni passaggi ma non ha il “problema” del libro ; una volta afferrato le lezioni restano facilmente in testa ed è anche semplice da consultare.
    Volevo chiederti riguardo ad un dubbio che mi è sorto sul trapianto emozionale.
    Nel corso tu dici che è possibile impiegarlo in modo che la descrizione di una emozione serva da spunto per il percorso di una trama intera.
    Robert McKee , invece , suggerisce di utilizzare la descrizione dell’emozione come “combustibile ” di una scena.Egli aggiunge anche che essa interagisce con l’empatia per un personaggio.
    Ad un attento esame mi pare che i due punti di vista non siano in contraddizione.
    In altre parole io posso abbozzare un’idea di trama servendomi di quanto da te indicato e , allo stesso tempo , usare un altro spunto “emotivo” per scrivere una scena della stessa storia.
    Sempre come dice MCKee , il tutto ( idea di trama più scena ) può essere comunque cambiato e contraddetto da successive correzzioni.E’ Giusto ?
    Per chiudere cerco di non dilungarmi troppo e ti chiedo ancora una cosa.
    Cosa si intende per “Soggetto”?
    McKee nel suo libro non usa nemmeno questa parola.Lui parla solamente di scaletta.
    Tu nel corso ne accenni qua e là ma non ne hai ancora dato una definizione precisa……….dai dati alla mano le stesure necessarie ad uno scritto sarebbero ( e seguo qui McKee) ambientazione-scaletta-trattamento sceneggiatura.
    Ti ringrazio sin d’ora se risponderai alle mie domande.
    Aspetto sempre nuove lezioni del corso ,tuo tempo permettendo .
    Ciao

  35. giulia mic
    29 giugno 2011 a 23:44 | #35

    Il tuo corso e’ avvincente.

  36. valerianitto
    25 gennaio 2011 a 17:25 | #36

    bene!
    Da domani si comincia con il dream writing!!

  37. luisa
    18 gennaio 2011 a 2:56 | #37

    Ciao Fabio, sono entusiasta di questo tuo corso. L’ho letto fin qua tutto d’un fiato. Luisa G. Bologna

  38. 7 gennaio 2011 a 18:29 | #38

    Ah, ah, ah, ah, mi sto letteralmente sganasciando dalle risate. Scusa, scusa….oddiodddiodio non ci sto più dentro. Aspetta per cortesia un attimo che mi riprenda, poi torno seria. Ehm, uhmmm. OK, OK, a posto.

    Ho approcciato al tuo blog nella home e poi nella scheda “libri perduti” dove ho lasciato un commento affermando con una certa sicurezza che, non so da quale giudizio in particolare, forse tanti automicropregiudizi, non ho talento per la scrittura.

    La lettura di questa lezione mi ha svelato che razza di grullaggine avevo in testa. Tra le altre cose faccio l’insegnante (non di lettere) e adotto esattamente le stesse tue strategie con i miei studenti. Mah!
    Ecché, è forse più facile imparare a nuotare che scrivere? Forse che nelle lezioni di judo che ho appena iniziato a praticare metto meno impegno, concentrazione e riflessione di queste righe che sto scrivendo?
    Che poi riesca ad essere convincente questo è un altro discorso. [Take time]

    Via al Dream Writing che avevo iniziato in età giovanile e poi interrotto, mah, chissà, perchè.

    Grazie, ciao ;-)

  39. Ilaria
    9 dicembre 2010 a 10:30 | #39

    Complimenti ancora per il corso. La scorsa settimana finalmente ho preso la laurea specialistica e posso dedicarmi alle tue ricche lezioni, e a questa passione, per tutto il tempo che voglio.
    Volevo chiederti aiuto per un problema in particolare.. io sono una mente vagabonda in continuo, perenne movimento, tanto da non riuscire spesso ad addormentarmi, o trovarmi sveglia la mattina già con la testa a mille, sveglia più di quanto non lo sia il corso, senza che me ne accorga. Mi rendo conto di essere un continuo flusso di pensieri ed idee che passano e spariscono senza che riesca fermamente ad afferrarle. Non riesco a concretizzare, raccogliere, focalizzare la cosa precisa che mi disturba; la/le sento, ne parlo anche, so che ci sono, ma non riesco a dargli una forma e non so come fare.
    Sento di aver bisogno di tirarla fuori, di costruirci intorno, voglio farlo, ma non riesco a raccoglierla..subito si confonde con tante altre cose e perdo totalmente il filo.. Cosa posso fare? Di questo passo, apparte esercizi e cose molto brevi, non riuscirò a buttare giù nulla..è una cosa frustrante.
    Non so se sono riuscita a spiegarmi o se ti è mai capitato, forse è un segno che ‘non sono portata per questo’, anche se come già detto questa non è una frase che può stare in piedi, perchè se c’è un cervello e un desiderio non c’è blocco che tenga.
    Ti ringrazio tanto e ancora complimenti per questo magnifico corso.
    Ilaria

  40. Ilaria85
    19 novembre 2010 a 9:46 | #40

    Sono al mio quarto giorno compreso di dream writing. I miei sogni sono come sempre abbondanti e complessi, infanzia e presente che si mescolano, ma ancora niente ‘idee illuminanti’ :P. L’esercizio però mi piace, è molto interessante. Spero in un futuro buon risultato!

    FABIO: Nella mia esperienza non arrivano direttamente idee illuminanti, piuttosto si trova il proprio respiro di scrittura, il proprio ritmo, lo stile. E poi, sì, si entra in uno stato d’animo che favorisce idee profonde (profonde per noi, ovviamente) Detto ciò: meglio non aspettarsi niente, farlo per un mese e basta. Le valutazioni alla fine

  41. 31 ottobre 2010 a 1:09 | #41

    Ringrazio Fabio (se posso permettermi il piacere e l’onore di chiamarti per nome )per averci aperto una miniera dalle cento gallerie scavate nel profondo delle esperienze del lavoro suo e di tanti altri che lo hanno preceduto. E le pareti che sono le colonne dello script di questa terza
    lezione sono” letteralmente ” incastonate di quanto di più utile e prezioso si possa desiderare per cominciare a riconoscere il valore del proprio percorso umano e di “scrittore “..Quante disarmanti verità sono scritte in questi capitoli della terza lezione: ognuno che legga riflettendo lentamente -mentre scorre le righe- sa già a cosa mi riferisca : valido per ciascuno e per tutti.
    Forza Ragazzi: siamo davvero fortunati perchè – noi che abbiamo finito di studiarcela questa lezione- abbiamo fatto un grande salto di qualità:
    sia di mezzi professionali che di potenzialità per le nostre rigorose
    ( si spera! ) talentuosità da continuare ad esercitare…Siamo tutti daccordo : credo..

  42. yuki
    4 ottobre 2010 a 21:18 | #42

    Io mi sveglio dopo ogni sogno che faccio e lo scrivo, anche in piena notte. Se aspettassi il mattino dimenticherei tutto. Andrà bene anche se non scrivo per quindici minuti di seguito? Ovvero: il limite minimo di quindici minuti ha un valore ai fini dell’esercizio?

  43. vigogirl
    26 settembre 2010 a 18:49 | #43

    questo CORSO GRATIS DI SCRITTURA CREATIVA FACILE FREE è spettacolare! non sapevo da dove iniziare, è un anno che cerco di tirare fuori una storia interessante e ho sempre sbagliato tutto.. fino a questa mattina quando sono capitata qua! un quaderno è già sul mio comodino e da domani mattina si comincia!
    aspetto altre lezioni! :DD

  44. GianlucaM
    16 settembre 2010 a 4:44 | #44

    Innanzitutto grazie Fabio per la risposta al mio commento della lezione 1.
    Qui vorrei condividere la mia esperienza sul dream writing…: FATELO!!
    Dopo solo 2 giorni mi è capitata una cosa stranissima. Ho iniziato a sognare “in terza persona” , cioè una parte di me RACCONTAVA il sogno come fosse una storia, supportata ovviamente dalle immagini, mentre un’altra parte di me era lo SPETTATORE… Quando mi sono svegliato non ho potuto fare altro che “plagiare” il raccontastorie onirico riportando quasi alla lettera ciò che aveva (avevo) raccontato nel sonno. FICHISSIMO!!!! Sarà stata una coincidenza?

    A parte questo ho una domanda: quando trascriviamo i sogni dobbiamo curare anche lo stile e la forma o basta buttar giù tutto sotto forma di appunti? Perchè appena sveglio la mattina non è che sia facile coordinare i neuroni col braccino, e scrivere a letto è scomodissimo…

  45. raul_c
    22 agosto 2010 a 12:08 | #45

    “…per scrivere, uno deve essere convinto di essere migliore di Cervantes, altrimenti finisce per essere ancora peggiore di quello che è. Bisogna puntare in alto e tentare di arrivare lontano…” Gabriel Garcia Marquez.

    FABIO RISPONDE: bellissima citazione, tra l’altro oltre che bella credo sia molto utile nella pratica. E’ un pensiero che funziona e ti fa scrivere meglio. L’ho sempre pensato anche se, a mio nome, non osavo dire una cosa del genere. Ora potrò farlo a nome di Garcia Marquez. Quindi: grazie!

  46. Marisa Melchiori
    28 giugno 2010 a 21:40 | #46

    Ciao Fabio,
    mi chiamo Marisa e sono una scrittrice. ingabbiata in un lavoro da impiegata ma finalmente contenta di poter indirizzare il suo tempo e quello che rimane delle sue energie (dopo aver messo a dormire un cucciolo di 2 anni) verso qualche cosa che la fa stare bene. a prescindere da quel che sará.
    non ti dico che sto facendo il dream writing (lo sai) volevo dirti che ho fatto il trapianto emozionale, mi sono commossa perché l’emozione mi toccava molto da vicino, e dopo averla letta un paio di volte mi sono resa conto che calza giusta giusta ad un personaggio di uno degli inizi di storie che ho fatto.
    E’ un caso?
    ciao e grazie :-)

  47. Sandro
    19 giugno 2010 a 10:24 | #47

    Ma quanto è ostica questa lezione. Ho divorato ciò che hai scritto in mezz’ora e armato delle migliori intenzioni mi son detto: “da domani mattina si inizia!” See… ci fosse una volta che ricordi quel che ho sognato! Non è che devo prima disintossicarmi di tutte le camomille bevute nel lettone? Non è che il trillo della sveglia mi traumatizza il neurone?
    Ma non sia mai che mi scoraggi. Si ricomincia. A sognare.
    Grazie

  48. HOMER
    28 maggio 2010 a 13:59 | #48

    Devo ammettere che il mio subconscio è più furbo di quanto pensassi.

    Sub.Homer 3 – Homer 0

    Da tre giorni infatti ho anticipato la sveglia per applicare l’esercizio di Dream writing e da tre giorni non la sento più. Mi sveglio dieci minuti in ritardo.
    Peggio: dopo il primo giorno, smascherato il timidone e scoperto il suo astuto piano, ho raddoppiato le sveglie. la mattina seguente ho aperto gli occhi un’ora e mezzo prima del tempo. Incredulo (mai successo prima) e confuso mi sono rimesso a dormire per svegliarmi sconsolato dieci minuti in ritardo.

    Comunque non ho intenzione di arrendermi … e questo anche lui lo sa.

    ciao

    FABIO: non so molto di inconscio ma a naso mi verrebbe da suggerirti di non sfidarlo. Dal poco che ho capito, è un tipo che è meglio non prendere di petto…l’ideale è fingere che non esista

  49. gianna bixio
    24 maggio 2010 a 14:36 | #49

    domani mattina inizierò l’esercizio di scrittura, ma non so cosa scriverò perchè di rado io sogno. comincerò col scrivere che mi piacerebbe sonare. magari lo farò ad occhi aperti. poi ti racconterò.
    ciao.

  50. lia
    17 maggio 2010 a 16:32 | #50

    Buongiorno Fabio, ci ho provato e continuo a farlo.Mi riferisco al dream writing.La difficoltà sta nella pressione bassa.Infatti ogni mattina replico una sorta di resurrezione faticosa che mi consente di bere il caffè, fumare una sigaretta e via dicendo, ma solo perchè mi muovo di default.Senza averne la consapevolezza.Riesco anche a prendere l’autobus,ma per l’automatismo di cui sopra. Insisto,però.E’ intrigante.

  51. 15 maggio 2010 a 21:51 | #51

    Ok Fabio, da domani si comincia l’esercizio-inconscio. Hai un nuovo allievo al “corso di scrittura creativa”, vediamo cosa ne viene fuori. Ti farò sapere! Intanto un enorme grazie per questa occasione, e se un giorno divento sceneggiatore, all’11esimo film pubblicherò un mio corso di scrittura creativa, ovviamente gratis! A presto.

  52. anna-maria
    15 maggio 2010 a 0:02 | #52

    Anche questa lezione mi ha lasciata col fiato sospeso e spero di poter stampare queste pagine al più presto per rileggerle in modo più agevole (sono molto miope|||).
    Vorrei dirti Fabio che pur non avendo ancora letto questa lezione, stamattina appena sveglia ho associato un mio sospiro di sollievo al sogno da cui mi ero destata per il suono della sveglia e così ho deciso di scriverlo subito nei minimi particolari cercando di rivivere quell’istante di benessere che mi aveva regalato. Forse è una coincidenza ma aspetto con ansia che arrivi domattina, sperando di ricordare qualcosa.
    Grazie mille.
    P.S. Non mi sono ancora presentata: ho 49 anni e da circa 35 il desiderio di scrivere. Da quando un’amica mi ha detto di te, cerco di cogliere e mettere per iscritto dei pensieri o raccontare piccoli episodi che mi accadono e che mi divertono o mi feriscono. A presto. Anna-Maria

  53. 14 maggio 2010 a 12:59 | #53

    Complimenti per il sito e per l’energia che trasmetti!
    Ritrovo nelle tue parole parecchi contenuti del mio vissuto.
    Fantastico un sito fatto bene chiaro e semplice dove e’ presente la passione per la scrittura,la conoscenza,la voglia di condividere….
    Stupendo l’approccio che vede la scrittura in rapporto con il nostro mondop emozionale.
    Mi fermo qui
    grazie
    ciao

  54. gianpaologalli
    13 maggio 2010 a 19:26 | #54

    Ho scoperto che Dorothea Brande è pubblicata in Italia da Sperling.
    Ecco i riferimenti: “Diventare scrittori” Brande Dorothea, 2008, Sperling & Kupfer

  55. 12 maggio 2010 a 21:55 | #55

    Da anni, da quando ho iniziato a scrivere i miei pensieri e le mie emozioni su un blog, mi appassiono alla scrittura. Da anni scrivo, leggo e in fondo in fondo coltivo due piccoli sogni: seguire un corso di scrittura creativa e scrivere qualcosa che qualcuno ritenga degno di pubblicazione, ma non per compiacere il mio ego, bensì per dire a coloro che mi leggeranno che ci sono anch’io. Difficile da spiegare e forse da capire, senza conoscermi. Io so solo che stasera, arrivando qui tramite facebook, mi si è aperto un mondo nuovo. Grazie, grazie di cuore.
    Sarò sicuramente un’assidua frequentatrice di questo bel sito.

  56. 23 aprile 2010 a 15:35 | #56

    Corso di scrittura creativa. Corso creativo di scrittura. Corso scritto di creativita’. Creativita’ scritta in corso.

  57. stefania b.
    16 marzo 2010 a 11:59 | #57

    ESERCIZIO LEZIONE 3 – EFFETTI COLLATERALI
    L’avevo lasciato per ultimo, ma era quello che mi attirava di più:
    “…un ottimo modo di partire è mettere le dita sui nostri nervi scoperti e avere il coraggio di entrare nella nostra personale area di pericolo”
    E così ho fatto.
    Le 20 righe che consigliavi tu sono diventate 20 pagine.
    Dure, durissime da tirar fuori, dopo tanti anni impegnati a fare esattamente l’opposto, cioè sforzarsi di scansare certi pensieri, di relegarli abbastanza lontano da permettermi di dare un minimo di equilibrio alla mia vita.
    Vederli scritti è stato come guardarli immortalati in una fotografia che finalmente potevo tenere davanti senza star male, senza più provare quella sensazione di disagio opprimente che ogni volta sembrava togliermi il fiato.
    Incredibile. Le emozioni, le sensazioni, erano ancora tutte lì, ma stemperate, innocue, come se appartenessero a qualcuno altro.
    Spero di non essere inopportuna nello scriverti queste cose, ma per me è stato così sconcertante che non riesco a farne a meno.
    Ho riguardato i 7 inizi di storie che avevo scritto e le ho trasferite tutte nel cestino (e per sicurezza: SVUOTA CESTINO ) Erano chiuse e rigide come me. La realtà non è così.
    Adesso proverò a “trapiantare” con misura, a trovare il modo giusto per “imparare ad abitare altre vite”. E poi chissà, magari anche a viverle.
    GRAZIE
    Stefania

    FABIO RISPONDE: macchè inopportuna! Sembra quasi che tu parli di un corso che funziona! Grazie del commento, e in bocca al lupo.

  58. gennaro
    15 marzo 2010 a 18:52 | #58

    Grazie per questa lezione molto entusiasmante. Ritengo che la semplicità sia l’anima del commercio….. Intendo per il nostro inconscio. Da domani inzio con il Dream Writing….. speriamo bene. Ciao

  59. FabioTs
    15 marzo 2010 a 11:31 | #59

    Ho notato una cosa interessante facendo il Dream Writing. Ho notato che i sogni sono incredibilmente delicati. Mi sveglio, li ho (abbastanza) presenti nella mente, ma se non mi sbrigo a scriverli nel giro di pochissimi minuti cambiano forma, si mescolano con la mia mente che si sta svegliando a dire: “ancora a letto stai, imbecille???”, fino a cancellarli. Oggi il mio sogno l’ho perso, è grave?

    FABIO RISPONDE: No è assolutamente normale. E’ proprio per questo che l’esercizio va fatto appena svegli, immediatamente. Spesso i sogni spariscono dalla parte cosciente del cervello in pochi minuti

  60. andrea guermandi
    10 marzo 2010 a 13:12 | #60

    comincio da domani mattina. 15 minuti 15 e provo anche senza occhiali, prendendo il pennarello appena sveglio. forse la lezione 4 è dopo il test?

  61. Silvia
    7 marzo 2010 a 12:28 | #61

    Buongiorno Fabio, ho scoperto questo sito grazie a Radio DeeJay e già lo amo!
    Era da tanto che cercavo un corso di scrittura creativa, ma girano di quei prezzi!!! Ed ecco finalmente quello che desideravo! Grande idea metterlo on line gratuitamente, ci vuole molta intelligenza ed umiltà!
    In bocca al lupo x i tuoi prossimi lavori :-) Grazie. Silvia


    FABIO RISPONDE: Sono contento. Quando una iniziativa raggiunge uno degli scopi per cui è nata (in questo caso offrire un corso a chi trova costosi quelli esistenti) già è qualcosa…

  62. ilteoremadeldelirio
    28 febbraio 2010 a 13:15 | #62

    dove posso trovare la lezione 4? grazie e complimenti per l iniziativa

  63. g.montalto
    26 febbraio 2010 a 13:37 | #63

    neanche io ho trovato la 4.
    qualcuno sa se esiste?

    • Fabio Bonifacci
      28 febbraio 2010 a 23:18 | #64

      La lezione 4 esiste ma putroppo almeno la metà “è ancora tutta qua in mio culo” come dicevano gli Struntruppen toccandosi la testa. In sintesi: non ho ancora finito di scriverla. Lo farò presto… FABIO

  64. Abbbruzzecottrebbì
    24 febbraio 2010 a 17:30 | #65

    Hola Fabio…ho letto che per leggere la lezione quattro bisogna essere registrati..io lo sono, ho girovagato per il sito ma non l’ho trovata.
    E’ ancora “on writing”?

  65. Fabio Bonifacci
    21 febbraio 2010 a 11:42 | #66

    @Paolo

    PER I DUBBI PUOI SCRIVERE ALLA MAIL CHE TROVI SUL SITO, PROMA O POI RISPONDO NEL BLOG

  66. giulia
    10 febbraio 2010 a 22:39 | #67

    Gentile Bonifacci,
    premetto che non conoscevo il suo lavoro come sceneggiatore, voglio dire, avevo visto il film “E allora mambo” con Luca e Paolo delle Iene (ancora però non facevano le Iene mi pare) ma insomma, non sapevo che lo sceneggiatore fosse lei, ecco. Comunque il film mi è piaciuto.
    Le scrivo per parlarle di mio marito.Però mi lasci presentare prima: mi chiamo Giulia, ho 57 anni, sposata (felicemente) con mio marito, Giorgio, da ben 37 anni.Abitiamo a Lucca dove abbiamo un negozio di frutta e verdura.Non si naviga nell’oro ma insomma non si sta neanche male: diciamo che ci s’accontenta.Però siamo riusciti a concederci i nostri sfizi, a mandare i figli (2) a studiare all’università, a fare le ferie al mare ogni anno.
    Mi scusi,ora lei si starà chiedendo perché gli racconto tutte queste cose che forse a lei neanche gliene importa.Mio marito me lo dice sempre di non attaccare bottone ma non ci posso fare nulla, è più forte di me, anche in negozio la gente se fosse per me non andrebbe mai via.Io e Giorgio si va abbastanza d’accordo ma ecco su questo c’ha sempre avuto da ridire. Comunque, mio marito appunto: io pensavo di conoscerlo bene (dopo 37 anni di matrimonio): le cose che gli piace mangiare (sa, da buoni toscani ma anche per via della bottega si mangia parecchi fagioli, ribollita ma anche la carne mi viene bene, a mio marito gli piace quando gliela faccio semplice in padella), le abitudini quotidiane, i gusti. Pensavo di sapere tutto sul mio Giorgio, pensavo che fosse soddisfatto della vita che fa…si, che c’entra, sapevo dei sacrifici e delle rinunce fatte in gioventù (la laurea in lettere mai presa poverino, che ci teneva tanto) ma ecco, non pensavo avesse ancora un qualche desiderio particolare nel cassetto.E quindi si figuri, signor Bonifacci, che sorpresa venire a sapere che il desiderio nel cassetto di Giorgio è sempre stato quello di diventare scrittore! No, davvero: un fulmine a ciel sereno. Sa, magari con me non ne aveva mai parlato, forse per il fatto che io non avrei capito questa sua intenzione: io non ho studiato ma non me ne pento signor Bonifacci, mi sono sempre dedicata anima e corpo alla famiglia e questo m’è bastato.Per me il sogno più grande è sempre stato quello di fare la moglie e la madre e così è stato sia ringraziato il cielo.
    Noi abbiamo un computer in casa (ora le scrivo con quello), mia figlia ha insistito nel farmelo di regalo e ha voluto insegnarmi a usarlo, sia a me che al suo babbo e da quando ce l’abbiamo (anche internet abbiamo) avevo visto mio marito aggeggiarci molto più di me ma ecco non mi era venuto in mente che lo stesse usando per scrivere come fa uno scrittore.Si figuri, io pensavo che neanche avesse capito come si usa.
    Invece una sera, mentre lui s’è alzato dalla scrivania del computer per andare a rispondere al telefono, ho guardato veloce cose faceva e ho visto la pagina del suo sito web http://www.bonifacci.it e in basso ridotta a icona una scritta che diceva “esercizi di scrittura”: andando a pigiare con il pulsantino sinistro del maus è venuto fuori il documento uord di Giorgio ed erano esercizi di scrittura!Non ho letto tutto perché avevo paura che rientrasse ma m’è parso di aver visto il titolo, qualcosa come “10 incipit”.Io non ho studiato, non sapevo cosa vuol dire incipit quindi ho cercato sul vocabolario e ho scoperto cosa vuole dire: “voce verbale latina premessa al titolo di un’opera negli antichi manoscritti e stampati”. Abbiamo cenato, poi lui doveva andare in bottega per fare l’inventario (sa, bisogna fare l’elenco di tutti i prodotti perché così la mattina dopo si sa cosa comprare al mercato) quindi ho approfittato per leggere questi incipit (non mi rimproveri signor Bonifacci,lo so che non sta bene farsi gli affari degli altri ma ero curiosa) e ho visto che erano delle storie (solo l’inizio), ma non erano dieci, solo 5 o 6 mi pare. Mi ricordo che una parlava di un unicorno che viene ammaestrato da un mago a ipnotizzare le persone, una era la storia di un povero che per vivere arrostisce le castagne in piazza, un’altra era la storia di un ortolano che trova una moneta d’oro tra le lenticchie… insomma, mio marito ha iniziato a scrivere queste cose.
    Sa, è strano scoprire i lati nascosti di chi ti sta vicino da così tanto tempo…uno si chiede (io me lo chiedo) se questa persona si è mai conosciuta davvero.
    Infatti come al solito non ho potuto stare zitta: io a mio marito gliel’ho detto che avevo letto quelle cose.Volevo sentire che mi diceva.
    Non si è arrabbiato per il fatto che avevo curiosato nelle sue cose.Anzi, m’è parso addirittura sollevato di poter dire che fare lo scrittore è sempre stato il suo sogno nel cassetto.E mi ha detto che questa cosa che aveva desiderato da sempre solo adesso la sta sviluppando perché ha trovato sull’internet un corso di scrittura creativa gratis.E mi ha fatto vedere il sito http://www.bonifacci.it , il suo, che io tra l’altro già avevo visto di sfuggita e me ne ha parlato in un modo diverso dal suo di sempre, in maniera contenta (lui di solito non è che abbia molti slanci di contentezza, la sua è più una serenità interiore credo).
    Guardi Bonifacci, io per questo la devo ringraziare: mio marito m’è parso rinato.Ora quando chiude il negozio è contento al pensiero di poter andare a lavorare sui suoi esercizio di scrittura, è motivato. Poverino, forse dopo tutta la vita passata tra zucchine e carciofi uno c’ha anche voglia di fare qualcosa solo per elevare il proprio spirito, qualcosa che dia soddisfazioni intellettuali.Insomma, lei Bonifacci sicuramente lo può capire.
    Questi fatti ormai risalgono a qualche mesetto fa, e devo dire che questa cosa della scrittura ha fatto veramente bene anche a me: si Bonifacci, non mi vergogno di dirlo, ormai sono una donna adulta e vaccinata, anche la nostra intimità di marito e moglie è molto migliorata. Quando voi uomini fate qualcosa che vi da soddisfazioni a livello personale,allora si che a quel punto diventate ancora più amabili con le vostre compagne.Noi donne ci accontentiamo di badare ai figlioli, curare la casa, voi invece avete bisogno di qualcosa di più. E menomale che il mio Giorgio ha trovato di cosa ha bisogno!
    Ora, in tutta franchezza, c’è da dire che forse non diventerà un grande scrittore come lei Bonifacci, ma non si sa mai.Ora mi fa leggere le sue cose e devo dire che non sono male, a me mi piacciono. Ha scritto altri incipit ma sta cercando di sviluppare quelli migliori: quello dell’unicorno ha già raggiunto la lunghezza di 3 capitoli.Io credo che quando si sentirà pronto probabilmente glieli farà avere per imeil.
    Giorgio non sa che l’ho contattata.Ho voluto fare di testa mia e contattarla personalmente per ringraziarla.Ma anche per chiederle che se riceverà gli scritti di Giorgio perfavore non dica nulla di negativo: ecco, guardi Bonifacci, me lo faccia questo piacere.Non ho mai visto mio marito così felice e soddisfatto.Non distrugga la nostra felicità. Che le costa a lei, grande sceneggiatore di fama, dire una piccola bugia? Che poi magari gli scritti di Giorgio le piaceranno pure: c’è una scena in cui l’unicorno si china per far toccare il corno ad una bambina sulla sedia a rotelle che è di una bellezza struggente, veramente commovente.
    Chissà che non sia sposata al prossimo Dante Alighieri! Non sia geloso Bonifacci, un po’ di concorrenza non può che farle bene.
    Concludo qui dicendole di nuovo grazie e pregandola di non distruggere il talento di mio marito.

    Allora tante buone cose e saluti alla signora,

    Giulia

    COMMENTO BY FABIO:
    IL POST della signora Giulia mi ha colpito e stupito. Poi ho sospettato fosse un racconto inventato e ho scritto all’autrice. Che in effetti ha confessato: ha 25 anni, e si è divertita. Brava però, non è vero? Per un po’ sembra quasi autentica!

  67. FrancescaDG
    10 febbraio 2010 a 8:14 | #68

    Secondo esperimento di dream writing. Inizio a sospettare di non avere un inconscio… :-/

  68. FrancescaDG
    9 febbraio 2010 a 8:10 | #69

    Primo esperimento di dream writing. Un fallimento. Ho avuto immagini, durante la notte. Forse ho anche sognato. C’era qualcosa di nero e fluttuante, confortevole. Ero non so dove, non so con chi. So che era una visione chiara. Ma aspettavo di svegliarmi, per scrivere. Questo ho pensato, in quel frammento di veglia: aspetto che suoni la sveglia. E invece sono arrivati i pensieri, a frantumare il sonno e spingere di nuovo giù quel che era affiorato. Quando la sveglia finalmente suona mi ritrovo sudata, impigliata nel piumone, già stanca. E con niente da scrivere per il mio esercizio di dream writing. La giornata inizia di malumore.

    • Fabio Bonifacci
      9 febbraio 2010 a 8:48 | #70

      PER FRANCESCA DG. Il dream writing non va valutato il primo giorno. Come spiego chiaramente, è una cosa di lungo periodo. Bisogna farlo per un mesetto, poi si fanno i bilanci.

  69. Francesca
    31 gennaio 2010 a 16:29 | #71

    P A Z Z E S C O.
    Non ho molto da aggiungere dopo aver letto le tue tre lezioni, sono più che utili, mi hanno arricchito dentro regalandomi serenità e tanti sorrisi in un momento in cui, credimi, ne ho veramente bisogno.
    Anche i dubbi che mi porto dentro, se iniziare o no a scrivere una storia che nella mia mente è già delineata, sono stati sconfitti grazie a tutte e tre le lezioni.
    Ognuna, nei suoi contenuti, ha contribuito a mettere dei punti fermi nei miei pensieri e, soprattutto, a F E R M A R E i miei pensieri:-)
    Sperando di leggerti ancora e presto nel proseguimento di questo corso ti dico solo e semplicemente GRAZIE

  70. Giulia
    24 gennaio 2010 a 19:30 | #72

    Ogni tanto leggo gli articoli che ho scritto a 14 anni, quelli di cui ero più fiera. Oggi li trovo orribili e li riscrivo, non perché io sia incoerente, semplicemente sono maturata un po’.
    Scrivo le sceneggiature dei film che amo e se le parole sono le stesse dell’autore mi sento wow!
    Se non so come finisce una mia storia dormo, puntuale l’ispirazione arriva poco prima del sonno, ma se non la colgo subito sfugge e non c’è modo di ripescarla.
    Esperienze di vita vissuta che condivido volentieri.

  71. babax
    19 gennaio 2010 a 16:53 | #73

    Arrivo solo ora al corso e ti ringrazio davvero di cuore per quello che hai scritto finora.
    Indicando una strada, un metodo, fai sembrare facile e “arrivabile” quello che in realtà poi non è: scrivere.
    Spero davvero che riuscirai in questa impresa e non mollerai. Caspita, ho stampato le prime tre lezioni e le due appendici e mi ritrovo fra le mani già molto più materiale su cui lavorare (e di qualità) che un librucolo sul mestiere di scrittori che ho acquistato da poco.
    E per fortuna che ci metti tanto a scrivere fra una lezione e l’altra perchè sennò con tutti gli esercizi che dai non so se ce l’avrei fatta.
    Gli esercizi sono geniali, vero allenamento mentale (acc.. che brutta accoppiata).
    Grazie grazie grazie
    Barbara

  72. Paolo
    13 gennaio 2010 a 21:58 | #74

    Ciao Fabio, volevo farti complimenti perchè con tre semplici lezioni m’hai aperto la mente…coltivo giorno per giorno l’hobby della lettura fin da quando ero ragazzino e ora vorrei tanto diventare scrittore…il tuo corso mi è stato molto d’aiuto. Ti volevo chiedere se avevi in mente di pubblicare altre lezioni, e se avevi uno spazio dove farti alcune domande su alcuni dubbi che mi sono venuti percorrendo la strada dela scrittura….grazie ancora….ciao

  73. speakeasy
    27 novembre 2009 a 18:47 | #75

    Batti un colpo, Fabio Bonifacci! La seconda lezione come regalo di Natale?

  74. 20 novembre 2009 a 18:10 | #76

    Lavoro in banca, ma in me c’è una creatività dirompente che, quando trascurata, sente il bisogno di esprimersi, nei modi più svariati (dal disegno, alla fotografia, all’ingegno “rubacchiato” qua e là, soprattutto dopo viaggi illuminanti).
    Sono ignorante perchè – aforismi a parte – amo più osservare che leggere.
    Ma mi piace scrivere, da quando ho provato gli effetti che “semplici parole” hanno suscitato in persone che neanche mi conoscono.
    Questo corso ha un retrogusto appagante e …come solo raramente accade …non ti farà dimenticare! :)

  75. emi
    15 novembre 2009 a 19:22 | #77

    grazie. bellissima lezione, questa e anche la precedente. bello che le chiami prima e terza quando potevi benissimo barare e chiamare questa seconda o invertirla con la prima, solo perché è così che le avevi pensate, a costo di risultare pigro o scombinato. bello leggere lezioni di scrittura creativa di un italiano, finalmente, con la sapienza nostra mista a quella degli americani e con una prosa brillantissima che fa venire allegria anche quando racconta scomode verità (diciamocelo, quanto sono scomode queste lezioni! io ho quasi tutti i difettacci del test più quello sommo di ripetermi almeno sei volte al minuto che non so se sarò in grado e ogni volta che ripeto il concetto aggiungo una piuma al divano più comodo del mondo: quello dell’ozio sognante e inutile del dirò farò). grazie!

  76. rabiria
    5 novembre 2009 a 20:13 | #78

    Ho soltanto una parola da dire: GRAZIE! è un grazie gigantesco perchè questo tuo dono è arrivato sorprendentemente nel posto giusto,al momento giusto dopo 34 anni di tormenti sulla consapevolezza o meno del proprio talento. Forse non diventerò mai un’artigiana della scrittura o forse sì,ora però voglio fare un tentativo,il mio salto nel vuoto,senza rimandare ulteriormente.
    Ancora grazie!

  77. 3 novembre 2009 a 8:39 | #79

    (…ricomincio da tre, come Massimo…)

    Grazie, Fabio, per questo FINISSIMO CORSO DI RECITAZIONE -pardon, di scrittura, come la chiami tu. Ciao. Ah, un sogno: back again, we few, we happy few. one more time. Andrea Bosca

  78. maria luisa
    2 novembre 2009 a 15:51 | #80

    Ringrazio Fabio B. Non ho un rapporto facile con l’esistenza, e trovare la sua Gnu mi ha giovato più di una scatola di Prozac. A proposito del Mina: ho a che fare con il caso contrario, non con un personaggio che esce dallo scritto, ma con un tipo che conosco che fa di tutto per entrarci. Almeno nei miei. Ci ha già provato con successo due volte. Di ritorno da un viaggio nel Tartaro, si accinge a SALVARE IL MONDO. Penso che ci riuscirà. Note personali: è un bugiardo compulsivo, il più fantastico ballista che conosco, e un’anima candida
    Favio, ti prego, non mollare!

  79. Marge
    30 ottobre 2009 a 18:46 | #81

    sarà una forma anticipata di demenza senile: queste lezioni di scrittura ogni volta mi commuovono (ma questo non avrà a che fare con la mia “area di pericolo?”)
    tanto più che alcuni esercizi come il dream writing e il gioco di Guerra-Breton sono già stati sperimentati…
    il problema è che sono durati pochino.
    il problema è che sono un’incostante camuffata da insicura.
    URGE QUINDI UNA PROMESSA: (ma a chi? a te? o a me?) da domani Dream Writing; a costo di scrivere mentre rincorro l’autobus della scuola. grazie fabio.

  80. Federica
    27 ottobre 2009 a 19:37 | #82

    Grazie! Ti ringrazio di cuore perché questo corso di scrittura è davvero utile… è la prima volta che commento, anche perché soltanto oggi ho potuto leggere interamente la prima e terza lezione (tra scuola e attività varie, non ho avuto molto tempo). Mi presento: mi chiamo Federica e ho 18 anni, da alcuni mesi coltivo il sogno di riuscire a terminare la stesura di un racconto breve (per ora ho scritto 38 pagine) che avevo in mente già da qualche tempo. Scrivo essenzialmente perché mi dispiacerebbe avere una storia in testa, ma non essere capace di raccontarla. =) =)
    Ti ringrazio di nuovo. Ho trovato casualmente il link a questo corso su un giornale – di cui non ricordo più il titolo –: ho pensato fosse una specie di “segno”, dato che avevo già iniziato a scrivere e, prima di allora, non avevo mai comprato quella rivista.
    Non vedo l’ora di leggere la prossima lezione! =)

  81. speakeasy
    26 ottobre 2009 a 19:26 | #83

    ‘Di Murakami si dice sia uno dei più grandi romanzieri viventi e abbia uno stile di vita metodico: si sveglia ogni mattina alle quattro e si mette a scrivere per fermare sul foglio tutto quello che il subconscio ha generato durante il sonno’ Dal Corriere della Sera di sabato. Si ingrossano le file dei DW!

  82. mariù
    26 ottobre 2009 a 17:16 | #84

    grazie per questa seconda lezione. io è una vita che mi chiedo se sono “degna” di scrivere, se me lo merito. va detto che ci sono scrittori che ne hanno fatto il tema della loro opera, un nome per tutti: Proust. il “tempo perduto” non è altro che quello passato a non scrivere, a chiedersi se si è in grado. per quel che mi riguarda, non sono ancora giunta a una risposta, e non sono una bambina. per lunghi perdiodi mi sembra di poter fare a meno della scrittura, di vivere bene anche senza, poi però, improvvisamente, mi viene un’idea, o mi ritorna, e con lei la voglia, l’urgenza di scriverla. va detto che dei vari requisiti del talento, mi manca sicuramente la capacità di lavorare concentrata per 8 ore. ma mi piace molto l’idea che il talento sia una questione di condotta. saltando di palo in frasca, Gomorra è un grande libro perché quello che disturba veramente Saviano non è solo la camorra in sé, è ovvio, ma soprattutto il fascino che la camorra e i camorristi esercitano su di lui. è questa la sua zona di pericolo, è questo che lui cerca di strapparsi di dosso quando scrive. quanto al dream writing, lo faccio da anni, ma non in modo continuativo, un po’ per me un po’ per l’analisi che ho fatto a lungo. il tuo esercizio ricorda quello che consigliava Stendhal: scrivere almeno 30 righe al giorno, qualsiasi cosa ma almeno 30 righe. scusa se mi sono dilungata e grazie davvero.

  83. 23 ottobre 2009 a 11:23 | #85

    Per Nicola:
    Che importanza ha se ci sono riferimenti a chicchessia? Il dream writing funziona… ed è un bene che Fabio ce lo segnali.

    Io i sogni me li trascrivo da quando avevo 15 anni (ora ne ho solo 35 in più) e di tanto in tanto mi capita di attingere dai miei appunti per scrivere le mie cose… il fatto di riscoprire sogni vecchi di trent’anni è qualcosa di straordinario, ti scoppia un mondo in testa.
    Se il dream writing è una buona pratica, lo è ancora di più il dream writing “differito”.

  84. Nicola
    19 ottobre 2009 a 19:30 | #86

    Rettifico quanto detto prima riguardo la scrittura dei sogni: invece che fellini sarebbe più corretto domandare se il riferimento sia Jung.

    • admin
      22 ottobre 2009 a 17:15 | #87

      PER NICOLA. nessun riferimento, nessuna teoria. Se ci sono non voglio saperli. Per me è solo un esercizio che funziona! Non voglio saperne di più, che poi magari si guasta il meccanismo…

  85. Nicola
    19 ottobre 2009 a 15:49 | #88

    Ottimo il dream writing. Un riferimento forse a Fellini?
    A quando la lezione numero 2?

  86. Mally
    13 ottobre 2009 a 14:12 | #89

    Ieri appena terminato di leggere ho avuto una sensazione di caos totale.
    Tanti nuovi input, tanti “si, è vero, è proprio così…!”, tanti “ma come ho fatto a non pensarci prima?, tanti “adesso ci provo…”
    Stamattina il “Dream Writing” lo ho fatto insieme al mio piccolo che è ancora più mattiniero di me. Ma mi riprometto di trovare un altro momento della giornata che non sia il risveglio, va bene lo stesso???
    Invio questo messaggio e mi metto al lavoro.
    Grazie infinite.
    P.S.: mi piace troppo il concetto di “incoscienza gioiosa”…

  87. 13 ottobre 2009 a 9:50 | #90

    Sono un immaginatore più che uno scrittore. L’immaginazione corre veloce ed esplora mille possibili avvenimenti e reazioni di personaggi d’ogni sorta. Difficile stargli dietro. L’immaginazione è più veloce della penna (o delle dita sulla tastiera). Così le idee. Ma non ho paura di perdere le mie immagini o le mie idee, quelle non finiscono mai. Quando comincio a scrivere tornano nuove, diverse, si sviluppano da sole. Anche i sogni sono stati all’origine di qualche mio lavoro. I sogni andrebbero sempre scritti, c’è stato un periodo della mia vita in cui dormivo con un quadreno aperto sul comodino per cui, se mi svegliavo con il sogno fresco, me lo scrivevo e poi mi riaddormentavo tranquillo. Ne è venuto fuori un romanzo… Ah, ma sto parlando di me, sono caduto nel narcisismo: questo è un problema per lo scrittore (o aspirante tale).
    Oltre alle bellissime lezioni, ho trovato molto utili i due allegati: sono ricchi di esempi e suggerimenti che aiutano a scrivere meglio. Inoltre stimolano a cercare in quel che si dice (o si legge) strafalcioni o frasi fatte che non significano nulla (tanto per citare un altro esempio, mi viene in mente l’abusato “tutto e il contrario di tutto”). Sarebbe carino raccogliere tutte queste espressioni in un manuale delle castronerie. Oppure farci un personaggio…
    Un nuovo “Grazie!” a Fabio che, nonostante i suoi impegni, ci segue con appassionato dopolavorismo.

  88. matteo
    11 ottobre 2009 a 23:02 | #91

    la tecnica del dream writing è molto interessante, anche perchè sono affascinato dai sogni. quello che non ho capito è quanto di “scrittura” vera e propria ci debba essere nel processo, visto che si parla di stile. ho provato due mattine, appena ho preso un minimo di coscienza nel dormiveglia e le immagini registrate sono molte di più di quelle che mi sarei ricordato appena alzato. purtroppo però sono scritte in un modo confuso e semi-sonnambulo, oltretutto il “report” della seconda sera ha una grafia orribile. quello che mi chiedo è se devo continuare a prendere appunti come fosse una lezione o sforzarmi di creare qualcosa di stilisticamente valido.

    • admin
      12 ottobre 2009 a 2:45 | #92

      PER MATTEO. Non sforzarti di cercare uno stile. Limitati a descrivere il sogno, ma fallo nella sua interezza. Non basta prendere semplici appunti di immagini, devi fare una descrizione completa del sogno. Non ti concentrare sullo stile però usa frasi complete con verbi, soggetti, aggettivi. La lista di immagini non basta.
      Sulla grafia: basta che sia una grafia che tu poi capisci.
      E soprattutto: continua!

  89. 11 ottobre 2009 a 16:47 | #93

    Illuminante e faticoso. (ma da provare)

    Grazie Fabio.

  90. Paulus
    10 ottobre 2009 a 12:11 | #94

    Sei un grande per diversi motivi tra i quali:

    – la diffusione gratuita di un “sistema” per scrivere. Del tutto personale, è vero, ma proprio per questo genuino.
    – la tua spontaneità evita complicate riletture di schemi, intricati collegamenti e quant’altro possa distrarre dal nocciolo di ogni concetto.
    – il fatto che punti all’applicazione pratica tesa non a dimostrare una teoria o uno schema consolidato, bensì a testare il reale talento o, meglio, predisposizione alla scrittura (sai, dire di avere il primo per me è davvero difficile… potrai mai perdonarmi?).
    – accompagni le informazioni con un delicata passione mista ad ironia, cosa che, a mio parere, distingue i buoni maestri dai ciarlatani o, peggio, dai pieni di sé. Hai un futuro assicurato ;)
    – Nelle tue lezioni c’è l’importantissimo ingrediente dell’umiltà.

    Posso dire di avere un’ampia esperienza come studente poiché l’ho fatto per più di 20 anni e sporadicamente continuo a farlo, nonostante la mia giovanissima età (ho più di 43 anni e meno di 45). Dunque credo di poter riconoscere i bravi maestri.
    Mi auspico davvero di poter attingere ancora dalla tua esperienza che, se pure non mi porterà ad essere uno sceneggiatore (non lavoro nel settore, ahimé), mi insegnerà di certo molto.
    GRAZIE, intanto.

  91. Kujo 74
    5 ottobre 2009 a 16:49 | #95

    Leggerti mette voglia di scrivere. Grazie.

  92. 4 ottobre 2009 a 13:20 | #96

    eccoti! …da queste parti ci si era un pò preoccupati, ma tant’è.
    ora che ho stampato tutto, vado, leggo, e torno. (intanto grazie)

  93. Bene
    2 ottobre 2009 a 15:36 | #97

    bellissima anche questa lezione. Anche lasciare indietro la 2 e saltare alla 3 per motivi a noi oscuri ma a te no, ha un senso perché insegna che a volte bisogna imparare anche a saltare e a girare intorno oltre che andare dritti.
    Una cosa sulle domande che ti facciamo in quanto insegnante. Quando, come il sottoscritto si scrive da soli e io l’ho fatto per anni, si può anche impegnarsi tutto il tempo che si vuole, ma è impossibile proseguire solo così, in questo modo, perché la chiave di volta ai problemi e alle domande che mi facevo (e che magari a volte mi faccio ancora) l’ho avuta solo quando ho cominciato a far leggere le cose che scrivevo a qualcuno e a confrontarmi davvero con le cose che scrivono gli altri e su queste cose ho discusso con qualcuno di persona per e-mail al telefono ma mi sono dovuto confrontare. E non è che così tutto va a posto. No. Ma possono finire certi dubbi e possono venirne altri, puoi acquisire sicurezze e puoi perderne, puoi arrabbiarti o tutto quello che vuoi, ma hai cominciato a confrontarti con qualcuno e questo, per me, dal punto di vista psicologico, è stato molto importante e determinante per continuare ad avere voglia di scrivere. Altra cosa. Mi sono piacevolmente accorto che faccio da tempo del dream writing senza saperlo. Non per motivi di scrittura, ma solo perché scrivendo i sogni appena sveglio, poi ho la possibilità di farne interpretare quslcuno ad una mia amica che tra l’altro tiene anche una rubrica su un giornale. Scrivo tutto il sogno, ma metto i riferimenti che immagino abbia avuto il mio sogno e qualche sua piccola interpretazione tra parentesi. Il sogno, o quello che ricordo, è scritto per filo e per segno e tra parentesi c’è qualcuno dei significati che io gli posso dare.
    Un’altra cosa. Credo che sia verissimo che la scrittura si arricchisce quando si scrive con una consapevolezza (e con delle certezze) maggiori. Credo anche che leggere e scrivere di tutto sia importantissimo. La biodiversità permette la vita sulla Terra.
    Grazie di questi buoni input che aiutano a continuare a scrivere e a crescere.
    ciao
    Bene

  94. Ileana
    1 ottobre 2009 a 19:58 | #98

    Questa Lezione di talento è una vera iniezione di fiducia ed ottimismo!!!Invita a sgomberare il campo da ogni titubanza,a prendere coscienza di sè con autostima,a confrontarsi con i propri limiti,a valorizzare i propri pregi(…se si hanno!),a scrutarsi nel profondo…insomma, più che lezione di stile,una lezione di vita!
    Grazie!:)

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