Lezione 8 – La fantasia dei Valori

Conflitto di valori

Nella lezione 2 abbiamo detto che ostacoli e conflitti producono curiosità. Se mettete il personaggio in un vicolo chiuso, inseguito da un leone, create la domanda “se la caverà o no?” Finché non date la risposta, la gente vi segue perché vuole sapere. A volte però – vi sarà capitato come lettori o spettatori – continuate a seguire, ma sentendovi un po’ presi in giro. Percepite a pelle che quel leone è “disonesto”, messo lì soltanto perché voi vi chiediate “l’eroe se la caverà o no?”. Questo accade quando gli ostacoli sono soltanto muri da saltare, senza che sia in ballo un conflitto di valori, dunque di senso.

Nelle buone storie, ostacoli e conflitti producono curiosità (cioè “fanno il loro sporco mestiere”) ma la loro funzione principale non è questa. Nelle storie migliori, lo scontro tra il personaggio e i suoi nemici racconta un conflitto di valori, vivo, lacerante e comprensibile. Ostacoli e nemici non entrano in scena soltanto per creare la curiosità del “poi cosa succede?” ma per raccontare uno scontro tra visioni del mondo diverse.

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Prendiamo un caso narrativo, Stieg Larsson. Secondo me la sua forza nasce dall’aver individuato un conflitto di valori molto vivo ma di cui si parlava poco o nulla. Non voglio definirlo con precisione (è mestiere da critico) ma a grandi linee mi pare evidente che nei suoi romanzi c’è una unica fonte di Male: sono “gli uomini che odiano le donne”. Quelli che cercano di sopraffarle, perché temono la loro forza e la loro autonomia. Provate a fare mente locale: nelle quasi 3000 pagine dei suoi romanzi tutti i problemi, tutti i mali, tutti i “cattivi” nascono da quel tipo d’uomo.

E, d’altra parte, guardate le forze del “bene”: o sono donne forti e autonome, o uomini abbastanza sicuri di sé da provare un sincero rispetto per questo tipo di donne (come Mikael Blomqvist). Considerate che questo inizio di terzo millennio è in apparenza fondato su una acclarata parità fra i sessi, ancora da raggiungere pienamente sul piano pratico ma ormai “scontata” dal punto di vista dei valori. Stieg Larsson con le sue storie ci racconta un’altra realtà, in cui il tema è ancora scottante e un conflitto cova sotto la cenere. Ci dice che molti uomini fingono di accettare il ruolo forte e autonomo della donna mentre in realtà non sono capaci di accettarlo. Non può essere un caso se, nei suoi libri, i personaggi anche secondari che creano ostacoli ai protagonisti appartengono tutti (tutti!) alla razza degli “uomini che odiano le donne”. È ovvio che c’è dietro una scelta consapevole. L’autore ha stabilito che lì c’è il Male, e ce lo dice senza fare chiacchiere: con pagine e pagine d’azione mostra i danni fatti da quel tipo di persone. La teoria retrostante passa nel respiro del racconto, senza bisogno di enunciarla.

Ecco quindi la “ricetta” di questo autore: ha individuato un conflitto di valori interessante perché “sotterraneo” e lo ha espresso attraverso incalzanti trame “gialle”. La gente si gusta queste storie efferate e a tratti un po’ improbabili, però quando esce dalla lettura ha qualche elemento in più per valutare il collega d’ufficio o il parente che hanno – in forma più lieve – lo stesso problema dei cattivi di Larsson.

Insomma, pensare agli ostacoli e ai nemici solo come un elemento tecnico per creare curiosità e tensione narrativa (“chi vincerà?”) è un peccato. Un’occasione sprecata. Ormai che abbiamo questi elementi (e in una storia dobbiamo averli) vanno usati per raccontare conflitti di valori del nostro mondo, espliciti o sotterranei che siano.

Tutto ciò che si oppone al desiderio del protagonista (ostacoli, limiti, nemici) può dunque assumere uno status molto più alto di quanto assegnato finora. Non è solo un intralcio all’azione che crea curiosità ma può (forse deve) raccontare un conflitto di valori interessante.

A questo fine non basta dunque pensare all’evoluzione del personaggio ma anche a quella del “nemico” (cioè l’insieme di ostacoli, conflitti, antagonisti, che si oppone al suo desiderio). Il loro scontro è il modo con cui un autore mette in scena il conflitto di valori. Quindi è una cosa su cui ragionare con rigore e fantasia.

Per avere una buona storia non dovete solo progettare-creare l’evoluzione del personaggio da A a B, è utile anche dedicare energie a pensare “come evolve il nemico”.

Per fare un esempio: nella nostra storiella del “presunto rocker” ci potrebbe essere a intuito un percorso di questo tipo. Parte da un desiderio esplicito (una vita speciale e fuori dalle regole della normalità) che nasce da una paura segreta (essere lui stesso un tipo banale), poi attraverso la storia arriva al punto B del cambiamento (accettare la propria normalità e nel frattempo capire che la normalità non è banalità, anzi è piena di eroismo).

È ovvio che un cambiamento così non avviene in un istante né per volontà: il personaggio deve vivere esperienze, traumi e dolori che lo costringano a una presa di coscienza che da sé non farebbe mai.  Costruire il percorso da A a B significa proprio questo: creare un crescendo di ostacoli, conflitti e antagonisti “su misura”, per far provare al personaggio esperienze ed emozioni tali da giungere a quel punto. Nella creazione di questo percorso non si deve sentire la mano vostra, deve essere tutto naturale: in compenso si può (si deve) sentire la mano del personaggio che, come abbiamo visto, concorre alla creazione dei propri ostacoli e dei propri “nemici”.

Però attenzione, vale anche il contrario: i nemici e gli ostacoli concorrono alla creazione del personaggio. Ogni volta che ne affronta uno, il personaggio si rivela ai nostri occhi con le sue reazioni, comunque mai del tutto prevedibili. E soprattutto, alla fine del percorso, il personaggio cambia proprio per “merito” di tutti i guai che ha incontrato sul cammino.

Oltre a dedicare le vostre risorse di “ingegneria e creatività” a delineare l’evoluzione del personaggio, dedicatene altre a pensare al “disegno del male” nella vostra storia. Che ad opporsi alla volontà del personaggio sia un antagonista unico, un “nemico diffuso”, il caso, la natura o quant’altro, la sua azione deve essere sempre crescente, sempre sorprendente, sempre “appropriata ma imprevedibile”.  Per far crescere il vostro personaggio non c’è nulla di meglio che un nemico potente.  E per farlo arrivare nella direzione in cui deve arrivare non c’è nulla di meglio di un “nemico intelligente” che sa colpirlo nei punti deboli.

A ragionare solo sull’evoluzione del personaggio si rischia di restare a secco o di trovare soluzioni ripetitive. Ragionare anche sull’evoluzione e l’escalation del “nemico” può essere di grande aiuto.

Tutto ciò sarà oggetto della prossima lezione. Volevo anticiparvelo perché vi sarà d’aiuto nel fare gli esercizi finali. Ma prima una precisazione.

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OK, SONO SEMPRE IO

Il corso è un regalo, sta qua dal 2009 e non l’ho mai usato per promuovere le mie cose. il-giro-della-verita-fabio-bonifacci
Faccio eccezione per questo romanzo a cui tengo in modo particolare.

Perché è il mio primo vero romanzo, perché sognavo di farlo da quando ero bambino, perché secondo me è  molto bello.

Puoi leggerlo perché ti piace lo stile con cui è scritto il sito.
Per capire se e come le regole del corso funzionano nella pratica di una narrazione. 
Perché frequenti il sito da anni e se ti dico che è bello, ti fidi.
Perché non ti fidi, e vuoi scrivere una stroncatura che sarà pubblicata qua.
Perché il romanzo sinora è piaciuto molto a chi lo ha letto. 

Oppure puoi non leggerlo, io capirò: la vita è breve e i libri sono tanti. Però un po’ mi dispiace.

Qua puoi saperne di più. E grazie per l’attenzione.

Buoni, cattivi o…?

Abbiamo parlato di “male” e “nemico” per comodità ma è in molte storie non sono chiaramente delineati buoni e cattivi. Milan Kundera, ad esempio, sostiene che il romanzo non debba occuparsi di questo perché “l’uomo sogna un mondo in cui il bene e il male siano nettamente distinguibili. Su questo desiderio si sono fondate le religioni e le ideologie”. Invece il romanzo secondo Kundera è “il territorio in cui nessuno possiede la verità, né Anna né Karenin, ma in cui tutti hanno diritto ad essere capiti, Karenin non meno di Anna”.

La grandezza del romanzo consiste per Kundera nel superare il desiderio istintivo di un mondo diviso in bene e male, per approdare a una sorta di saggezza dell’incertezza, dove il bisogno di capire supera quello di giudicare. È il terreno dell’ironia romanzesca, in cui l’autore non giudica, semplicemente racconta i conflitti fra i personaggi, senza prendere posizione, anzi cercando di capirli tutti.

Se si imposta il conflitto di valori in questo modo, restano tutti gli elementi della storia (volontà, ostacoli, conflitti, climax, eccetera) ma scompare la distinzione fra il protagonista (“l’eroe”) e i suoi nemici. Vengono a trovarsi tutti allo stesso livello, sono protagonisti in conflitto tra loro, senza che l’autore si identifichi col punto di vista di uno o dell’altro. Come ne “Lo Scherzo” in cui Kundera tratta allo stesso modo i diversi personaggi: per cui, pur avendo conflitti anche aspri tra loro, non c’è il buono e il cattivo, sono visti tutti con uno sguardo imparziale che cerca di comprendere le ragioni di ciascuno.

Questo accade in moltissimi romanzi, classici e non, ed è forse una delle principali differenze della trama nella letteratura e nel cinema. Infatti al cinema gli autori tendono più nettamente a entrare nel punto di vista di un personaggio principale, che diventa l’eroe, mentre inevitabilmente chi vi si oppone diventa il “nemico”. A mio avviso questo deriva da una ragione ideologica o estetica ma pratica:  il tempo. Il cinema è più breve, non c’è il tempo materiale per empatizzare in profondità con più personaggi. Infatti già nella fiction seriale, dove gli autori hanno decine di ore a disposizione, le cose cambiano. Ma è un discorso difficile, da intellettuali. Qua siamo artigiani, non ci compete.

Esercizio finale

È giunta l’ora. Anche voi, come i personaggi delle storie, dovete scegliere. Avete gli “inizi di storie” fatti dopo la lezione 2 e revisionati in seguito.

Erano, ricorderete, storie fatte per “essere buttate via”.  Bene, è il momento di farlo. Scegliete quella che vi piace di più e buttate via le altre.

Nello scegliere la storia assicuratevi che ci siano tutti gli elementi che devono esserci in un inizio. Un protagonista, un desiderio chiaro del protagonista, un evento che lo costringa a mettersi in moto per raggiungere il suo obiettivo. Poi deve esserci la sua area di pericolo: questa potete scriverla o non scriverla (in una storia non si scrive) però voi dovete averla ben presente, magari anche solo in modo intuitivo,

Domanda: e se ci sono più storie che mi piacciono? Tenetene una sola lo stesso, è un esercizio. Sull’altra magari lavorerete poi.

Bene, avete tenuto una storia. Su questa dovete fare 4 cose:

  1. Revisionare di nuovo l’inizio alla luce della nuova lezione (scrivere è riscrivere, ricordatelo)
  2. Andare avanti, costruendo un percorso di Confitti e Ostacoli. Qualcosa si frappone tra il protagonista e ciò che desidera, lui reagisce e supera il problema, poi c’è un altro ostacolo, lui reagisce e… Create un percorso con almeno 4-5 ostacoli, seguendo le regole espresse nella lezione. Rileggete queste regole più volte. Aiuta. Non arrivate a scrivere il finale.
  3. Uguale al punto 2, ma con contenuti diversi. Prima avete creato un percorso che parte con un ostacolo X? Bene ora cambiate totalmente X e provate a vedere che succede alla storia prendendo quella direzione. Se vedete che imbocca una direzione simile a quella precedente, cercate di allontanarvi. L’esercizio serve a sperimentare alternative. Anche in questo caso create un percorso con almeno 4-5 ostacoli.
  4. Ora avete un inizio di storia, ma due sviluppi totalmente diversi. Scrivetevi una piccola relazione sui due sviluppi, valutandone caratteristiche, pregi, difetti. Poi scegliete quella che vi sembra migliore.

AVVERTENZA: qualcuno non ha ancora iniziato a fare gli esercizi. Credo sia il momento di farlo. Adesso si può ancora recuperare. Andando avanti sarà sempre più difficile.

NOTA TECNICA

Molti mi hanno chiesto come devono essere questi abbozzi di storie. Le domande principali sono due.

Quante pagine devono essere?

Devono avere uno stile definitivo o essere solo una traccia?

Risposta. Non sono questioni fondamentali. Gli esercizi servono a prendere dimestichezza con un metodo per “fabbricare storie”. Servono quindi a sviluppare un modo di pensare più che a produrre un testo con determinate caratteristiche.

Considerate questo: lo scritto che producete è un “progetto di narrazione” non una narrazione. Nel cinema sarebbe un soggetto, nella narrativa un “progetto di romanzo” da dare all’editore per strappare un anticipo.

Quindi per ora non fatevi distrarre dallo stile. A quello penseremo poi. Ora stiamo cercando di imparare a costruire una trama. Quindi limitatevi ad uno stile basic ma senza scrivere semplici appunti, cercate comunque di raccontare.

Diciamo che in questa fase l’ideale è raccontare i fatti nel modo più chiaro, diretto e coinvolgente.

Tanto per dare dei numeri (indicativi) alla fine il vostro “progetto di storia” dovrebbe stare dentro le 10 pagine. Diciamo divise così.

  • 2 pagine per l’inizio della storia (presentazione personaggi e situazioni, incidente che avvia la storia)
  • 6 per lo sviluppo (crescendo ostacoli-reazioni)
  • 2 per la conclusione

Questi numeri sono puramente indicativi. È solo per dare un riferimento a chi l’ha chiesto.

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