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LEZIONE UNO

“Tutti sanno cos’è una storia finchè non si siedono a scriverne una”

Se sei un aspirante scrittore hai l’80% di possibilità di non saper costruire una storia. Il dato è calcolato a spanne ma ha un senso. A inizio anni 90 ho intervistato una dozzina di editor di case editrici. Negli anni successivi, lavorando nel cinema, ho parlato con molti lettori di sceneggiature. Dalle loro parole ho ricavato a grandi linee il dato, che merita un bold: l’80 % dei dattiloscritti che arrivano non contiene una storia, o ne ha una abbastanza sballata da non poter essere definita tale.  Si tratta di una notizia surreale, come se metà degli aspiranti calciatori si presentasse ai provini giocando con le mani e cercando di fare canestro.

Il fatto è che la nostra tradizione culturale è non-narrativa. E’ giuridica, religiosa e poetica: è fatta di “cose da dire” o “sentimenti da esprimere”,  non di “storie da raccontare”. I nostri grandi autori sono poeti (Dante), diaristi-saggisti-poeti (Leopardi), autori di racconti (Boccaccio), favolisti (Collodi). Non abbiamo avuto Shakespeare o Flaubert, Tolstoj o Cervantes. Nel più grande romanzo della nostra tradizione, i Promessi Sposi, per risolvere la trama non a caso interviene la Provvidenza. E’ un dato simbolico troppo sottovalutato!

Tutto questo si riassume nella grande scuola di scrittura creativa che educa la nazione da decenni: il tema. Esistono due prototipi di tema, declinati in infinite variazioni: “Cosa hai fatto sabato?” e “Cosa pensi della guerra?”. La prima formula è una istigazione a raccontare gli affari tuoi, la seconda insegna ad esprimere idee nobili nel modo più prolisso (il tema infatti è valutato a metri, come il lavoro degli imbianchini).

Dopo 15 anni di questo addestramento, se decidi di scrivere una storia, sei nei guai. Dei tuoi nobili pensieri e dei tuoi piccoli aneddoti al mondo non gliene frega una ceppa. Capisci che in qualche modo devi costruire una storia, ma non sai come si fa.

In questi casi, qualcuno si aggrappa alle idee e alle teorie. Nasce così la figura dello scrittore “ossessionato non da una storia ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto” (Flannery O’ Connor).  E’ lo stadio artisticamente poco evoluto dell’intelligenza, lo stadio di chi “ha idee che scambia per emozioni” (Regina Zabo, Daniel Pennac). Il risultato è un testo che si lancia in acrobazie strutturali, sperimentalismi ed “effetti speciali” che non sono chiamati dalla materia ma appiccicati per certificare le proprie abilità. Testi pieni di intelligenza ma con poche emozioni, che si limitano a conciliare il sonno.

Quando un talento cade nel tunnel nell’intelligenza, la diagnosi è sempre quella: gli manca una storia da raccontare.

Buttare la zavorra

Si dice che “gli scrittori devono avere qualcosa da dire”, ma è il lapsus involontario con cui il nostro sapere collettivo si tradisce: chi ha qualcosa da dire deve darsi alla politica, alla filosofia o alla radio. Per scrivere un romanzo o un film bisogna avere qualcosa da raccontare.

E questo non perché sta scritto in qualche Libro Magno dell’Estetica, ma perché ciò che abbiamo da trasmettere è una sostanza indefinita, una qualità dello sguardo che si esprime solo in modo indiretto, parlando d’altro. Raccontando una storia, appunto.

Poi certo, tutti conosciamo 12 teorie secondo cui raccontare una storia è superato, o è commerciale o poco artistico, o… Non ho argomenti per smentire queste teorie in astratto, ma ne ho uno per confutarle in pratica: per chi scrive sono mortali. Scrivere senza avere una storia da raccontare è come far l’amore senza essere eccitati. Si può fare, ma si gode poco, tutti quanti. E tanto basta, per quanto mi riguarda.

Purtroppo, nelle antologie che ci hanno appioppato da giovani, gli scrittori non vengono presentati come costruttori di storie, ma come Grandi Capoccioni che vogliono scandagliare il disagio esistenziale, inchiodare la società alle sue colpe, descrivere la tragedia del vivere, denunciare la borghesia, o tradurre in romanzi le scoperte della psicoanalisi, della sociologia e della fisica.

Certo, hanno fatto anche quello ma lo hanno fatto per mezzo di una storia. Raccontare che hanno fatto solo quello, è un depistaggio; è come dare a un ragazzo un cd di Vasco Rossi dicendo “questo autore analizza il disagio giovanile con un vitalismo venato di spiritualità, descrivendo la quotidianità di una provincia sospesa tra slanci verso l’assoluto e ricerca decadente del piacere”. Il ragazzo butta via il Cd senza neanche togliere il cellophane.

Non ha senso parlare di Vasco senza ascoltare le sue canzoni e lo stesso vale per i romanzi perché, come dice Forster, “i romanzi sono innanzitutto un canto” e, come sostiene Nabokov, gli scrittori sono soprattutto “incantatori”.  Amputati del canto dell’opera, gli scrittori delle antologie sembrano sociologi del Censis o pazzi che predicano ad Hide Park.

Avrete notato che molti bravi autori dicono “io non so niente, volevo solo scrivere una storia”. Non è falsa modestia né un modo di schermirsi: è un igienico principio operativo. Alla scrittura si va nudi e inermi come neonati. Se abbiamo qualcosa da dire, entrerà comunque nelle nostre storie. E se non ce l’abbiamo, avremo comunque scritto una storia onesta.

In pratica: per scrivere dobbiamo prendere le nostre geniali idee, le nostre acute teorie, i nostri squisiti ragionamenti, le abilità tecniche di cui andiamo tanto fieri, e gettare tutto nel secchio dei rifiuti. Quella è la zavorra che impedisce di volare.  Nabokov dice che nella scrittura “le grandi idee non servono a nulla”.

Certo, buttare la zavorra è difficile. Le teorie e l’intelligenza aiutano ad evitare il terrore del nulla, la voragine su cui non osiamo sporgere lo sguardo, quella strana angoscia a cui non sappiamo dare un nome. E invece basta, stavolta un nome glielo diamo, in una riga, pure col bold: Vogliamo scrivere, ma non abbiamo una storia.

Nell’80% dei casi questo è il problema. E quindi la prima parte del corso sarà dedicata a imparare come si scrive una storia. Sono concetti nati studiando fonti diverse, da sottili testimonianze dei grandi romanzieri a tecniche di sceneggiatura che ti dicono a quale pagina mettere la prima svolta e il primo colpo di scena (se siete curiosi, pagina 10 e 30). Il testo è scritto citando soprattutto autori classici e parlando di romanzi per il semplice motivo che il nostro sapere narrativo nasce da lì. La stessa Hollywood, per anni Maestro Unico delle narrazioni, non ha fatto altro che analizzare 2000 anni di sapere europeo, e ricavarne regole che poi ci ha rivenduto come proprie.  Le tecniche americane di sceneggiatura nascono da Omero, da Aristotele, dall’analisi dei miti e dall’epopea del romanzo classico europeo (non lo dico io, lo dicono loro, gli americani). Non si capisce perché, per imparare a scrivere un film, non dovremmo abbeverarci alle nostre fonti. Lo hanno fatto i vari guru americani della sceneggiatura, possiamo farlo anche noi.

La non-storia e l’iper-storia

Prendiamo un prototipo di storia sbagliata che ammorba di tedio editori e produttori cinematografici italiani (sono loro a dirlo). La storia, giunta in migliaia di varianti ai loro lettori, è questa: c’è un essere che somiglia all’autore, sta fra i 25 e i 30, è incerto sul suo destino, non sa che mestiere fare, vivacchia tra sogni di grandezza e insicurezze, è indeciso anche in amore e non riesce a trovare la propria strada. Così procede tra lavori casuali, viaggi casuali, amori casuali. Ad esempio all’inizio lavora in un call center ma viene licenziato, va a lavorare in una pizzeria dove si riempie di chiazze perché è allergico alla farina, si innamora di una ragazza splendida che sparisce dopo la prima notte d’amore, lui depresso sbaglia un impasto e viene licenziato dalla pizzeria, poi va a lavorare da una parrucchiera che si innamora di lui e lo perseguita, allora si licenzia, ma reincontra la ragazza bellissima che però sparisce di nuovo, allora va a lavorare da un avvocato alcolizzato e…

Provate a raccontare questo inizio di “storia” agli amici. Siccome vi vogliono bene, diranno “interessante”, che è la traduzione ufficiale dello sconveniente “che due palle”. In realtà questa è una non-storia, non si prende da nessuna parte, e non va da nessuna parte. Se raccontate l’inizio di una buona storia, la gente non dice “interessante”. Chiede “E poi cosa succede?”. Questa domanda è l’unica prova che una storia ha qualche valore. Qualunque altra cosa dicano, significa che non funziona.

Un difetto opposto – ma in netto aumento- è l’iper-storia, in cui l’aspirante sente che per scrivere deve raccontare qualcosa ma, non avendo compreso la funzione profonda della trama, la usa come i cattivi registi usano gli effetti speciali: a piene mani, spargendo fatti e colpi di scena come un fertilizzante. Più ce n’è, meglio è

Spesso partono comunque da un personaggio che gli somiglia (il classico essere tra i 25 e i 30, eccetera) ma lo inseriscono in un gorgo di eventi stratosferici che, per il loro carattere eccessivo, risultano privi di ogni reale tensione emotiva. Siccome la realtà non offre abbastanza appigli, i “forzati della storia” attingono dal supermarket cinematografico e dagli aspetti più pulp dell’attualità. Così il protagonista incontra spietati mafiosi dandy, macellai che trafficano in organi,  poliziotti che praticano magia occulta, direttori di banca iscritti all’ordine dei templari, serial killer non vedenti, eccetera, eccetera, in un crescendo abbacinante che dovrebbe inchiodare il lettore alle pagine. Invece il lettore sbadiglia perchè questa storia è piena di figure poco credibili che paiono lanciate col paracadute dal cielo dall’immaginario collettivo per atterrare in un punto o l’altro del racconto a seconda di dove tira il vento, senza necessità.

Ecco dunque i prototipi estremi di due errori molto diffusi. In uno c’è un giovane incerto a cui accadono fatterelli insignificanti. Nell’altro c’è un giovane incerto che combatte contro l’immaginario cinematografico e una caricatura dell’attualità. La diagnosi è la stessa, sempre quella, sempre ovvia: nessuno dei due aveva una storia da raccontare.

Differenza pratica tra storia e pseudo-storia

Perché questi due racconti sono “pseudo-storie”? Cosa li differenzia da una storia? La riposta completa l’avrete alla fine della sezione, ma anticipiamo qualche criterio “misurabile”.

Nelle pseudo-storie i fatti sono “casuali” e “non necessari”. Va notato che queste non sono categorie mistiche ma hanno un risvolto pratico: i fatti casuali e non necessari sono quelli che si possono spostare senza danno da un punto all’altro del dattiloscritto. Se il protagonista della “non storia” va all’inizio a lavorare dall’avvocato ubriacone e alla fine al call center, non cambia nulla. Se il protagonista dell’iper-storia incontra prima i poliziotti satanisti o il serial killer non vedente, è uguale.

Prima definizione: la buona storia è quella in cui gli eventi non si possono spostare. Prendete l’ultimo romanzo o l’ultimo film che vi ha davvero appassionato: provate a sostituire un fatto che sta alla fine e metterlo all’inizio. Con ogni probabilità non ci riuscite. Se vi ha appassionato, vuol dire che è una buona storia, e nelle buone storie i fatti non si possono spostare.

Le buone storie sono “architetture organiche” in cui ogni pezzo ha una funzione strutturale: se provi a toglierne una, crolla tutto. Nelle buone storie, gli episodi della trama  possono stare solo nel punto in cui sono.

Ma come si fa a costruire una storia così? Proviamo a fare un esempio.

Un esempio in diretta

Prendiamo il protagonista comune alle due pseudo-storie e proviamo a costruire un racconto su di lui. Per prima cosa dobbiamo renderlo più concreto. Quindi copiamo la definizione del personaggio e sottolineiamo gli aspetti vaghi da trasformare in qualcosa di tangibile: “un giovane immaturo che vaga tra sogni di gloria, profonde insicurezze, e lavoretti casuali”.

Dobbiamo trasformare queste caratteristiche interiori in qualcosa di tangibile, che si possa toccare. In questi casi mi piace citare il concetto di un poeta, Eliot, che parlava di “correlativo oggettivo”: semplificando, è una tecnica poetica attraverso cui si cerca di esprimere i concetti e i sentimenti più astratti attraverso oggetti definiti e concreti. Nel cinema, che è fatto di immagini, è una tecnica fondamentale.

Ad esempio per mostrare che il nostro protagonista è abitato da sogni di grandezza, ne potremmo fare il leader di un piccolo gruppo musicale, che suona in cantina ma sogna di diventare un famoso rocker. Per mostrare la sua immaturità potremmo stabilire che vive ancora a casa dei genitori: fa notti da boheme e la mattina mangia la colazione di mamma. Il fatto che faccia lavoretti casuali nel suo caso può diventare una scelta esplicita: possiamo stabilire che lui ha il terrore di fare una grigia vita da ufficio, la stessa che il padre ha fatto tutta la vita e che l’ha reso un’ameba spenta e muta. Infine, un piccolo tocco che riassume tutto: anche se ha solo 28 anni, sotto i capelli da rocker si nota un inizio di stempiatura. Lui è un po’ ossessionato da questo fatto.

Notiamo due cose: rispetto alla definizione iniziale, questo è un personaggio migliore perché è più definito. Ha un desiderio preciso (diventare rocker), un terrore specifico (“fare la vita di suo padre”) e una piccola ossessione rivelante (problema capelli). Le sue caratteristiche interiori hanno trovato dei “correlativi oggettivi”.

Grazie al metodo del correlativo oggettivo siamo usciti dalla vaghezza e abbiamo dato al personaggio un desiderio, una paura e una piccola ossessione: “il minimo sindacale” per un personaggio vivo.

A questo punto è più facile costruire la trama. Se conosco un desiderio e una paura specifica del protagonista, so cosa devo fargli capitare all’inizio della storia: qualcosa che li vada a disturbare entrambi. Il motivo è semplice:  se gli capita qualcosa che non ha che fare con i suoi desideri e le sue paure, non è un momento interessante della sua vita, quindi non vale la pena raccontarlo.

Fateci caso: l’esistenza diventa interessante quando ci accade qualcosa che riguarda i nostri desideri e le nostre paure. Se alle feste vogliamo far colpo sugli altri è quello che raccontiamo, non quando eravamo impegnati in faccende di cui non c’importava nulla. I personaggi dei nostri racconti dobbiamo trattarli allo stesso modo. Come diceva Andrè Breton: “Non mi metto a raccontare i momenti insulsi della mia vita”.

Bene, abbiamo uno che vuole fare il rocker e ha il terrore della grigia vita da ufficio, cosa gli facciamo succedere?

Ad esempio: vince per caso un concorso in Comune all’ufficio anagrafe. E’ l’opposto di ciò che desidera e corrisponde a ciò che lo spaventa. Quindi è fertile, sarà interessante vedere come se la cava e cosa sceglie.

Ne risulta un possibile abbozzo di trama tipo quello che segue.

In una ricca città del nord c’è un tizio che viene da una triste periferia e da una famiglia un po’ grigia. Sogna di fare il rocker, ha già 28 anni e abita coi genitori. Il successo non arriva e sotto la zazzera rock comincia a perdere i capelli.  La madre apprensiva lo vorrebbe “sistemato”, gli cita ogni giorno i cugini che fanno concorsi a raffica e, per farlo sentire in colpa, prende gli antidepressivi davanti a lui. Rocco (chiamiamolo così) per far stare tranquilla la madre decide di darle retta e fare un concorso in Comune. Ovviamente non studia perché per lui un posto all’anagrafe è la morte. Fa il concorso solo per far tacere la madre. Ma al concorso accade qualcosa di strano (decideremo poi cosa) e lui vince.

Rocco è incredulo: non capisce come possa aver vinto il concorso senza aver studiato una mazza! Ma non ha tempo di pensarci, perché la notizia gli procura la prima standing ovation della sua vita. Sua madre è felice e dà la notizia ai parenti, il padre lo abbraccia fiero, la sua ragazza (pur batterista e tatuata) è felice perché avranno finalmente i soldi per vivere da soli. I membri del gruppo rock antagonista sono contenti perché, ora che pure Rocco ha un reddito, potranno comprare il nuovo furgone.

Ma Rocco è terrorizzato dall’idea di finire coi capelli corti all’ufficio anagrafe e dice che intende rifiutare il posto, perché lui vuole fare musica. Questo provoca varie reazioni:  la sua ragazza gli mette il broncio perché di questi tempi rifiutare un posto in Comune è da idioti, la madre piomba nella disperazione e torna a prendere lo Xanax. Persino il padre, uomo mite e silenzioso, s’arrabbia, gli dà un ultimatum e lo caccia di casa: se Rocco nella vita vuol fare solo musica, che lo faccia coi soldi suoi.

Rocco ora si trova nei guai.  Per colpa di quel maledetto concorso, la boheme a carico della famiglia è finita. Ora ha davanti due alternative: o la boheme dura e pura senza soldi né appoggi, oppure grigio lavoro impiegatizio. Rocco deva fare la sua scelta, e ha due giorni di tempo…

Come vedete, il tema è uguale a quello del trentenne con vaghi sogna di gloria. Ma se lo raccontate in questo modo, gli amici non diranno: “interessante”. Vi chiederanno: “E poi cosa succede?”. Vogliono sapere se Rocco accetta o no quel posto.

Ecco un’altra definizione da appendere al muro: Una buona storia è ciò che produce la domanda “E poi cosa succede?” in qualsiasi punto venga interrotta.

E ormai che ci siamo, attaccate anche questa:

Quando scrivete una scena non chiedetevi “cosa dice”. Chiedetevi “quale domanda produce?”

Punti di non ritorno

Perché questa storia fa chiedere “E poi cosa succede?” e le altre due no? Cominciamo con le risposte più superficiali. La prima è il test che abbiamo visto: possiamo spostare l’episodio del concorso a metà libro? O a tre quarti? O alla fine? No. E’ chiaro che questo evento sta verso l’inizio della storia e genererà i fatti successivi. Invece negli esempi precedenti gli eventi iniziali si potevano spostare a metà o persino verso la fine. Appendete alla parete: un buon inizio di una storia è un evento che può stare solo all’inizio.

Non solo l’episodio del concorso non si può spostare ma, continuando a scrivere, non si potrà più ignorare. E’ un episodio fondante, il che significa: qualunque cosa voglia far accadere in seguito, dovrò tenerne conto. Ecco quindi un’altra definizione: in una buona storia ogni evento limita la nostra libertà nei passi successivi.

Scrivere significa limitare progressivamente le proprie possibilità. Quando si inizia, la prima pagina ha una libertà totale, possiamo scrivere tutto. Man mano che si va avanti le possibilità si devono restringere sempre di più, perché ogni evento passato, se è un vero evento, limita le possibilità future. Finchè, quando arrivi alla fine, di libertà non ne devi avere quasi più. Per me le storie ben costruite hanno un solo finale possibile, che è una conseguenza “esatta ma imprevedibile” di tutto quel che è successo prima. Se la storia è buona, il finale sta nascosto fra le righe di quel che lo precede, e tu devi soltanto trovarlo (cosa che fra l’altro, quando accade, provoca una eccitazione quasi erotica).

E così, ecco un’altra definizione: se un evento non limita la tua libertà successiva di scrittura è un non-evento. Lo si può dire meglio e in un modo più rispettoso del vero protagonista, che non è chi scrive ma chi viene scritto. Se un evento non limita la successiva libertà di azione del personaggio è un non-evento.

In sintesi, quando si dice che le buone storie trattano l’essenziale, si vuole dire questo: le buone storie trattano punti di non ritorno. Anche piccoli, anche quotidiani, ma devono essere punti di non ritorno. E’ lì che la vita diventa interessante, non quando stiamo a guardare fuori dalla finestra chiedendoci cosa fare. Quelle serate lì, non le raccontiamo neanche ai quattro amici che ci vogliono bene. Perché dovremmo raccontarle ai lettori?

Noi produciamo scelte

A questo punto dobbiamo andare più a fondo, uscire dal rilassante tecnicismo delle “definizioni oggettive” e chiederci cos’è davvero che in questa storia rende l’evento “concorso pubblico” necessario, fondante, non spostabile, limitatore di libertà , eccetera. In altre parole: perché chi ascolta la storia si chiede “come va a finire?”.

Perché il concorso costringe il protagonista a misurarsi con se stesso, a mollare la via di mezzo in cui si trova, a buttarsi di qua o di là.  Insomma: a fare una scelta. David Mamet sostiene che “non costituisce elemento idoneo a un dramma ciò che non si occupa della possibilità di una scelta degli esseri umani”.

Ecco un’altra frase da appendere al muro (sì, avrete il muro pieno alla fine): la trama è la macchina inventata dall’autore per costringere il protagonista a fare scelte.

Il motivo per cui le storie sono interessanti è che al mondo nessuno riesce a capire chi è facendo ragionamenti: è solo davanti ai fatti che capiamo chi siamo.

Che faccio se vedo una donna aggredita in una strada deserta da tre uomini col coltello? Che faccio se mi offrono ciò che desidero di più al mondo in cambio di una mazzetta? Se incontro il mio sex symbol preferito che mi propone una notte di sesso? Se una persona cara si ammala e ha bisogno di 24 ore su 24 di assistenza? Se sul lavoro trovo un capo carogna che però mi offre un raddoppio di stipendio se faccio la spia?

Su queste domande ciascuno ha tante opinioni, ma valgono poco. Ciò che conta, ciò che definisce chi siamo, è la scelta che facciamo quando le cose accadono. E nessuno lo sa prima. Noi possiamo ipotizzare, prevedere, fare buoni o cattivi propositi. Ma solo quando la prova dei fatti ci costringe a una scelta, sappiamo davvero chi siamo.

Come dice Milan Kundera, il problema della vita è che nessuno possiede le istruzioni: tutto ci accade per la prima volta, e non sappiamo come affrontarlo. Le buone storie ci appassionano perché vediamo i personaggi alle prese con lo stesso tipo di sfida che affrontiamo ogni giorno. Questa sfida si chiama “scelta”.

Per questo se raccontate agli amici l’inizio di questa storia, chiedono “E poi che succede?”. Perché, per quanto mediocre sia questa storia, la vittoria al concorso mette il protagonista davanti a una scelta. Non può più continuare con la comoda “boheme a casa di mamma”: o fa davvero la boheme, o va all’ufficio anagrafe.

Per questo gli amici vogliono sapere come va a finire: da questa scelta capiranno chi è il personaggio. E soprattutto questa situazione ha il potere di evocare i momenti fondanti della loro esistenza, quando, più meno consapevolmente, hanno fatto le scelte che li hanno definiti.

Le buone storie, anche quando sono divertenti o comiche, si occupano di cose serie. Di ciò che sono le persone, del perché lo sono e del come. E tutto questo ha a che fare con le scelte. La trama è il percorso che costruiamo per costringere il personaggio a compiere scelte che lo rivelino a sé stesso.

Appendiamo al muro, che c’è un buco vuoto: compito di chi scrive è produrre scelte.

“Là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”

Cominciamo a capire perchè la trama non serve solo a “intrattenere” o a “creare un filo”, ma ha una sua necessità spirituale.

Come dice Gardner “la trama esiste perché il personaggio possa scoprire da solo (e nello stesso tempo rivelare al lettore) chi è realmente….la trama lo trasforma da statica creazione intellettuale in individuo reale che fa delle scelte e ne raccoglie i frutti” (77).

Però attenzione, la scelta deve essere significativa. Se ci limitiamo a mettere il personaggio davanti a continui bivi, diventiamo stucchevoli. Le scelte verso cui il personaggio viene spinto devono avere una direzione. Quale? La risposta la prendiamo di nuovo da un poeta, Holderlin: “Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”.

La direzione verso cui le buone storie portano il protagonista è questa: davanti al pericolo. Quelle di puro intrattenimento si limitano a metterlo davanti a fucili automatici, tempeste oceaniche o leoni feroci. Le storie più sofisticate (che possono anche essere piene di fucili, leoni e tempeste) portano il protagonista a misurarsi con il suo “codice esistenziale” (espressione di Kundera) o con la sua “ferita segreta”, o “fantasma interiore”, o “problema nascosto” (espressioni di vari guru americani della sceneggiatura). Insomma, lo portano a confrontarsi con quello di non risolto che ha dentro, e che noi con Holderlin chiameremo la sua “area di pericolo”.

L’area di pericolo di un personaggio è qualcosa che per definizione il personaggio non conosce. E non chiedetemi perchè sennò dovrei ricordarmi che anch’io ho un’area di pericolo di cui non voglio essere consapevole. Dai pericoli tutti vogliamo fuggire, ma la vita diventa interessante quando siamo costretti ad affrontarli.

L’area di pericolo di un personaggio è difficile da leggere ma facile da localizzare. Non posso dirvi cos’è ma posso dirvi dove abita: tra il suo desiderio cosciente (nel nostro caso: fare il rocker) e la sua paura esplicita (nel nostro caso: fare la vita grigia e banale del padre). E’ lì, tra ciò che più desideriamo e ciò che più ci spaventa, che si trova il nodo non risolto, la nostra personale “area di pericolo”. Desideri e paure sono così forti perché in qualche modo nascono da quel nodo, e quindi in qualche modo ne parlano.

La decodificazione naturalmente non è matematica. A volte l’area di pericolo è l’opposto del desiderio del personaggio, altre volte è simile; altre volte ancora non c’entra nulla ma è collegata in modo laterale. Ma abita lì: tra i desideri più forti e le paure più intense.

Parentesi: il segreto della scrittura

Il più profondo segreto della scrittura è una tecnica Usa, nata da decennali ricerche psicometriche. Non è vero, ma mi vergogno a dire che per me il segreto della scrittura viene da Alessandro Manzoni, autore reso plumbeo dai tediosi studi scolastici. Per renderlo un filo più cool chiamiamolo quindi il “Manzoni’s Secret”. Funziona così.

A un ricevimento dell’alta società milanese, una ricca dama avvicinò Manzoni e iniziò a squittire lodi, chiedendo come avesse fatto a scrivere un romanzo così bello, così profondo, così vero, così intenso, così emozionante, così filosofico, così di qua e così di là. La domanda durò 10 minuti, Manzoni ascoltò paziente tutto il tempo e poi rispose con una sola parola.

“Pensandoci”.

Questa parola solitaria è il più importante manuale di scrittura creativa. Scrivere non è poi così difficile: se uno scrive una storia pensandoci per 27 anni, il risultato sarà quanto di meglio può fare.  Punto.

Certo, una applicazione così integralista è poco adatta ai nostri tempi rapidi e superficiali, quindi vi consiglio di applicare il Manzoni’s Secret in una “versione light”. Quando vi serve un’idea, non usate mai la prima che vi viene in mente. Buttatene giù 7, poi scegliete la migliore.

Non è un numero a caso, è che nella vita bisogna darsi dei metodi e poi rispettarli. Io ho provato a farlo con “10 idee” ma erano troppe, con “5 idee” ma erano poche. Sette è diventato per me il numero giusto. Voi scegliete il vostro. Su ogni scena: 7 idee. Ogni dialogo: 7 idee. Ogni location, ogni svolta psicologica, ogni finale: scrivete sempre 7 idee, poi scegliete la migliore. La qualità dei vostri scritti lieviterà come una torta istantanea.

Nel nostro esempio, le scelte che ho fatto (il desiderio del personaggio, la paura, l’evento che lo costringe ad affrontarli) erano la prima idea. Si sente vero? Bene, quindi non usate mai la prima idea: applicate il “Manzoni’s Secret”, poi scegliete.

Ancora su scelte e trama

Nel nostro caso, essendo una storia banalotta, capire l’area di pericolo è abbastanza facile: Rocco ha inconsciamente paura di essere un uomo insignificante come suo padre, per questo desidera diventare rock-star.

Per questo inoltre ha il terrore della monotona vita da ufficio. Razionalmente crede che il padre sia diventato un’ameba per colpa di quella vita grigia, ma inconsciamente teme che suo padre sia così di natura, e quindi che lui stesso sia così. Rocco quindi ha il terrore di una banalità che teme di avere dentro, e vuole sfuggirle. Non sarà un’area di pericolo da grande opera d’arte, ma è un’area di pericolo, e tanto basta per adesso.

A questo punto si capisce perché il concorso è un evento “necessario” in questa storia: se hai un personaggio che teme nel profondo di essere un grigio impiegato come suo padre, devi fargli vincere un concorso all’anagrafe. Così lo costringi a fare i conti con se stesso.

E’ per questo che l’episodio del concorso “vinto per caso” è fondante, per questo non si può spostare, per questo limita la libertà delle azioni successive. Perché costringe il protagonista a una scelta che, quale essa sia, lo farà avvicinare alla sua area di pericolo.

Per questo i piccoli fatti casuali che capitano nelle non-storie, o i macro-fatti che capitano nelle iper-storie, suscitano solo una curiosità superficiale e non producono la domanda “come va a finire?”. Perchè non avvicinano il protagonista alla sua area di pericolo. Non lo costringono a una scelta importante, lo fanno andare di qua e di là, magari mettendo in pericolo la sua vita, ma senza mai toccare i suoi nervi scoperti. Scrivere vuol dire inventare trame che costringano i personaggi a fare i conti con la loro personale area di pericolo.

Dice Simenon: “Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, ne freniamo per lo meno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione d’agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso. Il mio ruolo di romanziere è metterlo in una situazione tale che vi sia costretto” (Simenon, L’età del romanzo, Lucarini, Roma, 1990, pag. 36).

La trama è il mezzo che aiuta il narratore nel suo fondamentale compito esplorativo: condurre il personaggio “fino al limite di se stesso” affinché “riveli chi è realmente”.   Procede attraverso punti di non ritorno, costringe a fare scelte e punta verso l’area di pericolo. E’ per questo che, se interrompete il racconto in qualunque punto, gli amici chiedono “come va a finire”.

Tema o problema?

Attenzione. Tutto questo non significa che il compito di una storia sia l’esplorazione psicologica. La psicologia del personaggio è solo uno dei mezzi che abbiamo a disposizione per esplorare qualcosa di molto più essenziale, che Kundera chiama “una possibilità dell’esistenza”.

Nei grandi romanzi, il personaggio è più che un personaggio. Come scrive Piergiorgio Bellocchio “in Stendhal, Balzac, Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, l’estremizzazione dei caratteri consegue dall’esigenza di andare alle radici dei problemi che i personaggi rappresentano”. Questo è il punto: i personaggi sono incarnazioni di problemi umani significativi.

Se dobbiamo esplorarli sino in fondo, non è tanto per capire la loro singola psicologia ma per andare alla radice dei temi che essi incarnano.

E’ anche per questo che, ascoltando la nostra storiellina, gli amici vogliono sapere come va a finire. Non è solo la curiosità di sapere cosa sceglie il personaggio: è che questa scelta costringe lui e noi ad andare più a fondo rispetto al conflitto “vita speciale contro vita banale”. Un tema che, nell’epoca luccicante dei mass-media, coinvolge, ha coinvolto o potrebbe coinvolgere ciascuno di noi. E’ un altro motivo che attira l’attenzione degli amici: il tema prende.

Ma quando l’abbiamo scelto questo tema? Pensateci, c’eravate anche voi: e vi ricorderete che questo tema non è mai stato scelto. Siamo partiti dal vago personaggio della non-storia e abbiamo solo cercato di dargli un desiderio e una paura. Da quelli abbiamo intuito la sua area di pericolo, ma al tema, quello che per le antologie è il “senso” di un romanzo, non ci abbiamo mai pensato. Eppure il tema alla fine c’è, è evidente.

Insomma, abbiamo dato al nostro personaggio un desiderio e una paura e a quello gli è spuntato un Tema. Che fortuna!

In realtà è normale. Vorrei togliermi un peso e dire che il Tema, l’Argomento, la Problematica, il Messaggio, cioè questa cosa profondissima su cui si fa un gran can-can, è una faccenda assai semplice per chi i romanzi deve scriverli e non farne l’edizione commentata. Come dice Gardner con una semplificazione liberatoria: “Tema è il termine critico elevato che sta a indicare il problema principale del protagonista” (77).

Deo gratias.

Il Tema è il problema del personaggio. Punto. Trova i sassi nella scarpa del tuo eroe, e il tema si sviluppa da solo.

A questo punto cominciamo a capire che, se si segue il metodo giusto, le caselle a volte si mettono a posto da sole. Francis Scott Fitzgerald ci ha fatto persino il titolo di un libro: “Le belle storie si scrivono da sole”. E’ una cosa che capita sempre più spesso man mano che si capisce la funzione profonda della trama.

Riassunto

Il mio professore di terza media aveva un principio semplice ma saggio: “Per imparare non basta leggere, bisogna mandare a memoria”. Perciò facciamo un riassunto.

Dobbiamo avere un personaggio che, come tutti, tende verso qualcosa e fugge da qualcos’altro: cioè, semplificando, ha un desiderio e una paura.

La trama ha il compito di creare eventi che ostacolino o assecondino il suo desiderio spingendolo a fare scelte che lo avvicinano alla sua “area di pericolo“.

La sua area di pericolo tuttavia è anche “il tema” della storia. Quindi pure noi, modesti artigiani che volevano solo costruire una storia, ci troveremo ad avere un racconto col Significato, proprio come i capoccioni delle antologie. Ammazza!

Esercizio 1

(fondamentale: chi non lo fa non trarrà alcun profitto dal corso)

Per imparare il metodo senza farsi ingabbiare dal metodo bisogna fare come quando si prende la patente. E’ necessario passare un certo tempo a “guidare con la testa”, pensando razionalmente che prima devi abbassare la frizione poi inserire la marcia e non viceversa. Bisogna farlo tante volte finché non diventa un gesto automatico. A quel punto guidi ma non pensi più a quali pedali spingi: pensi a dove andare.

Le pagine che avete letto sono una scuola di guida. Ora avete gli strumenti per inventare un inizio di trama: allenatevi. Mettetevi lì e inventate almeno 10 inizi di storie usando questi concetti. Datevi per ciascuna una spazio massimo, tipo 2 o 3 cartelle.  Tuttavia pensatele come sintesi di narrazioni lunghe, capaci in futuro di supportare un romanzo o un film. Se 2 o 3 cartelle vi sembrano poche per un inizio, pensate a chi riassume intere trame nei risvolti di copertina o agli sceneggiatori americani che si sentono dire: “Raccontami la storia in 40 secondi”.

Per costruire il racconto, cominciate come vi pare e proseguite come volete, ma alla fine questo “inizio di storia” deve avere gli elementi di cui abbiamo parlato: un personaggio che ha un desiderio e una paura, da cui si evince la sua  “area di pericolo” (che è anche il tema), poi c’è un inizio di trama che lo spinge a fare scelte non casuali ma connesse alla sua “area di pericolo“. Fate muovere anche i personaggi che gli stanno intorno, ma cercate di crearli in modo che siano funzionali allo scopo, cioè che servano a mettere nei guai il protagonista, non in modo gratuito, ma rispetto ai suoi punti deboli.

Ovviamente, i personaggi dovrebbero essere anche anche vivi e credibili: ma questo secondo me fa parte delle cose che non si insegnano. Sono certo che quasi tutti ne siete già capaci.

Se poi non volete avere un solo protagonista principale, non c’è problema, potete avere una storia con più protagonisti, nel qual caso fate la stessa cosa per tutti i protagonisti della vostra storia (ma all’inizio è meglio averne uno solo).

Ho detto di scrivere 10 inizi, ma sarebbe meglio 20, e ancor meglio 30. Più ora scrivete storie da buttare, meno è facile che buttiate via quel che andrete a scrivere dopo. Decidete adesso un numero di storie che volete scrivere come esercizio, e poi rispettate la decisione presa. Scrivete su un post-it “scriverò X inizi di storie come esercizio“, poi appendetelo sul computer e rispettate quello che c’è scritto.

L’esercizio serve perchè questo tipo di sapere, se funziona, funziona solo quando viene applicato senza più pensarci, obiettivo che si raggiunge solo con la pratica. Si tratta di scrivere facendo un sacco di ragionamenti razionali su come applicare i principi, sapendo che così non si ottiene nulla di buono.  Quando, a forza di praticarlo, il metodo diventerà automatico, allora comincerà ad essere utile. Diventerà anche personalizzato perché scrivendo apporterete come tutti le vostre personali variazioni.

Mentre scrivete questi inizi di storie “da buttare”, forse qualcuna vi sembrerà una bella storia. Se accade, ignorate questo pensiero e continuate fino al traguardo prefissato. Se vi sembra che facciano schifo, continuate fino al traguardo prefissato. Non fatevi spaventare dall’esercizio, se 10 inizi di storie vi sembrano troppi, fatene 5, o anche 3. Ma fateli. Ricordate però che sono soltanto “inizi di storie”. Non cercate di finirle, bastano 1-2 cartelle di impostazione della trama.

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  1. annamaria
    22 settembre 2014 a 14:27 | #1

    Grazie,perla condivisione del sapere,solo chi è consapevole della propria personale bravura ha l’umiltà di condividere alcuni passi di ciò che sa.

  2. Lara1988
    13 settembre 2014 a 17:26 | #2

    Molto utile e interessante complimenti,sicuramente andrò avanti. Grazie per condividere tutto questo

  3. Riccardo
    5 settembre 2014 a 15:31 | #3

    Ho trovato il tuo corso leggendo il blog “Penna blu”. La prima lezione ne vale 10 (di corsi). Lo avessi trovato prima… avrei già vinto il Pulitzer! :-)
    Complimenti e grazie!

  4. marina
    5 settembre 2014 a 13:44 | #4

    grazie infinite… sto leggendo qua e là in questo blog e mi sto davvero divertendo. mi sa che diventerò una sua fan!

  5. Lorenzo
    1 settembre 2014 a 18:34 | #5

    Il mio indimenticato nonno materno diceva sempre “Se hai un sogno, un desiderio, un’aspirazione nella vita, anche secondaria, anche marginale, ogni sera chiediti che cosa hai fatto oggi per perseguirla?!”
    Beh, quale sia il mio sogno penso sia chiaro, visto che mi trovo qui come tutti voi.
    La risposta all’interrogativo di cui sopra, oggi è stata “iniziare a leggere questo blog”
    Semplicemente grazie.
    Lorenzo

  6. Rosa Dangelo
    25 agosto 2014 a 23:15 | #6

    Incredibile! C’è un professionista che offre il suo lavoro in modo gratuito e lo fa anche Bene!!… Grazie Fabio per l’impegno profuso nel corso e complimenti per il sito, è semplicemente geniale!
    Seguirò le lezioni da brava allieva sia per imparare a scrivere ma soprattutto per leggere meglio.
    Grazie.
    R.

  7. Monica
    25 agosto 2014 a 0:06 | #7

    Ho il presentimento che questo corso mi sarà di grande aiuto… Da alcuni anni ho il desiderio di scrivere un romanzo ma non avevo mai pensato all’importanza che riveste la trama e la caratterizzazione realistica dei personaggi. E chissà a quanti altri “fattori” non ho mai prestato attenzione, GRAZIE FABIO!

  8. matilde
    22 agosto 2014 a 20:13 | #8

    Mi é sembrato chiarificatore,grazie

  9. 20 agosto 2014 a 21:20 | #9

    Illuminante. Ho imbrattato il muro. Grazie

  10. Rosanna
    15 agosto 2014 a 19:44 | #10

    Grazie Fabio! Intanto perché leggendo la tua prima lezione mi sono divertita tantissimo! Ho preso diligentemente appunti e l’ho fatta finita per sempre con il mio ‘scrivere emotivo’…Grazie mi hai salvato! Magari ora riesco persino a scrivere una storia, di quelle in cui ti chiedi “come va a finire”? E mi diverto pure.

  11. Gianluca77
    21 luglio 2014 a 1:10 | #11

    Come canta Vasco, “…non ci riuscirò ma credo di si!”. Grazie per aver condiviso il tuo sapere, ora via con le trame!

  12. 19 luglio 2014 a 14:06 | #12

    Mi piacerebbe ci confrontassimo sugli schemi che abbiamo messo a punto.
    (Bloody roses secret society)

  13. Luca Pitteri
    23 giugno 2014 a 16:22 | #13

    Suggerimenti semplici e chiari, esattamente quello che cercavo! Grazie Fabio, ottima prima lezione.
    Luca.

  14. Rossella
    19 giugno 2014 a 18:36 | #14

    Grazie, bellissima lezione!

  15. alda
    15 giugno 2014 a 11:47 | #15

    Ho letto la prima lezione.
    Sono nell’area di pericolo: scrivo e resto in miseria o mi butto nella sceneggiatura?
    Ho scelto la seconda strada.
    Grazie. Ti amo:-)

  16. silvia
    15 maggio 2014 a 9:53 | #16

    come prima lezione è davvero utile, complimenti ! Proseguirò molto volentieri !

  17. Serena
    14 maggio 2014 a 21:04 | #17

    complimenti per le lezioni!!! tanti suggerimenti e fonte d’ispirazione. Grazie!

  18. Miriam
    24 aprile 2014 a 11:58 | #18

    Molto utile. Grazie

  19. lina
    29 marzo 2014 a 18:21 | #19

    Sono molto interessata a quello che ho letto sulla scrittura creativa.
    Sono un’insegnante di un biennio, scuola superiore.Mi piacerebbe ricevere del materiale sulla scrittura creativa per impostare un lavoro con i miei alunni.
    Grazie.
    FABIO: Non ho materiali specifici, la “traduzione” per i ragazzi la devi fare tu. Anche se, devo dire, io ho fatto qualche corso nelle scuole (anche se in genere per quelli di terza, quarta e quinta), e devo dire che alla fine capivano tutti molto bene. Forse non c’è proprio niente da tradurre, puoi usare questi materiali

  20. Federica
    28 marzo 2014 a 23:53 | #20

    Grazie mille…

  21. maidiremai
    24 marzo 2014 a 18:23 | #21

    ..lo stadio di chi ha idee e le scambia per emozioni..
    ho appena letto la tua prima lezione, sto cercando da tempo di fare questo salto sento che c’è una storia da raccontare ma sento di non avere la chiave per liberarla. Non so se questo sarà il mio posto ma sento che è un posto, ora non mi resta che trovare la “zavorra” che mi frena le idee e una volta trovata trasformarla in emozioni..
    ho presto in prestito queste tue parole, le terrò un poco con me per restituirtele quando non avvertirò più quel peso, regalandomi idee ed emozioni. grazie
    FABIO: Che bel commento, grazie.

  22. ANGELA
    21 marzo 2014 a 13:04 | #22

    Sono entusiasta della prima lezione , ho voglia di scrivere, grazie .

  23. dorotea
    11 marzo 2014 a 16:39 | #23

    grazie per aver voluto condividere con me quello che hai imparato e che conosci sull’arte dello scrivere. ci si tiene stretti quello che si sa per paura che altri possano diventare migliori di noi… ma per fortuna lo fanno solo i piccoli, quelli che in fondo hanno poco o niente da insegnare.

    ho finito la prima lezione e mi metto subito a lavoro. Scriverò 20 inizi di storie “da buttare”… ci si rivede alla prossima lezione.

    grazie

  24. Aldo
    7 marzo 2014 a 13:00 | #24

    Grazie.

  25. Ramona
    5 marzo 2014 a 23:01 | #25

    Lunga, lunghissima vita! Grazie.
    FABIO: Grazie. Ci conto! :)

  26. Alessandro
    4 marzo 2014 a 0:09 | #26

    Salve, giungo a questo tuo corso dopo aver già pubblicato due libri e mi dispiace perchè, indipendentemente dall’eventuale validità di quanto ho scritto, quello che ho trovato in questa prima lezione mi avrebbe aiutato.
    Ti ringrazio per aver scelto di condividere il tuo sapere con noi.

  27. Anna M.
    17 febbraio 2014 a 16:29 | #27

    Molto interessante! Mi metterò d’impegno e butterò giù qualche inizio di trame. Grazie mille per questi preziosi consigli!

  28. Valentina
    7 febbraio 2014 a 19:01 | #28

    Bellissima lezione, mi ha risollevato la giornata!

  29. Ilaria
    31 gennaio 2014 a 19:24 | #29

    Ciao Fabio, davvero complimenti. Questa tua lezione, oltre che interessante e piacevole, mi è stata davvero illuminante! Di consigli ne ho letti tanti, ma ora ho finalmente capito dove sbagliavo. Non so se riuscirò mai a scrivere una storia decente, ma ora sono serena perchè finalmente ho capito la differenza tra una storia e le mie pseudo-storie, e accettato che la mia “zavorra” non serve per scrivere un romanzo, ma al massimo noiose riflessioni che leggerò solo io e pochi altri mal capitati! Grazie! :-)

  30. Alessio Bignozzi
    26 gennaio 2014 a 18:53 | #30

    Cavolo, ed è pure gratis. Grazie, ho letto vari manuali e, a parte “On writing di Stephen King, nessuno mi ha mai dato qualcosa veramente. Credo di aver capito alcune cose che prima mi sfuggivano. Non che siano facili da applicare ma il sapere dove si vuole andare sicuramente mi aiuterà ad arrivarci.

  31. 24 gennaio 2014 a 2:04 | #31

    Grazie.La mia voglia di saperne di più è al massimo!

  32. 22 gennaio 2014 a 23:12 | #32

    Ci proverò! Ho scoperto appena ora il tuo blog e le lezioni e devo dire che questa prima l’ho trovata davvero molto utile e interessante. Quindi, per ora, grazie;)

  33. Morena
    12 gennaio 2014 a 19:08 | #33

    ….sarà un ottimo risultato per me riuscire a scrivere un bel post sensato , ironico, accattivante sul blog!!!!
    GRAZIE

  34. sebastiano1975
    6 gennaio 2014 a 23:50 | #34

    Complimenti

  35. Daniela
    3 gennaio 2014 a 1:57 | #35

    Ciao, ho letto la tua lezione num.1 e subito mi è venuta voglia di scrivere. Peccato però che sono andata subito fuori tema…ci riproverò!

  36. alexmn77
    30 dicembre 2013 a 20:56 | #36

    Caro Fabio grazie per i preziosi consigli di questa prima lezione.
    Sto scrivendo un horror\trhiller, la trama è definita ma non credevo che fosse poi tanto difficile svilupparla…
    Vedi il capitolo finale è legato ad una data ben precisa e devo fare in modo che tutti gli avvenimenti precedenti avvengano prima di essa.
    Sembra facile lo so ma invece è un casino.
    Ho scritto nove capitoli ma ci ho impiegato quasi due anni perchè tra lavoro ed impegni a casa mi riesce difficile trovare del tempo da dedicare alla scrittura.
    Due lettori molto critici (mia moglie e mio padre) mi hanno detto che fin ora la storia è molto coinvolgente e che non vedono l’ora di sapere come va a finire, io invece vorrei tanto sapere quando riuscirò a finirlo.
    Questo libro è il mio sogno nel cassetto, a volte mi sento scoraggiato e penso che non ce la farò mai.
    Certo di trovare preziosi consigli anche nelle prossime lezioni ti porgo distinti saluti.

  37. Rebecca
    29 novembre 2013 a 10:30 | #37

    Grazie per aver condiviso questo sapere…
    Intanto comincio con la lezione uno :D
    grazie mille!!

  38. Nordlys
    27 novembre 2013 a 22:12 | #38

    Devo dire che quando sono arrivata in questo sito alcuni anni fa, ero parte dell’80%, adesso invece riesco a scrivere storie abbastanza facilmente. Anche se alla fine non ho seguito alla lettera quello che hai detto tu, lavoro con un altro metodo, prendendo qua e la i consigli che ritengo utili. Però le tue righe torno spesso a leggerle per fare un ripasso prima di scrivere, o di revisionare le mie storie.

  39. elena
    27 novembre 2013 a 18:35 | #39

    Mettere ordine nel caos, collocare pensieri che si accavallano in uno schema. Ci sta tutto. Si inizia

  40. Luciano Dal Pont
    25 novembre 2013 a 22:55 | #40

    Sono sempre io e di nuovo mi scuso, ma il sistema mi sembra un po’ ferragginoso: stamattina ho postato il mio commeno e l’ho visto immediatamente pubblicato sopra quello di Annalaura; certo, non avevo fatto caso alla dicitura: “il tuo commento è in attesa di poter essere moderato”, però era regolarmente visibile. Dopo di ciò sono uscito dal sito e quando ci sono rientrato qualche ora dopo il mio commento era sparito, e ciò mi ha indotto a postare il secondo commento con la richiesta di chiarimento, e a quel punto l’ho visto a sua volta pubblicato proprio sopra il mio precedente commento, miracolosamente ritornato a essere visibile pur sempre con la dicitura di cui sopra, che appariva anche nel secondo post. Sono uscito, sono rientrato ed entrambi i post erano ancora visibili, con le relative diciture di attesa.
    Forse la colpa è mia che non ho fatto caso alla dicitura, anche perchè in altri blog come ad esempio quello contenuto nel sito La Penna Blu di Daniele Imperi tutti questi andirivieni non sono previsti, ma certo che che il tuo sistema trae in inganno chi entra nel sito per la prima volta e per la prima volta vi pubblica qualcosa.
    Ribadisco comunque il mio apprezzamento per il tuo corso, e i miei ringraziamenti per la sua utilità.
    FABIO: E’ colpa mia, devo approvare i commenti e per pigrizia lo faccio raramente. Almeno credo sia questo

  41. Luciano Dal Pont
    25 novembre 2013 a 22:38 | #41

    Scusa Fabio, ma stamattina ho postato un commento relativo a questa prima lezione che in un primo momento ho visto regolarmete pubblicato ma che poi è stato tolto.
    Specifico di essermi regolarmente iscritto, anche per poter avere accesso alle lezioni 4 e 5.
    Mi scuso se il mio commento non non era forse del tutto in linea con i contenuti del blog, o forse era fuori tema, non so, forse mi sono lasciato trasportare dalla mia fantasia e, dato che quella traccia a cui mi riferivo mi appassionava, mi sono voluto divertire a immaginare una possibile continuazione. Forse non era il caso e di nuovo mi scuso se è stato questo il motivo, che vorrei comunque fosse chiarito da parte tua. Certo non sei obbligato a pubblicare i post di tutti, ma visto che il mio è stato dapprima pubblicato e poi tolto, gradirei almeno conoscerne i motivi.
    Grazie, e grazie anche per il corso, molto bello e molto utile.

  42. Luciano Dal Pont
    25 novembre 2013 a 16:56 | #42

    Ciao Fabio, ho da poco superato lo status di aspirante scrittore per entrare in quello di scrittore esordiente, a breve infatti uscirà in libreria il mio primo romanzo. Sto leggendo con attenzione e interesse il tuo corso e ti faccio i miei più sinceri complimenti, lo trovo utilissimo, completo e qualificato, in esso sto trovando tanti consigli e tante dritte che non potranno che migliorare e rendere più consapevole e professionale il mio approccio alla scrittura e dunque ti ringrazio per questa tua bellissima iniziativa.
    Se dovessi completare la trama di quello spunto sul ragazzo ventottenne in bilico tra la scelta se correre dietro ai suoi sogni di roker o quella di accettare il posto all’anagrafe, io vedrei una terza possibile continuazione, e cioè quella di accettare comunque il posto all’anagrafe tanto per avere un reddito sicuro e non dover più dipendere dai genitori, senza per questo dover abbandonare i suoi sogni; potrebbe infatti continuare a suonare nel tempo libero e a esibirsi col suo gruppo il sabato e la domenica, sperando in un successo crescente. Una simile scelta comporterebbe poi due diverse alternative nel prosieguo della narrazione: 1) le cose gli vanno bene, il successo arriva e dunque lascia il suo posto all’anagrafe e si dedica solo alla musica; 2) il successo non arriva, ha comunque il suo posto all’anagrafe sul quale contare per la sopravvivenza ma certo questo non lo soddisfa e cade vittima della depressione, magari con problemi conseguenti di alcol e di droga; questa situazione potrebbe aprire le porte a tutta una serie di capitoli sul periodo oscuro che ne cosegue, l’abbandono della musica, il tunnel della tossicodipendenza e dell’alcolismo e la conseguente perdita del posto di lavoro, la miseria nera, gli amici che lo abbandonano, ma poi, proprio quando tutto sembra perduto, forse anche la sua vita, potrebbe accadere qualcosa, oppure lui stesso potrebbe in qualche modo ritrovare la forza di volontà per uscire dal tunnel e per ricominciare. La conclusione per me ideale sarebbe questa: mentre si sta disintossicando, mentre sta cercandi di rifarsi una vita, ricomincia anche a suonare e il successo, dopo un po’, arriva, inaspettato, ormai alla soglia dei quarant’anni… un vecchio giovane ragazzo che ha ancora i capelli lunghi, un veterano della vita e del rock che risorge dalle sue stesse ceneri dopo un inizio incerto e problematico per lanciarsi finalmente verso la gloria… e in mezzo a tutto questo ovviamente ci sta benissimo anche l’amore. Una storia così conterrebbe anche una morale, e cioè quella di non arrendersi mai, di non smettere mai di credere in sè stessi e nei propri sogni e di fare tesoro degli sbagli commessi in passato, per non ricadervi. Pur in un contesto e con una trama diversi, è un pò il contenuto del mio primo romanzo.
    Okay, scusa se mi sono dilungato, ma mi piaceva l’idea di dare un possibile seguito a quella storia solo accennata.
    Di nuovo tanti complimenti per il tuo corso.

  43. silvia
    22 novembre 2013 a 8:35 | #43

    Complimenti per il sito…

  44. marco di girolami
    20 novembre 2013 a 21:39 | #44

    grandissimo..:) passo alla prima lezione,ma anticipo la mia domanda,tutto questo riguarda la sceneggiatura o anche il soggetto?

  45. Maria Cristina Pisanelli
    20 novembre 2013 a 14:12 | #45

    L’idea di condividere in modo gratuito le proprie conoscenze e il sapere mi piace molto. Grazie, da chi le ruberà con umiltà parte di questo.

  46. leandro.urzetta
    18 novembre 2013 a 23:17 | #46

    Ciao Fabio,
    leggo oggi la tua prima lezione: grazie per la tua disponibilità e chiarezza.

  47. 10 ottobre 2013 a 10:38 | #47

    Buongiorno Fabio. Sono un’apprendista scrittrice (a dire il vero più apprendista che scrittrice…) Sono approdata vagando a caso nel tuo interessante e simpatico blog. Volevo solo ringraziarti per il pensiero generoso e gentile di condividere la tua esperienza con tutti.
    Quindi: grazie!

    a.l.

  48. pepi
    4 ottobre 2013 a 19:00 | #48

    Bravo.
    Grazie.
    p

  49. salvatore
    3 ottobre 2013 a 10:14 | #49

    Grazie di tutto.

  50. Vale
    7 settembre 2013 a 13:22 | #50

    ciao fabio i tuoi consigli sono fantastici e utilissimi, io amo scrivere e amo tutto ciò che riguarda quest’arte scrivo anche poesie… in pratica ho una grande passione, ma fino ad ora non ero riuscita a capire come sfruttare al meglio questa mia dote… grazie veramente… =)

  51. alessandro bagnato
    4 settembre 2013 a 12:49 | #51

    Complimenti, complimenti, complimenti. E grazie per la generosità che dimostri nel mettere queste pagine a disposizione di chiunque.
    Non so se ti è possibile rispondere a tutte le domande ma ci provo comunque. Come gestire un romanzo con diversi personaggi principali che hanno vicende che all’inizio sembrano slegate e poi via via si intrecciano fino a diventare una sola? Nel mio caso la storia si condensa poi progressivamente intorno a un personaggio perno e a un tema centrale di carattere “esistenziale” a cui ogni personaggio dà una risposta personale e originale.
    Nel mio romanzo sto operando in questo modo. Capitoli brevi, ciascuno riferito a un singolo personaggio e alla sua vicenda raccontata secondo il suo punto di vista, fino a quando le storie poi si legano.
    Mi pare che questo comporti due problemi:
    – prima che si parli dello stesso personaggio passano quattro o cinque capitoli e si rischia di dimenticare la sua vicenda
    – la parte inziale del testo non chiarisce bene quale direzione vuole prendere il romanzo in rapporto al genere e alla vicenda di fondo.
    Del resto tagliare renderebbe impossibile l’intreccio finale che è un grande affresco corale in cui tutte le vicende trovano un ruolo/spiegazione e soprattutto snaturerebbe il filo rosso del romanzo che consiste appunto nel dire la possibilità di risposte originali e molteplici agli interrogativi dell’esistenza.
    Mi puoi dare qualche dritta? Ti ringrazio in ogni caso.
    AB

  52. viviana
    4 settembre 2013 a 10:16 | #52

    Ciao Fabio, Grazie! Leggere mi ha proprio rilassato, sono belle parole e sei molto generoso a condividerle.

  53. letizia
    25 agosto 2013 a 18:22 | #53

    @Matteo Carlito

    Parole che condivido anche nei suoi spazi . Fabio è di una generosità rara.

  54. cristina
    12 agosto 2013 a 20:53 | #54

    Ciao Fabio,ciao a tutti! Domanda…cosa si pensa in giro sui romanzi erotici?Non che mi sono svegliata sta’mattina e ho pensato che devo scrivere uno,mi sono svegliata pensando perché il mio cane sta abbaiando,ma,vedo che quel tipo di romanzi vanno molto di moda quest’anno.Io ho letto uno e non mi è sembrato un granchè,forse perché non sono un granchè.Ma allora perché la gente compra questi romanzi?Forse perché non hanno voglia di letture impegnative o sono belli e io non ho capito niente?Un bacio.Cristina

  55. Matteo Carlito
    19 luglio 2013 a 16:49 | #55

    Questo e’ un corso inestimabile e un lavoro di altruismo e diffusione della conoscenza che solo o grandi geni possono esprimere. Grazie Fabio. matteo vicino
    Ps. Pietra fondante di ogni sceneggiatura espressa in maniera mirabile: la storia porta il senso. Un senso senza una storia non è un film

  56. Carolina Lizzi
    15 luglio 2013 a 13:14 | #56

    Ho apprezzato le tue lezioni e rivisto alcuni punti del libro che sto scrivendo da più di due anni. Sono un’insegnante di musica, ho scritto musica e testi di ninna nanne che hanno vinto per ben tre anni primi premi a concorsi prestigiosi. Fin’ora avevo scritto soltanto poesie che sono state pubblicate gratuitamente da editori lungimiranti. Mi sono accorta che scrivere un libro è tutt’altra cosa, ma la storia che avevo da raccontare era troppo interessante e intrigante per farmi desistere. Oggi ho quasi terminato il mio lavoro e ho sottoposto a colleghe di lettere alcune cartelle lasciando in sospeso la conclusione del capitolo.
    Le mie colleghe, tutte, mi domandavano di poter avere in visione il resto della storia, perché desiderose di saperne di più. Grazie ai tuoi consigli, adesso so che sono sulla strada giusta per presentare un lavoro
    interessante. continuerò a seguire, con interesse e desiderio di apprendere, le tue fantastiche lezioni. Grazie! Grazie!Grazie!Un milione
    di volte,grazie.

  57. avigliano maria
    14 luglio 2013 a 20:49 | #57

    Ciao Fabio,
    Ho scritto due romanzi e parecchi racconti dopo aver seguito un buon corso di scrittura, ma come diceva il mio maestro di allora, qualunque cosa fai ti lascia qualcosa. credo che seguirò le tue speciali lezioni e poi ti farò sapere se ho iniziato il terzo libro. Naturalmente non ho pubblicato nulla però mi piace avere le cose fatte e finite per poi metterle a dimora, non si sa mai.
    Grazie Rosy

  58. cristyna
    12 luglio 2013 a 15:48 | #58

    Lascio troppi messaggi,lo so e chiedo scuza,ma queste lezioni non si leggono e poi si dimenticano,come succedeva a scuola.Devo dire che l’esercizio del “dream writing”mi fa paura.Pure se la sera guardo Tom&Jerry,di notte sogno solo demoni e malati di mente e questo è il minimo.Spero di sognare da adesso in poi..niente!Ecco..questo.Si,lo,so,sono fifona… .:)

  59. cristyna
    10 luglio 2013 a 20:02 | #59

    La lezion2 mi è entrata dentro;sembrava che fossi andata dallo psichiatra:Non so come,ma le mie paure erano tutte in questa lezione.Poi gli psicofarmaci(spero che non ci sia qualche mia amica qui) che dovresti prenderli per 6 mesi ma dopo 2 anni non puoi farne a meno..insomma,mi è rimasta dentro.In un film un personaggio ha detto a un promesso scrittore con il blocco:Dostoievsky era un epilettico e un giocatore d’azzardo,ha scritto di epilettici e di giocatori d’azzardo,Tolstoi ha fatto la guerra,ha scritto della guerra..ergo..ostacoli,conflitti,ma il persanaggio è quasi sempre una proiezione di noi stessi ma in un’altra vita..penso.Stupendo,Fabio,fai riflettere le persone!!!!

  60. cristyna
    9 luglio 2013 a 18:14 | #60

    Grazie Fabio per i consigli e per la disponibilità.Sei un grande!!!:)

    FABIO: sono anche un po’ grasso :)

  61. cristyna
    5 luglio 2013 a 14:57 | #61

    Ciao,Fabio.Con il rischio di ripetermi,le dico che le lezioni sono bellissime.Però c’e un problema:Come faccio a rendermi conto se quel che scrivo va bene?Perchè se non c’è nessuno con cui confrontarsi,rischio\rischiamo di sbagliare di grosso,anche se a me pice e per me va bene,ma se non c’è qualcuno qualificato che ti dica “qui hai sbagliato”o”dovresti fare cosi”,c’è la possibilità di ripetere sempre gli stessi sbagli.Quindi,a parte il fatto che io continuerò a seguire fino alla fine queste lezioni,mi potrebbe raccomandare una scuola di sceneggiatura?Ho trovato varie su internet,ma come non ho esperienza non saprei proprio quale scegliere.La ringrazio.Cristina.

    FABIO: Purtroppo non posso indicarti una buona scuola di sceneggiatura, perchè non ne conosco.
    Una alternativa è trovare un gruppo di amici che scrivono e correggersi le storie a vicenda.
    Puoi anche raccontare la tua storia al bar a qualche amico che non c’entra nulla con cinema o la letteratura. Sulle storie sono tutti competenti. Scrivere una buona storie è difficile, ma ascoltare e capire cosa non va è alla portata di ogni spettatore o lettore.

  62. Francesca
    3 luglio 2013 a 21:06 | #62

    ciao fabio, grazie per il contenuto della tua lezione e per il tuo stile. E’ veramente interessante ma anche molto piacevole.
    Mi piace scrivere, ma ho sempre barcollato nel buio.
    Ora proverò a farmi illuminare dalla tua guida.
    Grazie

  63. cristina
    1 luglio 2013 a 4:31 | #63

    Ho trovato questo sito cercando fra gli annunci di lavoro per sceneggiatori,che erano ben pochi..;comunque,ho visto “l’introduzzione” e poi la scritta:”Vai al corso gratuito”,e mi sono messa a piangere come una stupida.A me hanno insegnato che nessuno fa niente per niente,e vedere una persona che fa una cosa del genere per i giovani senza chiedere nulla in cambio,mi ha profondamente colpito.Non piango davanti alla cattiveria,con quella sono abituata,ma davanti alla bontà che è cosi rara.Quindi..grazie di cuore.

  64. Stefania
    17 giugno 2013 a 0:42 | #64

    Grazie. I tuoi consigli sono preziosissimi per una persona che sogna di scrivere un libro da quando aveva 10 anni.
    Seguirò ogni passo alla lettera perché ritengo questa che ci stai offrendo un’opportunità da prendere al volo.
    Grazie ancora

  65. Luca
    16 giugno 2013 a 21:42 | #65

    Se ce la faccio, ti vengo a cercare e ti pago da bere!

    FABIO: Questa sì che è una bella idea!!!

  66. 10 giugno 2013 a 23:46 | #66

    Trovo veramente interessante ed utile quanto sin ora letto, scrivo poesie e brevi racconti, vorrei avvalermi dei consigli che gentilmente metti a disposizione di coloro che, come me amano scrivere e, ancor più amerebbero porsi nella maniera giusta, o a meglio dirsi corretta.
    Grazie quindi.

  67. 6 giugno 2013 a 11:29 | #67

    Non so ancora se riuscirò a scrivere una storia davvero avvincente; quello che so per certo è che quanto sto leggendo, non solo è un “Everest” di informazioni fondamentali per raggiungere lo scopo… è molto di più. Sto imparando divertendomi. Sono entrata in questo sito facendo una ricerca in rete ma non mi sarei mai aspettata tanto. Grazie di cuore Fabio.

  68. MARCELLO MANCINI
    21 maggio 2013 a 0:01 | #68

    MI E’ PIACIUTA MOLTO QUESTA PRIMA LEZIONE, STO STUDIANDO ATTENTAMENTE I CONCETTI DA TE ESPRESSI E SPERO DI ASSIMILARLI PRESTO E BENE. FARO’ GLI ESERCIZI PRIMA DI PASSARE ALLA SECONDA LEZIONE. COMPLIMENTI , CREDO CHE TU SIA PROPRIO BRAVO !

  69. Silvia
    18 maggio 2013 a 20:57 | #69

    Ho sempre pensato che un giorno avrei scritto un romanzo,ma non ho mai avuto il coraggio di cominciare,temendo di cadere in una inevitabile banalità.Sono rimasta molto colpita dai suoi consigli e cercherò di metterli a frutto nel migliore dei modi.Credo che la condivisione di esperienza contribuisca alla crescita collettiva e perciò vorrei ringraziarla tanto per i suoi preziosi insegnamenti1

  70. Natalina Iudica
    14 maggio 2013 a 16:37 | #70

    Grazie.

  71. 12 maggio 2013 a 14:15 | #71

    Complimenti per questa prima lezione, mi è piaciuta tantissimo! Grazie!

  72. Sara
    7 maggio 2013 a 22:57 | #72

    ho scoperto ora questo corso.. davvero interessantissimo, ed è il primo che leggo che mi appassiona e che non chiudo dopo le prime venti righe! continuerò a “studiare”.. e ora comincio anche a fare esercizio!

  73. Marzia
    6 maggio 2013 a 22:03 | #73

    Mi sei piaciuto! E mi sei servito, grazie.

  74. Filippo
    4 maggio 2013 a 13:58 | #74

    Trovo questi tuoi consigli molto interessanti e penso che potranno essermi utili. Per il momento mi limito a ringraziarti per questa prima lezione sicuro di andare avanti.

  75. Serena
    14 aprile 2013 a 20:07 | #75

    Semplicemente grazie di cuore…

  76. Silvia
    11 aprile 2013 a 17:42 | #76

    Proverò a seguire il tuo metodo e vediamo che succede…
    Grazie per questa preziosa opportunità!
    Silvia :)

  77. Luciana
    2 aprile 2013 a 21:56 | #77

    Grazie Fabio! Grazie per questo grande regalo! Scrivere è la mia più grande passione!Considero questa una bella occasione per migliorarmi. Farò il primo esercizio con entusiasmo.

  78. esposito salvatore
    2 aprile 2013 a 16:55 | #78

    Ho sempre pensato di scrivere una storia ma non sapevo da dove cominciare. Poi ho preso coragio e ne ho iniziata a scriverne una. Il dubio che avevo era: ma chi sa se non sto’ sbagliando tutto? poi ho scoperto questo blog e tutto e’ stato piu’chiaro. Adesso la mia storia ha le caratteristiche giuste. Grazi fabio per i consigli preziosi. Toto’

  79. scrooge
    12 marzo 2013 a 15:03 | #79

    Grazie mille!
    Dovevo iniziare proprio con quelle parole. Era un obbligo morale.
    Solo alla lezione Uno mi sono messo a squadrare il racconto che sto preparando (pigramente) da cinque anni, col risultato che si è andato a nascondere dietro i progetti abbandonati. Codardo.
    Ma anche se lo azzannerò, masticherò e digerirò grazie ai tuoi consigli, so per certo che dopo qualche “e poi che succede?” lo sentirò anch’io.
    Grazie.

    P.S.
    è la seconda volta che mando questo messaggio, forse non è gradito ma non sapendolo faccio che disturbare lo stesso!

  80. Andrea
    12 marzo 2013 a 12:36 | #80

    Grazie mille!
    Dovevo iniziare proprio con quelle parole. Era un obbligo morale.
    Solo alla lezione Uno mi sono messo a squadrare il racconto che sto preparando (pigramente) da cinque anni, col risultato che si è andato a nascondere dietro i progetti abbandonati. Codardo.
    Ma anche se lo azzannerò, masticherò e digerirò grazie ai tuoi consigli, so per certo che dopo qualche “e poi che succede?” lo sentirò anch’io.
    Grazie.

  81. FabioVasta
    9 marzo 2013 a 23:57 | #81

    Ti ringrazio per questi piccoli grandi consigli. Sono davvero utili.

  82. Raffaella
    3 marzo 2013 a 0:56 | #82

    Che meraviglia imbattersi in questo tuo sito, nelle tue lezioni,nelle tue parole inaspettate e illuminanti. Non credo nel caso, credo nella sincronicità degli eventi. Cercavo qualcosa che mi sollevasse da un certo torpore e in questo “incontro” ho sentito forte il richiamo ad essere presente! Ti ringrazio per la tua generosità e ringrazio il Cielo per aver cambiato il corso di questa serata. Raffaella

  83. Enzo S
    1 marzo 2013 a 11:00 | #83

    Complimenti. Arrivo buon ultimo, ma le “dritte” che dai sono preziose.
    Grazie

  84. likion maryvonne
    1 marzo 2013 a 1:24 | #84

    Grazie di tutto cuore per la vostra lezione.Sono davvero entusiasta su come lei a descritto il personaggio ecc.Adesso ,passo alla pratica. Merci

  85. paolo b.
    28 febbraio 2013 a 13:51 | #85

    Ho riletto varie volte le tue bellissime lezioni e c’è solo una cosa che non mi è chiara e che mi lascia perlpesso: il desiderio preciso ed esplicito all’inizio di una storia.
    E’ chiaro che il desiderio è la forza trainante di una storia (e della vita) e tutto il resto dipende da questo. E’ chiaro anche che è quando un evidente desiderio (obiettivo) viene a galla attraverso l’incidente scatenante che la storia scatta sull’attenti ed è pronta a spiccare il volo.
    Però, l’inizio di una storia prima dell’incidente scatenante non sempre è caratterizzato da un preciso ed evidente desiderio esplicito. Nelle commedie si, ma nel dramma forse no.
    In molti film è il vuoto interiore che caratterizza maggiormente l’inizio delle storie. Più che il desiderio, sono le debolezze che gli rovinano la vita a definire inizialmente il protagonista. Viene cioè evidenziata una situazione di stallo, di blocco.
    In “Schindler’List” il desiderio esplicito c’è da subito. Oskar desidera fare la grana con i nazisti e con la guerra, e questo definisce al contempo anche le sue debolezze: tenere la testa sotto la sabbia.
    In “Casablanca” invece Rick all’inizio è una sorta di morto vivente, i problemi del mondo non lo interessano. Se desiderio c’è, è quello di non farsi coinvolgere da niente e da nessuno. Finché non appare nel bar Isla ed allora le cose cambiano…
    Munny (Gli spietati) all’inizio è uno che fa penitenza spalando la merda dei maiali, chiuso in una vita senza affetti. E’ una persona che non si perdona perché il male ha macchiato la sua anima, e per redimersi deve recuperare la sua dignità. Ma questo non inizia finchè non arriva il pistolero che gli fa la proposta…
    Anche Rocky all’inizio, seppur desideri molto attaccare bottone con la timidona del negozio di animali (però è nel subplot), è disegnato attorno al suo vuoto interiore: è ad un passo dal crollo finale perché sta combattendo le battaglie sbagliate. E’ dimentico del suo vero valore e sta calpestando la sua autostima e la sua dignità.
    Anche nei miei inizi di storie ciò che mi preme è focalizzare il vuoto interiore, un sistema di sopravvivenza che sta andando in pezzi con annessi bisogni psicologici e morali dei quali però il protagonista non è ancora consapevole. E in questo contesto un desiderio preciso ed esplicito può esserci ma può tranquillamente anche non esserci o essere nascosto o sottotraccia. Per muovere la storia da subito sento invece la necessità di avere “un problema“, questo si preciso ed esplicito. Un problema del quale il protagonista è perfettamente consapevole e che intanto attira l’attenzione di un eventuale (molto improbabile) pubblico. Poi arriva l’incidente scatenante e le cose cominciano a venire a galla e la linea del desiderio è pronta a definire la spina dorsale della storia.

  86. Marina
    25 febbraio 2013 a 16:03 | #86

    Ciao Fabio.. sono anni che mi dico, un giorno scriverò. Il giorno è arrivato. Ora non mi rimane che buttare li i famosi 10 inizi. Uno o forse due ce li ho già.. anzi ora che ci penso, me n’è venuto in mente un terzo. Sei una forza.. con niente sono già a tre!
    A presto.

  87. Gioia
    18 febbraio 2013 a 20:14 | #87

    C’era una volta una signora che aveva un sogno nel cassetto e che grazie a Fabio cominciò a scrivere una commedia teatrale….

  88. Silvia
    13 febbraio 2013 a 16:53 | #88

    “a.d.p” (mi viene naturale l’acronimo)o “area di pericolo”…fa un pò paura detta così; forse perchè funziona veramente.
    mi sono avvicinata alla scrittura creativa da poco e in punta di piedi pur pensandoci da molto.
    Questo corso è una bella finestra da cui guardare. semplicemente dico GRAZIE per la generosità.

  89. Alessandro
    13 febbraio 2013 a 10:11 | #89

    Trovo illuminante ciò che hai scritto con grande generosità e competenza. Mi aiuta a riflettere… sulla scrittura, sul lavoro dello scrivere, sull’immaginazione, sul tramare/espandere o far naufragare una storia possibile. Grazie.

  90. Manuela
    2 febbraio 2013 a 2:22 | #90

    Molto interessante. Grazie della condivisione.

  91. Anastasia
    25 gennaio 2013 a 19:46 | #91

    Ciao Fabio volevo ringraziarla per questo prezioso dono che hai fatto a tutti noi e volevo chiederle un chiarimento sull’esercizio. Lei dice che dobbiamo scrivere X inizi di storie ma quanto dobbiamo proseguire la trama? Dobbiamo arrivare al punto della scelta?

  92. Lisa
    24 gennaio 2013 a 20:36 | #92

    Ma è davvero possibile leggere tutte le lezioni?
    Non riesco a registrarmi, uff…

  93. arietta
    16 gennaio 2013 a 14:59 | #93

    grazie, queste pagine sono un bellissimo regalo per tutti. Spero che questa generosità ti porti altrettanti frutti.

  94. 15 gennaio 2013 a 0:35 | #94

    Ciao amico. Mi sento bene salutandoti così e lo faccio con una punta d’orgoglio. Io non sono più un ragazzino,sono attempato e coperto da un velo di tristezza.Da anni sto girando attorno ad un’idea che si è fatta bisogno. Forse mi hai lanciato la corda giusta. Grazie Fabio.

  95. Melvin
    14 gennaio 2013 a 19:51 | #95

    Ciao Fabio! Volevo farti i complimenti, ho letto le varie sezioni del sito e la prima lezione del corso rimanendo praticamente incantato. In un campo come questo avere qualcuno che ti dice schematicamente “come si fa” è rassicurante e il modo in cui spieghi decisamente intrigante. A distanza di tempo però mi è venuta una domanda da farti: te accennavi alle iper-storie con un’accozzaglia di eventi “pulp” (probabilmente visti i miei gusti cinematografici tenderei a questo errore). Invece per quanto riguarda storie ben riuscite al cinema ma su questo genere… come i film di Tarantino, Guy Ritchie ma anche i poliziotteschi italiani per esempio, mi sembra che desideri, terrori, ossessioni e quindi l’area di pericolo dei vari personaggi che viene intaccata da un evento, siano molto “materiali” come il voler fare tanti soldi subito, voler accontentare il proprio boss o avere il desiderio di farsi giustizia con qualsiasi mezzo. E avere il terrore di essere beccato dalla polizia o ucciso dal proprio boss. Correggimi se sbaglio e se sono fuori strada, ma se è così… va bene? Cioè per farti un esempio (non mio ma tratto sempre da un film): io parto da dei rapinatori che fuggono dopo una rapina in cui hanno ucciso degli uomini, il loro desiderio è avere soldi e farla franca giusto? Il loro terrore è di essere beccati? E un evento che ha a che fare con la loro area di pericolo è che prendono in ostaggio un uomo e un bambino e scappano con la sua auto…
    Spero di essermi spiegato bene, è una domanda a cui penso da tempo e se ce la fai a rispondere mi farebbe molto piacere.
    In ogni caso, ti ringrazio sinceramente! E ti faccio ancora i complimenti per tutto…
    Un saluto,
    Marco.

  96. inattesa
    13 gennaio 2013 a 15:04 | #96

    Ciao,
    avevo già lasciato un commento ma non lo vedo più…beh, meglio così, in effetti la domanda era abbastanza stupida e credo di essermi già data una risposta. Quindi ti dico solo GRAZIE MILLE, perchè questo corso mi sta mettendo in crisi e sta lentamente erodendo tutti gli alibi che avevo messo in piedi per non scrivere. Per il momento sono un po’ arenata con l’esercizio della prima lezione (mi sono ripromessa 10 inizi ma sono solo a due) ma ho letto fino alla quarta, e mi pare che il dream writing stia facendo un qualche effetto (sicuramente produce carenza di sonno ;-))grazie ancora,federica

  97. Regina
    13 gennaio 2013 a 14:34 | #97

    Grazie di cuore Fabio. E’ proprio ciò che cercavo un corso sincero, leale e onesto dove poter approfondire un hobby che sta diventato una vera passione. Ho in cantiere tre romanzi, di cui uno concluso, ma non ho ancora il coraggio di portarlo di fronte ad una casa editrice per sapere se può valere la pena di una pubblicazione. In base alla tua prima lezione ho riscontrato molti miei dubbi e molte risposte a quelle domande a cui non sapevo rispondere. Una cosa positiva è aver riscontrato che molte persone esterne alla fine di un capitolo del mio romanzo, mi pongano la domanda: ‘e poi che succede?’ grazie a quello che ho letto, quindi grazie a te, ho scoperto quanto meno che questa storia crea il vero interesse per cui valga la pena di essere letta. Grazie, grazie e ancora grazie. Dopo le tue lezioni, forse prenderò il coraggio di inviare il mio manoscritto. Un abbraccio e ancora grazie.

  98. maria grazia
    7 gennaio 2013 a 20:15 | #98

    Bonifacci sei un grande! Ho fatto un confronto neanche tanto approfondito tra il tuo corso di scrittura creativa e quello (tanto strombazzato come gratuito e proveniente dalla scuola Holden) che sta sul sito ilmiolibro.it: il tuo è avvincente come un romanzo, quello appartiene all’armamentario “che 2 palle”.
    Forza con la sesta lezione, facci ‘sto regalo per il 2013! E voglio essere dusgustosamente banale ma sincera: GRAZIE di esistere

  99. Federica
    7 gennaio 2013 a 15:43 | #99

    Grazie mille,questo corso è un vero e proprio regalo!
    Sono ancora alla prima lezione, e non so se ne parli in quelle successive, ma ho già una domanda: quanto è importante l’ambientazione del racconto? Il desiderio del personaggio può essere più o meno “valido” a seconda ad esempio dell’epoca storica? Voglio dire, desiderare di sposarsi per una fanciulla del 1800 poteva essere più importante che per una ragazza di oggi, o il desiderio di esplorare il mondo può essere più significativo per uno vissuto quando non c’erano tanti mezzi di trasporto? Forse è una domanda stupida, comunque grazie ancora!

  100. 6 gennaio 2013 a 19:23 | #100

    Grazie per la dedizione.
    Consiglio di fare una versione stampabile o ancora meglio scaricabile (tipo in PDF) di ogni lezione, per la consultazione offline.

  101. Eliano
    29 dicembre 2012 a 2:54 | #101

    Grazie Fabio… consigli molto interessanti.
    Consideriamo anche che “tecnica” in senso etimologico significa “arte” (τέχνη [téchne]) e ciò concorda con la Tua definizione. Una cosa… “perché” si scrive con l’accento acuto ed ha pronuncia “chiusa”…
    Saluti e Felice Anno Nuovo!
    Eliano

    FABIO: Quella dell’accento la so ma ormai ho rinunciato a farmela entrare in testa, e poi non mi va di battere il tasto maiuscole ogni volta che scrivo “perchè”. Tanto nelle cose stampate c’è sempre qualcuno che corregge e quelle per il cinema il testo non lo vedrà nessuno salvo gli attori e il regista. Detto ciò, so che questo atteggiamento sull’accento di “perchè” è poco professionale, ma una cosa poco professionale nella vita ho deciso di concedermela (una deliberata intendo, che senza accorgermene ne farò tanto altre). Il tutto, detto in sintesi suona così: mi hai beccato! :) ! :)

  102. Gustav
    20 dicembre 2012 a 17:43 | #102

    Straordinario lavoro.
    Complimenti

  103. claudia
    12 dicembre 2012 a 21:33 | #103

    ciao fabio
    mi sono imbattuta casualmente dalle tue parti e visto che mi è sempre piaciuto scrivere ho pensato di mettere un tantino di ordine e di provare a seguire i tuoi consigli.Volevo solo ringraziarti per la disponibilità e per l’ottima iniziativa eppoi mi sono detta…in Italia tutti scrivono, anche personaggi improbabili (non mi fate fare nomi per carità) vuoi vedere che posso riuscirci anch’io? Fosse che fosse la volta buona? un saluto claudia

  104. Deborah
    5 dicembre 2012 a 9:40 | #104

    Ciao,sono sempre io,ho provato a registrarmi per poter andare avanti con le lezioni ma sulla mail non mi arriva la password per concludere la registrazione.Come posso fare? Mi dispiace non poter andare avanti … grazie

  105. Deborah
    5 dicembre 2012 a 9:22 | #105

    Grazie,è veramente interessante ;)

  106. Michela
    27 novembre 2012 a 17:39 | #106

    T-I A-M-O.

    FABIO: E-sa-ge-ra-ta :)

  107. Beillard
    13 novembre 2012 a 11:37 | #107

    Ciao Fabio, ti incontro questa mattina e leggendoti mi accorgo di essermi avvicinata alla mia “area di pericolo”. Molto bene. Grazie. Davvero.
    Silvia

  108. 12 novembre 2012 a 15:25 | #108

    Perfetto, ho già provveduto a creare la sezione apposita. Ovviamente ho rinnovato l’invito ad iscriversi per poter accedere a tutte le lezioni. Grazie di nuovo per la disponibilità

  109. 8 novembre 2012 a 13:06 | #109

    Ciao… scrivo qui non sapendo se il sito è ancora attivo o meno.
    Ad ogni modo, avendo deciso di imbattermi nella gestione di un blog di scrittura creativa dove la gente possa sperimentare liberamente ( http://www.blogmein.it )e volendo fornire anche degli strumenti che possano far migliorare gli autori (me compreso ovviamente) mi chiedevo se fosse possibile far riferimento ai tuoi contenuti con link a questo sito o inclusione dei contenuti con citazione della fonte.

    FABIO: Sì, se citi sempre la fonte, e se non offri servizi a pagamento per gli aspiranti scrittori, puoi fare riferimento ai contenuti del mio blog. In bocca al lupo

  110. giogio
    6 novembre 2012 a 18:58 | #110

    Ho passato la maggior parte dei miei anni a domandarmi se ero capace a scrivere un libro, fino a quando un giorno di getto senza pormi troppe domane, ho acceso il computer e mi sono trovata davandi ad una pagina bianca. Ho iniziato e finito il mio primo romanzo. Chissà se mai qualcuno lo leggerá ma ringrazio me stessa di aver tentato, perchè questa esperienza mi ha fatto rinascere! Grazie anche a te, ie tue affermazioni e i tuoi consigli sono preziosi. Giovanna

  111. malvina
    31 ottobre 2012 a 13:28 | #111

    leggendo mi sono resa conto che le storie di principesse ribelli che si salvavano da sole dal drago cattivo che scrivevo da bambina erano molto meglio delle mie non-storie attuali, fatte di disadattati che cincischiano in giro. grazie mille, la verità è che dovremmo ricominciare tutti con le storie che scrivevamo da piccoli

  112. Raffaele
    20 ottobre 2012 a 22:46 | #112

    Scusa se scrivo di nuovo.
    Potresti preparare delle lezioni apposite per i cortometraggi?
    Io scrivo da poco e non ci penso proprio a scrivere un lungometraggio.
    Grazie per dare ascolto a noi comuni mortali, ihihiii.

    FABIO: purtroppo non posso. Faccio il corso in modo pratico, parlando di cose che conosco per esperienza diretta. E di cortometraggi ne ho scritto uno solo in tutta la mia vita. Non sono la persona giusta.

  113. Raffaele
    20 ottobre 2012 a 22:41 | #113

    Lezione molto bella.
    Avrei delle domande da fare visto che ho appena scritto un corto di 15 minuti circa.
    Per il cortometraggio valgono le stesse regole che per il lungometraggio?
    Nel corto ci deve essere per forza un evento che porti il protagonista a misurarsi con se stesso?
    Può un corto catturare l’attenzione puntando sul fatto che si parli di un mondo strano e quindi anche se le scene possono essere spostate da una parte all’altra della sceneggiatura, piacere per l’originalità e la stranezza delle scene stesse? Grazie

  114. Claudia
    1 ottobre 2012 a 9:20 | #114

    Grazie mille per tutti questi ottimi consigli.
    Ma non sono stati i cosigli ad essere la parte fondamentale di questo corso secondo me.
    è da qualche mese che scrivo il mio libro (e devo dire che ho rivalutato molto il mio testo leggendo queste pagine) ma nessuno ha mai saputo spronarmi veramente.
    Tra le righe di questo corso ho potuto sentire la tua voce dire “non mollare! provaci almeno!” e credimi, nessuno mi ha mai dato questo consiglio fino ad oggi.
    Quando si parla di letteratura la gente tende a risponderti “è solo un hobby” oppure “perdi tempo” o peggio ancora “che speranze pensi di avere, quando così tante persone ci provano?”. E queste frasi di scoraggiamento escono dalla loro bocca anche se non hanno mai letto una riga del tuo manoscritto.
    Invece te, che neppure ci conosci, sei stato in grado di sponare ognuno di noi aspiranti scrittori.
    Il mio GRAZIE, è per questo.

    FABIO: Il mio grazie invece è perchè mi hai scritto un commento molto carino…

  115. anna-maria trama
    30 settembre 2012 a 0:29 | #115

    Ci sto provando ed è comunque una gioia veder scorrere la penna (mi piace di più e riesco a concentrarmi meglio) che rincorre i pensieri, grazie e ciao

  116. Angelo
    28 settembre 2012 a 19:07 | #116

    Mi accodo agli altri commenti,un GRAZIE immenso per queste pagine farò tesoro di ciò che c’è scritto e spero di poter utilizzare questi insegnamenti nella maniera giusta!

  117. Enzo
    28 settembre 2012 a 12:38 | #117

    Un insegnante che sa motivare e spronare. Un aspirante scrittore, il protagonista, che cerca di raggiungere un sogno lontano, forse remoto, timoroso d’incontrare lungo il percorso tutte le sue paure incapsulate nelle critiche della gente conosciute e non (il tema). La sensazione, forse più’ consapevolezza, che la sua resterà una contratta paura di mettersi in gioco e tutte le frustrazioni mosse come canne al vento da aliti di sconfitte e paure d’incapacita’, spingendo verso la convinzione che tutti ne possono essere in grado tranne lui. Parole, frasi, periodi che compongono un racconto senza capacità d’incantare il lettore. Giorni dinanzi a fogli assolutamente bianchi che aspettano d’essere affrescati da qualche racconto che non sembra esserlo. Ed ecco il mio inizio insignificante dopo una prima lezione motivante.

  118. 25 settembre 2012 a 12:58 | #118

    Innanzitutto un grazie di cuore per avere scelto di condividere le tue riflessioni e la tua esperienza in questo blog.Io scrivo poesie, in rima e non, e racconti brevi da quando avevo 8 anni credo.Penso di avere un dono, la mia sensibilita’ mi fa sentire in modo profondo ogni cosa, persona ed evento.Una condanna.Oggi scrivo solo quando come in un film la trama di un racconto mi passa davanti e la racconto nel modo piu’ spontaneo possibile.In pochi minuti posso scrivere decine di pagine e, poi, rimanere inattiva per mesi.Al mio blog custodisco la poesia delle cose, tutto cio’ che mi ispira, semplicemente per come lo vedo e sento.Grammatica,punteggiatura e pause non sono il mio forte, per questo, forse, gli editori mi ignorano,ma parecchi mi scopiazzano in rete !Che conforto!

  119. 15 settembre 2012 a 21:03 | #119

    wow..cercavo delle tecniche per scrivere racconti per bambini …e far diventare realtà un sogno che ho da tanto in testa…e trovare la tua pagina è stato un vero regalo!, pensa che ho in mente scrivere in spagnolo perchè è la mia madrelingua, ma leggendo qua e là, anche in spagnolo, qui ho trovato quel che davvero mi ha datto un grande aiuto!
    Complimenti, ho letto fin qua, provo a fare questi preziozi essercizi…e torno ancora!
    un grazie di cuore.

    Mariana.

  120. Angela
    12 settembre 2012 a 17:02 | #120

    Grazie!

  121. MasMas
    11 settembre 2012 a 13:50 | #121

    Grazie davvero per questo grande miracolo che hai creato.
    Al giorno d’oggi, commuove quasi vedere che c’è qualcuno che fa un regalo così solo per altruismo.
    Per quel che può interessarti, credo che un minimo la mia vita cambierà: proverò nel mio piccolo a seguire il tuo esempio ed essere di aiuto a qualcuno.

  122. Maria Angela
    9 settembre 2012 a 22:30 | #122

    Ho letto la LEZIONE UNO, interessante e soprattutto non noiosa come molte delle cose che si leggono sulla rete su questo argomento.
    Accolgo la sfida: 10 inizi di storie da buttare.
    Ci vediamo alla LEZIONE DUE. A presto, Maria Angela

  123. 7 settembre 2012 a 22:05 | #123

    Veramente interessante. Questo articolo in realtà semplifica molto la scrittura che spesso arranca attorno a idee che non interessano a nessuno.
    Very Tenchiu

  124. Seyra
    7 settembre 2012 a 12:37 | #124

    Scusate domandina: Ma l’esercizio va fatto in terza persona o anche in prima? Io preferirei utilizzare la prima persona…è possibile?

  125. Simona
    6 settembre 2012 a 18:30 | #125

    La prima cosa che vorrei dirti è: Grazie. Sai qual è stata la prima cosa che mi sono chiesta dopo aver letto la storia del 28-enne? “Che cosa succederà?”. E non appena l’ho pensato sono rimasta a bocca aperta, nel pensare che avevi suscitato il mio interesse solamente con una tua “prima idea”. Mi definisco una scribacchina (scrittrice non direi proprio), sto buttando giù una storia ma sapevo che c’era qualcosa che non mi convinceva. Allora ho provato a prendere i miei personaggi e mi sono chiesta: quali sono il loro desiderio, la loro paura, la loro area di pericolo? La risposta è stata… il buio più totale! E lì ho finalmente capito perché la mia storia non funziona. Ho pensato anche alla trama che avevo ideato: l’unica parte di cui ero fiera era la parte in cui gli eventi dovevano svolgersi assolutamente in quell’ordine! Adesso sto facendo l’esercizio che hai “assegnato”: ho già buttato giù due storielle schematiche (poi proverò a svolgerle per bene), e mi ha veramente sorpreso quanto il tuo metodo sia nient’altro che verità. Ti ringrazio ancora moltissimo, continuerò a scrivere i miei incipit fino a che non mi verrà naturale pensare a personaggi che abbiano tutti i “requisiti”.
    Ancora complimenti!
    Simona

  126. Seyra
    4 settembre 2012 a 16:04 | #126

    Incredibile! Non ho parole! Davvero Fabio Grazie! Ho cominciato a leggere le tue lezioni solo da un giorno e già mi hanno completamente catturata. Non è la prima volta che mi metto davanti a un foglio bianco per cercare di scrivere qualcosa, ma con gli esercizi che offri noto magari qualche mancanza che prima non notavo, e pensare che sono ancora solo alle lezione numero uno. Non mi rimane altro che ringraziarti per questo splendido dono un corso e sperare che negli esercizi che farò non risulterà un vero e proprio obbrobrio. Grazie Fabio
    Seyra

  127. Angela Cocchi
    4 settembre 2012 a 10:31 | #127

    Ho letto questa prima lezione tutta d’un fiato e l’ho trovata chiara e motivante. Proverò a scrivere dieci inizi e attaccherò al muro i consigli
    Grazie AC

  128. Daniela
    31 agosto 2012 a 17:13 | #128

    Stimolante, torna la voglia di scrivere, l’eccitazione che provavo di fronte al foglio bianco, quando non capivo il panico delle mie compagne di scuola….”e adesso cosa scrivo?”

  129. 31 agosto 2012 a 11:35 | #129

    … mi chiedevo, ma nel caso della stesura di racconti, le “regole” rimangono le stesse? Mi spiego meglio: visto la natura breve del racconto, si deve comunque seguire una storia, un personaggio e svilupparlo, o ci si può concedere maggior autonomia, magari immaginando quasi dei monologhi, o qualcosa di simile, che descrivano semplicemente un frammento di storia, o un momento particolare della vita di un personaggio?

    FABIO: In questo corso si cerca di capire come costruire una storia, cosa che serve quasi sempre in un film e molto spesso in un romanzo. Di racconti non sono esperto. Oddio, neanche sul resto lo sono, ho solo un po’ di praticaccia, che però nelle cose brevi mi manca. Di sicuro, anche la maggior parte dei racconti contiene una storia, dunque segue più o meno questi criteri. Poi ci sono storie più adatte al passo lungo e altre a quello breve. Però, se la domanda è “si possono scrivere racconti senza che vi sia una storia?”, davvero la risposta giusta che devo dare è “non lo so”. E’ un genere che non conosco abbastanza.

  130. Rob
    25 agosto 2012 a 13:41 | #130

    Ciao Fabio e grazie per questi consigli gratuiti ! Volevo sapere solo una piccola cosa…perchè io ho iniziato a scrivere una sceneggiatura grazie più ad una ispirazione per così dire che uno studio o una esercitazione !
    Conviene esercitarmi a scrivere e analizzare il personaggio che ho già scritto oppure lasciare la mia idea e fare tutto da capo con le nuove storie…il mio problema che a volte ho solo idee ma poca concretezza e ci tengo a scrivere una trama, almeno come tu stesso hai detto una storia da raccontare giustamente :D saluti grazie !!

  131. giulia
    17 agosto 2012 a 16:35 | #131

    Ciao Fabio,
    è solo da due giorni che ti leggo ma voglio ringraziarti subito per la generosità. Mi sembra già di aver imparato tanto. Stavo per scrivere la versione definitiva di un racconto sulla storia di una donna vissuta nel medioevo…di cui ho scoperto quasi per caso l’esistenza; ho iniziato a scrivere la storia l’anno scorso …l’ho scritta di getto e adesso nel definirla ho timore di snaturarla ma, dopo la lettura di queste tue lezioni, ci proverò; e proverò anche a fare esercizi e a scrivere inizi di racconti; questa notte ho sognato che indossavo sandali diversi; il mio compagno dice che forse desidero tirar fuori un pò di eccentricità…chissà che non mi vengano nuove idee…magari il mio nuovo personaggio uscirà di casa indossando questi sandali e da lì uscirà una nuova storia; grazie degli stimoli…e vorrei ricambiare..dimmmi tu come posso farlo; una domanda:cosa pensi del fatto di riprendere un racconto di un anno e fa e renderlo definitivo…hai qualche consiglio? Complimenti a te e un saluto a tutti i lettori Giulia

  132. pugacioff
    16 agosto 2012 a 20:59 | #132

    grazie mille di quanto scritto…. ora devo solo riuscire a passare dalla teoria alla pratica! :-)

  133. Laura
    15 agosto 2012 a 17:26 | #133

    Accattivante, sfizioso, avvincente. Un corso che sembra già un romanzo. Grazie… Laura

  134. sara
    15 agosto 2012 a 16:17 | #134

    Grazie mille per questo corso, la prima lezione mi ha soddisfatto pienamente…
    Adesso vediamo come me la cavo con gli inizi di storie…

  135. valeria g
    11 agosto 2012 a 15:13 | #135

    Ecco, non ho più scuse. La mia zona di pericolo ha trovato me. Da mesi leggevo di corsi di scrittura, ma mi salvava la mancanza di tempo, il denaro e tante altre scuse talmente ben confezionate da sembrare quasi nuove (e invece le uso per un mucchio di altre cose).
    Non ho ancora deciso se ringraziarti oppure no. Ma con la scusa delle vacanze, magari provo a buttare giù x inizi. Chissà mai che affronti il mio terrore di scoprirmi banale. ;)

    FABIO: Non perdere tempo a tormentarti con domande tipo “sarò banale o geniale?”. Non è questa la strada. Se hai voglia di scrivere, scrivi, e usa tutte le tue energie per farlo nel modo meno banale che ti è possibile. Le risposte sul tuo valore arriverano da sole. Non sprecare il tempo a farti le domande. Usalo per lavorare. E’ il lavoro che conduce alle risposte, non il porsi di continuo la stessa domanda. Augh!

  136. 8 agosto 2012 a 14:38 | #136

    Ciao Fabio, questo corso è davvero un dono, perché arriva proprio nel momento giusto,ovvero quando stavo per mollare. Le cose che ho da dirti sono talmente tante che alla fine ti ho scritto una mail. Ma il mio grazie voglio scriverlo anche qui: è molto raro in questo Paese, e tanto più in questo momento, trovare qualcuno che doni la propria conoscenza, esperienza e professionalità per il puro piacere di farlo. Chapeau!

  137. Stefania Calvellini
    7 agosto 2012 a 15:15 | #137

    Grazie, grazie, grazie! Quando mi vedrai a ritirare il mio primo premio Strega sappi che sarà anche merito tuo! Scherzi a parte, scrivi molto bene, tutto molto comprensibile e sapere che lo hai fatto gratuitamente per aiutare tanti apprendisti scrittori come noi, è davvero lodevole. Un grato saluto, stefania.

  138. 31 luglio 2012 a 11:40 | #138

    Grazie per questa illuminante lezione. Ho appena terminato i miei dieci inizi, e ci ho impiegato un po’ di tempo. Qualche storia funziona, qualcun’altra no. Ma potrebbe essere messa da parte solo temporaneamente. Grazie davvero!

    FABIO: Oh, grazie a te! “Illuminante” è di sicuro esagerato ma gratifica tanto! :)

  139. Linda T.
    27 luglio 2012 a 11:55 | #139

    Finalmente ho letto sull’argomento qualcosa di sensato e nel mare magnum della rete è una rarità… rara! Complimenti e grazie

  140. lucamusetti
    13 luglio 2012 a 13:33 | #140

    Folgorante. Grazie di cuore.

    FABIO: Faccio copia e incolla da sopra. Grazie a te! “Folgorante” è di sicuro esagerato ma gratifica tanto! :)

  141. michelle
    7 luglio 2012 a 1:35 | #141

    desidero essere inserita nella mailing list per ricevere news, aggiornamenti e robe varie….

  142. pistacchio
    4 luglio 2012 a 17:15 | #142

    Buongiorno Fabio, mi unisco a tutti i complimenti, meritati, che hai ricevuto, sia per l’iniziativa sia per la qualità dei contenuti espressi. La domanda che vorrei porti, per quanto possa sembrare retorica, è:”come si riesce a diventare scrittore/sceneggiatore?”. Non fraintendere, non voglio sapere come tu sei riuscito a scrivere per il cinema, né probabilmente voglio una risposta, ma capire in generale se c’è una strada da percorrere. Provo a spiegarmi meglio, nel corso della mia vita ho letto/visto (come tutti) molte opere: film, romanzi, racconti, fumetti, serie TV, videogiochi, cartoni animati. In tutte queste categorie c’è una forte componente legata alla scrittura, ma non tutte queste opere sono dei capolavori, anzi probabilmente neanche il 50% percento risulta decente. Questa percentuale puramente casuale non è solo un mio giudizio sul lavoro di altri, ma un insieme di sensazioni personali legate anche a dati di vendita o di ascolti/visioni. Specifico questa cosa, perché quando ragiono ad alta voce, qualcuno mi ha detto che se un’opera non mi piace non significa niente magari non la capisco (cosa assolutamente possibile), o magari è commerciale; invece no, in quel 50% ci sono opere brutte che non si vendono neanche per sbaglio. Inoltre queste mie considerazioni tengono solo conto di opere che pensano di essere belle, non di quelle fatte per sfruttare una moda del momento.
    Da qualche parte hai scritto che un tempo leggevi i lavori che aspiranti scrittori ti mandavano e che a volte rispondevi pure, la mia domanda reale è: veramente queste opere erano più brutte o lacunose della media di produzioni cinematografiche/letterarie che regolarmente sono messe in vendita?
    In un libro autobiografico Stephen King scrive che una cosa comune in molti aspiranti autori è, dopo aver letto un libro di avere due stati d’animi contrapposti: non riuscirò mai a scrivere un’opera del genere; se ci è riuscito pure lui ce la posso fare anch’io. A me pare che fin troppe volte il sentimento comune sia il secondo.
    Magari, alla fine, sono io che sbaglio nel giudicare male una gran parte delle produzioni e quindi questo mio commento risulterà inutile, ma almeno ho scritto di qualcosa, quindi va bene così.

    A presto
    Ivan

  143. Salvatore
    4 luglio 2012 a 15:34 | #143

    Il tuo lavoro, la tua saggezza a disposizione della nostra fame di fama. I nostri sogni sono ben chiusi in chissà quale cassetto chiuso nella nostra vita, ma è bello che qualcuno, ogni tanto , decida di provare a darti le chiavi per tentare di aprirlo. Non è facile, la vita è un’altra cosa. C’è il mutuo da pagare,i figli che crescono….ma grazie a iniziative come queste,possiamo tentare di mettere ordine ai nostri scritti e vedere se con questo bellissimo mestiere ci può essere una strada nascosta che ancora non abbiamo percorso. Grazie e scusa la lunghezza.

  144. lucaR
    3 luglio 2012 a 0:29 | #144

    Seppur con le sue differenze, mi sento un po’ vicino al tormentato eroe della tua storia. E anche a me è sorta decisa la domanda “che scelta farà?”

    Magari dalla mia vita reale mi darò spunto per la prosecuzione!

    A tal proposito ho una domanda: le persone incontrate, i luoghi visti possono fungere da personaggi e ambientazione per le nostre storie? In che modo dobbiamo rapportarci con queste conoscenze personali (mutarle, riportarle fedelmente)?

    Grazie e saluti!

  145. Ciccio88
    30 giugno 2012 a 18:07 | #145

    Ciao Fabio, ti ringrazio per la qualità e la chiarezza di questo lavoro.
    A scuola ero uno di quelli da 6– di Italiano, quindi non credo che sarò mai un grande scrittore, però amo esprimere ciò che sento con la musica e il disegno. Ora, grazie a te, sento di poter migliorare anche nella scrittura.
    Grazie anche per avermi fatto comprendere come superare il semplice evento da raccontare per costruire qualcosa di più profondo e vero.

  146. lalinda
    28 giugno 2012 a 10:42 | #146

    Adoro internet..quando da una semplice ricerca ti apre pagine come questa!! non è facile trovare proprio quello che si stava cercando…o di cui si aveva bisogno! complimenti e…grazie!;)

  147. 27 giugno 2012 a 16:34 | #147

    Ciao Fabio, finalmente dopo mesi e mesi riesco a leggere la tua prima lezione del mio primo corso di scrittura! Sono felicissima ed entusiasta (si nota eh?). Non avevo aspettativa alcuna, solo ottime referenze su di te. La prima lezione mi ha fatto capire che non sempre tutte le mie storie si sono snodate attorno ad un desiderio/paura/pericolo. In anni passati ero molto più istintiva, non assaporavo la storia, era un lampo che sfogavo e via. Ero una di quelle che beveva tanto vino senza scegliere quello più di suo gusto, senza assaporarlo né degustarlo. Il tempo aiuta e il confronto pure, quindi sono diventata una “tramista” molto rompiscatole. Ma visto che occorre pratica e che non è mai abbastanza quella che faccio, l’esercizio 1 devo assolutamente farlo ora (anche perché è qualche mese che 2 o 3 storie mi ronzano per la testa e non le ho ancora buttate giù, ecco l’occasione giusta).
    Ho letto alcuni tue risposte ai commenti e li ho trovati altrettanto illuminanti, soprattutto quella a ciccio-cochi. Devi sapere che scrivo da quasi 20 anni. E da altrettanto tempo ho sempre pensato che sarei emersa come autrice a tarda età, perché mi sembrava di sapere sempre così poco della vita e che le trame che potevo raccontare, fossero sempre banali. Negli ultimissimi anni mi sono resa conto che era anche una scusa questo mio posticipare una possibile carriera artistica, e così mi sono “buttata” nella mischia (ho oltrepassato la mia area di pericolo). Il mio secondo lavoro è ascoltare, leggere,osservare, annusare tutto quello che ogni giorno mi accade e mi sta attorno. Obbligo i miei amici a raccontarmi aneddoti per conoscere paure e desideri diversi dai miei, faccio scorta di vita! Ho tre quaderni di appunti che faccio macerare tra loro e poi ogni tot vado a vedere quale trama è fermentata meglio. Sono consapevole che per scrivere di certi temi è obbligatorio studiare. Ma tu mi hai illuminata dicendo che posso pure chiedere di seguire in prima persona la vita per es. di un infermiere o di un taxista. Mi hai aperto un mondo di nuove opportunità-
    Fabio, capitano o mio capitano, ora faccio l’es. 1 e poi ci “vediamo” per la seconda lezione.
    Ciao ciao

    FABIO: Che bel commento, sono quasi commosso. Quindi taccio…

  148. scirocco78
    23 giugno 2012 a 15:56 | #148

    Ciao Fabio, ti voglio già bene!!!

    FABIO: Che idea meravigliosa che è stata fare questo corso. Per me dico.

  149. ienny
    14 giugno 2012 a 7:48 | #149

    CIAO FABIO, INNANZITUTTO COMPLIMENTI PER LA TUA SCELTA “CORAGGIOSA”, MA SOPRATTUTTO GENEROSA DI CREARE UN CORSO ONLINE GRATUITO… CONOSCO DIVERSI SCENEGGIATORI CHE CON IL CAVOLO CHE FAREBBERO CIO’… INOLTRE AGGIUNGO ANCHE I COMPLIMENTI PER IL TUO LAVORO!!!
    MI OCCUPO DI SCRITTUA DA QUALCHE ANNO, MA STO SEEGUENDO CON PIACERE E GRANDE INTERESSE IL TUO CORSO ONLINE (FATTO SOLO LA PRIMA LEZIONE) PERCHE’ SONO DELL’IDEA CHE NELLA VITA C’E’ SEMPRE DA IMPARARE… E SOPRATTUTTO SONO UNA PERSONA CHE TENDE A MIGLIORARSI, QUANTO MENO CI PROVA. QUINDI GRAZIE… SONO ALLE PRESE CON LA STESURA DI UN SOGGETTO PER UNA COMMEDIA… ED E’ LA PRIMA VOLTA, SINCERAMENTE SONO PIU’ PORTATA A FAR PIANGERE I LETTORI O I TELESPETTATORI CHE A FARLI RIDERE… ANCHE PERCHE’, DICIAMOCELO FRANCAMENTE, LA PRIMA COSA E’ PIU’ SEMPLICE DA STRUTTURARE, DA SVILUPPARE… MA ORA VOGLIO CIMENTARMI IN UNA COSA DIVERSA… VOGLIO RIDERE E FAR RIDERE. UN SALUTO E ANCORA COMPLIMENTI!!!

  150. valeria
    10 giugno 2012 a 16:29 | #150

    scusa ho una domanda probabilmente stupidissima: si passa alla lezione 2 solo dopo aver completato il primo esercizio oppure la lezione 2 può aiutarci a lavorare sugli inizi di storie preposti? Grazie :)

    FABIO: Meglio fare prima gli esercizi della 1, senza pretese, così come vengono. Poi passare alla 2

  151. Jessica De Marinis
    9 giugno 2012 a 15:59 | #151

    Ti ringrazio molto Fabio per questo fantastico, meraviglioso,illuminante gratuito corso di scrittura creativa, un corso di scrittura creativa che come questo corso di scrittura crativa non si è mai visto un altro corso di scrittura creativa (ho esagerato un pò) ;).. Sei stato molto generoso nell’ averci fatto questo regalo! Si sente quando c’è passione per quello che si fa e tu sei riuscito non solo a trasmettermela ma anche a ispirarmi! Voglio seguire il tuo esempio di determinazione e passione ;)
    grazie
    Jessica

  152. Jessica
    8 giugno 2012 a 15:28 | #152

    Ciao Fabio! Intanto inizio col ringraziarti di cuore per il tuo splendido e magnifico e gratuito corso di scrittura creativa, scrittura creativa, scrittura creativa e chi più ne ha piàù ne metta di scrittura creativa ;)
    Comunque sono rimasta veramente di ghiaccio quando ho cliccato la “LEZIONE 4″ e mi ha dato: “ERROR forse la pagina che cerca non esiste più” O_O …………………………… COSA?! Non potrò mai leggere la lezione 4 e la 5?!! questo mi rattristerebbe moltissimo e beh calcolando che hai scritto la prima lezione nel 2009 e ora siamo al 2012 ho paura di essere arrivata troppo tardi :(
    Ti ringrazierei tanto se potessi darmi una risposta/soluzione e grazie ancora per il tuo regalo (non è da tutti)
    Att.
    Jessica

  153. Valeria Maria
    8 giugno 2012 a 9:15 | #153

    Fabio, splendido. Quando scriverò il mio best seller ti citerò nei ringraziamenti, per secondo. Il primo posto è già prenotato, sai, ne va del mio quieto vivere. Grazie :)

  154. Ariele
    3 giugno 2012 a 0:54 | #154

    Arrivato qui, ora, ho solo una domanda che mi gira nella testa: è l’inizio di qualcosa per me?
    Vediamo la trama delle vita cosa scrive.

  155. rosa
    25 maggio 2012 a 19:19 | #155

    Ho letto,con grande stupore,la prima lezione perchè non riuscivo a credere che un corso gratuito fosse così interessante. FINALMENTE!!!

    FABIO: Grazie, questo commento coglie uno dei miei obiettivi segreti. Combattere il diffuso pregiudizio che “se è gratis, è scadente”. E’ un concetto che trovo terrificante. Tutte le cose migliori sono gratis, la vita stessa, in fondo, è gratis. Visto che viviamo di pregiudizi, io ne ho scelto uno contrario: attento a tutto quel che si paga, rischia di essere scadente :)

  156. gigi
    25 maggio 2012 a 16:02 | #156

    Ora capisco perchè non ho mai conservato niente di quello che ho scritto; non contenevano la tecnica della narrazione!! C’erano tutti gli ingredienti “commestibili” a mio parere e mescolati a formare un “apparente buon panettone” che una volta assaggiato però, era solo da buttar via, perchè senza sapore; così, una volta terminato di scrivere e l’andavo a rileggere, l’unica cosa da fare era solo strappare e cestinare. Da giudice di me stesso però, capivo che avendo la capacità di mettere tre parole una dietro l’altra a cui dare anche un senso mi meritavo una chance, per cui curiosando in internet ho avuto la possibilità di incrociarti e ne sono contento. Non avevo mai sentito parlare di scrittura creativa, se non da Enzo de Caro (uno del famoso trio La Smorfia) che insegna questa disciplina credo alla Federico Secondo di Napoli; tutti abbiamo dentro le parole ma abbiamo bisogno di regole per creare. Quindi ti ringrazio Fabio per la disponibilità e leggerò con attenzione le successive lezioni; personalmente mi riterrò soddisfatto se mi aiuterai a non strappare più quello che scriverò; vorrei un giorno lasciare a mia figlia, il racconto di quella parte di papà che ogn’uno di noi ha dentro e che per ruolo, timidezza, educazione e chi più ne ha ne metta, non ha voluto o potuto far venir fuori. Oggi da vecchio posso dire che se avessi avuto da mio padre un regalo del genere, sarei sicuramente più completo. Grazie maestro….ad maiora

  157. 23 maggio 2012 a 15:51 | #157

    Questa prima lezione mi sembra davvero illuminante e spiegata in maniera chiara. Appena posso leggerò le altre. grazie e complimenti.

  158. valeria
    20 maggio 2012 a 23:56 | #158

    Chiaro e stimolante! Grazie mille :)

  159. 29 aprile 2012 a 17:29 | #159

    Interessante, piacevole da leggere, pratico e, soprattutto, utile. Dopo la prima lezione ho già capito i punti deboli del testo a cui sto lavorando. E anche quelli forti…
    Grazie!

  160. Massimo MUSIO
    23 aprile 2012 a 22:48 | #160

    Ciao Fabio, ho letto la prima lezione e sono molto interessato a continuare. Ho due domande da completo principiante: 1) Per “inizi di storie” intendi delle brevi recensioni delle storie che mi sono venute in mente o solo l’inizio vero e proprio? 2) Quando parli di “cartelle” intendi pagine? Scusa per la banalità, ma al momento ho bisogno di sapere queste cose. grazie
    Massimo
    FABIO: Intendo l’inizio vero e proprio. E le cartelle sì, sono le pagine

  161. presenza
    20 aprile 2012 a 17:06 | #161

    Scrivere parole è stato espressione delle mie “paure”e dei miei “desideri” nel corso del tempo. Come una voce che modula l’emissione dei suoni, così ho scritto in stagioni diverse, istante dopo istante.
    E come un esteta alla ricerca del bello, altrettanto io alla ricerca della parola: il fascino che emana, il suono che produce, le sensazioni che evoca.
    Chiedendomi cosa fosse la scrittura creativa e nel contempo pensando agli esperimenti letterari dei futuristi, alla libertà delle parole, alle parole che si inseguono sul foglio bianco come fossero pensieri senza punti né virgole, ho cominciato a cercare e per questo sono qui.
    Scopro te e il tuo pensiero frutto di tanto e tutto e non posso non scrivere la mia sensazione: mano nella mano accompagni e sveli.
    Grazie

  162. 18 aprile 2012 a 10:10 | #162

    Iniziativa molto bella! Ultimamente ho incontrato una ragazza di 22 anni con una voce stupenda e mi ha chiesto di scrivere alcune canzoni per lei. Mi piacerebbe portarla a teatro come “personaggio vero” perciò sto cercando di scrivere, oltre alle canzoni, una breve recita. Avrei bisogno di tanti consigli e delle persone giuste per realizzare questo progetto.
    Grazie.

    Giovannina

  163. ciccio_cochino
    7 aprile 2012 a 19:37 | #163

    Ciao e complimenti per il suo lavoro. Davvero!
    Sto leggendo con davvero tanto gusto e tanto piacere le tue lezioni. Effettivamente scrivere è un lavoro duro!
    Il mio grande dubbio nello scrivere è sempre stato questo: reputo giusto e quasi obbligatorio scrivere e raccontare storie, ma scriverle raccontando cose giuste, cose sensate e non inventate. Mi spiego meglio: se voglio scrivere la storia di un uomo di 40 anni che lavora in ufficio a New York (esagero per fare l’esempio) mi troverei in grosse difficoltà dato che io ho 25 anni e lavoro come operaio in provincia di Milano e non so niente di lavoro di ufficio, niente della vita di un 40enne e niente di New York. Quindi sono “costretto” a scrivere la storia di un ragazzo di 25 anni (dei quali conosco abitudini e stili di vita), di operai e di luoghi che conosco. Per questo mi viene da pensare che (oltre alla capacità di scrivere e gli studi in merito) una bella storia interessante e originale la possa scrivere chi ha avuto una bella vita, una brutta vita, una vita piena di viaggi e soprattutto piena di conoscenze che possano fare in modo di scrivere un racconto o un romanzo su un lavoro, un luogo esotico o un modo di pensare.
    Altrimenti un ragazzo “normale” non credo possa sfornare nessun tipo di storia non sentita già mille volte: un viaggio in spagna, la conoscenza di una ragazza, la ragazza che abita a londra, il protagonista che va a londra, ecc ecc.
    Non so perchè ho scritto tutto questo, forse per sentirmi dire che non è vero, o forse per sentirmi dire che ho ragione e quindi non fantasticare troppo sull’idea di scrivere una bella storia.
    Grazie e complimenti ancora per il suo lavoro!

    FABIO: Il tuo commento dimostra una grande consapevolezza di un problema fondamentale. La scrittura ha bisogno di verità e di realtà, le sono necessarie come il lievito nel pane. Tuttavia le realtà che possiamo conoscere nella vita sono limitate. Quindi che fare?
    Ci si può costruire un’esistenza avventurosa e vedere tutto il mondo per poi poter scrivere qualcosa di originale e potente. E’ lo stile Hemingway che però, per noi comuni mortali, rischia di essere un po’ dispersivo. E poi non è adatto a tutti anche perchè, banalmente, chi vive avventure in prima persona spesso perde un po’ la voglia di scriverle. Salgari diceva che la scrittura si nutre non di conoscenza ma di desiderio di conoscenza.
    Questa è appunto un’altra strada: vivere una vita normale e inventare cose mai viste. Salgari scriveva romanzi ambientati in Malesia senza averla mai vista. Però questo stile va bene per un certo tipo di letteratura, più di intrattenimento. La mancanza di verità si sente.
    Esiste infine una terza strada, in parte più artigianale e modesta, che si riassume in una parola: studiare. Studiare la realtà che si vuole descrivere, entrarci dentro, sperimentarla, parlare con chi la vive, e poi infine scriverne. Un esempio è Martin Cruz Smith che anni fa scrisse un giallo ambientato a Mosca (Gorky Park). L’autore a Mosca non c’era mai stato, tuttavia quel libro fu salutato come uno dei migliori ritratti della società sovietica dell’epoca. Come aveva fatto? Semplice: aveva studiato. Per non parlare del Manzoni e del suo lavoro certosino durato 27 anni.
    Nel mio piccolo, lo faccio sempre anch’io. Per scrivere “Si Può Fare” ho frequentato per qualche mese un centro di salute mentale, e parlato con decine di persone che lavoravano in cooperative sociali come quella raccontata nel film. E’ un metodo che uso sempre: anche se scrivo in una commedia, se ho in scena un pizzaiolo egiziano o un camionista, almeno un giorno in una pizzeria egiziana o su un camion, me lo faccio. E se è il protagonista, ne faccio molti di più.
    Studiare le realtà umane fra l’altro è molto bello, è uno dei motivi per cui vale la pena scrivere. All’inizio si hanno un sacco di timidezze, si ha paura di chiedere. Però, se ti butti, scopri che la frase “vorrei conoscere il tuo mondo per un romanzo che sto scrivendo” ha il potere di spalancare mille porte. Una curiosità autentica paga, il 90% delle persone si apre, ti racconta, ti fa vedere.

    Ecco quindi quella che, per chi non è incline a una vita avventurosa, può essere una buona chiave per scrivere: un occhio attento alla realtà per individuare le possibili storie, e poi, quando si trova quella giusta, la capacità di studiare l’ambiente di cui si vuole parlare, com umiltà, curiosità, interesse.
    Infine un consiglio: all’inizio, quando si comincia, è meglio non distanziarsi tantissimo dagli ambienti che si conosce meglio. La verità della scrittura è una sorta di distillato, come la grappa. Finchè non abbiamo imparato a distillare bene, meglio non andare troppo lontano dai mondi che conosciamo meglio.

    Infine, non dimenticare mai che la fonte più preziosa siamo noi: le nostre emozioni, quel “cuore” che abbiamo e che contiene in potenza tutti i sentimenti umani. La rabbia furente che proviamo quando abbiamo fretta e qualcuno ci ruba il parcheggio può diventare, se osservata in profondità, la base di una splendida descrizione del misterioso “raptus omicida” di cui si parla tanto nei dibattiti tivù :).
    Insomma, una accurata conoscenza del mondo che si descrive è fondamentale ma la maggior parte della verità emotiva che possiamo mettere nella scrittura è facilmente reperibile: sta dentro di noi.
    Per questo, e concludo, Rodinì diceva “per scrivere una grande opera serve un avventuriero che resti a casa”.

  164. malva
    17 marzo 2012 a 15:08 | #164

    Sono capitata su questo sito a partire da una ricerca su google: cercavo “corsi di scrittura creativa”. Ho scritto queste due parole con un po’ di vergogna, come se stessi cercando “corsi di sesso” o “corsi per imparare a mangiare”. Sono da sempre convinta, infatti, che lo scrivere sia qualcosa che dovrebbe venire naturale (così come il sesso e la voglia di cibarsi)e non sottostare a regole che omologherebbero il potenziale innovativo e inaugurale di ogni nuova idea. Sono da sempre convinta che non sia possibile insegnare il talento. Credo anche che nessuno dei miei scrittori preferiti, da Raymond Carver ad Agota Kristoff, da Doris Lessing a R.M.Pirsig, abbia avuto bisogno di un corso di scrittura creativa per scrivere ciò che ha scritto. E allora cercare “corsi di scrittura creativa” è per me un po’ la dichiarazione di un fallimento: se ho bisogno di regole, di aiuto, significa che mi manca quel “je ne sais quoi” che rende uno scrittore tale. Poi ho iniziato a leggere la lezione uno. La cosa fantastica è che dopo poche righe già ho potuto riconoscere alcuni errori di cui si parla. Errori che da sempre commetto, e che non avevo mai capito essere tali, ma che mi rendevano infatti frustrata e infelice. Semplicemente questo mi ha convinto della bontà del corso. E ho capito che genio o non genio quello che mi interessa è scrivere, e queste parole possono aiutarmi a farlo. Grazie!!!!

    FABIO: Grazie del commento e dei complimenti. Comunque anche alcuni dei tuoi scrittori preferito hanno fatto i corsi di scrittura. Ad esempio Raymond Carver, che addrittura firma la prefazione del libro scritto dal suo insegnante di scrittura creativa, ringraziandolo per tutto quello che ha imparato da lui (l’insegnante si chiama John Gardner, e il suo libro, tra l’altro, è molto bello). In bocca al lupo, e buona scrittura

  165. Jonathan
    15 marzo 2012 a 21:44 | #165

    Eh cazzarola, bello! Mi è piaciuta la prima lezione, adesso mi metto subito a scrivere 10 inizi di storie. Hai visto mai che imparo a scrivere pure io? Grazie, grazie e ancora grazie!!!

  166. Anna Rambaldi
    10 marzo 2012 a 20:17 | #166

    Ciao Fabio,

    dopo molti anni di studio della letteratura antica, italiana, straniera, moderna e contemporanea.. finalmente mi è tornata la spinta a creare qualcosa di mio.
    Prima del liceo classico scrivevo tantissimo e in modo appassionato, poi purtroppo il dover leggere e imparare capolavori scritti da altri mi ha fatto perdere la fiducia nelle mie capacità. e’ un peccato che la scuola non insegni a valorizzare le proprie risorse!
    Quindi eccomi qua.. pronta a fare un tentativo seguendo i tuoi consigli!
    Complimenti per le risorse gratuite che metti a disposizione di noi aspiranti scrittori.. menomale che c’è qualcuno come te!

  167. Trive
    8 marzo 2012 a 23:07 | #167

    Ciao Fabio, ti ringrazio infinitamente per questo illuminante corso di scrittura più unico che raro, tocchi punti davvero profondi della tecnica narrativa! Volevo farti una domanda riguardo al primo esercizio, quello dello scrivere vari inizi di storie. Una volta creato il personaggio con il suo desiderio, la sua paura e la sua area di pericolo mi viene più che altro da creare una serie di brevi eventi a catena e continuare così per 2-3 pagine, lo trovo però snervante, mi chiedo se è forse quello che intendi?. O forse l’inizio che intendi tu è più simile all’inizio di un soggetto? Ho scaricato quello di Amore, Bugie & Calcetto sperando che sia la strada giusta.
    Attendo una conferma e ti ringrazio nuovamente per questo corso!
    Trive

    FABIO: Sì intendevo esattamente quello che tu trovi snervante (più che il soggetto di “ABC” che è un po’ “furbo”, serviva a vendere l’idea ma non succedevano tante cose).
    Credo che allenarsi a buttare giù inizi di storie sia una palestra molto utile. Poi se uno lo fa spesso, prima o poi ne trova una che gli fa dire “E’ lei!”

  168. jeppy
    6 marzo 2012 a 21:53 | #168

    grazie grazie grazie!!!!! …sono un’assidua lettrice ma un po’ timida nello scrivere, non sapendo nemmeno come iniziare…!!!

    …Che ne direbbe di una coppia innamorata ma annoiata proprio dal suo candido amore che riesce and andare avanti dalle singole trasgressioni di ognuno dei due. Ma un giorno succede qualcosa di inaspettato e paradossale…..

  169. Enrico
    29 febbraio 2012 a 23:34 | #169

    oh capperi!
    un lavoro egregio, davvero.
    Fabio ti faccio i miei complimenti e ti ringrazio tantissimo per quello che hai pubblicato. Per me, e credo per molti altri, è molto, molto utile.
    finalmente qualcosa di utile in giro per il web.
    qua la mano

  170. oberdan
    28 febbraio 2012 a 16:05 | #170

    che dire? intanto, grazie. per la semplicità, il non ricorso a gerghi tecnici, l’assenza di sussiego da “professionista della scrittura”, la molta vita e pratica che traspare dal tuo insegnar raccontando…

  171. Adamisaciola_
    25 febbraio 2012 a 12:14 | #171

    Ho scoperto queste lezioni grazie a mia mamma, dato che dove abito non ci sono corsi di questo genere.
    Devo dire che sono davvero utili e le preferirei a un corso vero e proprio, perchè sono tutte da seguire dal pc.
    Poi ho davvero bisogno una mano per imparare a migliorare la scrittura.
    (Ho quattordici anni.)

  172. Federico
    25 febbraio 2012 a 10:54 | #172

    Bhè,mi associo all’insieme delle tante persone che ti ringraziano, ed io nel mio piccolo, farò di questo corso, l’inizio di un sogno da mettere in un cassetto sempre aperto.
    Grazie allora per aver scritto, prima con il tuo generoso cuore e poi con la mente esperta di scrittore, questo corso.Spero di trarne le basi, per poter liberare la vena artistica, che credo fermamente riposi in ognuno di noi.Ancora un grazie,di quelli veri.

  173. ellendmon
    23 febbraio 2012 a 23:38 | #173

    scusa ma! “E poi cosa succede?”

  174. Diego
    22 febbraio 2012 a 16:12 | #174

    Telegraficamente. Grazie.

    Meno telegraficamente.
    Peccato non essere portato per la scrittura, nella vita avrei voluto essere più bravo in molte cose. Ma non si può. Sicuramente è tutta colpa mia.
    Non sono uno scrittore, non ho mai scritto nulla, sono il tipico ragazzo della new PC generation, ma amo il profumo della carta e dell’inchiostro e mi interesso di tutte le cose belle, e scrivere è una di queste. Quindi ho letto solo per nutrirmi.
    Le tue lezioni per me sono state cinque magnifiche storie, ora sono più nutrito e più ricco!

  175. ilbarabba
    22 febbraio 2012 a 15:59 | #175

    Ciao Fabio,
    Napoletano di 56 anni, sono autore, attore e regista teatrale, ho scritto diverse commedie tutte in dialetto napoletano, ed hanno riscosso un ottimo successo. Non mi sono mai cimentato in un copione cinematografico, ma l’idea mi alletta. Ho trovato nel tuo corso, di cui mi complimento, non solo interessante ma anche molto istruttivo, e da cui mi sono accorto di alcune mie lacune.
    Non so ancora quale siano le differenze tra un copione per il teatro e quello per il cinema, ma ci posso provare. Sai una cosa? Quando si scrive una storia, prima di tutto deve divertire a te stesso ed è questo l’importante:divertirsi. Poi se vengono accettate bene se no pazienza.
    Seguirò il tuo corso, e….. BRAVO

  176. Giacomo
    21 febbraio 2012 a 1:26 | #176

    Complimenti per l’iniziativa, graze davvero. Condividiamo lo stesso spirito di condivisione della conoscenza. E ora ti ritrovi con un corsista virtuale in più, volente o nolente!

  177. Baku
    13 febbraio 2012 a 0:50 | #177

    Complimenti, ho navigato un po’ per il web in cerca di qualche consiglio utile su come costruire una storia e ho letto molti articoli senza trovare ciò che cercavo (a dire la verità non ho trovato proprio niente se non una serie noiosissima di parole). Il tuo articolo invece mi ha entusiasmato e non poco.
    P.S. Ho 18 anni e sto su internet da quando ne avevo più o meno 8, questa è la prima volta che lascio un commento felice di ricevere la newsletter, non pensavo sarebbe mai arrivato questo giorno xD.

    FABIO: Che dire? Ho iniziato a fare questo corso sperando di ricevere un giorno commenti così. In bocca al lupo a te e tutti i giovanissimi che passano di qua.

  178. Ady
    12 febbraio 2012 a 13:12 | #178

    Ora seguo anch’io.

  179. marcar
    7 febbraio 2012 a 16:38 | #179

    Mi associo anch’io al commento di Marta.
    Grazie per aver scritto questo corso. E’da tempo che cercavo in rete consigli così utili.
    Tempo fa, ho seguito un laboratorio di scrittura e a parte acluni concetti basilari sul discorso diretto e indiretto, prima o terza persona ho imparato poco altro.
    Attenderò con ansia le nuove lezioni…
    A proposito, se posso permettermi, come sei messo?
    Un caro saluto…

    FABIO: Ho appena risposto alla stessa domanda in un commento alla lezione 5. Non mi sono affatto stufato del corso, per niente. E’ solo che ho veramente tanto lavoro. Anzi, mi scuso per il ritardo, ci tengo a questo corso, ti assicuro che prima o poi recupero alla grande.

  180. Gianpaolo Furia
    5 febbraio 2012 a 20:45 | #180

    scrivere storie dovrebbe essere come percorrere il fiume ininterrotto dei nostri pensieri ,bisogni, crisi e paure nel realizzare qualcosa :e proprio
    come i Personaggi confrontarci con qualcosa che sia quasi “pericoloso” realizzare..e dai sogni che compensano difficoltà e frustrazioni riuscire
    ad averne forza per progettare idee e nuovi percorsi …Come la fantasia,come le storie e gli inizi di trame…
    E’ così che pensiamo e viviamo:ma anche scriviamo storie?!Oppure -caro Fabio- ho capito fischi per fiaschi?!

  181. anna maria de majo
    24 gennaio 2012 a 18:26 | #181

    Ho letto ed apprezzato moltissimo la prima lezione. Sono nonna di 5 nipotini di età compresa tra gli 8 anni ed i 7 mesi e per loro ho cominciato a scrivere delle storielle.

    FABIO: Che meraviglia!!!!! Sono fiero di averla come corsista!

  182. Pinturicchio
    23 gennaio 2012 a 23:56 | #182

    Sono curioso. La lezione uno produce la domanda giusta.
    grazie.

  183. valeria ballarati
    23 gennaio 2012 a 13:29 | #183

    Fabio, scusa la domanda specifica ma non trovo.
    Come si rende in termine tecnico quando vuoi far apparire un’immagine, un avvenimento di rilievo tra una scena e l’altra, ad esempio la pubblicazione di una notizia importante su un giornale, che é collegata al resto degli evvenimenti ma rimane comunque “a sé”.
    Tipo un flash, tipo “edizione straordinariaaaaa” …
    Solo per curiosità, ciao.

  184. Marta
    12 gennaio 2012 a 18:36 | #184

    Queste pagine sono un aiuto utilissimo,almeno per me.Grazie per il tempo che hai dedicato alla stesura di questo corso,non molte persone lo avrebbero fatto senza un tornaconto personale.Tra l’altro è scritto davvero bene, in modo chiaro ed esaustivo. Grazie grazie grazie!

  185. rocop
    12 gennaio 2012 a 16:24 | #185

    Fantastico! Ho letto la prima lezione tutta d’un fiato! Il problema è che io sono un tecnico e devo scrivere un libro su un noiosissimo argomento commerciale. Non so se ringraziarti, mi metti delle idee in testa…
    Un momento. Questo potrebbe essere l’inizio di una storia: c’è il problema della scelta, c’è il desiderio e c’è pure l’area di pericolo (eccome se c’è!). Allora devo proprio ringraziarti (per ora).

    FABIO: ok ma non fare confusione. Decidi se vuoi scrivere un libro tecnico, oppure un romanzo su uno che deve scrivere un libro tecnico. Certo si potrebbe anche tentare la via di mezzo: un libro tecnico scritto sotto forma di romanzo su uno che deve fare un libro tecnico. Sarebbe innovativo, e rischioso. Dipende anche da quale è il tema tecnico che devi trattare

  186. Heomer
    10 gennaio 2012 a 23:27 | #186

    Se solo ci fossere più persone dedite al lavoro ed all’insegnamento come te il sistema e la società sarebbero migliori. Grazie per il tuo aiuto GRATUITO(e lo sottolinerei) ed efficace!! Domani mi metterò subito al lavoro per gli esercizi, è un impegno che ormai mi sono preso ed intendo mantenerlo!

    FABIO: Che dire? Faccio il corso per ricevere mail come questa. E’ un piacere impagabile, vale molto di più di qualsiasi retta potreste mai versare. Grazie

  187. ornella
    8 gennaio 2012 a 23:50 | #187

    desidero essere inserita nella mailing list per ricevere news, aggiornamenti…

  188. 8 gennaio 2012 a 18:20 | #188

    Questa volta mi ci devo mettere d’impegno. Fare esercizio fare esercizio fare esercizio…

  189. 7 gennaio 2012 a 16:51 | #189

    Fantastiche queste pagine! E’ da anni che scrivo, o meglio che provo a scrivere, e solo questo inizio di corso ha sottolineato un’altra volta quello a cui ogni tanto pensavo! Il difficile è rispettare queste buone regole e perdersi ugualmente con tutta l’immaginazione nella storia; una volta che però all’inizio i personaggi sono ben strutturati forse è vero che più si va avanti con l’intreccio degli eventi e meno difficoltà si hanno ad immedesimarsi nei tratti di ognuno di loro!
    Adesso che ho scoperto queste pagine spero di riuscirne a fare tesoro! Scrivere, in fondo, io lo vedo come una professione: non esistono i geni, nè nella scrittura nè nel lavoro. Ogni cosa succede man mano che si acquisisce esperienza; come un falegname che dopo trent’anni trova naturale e privo di difficoltà il lavoro che deve svolgere.
    Perciò grazie di aver messo a disposizione questo corso!

    FABIO: Concordo, è il lavoro che crea la bravura. Poi certo, esiste anche il talento ma uno che se ne intendeva diceva “il genio è mettersi tutti i giorni a tavolino alla stessa ora”

Pagine dei commenti
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  1. 18 settembre 2010 a 19:06 | #1
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