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LEZIONE UNO

“Tutti sanno cos’è una storia finchè non si siedono a scriverne una”

Se sei un aspirante scrittore hai l’80% di possibilità di non saper costruire una storia. Il dato è calcolato a spanne ma ha un senso. A inizio anni 90 ho intervistato una dozzina di editor di case editrici. Negli anni successivi, lavorando nel cinema, ho parlato con molti lettori di sceneggiature. Dalle loro parole ho ricavato a grandi linee il dato, che merita un bold: l’80 % dei dattiloscritti che arrivano non contiene una storia, o ne ha una abbastanza sballata da non poter essere definita tale.  Si tratta di una notizia surreale, come se metà degli aspiranti calciatori si presentasse ai provini giocando con le mani e cercando di fare canestro.

Il fatto è che la nostra tradizione culturale è non-narrativa. E’ giuridica, religiosa e poetica: è fatta di “cose da dire” o “sentimenti da esprimere”,  non di “storie da raccontare”. I nostri grandi autori sono poeti (Dante), diaristi-saggisti-poeti (Leopardi), autori di racconti (Boccaccio), favolisti (Collodi). Non abbiamo avuto Shakespeare o Flaubert, Tolstoj o Cervantes. Nel più grande romanzo della nostra tradizione, i Promessi Sposi, per risolvere la trama non a caso interviene la Provvidenza. E’ un dato simbolico troppo sottovalutato!

Tutto questo si riassume nella grande scuola di scrittura creativa che educa la nazione da decenni: il tema. Esistono due prototipi di tema, declinati in infinite variazioni: “Cosa hai fatto sabato?” e “Cosa pensi della guerra?”. La prima formula è una istigazione a raccontare gli affari tuoi, la seconda insegna ad esprimere idee nobili nel modo più prolisso (il tema infatti è valutato a metri, come il lavoro degli imbianchini).

Dopo 15 anni di questo addestramento, se decidi di scrivere una storia, sei nei guai. Dei tuoi nobili pensieri e dei tuoi piccoli aneddoti al mondo non gliene frega una ceppa. Capisci che in qualche modo devi costruire una storia, ma non sai come si fa.

In questi casi, qualcuno si aggrappa alle idee e alle teorie. Nasce così la figura dello scrittore “ossessionato non da una storia ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto” (Flannery O’ Connor).  E’ lo stadio artisticamente poco evoluto dell’intelligenza, lo stadio di chi “ha idee che scambia per emozioni” (Regina Zabo, Daniel Pennac). Il risultato è un testo che si lancia in acrobazie strutturali, sperimentalismi ed “effetti speciali” che non sono chiamati dalla materia ma appiccicati per certificare le proprie abilità. Testi pieni di intelligenza ma con poche emozioni, che si limitano a conciliare il sonno.

Quando un talento cade nel tunnel nell’intelligenza, la diagnosi è sempre quella: gli manca una storia da raccontare.

Buttare la zavorra

Si dice che “gli scrittori devono avere qualcosa da dire”, ma è il lapsus involontario con cui il nostro sapere collettivo si tradisce: chi ha qualcosa da dire deve darsi alla politica, alla filosofia o alla radio. Per scrivere un romanzo o un film bisogna avere qualcosa da raccontare.

E questo non perché sta scritto in qualche Libro Magno dell’Estetica, ma perché ciò che abbiamo da trasmettere è una sostanza indefinita, una qualità dello sguardo che si esprime solo in modo indiretto, parlando d’altro. Raccontando una storia, appunto.

Poi certo, tutti conosciamo 12 teorie secondo cui raccontare una storia è superato, o è commerciale o poco artistico, o… Non ho argomenti per smentire queste teorie in astratto, ma ne ho uno per confutarle in pratica: per chi scrive sono mortali. Scrivere senza avere una storia da raccontare è come far l’amore senza essere eccitati. Si può fare, ma si gode poco, tutti quanti. E tanto basta, per quanto mi riguarda.

Purtroppo, nelle antologie che ci hanno appioppato da giovani, gli scrittori non vengono presentati come costruttori di storie, ma come Grandi Capoccioni che vogliono scandagliare il disagio esistenziale, inchiodare la società alle sue colpe, descrivere la tragedia del vivere, denunciare la borghesia, o tradurre in romanzi le scoperte della psicoanalisi, della sociologia e della fisica.

Certo, hanno fatto anche quello ma lo hanno fatto per mezzo di una storia. Raccontare che hanno fatto solo quello, è un depistaggio; è come dare a un ragazzo un cd di Vasco Rossi dicendo “questo autore analizza il disagio giovanile con un vitalismo venato di spiritualità, descrivendo la quotidianità di una provincia sospesa tra slanci verso l’assoluto e ricerca decadente del piacere”. Il ragazzo butta via il Cd senza neanche togliere il cellophane.

Non ha senso parlare di Vasco senza ascoltare le sue canzoni e lo stesso vale per i romanzi perché, come dice Forster, “i romanzi sono innanzitutto un canto” e, come sostiene Nabokov, gli scrittori sono soprattutto “incantatori”.  Amputati del canto dell’opera, gli scrittori delle antologie sembrano sociologi del Censis o pazzi che predicano ad Hide Park.

Avrete notato che molti bravi autori dicono “io non so niente, volevo solo scrivere una storia”. Non è falsa modestia né un modo di schermirsi: è un igienico principio operativo. Alla scrittura si va nudi e inermi come neonati. Se abbiamo qualcosa da dire, entrerà comunque nelle nostre storie. E se non ce l’abbiamo, avremo comunque scritto una storia onesta.

In pratica: per scrivere dobbiamo prendere le nostre geniali idee, le nostre acute teorie, i nostri squisiti ragionamenti, le abilità tecniche di cui andiamo tanto fieri, e gettare tutto nel secchio dei rifiuti. Quella è la zavorra che impedisce di volare.  Nabokov dice che nella scrittura “le grandi idee non servono a nulla”.

Certo, buttare la zavorra è difficile. Le teorie e l’intelligenza aiutano ad evitare il terrore del nulla, la voragine su cui non osiamo sporgere lo sguardo, quella strana angoscia a cui non sappiamo dare un nome. E invece basta, stavolta un nome glielo diamo, in una riga, pure col bold: Vogliamo scrivere, ma non abbiamo una storia.

Nell’80% dei casi questo è il problema. E quindi la prima parte del corso sarà dedicata a imparare come si scrive una storia. Sono concetti nati studiando fonti diverse, da sottili testimonianze dei grandi romanzieri a tecniche di sceneggiatura che ti dicono a quale pagina mettere la prima svolta e il primo colpo di scena (se siete curiosi, pagina 10 e 30). Il testo è scritto citando soprattutto autori classici e parlando di romanzi per il semplice motivo che il nostro sapere narrativo nasce da lì. La stessa Hollywood, per anni Maestro Unico delle narrazioni, non ha fatto altro che analizzare 2000 anni di sapere europeo, e ricavarne regole che poi ci ha rivenduto come proprie.  Le tecniche americane di sceneggiatura nascono da Omero, da Aristotele, dall’analisi dei miti e dall’epopea del romanzo classico europeo (non lo dico io, lo dicono loro, gli americani). Non si capisce perché, per imparare a scrivere un film, non dovremmo abbeverarci alle nostre fonti. Lo hanno fatto i vari guru americani della sceneggiatura, possiamo farlo anche noi.

La non-storia e l’iper-storia

Prendiamo un prototipo di storia sbagliata che ammorba di tedio editori e produttori cinematografici italiani (sono loro a dirlo). La storia, giunta in migliaia di varianti ai loro lettori, è questa: c’è un essere che somiglia all’autore, sta fra i 25 e i 30, è incerto sul suo destino, non sa che mestiere fare, vivacchia tra sogni di grandezza e insicurezze, è indeciso anche in amore e non riesce a trovare la propria strada. Così procede tra lavori casuali, viaggi casuali, amori casuali. Ad esempio all’inizio lavora in un call center ma viene licenziato, va a lavorare in una pizzeria dove si riempie di chiazze perché è allergico alla farina, si innamora di una ragazza splendida che sparisce dopo la prima notte d’amore, lui depresso sbaglia un impasto e viene licenziato dalla pizzeria, poi va a lavorare da una parrucchiera che si innamora di lui e lo perseguita, allora si licenzia, ma reincontra la ragazza bellissima che però sparisce di nuovo, allora va a lavorare da un avvocato alcolizzato e…

Provate a raccontare questo inizio di “storia” agli amici. Siccome vi vogliono bene, diranno “interessante”, che è la traduzione ufficiale dello sconveniente “che due palle”. In realtà questa è una non-storia, non si prende da nessuna parte, e non va da nessuna parte. Se raccontate l’inizio di una buona storia, la gente non dice “interessante”. Chiede “E poi cosa succede?”. Questa domanda è l’unica prova che una storia ha qualche valore. Qualunque altra cosa dicano, significa che non funziona.

Un difetto opposto – ma in netto aumento- è l’iper-storia, in cui l’aspirante sente che per scrivere deve raccontare qualcosa ma, non avendo compreso la funzione profonda della trama, la usa come i cattivi registi usano gli effetti speciali: a piene mani, spargendo fatti e colpi di scena come un fertilizzante. Più ce n’è, meglio è

Spesso partono comunque da un personaggio che gli somiglia (il classico essere tra i 25 e i 30, eccetera) ma lo inseriscono in un gorgo di eventi stratosferici che, per il loro carattere eccessivo, risultano privi di ogni reale tensione emotiva. Siccome la realtà non offre abbastanza appigli, i “forzati della storia” attingono dal supermarket cinematografico e dagli aspetti più pulp dell’attualità. Così il protagonista incontra spietati mafiosi dandy, macellai che trafficano in organi,  poliziotti che praticano magia occulta, direttori di banca iscritti all’ordine dei templari, serial killer non vedenti, eccetera, eccetera, in un crescendo abbacinante che dovrebbe inchiodare il lettore alle pagine. Invece il lettore sbadiglia perchè questa storia è piena di figure poco credibili che paiono lanciate col paracadute dal cielo dall’immaginario collettivo per atterrare in un punto o l’altro del racconto a seconda di dove tira il vento, senza necessità.

Ecco dunque i prototipi estremi di due errori molto diffusi. In uno c’è un giovane incerto a cui accadono fatterelli insignificanti. Nell’altro c’è un giovane incerto che combatte contro l’immaginario cinematografico e una caricatura dell’attualità. La diagnosi è la stessa, sempre quella, sempre ovvia: nessuno dei due aveva una storia da raccontare.

Differenza pratica tra storia e pseudo-storia

Perché questi due racconti sono “pseudo-storie”? Cosa li differenzia da una storia? La riposta completa l’avrete alla fine della sezione, ma anticipiamo qualche criterio “misurabile”.

Nelle pseudo-storie i fatti sono “casuali” e “non necessari”. Va notato che queste non sono categorie mistiche ma hanno un risvolto pratico: i fatti casuali e non necessari sono quelli che si possono spostare senza danno da un punto all’altro del dattiloscritto. Se il protagonista della “non storia” va all’inizio a lavorare dall’avvocato ubriacone e alla fine al call center, non cambia nulla. Se il protagonista dell’iper-storia incontra prima i poliziotti satanisti o il serial killer non vedente, è uguale.

Prima definizione: la buona storia è quella in cui gli eventi non si possono spostare. Prendete l’ultimo romanzo o l’ultimo film che vi ha davvero appassionato: provate a sostituire un fatto che sta alla fine e metterlo all’inizio. Con ogni probabilità non ci riuscite. Se vi ha appassionato, vuol dire che è una buona storia, e nelle buone storie i fatti non si possono spostare.

Le buone storie sono “architetture organiche” in cui ogni pezzo ha una funzione strutturale: se provi a toglierne una, crolla tutto. Nelle buone storie, gli episodi della trama  possono stare solo nel punto in cui sono.

Ma come si fa a costruire una storia così? Proviamo a fare un esempio.

Un esempio in diretta

Prendiamo il protagonista comune alle due pseudo-storie e proviamo a costruire un racconto su di lui. Per prima cosa dobbiamo renderlo più concreto. Quindi copiamo la definizione del personaggio e sottolineiamo gli aspetti vaghi da trasformare in qualcosa di tangibile: “un giovane immaturo che vaga tra sogni di gloria, profonde insicurezze, e lavoretti casuali”.

Dobbiamo trasformare queste caratteristiche interiori in qualcosa di tangibile, che si possa toccare. In questi casi mi piace citare il concetto di un poeta, Eliot, che parlava di “correlativo oggettivo”: semplificando, è una tecnica poetica attraverso cui si cerca di esprimere i concetti e i sentimenti più astratti attraverso oggetti definiti e concreti. Nel cinema, che è fatto di immagini, è una tecnica fondamentale.

Ad esempio per mostrare che il nostro protagonista è abitato da sogni di grandezza, ne potremmo fare il leader di un piccolo gruppo musicale, che suona in cantina ma sogna di diventare un famoso rocker. Per mostrare la sua immaturità potremmo stabilire che vive ancora a casa dei genitori: fa notti da boheme e la mattina mangia la colazione di mamma. Il fatto che faccia lavoretti casuali nel suo caso può diventare una scelta esplicita: possiamo stabilire che lui ha il terrore di fare una grigia vita da ufficio, la stessa che il padre ha fatto tutta la vita e che l’ha reso un’ameba spenta e muta. Infine, un piccolo tocco che riassume tutto: anche se ha solo 28 anni, sotto i capelli da rocker si nota un inizio di stempiatura. Lui è un po’ ossessionato da questo fatto.

Notiamo due cose: rispetto alla definizione iniziale, questo è un personaggio migliore perché è più definito. Ha un desiderio preciso (diventare rocker), un terrore specifico (“fare la vita di suo padre”) e una piccola ossessione rivelante (problema capelli). Le sue caratteristiche interiori hanno trovato dei “correlativi oggettivi”.

Grazie al metodo del correlativo oggettivo siamo usciti dalla vaghezza e abbiamo dato al personaggio un desiderio, una paura e una piccola ossessione: “il minimo sindacale” per un personaggio vivo.

A questo punto è più facile costruire la trama. Se conosco un desiderio e una paura specifica del protagonista, so cosa devo fargli capitare all’inizio della storia: qualcosa che li vada a disturbare entrambi. Il motivo è semplice:  se gli capita qualcosa che non ha che fare con i suoi desideri e le sue paure, non è un momento interessante della sua vita, quindi non vale la pena raccontarlo.

Fateci caso: l’esistenza diventa interessante quando ci accade qualcosa che riguarda i nostri desideri e le nostre paure. Se alle feste vogliamo far colpo sugli altri è quello che raccontiamo, non quando eravamo impegnati in faccende di cui non c’importava nulla. I personaggi dei nostri racconti dobbiamo trattarli allo stesso modo. Come diceva Andrè Breton: “Non mi metto a raccontare i momenti insulsi della mia vita”.

Bene, abbiamo uno che vuole fare il rocker e ha il terrore della grigia vita da ufficio, cosa gli facciamo succedere?

Ad esempio: vince per caso un concorso in Comune all’ufficio anagrafe. E’ l’opposto di ciò che desidera e corrisponde a ciò che lo spaventa. Quindi è fertile, sarà interessante vedere come se la cava e cosa sceglie.

Ne risulta un possibile abbozzo di trama tipo quello che segue.

In una ricca città del nord c’è un tizio che viene da una triste periferia e da una famiglia un po’ grigia. Sogna di fare il rocker, ha già 28 anni e abita coi genitori. Il successo non arriva e sotto la zazzera rock comincia a perdere i capelli.  La madre apprensiva lo vorrebbe “sistemato”, gli cita ogni giorno i cugini che fanno concorsi a raffica e, per farlo sentire in colpa, prende gli antidepressivi davanti a lui. Rocco (chiamiamolo così) per far stare tranquilla la madre decide di darle retta e fare un concorso in Comune. Ovviamente non studia perché per lui un posto all’anagrafe è la morte. Fa il concorso solo per far tacere la madre. Ma al concorso accade qualcosa di strano (decideremo poi cosa) e lui vince.

Rocco è incredulo: non capisce come possa aver vinto il concorso senza aver studiato una mazza! Ma non ha tempo di pensarci, perché la notizia gli procura la prima standing ovation della sua vita. Sua madre è felice e dà la notizia ai parenti, il padre lo abbraccia fiero, la sua ragazza (pur batterista e tatuata) è felice perché avranno finalmente i soldi per vivere da soli. I membri del gruppo rock antagonista sono contenti perché, ora che pure Rocco ha un reddito, potranno comprare il nuovo furgone.

Ma Rocco è terrorizzato dall’idea di finire coi capelli corti all’ufficio anagrafe e dice che intende rifiutare il posto, perché lui vuole fare musica. Questo provoca varie reazioni:  la sua ragazza gli mette il broncio perché di questi tempi rifiutare un posto in Comune è da idioti, la madre piomba nella disperazione e torna a prendere lo Xanax. Persino il padre, uomo mite e silenzioso, s’arrabbia, gli dà un ultimatum e lo caccia di casa: se Rocco nella vita vuol fare solo musica, che lo faccia coi soldi suoi.

Rocco ora si trova nei guai.  Per colpa di quel maledetto concorso, la boheme a carico della famiglia è finita. Ora ha davanti due alternative: o la boheme dura e pura senza soldi né appoggi, oppure grigio lavoro impiegatizio. Rocco deva fare la sua scelta, e ha due giorni di tempo…

Come vedete, il tema è uguale a quello del trentenne con vaghi sogna di gloria. Ma se lo raccontate in questo modo, gli amici non diranno: “interessante”. Vi chiederanno: “E poi cosa succede?”. Vogliono sapere se Rocco accetta o no quel posto.

Ecco un’altra definizione da appendere al muro: Una buona storia è ciò che produce la domanda “E poi cosa succede?” in qualsiasi punto venga interrotta.

E ormai che ci siamo, attaccate anche questa:

Quando scrivete una scena non chiedetevi “cosa dice”. Chiedetevi “quale domanda produce?”

Punti di non ritorno

Perché questa storia fa chiedere “E poi cosa succede?” e le altre due no? Cominciamo con le risposte più superficiali. La prima è il test che abbiamo visto: possiamo spostare l’episodio del concorso a metà libro? O a tre quarti? O alla fine? No. E’ chiaro che questo evento sta verso l’inizio della storia e genererà i fatti successivi. Invece negli esempi precedenti gli eventi iniziali si potevano spostare a metà o persino verso la fine. Appendete alla parete: un buon inizio di una storia è un evento che può stare solo all’inizio.

Non solo l’episodio del concorso non si può spostare ma, continuando a scrivere, non si potrà più ignorare. E’ un episodio fondante, il che significa: qualunque cosa voglia far accadere in seguito, dovrò tenerne conto. Ecco quindi un’altra definizione: in una buona storia ogni evento limita la nostra libertà nei passi successivi.

Scrivere significa limitare progressivamente le proprie possibilità. Quando si inizia, la prima pagina ha una libertà totale, possiamo scrivere tutto. Man mano che si va avanti le possibilità si devono restringere sempre di più, perché ogni evento passato, se è un vero evento, limita le possibilità future. Finchè, quando arrivi alla fine, di libertà non ne devi avere quasi più. Per me le storie ben costruite hanno un solo finale possibile, che è una conseguenza “esatta ma imprevedibile” di tutto quel che è successo prima. Se la storia è buona, il finale sta nascosto fra le righe di quel che lo precede, e tu devi soltanto trovarlo (cosa che fra l’altro, quando accade, provoca una eccitazione quasi erotica).

E così, ecco un’altra definizione: se un evento non limita la tua libertà successiva di scrittura è un non-evento. Lo si può dire meglio e in un modo più rispettoso del vero protagonista, che non è chi scrive ma chi viene scritto. Se un evento non limita la successiva libertà di azione del personaggio è un non-evento.

In sintesi, quando si dice che le buone storie trattano l’essenziale, si vuole dire questo: le buone storie trattano punti di non ritorno. Anche piccoli, anche quotidiani, ma devono essere punti di non ritorno. E’ lì che la vita diventa interessante, non quando stiamo a guardare fuori dalla finestra chiedendoci cosa fare. Quelle serate lì, non le raccontiamo neanche ai quattro amici che ci vogliono bene. Perché dovremmo raccontarle ai lettori?

Noi produciamo scelte

A questo punto dobbiamo andare più a fondo, uscire dal rilassante tecnicismo delle “definizioni oggettive” e chiederci cos’è davvero che in questa storia rende l’evento “concorso pubblico” necessario, fondante, non spostabile, limitatore di libertà , eccetera. In altre parole: perché chi ascolta la storia si chiede “come va a finire?”.

Perché il concorso costringe il protagonista a misurarsi con se stesso, a mollare la via di mezzo in cui si trova, a buttarsi di qua o di là.  Insomma: a fare una scelta. David Mamet sostiene che “non costituisce elemento idoneo a un dramma ciò che non si occupa della possibilità di una scelta degli esseri umani”.

Ecco un’altra frase da appendere al muro (sì, avrete il muro pieno alla fine): la trama è la macchina inventata dall’autore per costringere il protagonista a fare scelte.

Il motivo per cui le storie sono interessanti è che al mondo nessuno riesce a capire chi è facendo ragionamenti: è solo davanti ai fatti che capiamo chi siamo.

Che faccio se vedo una donna aggredita in una strada deserta da tre uomini col coltello? Che faccio se mi offrono ciò che desidero di più al mondo in cambio di una mazzetta? Se incontro il mio sex symbol preferito che mi propone una notte di sesso? Se una persona cara si ammala e ha bisogno di 24 ore su 24 di assistenza? Se sul lavoro trovo un capo carogna che però mi offre un raddoppio di stipendio se faccio la spia?

Su queste domande ciascuno ha tante opinioni, ma valgono poco. Ciò che conta, ciò che definisce chi siamo, è la scelta che facciamo quando le cose accadono. E nessuno lo sa prima. Noi possiamo ipotizzare, prevedere, fare buoni o cattivi propositi. Ma solo quando la prova dei fatti ci costringe a una scelta, sappiamo davvero chi siamo.

Come dice Milan Kundera, il problema della vita è che nessuno possiede le istruzioni: tutto ci accade per la prima volta, e non sappiamo come affrontarlo. Le buone storie ci appassionano perché vediamo i personaggi alle prese con lo stesso tipo di sfida che affrontiamo ogni giorno. Questa sfida si chiama “scelta”.

Per questo se raccontate agli amici l’inizio di questa storia, chiedono “E poi che succede?”. Perché, per quanto mediocre sia questa storia, la vittoria al concorso mette il protagonista davanti a una scelta. Non può più continuare con la comoda “boheme a casa di mamma”: o fa davvero la boheme, o va all’ufficio anagrafe.

Per questo gli amici vogliono sapere come va a finire: da questa scelta capiranno chi è il personaggio. E soprattutto questa situazione ha il potere di evocare i momenti fondanti della loro esistenza, quando, più meno consapevolmente, hanno fatto le scelte che li hanno definiti.

Le buone storie, anche quando sono divertenti o comiche, si occupano di cose serie. Di ciò che sono le persone, del perché lo sono e del come. E tutto questo ha a che fare con le scelte. La trama è il percorso che costruiamo per costringere il personaggio a compiere scelte che lo rivelino a sé stesso.

Appendiamo al muro, che c’è un buco vuoto: compito di chi scrive è produrre scelte.

“Là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”

Cominciamo a capire perchè la trama non serve solo a “intrattenere” o a “creare un filo”, ma ha una sua necessità spirituale.

Come dice Gardner “la trama esiste perché il personaggio possa scoprire da solo (e nello stesso tempo rivelare al lettore) chi è realmente….la trama lo trasforma da statica creazione intellettuale in individuo reale che fa delle scelte e ne raccoglie i frutti” (77).

Però attenzione, la scelta deve essere significativa. Se ci limitiamo a mettere il personaggio davanti a continui bivi, diventiamo stucchevoli. Le scelte verso cui il personaggio viene spinto devono avere una direzione. Quale? La risposta la prendiamo di nuovo da un poeta, Holderlin: “Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”.

La direzione verso cui le buone storie portano il protagonista è questa: davanti al pericolo. Quelle di puro intrattenimento si limitano a metterlo davanti a fucili automatici, tempeste oceaniche o leoni feroci. Le storie più sofisticate (che possono anche essere piene di fucili, leoni e tempeste) portano il protagonista a misurarsi con il suo “codice esistenziale” (espressione di Kundera) o con la sua “ferita segreta”, o “fantasma interiore”, o “problema nascosto” (espressioni di vari guru americani della sceneggiatura). Insomma, lo portano a confrontarsi con quello di non risolto che ha dentro, e che noi con Holderlin chiameremo la sua “area di pericolo”.

L’area di pericolo di un personaggio è qualcosa che per definizione il personaggio non conosce. E non chiedetemi perchè sennò dovrei ricordarmi che anch’io ho un’area di pericolo di cui non voglio essere consapevole. Dai pericoli tutti vogliamo fuggire, ma la vita diventa interessante quando siamo costretti ad affrontarli.

L’area di pericolo di un personaggio è difficile da leggere ma facile da localizzare. Non posso dirvi cos’è ma posso dirvi dove abita: tra il suo desiderio cosciente (nel nostro caso: fare il rocker) e la sua paura esplicita (nel nostro caso: fare la vita grigia e banale del padre). E’ lì, tra ciò che più desideriamo e ciò che più ci spaventa, che si trova il nodo non risolto, la nostra personale “area di pericolo”. Desideri e paure sono così forti perché in qualche modo nascono da quel nodo, e quindi in qualche modo ne parlano.

La decodificazione naturalmente non è matematica. A volte l’area di pericolo è l’opposto del desiderio del personaggio, altre volte è simile; altre volte ancora non c’entra nulla ma è collegata in modo laterale. Ma abita lì: tra i desideri più forti e le paure più intense.

Parentesi: il segreto della scrittura

Il più profondo segreto della scrittura è una tecnica Usa, nata da decennali ricerche psicometriche. Non è vero, ma mi vergogno a dire che per me il segreto della scrittura viene da Alessandro Manzoni, autore reso plumbeo dai tediosi studi scolastici. Per renderlo un filo più cool chiamiamolo quindi il “Manzoni’s Secret”. Funziona così.

A un ricevimento dell’alta società milanese, una ricca dama avvicinò Manzoni e iniziò a squittire lodi, chiedendo come avesse fatto a scrivere un romanzo così bello, così profondo, così vero, così intenso, così emozionante, così filosofico, così di qua e così di là. La domanda durò 10 minuti, Manzoni ascoltò paziente tutto il tempo e poi rispose con una sola parola.

“Pensandoci”.

Questa parola solitaria è il più importante manuale di scrittura creativa. Scrivere non è poi così difficile: se uno scrive una storia pensandoci per 27 anni, il risultato sarà quanto di meglio può fare.  Punto.

Certo, una applicazione così integralista è poco adatta ai nostri tempi rapidi e superficiali, quindi vi consiglio di applicare il Manzoni’s Secret in una “versione light”. Quando vi serve un’idea, non usate mai la prima che vi viene in mente. Buttatene giù 7, poi scegliete la migliore.

Non è un numero a caso, è che nella vita bisogna darsi dei metodi e poi rispettarli. Io ho provato a farlo con “10 idee” ma erano troppe, con “5 idee” ma erano poche. Sette è diventato per me il numero giusto. Voi scegliete il vostro. Su ogni scena: 7 idee. Ogni dialogo: 7 idee. Ogni location, ogni svolta psicologica, ogni finale: scrivete sempre 7 idee, poi scegliete la migliore. La qualità dei vostri scritti lieviterà come una torta istantanea.

Nel nostro esempio, le scelte che ho fatto (il desiderio del personaggio, la paura, l’evento che lo costringe ad affrontarli) erano la prima idea. Si sente vero? Bene, quindi non usate mai la prima idea: applicate il “Manzoni’s Secret”, poi scegliete.

Ancora su scelte e trama

Nel nostro caso, essendo una storia banalotta, capire l’area di pericolo è abbastanza facile: Rocco ha inconsciamente paura di essere un uomo insignificante come suo padre, per questo desidera diventare rock-star.

Per questo inoltre ha il terrore della monotona vita da ufficio. Razionalmente crede che il padre sia diventato un’ameba per colpa di quella vita grigia, ma inconsciamente teme che suo padre sia così di natura, e quindi che lui stesso sia così. Rocco quindi ha il terrore di una banalità che teme di avere dentro, e vuole sfuggirle. Non sarà un’area di pericolo da grande opera d’arte, ma è un’area di pericolo, e tanto basta per adesso.

A questo punto si capisce perché il concorso è un evento “necessario” in questa storia: se hai un personaggio che teme nel profondo di essere un grigio impiegato come suo padre, devi fargli vincere un concorso all’anagrafe. Così lo costringi a fare i conti con se stesso.

E’ per questo che l’episodio del concorso “vinto per caso” è fondante, per questo non si può spostare, per questo limita la libertà delle azioni successive. Perché costringe il protagonista a una scelta che, quale essa sia, lo farà avvicinare alla sua area di pericolo.

Per questo i piccoli fatti casuali che capitano nelle non-storie, o i macro-fatti che capitano nelle iper-storie, suscitano solo una curiosità superficiale e non producono la domanda “come va a finire?”. Perchè non avvicinano il protagonista alla sua area di pericolo. Non lo costringono a una scelta importante, lo fanno andare di qua e di là, magari mettendo in pericolo la sua vita, ma senza mai toccare i suoi nervi scoperti. Scrivere vuol dire inventare trame che costringano i personaggi a fare i conti con la loro personale area di pericolo.

Dice Simenon: “Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, ne freniamo per lo meno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione d’agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso. Il mio ruolo di romanziere è metterlo in una situazione tale che vi sia costretto” (Simenon, L’età del romanzo, Lucarini, Roma, 1990, pag. 36).

La trama è il mezzo che aiuta il narratore nel suo fondamentale compito esplorativo: condurre il personaggio “fino al limite di se stesso” affinché “riveli chi è realmente”.   Procede attraverso punti di non ritorno, costringe a fare scelte e punta verso l’area di pericolo. E’ per questo che, se interrompete il racconto in qualunque punto, gli amici chiedono “come va a finire”.

Tema o problema?

Attenzione. Tutto questo non significa che il compito di una storia sia l’esplorazione psicologica. La psicologia del personaggio è solo uno dei mezzi che abbiamo a disposizione per esplorare qualcosa di molto più essenziale, che Kundera chiama “una possibilità dell’esistenza”.

Nei grandi romanzi, il personaggio è più che un personaggio. Come scrive Piergiorgio Bellocchio “in Stendhal, Balzac, Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, l’estremizzazione dei caratteri consegue dall’esigenza di andare alle radici dei problemi che i personaggi rappresentano”. Questo è il punto: i personaggi sono incarnazioni di problemi umani significativi.

Se dobbiamo esplorarli sino in fondo, non è tanto per capire la loro singola psicologia ma per andare alla radice dei temi che essi incarnano.

E’ anche per questo che, ascoltando la nostra storiellina, gli amici vogliono sapere come va a finire. Non è solo la curiosità di sapere cosa sceglie il personaggio: è che questa scelta costringe lui e noi ad andare più a fondo rispetto al conflitto “vita speciale contro vita banale”. Un tema che, nell’epoca luccicante dei mass-media, coinvolge, ha coinvolto o potrebbe coinvolgere ciascuno di noi. E’ un altro motivo che attira l’attenzione degli amici: il tema prende.

Ma quando l’abbiamo scelto questo tema? Pensateci, c’eravate anche voi: e vi ricorderete che questo tema non è mai stato scelto. Siamo partiti dal vago personaggio della non-storia e abbiamo solo cercato di dargli un desiderio e una paura. Da quelli abbiamo intuito la sua area di pericolo, ma al tema, quello che per le antologie è il “senso” di un romanzo, non ci abbiamo mai pensato. Eppure il tema alla fine c’è, è evidente.

Insomma, abbiamo dato al nostro personaggio un desiderio e una paura e a quello gli è spuntato un Tema. Che fortuna!

In realtà è normale. Vorrei togliermi un peso e dire che il Tema, l’Argomento, la Problematica, il Messaggio, cioè questa cosa profondissima su cui si fa un gran can-can, è una faccenda assai semplice per chi i romanzi deve scriverli e non farne l’edizione commentata. Come dice Gardner con una semplificazione liberatoria: “Tema è il termine critico elevato che sta a indicare il problema principale del protagonista” (77).

Deo gratias.

Il Tema è il problema del personaggio. Punto. Trova i sassi nella scarpa del tuo eroe, e il tema si sviluppa da solo.

A questo punto cominciamo a capire che, se si segue il metodo giusto, le caselle a volte si mettono a posto da sole. Francis Scott Fitzgerald ci ha fatto persino il titolo di un libro: “Le belle storie si scrivono da sole”. E’ una cosa che capita sempre più spesso man mano che si capisce la funzione profonda della trama.

Riassunto

Il mio professore di terza media aveva un principio semplice ma saggio: “Per imparare non basta leggere, bisogna mandare a memoria”. Perciò facciamo un riassunto.

Dobbiamo avere un personaggio che, come tutti, tende verso qualcosa e fugge da qualcos’altro: cioè, semplificando, ha un desiderio e una paura.

La trama ha il compito di creare eventi che ostacolino o assecondino il suo desiderio spingendolo a fare scelte che lo avvicinano alla sua “area di pericolo“.

La sua area di pericolo tuttavia è anche “il tema” della storia. Quindi pure noi, modesti artigiani che volevano solo costruire una storia, ci troveremo ad avere un racconto col Significato, proprio come i capoccioni delle antologie. Ammazza!

Esercizio 1

(fondamentale: chi non lo fa non trarrà alcun profitto dal corso)

Per imparare il metodo senza farsi ingabbiare dal metodo bisogna fare come quando si prende la patente. E’ necessario passare un certo tempo a “guidare con la testa”, pensando razionalmente che prima devi abbassare la frizione poi inserire la marcia e non viceversa. Bisogna farlo tante volte finché non diventa un gesto automatico. A quel punto guidi ma non pensi più a quali pedali spingi: pensi a dove andare.

Le pagine che avete letto sono una scuola di guida. Ora avete gli strumenti per inventare un inizio di trama: allenatevi. Mettetevi lì e inventate almeno 10 inizi di storie usando questi concetti. Datevi per ciascuna una spazio massimo, tipo 2 o 3 cartelle.  Tuttavia pensatele come sintesi di narrazioni lunghe, capaci in futuro di supportare un romanzo o un film. Se 2 o 3 cartelle vi sembrano poche per un inizio, pensate a chi riassume intere trame nei risvolti di copertina o agli sceneggiatori americani che si sentono dire: “Raccontami la storia in 40 secondi”.

Per costruire il racconto, cominciate come vi pare e proseguite come volete, ma alla fine questo “inizio di storia” deve avere gli elementi di cui abbiamo parlato: un personaggio che ha un desiderio e una paura, da cui si evince la sua  “area di pericolo” (che è anche il tema), poi c’è un inizio di trama che lo spinge a fare scelte non casuali ma connesse alla sua “area di pericolo“. Fate muovere anche i personaggi che gli stanno intorno, ma cercate di crearli in modo che siano funzionali allo scopo, cioè che servano a mettere nei guai il protagonista, non in modo gratuito, ma rispetto ai suoi punti deboli.

Ovviamente, i personaggi dovrebbero essere anche anche vivi e credibili: ma questo secondo me fa parte delle cose che non si insegnano. Sono certo che quasi tutti ne siete già capaci.

Se poi non volete avere un solo protagonista principale, non c’è problema, potete avere una storia con più protagonisti, nel qual caso fate la stessa cosa per tutti i protagonisti della vostra storia (ma all’inizio è meglio averne uno solo).

Ho detto di scrivere 10 inizi, ma sarebbe meglio 20, e ancor meglio 30. Più ora scrivete storie da buttare, meno è facile che buttiate via quel che andrete a scrivere dopo. Decidete adesso un numero di storie che volete scrivere come esercizio, e poi rispettate la decisione presa. Scrivete su un post-it “scriverò X inizi di storie come esercizio“, poi appendetelo sul computer e rispettate quello che c’è scritto.

L’esercizio serve perchè questo tipo di sapere, se funziona, funziona solo quando viene applicato senza più pensarci, obiettivo che si raggiunge solo con la pratica. Si tratta di scrivere facendo un sacco di ragionamenti razionali su come applicare i principi, sapendo che così non si ottiene nulla di buono.  Quando, a forza di praticarlo, il metodo diventerà automatico, allora comincerà ad essere utile. Diventerà anche personalizzato perché scrivendo apporterete come tutti le vostre personali variazioni.

Mentre scrivete questi inizi di storie “da buttare”, forse qualcuna vi sembrerà una bella storia. Se accade, ignorate questo pensiero e continuate fino al traguardo prefissato. Se vi sembra che facciano schifo, continuate fino al traguardo prefissato. Non fatevi spaventare dall’esercizio, se 10 inizi di storie vi sembrano troppi, fatene 5, o anche 3. Ma fateli. Ricordate però che sono soltanto “inizi di storie”. Non cercate di finirle, bastano 1-2 cartelle di impostazione della trama.

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  1. Massimo vaj
    7 marzo 2010 a 18:09 | #1

    Blog senz’altro utile per molti che scrivono ma, soprattutto, pieno di buone intenzioni. Non è granché utile a me che non sono interessato al raccontare storie, ritenendo che il mondo ne fornisca a sufficienza per suscitare stupore, e il lavoraccio del cucire tra loro frammenti usati, allo scopo di generare trame già usurate per cliché frusti… non mi attira. Io scrivo storiellette brevi, orientate verso il luogo dove andranno a scivolare per conto loro. Se non si fosse intuito scrivo talmente a casaccio da essere il mio primo lettore, altrimenti non mi divertirei a farlo. Avere successo non rientra nei miei progetti, convinto come sono che l’assenza di aspirazioni sia segno del tocco divino. Curioserò in questo progetto carino perché sì, anche nella speranza di trovare una moglie bella ricca e generosa, un suocero che mi adora, e un lavoro che mi rubi soltanto pochi minuti al giorno per farmi fotografare il sorriso da una fabbrica di dentrifici.

  2. Francesca Roncoroni
    6 marzo 2010 a 16:22 | #2

    Buon giorno Fabio, ho saputo di questo corso per caso. E pensare che stavo naufragando nella ricerca di un corso di scrittura senza sapere dove sbattere la testa. Mi pare tutto chiarissimo. Posso usare il tuo materiale per le mie lezioni a scuola?
    Grazie, scarpette rosse

    FABIO RISPONDE: Le condizioni per usare questi materiali sono due, uguali per tutti:
    – Citare la fonte da cui proviene il materiale e l’autore (come è normale che sia)
    – Usarlo in sedi gratuite, in cui il fruitore non paga in alcun modo
    Soddisfando queste due condizione si può fare quasi tutto. Mi farebbe piacere, se non è complicato, esserne informato.

  3. Andrea Varano
    3 marzo 2010 a 2:53 | #3

    Grazie Fabio, i miei più sentiti ringraziamenti. Il tuo sforzo è prezioso per chi si avventuri nel mondo della scrittura senza averne le basi alle spalle.

    Io un romanzo l’ho già scritto, o almeno questo è quello che credevo prima di leggere la tua lezione numero uno.

    Quanto è vero quello che scrivi e quanto ho voglia di buttare trenta capitoli per aria e passarli al setaccio perché mai in nessun punto il lettore possa pensare “che noia” e, se mi conosce, possa dirmi “No, scherzi? È interessante!”

    Grazie ancora per lo sforzo. È molto apprezzato.

  4. baldassarre
    2 marzo 2010 a 15:41 | #4

    Grazie Fabio per la tua iniziativa.
    Finalmente qualcuno che pensa anche a chi non si può permettere un corso di sceneggiatura professionale.
    Grazie ancora.

  5. Balda
    2 marzo 2010 a 15:37 | #5

    Era ora che qualcuno pensasse a chi non si può permettere di seguire un corso professionale di sceneggiatura.
    Grazie Fabio

  6. Eureka
    28 febbraio 2010 a 15:06 | #6

    Salve a tutti.
    Mi sono permesso di lasciare un commento per dire quanto sono contento che ci sia un corso come questo,tra l’altro ben strutturato.
    Io sono molto giovane(sui 16 anni)ma scrivo sceneggiature già da un paio di anni,il mio stile lo devo tutto dalle copie in pdf delle sceneggiature che escono on-line. Le ho dissezionate tutte e ho fatto mio il modo di scrivere. Ma con un corso come questo sono veramente contento di poter ampliare le mie conoscenze.
    Grazie mille

    FABIO RISPONDE: felicissimo di avere lettori così giovani!!!!!

  7. Isabella
    25 febbraio 2010 a 16:54 | #7

    Affascinante! Come iniziare ad ascoltare una bellissima musica della quale non si può più a meno…ma devo perchè prima occorre provare a scrivere i 3 o 5 inizi da “buttare via”..
    La scelta difficile è “INIZIARE” poi tutto viene automatico :-)
    proviamo e speriamo bene!

  8. 25 febbraio 2010 a 3:00 | #8

    mitico!
    mi sto vedendo tutti i film in cui hai sceneggiato… e sono belli e però cacchio, molti non sapevo neanche esistessero.. ma come cacchiarola funziona la distribuzione in italia? da me sicuramente non sono passati al cinema quei film… da poco ho visto quello lì, “diverso da chi?”, mi piace come hai costruito la storia del pugno in faccia, molto intelligente! (non so se merito tuo cmq te lo dico!)

    e comunque non rubarmi l’idea ok?

  9. Rosy
    24 febbraio 2010 a 16:09 | #9

    Ciao Fabio!
    stai svelando alla mia mente appassionata di scrittura delle realtà illuminanti!Che vanno anche oltre l’esercizio di creazione di una storia!Tutte queste cose, queste modalità produttive di approccio al mondo “letteratura” sono spesso appena percepibili e difficili da capire in profondità da soli!
    Hai scosso qualcosa dentro me, in senso positivo: con le tue magiche parole hai creato una sorta di svolta, di superamento interiore, di consapevolezza che non avevo ancora scoperto.
    Spero che grazie al tuo appassionato contributo possa superare -non senza difficoltà ovviamente- quell’angoscia terribile che mi prende quando sto di fronte il “mostro bianco”, il foglio vuoto.
    ps:apprezzo che tu faccia questo corso gratuitamente; io sono scappata da un corso di scrittura creativa a pagamento…non so, alla prima lezione mi è sembrato tutto così forzato, cosi’ poco adatto a me , così artificioso…invece penso che sia molto più bello e utile spiegare questi segreti così profondi con calma, ironia e passione come fai tu tramite la scrittura comporta.
    Spieghi tutto molto bene,in profondità e sinceramente, non preoccupandoti di dilungarti. E questo va sicuramente a tuo merito!Bravo!

  10. daniele
    19 febbraio 2010 a 16:45 | #10

    mi sembra un buon sito e c’e da imparare molto.

  11. Joe88
    17 febbraio 2010 a 19:52 | #11

    Fabiooooooooooooooooooooooo…Ho scritto un Soggetto.Mentre lo scrivevo avevo già assimilato alcuni concetti chiave.ostacolo-conflitto-desiderio.e ne è venuta fuori una storia che in qualunque punto interrompi t fa venire voglia di sapere come vada a finire.Gli eventi sono EVENTI.cioè quello che accade non si può spostare e determina il cammino del protagonista.é stata un’esperienza quasi mistica.Certo io sono di parte,ma l’ho fatta leggere ieri a lezione di sceneggiatura.E il professore(Fabio ho capito più in questo corso,che nelle 7 lezioni che per ora ho fatto)era molto curioso di come andava a finire.Poi mi ha fatto un pò di osservazioni stilistiche.Certo è il primo soggetto buttato.Ma con il Manzoni’s secret e tutto ciò che ho imparato da te,credo abbia una bella sostanza di fondo.Vorresti dargli una lettura,e darmi un parere..?O non facciamo che me lo rubi.?Questo diventerà un film per Virzi.=)Grazie Grazie..e ancora Grazie.Fammi sapere.A presto.Giovanni

    • Fabio Bonifacci
      18 febbraio 2010 a 11:22 | #12

      PER JONNY TARANTELLA:
      sono felice se il mio corso ti aiuta a scrivere meglio. Ma non mandarmi il tuo soggetto perchè non lo leggerò, come non lo leggo agli altri. Colgo l’occasione per invitare a non mandarmi nulla e per rispiegare i motivi di questa scelta. Sono illustrati in home page ma non tutti la leggono.

      1. Ho un lavoro impegnativo che si piglia tutto il giorno, poi la sera ho una famiglia impegnativa e la mia giornata è finita. Già la decisione di fare questo corso gratis richiede un tempo che non ho, e che grattugio qua e là. Nella vita ognuno dà quello che può. Ciò che posso dare io è questo, di più non riesco.

      2. In più non sono affatto certo che servirebbe. Avere un esterno che dà giudizi appare a molti di voi un obiettivo desiderabile, quasi un miraggio. Ma non so quanto sia utile dal punto di vista dell’apprendimento. Un po’ servirebbe all’inizio, certo, però c’è un fatto: chiunque voglia scrivere deve innanzitutto imparare a giudicare i propri scritti, capirne il valore, individuarne i punti deboli, fare diagnosi. Sapere giudicare i propri scritti è una qualità essenziale per chi scrive. Una delle principali. Piuttosto che cercare giudizi, credo sia meglio imparare a giudicarsi. Io cerco di fornire strumenti per questo.

      3. Se anche avessi il tempo e lo ritenessi utile, forse non leggerei lo stesso, perchè per natura faccio una gran fatica a dare giudizi su testi di altri. Non sono capace, non è un mio talento. Inoltre i miei gusti non sempre coincidono con quelli del pubblico. Ci sono film o libri di successo che – se avessi visto prima- avrei stroncato senza pietà. Magari spingendo a cambiare mestiere un tizio che poteva avere successo e vivere felice. Quindi non mi sento in diritto di dare pareri a nessuno. E’ una cosa che mi agita. Non partecipo neanche alle giurie, quando me lo chiedono.

      4. Ultimo motivo. Io ho molte idee, nel mio cassetto ci sono almeno 50 storie. Sono tante. E’ probabile che qualcuna abbia un punto di somiglianza con quella che uno mi manda. E in giro c’è un sacco di gente convinta che tutti vogliano rubare la loro idea. Il che significa: se leggessi le vostre storie qualcuno di voi finirebbe per farmi accuse che ritengo insopportabili. L’accusa di furto di idee per me è tale, infatti.
      E questo vale anche per te, Jonny: il fatto che tu ipotizzi che io possa rubarti un’idea, mi irrita. Sto qua, spendo tempo per mettere on line centinaia di pagine, per rispondere a mail e commenti, mi sbatto per far sì che le lezioni vengano chiare e utili, e devo leggere “non facciamo che mi rubi il soggetto”? Ma con chi credi di aver a che fare? Ti pare che uno che rinuncia a lezioni ben pagate per fare corsi gratis, poi va a rubare le idee altrui? E non dire che era solo uno scherzo, si capisce benissimo quando uno dice la frasetta scherzosa però intanto vuole buttare lì l’avvertimento… Beh, a questo avvertimento rispondo: “come ti permetti anche solo di pensarlo?”

      Detto ciò: l’irritazione va sfogata così passa, riprendo il mio ruolo..Caro Jonny, complimenti per il tuo entusiasmo, che è bello. Però stai attento: sulla scrittura, col tempo ho imparato a diffidare sia dell’entusiasmo che dello sconforto depressivo. Sono due facce della stessa medaglia, nessuna delle due aiuta a scrivere meglio.

  12. 16 febbraio 2010 a 19:19 | #13

    In un mondo popolato da editori che nella migliore delle ipotesi farebbero la loro bella figura in “A che punto la notte” di Fruttero e Lucentini, editor che ti guardano con lo stesso interesse con cui osserverebbero un’orata parcheggiata da sei giorni sul bancone di un pescivendolo e “colleghi” sempre pronti a darti la sola, in un vortice di bizantinismi, verità taciute in un deserto di silenzi gratuiti la tua figura è anomala e quanto meno ammirevole.
    Complimenti, sul serio.

  13. Paolo
    14 febbraio 2010 a 21:21 | #14

    Grazie,
    ho appena scoperto questo sito, ho seguito la prima lezione e ne sono entusiasta. Mi metto a lavoro, spero bene.
    Devo anche recuperare il tempo perduto…

    PS:per strani motivi ho scoperto prima la pagina facebook dei fan e ho lasciato il mio -probabilmente indesiderato- contributo.

    • Fabio Bonifacci
      14 febbraio 2010 a 23:18 | #15

      per paolo: perchè indesiderato? Per niente

  14. t0bia
    14 febbraio 2010 a 15:02 | #16

    Caro Fabio,

    ipotizziamo che un soggetto o addirittura un trattamento sia sbucato fuori dalle nebbie della mente. Mettiamo anche che non sia proprio da buttare. Almeno non nel nostro cestino. Una giusta decantazione. Lascialo respirare, mi sono detto.

    Puoi metterti nei panni di un principiante che vuole proporsi a qualche produttore/editore? Come muoversi? Come proporsi? A chi mandarlo? Intendo i passi pratici. Penso che molti potrebbero essere interessati qui. Parlo di gavetta e d’insuccessi.

    O funziona proprio come nei film? Tiro giù qualche indirizzo da internet. Infilo tutto in qualche busta, sotto falso nome. Per non bruciarmi subito e poter continuare a invadere impunemente le scrivanie degli editori. O almeno delle loro bionde segretarie.

    Provi a buttare giù qualche riga sul tema? Grazie, come sempre.

    Un saluto,
    tuo allievo Tobia.

    • Fabio Bonifacci
      14 febbraio 2010 a 23:21 | #17

      Per TObia: sul tema c’è un lungo posto sul blog, puoi commentare quello e ne discutiamo lì

  15. 13 febbraio 2010 a 22:01 | #18

    Ottima idea, ottimo inizio, sono strafelice di averti scoperto.
    Non perdo tempo e mi invento degli inizi. Grazie

    (2-3 cartelle a me sembravano tante, più che altro!)

  16. 13 febbraio 2010 a 12:24 | #19

    Grazie per avere messo on-line gratuitamente questo corso di scrittura. Ho letto la prima lezione, non vedo l’ora di mettermi al lavoro.

  17. FrancescaDG
    8 febbraio 2010 a 19:40 | #20

    Riassunto del riassunto: per scrivere una storia occorre un personaggio che abbia un desiderio e una paura, e che dentro una trama incontri ostacoli e faccia scelte. Domanda: tutto ciò è necessario anche se voglio scrivere un racconto da cinque cartelle?

  18. Lori
    8 febbraio 2010 a 12:57 | #21

    mi sono iscritta, e cominicio a prendere appunti.

    Grazie davvero per la disponibilità a condividere, ottima iniziativa. Sui contenuti aspetto di leggere prima di esprimermi =)

  19. camillacan
    7 febbraio 2010 a 14:15 | #22

    Caro Fabio, grazie!
    Ho sempre studiato la scrittura da autodidatta e avere qualcuno con cui condividere qualche esercizio, be’, è praticamente un sogno ;)
    Mi butto subito sulla prima lezione e tra il lavoro, un nano da crescere e una vita da vivere, ci rivediamo presto!

  20. Marco
    7 febbraio 2010 a 0:11 | #23

    … e poi cosa succede? ^_^

  21. irene
    5 febbraio 2010 a 11:45 | #24

    Gentilissimo Sig. Bonifacci,
    da vera esperta la vorrei sinceramente definire come una dispensa piena degli ingredienti più diversi, che vanno un po’ oltre quelli di base.
    Gli ingredienti ci sono, ma vanno scelti, dosati, miscelati con cura.
    Aggiungendo, poi, esperienza, abilità, voglia e fantasia, con un po’ di fortuna alla cottura ne verranno fuori pietanze gustosissime e speciali, da offrire ai non allergici.

    Vorrei, se mi permette questa presunzione, suggerirle il tema della lezione mancante:
    LEZIONE 4: TERMINARE IL RACCONTO E IMPACCHETTARLO – TITOLO E SOTTOTITOLO.

    Con gratitudine.Irene

    PS:Vorrei frequentare la Holden, ma non mi trovo in zona, da tutti i punti di vista!

  22. Joe88
    4 febbraio 2010 a 20:40 | #25

    Ciao Fabio,
    ho scoperto da pochi giorni questo corso,ed è veramente perfetto:lineare,chiaro,poco fazioso.Solo che c’è un problema.O forse un conflitto =).Da due settimane ho iniziato un corso di sceneggiatura in una scuola di cinema.E ho attiva un conflitto interiore che mi spinge a sentirmi un pò pollo.tra l’altro avevo quel sentito,quel presentimento, di non prendere parte al corso,avevo detto all’insegnante che non avrei partecipato perchè non avrei potuto garantirgli il denaro,quanto meno non subito.E lui(anche perchè conosce il mio responsabile al call center dove lavoro)mi disse:”Ma dai stai tranquillo,vieni,e poi anche a fine febbraio mi paghi”.Oltre al conflitto interiore che mi spinge a considerarmi un pollastro,c’è un ostacolo di natura pratica dovuto al denaro.Il call center paga solo a contratti e sono al verde.Riuscirà il nostro eroe a risolvere entrambi i conflitti.?A titolo di cronaca il corso è articolato in 12 lezioni per un costo di 190 euro.Bella storia =)

  23. ire
    3 febbraio 2010 a 23:52 | #26

    Grazie.Amo scrivere, ma fino ad adesso ho odiato non saperlo fare. Adesso lo accetto umilmente e ricomincio da capo.

  24. 3 febbraio 2010 a 23:18 | #27

    posso leggere solo tardi… per ora sono arrivato “NOI PRODUCIAMO SCELTE!….ma sto per scegliere di andarea dormire …per stasera…..

    grazie ciao ci si sente su f.b. (Giampyvass)

  25. Astrid
    3 febbraio 2010 a 18:25 | #28

    Ciao Fabio,
    solo ora scopro della sua esistenza e del suo gentile gesto.
    La ringrazio perché ritengo molto utile il suo corso di scrittura creativa.
    grazie per la sua generosità.
    Astrid

  26. 2 febbraio 2010 a 17:47 | #29

    Ciao Fabio,
    ho letto una decina di libri e manuali sulla sceneggiatura, e devo dire che a giudicare da questa prima lezione, il tuo l’ho trovato molto più interessante e utile di altri che invece per avere devi acquistare a caro prezzo.. quindi complimenti anzitutto per la scelta di fornire i tuoi insegnamenti gratuitamente, e poi per lo stile, la linearità e la persuasività che caratterizzano la tua esposizione.

  27. Debora
    1 febbraio 2010 a 21:12 | #30

    Salve Fabio,
    cercavo informazioni su corsi di scrittura creativa e mi sono imbattuta nel tuo sito. Ho letto, anzi divorato la tua 1 lezione tutta d’un fiato e che dire: “Incredibile”! Sotto tutti i punti di vista. Da una parte un caloroso grazie per i tuoi consigli preziosi e “gratuiti” che credo in pochi, anzi addirittura nessuno avrebbe elargito; e dall’altra si apre un piccolo spiraglio di luce sulla possibilita’ di poter mettere nero su bianco una delle tante idee che mi passano per la testa, che fino ad ora erano rimaste ben nascoste dietro la “paura” di non essere all’altezza di poterlo fare.
    Cerchero’ di seguire i tuoi esercizi.
    P.S. Scusami se ti ho dato del tu.
    Ciao

  28. teresa anna
    1 febbraio 2010 a 17:54 | #31

    Grazie per quello che hai fatto.
    Ma quando ti decidi a scrivere la quarta lezione?
    Siamo qui in attesa.
    Con affetto.
    Teresa.

  29. Cinzia
    31 gennaio 2010 a 19:54 | #32

    Salve Fabio!
    Ho scoperto il suo blog attraverso Facebook,a cui sono iscritta solo da poche settimane; e mi rammarico di non averlo trovato prima: con mille trepidazioni tempo fa ho partecipato a un primo concorso letterario con una storia che avrei voluto rendere un romanzo, ma che si è esaurita tra le mie mani inesperte in un racconto breve…mi sono lasciata trasportare dal mio personaggio, lasciandolo libero di muoversi nel suo stesso mondo, aspettando di trovare lo spunto per andare oltre e allungare così la storia, ma come una fiammella la storia si è spenta in poche cartelle, e ne è uscito, contro la mia volontà, un racconto breve. Il quale ha vinto lo stesso, ma mi ha lasciato l’amarezza dell’incompiuto, o del “qualcosa” che avrebbe potuto diventare “qualcosa in più”. Mi impegnerò ripartendo da zero grazie ai suoi interessantissimi consigli: la prima lezione che ho letto tutta d’un fiato mi ha stregata!
    Complimenti ancora, e un saluto a tutti i partecipanti a questo forum!

  30. 31 gennaio 2010 a 13:15 | #33

    E’ stato un piacere incappare in questa pagina! Ho letto la prima lezione tutta d’un fiato ed è veramente illuminante!
    Mi diletto a scrivere fiabe e proprio in questo periodo sto seguendo un corso di scritura creativa organizzato da una piccola casa editrice. Coglierò l’occasione per mettere in pratica gli esercizi proposti :)
    In bocca al lupo a tutti gli scrittori dilettanti e grazie di cuore per aver reso acessibile questo materiale.

  31. manuela
    31 gennaio 2010 a 3:06 | #34

    Ciao Fabio, grazie, la tua prima lezione mi è piaciuta molto, come anche il piglio pratico e ritmato che le hai imposto, in puro stampo anglosassone. Apprezzo molto soprattutto la chiarezza con cui decodifichi le basi della struttura narrativa.
    Proverò a fare come dici.
    Ancora grazie.

  32. serena
    30 gennaio 2010 a 23:31 | #35

    Girovagando per caso ho scoperto la tua prima lezione e mi ha colpito la freschezza dello stile con cui affascini. Irriverente Fabio, sacro fuoco della verità ai confini del web….Seguirò i tuoi “pensieri”…incuriosità dall’inevitabile domanda:ci sarà un vituale contatto?

  33. Biagio
    30 gennaio 2010 a 13:19 | #36

    Ciao Fabio, ottimo lavoro! E tantissime grazie, è davvero raro trovare chi con gratuità lascia suggerimenti validi e utili per amore del mestiere! Mi farebbe piacere ricevere anche aggiornamenti e news! A presto!

  34. Jasmine
    29 gennaio 2010 a 20:17 | #37

    Buonasera Fabio,
    ho letto con interesse la prima lezione, mi è piaciuta molto.
    Ho intenzione di esercitarmi come consigli.
    Ti chiedo solo, data la mia ignoranza in materia, cosa intendi con cartella. Di quante battute è composta?
    Ti ringrazio anticipatamente
    Jasmine

    • Fabio Bonifacci
      30 gennaio 2010 a 9:45 | #38

      Per JASMINE. Non ha molta una importanza, uso “cartella” come sinonimo di “normale pagina a computer”. Era solo per dare un barlume di unità di misura. Non serve rispettarlo con estrema precisione. Grazie per i complimenti

  35. Antonella
    29 gennaio 2010 a 13:15 | #39

    Ho letto la prima lezione e l’ABC. Che male che mi hai fatto! A questo punto, credendo di non essere in grado di scrivere neanche la lista della spesa, cosa farò? Ti sei di molto avvicinato alla mia area di pericolo… Grazie!

  36. Fiore
    29 gennaio 2010 a 10:11 | #40

    Salve! E’ stupido lo so, ma no so se dire ciao, piuttosto che buongiorno. Buongiorno sembra formale e distaccato mentre ciao, troppo diretto, mi sembrerebbe un terribile mancanza di educazione. Saluti pietosi a parte, devo ammettere che mi trema il cuore ha scrivere un commento su quello che ho appena letto, mi sento emozionata come rispondere ad un professore in una aula gigantesca dove tutti mi possono sentire, ma dove io non posso vedere chi mi ascolta. Mi sento un po’ a disagio. Vorrei che questo corso mi insegnasse a credere realmente che sia possibile. Scrivere perchè? Boh egoisticamente lo ritengo più utile di una seduta di psicoterapia. Scrivere per chi? Anche qui la risposta è vacua. Scrivere per chi avrà la voglia di leggere ciò che scrivo ed in esso si possa ritrovare, si possa divertire, si possa sentire un po’ come a casa. Scrivere per creare un legame, un filo conduttore che crei un rapporto, anche se a distanza. Ho fatto la giornalista per alcuni anni, niente di sconvolgente. Giornalista in una piccola città di provincia per una scadente televisione privata. Nonostante l’ambiente deprimente, io ha dato il meglio di me, ma dopo un pò tutto è diventato sterile, inutile. Le storie che si raccontano nello spazion di un attimo raccontano l’istante, sembrano non avere un prima nè un dopo, alla fine sembrano vuote.Non danno emozioni, nè a chi le racconta, perchè dopo si diventa aridi, nè a chi le ascolta. Nessuno si commuove più , non ci si stupisce più di nulla, nemmeno davanti ad eventi efferati. Chi piange davanti ad una notizia di un telegiornale trasmesso alle 13.00, durante l’ora del sacro pasto? Nessuno. I telespettatori ingurgitano ed i giornalisti producono ciò che dovrà essere velocemente ingurgitato. Senza che in questo transito vi sia il benchè minimo coinvolgimento.
    Io mi sono stufata, ho detto basta e sono scesa dal carrozzone. Adesso, boh. Adesso leggo, studio e scrivo. Non so se porterà a qualcosa, non è poi così importante. L’importante è che lungo questo percorso incontro scritti come quello che ho appena letto che mi aprono la mente. E’ la mente, si sa è vorace, è vuole sempre di più, non si accontenta. E’ quello che ha ingurgitato oggi la mia mente è stato piacevole. Stimolante. Proverò a fare gli esercizi indicati, tenterò di seguire i suggerimenti. Alimenterò mente e penna. E nella vita poi non si sa mai? L’ottimismo, quello che ho sentito, leggendo tra le righe, beh, si sa, è la migliore delle droghe.
    -Chi c’è oltre lo schermo ? Una persona che si reputa fortunata di aver trovato questo corso, che vuole imparare, che magari non darà grandi risultati, ma che è ben dispostata a mettercela tutta.
    Grazie

  37. mirna
    28 gennaio 2010 a 23:45 | #41

    ahhh!
    ti ho scoperto solo ora. Sono in grave ritardo,ma è stato davvero un piacere e un’illuminazione leggere questa prima lezione. Sono un’appassionata lettrice di romanzi, nella mia testa circolano tante storie, ma “il prendere la penna in mano” mi ha sempre fatto paura. Non sai quante volte mi sono chiesta come nasce una storia?
    Non so se riuscirò a fare gli esercizi da te indicati, ma sicuramente seguirò con entusiasmo il tuo corso cercando di recuperare quanto perso.
    Un enorme grazie a chi, come te, mette a disposizione il suo sapere in modo così attento, interessato, partecipe, anche se gratis!

  38. francesco
    28 gennaio 2010 a 17:07 | #42

    Forte Fabio,
    Ho cominciato 4 giorni fà il primo inizio di storia, 2 cartelle.
    E cotinuo con una al giorno per almeno 10 giorni. Dopo ti farò sapere il
    risultato. Ho comperato un cestino capiente per buttare la zavorra che non
    serve, penso in gran quantità agli inizi.Un saluto Francesco.
    Ps, ti ho scritto una MAIL con una richiesta,se fossi così gentile di
    leggerla e rispondere, te ne sarei grato.Grazie. Aspetto. Francesco.

  39. Luigi
    27 gennaio 2010 a 18:51 | #43

    Un saluto a tutti quelli che seguono questo corso, autore compreso.
    Ho appena finito di leggere la Lezione Uno e sono rimasto folgorato!
    Davvero straordinarie le cose spiegate, almeno per me.

    Lo so, è più un commento di cortesia però all’autore fa piacere sapere chi legge i suoi insegnamenti.

    Continuerò attivamente di seguire il corso. Un in bocca al lupo a tutti con i vostri “inizi di storie”!

  40. andrea
    27 gennaio 2010 a 17:29 | #44

    grande fabio!
    è bellissimo questo corso.
    è stupendo il fatto che tu lo faccia e il perché lo fai.
    dietro lo schermo c’è un tuo amico.

  41. Iva
    27 gennaio 2010 a 13:14 | #45

    Buongiorno,
    da qualche giorno giro e rigiro su queste pagine e penso.
    Stamani mi sembra persino di aver tracciato le linee mentali del personaggio, i suoi desideri, le sue paure, l’area rischio in cui operare “il passaggio”, la scelta.
    Grazie delle dritte, semplici, chiare, organiche. In virtù di esse ho cominciato a individuare i momenti della giornata da dedicare allo scrivere in modo organizzato. Un pensiero che già di per sè è una liberazione nel vivere il caos dei turni, delle relazioni umane.
    Grazie, davvero molto. Ci risentiamo.

  42. Rosi Pace
    26 gennaio 2010 a 18:49 | #46

    Sarà una semplice coincidenza o sarò trovare la persona giusta al momento giusto. Per caso su face ho letto di te e, considerando il mio cervello che va a mille per la mia storia, mi sono detta perchè no. Sono entusiasta ho + voglia di scrivere. Sono 2 anni che ho in mente una storia, la elaboro ogni giorno nella mia testa e butto quello che mi viene in mente.Non vedo l’ora di terminarla perchè sarà come un figlio mio. Grazie. Rosi

  43. Yasser
    25 gennaio 2010 a 16:08 | #47

    Avevo bisogno di lezioni per scrivere una storia. Solo che la storia deve parlare di me. Credo che anche nell’autobiografia si possano applicare le stesse regole, dato che tutti abbiamo desideri e quasi tutti conosciamo le nostre trame di pericolo. Speriamo di sviluppare un bel tema. Ti farò sapere. Intanto grazie.

  44. iris
    25 gennaio 2010 a 15:47 | #48

    Che dire!? Sei incredilmente chiaro,schietto,illuminante! Fai centro in quel groviglio di idee,emozioni,paure,desideri,immagini mentali,che da un ventennio circa ( ho 36 anni) coabitano dentro,e fuori(grazie a qualche scritto liberatorio)di me,da una vita…
    Immagina una brava bambina a scuola,che cresce con un gran senso artistico,sensibile,fantasioso,creativo,emotivo,ma s’iscrive ad una Scuola artistica che le insegna a dimenticare l’arte,s’imbatte in una lunga storia d’amore che soffoca il suo amore per il mondo,la natura,la poesia,fino a farle sfiorare una crisi depressiva..ad abbandonare i suoi studi universitari, ma a spingerla subito dopo alla ricerca di qualcosa di tangibile.La sua indipendenza economica per sentirsi più libera..viaggiare,vivere da sola.Ma tra un lavoro sbagliato e un altro,gli anni passano,le spinte profonde di realizzazione artistica aspettano invano fino ad assopirsi,e lasciano il passo a percorsi illusori di realizzazione alternativa,che pure miseramente crollano dopo l’evento più grandioso e vero della sua vita: la nascita di una figlia.
    Già perchè nel frattempo mi ero sposata.E la voglia di raccontare,scrivere,inventare storie da un piccolissimo spunto quotidiano,una riflessione su tema importante,la storia di qualcuno che conosci,etc..?OPPURE DA UN SOGNO? come è successo stanotte,anzi stamane dopo le 5:00,visto che mi sono alzata con una forte emicrania e dopo una pastiglia mi sono riaddormentata. Svegliata alle 8:00,ho pensato,come tante volte ho fatto,che dovevo scrivere un LIBRO.Morirà come nell’80% delle persone di cui parli? Forse si. Eppure intanto ho buttato giù un abbozzo di trama..
    Quest’anno fose tutto è possibile.Mi sono reiscritta all’Università,ho dato un esame.Ho voglia di realizzarmi.
    Leggerò le tue lezioni. Grazie e a presto

  45. peppe
    22 gennaio 2010 a 19:13 | #49

    Ciao sono un ragazzo che ha 34anni , “è ancora studente che studia(mi mancano 4 esami in legge) che devo prendere una laura e che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo!” Scherzi a parte io in realtà con legge non ho molto in comune, ma si sà oggi non si và avanti se non hai un pezzo di carta…. In compenso ho una passione che vorrei provare a fare diventare un mestiere mi piace scrivere delle storie(diciamo scrivevo, visto gli impegni universitari)per serie tv di cui ho una grande passione fin da piccolo( Chips, Arnold, Robinson Riptide ecc.)
    Ho anche preso parte a un corso a Milano di sceneggiatura vincendo come miglior corto alla fine del corso, ma poi ho un pò abbandonato. Spesso mi vengono in mente delle storie, ispirato anche dalle serie tv che vedo, e butto giù qualche riga. Comunque devo dire che apprezzo le tue lezioni perchè puntano al sodo, comprendi immediatamente i punti essenziali dello svolgimento di una storia.

  46. Giulia
    22 gennaio 2010 a 18:14 | #50

    Salve, ho letto oggi la prima lezione e sono entusiasta! Sto scrivendo una storia e vorrei farlo nel miglior modo possibile, ecco perché leggo il suo blog. Grazie dell’aiuto!

  47. Sabrina
    6 gennaio 2010 a 18:20 | #51

    Che bella lezione !
    Non ci crederai, ma ho davvero preso appunti !
    Vuoi sapere chi c’è dietro allo schermo ?
    Sono una donna soddisfatta di se, felice della sua vita privata e tremendamente insoddisfatta della propria professione. Facendo una media non mi senbra male, ma sto cercando di migliorare, anche prendendo lezioi di scrittura.
    Per questo ti ringrazio e colgo l’occasione per associarmi ad Antonio: l’italiano è una lingua bellissima e piena di vocaboli, proviamo a riscoprirne anche solo uno nuovo al mese.
    Grazie per lo spazio.
    Ciao.

    Sabrina

  48. Roberta
    26 dicembre 2009 a 22:26 | #52

    Questo è un corso utile, finalmente! Parte dalle basi, non ci si perde in chiacchiere astratte, gli esempi rendono tutto chiaro come il sole…poi bisognerebbe avere la costanza di fare davvero tutti gli esercizi, ma questa è un’altra storia.

    Io spesso parto alla rovescia, comunque: mi viene in mente un personaggio in un certo tipo di situazione che si comporta in un certo modo, e ci medito su per capire le motivazioni che possono spingerlo in quella direzione. Così costruisco il suo carattere a posteriori.
    Non sono una scrittrice vera, eh, solo un’aspirante…però per me funziona meglio così.

    Ecco, nel cercare di fare l’esercizio mi è successa una cosa strana, mi
    piacerebbe sapere se è capitata ad altri o se sono pazza. Ho ripescato dal cassetto vecchissimi inizi di storie che scribacchiavo da ragazzina; ce n’è uno in particolare che mi è sempre dispiaciuto di aver abbandonato, ma pur avendo la trama in testa non ero riuscita a farlo funzionare. Il problema era proprio quello evidenziato nella lezione: il protagonista non vuole niente, rimane lì come un allocco, si agita senza costrutto, fa delle cose solo perché lo dico io. Non ha mordente.

    Ho pensato e ripensato e sono giunta a questa devastante conclusione: questo sedicente protagonista non serve a nulla! La storia funziona anche senza di lui, i comprimari se la cavano benissimo da soli! Ma si può “licenziare” il protagonista?!

  49. Antonio
    26 dicembre 2009 a 9:47 | #53

    Caro Fabio,
    mi permetto di darti del tu, in quanto sei sicuramente molto più giovane (età biologica) di me, anche se dovrei darti del LEI perchè vedo che hai tante cose da insegnarmi.
    Oggi ho letto la prima lezione e mi darò un mese per scrivere 1, 10, 100, 1000 inizi della storia che ho in testa.
    Ti ho scoperto ieri (Natale – un Dio che nasce) sul Sole 24 Ore, inserto Nova – Natale, Dio, Sole, Nova tutte parole simboliche. Tornerò in un’altra occasione sulla lista dei desideri.
    Una preghiera per tutti: scriviamo in italiano (è una lingua tanto ricca di vocaboli e sfumature).
    Grazie e tanti auguri a tutti

  50. 25 dicembre 2009 a 4:57 | #54

    Ho terminato oggi la prima lezione e una settimana fa la terza. Mi stai dando ciò che sto cercando. Voglio iniziare a ragionare in termini cinematografici e non solo teatrali, pur riconoscendo che i tuoi insegnamenti sono utili anche per il teatro.In teatro, però, si può giocare di più sull’assenza di una vera e propria “tramastoria”, perché il contatto diretto col pubblico consente,quando un attore è bravo, di comunicare anche ciò che non si dice e di far correre la fantasia dello spettatore, che può anche inventarsi una sua storia su ciò che vede e in questo modo compie uno sforzo e riflette e immagina e crea egli stesso. Stai impostando il corso in maniera ragionata, ordinata e diretta. Mi piace. Sono contenta. E ammiro il fatto che metti a disposizione le tue vaste conoscenze ed esperienze.Bravo!

  51. 19 dicembre 2009 a 15:24 | #55

    Fabio, questo giorno me lo ricorderò!
    “non qualcosa da dire: qualcosa da raccontare”

    Qualcuno ha acceso la luce! I riflettori!
    Io non ho niente da dire ma di sicuro quando racconto le cose la gente mi sta a sentire e si diverte… allora.. posso!
    E l’esercizio sui dieci o venti inizi possibili, io credevo di avere il deserto salato in mente, credevo che non crescesse nemmeno un cactus rachitico, e invece non si fermavano più!

    Perché non era necessario qualcosa da dire ma COSE DA RACCONTARE e non smettevano più!
    Tutte le storie che non ho mai raccontato!
    Mi sento stupida, stupida, stupida… ho 35 anni e sto saltellando sulla sedia con le mie velleità da scrittirce inespressa e sai una bella cosa questa è l’unica vita che ho, e la tua frase ha aperto una porta e se esce tutto fuori a valanga per adesso ci può anche stare, e se sarò ridicola che ridano porca miseria, ma io ‘sto giorno anche fra anni me lo ricorderò Fabio e mi ricorderò di te che sapevi la password :D :D

  52. penelope
    15 dicembre 2009 a 9:06 | #56

    la lettura della tua lezione forse riuscirà a liberarmi dall’ingorgo narrativo che mi ha paralizzata nonostante “sappia” che posso farcela

  53. alessandra font
    2 dicembre 2009 a 23:15 | #57

    Grazie davvero per questo corso! Prima di arrivare qui ho seguito lezioni di scrittura da cui sono scappata, letto libri/manuali e lasciato esercizi a metà, a volte neanche iniziati. Navigavo a vista,ora ho una piccola bussola che aiuta nel dare direzione alla mia fantasia.
    Poi mi piace come lo scrivi.
    E riesco a fare gli esercizi con vero impegno.
    P.S: lesson N. 2 is needed, a lot!
    Alessandra

  54. comunicatrice
    27 novembre 2009 a 1:47 | #58

    Caro Fabio,
    solo oggi mi imbatto nel tuo blog, alla ricerca,com’ero, di corsi di scrittura creativa.
    Questo perchè ho una grande voglia di scrivere… e adesso so anche che non ho una storia da raccontare.
    Credo che il migliore esercizio per me consista nel dare a me stessa più possibilità di esistenza, in un momento in cui mi trovo scissa più che mai tra desideri e paure..
    Chissà, forse le diverse combinazioni di desideri e paure, alla fine mi condurranno ad una scelta definitiva, visto che ancora non so come andrà a finire…
    Grazie tante per i nobili ideali che ti spingono a scrivere per noi.
    Ammirevole.

  55. 26 novembre 2009 a 22:18 | #59

    Uno dei miei sogni più grandi è quello di vedere i miei racconti su uno schermo gigante..

    grazie di cuore

    N.P.

  56. Donato
    25 novembre 2009 a 10:20 | #60

    Grazie, ottima iniziativa, ho iniziato un romanzo, ma mi sono arenato… credo che mi sarà molto utile il suo aiuto.

  57. vale
    19 novembre 2009 a 3:22 | #61

    Fabio, per caso sono inceppata in queste pagine. In realtà stavo cercando delle parole che mi aiutassero. Per cui non è un caso.
    L’inizio, questa prima lezione” mi porta a pensare “e poi cosa succede?”
    Stasera scrivo. To be continued…
    Grazie
    Valentina

  58. paolo bellucci
    14 novembre 2009 a 9:02 | #62

    Grazie Fabio. Quello che scrivi è molto interessante. E utile.

  59. mauro
    12 novembre 2009 a 3:03 | #63

    Eccomi qua per ringraziarti e salutarti. Ho iniziato la prima lezione la notte scorsa, con grande interesse, beneficio e stimolo. Sono arrivato a te tramite il “sapore” dei tuoi film. Ad un certo punto ho scoperto che tra “e allora mambo” e “si può fare” c’era un filo comune. E allora ho investigato e messo insieme le varie altre perle che avevo già apprezzato senza sapere (ma fiutandolo) del filo comune…, che poi ho scoperto essere il tuo nome e cognome. E così eccomi qua. Sono un formatore, educatore e una specie particolare di terapeuta (Oltre il…Tandem…). Per anni ho lavorato in scuola materna, lì sono stato un gran raccontatore di storie e i bambini mi avevano insegnato il principio cardine dell’ E POI CHE SUCCEDE? Ora sono un gran fruitore di storie (lette e viste) con un mai coltivato intento di riprendere la mia carriera di cantastorie. E sogno di trasmettere al prossimo storie che accendano l’anima, anche se poi mi rendo conto che le sento dentro , ma non so dare loro una minima forma esteriore. Io sapevo raccontare a voce, a braccio, non scrivendo. Mi potrei definire un umanista (neoplatonico) e quindi spesso sono frustrato per ciò che leggo e vedo, perchè patisco i clichet di una certa cultura cinematografica e letteraria “d’autore”,che trovo spesso statica, poco coraggiosa e narcisistica. E , non per piaggeria, poi incontri una commedia umana come “lezioni di cioccolato” che affronta in profondità e leggerezza tematiche sociali, psicologiche e relazionali, che le opere dei boss della “Cultura dei Contenuti Alti” (C.C.A.) spesso nemmeno riescono a sfiorare. Forse perchè come mi disse un tuo collega giovane ma di successo, chi scrive non può smettere di vivere altrimenti muore la sua Fonte…..
    Ti ringrazio ancora per il Corso ed il tuo Scrivere. Ora mi prendo un pò di tempo per fare gli esercizi poi passerò alla seconda lezione. A presto Mauro
    P.S. E dire che volevo scriverti un paio di righe!

  60. LOGAN
    9 novembre 2009 a 12:45 | #64

    Caro Fabio,
    mi è stato utile leggere le tue lezioni. Mi sono ritrovato in tutto quello che hai scritto. Ma come al solito, anche se in teoria è tutto molto chiaro, poi la pratica è un’altra storia. ;]
    “Cominciamo a capire perchè la trama non serve solo a “intrattenere” o a “creare un filo”, ma ha una sua necessità spirituale. Ti cito perchè spesso mi sono trovato a discutere con alcuni colleghi su questo punto e riducevano tutto all’intrattenimento.
    Ho apprezzato particolarmente la capacità di sintesi. Da anni mi occupo di scrittura, ma propongo le mie storie nel paese sbagliato. A forza di tentare riuscirò a spuntarla.

  61. 3 novembre 2009 a 15:16 | #65

    Solo oggi ho saputo del corso di scrittura e mi sono precipitato a leggerlo. “Interessante”…. nooo, scherzo! Spero di non essere in ritardo. Mi darò da fare a portare a termine il compito a casa della prima lezione. Intanto grazie per la disponibilità che offre a tutti noi.

  62. Andrix
    3 novembre 2009 a 12:18 | #66

    Ciao sei un grandissimo.Soprattutto se si fosse in grado di scrivere una storia sapremmo scrivere la nostra.Siamo una nazione trascinata dalla corrente,di conseguenza sappiamo commentare,fare i poeti,i giornalisti,ma gli scrittori proprio no.Arrendersi? Ciao!!!!!!!

  63. elisa
    28 ottobre 2009 a 11:32 | #67

    Un amico mi ha segnalato il tuo sito nel tentativo di eliminare il mio blocco creativo, dopo un anno passato negli Stati Uniti a scrivere un film…se funzioni ti offro da bere :)
    Per ora grazie!

  64. mariù
    22 ottobre 2009 a 20:35 | #68

    dott.ssa Scavia, sono Marina. grazie per avermi segnalato il sito. la saluto con affetto@rosalba scavia

  65. anita pesce
    16 ottobre 2009 a 15:12 | #69

    Grazie per aver condiviso. Grazie per aver evidenziato che esiste una dimensione artigianale nascosta dietro gli atti creativi. Grazie per aver messo al bando tutti i vittimismi e fatto venire voglia di raccontare (o di tacere per sempre) a chi nutre dei dubbi…

  66. luisa
    13 ottobre 2009 a 20:51 | #70

    Io invece un racconto l’ho scritto e, fortuna mia, me l’hanno pure pubblicato in un’antologia.., ma il guaio è che adesso che avrei una bellissima storia da raccontare, beh.. ho paura di mettermi a scrivere, sono terrorizzata, ma so anche che, se vado avanti così, la mia storia resterà per sempre e solo nella mia testa..Cosa devo fare per vincere questa maledetta paura?? Seguire il tuo corso?? Io ci provo..
    Ciao.

    Luisa

  67. 11 ottobre 2009 a 22:08 | #71

    Ciao, sto facendo la lista dei miei vizi. Ti faro’ sapere se ho speranze di guarigione.

  68. Simone
    10 ottobre 2009 a 15:48 | #72

    è da “grandi” persone quello che stai facendo.
    E poi è illuminante il testo.
    grazie
    S.

  69. Michela
    8 ottobre 2009 a 23:19 | #73

    Mi piace tantissimo quello che hai scritto. Mi piace come l’hai scritto. Mi piace soprattutto sapere perché l’hai scritto. E proprio per questo “perché” ti dico grazie. E ti dico che continuerò a leggere. E ti dico che continuerò a scrivere (accantonando l’idea di mettermi a piangere nata spontanea durante la lettura…), prendendo spunto anche dai tuoi esercizi e, soprattutto, facendo tesoro dei tuoi consigli.
    Grazie ancora. Di cuore.

    M.

    P.S. Mi piacciono tanto anche le immagini che colorano il tuo sito…

  70. Lorenzo
    7 ottobre 2009 a 0:18 | #74

    uffa! ma io sono uno scrittore, pittore, falegname incompreso e geniale e mi tocca faticare a pensare, a snocciolarmi gli occhi davanti allo schermo che è pure tardi? effettivamente non ho mai pubblicato, non dipingo da mesi, sulla questione tavolini poi…
    mi piace questo corso. cercavo un editor (che facesse lui il lavoro per me) ma direi che mi potrei sforzare. una trama?

    a parte le buffonate,
    grazie
    lorenzo

  71. Marianna
    4 ottobre 2009 a 17:18 | #75

    Caro Boniffacci,
    (per quanto anche un po’ Fibonacci s’adatta)
    visto che ci hai invitati e invitate a farti sapere che ne facciamo del tuo materiale, ti scrivo.
    Sono 24 ore che butto giù possibili varianti di uno stesso personaggio a cui ho dato fin ora 5 possibilità di sviluppo, assegnandogli diverse combinazioni di desideri e paure. (Funziona tipo droga ‘sta roba)

    Ho notato che
    1- più trovo varianti e più devo precisare il tipo di desiderio e paura in relazione a quello che voglio dire. Più sono precisa più si crea un percorso quasi obbligato nel determinare inizio di trama e mania rivelatrice.

    2- ciò che stringe lo spazio fra desiderio e paura non può essere sproporzionato rispetto ai primi due. Altrimenti rischio di andare lontano da quello di cui avevo voglia di parlare. E’ come voler stringere una vite col cacciavite di una misura troppo grossa o troppo piccola.
    Avevo anche un favoloso esempio, ma fra le varie sindromi da zavorra, c’è anche quella della brava allieva, e quindi resisto e non te lo mando.
    Vado a lavorare invece.

    Un abbraccio
    M

    Ps
    La lezione tre è interessante e vera. Aspetto la due e ti ringrazio per il tempo che dedichi a questa cosa.
    Buon Tutto

    • admin
      12 ottobre 2009 a 3:05 | #76

      PER MARIANNA. Bello! a leggerti sembra quasi che il metodo funzioni. La cosa mi emoziona perchè come insegnante sono esordiente pure io!

  72. Marianna
    4 ottobre 2009 a 1:04 | #77

    Mi vengono in mente un sacco di cose da dirti. Ma è più onesto e pratico riassumerle in un sincero grazie. Anche per l’entusiasmo e l’ironia.

    Ti dirò come è andata a finire, per ora mi limito a dannare sugli esercizi. Una cosa però è vera: la torta lievita.
    Merci.

  73. Al
    3 ottobre 2009 a 13:02 | #78

    Presente!

    Grazie, bel lavoro.

  74. V
    1 ottobre 2009 a 18:53 | #79

    7, provero’ con 7 inizi…

  75. Claudia
    29 settembre 2009 a 20:30 | #80

    La ringrazio di questa iniziativa e la seguirò con grande interesse.
    A presto! :)

  76. 26 settembre 2009 a 15:49 | #81

    Ciao Fabio, grazie per queste nozioni, non è da tutti divulgarle in modo così leggero e allo stesso tempo così utile e gratuitamente. Grazie davvero.

  77. Samu
    20 settembre 2009 a 19:50 | #82

    Ciao, anzitutto vorrei ringraziarti per il corso e la semplicità con cui parli di cose che sinceramente a me, non so per quale motivo, mi fanno un po paura.
    credo che principalmente sia il timore di scrivere boiate pazzesche!
    Per il resto non vedo l’ora di assaporare le prossime lezioni

  78. 17 settembre 2009 a 16:28 | #83

    Grazie per il tempo che passi ad insegnarci, non vedo l’ora che sia on-line la seconda puntata!

  79. speakeasy
    15 settembre 2009 a 17:33 | #84

    Settembre 2009 …e dopo cosa succede?

  80. Elena
    15 settembre 2009 a 14:57 | #85

    salve a tutti!
    Io una storia ce l’ho, anche due ma quel che mi manca è la fiducia in me stessa.
    Da tanti anni desidero scrivere un racconto sulla mia famiglia. Ho tutto: i protagonisti,i loro desideri e le loro paure. Eventi da raccontare e pure il tema. Non capisco cosa mi stia bloccando…aiuto!?

  81. Mary
    15 settembre 2009 a 14:51 | #86

    Ho belle storie e bei finali ma ho bisogno di un corso. Il tuo metodo mi è piaciuto e mi ha fatto riflettere. Quando la seconda lezione? Ciao.

  82. mattei Maria Antonietta
    14 settembre 2009 a 15:50 | #87

    Una Amica mi ha parlato di te e io le avevo parlato entusiasticamente del tuo ultimo film.Per curiosità, da poco tempo ho inziato un corso di scrittuta. vOLEVO CAPIRE COME SI FA A POTER INIZIARE, SE NON SI HANNO LE CAPACITà ,COSA CHE HO SEMPRE DUBITATO DI AVERE. lA COSA MI HA INTRIGATO PERCHè HO INCOMINCIATO A VEDERE LE COSE INTORNO A ME IN MANIERA RAVVICINATA ,CON UNA CURIOSITà PARTICOLARE.hO INIZIATO A ROMPERE GLI INDUGI E STO INCOMINCIANDO A PROVARE IL PIACERE DI SCRIVERE. lA PARTECIPAZIONE AD UN GRUPPO E IL FATTO DI SOTTOPORRE I MIEI LAVORI O MEGLIO LAVORETTI SONO UNA DISCIPLINA PER IL MIO DISORDINE MENTALE. sCHERZO, SONO CONSIDERATA SAGGIA DA SEMPRE ,MA SENTO IL CUORE E LA TESTA COME UN VULCANO CHE HA PAURA DI SPEGNERSI.
    bELLE DUE COSE DETTE DA TE NELLA PREMESSA:SI IMPARA NEL RIPETERE AGLI ALTRI (L’HO FATTO SEMPRE E NE SONO CONVINTA E POI, LA CIRCOLAZIONE DELLE IDEE:tENERLE PER Sè NOM HA SENSO.
    cHIARISSIMA LA LEZIONE.ESSENZIALE ,FORNISCE LA PRIMA CHIAVE PER CAPIRE DA DOVE INIZIARE. aL CORSO, GRANDI LETTURE, COMMENTI E TANTI NOMI DI TITOLI E DI AUTORI, PER CUI MI SONO SENTITA MOLTO SPESSO INADEGUATA. hO SEMPRE MOLTO LAVORATO E NON SONO STATA MAI UNA SOFISTICATA INTELLETTUALE.
    nON SO SE NELLE COSE CHE HO SCRITTO FINORA,UNA QUINDICINA DI RACCONTI ,CI SONO GLI ELEMENTI DA TE SUGGERITI:NON SONO SUFFICIENTEMENTE BRAVA PER CAPIRLO.tI CHIEDO SCUSA PER LA LUNGAGGINE:E’ STATO IL NOSTRO PRIMO INCONTRO. tI SEGUIRò. tI RINGRAZIO PER LA GENEROSITà DIMOSTRATA CON QUESTA INIZIATIVA .mARIA aNTONIETTAMATTEI

  83. joe
    13 settembre 2009 a 16:12 | #88

    Gentile Fabio,
    finalmente ho trovato qualcosa di estremamente interessante su cui spendere tempo e iridi! Visto e considerato che mi ritrovo a saper scrivere cose e sostanza che questa nostra terra non ammira o non coltiva vorrei chiederti cosa pensi tu di un trasferimento immediato all’estero con relativo corso. La mia unica priorità è un oscar per per la miglior sceneggiatura regalo di compleanno per i miei trenta anni non tanto lontani e riuscire a vedere quello che scrivacchio su un foglio prendere corpo, vita e passione dentro uno schermo.
    Non è ambizione…è un male di vivere! Grazie

  84. Elenia
    10 settembre 2009 a 21:47 | #89

    Interessante!
    sono venuta a conoscenza,per caso,del corso gratuito e visto che da tempo volevo frequentarne uno e mi interessa il mondo della scrittura,mi sono detta “perchè no?”
    Cercherò di seguire i tuoi consigli,amo scrivere (sebbene declini questa mia passione sotto forma di post-diari)e voglio vedere sino a che punto le parole mi verranno incontro!

    A presto.

  85. gian_74
    8 settembre 2009 a 23:53 | #90

    Bellissima lezione molto stimolante! Non vedo l’ora che inizi la prossima. ;)

    Grazie mille,
    Gian.

    P.S: L’idea del forum non sarebbe malvagia, potrebbe rivelarsi uno strumento molto utile! ;)

  86. 7 settembre 2009 a 21:04 | #91

    Chissà se si può fare… per me, essere diverso da chi gioca a calcetto e dice bugie è come dar spazio all’amore in un bus notturno che va a Ostia, non a Fiumicino… E il cioccolato neanche mi piace, per quanto a lezione di mambo me ne hanno parlato. Io sono a dieta. Quindi l’insalata di ravanelli si sposa oggi con il tandem di pomodori… ed è ieri… chi ha orecchie per intendere… lo dica al Mina

  87. elvio calderoni
    6 settembre 2009 a 16:15 | #92

    ciao fabio,
    il caso, il caso…
    sto finendo di scrivere il mio primo romanzo e, da appassionato di cinema quale sono, becco il tuo sito su consiglio di paolo d’agostini che lo inserisce nel blog da venezia.
    Lo leggo e…mi hai regalato almeno trenta chili di fiducia.
    Grazie grazie grazie!

  88. 6 settembre 2009 a 14:11 | #93

    Girovagando in internet sono arrivata al tuo blog, ho stampato e letto in un fiato la tua prima lezione! Complimenti, mi sono ritrovata in tante cose che dici, e mi hai illuminato in altre. ora aspetto solo la seconda lezione e vado ad iniziare subito gli esercizi. Davvero complimenti sai farti capire alla perfezione.

  89. roberto
    3 settembre 2009 a 15:28 | #94

    Bravo.
    Qundo ero ragazzo, come tanti, mi affascinava l’idea di scrivere, ma naturalmente non sapevo nè cosa nè come nè quando.
    Alcuni decenni piu’ tardi ho seguito un corso di scrittura organizzato dal comune della mia città. Non pensavo piu’ di scrivere, ma mi piaceva l’idea di capire “come funziona”. Li’ ho capito molte cose sulla struttura del racconto, la tensione, la definizione dei personaggi e altro ancora.
    Ho trovato la prima lezione veramente buona.
    Non è utile soltanto a chi desidera scrivere: serve anche al lettore e allo spettatore – di un film o di una commedia – per apprezzare e comprendere meglio un lavoro ben fatto. Devi continuare.

  90. 3 settembre 2009 a 13:45 | #95

    Mi piace scrivere ma non ho mai pensato ad una storia. Ho inziato nel modo peggiore con i miei piccoli aneddoti quotidiani e qualche mese dopo la mia banale idea aveva anche un nome ormai blasonato. Chi non ha mai sentito parlare delle mamme blogger?
    Stamane la mia amica Doni mi ha suggerito il tuo corso, ok incominciamo e… grazie!

  91. 3 settembre 2009 a 10:32 | #96

    Ci provo…
    Grazie per l’altruismo, e complimenti per aver mantenuto fede agli antichi propositi!
    (PS: ma soprattutto: COMPLIMENTI PER LA SCENEGGIATURA DI “si puo’ fare”. Una vera poesia.
    Loredana

  92. alberto
    2 settembre 2009 a 16:46 | #97

    ciao Fabio
    qualche giorno fa ho incontrato il tuo sito
    non ricordo neanche su quale altra pagina web ho trovato il link… però, bel regalo, non c’è che dire!
    aggiungiamoci la fortuna che – ora che ho letto la prima lezione – settembre è già cominciato e quindi aspetto con curiosità di percorrere la seconda tappa

    interessante a mio avviso il tema della “scelta”
    azzardo un pensiero che propongo alla tua riflessione, perché mi pare di capire che la scelta interroga e “costringe” sia il personaggio che l’autore
    il personaggio fa la sua scelta, costretto dalla trama che l’autore gli fa attraversare
    ma anche chi scrive fa delle scelte: tu ci hai detto che ipotizzi 7 idee di scena, di dialogo, di location…e poi tieni la migliore
    possiamo dire che la scelta stessa è un “evento”, limita e influisce sugli eventi successivi: nella trama e il suo svolgersi, come nella scrittura e il suo fluire
    ciò che scelgo – come personaggio o come autore – comunque disegna il percorso che poi seguo
    … ho osato troppo?

    con gratitudine
    Alberto

  93. Vin
    2 settembre 2009 a 0:23 | #98

    Ciao Fabio tutto bellissimo! però.. visto che la prima lezione è del 21 maggio 2009.. ehmm.. a quando tutto il resto per 100 pagine circa complessive? previsioni per la lezione n.2? :)

  94. stefania
    29 agosto 2009 a 23:16 | #99

    Caro Fabio, quale passione e quale grado di interesse verso gli altri ti ha portato a tutto questo ? Sono sbalordita dalla bellezza di quanto scrivi. Io sono un’attrice di teatro. Per la prima volta in vita mia ho sperimentato la scrittura per il teatro e sto portando in giro un monologo tragicomico. Dopo la prima esperienza di scrittura e di messa in scena che mi ha dato molte soddisfazioni ho il blocco psicologico nello scrivere il secondo testo. Spero che queste tue lezioni mi aiutino a sbloccarmi per rimettermi in gioco in una nuova scrittura. Ti abbraccio ringraziandoti tantissimo per quello che fai.Ciao Stefania

  95. 29 agosto 2009 a 10:22 | #100

    …mi fa ridere pensare a quanta gente si riempia la bocca con “Story” di Robert McKee, corre a comprarlo anche al mercato nero se non lo trova e poi magari nemmeno se lo legge. Come ho fatto io! Comunque, scherzi a parte, lodi pubbliche per il tuo corso, che continuerò a promuovere come posso. Mi hai fatto venire voglia di scrivere quel romanzo in cui il mio protagonista si sveglia una mattina, e, pur non attendendo proprio nessuno, una domenica mattina presto gli suona alla porta la persona peggiore che lui si sarebbe mai voluto trovare davanti…

  96. mattia
    28 agosto 2009 a 10:55 | #101

    Ciao Fabio,

    da sempre mi é piaciuto scrivere, ma solamente a 20 anni (quindi quattro anni or sono) ho cominciato ad ascoltare concretamente questo desiderio! Per diverso tempo, ho riempito fogliacci di brutta contenenti delle idee che poi non trovavano mai una rotta, ed anzi, finivano nel dimenticatoio ancor prima di cercarla.
    Un anno fa invece, ho iniziato una storia su un block notes. Lo scorso mese di marzo ho iniziato a riscriverla a computer. Per la prima volta, durante la riscrittura, ho fatto una scaletta, con le parti principali del racconto. Ora lo sto continuando. Quando ho letto l’articolo “Nessun racconto senza una storia” (se non sbaglio era questo il titolo) apparso sul Corriere del Ticino lo scorso fine luglio, sono rimasto entusiasta della tua bellissima idea,del corso online gratuito!
    Da inizio settembre sarò impegnato con il lavoro di bachelor, ma non mancherò a seguire il seguito del tuo corso!
    Complimenti ancora per il tuo progetto e grazie!
    saluti.
    Mattia

  97. eli
    25 agosto 2009 a 21:29 | #102

    Sono una studentessa del primo anno di medicina e, proprio perchè nella vita si fanno delle scelte, ho messo un po’ da parte un altra parte di me, quella creativa, amante del teatro e del cinema, dell’arte in generale in tutte le sue forme. Oggi ho fatto il primo inizio di storia…spero di continuare con le lezioni. Grazie dell’opportunità :)

  98. Gloria
    25 agosto 2009 a 15:05 | #103

    Sono una di quelle che hanno centinaia di idee che le frullano in testa ma non sa mai come buttarle giù senza sembrare una tremenda rompipalle… Finora ho tra le mani solamente “pezzi” di idee, ma non ho mai concluso nulla di concreto. L’idea del corso, degli esercizi penso che mi sarà parecchio d’aiuto: servirà a impormi delle cadenze da rispettare e spero, a liberarmi da pomposità varie ancora troppo presenti in quello che scrivo… Aspetto la lezione di inizio settembre con ansia (farò l’impossibile anche per seguire le altre, anche se lo studio da ottobre in poi avrà la meglio). Grazie!!!

  99. TheWitch
    24 agosto 2009 a 18:48 | #104

    Io non so scrivere, non voglio scrivere, non mi interessa raccontare.
    Amo leggere, però, e voglio vedere come va a finire ;)

    Grazie.
    Bel lavoro.

  100. Michele M.
    23 agosto 2009 a 16:39 | #105

    Molto interessante e completo, aspetto con ansia la seconda lezione.
    Hai riassunto in una pagina Web molte informazioni utili che avevo raccolto, in modo piuttosto parziale, nel tentativo di scrivere storie e racconti.
    Complimenti per il tuo lavoro!

  101. Anna
    22 agosto 2009 a 18:33 | #106

    che bello questo corso! io ne ho frequentati 3 a pagamento, ma ho imparato meno di quello che hai espresso tu con la prima lezione! finalmente un approccio razionale e pragmatico! non ved l’ora di leggere il seguito!

    • admin
      25 agosto 2009 a 15:08 | #107

      Mi fa veramente molto piacere leggere commenti così. Grazie!
      fabio

  102. 22 agosto 2009 a 16:55 | #108

    Si legge ridendo e pensando, cose che, ahimè, qualcuno reputa non sia il caso di fare in contemporanea. Scrivo gialli e noir, lo faccio, ovviamente, ridendo e pensando. Ho trovato il link di questo corso gratuito (e impagabile) sulla bacheca Facebook di Gianni Fantoni, mio conterraneo e genio della risata pensata. Insomma… leggi, ridi, pensa… mi stamperò le lezioni e le rileggerò con calma.

  103. 22 agosto 2009 a 16:31 | #109

    ciao, ci siamo conosciuti ieri sera alla presentazione del film (sono quella di Burzanella!)molto interessanti queste lezioni gratuite, tornerò con più calma a leggere questa prima puntata visto che è molto corposa…
    nel mio blog a suo tempo avevo scritto due righe su “Si può fare” magari ti fa piacere darci un’occhiata.
    grazie

  104. laura
    20 agosto 2009 a 14:16 | #110

    Graaaziee. Ho trovato questa lettura avvincente, convincente e incoraggiante. Non so se farò il compito, forse la mia area di crisi è scoprire che posso farcela.

  105. Simona
    19 agosto 2009 a 19:18 | #111

    Grazie.
    non sono un’aspirante scrittrice, il mio lavoro è tutt’altro, anche se forse in comune abbiamo il raccontare e aiutare a riraccontare storie …(sono una psicologa che non vede l’ora di guadagnare SOLO con questa professione, visto che la mia storia assomiglia molto alla non-storia…). Mi sono sempre chiesta cosa accade in un corso di scrittura creativa, senza avere il coraggio di iscivermi ad uno, chissà che stavolta non riesca a iniziare…
    Volevo solo ringraziarti, perchè la tua lezione di scrittura in realtà ha molto a che fare con la vita. Mi piacerebbe tanto guardare, un giorno, la mia vita e pensare che è stata una bella storia. In realtà, in parte, lo penso già un po’, ma ho sempre avuto la tendenza a trascinarmi da una scelta all’altra. L’atteggiamento è sempre stato del tipo ‘devo farlo, che devo fà? vabbè, scegliamo la meno peggio’senza pensare che in ogni piccola cosa, come per i personaggi su carta, si delinea una storia, un carattere, e si sceglie il proprio destino.
    Grazie, non l’avevo mai letto in un modo così lieve da far sorridere e così profondo da arrivare dritto al cuore.

  106. 19 agosto 2009 a 18:02 | #112

    Scusate se non ho scritto prima ma sono in un posto dove è quasi impossibile connettersi ad internet.

    X FABIO,
    non volevo dire che nella tua lezione c’è qualcosa di più o di meno rispetto ai guro Usa già citati. Dico solo che il tuo approccio con la narrativa è diverso rispetto ai “classici” della drammaturgia. Vogler, Marcks, Mckee ecc, non nascono come sceneggiatori per poi darsi all’insegnamento. Sono sempre stati degli studiosi che tramite l’analisi di romanzi e film di successo hanno creato delle regole, dei principi, che sono sicuramente molto utili ad uno sceneggiatore per aiutarlo a padroneggiare la forma del proprio lavoro.
    Nel tuo caso invece l’approccio è l’opposto. Nasci come scrittore, sceneggiatore, che ha poi deciso di donare la propria esperienza (fatta sicuramente anche di studi e corsi) agli altri in modo gratuito, e questo è molto nobile da parte tua, soprattutto nel nostro paese dove la “conoscenza”, spesso e volentieri, è sempre ben custodita e non divulgata.
    Magari dopo che hai pubblicato altre lezioni potrebbe essere divertente e costruttivo provare a metterle a confronto con i vari guru americani.

    X LILIANA,
    Non è stato molto facile. Dopo aver mandato più o meno 400 email a varie produzioni (mi hanno risposto in 10 con esodo negativo) ho avuto modo di conoscere Massimo Ferrero (produttore) grazie ad un mio amico che aveva già lavorato con lui. Dopo averlo conosciuto e raccontata l’idea del mio film, il produttore in questione iniziò a mandare varie sceneggiature (tra cui la mia che aveva preso in simpatia) a RTI e come per miracolo scelsero il mio script. Chiaramente dopo lunghe riunioni e varie stesure il film entrò in produzione.
    Un saluto a tutti e buon lavoro.

    P.S. ho scritto questa email molto velocemente, spero che non ci siano troppi errori

    fra

  107. Angelo
    19 agosto 2009 a 9:28 | #113

    Ciao e complimenti per l’interessante lezione
    spero di poter leggee presto il seguito

  108. Marge
    18 agosto 2009 a 16:13 | #114

    da studentessa in un liceo classico nonché filosofa degli anni zero temo di aver proprio confuso ‘le emozioni con le idee’. E la lettura di questo blog si è rivelata una devastante dichiarazione di resa; io che pensavo che la storia sarebbe nata scrivendo; io che a volte ritenevo quasi di non aver bisogno di una storia.
    Credo di essere stata l’unica a piangere leggendo una lezione di scrittura (per altro piacevole, a tratti divertente), ma sono sicura che mi servirà. Corro a fare i compiti a casa e GRAZIE

    • admin
      19 agosto 2009 a 1:00 | #115

      per Marge. Il tuo commento mi ha un po’ commosso. Mi ha ricordato vecchie emozioni personali, un momento in cui anch’io piansi perchè mi sembrò di aver individuato un errore che avevo sempre fatto, e di aver capito capito un segreto importante sulla scrittura. Fra l’altro, poi si è rivelato tutto vero. Su quel che ho capito in quel momento di commozione si è fondato molto del mio lavoro negli anni successivi.
      Che dire? Ti auguro di cuore che sia lo stesso per te, possibilmente anche meglio.
      Riguardo al tuo pianto sulla lezione, lo considero un dono di cui non mi sento assolutamente all’altezza. Una responsabilità che mi spaventa anche un po’.
      Ma ricorda che, se stai imparando, impari qualcosa che da qualche parte già hai dentro. Le mie piccole parole possono essere al massimo una freccia che suggerisce dove guardare. In ogni caso, non dar mai loro troppo peso. Nessuno su queste cose ha verità assolute, e io meno di tutti.
      Grazie comunque

  109. Bene
    17 agosto 2009 a 14:22 | #116

    Mi sembra che sei riuscito a fare una lezione di sceneggiatura in modo talmente mirato da non tediarmi neanche per un secondo. Stampata, iniziata a leggere in un un bar e terminata a casa, la tua lezione mi ha messo davanti un bel po’ di cose che avevo già letto in questi ultimi anni: da Eisenstein a Field, attraverso Aimeri e dopo Vogler e poi tutti gli altri e le altre dimenticati per strada. Credo che il segreto di questo tuo ottimo esempio di comunicazione sia nella semplicità. Spero che proseguirai con lo stesso ritmo vincente anche nelle prossime lezioni.
    Proverò a scrivere un po’ di inizi, come proponi. Dico proverò perché – per esperienza personale – non prometto mai niente a nessuno, neanche a me stesso, sapendo quanto a volte può costare un giuramento.
    Comunque provo a scrivere un po’ di inizi, questo sì. Ho già iniziato abbastanza cose da non tirami indietro davanti a questa piccola sfida.
    ciao
    Bene

  110. Nicola
    14 agosto 2009 a 19:18 | #117

    Ciao Fabio
    Complimenti per questo racconto-lezione, molto prezioso nei contenuti e nella forma. Ammiro i film da te scritti, soprattutto “si può fare”, e naturalmente sono aspirante scrittore. Ho scritto anch’io una sceneggiatura che sembra una via di mezzo tra una non-storia e una iper-storia. Non l’ho ancora capito!
    Domanda da un milione di euro: sono molto indeciso se avventurarmi nella narrativa tradizionale o nella sceneggiatura per cinema o fumetti. Tu come hai capito la tua strada? E’ una scelta da fare all’inizio? le differenze tecniche sono inconciliabili tra queste forme di racconto?
    In realtà sono tre domande, ma confido nella tua generosità…

  111. Emiliano
    14 agosto 2009 a 18:00 | #118

    Caro Fabio,
    sono venuto a conoscenza del corso dal blog di Paolo D’Agostini su Repubblica.it. Coltivo l’ambizione di scrivere da molti anni, e nel mio cassetto (virtuale, una cartella del pc) alberga un centinaio di pagine di appunti su personaggi e trame. In un’altro cassetto c’è un racconto finito, che credo funzioni. Mi sono piaciuti moltissimo sia “Si può fare” che “Notturno bus”. Che dire, salvo subito il tuo sito tra i preferiti e comincio a pensare ai dieci inizi. Ah, grazie.

  112. Vincenzo
    14 agosto 2009 a 17:41 | #119

    Ciao Fabio,
    sono uno sceneggiatore in erba e sto trovando molto utile i tuoi suggerimenti.
    Spero che porteranno a realizzare il mio sogno di diventare uno sceneggiatore importante, non famoso, ma importante che secondo me è molto diverso.
    Inizierò a fare gli esercizi. Ora ho 25 anni e sono più maturo di quando scrivevo e ne avevo 18, e ho capito la differenza tra scrivere per far soldi e scrivere per raccontare storie.
    Grazie e a presto

  113. piergiorgio castaldi
    13 agosto 2009 a 21:29 | #120

    caro fabio,
    mia madre oggi è venuta in camera mia e, porgendomi il “Venerdì” aperto sulla tua intervista, mi ha detto: “visto che ti piace tanto scrivere leggi l’articolo e vai vedere il sito, potrebbe essere un buon modo per riordinare le migliaia di idee che ti frullano in testa e non sai come esprimere”.
    Ho letto la prima lezione e sperando di riuscire a svolgere in maniera decente il primo esercizio ho deciso che dovevo un ringraziamento a due persone stasera: a mia madre e a te.

  114. federico
    13 agosto 2009 a 3:58 | #121

    Caro Fabio,
    il tuo corso trasmette umanità e consigli come una bella bottega artigiana.
    Una offerta spontanea di conoscenze e emozioni rarissima nel mondo del cinema o letteratura o…
    Ti ringrazio per la disponibilità a condividere gli strumenti del mestiere.
    Federico.

  115. Adalberto
    12 agosto 2009 a 9:52 | #122

    Caro Fabio, prima di tutto grazie.
    Di storie ne ho scritte almeno una trentina, ma, come hai scritto nel corso della lezione “tutte si esplicano in quaranta secondi”, quindi non sono ‘inizi’ di storie, ma storie e basta.
    Ammetto che erano già scritte da tanti anni ed ho cercato di verificarle alla luce delle tue indicazioni.
    Più o meno ci siamo, ma bisogna farne di strada!
    Il difficile, per me, non è tanto “inventare” storie, quanto scriverle e descriverle. Già le due/tre pagine solo di inizio mi sembrano tante.
    Ho organizzato, con ricerche storiche/ambientali/sociali/politiche il contorno alla mia storia preferita, ma, pur avendo tutto in testa, mi sono arenato davanti al solito foglio bianco/schermo del monitor, come penso succeda a tanti. Eppure è una storia che mi piace, mi diverte e in cui credo.
    Mi è stato più facile farmi pubblicare, un paio di anni fa, un libro di poesie !

  116. incostante
    11 agosto 2009 a 0:11 | #123

    “Ehi Fabio, come butta?”
    “Bene fratello…ma chi sei?”
    “Uno come tanti, amico! Mi chiamo Peppino.
    “Peppino? Diminuitivo di Giuseppe?”
    “No amico. Peppino all’anagrafe. Un giorno ti racconterò il perchè. Ma davvero dai un corso gratis?”
    “Si, perchè?”
    “Perchè sei fuori fratello. Stavo per andare a chiamare i carabinieri. Sai, sei fico! Mi piace il tuo sito, è molto cool…”
    “Se non è una parolaccia, grazie”
    “Bonifacci mi piaci: voglio regalarti una massima.”
    “Dimmi…”
    “Se hai dei soldi sei ricco. Se hai un’idea sei miliardario!”
    “Ehm…bellissima. Complimenti. Ora devo andare…”
    “Non c’è di che amico. Ci vediamo a settembre. Oh mi raccomando, torna.”
    “Torno, torno. Ciao Giuseppe.”
    “Peppino…”
    “Sì, scusa…Peppino.”

  117. 9 agosto 2009 a 23:37 | #124

    Davvero, una lezione di scrittura avvincente quanto un racconto.
    Per questo motivo la prima cosa che mi è venuta in mente dopo la lettura è stata “E poi cosa succede?”.

    Non un banale “interessante”.

  118. Carlin da Caldierin
    9 agosto 2009 a 11:01 | #125

    Buon giorno, sì, sì avevo già sentito dire, da quel barbone dell’altro secolo, che tutto è merce dunque anche le emozioni ed i sogni, bolla e fattura a seguire. Negli ultimi lustri sono stato poco attento, volevo curiosare se c’erano stati degli aggiornamenti sulle definizioni ma vedo che sono rimaste quelle. Sono molto eccitato anch’io da questo blog, mi sembra di essere in viaggio in una navicella spaziale. Non sono del settore ma ricordo bene che alle medie superiori nelle opere di scrittura, nei temi, gli ultimi tre anni, quelli che ricordo, il voto, tranne in un caso, è sempre stato … tre! Nel caso diverso invece il voto è stato quattro, meno, meno, meno, meno. Così. Quello che per me era fin troppo chiaro non lo era per chi mi doveva valutare, io capivo tutto quello che scrivevo ma forse non chi mi leggeva. Mi sono sempre sentito handicappato nella vita per questa cosa. Mi chiedo, che sarà la scrittura? Cos’hanno gli altri che io non ho e che non riesco a vedere? Ancora non lo so. Stare qui dentro non sarebbe proprio il mio posto.. Grazie della risposta e anche di tutto il resto.

  119. maria luisa mattesini
    8 agosto 2009 a 19:10 | #126

    Non è che l’area di pericolo sia una legge che non si può trasgredire, Difficile trovarla in Proust. Ma non siamo tutti sicuri di essere Proust. Quindi forse è utile partire da qualche cosa che ci metta in grado di lavorare sui nostri punti di forza e di debolezza, e di maturare, concretamente nella scrittura. E poi, magari, scegliere altre tecniche narrative, più personali. In fondo non c’è niente di più personale della scrittura.

  120. maria luisa mattesini
    8 agosto 2009 a 19:02 | #127

    Di solito vengo chiamata Marilù.
    La citazione è da “Il mestiere di scrivere”, un libro un tantino spurio, dato che Carver non ha mai lasciato nessuno scritto ufficiale riguardo ai suoi corsi. E’ edito da Einaudi, collana “Stile Libero”. Mi pare che la citazione provenga dal primo capitolo.

  121. 8 agosto 2009 a 14:28 | #128

    Ciao Fabio,
    ho letto con curiosità la tua prima lezione e ne sono rimasta veramente entusiasta perchè è avvincente come il miglior romanzo giallo.
    Condivido il tuo pensiero: le trame non devono essere artificiali ma ancorate alla realtà. Ho visto ieri su Sky familiy “Non dire sì, l’amore sta per sorprenderti” che è l’esempio classico di una trama su vicende artificiali. Inoltre ha il protagonista non adatto per quel personaggio. Un brutto film che crea addirittura malessere in chi lo guarda!
    Per quanto riguarda il suggerimento per i dieci inizi io penso che si riferiscano a trame completamente inventate. La realtà, attuale o storica, non suggerisca molte variazioni ma una sequenza logica di fatti non contaminati da effetti speciali o da astrazioni.
    Come hai letto o leggerai nell’altra sezione, io ho scritto sopratutto progetti e sceneggiature di film storici e non ho mai avuto tentennamenti per scegliere come iniziare, come continuare o come finire.
    Quando ho un blocco smetto anche qualche giorno, poi tutto si risolve,e non abbandono il discorso logico.
    Accolgo con entusiasmo la felice idea di Francesco Bovino di condividere problemi e di stimolarci a vicenda.
    A Francesco chiedo: come hai fatto ad essere così fortunato a far produrre il tuo film dalla RTI?
    Il mondo del cinema e della televisioni sono “consorterie” molto chiuse. Difficilmente si entra anche se si hanno le migliori idee e i migliori prodotti. Non basta essere fortunati. Bisogna conoscere…..
    Si vedono, perciò, film molto brutti e ripetitivi vedi la serie dei
    Baci, dall’ultimo al primo….
    A me che propongo da dieci anni “Aleramo”, hanno il coraggio di dirmi che un film cavalleresco del X sec. non interessa anche se narra le vicende epiche e romantiche, veramente vissute del primo marchese del
    Monferrato quando dai sondaggi si evice che i film della triologia del “Signore degli anelli” (per me molto brutta e mal fatta)sono i più
    amati. Che dire della riedizione di Robin Hood? I film cavallereschi, benfatti, piacciono a tutti, ai giovani e agli anziani.
    Credimi, le vicende dei miei film sono molto, ma molto più coinvolgenti. Non piacciono perchè sono italiani? Non li vogliono fare, perchè non ne sono capaci!!!!!!!!
    Costano troppo? In pochi anni incasserebbero i capiatli investiti moltiplicati migliaia di volte.
    Vorrei chiedere ai tuoi lettori di manifestare la loro intelligenza e di disertare tutti i film “cretini” che circolano nelle sale per privilegiare quelli che hanno un contenuto o una piccola valenza artistica, perciò a Natale non andate a vedere i film panettone perchè i loro produttori non sono in grado di reinvestire gli utili in film che possano entrare nella storia del cinema! Purtroppo non si è più in grado di fare film belli come negli anni 60 e 70! Ci vuole la raccomandazione per ottenere anche le sovvenzioni statali, ecc…
    Di conseguenza vorrei consigliare ai tuoi lettori di divertirsi a comporre sceneggiature ma a non sperare minimamente di trarne un film a meno che non si sia in grado di finanziarlo completamente, alla grande!
    Ancora infiniti complimenti per l’ottima iniziativa. Attendo anch’io la seconda lezione. Ciao Liliana.

  122. 8 agosto 2009 a 14:18 | #129

    Ciao Fabio,
    ho letto con curiosità la tua prima lezione e ne sono rimasta veramente entusiasta perchè è avvincente come il miglior romanzo giallo.
    Condivido il tuo pensiero: le trame non devono essere artificiali ma ancorate alla realtà. Ho visto ieri su Sky familiy “Non dire sì, l’amore sta per sorprenderti” che è l’esempio classico di una trama su vicende artificiali oltre al protagonista non adatto per quel personaggio. Un brutto film che crea addirittura malessere in chi lo guarda!
    Il suggerimento per i dieci inizi io penso che si riferiscano a trame completamente inventate quando la realtà, attuale o storica, non suggerisca molte variazioni ma una sequenza logica di fatti non contaminati da effetti speciali o da astrazioni.
    Come hai letto o leggerai nell’altra sezione, io ho scritto sopratutto progetti e sceneggiature di film storici e non ho mai avuto tentennamenti per scegliere come iniziare, come continuare o come finire.
    Quando ho un blocco smetto anche qualche giorno, poi tutto si risolve, sempre mai abbandonare il discorso logico.
    Accolgo con entusiasmo la felice idea di Francesco Bovino di condividere problemi e di stimolarci a vicenda.
    A Francesco chiedo: come hai fatto ad essere così fortunato a far produrre il tuo film dalla RTI?
    Il mondo del cinema e della televisioni sono “consorterie” molto chiuse. Difficilmente si entra anche se si hanno le migliori idee e i migliori prodotti. Non basta essere fortunati. Bisogna conoscere…..
    Si vedono, perciò, film molto brutti e ripetitivi vedi la serie dei
    Baci, dall’ultimo al primo….
    A me che propongo da dieci anni “Aleramo”, hanno il coraggio di dirmi che un film cavalleresco del X sec. non interessa anche se narra le vicende epiche e romantiche, veramente vissute del primo marchese del
    Monferrato quando dai sondaggi si evice che i film della triologia del “Signore degli anelli” (per me molto brutta e mal fatta)sono i più
    amati. Che dire della riedizione di Robin Hood? Credimi, le vicende dei miei film sono molto, ma molto più coinvolgenti. Non piacciono perchè sono italiani? Non li vogliono fare, perchè non ne sono capaci!!!!!!!!
    Costano troppo? In pochi anni incasserebbero i capiatli investiti moltiplicati migliaia di volte.
    Vorrei chiedere ai tuoi lettori di manifestare la loro intelligenza e di disertare tutti i film “cretini” che circolano nelle sale per privilegiare quelli che hanno un contenuto o una piccola valenza artistica, perciò a Natale non andate a vedere i film panettone perchè i loro produttori non sono in grado di reinvestire gli utili in film che possano entrare nella storia del cinema! Purtroppo non si è più in grado di fare film buoni! Ci vuole la raccomandazione per ottenere anche le sovvenzioni statali, ecc…
    Di conseguenza vorrei comunicare ai tuoi lettori di divertirsi a comporre sceneggiature ma a non sperare minimamente a trarne un film a meno che non si sia in grado di finanziarlo completamente, alla grande!
    Ancora infiniti complimenti per l’ottima iniziativa. Attendo anch’io la seconda lezione. Ciao Liliana.

  123. antonio
    8 agosto 2009 a 12:51 | #130

    ciao, ho letto del tuo corso su Il Venerdì di Repubblica e, curioso come sono, eccomi qui.
    molto interessante e coinvolgente il tuo corso (e poi, cosa succede?)
    ho sempre avuto il pallino della scrittura, concretizzato in pochissime cose. Adesso sono bloccato dalla frattura ad un piede: ho la possibilità di seguire e praticare i tuoi primi consigli.
    ciao

  124. Roberta Pelletta
    7 agosto 2009 a 23:03 | #131

    Infinite grazie per questa iniziativa.
    Amo la scrittura che mi permette di trascorrere ore bellissime in una solitudine molto abitata. Ho trovato spunti interessanti nella sua prima lezione, uno in particolare: è vero che si devono fare gli esercizi. Non si capisce perché la scrittura debba essere considerata qualcosa che “viene da sé. Più che l’ispirazione, dovrei farmi venire voglia di faticare, di provare e riprovare, si spremermi il cervello. Io ho sempre evitato di fare gli esercizi, ma lei mi ha convinto.
    Li farò. Adesso vabbè, non mi chieda quando…ma sento che è un po’ come quando qualcuno mi chiede di dargli lezioni d’inglese e io dico: però fra una lezione e l’altra devi fare un ripasso e rivedere quello che si è detto, e allora la voglia di studiare l’inglese passa immediatamente a tutti. A proposito, sono un’ex-interprete parlamentare e insegnante della scuola interpreti.
    grazie ancora.

  125. 4 agosto 2009 a 17:16 | #132

    Ciao Fabio,
    ho appena finito di leggere la tua prima lezione e ne sono stato subito rapito grazie al metodo sintetico con cui l’hai esposta. Sono un amante dei libri di Linda Seger, Syd Field, Dara Marks, Chris Vogler, Robert Mckee, gli ho studiati tutti, alcuni di questi gli ho anche riassunti e sulla mia bacheca, ci sono tutti gli schemi da loro proposti.
    Leggendo la tua lezione però, ho scoperto qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso rispetto agli autori sopraccitati e non vedo l’ora di leggere la seconda lezione: “E poi cosa succede?”
    Mi chiamo Francesco Bovino (32) e ho scritto e diretto il mio primo film tv tempo fa, dal titolo “Così vanno le cose”, prodotto da RTI che andrà in onda prossimamente su Canale 5 in prima serata, almeno cosi mi hanno detto. Il film è piaciuto molto alla dirigenza (a me non molto) mi hanno fatto tutti i complimenti è stato anche riconosciuto al Ministero come opera di interesse culturale e ora chiaramente mi ritrovo a ricominciare da capo: sto scrivendo la mia seconda sceneggiatura.
    Mi chiedo e spero che il tuo blog possa diventare anche uno spazio per confrontarci, per conoscerci tutti, in modo tale da far nascere delle sinergie creative, fino ad arrivare magari a reali collaborazioni pratiche. Molte volte, tramite il confronto, nascono grandi idee.

    • admin
      5 agosto 2009 a 2:08 | #133

      PER FRANCESCO BOVINO.
      ammazza! Non solo mi metti insieme ai più grandi guru Usa della sceneggiatura, ma aggiungi che nel mio corso hai trovato qualcosa di più! E’ veramente un complimento spettacolare! Ovviamente mi rifiuto anche solo di ipotizzare che sia vero, però fa piacere. A presto

  126. 4 agosto 2009 a 16:13 | #134

    Mi piace questo riflettere insieme a te.
    A proposito del talento ho appena letto su un sito… una cosa interessante e che,devo dire, un po’ mi spaventa
    “Mina pensò che la sua sfiga era avere “il talentino”, cioè un
    odorino di talento che non basta per volare in alto ma è troppo
    per nascondersi a fare il fantacalcio senza che nessuno se
    ne accorga. (http://www.bonifacci.it/pdf-libri/Capitolo-1-abc.pdf)
    In una scena del film Piccole donne, la versone con Rossano Brazzi, Jo piange perchè commossa dalla sua stessa storia.
    Se quello che scriviamo ci emoziona sarà talento comune, talentino o vera capacità di trasmettere? E come si fa o non è giusto e importante saperlo? O bisogna appunto lavorarci?
    Grazie della pazienza Caterina

  127. 3 agosto 2009 a 19:57 | #135

    Gentile sig. Bonifacci,
    annichilito dall’entusiasmo per codesto corso sì gratuito e sì (inizialmente) interessante, mi permetto ossequiosamente di domandarle quando avremo la possibilità, l’onore e la goduria di appezzarne anche le restanti 149 lezioni (o pagine, non ricordo).

    Probabilmente da qualche parte ci sarebbe andato pure un punto interrogativo, ma essendo annichilito mi posso permettere tale omissione.
    Con ogni complimento (sincero) di cui sono capace,
    Paulus

    • admin
      5 agosto 2009 a 2:12 | #136

      PER PAULUS: ai primi di settembre ci sarà la seconda lezione, se le mie 7 scadenze me lo permettono…(no scherzo, ci sarà comunque, me lo sono giurato da solo)

  128. maria luisa mattesini
    3 agosto 2009 a 10:04 | #137

    Carver sosteneva che il talento è una dote piuttosto comune, e non basta da solo a fare di uno scrivente uno scrittore. Serve una strada personale, ma anche oggettiva, in qualche modo. E’ un lavoro. Ci vuole pazienza. Servono confronti costruttivi. Le spinte creative interne rischiano di crollare senza le giuste costruzioni. Intanto, grazie per l’aiuto.

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:06 | #138

      PER MARIA LUISA
      bella la citazione di Carver, non la conoscevo. Cioè, voglio dire: bel concetto, da pensarci su, questo del talento come “dote piuttosto comune”. Un argomento a favore: al bar, ascoltando qualcuno che raccontava faccende sue, tante volte ho pensato “senti come racconta bene, potrebbe fare il mio mestiere”. Quello forse è il talento naturale del racconto. Che forse non basta. Ci penserò ancora su. Il bello di questo blog è che non ha niente di “attuale”: i temi sono eterni, ci si può ragionare a lungo e non c’è nessuna fretta di dire in modo definitivo: la penso così o colà.
      PS per MARIA LUISA: hai per caso l’originale della citazione. Se me lo mandi mi fa piacere leggerlo (intendo l’originale ma tradotto, non leggo benissimo l’inglese)

  129. Lorenzo
    3 agosto 2009 a 0:12 | #139

    Ciao Fabio,
    sono giunto anch’io al tuo (ottimo) sito grazie alla segnalazione del “Venerdì” di Repubblica, ed ho appena finito di leggere la prima lezione. Tra un attimo appunterò i tuoi consigli sulla parete di fronte alla scrivania, per leggerli e memorizzarli come meritano. Per ora campeggia questo unico vademecum, che ti segnalo come modesto contributo ai tuoi preziosi consigli.
    “Scrivere per arrivare a tre livelli di lettura:
    – interesse per il racconto e l’intreccio;
    – esplorazione delle dinamiche psicologiche;
    – veicolare una visione filosofica.”
    Non vedo l’ora di leggere la tua prossima lezione, e di riempire la parete di foglietti.

    Grazie di cuore per la tua generosa professionalità,
    Lorenzo
    (aspirante sceneggiatore di fumetti)

  130. Carlin da Caldierin
    2 agosto 2009 a 17:14 | #140

    Buon giorno, leggo che anche lei è sotto consegna. Consegne molto diverse, credo, da quelle che sento spesso io.
    Nel senso: ma anche per consegnare emozioni e sogni c’è bisogno di spedizione, bolla (ddt) di accompagnamento, fattura e modalità di pagamento? Complimenti e grazie ancora per il suo impegno.

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:09 | #141

      PER CARLIN
      ma certo, ho appena firmato una bolla per la consegna di emozioni via corriere! E’ il pre-montaggio di un film che ho scritto, che devo vedere e commentare…E alla fine, lo ammetto, faccio anche fattura. Con Partita Iva.
      Insomma, non è l’aspetto più eccitante di questo mestiere, ma c’è…

  131. 2 agosto 2009 a 0:42 | #142

    Ciao…meravigliosa la tua idea… Non vedo l’ora di leggere la seconda lezione… La mia idea di storia riguarda diversi protagonisti… Vorrei partire da un personaggio che però influirà sulla vita degli altri e quindi alla fine descriverei storie parallele..che ne pensi? Troppo complicato?

  132. giovanna burei
    1 agosto 2009 a 18:06 | #143

    Buongiorno Fabio Bonifacci! Posso farmi rivelare qual è l’area di pericolo di Vincent Vega (Pulp Fiction) e di Rossella O’Hara? Così, per essere sicuri di aver capito. Per la vicina consegna…alla grande!

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:17 | #144

      PER GIOVANNA BUREI
      al momento non so rispondere, perchè dovrei rivedere i film, che ho visto tanto tempo fa. E comunque non è mia abitudine applicare le mie teorie quando sono spettatore. Certo, in passato mi è capitato tante volte di studiare un film o un libro, cioè di smontarlo per capire come funziona. Ma questo in sostanza significa “fargli un’autopsia”, cioè ucciderlo. A parte qualche caso specifico,in genere preferisco tenere vivi libri e film; me li godo (o li detesto) come spettatore che non sa nulla, che trova una magia oppure no.
      E del resto queste teorie mi servono per scrivere, non per vedere le opere.
      Poi capisco benissimo che a chi legge le teorie venga voglia di verificarle in pratica, confrontandole con film e libri veri. Ma potete farlo da soli, magari scambiandovi le opinioni… Non avendo ovviamente tempo di dare lezioni personalizzate, vorrei aprire un forum così chi segue il corso può scanbiarsi opinioni, pareri sugli esercizi fatti, eccetera. Appena ho tempo, lo farò

  133. Mimmo
    1 agosto 2009 a 16:44 | #145

    Sono un insegnante e trovo questo corso molto stimolante sia per le tue dritte, sia per tutti i commenti che giungono. Ho cominciato a fare l’esercizio 1 e mi sono proposto di scrivere 10 inizi di storie. Fino ad ora ne ho scritti due, il primo e’ incompleto, il secondo invece l’ho terminato devo solo sistemarlo. Spero di portare a termine questo compito, ma che fatica. Ogni volta che non so dove parare penso che sia meglio andare al cinema o noleggiarsi un dvd e godersi il lavoro degli altri, poi superata la crisi riesco ad andare avanti.
    Grazie Mimmo

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:18 | #146

      PER MIMMO
      Temo di avere fissato l’asticella un po’ in alto con le dieci storie. Mi sa che ho sbgaliato (sto imparando anch’io del resto!). Bastano anche 4 o 5. O anche 3. Ma a volte per fare 3 bisogna puntare a fare 10. Nel mio lavoro spesso faccio così…

  134. 1 agosto 2009 a 15:28 | #147

    Ciao Fabio, molto interessante la tua lezione, soprattutto perché parli di regole. Da sfondare, da trascendere, ma da conoscere, sempre e comunque – perché per comunicare qualcosa, anche una storia, sono indispensabili e non mi stancherò mai di dirlo.

    Sto facendo qualcosa di simile a te, più in piccolo perché non ho la tua esperienza e senza la pretesa di farne lezioni, nel mio blog. Se qualcuno vuole passarmi a trovare, vorrei farne luogo di discussione aperta: ilgattomihamangiatoilibri.wordpress.com

    Ho appena parlato del tuo sito del del tuo splendido script per “Si può fare”, qui:
    http://ilgattomihamangiatoilibri.wordpress.com/2009/07/31/lezioni-di-narrazione-dai-meandri-della-rete/

    Faccio anche timidamente notare che il tuo non è il primo corso di scrittura gratuito della rete, Gianfranco Manfredi è già al lavoro su qualcosa di simile da parecchi mesi.

    Alla prossima lezione!

  135. carol
    31 luglio 2009 a 23:36 | #148

    Ciao Fabio, dal Corriere del Ticino al tuo sito. Ho sempre desiderato scrivere, anche solo brevi racconti e leggendo la prima lezione ho appreso molto. E’ davvero entusiasmante sapere che si puo’ imparare a scrivere bene. GRAZIE!

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:33 | #149

      PER CAROL
      Sono assolutamente certo che si possa imparare a scrivere bene…Sono obiettivamente meno certo che ci si riesca con questo corso! Quindi, grazie della fiducia ma mantieni intatto lo spirito critico. Nell’insegnamento sono un novellino! Può darsi che faccia errori e, anzi, di qualcuno già mi sono accorto…
      Detto ciò, sono felice del tuo entusiamo

  136. 31 luglio 2009 a 16:49 | #150

    Molto interessante, grazie.
    Ti ho scoperto grazie all’intervista al Corriere del Ticino.

  137. Ugo Piazza
    31 luglio 2009 a 14:02 | #151

    Solo una curiosità…a 30 anni sono troppo vecchio per darmi al cinema o per scrivere?

  138. Ugo Piazza
    31 luglio 2009 a 12:38 | #152

    Carissimo Fabio!
    Grazie mille per questo corso, una cosa che mi serve moltissimo per poter migliorare i miei scritti, e magare iniziare a fare un film… per ora ho finito di leggere Story di Robert Mckee…molto interessante. ok ora vado a fare i compiti o non vado da nessuna parte…

  139. 31 luglio 2009 a 10:40 | #153

    Bene bene, mi fa molto piacere, anche se è stagione di stare nell’orto.

  140. admin
    30 luglio 2009 a 13:35 | #154

    Sono sempre fabio, rispondo a Luca R. che dice: “forse lo avranno già notato nei 51commenti precedenti al mio, ma il tuo esempio di storia assomiglia terribilmente alla “Febbre” di D’Alatri…”.
    Non lo aveva notato nessuno, in realtà. Ma voglio precisare che il mio esempio è precedente, è infatti nato nell 2000 in un corso di scrittura (sempre gratuito) che tenevo in un pub a Bologna (il Never Comics): con la classe abbiamo lavorato a lungo a questa storia. Intendiamoci, non voglio assolutamente insinuare che D’Alatri mi abbia copiato: lui non ne ha bisogno, è molto creativo e non è tipo da fare queste cose. Sono sicuro al 100 per 100 che ha solo avuto un’idea simile. Volevo però precisare che non sono neanche stato io a copiare lui: il mio esempio è più antico del suo film, quindi mi sento libero di continuare a usarlo!!!

  141. admin
    30 luglio 2009 a 10:03 | #155

    sono Fabio. Grazie a tutti per i commenti e i complimenti. Il mio intento è prima o poi di rispondere a tutti via mail ma sono sotto consegna, ci vorrà un po’.
    Due cose volanti su temi che possono essere di pubblico interesse.
    A Deckart che, pur apprezzando, sembra un po’ diffidare del troppo metodo e mi chiede se non sento mai la necessità di lasciare una storia senza conclusione, incompleta. La risposta è: sì, sì, sì!!! Le regole narrative possono essere trascese, superate, abbandonate, ignorate. MA ATTENZIONE: Per me può farlo solo chi le padroneggia perfettamente e ne ha capito la natura e la funzione profonda. Il fatto è che queste regole non sono arbitrarie ma sono legate a funzioni precise della percezione umana. Chi capisce quale effetto producono, può tentare di ottenere gli stessi effetti in altri modi. Ma il superamento delle regole da parte di chi non le ha capite a fondo, produce quasi sempre solo noia. E’ solo la mia opinione, ovviamente, ma questo mi ha chiesto Deckart

  142. 30 luglio 2009 a 9:28 | #156

    Bene. Mi identifico nel filosofo “che ha idee e le scambia per emozioni”. Di mestiere faccio il trainer e mi confronto ogni giorno con le storie di coloro che fanno i conti con queste idee (e che oggi diventano talvolta “vision e mission aziendali”) e le debbono interpretare. Anche se forse non diventerò uno scrittore, far sì che i miei “clienti” capiscano quando si trovano di fronte alla propria “area di pericolo” e facciano le loro scelte, sarà una grande conquista. Per me, sarà importante saper raccontare loro il romanzo della loro vita.

  143. Rüben
    29 luglio 2009 a 23:21 | #157

    Ciao, ti scrivo da Lugano in Svizzera, oggi hanno pubblicato su uno dei nostri quotidiani, un’intera pagina su di te e sul tuo blog. Mi sono fiondato a vederlo nella pausa pranzo e a momenti arrivo in ritardo alla ripresa del lavoro. Dire interessante è superfluo, dirti grazie doveroso. Ti sono grato per l’iniziativa, per me utilissima, cercavo proprio qualcosa di simile. Attendo con anzia la seconda lezione. A presto. Rüben

  144. 29 luglio 2009 a 22:46 | #158

    Ciao! Ho segnalato il tuo bellissimo sito sul blog della nostra associazione culturale di Napoli. Complimenti sinceri, grande ammirazione e grazie delle dritte!
    Ne vogliamo ancora!

    http://vivarte.splinder.com/post/21047747/BONIFACCI+FOR+PRESIDENT

  145. deckard
    29 luglio 2009 a 21:24 | #159

    Complimenti per l’impegno e per lo stile piacevole. Però non dimentichiamo che: “Sont insincères les écrits fait pour étonner, et aussi ceux [..] qui ne reposent sur aucune idée métaphysique fondamentale, c’est-à-dire ceux où ne passe pas – ne serait-ce que comme un souffle – une notion de la gravité et du mystère de la vie.” F. Pessoa. (Amo Pessoa anche per la sua frammentarietà). Secondo me bisognerebbe riuscire a scrivere delle storie travestite da non-storie. PS: non sente mai l’estrema necessità di lasciare una storia senza conclusione, incompleta?

    • admin
      30 luglio 2009 a 13:46 | #160

      PER DECKART ho appena imparato a fare le repliche, quindi incollo qua quel che avevo scritto sopra. La risposta è: sì, sì, sì!!! Le regole narrative possono essere trascese, superate, abbandonate, ignorate. MA ATTENZIONE: Per me può farlo solo chi le padroneggia perfettamente e ne ha capito la natura e la funzione profonda. Il fatto è che queste regole non sono arbitrarie ma sono legate a funzioni precise della percezione umana. Chi capisce quale effetto producono, può tentare di ottenere gli stessi effetti in altri modi. Ma il superamento delle regole da parte di chi non le ha capite a fondo, produce quasi sempre solo noia. E’ solo la mia opinione, ovviamente, ma questo mi ha chiesto Deckart

  146. Mally
    29 luglio 2009 a 14:40 | #161

    …ma certo, è proprio quello di cui avevo bisogno!
    Un corso di scrittura (da sempre la mia grande passione), gratuito, tenuto da un maestro come te: praticamente un sogno!!!
    Complimenti per la scelta di mettere al servizio degli altri la tua esperienza nel settore, è davvero un gran bel gesto e quanto ho letto nella prima lezione mi ha molto stimolato.
    E non vedo l’ora di mettermi alla prova con gli esercizi….
    GRAZIE.

  147. Melanie
    29 luglio 2009 a 10:42 | #162

    Caro Fabio,
    leggo ora l’articolo apparso sul Corriere del Ticino (quel “Venerdì” mi era sfuggito). Sono entusiasta della tua iniziativa e ti leggerò attentamente prima di provare a mettere giù qualche cartella.
    Grazie di cuore: proprio ora intendevo cominciare a raccogliere il materiale per un libro cui penso da tanto, e per il quale non ho però alcuna preparazione tecnica.

  148. Luca R
    28 luglio 2009 a 22:00 | #163

    Che dire? Grazie…
    Volendo più di ogni altra cosa diventare sceneggiatore e avendo già seguito corsi e letto libri su questo mestiere le cose di cui ha trattato in questa prima lezione non sono completamente nuove per me, tuttavia le ho lette con notevole interesse e (fatto ancor più importante per il sottoscritto) ho colto alcuni trucchi, suggerimenti, note, critiche (!) davvero preziosi.

    Fosse solo per il tuo corso di scrittura (e non per l’inizio dell’ennesimo stage, della fine dell’estate etc.etc.) vorrei davvero che fosse già settembre per la seconda lezione…

    PS: forse lo avranno già notato nei 51commenti precedenti al mio, ma il tuo esempio di storia assomiglia terribilmente alla “Febbre” di D’Alatri…

  149. Francesco Maggiore
    27 luglio 2009 a 18:42 | #164

    Condivido tutto quello che hai scritto (tranne la scelta di non mettere nel sito le donne nude :-)), anche perché se così non fosse non avrei lasciato a metà (o a tre quarti) tutto quello che ho scritto nell’arco dei miei 54 anni… Ed anch’io – come qualcun altro ha già scritto – ho soprattutto difficoltà a non ispirarmi alla mia storia personale, della quale tengo traccia da anni. Un consiglio o una pacca sulle spalle o perfino un “levaci mano, che non è cosa tua” no?

    • admin
      30 luglio 2009 a 13:45 | #165

      Per Francesco maggiore. E’ difficile rispondere. Partire dalle cose personali è inevitabile, e persino consigliato. Io pure parto molto spesso da cose personali (lo facevo soprattutto all’inizio, ma anche adesso). Però bisognerebbe durante la scrittura sapersi poi anche distaccare dalla dimensione “solo personale” e raggiungerne una più universale. Diario e romanzo a volte possono anche essere la stessa cosa, ma più spesso non lo sono. Deve esserci una elaborazione che fa lievitare la storia personale.
      E’ comunque un argomento importante, che non si può liquidare così in due righe via mail.
      Me lo appunto, e poi tenterò di dire qualcosa di più ragionato in una delle prossime lezioni.
      Sulle foto donne nude non ho nulla in contrario, anzi, ma non ne possiedo neanche una, purtroppo! E copiare no, non fa per me:-))
      Invece, cosa importante, il consiglio “levaci mano, che non è cosa tua” io proprio non lo dò a nessuno. Ognuno deve decidere da sè dove mettere o levare le sue mani. L’autorità, nella scrittura, è di chi scrive. Certo, bisogna imparare a usarla bene, ma usare bene l’autorità, è noto, non è cosa facile

  150. 27 luglio 2009 a 12:47 | #166

    Caro Fabio, ho provato un po’ a scrivere un nuovo inizio per la mia storia e sai che è forte scivere con questa consapevolezza della paura, dell’area da toccare per ogni personaggio? E poi mi piace anche perchè mi sembra che tu stia lì , anzi, qui, dietro a me a controllare, e non è una sensazione sgradevole, come di paura, ma piacevole come una condivisione e un sentirsi come accompagnata, meno sola. Provando e facendo la scelta di ascoltarti mi sono avvicinata anche alla mia area di pericolo! Grazie per ora. Caterina

  151. Sabato Volpicelli
    27 luglio 2009 a 8:49 | #167

    Caro Fabio,
    (permettimi la confidenza come esternazione di stima e di affetto per ciò che stai facendo)
    ho, per ora, solo letto per curiosità questa prima parte e dopo le vacanze, desidero dedicarmici seriamente.
    Sapessi quante volte ho pensato di iscrivermi a un corso di questo tipo,ma, qui a Napoli, non ne ho mai avuto la possibilità in tutti i sensi.
    Ed è per questa ragione che ti sono particolarmente grato.
    Credo che tu stia realizzando il desiderio di molti.
    Complimenti.

  152. patrizia
    26 luglio 2009 a 17:58 | #168

    interessantissimo! io scrivo per il teatro e avrei sempe voluto farlo anche per il cinema. a faccenda della storia è un po’ come l’uovo di colombo ed è dunque geniale nella sua semplicità. quasi lapalissiana, ma è vero che moi in italia non sappiam raccontare storie

  153. 24 luglio 2009 a 12:18 | #169

    grazie.

  154. 24 luglio 2009 a 12:17 | #170

    Un semplice grazie. Di cuore.

  155. 23 luglio 2009 a 17:22 | #171

    Nulla è dato al caso, ieri l’eclissi, il compleanno, mia moglie che legge un vecchio venerdì e mi segnala la questione. Certo che nulla è dato al caso. E dopo questi segni del destino, per uno che, come me, non è superstizioso, ma per precauzione lo è, mi vado a vedere il sito il giorno 23, numero fortunato. Cosa ci trovo? Divertimento. Si vede che chi l’ha fatto ci si è divertito. Bel sito, bei testi, e poi, passando da un portatile ad un fisso, presa carta già stampata da un lato, mi stampo la lezione di questo filosofo bolognese e me la leggo tutta d’un fiato, senza leggere quello che c’è scritto sull’altra facciata del foglio, roba vecchia di lavoro, di nuovo un simbolo: da una parte il sogno, dall’altra il vivere pratico, in parte dismesso (già, perché il sogno, ancora non l’ho dismesso anche se a volte ci dormo sopra).

    Ah, che fortuna… un corso pratico per vivere un sogno. Ah, che fortuna…

    Il sito è bello, e dice qualcosa di nuovo. Ma il sito non dice, il sito esprime. E siccome nel sito c’è tutto un vissuto, una filosofia di vita, un sogno fatto story board (oltre al corso per scrittori in cerca di redenzione), mi viene da dire (ma è un modo di dire, perché in realtà mi viene da scrivere)… che il jazz è bello quando non vuol dire assolutamente nulla e il rock è morto quando voleva dire qualcosa (e il blues è nelle viscere e ci rimane)… per cui chi scrive deve pensare jazz, non deve pensare rock… cosa che ho scoperto anni addietro, e che ho ritrovato in qualche modo su questo sito…
    Ah, questo post è lungo una bibbia, e chi se lo legge?
    Lode ai pazienti!
    Ciao
    Claudio

  156. 23 luglio 2009 a 11:40 | #172

    Caro Fabio, permettimi di chiamarti così perché lo sei diventato per me prima ancora del regalo del tuo sito web e del tuo corso, quando leggendo il Venerdì ho scoperto che sei l’autore di Lezioni di cioccolato, un film che spiega perfettamente la ricchezza che può stare dietro a culture diverse e all’immigrazione se solo al posto della paura si mette la curiosità, anche forzata.
    E poi un film divertente, che ho visto su Sky più e più volte, da poter guardare con i miei figli di sette e dodici anni, altro che Hollywood, si parla di noi.
    Sarà perché mia nonna, figura quasi zingaresca mi raccontava le tre melarance o la donna di pasta con il nostro senese così letterario, sarà perché da piccola mi immaginavo sotto il lettone, dove dovevo dormire con mia mamma, un villaggio intero di omini e donnine, i personaggi delle mie storie e le parole che le descrivono sono sempre prepotenti con me e hanno una vita autonoma che io governo con sofferenza, da qui un’avversione anche solo per il termine scrittura creativa.
    Però sono cresciuta a pane e Manzoni, Il gattopardo e I malavoglia, Dickens, le Bronte e Tolstoj, non esistono che i romanzi, e tutto quello che dici mi fa sentire compresa proprio dentro. Allora forse, dico forse, ci proverò. Anche perché ho scritto un soggetto, partendo da un sogno, l’ho dato anche a un regista, ma non ho saputo niente, e vorrei comunque farne un romanzo e magari lavorerò su quella storia fino a settembre cercando altri inizi.
    Nel frattempo, visto che io credo che per ricevere è meglio dare che chiedere, e che hai due figlie piccole, ti offro quello che ho in cambio del tuo regalo. L’indirizzo del mio blog http://www.storieperfarelecose.wordpress.com e, se mi farai avere un indirizzo dove inviarlo, il mio libro di cui il blog è il figlio.
    Caterina
    P.S. Lo sai che ti ho anche citato?
    http://storieperfarelecose.wordpress.com/2009/05/01/festa-della-mamma-1/

  157. Stefania Ragusi
    23 luglio 2009 a 11:21 | #173

    Salve,
    mio marito mi ha indicato di leggere l’articolo sul Venerdì della Repubblica. Da qualche hanno mi diverto a scrivere commedie per il teatro amatoriale e trovo sempre più interessante e soddisfacente questa mia attività. I miei testi vengono messi in scena da un gruppo di amici.
    Trovo estremamente utile avere dei consigli da chi è più esperto e ha una maggiore conoscenza della materia,ritengo lo scambio di idee e il confrontarsi con gli altri una delle cose più positive. Sarei contenta di continuare a condividere con te questa esperienza. Grazie per il tuo impegno. Cordialmente. Stefania
    P.S. Trovo i tuoi film molto belli e coinvolgenti anche se trattano argomenti molto paerticolari e socialmente difficili (si può fare). Io ho un ragazzo disabile e non puoi immaginare come sia stato confortante seguire la tua storia,mi ha dato una nuova carica, ero lì con voi,e per la prima volta non mi sono sentita nè inbarazzata nè ignorata.Ancora grazie.

  158. stefania
    22 luglio 2009 a 19:17 | #174

    ciao, mi chiamo stefania, ho 28 anni e sono un’insegnante di scuola elementare. mi trovo qua, a studiare la tua prima lezione di sceneggiatura, grazie alla segnalazione di Andrea Bosca, sono una sua ex compagna di scuola.
    Innanzitutto fammi dire che, da insegnante, condivido la tua filosofia della circolazione dei saperi; in secondo luogo…la tua prima lezione mi ha letteralmente RAPITA. Io adoro scrivere, scrivo per me, per capire ciò che provo, per comunicare…e quando lo faccio mi immergo completamente nei meandri nascosti tra le parole, alla ricerca di quelle che meglio sanno rendere me stessa.
    Accetto la sfida, non so come andrà, ma ci provo
    ciao

  159. mariateresa
    22 luglio 2009 a 18:25 | #175

    Prima di tutto ti ringrazio per aver dato attenzione ai “malati mentali”. E inoltre, grazie per averlo fatto in maniera così semplice e…
    Ho per caso, leggendo il venerdì, saputo del tuo corso, avendo, in questo periodo, voglia di imparare a scrivere storie, mi sono stampata la tua prima lezione. Ho letto, mi piace. Spero di diventare una tua allieva. Ho solo 61 anni e di mio ho scritto 2 libri di scienze per la scuola media. Ma una cosa è scrivere per divulgare conoscenze, e un’altra è per raccontare.Grazie per la tua disponibilità e per la chiarezza

  160. 22 luglio 2009 a 14:31 | #176

    Ciao.
    Grazie ai tuoi appunti, sto cercando di mettere ordine tra i personaggi che si accalcano nella mia testa di aspirante cantastorie.
    Condivido il tuo approccio dissacrante nei confronti di un certo tipo di letteratura anche se non sono sempre d’accordo sulla bontà di alcuni best sellers, italiani e stranieri, il cui successo è spesso pilotato: la tecnica tiene in piedi la trama ma non è in grado di suscitare emozioni.
    Ammiro moltissimo la tua umiltà e la voglia di condividere le tue conoscenze.

  161. Ileana
    21 luglio 2009 a 22:27 | #177

    Grazie ad una cara amica(che ha letto il Venerdì prima di me!)ho saputo della tua bellissima iniziativa e seppur con ritardo stasera mi sono finalmente ritagliata del tempo prezioso per dedicarmi alla lettura della prima lezione.Efficace,chiara e stimolante!
    Sono appassionata di cinema e di scrittura per immagini e grazie a bravi maestri(tra cui da oggi rientri anche tu!:)sto imparando sempre di più su questo fantastico “mestiere” dello sceneggiatore…il mio sogno è vedere un giorno una mia storia sul grande schermo…forse sogno troppo,vero?;)…ma credere che prima o poi ciò possa diventare realtà,mi stimola e spinge a non arrendermi(quasi)mai…anche quando una storia sembra proprio non voler decollare!!!Aspetto con curiosità e adrenalina la prossima lezione!!!!…Intanto mi metto al lavoro!
    Ileana

  162. 21 luglio 2009 a 19:19 | #178

    Caro Fabio, da sceneggiatrice in continua ricerca di spunti e stimoli per migliorare, ma soprattutto come slezionatrice (con altri) dei corti italiani distribuiti dall’associazione AperitivoCorto, un grazie di cuore per la tua opera emerita, con la speranza che i molti aspiranti sceneggiatori e film maker riescano a mettere da parte il loro ego e si pongano almeno per qualche ora nell’ottica di imparare un mestiere.
    Avendo ogranizzato oltre 300 eventi di corti gratuiti, posso confermare che più dei bassi budget è la mancanza di STORIE a rendere poco convincenti le opere corte italiane.
    Ovviamente farò del mio meglio affinchè il tuo corso venga letto, anzi studiato, dal maggior numero di autori possibile!
    Grazie

  163. adriana
    21 luglio 2009 a 12:24 | #179

    Davvero una bellissima opportunità! Ma settembre non è un po’ troppo lontano?

  164. Michele Todisco
    20 luglio 2009 a 20:17 | #180

    Grazie di esistere. Sono d’accordo con chi afferma che persone che mettono a disposizione le proprie conoscenze gratis sono rare, tutti cercano di lucrare sul sapere. Ti seguirò volentieri, e se posso esserti utile, per ricambiare la tua generosità, chiedi pure, se posso cercherò di aiutarti come tu stai aiutando tutti noi. Grazie ancora. La lezione e chiara e scorrevole. Farò i compiti, pronto per la seconda lezione. Rigrazie

  165. Daniela Vitello
    20 luglio 2009 a 20:08 | #181

    che bello sentirsi spiegare le cose in maniera anche piacevole!
    aspetto con ansia la seconda lezione!

  166. Andrea Campelli
    20 luglio 2009 a 18:37 | #182

    è la stampa, baby. La tua intervista al “Venerdì” aumenterà di molto i tuoi aficionados e speriamo anche gli sceneggiatori di qualità. Io mi metto nella prima categoria, confidando che il tuo corso mi faccia saltare agilmente nella seconda.
    grazie
    A

  167. 20 luglio 2009 a 17:00 | #183

    Ecco, l’ho sempre pensato che in Italia non ci fossero narratori,
    forse è per questo che i best seller internazionali non siamo mai noi a scriverli!
    Adoro l’approccio anglosassone, privo di fronzoli, e da cinque anni lavoro come copyeditor freelance per una grande casa editrice per ragazzi. Revisionare i testi degli altri autori (inglesi e italiani) mi ha permesso di “smontare” le storie fino a ricavarne delle strutture definite che mi sono servite quando ho deciso di scrivere dei romanzi miei.
    Il passaggio è stato liscio, adesso però vorrei andare oltre, ecco perché sono finita su questo sito. Vorrei fare la sceneggiatrice, da grande. Oltre a scrivere romanzi. Ma il mio target è e sempre sarà 0-16. Sceneggiatrice di film per ragazzini, si può?
    Anche perché le ultime cose italiane che ho visto sono inqualificabili.
    Vorrei fare anche il corso della Rai. E sogno di entrare in un grande staff di fabbricanti di storie, come quelli della Disney o della Pixar.
    Ma chissà com’è passare dalle storie per la carta stampata a quelle che dovranno essere tradotte in immagini? Chissà se ne sarò capace?
    Grazie per la gratuità delle lezioni!

  168. Lara
    20 luglio 2009 a 16:27 | #184

    Caro Fabio, non la conosco personalmente e, aihmé, nemmeno professionalmente. Sono venuta a conoscenza del suo blog e del corso per caso, ma, dopo la prima riga, non sono riuscita più a smettere di leggere. Mi piace scrivere, da sempre, e sfrutterò l’opportunità che lei, così gentilmente, ci offre. Anche perché non posso fare altrimenti: sono rimasta così affascinata dal suo modo di spiegare!
    Proverò a scrivere i 10 inizi, se non altro per guadagnarmi il diritto morale di continuare a seguire le sue lezioni.
    Grazie di cuore.
    Lara

  169. barbara
    20 luglio 2009 a 16:18 | #185

    Ciao Fabio.
    Non sono una scrittrice nè intendo diventarlo (mi limito a leggere quando riesco a trovare il tempo per farlo). A dire la verità ho visto solo un tuo film e non ho letto i tuoi libri. Sono una tua coetanea che tanti anni fa, in quel di Bologna, si è iscritta a Filosofia (come vedi metto ancora la maiuscola nonostante la pratichi poco)e lì ti ho conosciuto. Sapevo che avevi del talento per la scrittura perchè una volta mi hai regalato una specie di racconto molto carino che ancora conservo da qualche parte. Mi sono decisa a scriverti perchè mi capita spesso ultimamente di leggere articoli sui giornali che ti riguardano e semplicemente il flusso dei ricordi mi ha riportato indietro. Ho deciso di seguirlo per dirti che sono contenta del successo che stai ottenenendo. Tutto qui. Un saluto. Barbara.

  170. Kujo 74
    20 luglio 2009 a 15:39 | #186

    Fabio Santo Subito.

  171. elisabetta
    19 luglio 2009 a 23:06 | #187

    Ho letto con molto piacere la prima lezione, interessante; simpatico il modo di comunicare, coinvolgente. Non ho ho esperienza alcuna di scrittura ( o meglio..in negativo l’avrei perché devo scrivere da anni una tesi, a cui sono arrivata per piacere e non per dovere, quindi TUTTO il resto ha preso il sopravvento)ma sono molto incuriosita. Mi piace molto vedere nella realtà le storie, e se imparassi, per gioco, a raccontarle sarebbe una grandissima soddisfazione!! Sono insegnante e credo che l’apprendimento, reciproco, avvenga meglio attraverso storie personali; per essere un buon esempio, farò senz’altro i compiti estivi. A settembre, ciao Elisabetta

  172. riccardo
    19 luglio 2009 a 23:01 | #188

    Scopro il sito dopo aver letto l’indirizzo sull’ultimo Venerdì di Repubblica. Mi piacciono i film italiani e ho visto sia Diverso da chi? che Sipuò fare. Ho pubblicato nel 2006 un romanzo Ma di decembre ma di brumaio…(Maremmi, Firenze) e ho pronte 200 pagine di un secondo. Sono arrivato a metà lettura di quetsa prima lezione te3medo di dover buttare via tutto quello che ho scritto. Però forse il “che succede dopo?” c’è e i protagonisti fanno scelte, anche coraggiose. Grazie comunque davvero. E’ una bella iniziativa. Ah! dimenticavo: non sono giovane. Ma nel mio romanzo ce ne sono tanti

  173. 19 luglio 2009 a 15:29 | #189

    Le sono grata per la sua iniziativa, la prima lezione è molto utile per me. Grazie mille. Rosalba Scavia

  174. anna
    18 luglio 2009 a 12:06 | #190

    Caro Fabio, ho trovato la segnalazione del tuo corso gratuito di sceneggiatura sul Venerdì di Repubblica e ne ho subito approfittato ringraziandoti per questa opportunità. Io non rientro nel target delle persone a cui è indirizzato questo tuo lodevole intento, non sono più giovane, mi piace il cinema, ma lo “frequento” sul divano di casa mia
    privandomi volutamente (tranne qualche rara occasione) della visione nelle sale cinematografiche, per motivi miei personali che non starò ad elencare. Ho letto e apprezzato la tua prima lezione, ripromettendomi di rileggerla comodamente più volte per riuscire a recepirne ogni sfumatura, posso già dichiarare che l’ho trovata molto interessante, completa e illuminante. Solo una volta mi ero avvicinata ad argomenti del genere avendo partecipato ad un seminario breve di sceneggiatura tenuto da Tonino Guerra, che non mi era stato di alcun aiuto.
    Proverò a scrivere i 10 inizi di storia, come tu suggerisci, cercherò di essere volonterosa, ma quello che mi tormenta è che la storia io l’ho già tutta in mente e preme per essere scritta e ha una sua TRAMA e un PERSONAGGIO con DESIDERI e PAURE, che ha già fatto LE SUE SCELTE che l’hanno condotto alle sue AREE DI PERICOLO. Come avrai compreso è una storia autobiografica, quindi quello che volevo chiederti ora è….pensi che sia sbagliato iniziare da una storia personale ??

    • admin
      30 luglio 2009 a 15:25 | #191

      no, no, no e no. Non è per niente sbagliato iniziare da una storia personale, anzi è persino da molti consigliato. Poi, se uno continua a scrivere è meglio passare ad altro, non si può pubblicare la propria vita a puntate. Ma soprattutto nel primo libro (o film che sia) appoggiarsi alla veità della propria esperienza è una cosa saggia.
      Certo, poi bisogna cercare di non perdersi nella diaristica e cercare di renderla più universale possibile, ma di questo sono certo che sei consapevole.
      Di questa tema, già posto da altri, parlerò in future lezioni. Non so quali, ma visto che più di uno l’ha chiesto, cercherò di farlo in fretta
      (non so dove viene impaginata questa roba, ma è la risposta al commento di Anna)

  175. Giacomo
    18 luglio 2009 a 11:50 | #192

    Grazie per i consigli preziosi, per l’entusiasmo impagabile, ma sopratutto per aver creato una piazza dove si possano incontrare i racconta-storie, secondo me è l gente migliore al mondo.
    Giacomo

  176. Francesco Femia
    18 luglio 2009 a 10:04 | #193

    Ho visto un film. L’ho visto solo io. Non è stato ancora girato. Dopo “averlo visto” ho voluto raccontarlo. Un libro/sceneggiatura. Si chiama “Fratello di latte”. E’ stato pubblicato da Abax Editrice e si trova su http://www.ibs.it . Lo segnalo non per farmi pubblicità ma per sottoporlo, come primo esercizio, al tuo giudizio. Mi interessa molto frequentare la tua scuola e “ascoltare” le tue lezioni.
    francesco femia

  177. Maggie
    18 luglio 2009 a 2:13 | #194

    Caro Prof. (non riesco a chiamarla per nome né a darle del “tu” a causa della mia età…sono solo al primo anno di lettere e vedo ancora i miei insegnanti, quali che siano, in una luce, giustamente, iper-reverenziale!), la ringrazio tantissimo per questa prima lezione! Ho 20 anni, e un sogno, quello di scrivere… peccato che fino ad ora non avessi ancora trovato uno stimolo reale ed efficace per farlo con metodo! Oggi, per caso, ho letto l’articolo su di lei del Venerdì di Repubblica, ho visitato il suo sito e ho percepito una voglia nuova e dolce. Sono elettrizzata da questa avventura che stiamo intraprendendo! Grazie mille per la sua generosità e simpatia! ;-)
    Maggie

  178. tiziana
    17 luglio 2009 a 18:37 | #195

    Aspetto il venerdì di Repubblica ogni venerdì e qualcosa mi regala sempre.
    Oggi questo tuo corso gratuito di sceneggiatura. Beh, io lo leggo, me lo coccolo, e lo tengo per me! Mi spiace Fabio ma non lo linkerò, non lo taggherò, non lo condividerò con nessuno, sono molto gelosa e possessiva.
    Grazie di capirmi.
    tiziana

  179. Carlin da Caldierin
    17 luglio 2009 a 17:26 | #196

    Quando potevo, cioè quando studiavo e tanti anni or sono, qualche volta guardavo anche tre film al giorno, un lusso! Mi chiedevo come facessero gli sceneggiatori a costruire il “palco” del film, se c’era un metodo, un programma da seguire, una qualsiasi diavoleria … Ma non pensavo che bisognava essere un pò geometri innanzitutto, cioè il contrario di quello che avrei potuto anche lontanamente immaginare. Grazie della chiarezza e di aver dato concretezza ad un lavoro che consideraco tanto fumoso .. Speriamo prosegua. Auguri

  180. Davide Potente
    17 luglio 2009 a 15:03 | #197

    Ciao Fabio, sto consigliando le tue lezioni online ad un po’ di gente. Personalmente posso dirti che (ri)partire dai fondamentali è sempre e comunque un buon modo per esercitarsi, quindi ti sto seguendo anche io.
    A presto!

    Davide

  181. ros
    15 luglio 2009 a 17:24 | #198

    Leggerti è pensare, ascoltarti è sorridere (per via della erre moscia..),”recitarti”…è… come averti un po’ dentro…

    Oggi mi sono ritagliata del tempo per iniziare finalmente la tua prima lezione..l’ ho trovata semplicemente………. piacevole, interessante, allettante, ed efficace nella sua semplicità!!!
    ho già attaccato 10 bigliettini al muro..così anche il regista sarà costretto a leggere… ;)
    davvero complimenti prof!
    aspetto con trepidazione di imparare ancora molte cose da queste tue lezioni..si si ..SI PUO’ FARE..
    mi metterò presto all’ opera poi ti informerò sui miei esercizi..
    a quando la prossima lezione dottor bonifacci???

    a presto! Ros ( o “caterina” se preferisci..) ;)

  182. Guccio
    7 luglio 2009 a 16:41 | #199

    Ciao. Lezione divorata! Avevo già letto molto sull’argomento (e scritto poco, in verità) ma, come tu sia riuscito a rendere leggère (l’accento è pilota), comprensibili ed efficaci, le regole che sottostanno a una strutturazione di una storia, è pregevole. Forse, non per tutti sarà facile costruire dieci storie così come ce ne consigli la stesura.
    Tempo fa, a seguito della lettura di alcuni manuali, avevo gettato giù un po’ di storie. In realtà, parlare di STORIE è sbagliato. Si trattava di strutture di storie che prevedevano di essere sviluppate secondo ‘copione’. Ecco, forse quelle sarebbero più facili ma è ovvio che andrebbero fatte alla fine di tutte le tue lezioni. Va be’.
    Io sto facendo pubblicità al tuo corso presso tutte quelle persone che ritengo ne potrebbero trarre utilità. A presto.

  183. Laura F. Croce
    4 luglio 2009 a 15:31 | #200

    buongiorno PROF!

    mi sono appena stampata tutta la prima lezione: da testa dura quale sono non penso bastava leggere tutto da qui……….

    mi metterò all’opera! Fabio UNA però!!!! va bene va bene……….CALMA!!!!! :-)

    A risentirci,Laura

  184. nicola maltese
    4 luglio 2009 a 13:44 | #201

    Ciao fabio, sono nicola maltese, ti scrivo da mosca dove per adesso vivo, ti volevo ringraziare per il tuo corso di scrittura, ho letto la prima lezione e la trovo semplice e chiara, grazie all’ “eterno fanciullo” che alberga ancora in te.

  185. danila
    2 luglio 2009 a 23:27 | #202

    Ciao Fabio,
    ho letto stasera per caso la tua prima lezione, grazie ad un link pubblicato dalla Sandra Giuliani, e devo dirti che mi hai aperto un mondo. Ho apprezzato molto i tuoi suggerrimenti, anche perchè non avevfo mai letto nulla di simile nei diversi manuali di scrittura creativa che mi è capitato di leggere in passato. Probabilmente non scriverò mai una storia proprio per ciò che mi hai rivelato, ma mi sembra di aver finalmente capito cosa c’è dietro ad un personaggio e perchè si dice che la scrittura può essere terapeutica. aspetto con molta curiosità di poter leggere le prossime tue lezioni.
    Grazie Danila

  186. Miriam Comito
    1 luglio 2009 a 13:44 | #203

    Ciao Fabio! Ho iniziato a leggere la prima lezione…e si ho voglia di imparare. Mi chiedo, leggendo mi venivano in mente delle storie, che partivano dal mio vissuto,o cmunque da quello di persoen che ho conosciuto. Anche per te è stato così almeno all’inizio?

  187. eliana
    1 luglio 2009 a 13:34 | #204

    tutto questo è meraviglioso, ho sempre amato scrivere e sono convinta che mi sarai di grande aiuto…apprezzo il fatto che tu abbia scritto il corso con il cuore, senza mezzi termini, segnalando cosa può diventare “bello” e cosa rimarrà semplicemente una schifezza…farò senza dubbio tesoro di questi preziosi consigli e ovviamente, quando avrò prodotto qualcosa, sarai il primo a saperlo…grazie davvero! eliana

  188. dandirindina
    30 giugno 2009 a 23:17 | #205

    complimenti per aver tenuto fede al tuo proposito: condividere la conoscenza senza volerci lucrare sopra è ormai una cosa rara e preziosa…
    Grazie!

  189. 30 giugno 2009 a 14:55 | #206

    Recito meglio, quando il testo lo scrivi tu.

    Vorrei imparare.

    Andrea Bosca

  190. fabio
    29 giugno 2009 a 12:48 | #207

    per giovanni: Grazie per i complimenti! E grazie per il tuo racconto, mi sembra la prova migliore della sensatezza di questo metodo. Non lo dico per darmi dei meriti, perchè il mio metodo (come preciso nel corso e come si vede dalle tante citazioni) non l’ho inventato, l’ho soprattutto ricavato da testimonianze di grandi scrittori. Io sono sostanzialmente un divulgatore, e non sono nemmeno certo di azzeccarci.
    Però la tua mail mi pare una prova a favore dell’efficacia del metodo. Il fatto è che se inventi la storia secondo quelle categorie, odora di verità. A questo serve il metodo: a dare verità al racconto. Tant’è vero che spesso, come in questo caso, arriva qualcuno che sente la storia inventata e dice “Ma questa è vera, l’ho vissuta anch’io!”. Mi fa sempre piacere quando accade…

  191. 27 giugno 2009 a 0:03 | #208

    Bravo Fabio mi piace molto come hai preparato il corso: alla portata di tutti, semplice ma molto intrigante.
    Unica cosa che mi ha fatto trasalire è quando all’inizio del corso suggerisci un modo diverso per raccontare una “non-storia… E’ così simile alla mia vita.. Non ci credi? Te la riassumo in poche righe. Giovane 18enne capellone extra parlamentare postsessantottino, con velleità di arrivare al successo con il suo gruppo rock in quel di Acireale, con un unico tormento: non fare la fine del padre, direttore di banca. Ma dopo la maturità superata molto brillantemente viene iscritto per forza dal padre a Giurisprudenza, e malgrado l’assoluto disinteresse per quelle materie inizia a superare con ottimi voti esame dopo esame. Ma nello stesso tempo nella sua testa capelluta cominciano ad aprirsi larghi spazi vuoti e nello stomaco i primi sintomi di gastroduodenite. Lo specchio diventa la sua ossessione. Malgrado ciò il padre lo convince a presentare la domanda per il concorso in banca come figlio di dirigente… tanto non lo potrà vincere, almeno così lo rassicura. E invece… lo vince passando allo scritto e poi all’orale finale, senza aver toccato un libro. Per rendere ancora più drammatica la scelta gli viene assegnata la sede proprio dove il padre è direttore. Ma a quel punto arriva la reazione: fa rinuncia irrevocabile a Giurisprudenza, lascia il gruppo rock, non si presenta alla sede della banca e parte per Bologna ove si iscrive all’appena nato corso di Laurea DAMS… E da lì inizia la sua nuova vita.. Come vedi non avrei bisogno di inventarmi una storia… senza saperlo c’è già.. Vuol dire che farò tesoro dei tuoi dotti consigli inventandomi un’altra vita…Ciao e a presto

  192. Sara
    26 giugno 2009 a 15:47 | #209

    Ok, ci sto provando. Mi sono stampata la prima lezione (io a video non riesco a leggere mi si incrociano le righe e addio), e come quando ero studentessa (di qualsiasi ordine e grado) ho sottolineato a matita i passaggi salienti.
    Il post-it è viola, che sul Mac bianco ci sta da dio. Gli incipit mi sono sempre venuti bene, peccato che poi non sappia mai andare avanti. Attenderò fiduciosa la seconda lezione tanto per vedere se ci ho preso.
    Ancora grazie mille.

  193. sara
    22 giugno 2009 a 13:12 | #210

    Caro Fabio,siccome mi è piaciuto tantissimo “Diverso da chi?”(a te non sembrerà incredibile, ma a me si dal momento che odio la maggior parte dei film italiani)l’altra sera alle 2 del mattino mi è punta vaghezza di cercare il nome dello sceneggiatore.Ho trovato il te,il tuo blog e o’ miracolo: un corso di sceneggiatura gratuito.Ci sono ritornata oggi per verificare se si fosse trattato di un’allucinazione da ora tarda.

    Non lo era.

    A me piace molto scrivere storie, trattamenti insomma, ma non ho mai provato a scrivere una scenggiatura completa.Mi piacerebbe molto provare.

    Mi leggo la prima lezione e ti dico che ne penso.

    La mano sul cuore…
    Sara

  194. kikas
    17 giugno 2009 a 16:42 | #211

    Ciao Fabio, sono Federica. Ci siamo visti ieri all’arena Puccini, insieme a Giorgio Arcelli. Volevo ringraziarti, il corso gratis di scrittura è il regalo più bello che tu potessi farmi/ci.Ti scriverò presto una email.

  195. Michele
    8 giugno 2009 a 12:07 | #212

    Quest’idea è davvero bella: dalle parti di Bologna ai vari vernissage di cinefili in erba (con annessi contorni di cinofili e birre calde) siamo sempre sommersi da volantini e manifesti di Corsi di Sceneggiature o Regia con padrini d’eccezione che spendono nomi per attirare frotte di sognatori che spendono anche 5000 euro per sentirsi dire (spesso anche male) quanto sopra. Questo invece è gratis. Forse proprio perché Fabio si ricorda di quando era in erba lui e materiale così l’avrebbe divorato molto volentieri così come lo divoriamo noi.

    Piccola nota a tutti gli aspiranti del corso: quello che ha scritto Fabio è VERO. Parola di uno che 5 anni fa pensava di avere in tasca sceneggiature e soggetti e idee brillanti, ma nessuno sbocco (e me la prendevo ovviamente col sistema). Ora non ho idee brillanti, soggetti e sceneggiature non le voglio chiamare ancora così, ma a forza di “Cestino, Svuota Cestino” ha trovato chi lo prende quasi in considerazione.

    Nel frattempo ho pubblicato un libro, dove ogni protagonista raggiunge la sua “area di pericolo” in due pagine e alla quarta “sceglie”, o qualcun’altro sceglie per lui (sono racconti eheheheeh)…

    bel lavoro cmq, complimenti.
    michele

  196. andrea bolla
    5 giugno 2009 a 20:48 | #213

    Ciao Fabio,ho appena finito di leggere la prima lezione sul blog segnalatomi da Christian, io ho scritto il mio primo romanzo, un thriller noir ambientato in Giamaica, che verrà pubblicato in Settembre e devo dire di aver rispettato abbastanza fedelmente i dettami da te elencati, o almeno così spero. Grazie per il blog, sul quale concordo con Christian,sono convinto che potrà essermi utile per i miei prossimi lavori e attendo la seconda lezione!

  197. fabio
    5 giugno 2009 a 13:21 | #214

    Beh, un grazie a christian è dovuto. E’ il primo a commentare, sia il corso sia il neonato sito. Hai vinto una birra, se ti incontro te la offro!
    PS. Non vale per i commenti successivi, sia chiaro!

  198. christian
    5 giugno 2009 a 0:32 | #215

    Caro Fabio, il tuo blog mi è stato segnalato da Katia Donato. Lo trovo piacevole, colto, ma soprattutto scorrevole e lineare. Pur facendo l’autore di professione, e convintissimo del fatto che non si finisca mai di imparare, ti ringrazio per questa prima lezione e resto in attesa della seconda (giusto per mettere un po’ in crisi il mio nuovo lavoro) ;-). A presto, Christian

  199. fabio
    4 giugno 2009 a 16:10 | #216

    Sono Fabio e mi scrivo da solo per vedere se funziona. Ormai che ci sono vi invito a commentare la prima lezione. Funziona?

Pagine dei commenti
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  1. 18 settembre 2010 a 19:06 | #1
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