Home > 1. lezione 1 > LEZIONE UNO

LEZIONE UNO

“Tutti sanno cos’è una storia finchè non si siedono a scriverne una”

Se sei un aspirante scrittore hai l’80% di possibilità di non saper costruire una storia. Il dato è calcolato a spanne ma ha un senso. A inizio anni 90 ho intervistato una dozzina di editor di case editrici. Negli anni successivi, lavorando nel cinema, ho parlato con molti lettori di sceneggiature. Dalle loro parole ho ricavato a grandi linee il dato, che merita un bold: l’80 % dei dattiloscritti che arrivano non contiene una storia, o ne ha una abbastanza sballata da non poter essere definita tale.  Si tratta di una notizia surreale, come se metà degli aspiranti calciatori si presentasse ai provini giocando con le mani e cercando di fare canestro.

Il fatto è che la nostra tradizione culturale è non-narrativa. E’ giuridica, religiosa e poetica: è fatta di “cose da dire” o “sentimenti da esprimere”,  non di “storie da raccontare”. I nostri grandi autori sono poeti (Dante), diaristi-saggisti-poeti (Leopardi), autori di racconti (Boccaccio), favolisti (Collodi). Non abbiamo avuto Shakespeare o Flaubert, Tolstoj o Cervantes. Nel più grande romanzo della nostra tradizione, i Promessi Sposi, per risolvere la trama non a caso interviene la Provvidenza. E’ un dato simbolico troppo sottovalutato!

Tutto questo si riassume nella grande scuola di scrittura creativa che educa la nazione da decenni: il tema. Esistono due prototipi di tema, declinati in infinite variazioni: “Cosa hai fatto sabato?” e “Cosa pensi della guerra?”. La prima formula è una istigazione a raccontare gli affari tuoi, la seconda insegna ad esprimere idee nobili nel modo più prolisso (il tema infatti è valutato a metri, come il lavoro degli imbianchini).

Dopo 15 anni di questo addestramento, se decidi di scrivere una storia, sei nei guai. Dei tuoi nobili pensieri e dei tuoi piccoli aneddoti al mondo non gliene frega una ceppa. Capisci che in qualche modo devi costruire una storia, ma non sai come si fa.

In questi casi, qualcuno si aggrappa alle idee e alle teorie. Nasce così la figura dello scrittore “ossessionato non da una storia ma dal nudo scheletro di qualche concetto astratto” (Flannery O’ Connor).  E’ lo stadio artisticamente poco evoluto dell’intelligenza, lo stadio di chi “ha idee che scambia per emozioni” (Regina Zabo, Daniel Pennac). Il risultato è un testo che si lancia in acrobazie strutturali, sperimentalismi ed “effetti speciali” che non sono chiamati dalla materia ma appiccicati per certificare le proprie abilità. Testi pieni di intelligenza ma con poche emozioni, che si limitano a conciliare il sonno.

Quando un talento cade nel tunnel nell’intelligenza, la diagnosi è sempre quella: gli manca una storia da raccontare.

Buttare la zavorra

Si dice che “gli scrittori devono avere qualcosa da dire”, ma è il lapsus involontario con cui il nostro sapere collettivo si tradisce: chi ha qualcosa da dire deve darsi alla politica, alla filosofia o alla radio. Per scrivere un romanzo o un film bisogna avere qualcosa da raccontare.

E questo non perché sta scritto in qualche Libro Magno dell’Estetica, ma perché ciò che abbiamo da trasmettere è una sostanza indefinita, una qualità dello sguardo che si esprime solo in modo indiretto, parlando d’altro. Raccontando una storia, appunto.

Poi certo, tutti conosciamo 12 teorie secondo cui raccontare una storia è superato, o è commerciale o poco artistico, o… Non ho argomenti per smentire queste teorie in astratto, ma ne ho uno per confutarle in pratica: per chi scrive sono mortali. Scrivere senza avere una storia da raccontare è come far l’amore senza essere eccitati. Si può fare, ma si gode poco, tutti quanti. E tanto basta, per quanto mi riguarda.

Purtroppo, nelle antologie che ci hanno appioppato da giovani, gli scrittori non vengono presentati come costruttori di storie, ma come Grandi Capoccioni che vogliono scandagliare il disagio esistenziale, inchiodare la società alle sue colpe, descrivere la tragedia del vivere, denunciare la borghesia, o tradurre in romanzi le scoperte della psicoanalisi, della sociologia e della fisica.

Certo, hanno fatto anche quello ma lo hanno fatto per mezzo di una storia. Raccontare che hanno fatto solo quello, è un depistaggio; è come dare a un ragazzo un cd di Vasco Rossi dicendo “questo autore analizza il disagio giovanile con un vitalismo venato di spiritualità, descrivendo la quotidianità di una provincia sospesa tra slanci verso l’assoluto e ricerca decadente del piacere”. Il ragazzo butta via il Cd senza neanche togliere il cellophane.

Non ha senso parlare di Vasco senza ascoltare le sue canzoni e lo stesso vale per i romanzi perché, come dice Forster, “i romanzi sono innanzitutto un canto” e, come sostiene Nabokov, gli scrittori sono soprattutto “incantatori”.  Amputati del canto dell’opera, gli scrittori delle antologie sembrano sociologi del Censis o pazzi che predicano ad Hide Park.

Avrete notato che molti bravi autori dicono “io non so niente, volevo solo scrivere una storia”. Non è falsa modestia né un modo di schermirsi: è un igienico principio operativo. Alla scrittura si va nudi e inermi come neonati. Se abbiamo qualcosa da dire, entrerà comunque nelle nostre storie. E se non ce l’abbiamo, avremo comunque scritto una storia onesta.

In pratica: per scrivere dobbiamo prendere le nostre geniali idee, le nostre acute teorie, i nostri squisiti ragionamenti, le abilità tecniche di cui andiamo tanto fieri, e gettare tutto nel secchio dei rifiuti. Quella è la zavorra che impedisce di volare.  Nabokov dice che nella scrittura “le grandi idee non servono a nulla”.

Certo, buttare la zavorra è difficile. Le teorie e l’intelligenza aiutano ad evitare il terrore del nulla, la voragine su cui non osiamo sporgere lo sguardo, quella strana angoscia a cui non sappiamo dare un nome. E invece basta, stavolta un nome glielo diamo, in una riga, pure col bold: Vogliamo scrivere, ma non abbiamo una storia.

Nell’80% dei casi questo è il problema. E quindi la prima parte del corso sarà dedicata a imparare come si scrive una storia. Sono concetti nati studiando fonti diverse, da sottili testimonianze dei grandi romanzieri a tecniche di sceneggiatura che ti dicono a quale pagina mettere la prima svolta e il primo colpo di scena (se siete curiosi, pagina 10 e 30). Il testo è scritto citando soprattutto autori classici e parlando di romanzi per il semplice motivo che il nostro sapere narrativo nasce da lì. La stessa Hollywood, per anni Maestro Unico delle narrazioni, non ha fatto altro che analizzare 2000 anni di sapere europeo, e ricavarne regole che poi ci ha rivenduto come proprie.  Le tecniche americane di sceneggiatura nascono da Omero, da Aristotele, dall’analisi dei miti e dall’epopea del romanzo classico europeo (non lo dico io, lo dicono loro, gli americani). Non si capisce perché, per imparare a scrivere un film, non dovremmo abbeverarci alle nostre fonti. Lo hanno fatto i vari guru americani della sceneggiatura, possiamo farlo anche noi.

La non-storia e l’iper-storia

Prendiamo un prototipo di storia sbagliata che ammorba di tedio editori e produttori cinematografici italiani (sono loro a dirlo). La storia, giunta in migliaia di varianti ai loro lettori, è questa: c’è un essere che somiglia all’autore, sta fra i 25 e i 30, è incerto sul suo destino, non sa che mestiere fare, vivacchia tra sogni di grandezza e insicurezze, è indeciso anche in amore e non riesce a trovare la propria strada. Così procede tra lavori casuali, viaggi casuali, amori casuali. Ad esempio all’inizio lavora in un call center ma viene licenziato, va a lavorare in una pizzeria dove si riempie di chiazze perché è allergico alla farina, si innamora di una ragazza splendida che sparisce dopo la prima notte d’amore, lui depresso sbaglia un impasto e viene licenziato dalla pizzeria, poi va a lavorare da una parrucchiera che si innamora di lui e lo perseguita, allora si licenzia, ma reincontra la ragazza bellissima che però sparisce di nuovo, allora va a lavorare da un avvocato alcolizzato e…

Provate a raccontare questo inizio di “storia” agli amici. Siccome vi vogliono bene, diranno “interessante”, che è la traduzione ufficiale dello sconveniente “che due palle”. In realtà questa è una non-storia, non si prende da nessuna parte, e non va da nessuna parte. Se raccontate l’inizio di una buona storia, la gente non dice “interessante”. Chiede “E poi cosa succede?”. Questa domanda è l’unica prova che una storia ha qualche valore. Qualunque altra cosa dicano, significa che non funziona.

Un difetto opposto – ma in netto aumento- è l’iper-storia, in cui l’aspirante sente che per scrivere deve raccontare qualcosa ma, non avendo compreso la funzione profonda della trama, la usa come i cattivi registi usano gli effetti speciali: a piene mani, spargendo fatti e colpi di scena come un fertilizzante. Più ce n’è, meglio è

Spesso partono comunque da un personaggio che gli somiglia (il classico essere tra i 25 e i 30, eccetera) ma lo inseriscono in un gorgo di eventi stratosferici che, per il loro carattere eccessivo, risultano privi di ogni reale tensione emotiva. Siccome la realtà non offre abbastanza appigli, i “forzati della storia” attingono dal supermarket cinematografico e dagli aspetti più pulp dell’attualità. Così il protagonista incontra spietati mafiosi dandy, macellai che trafficano in organi,  poliziotti che praticano magia occulta, direttori di banca iscritti all’ordine dei templari, serial killer non vedenti, eccetera, eccetera, in un crescendo abbacinante che dovrebbe inchiodare il lettore alle pagine. Invece il lettore sbadiglia perchè questa storia è piena di figure poco credibili che paiono lanciate col paracadute dal cielo dall’immaginario collettivo per atterrare in un punto o l’altro del racconto a seconda di dove tira il vento, senza necessità.

Ecco dunque i prototipi estremi di due errori molto diffusi. In uno c’è un giovane incerto a cui accadono fatterelli insignificanti. Nell’altro c’è un giovane incerto che combatte contro l’immaginario cinematografico e una caricatura dell’attualità. La diagnosi è la stessa, sempre quella, sempre ovvia: nessuno dei due aveva una storia da raccontare.

Differenza pratica tra storia e pseudo-storia

Perché questi due racconti sono “pseudo-storie”? Cosa li differenzia da una storia? La riposta completa l’avrete alla fine della sezione, ma anticipiamo qualche criterio “misurabile”.

Nelle pseudo-storie i fatti sono “casuali” e “non necessari”. Va notato che queste non sono categorie mistiche ma hanno un risvolto pratico: i fatti casuali e non necessari sono quelli che si possono spostare senza danno da un punto all’altro del dattiloscritto. Se il protagonista della “non storia” va all’inizio a lavorare dall’avvocato ubriacone e alla fine al call center, non cambia nulla. Se il protagonista dell’iper-storia incontra prima i poliziotti satanisti o il serial killer non vedente, è uguale.

Prima definizione: la buona storia è quella in cui gli eventi non si possono spostare. Prendete l’ultimo romanzo o l’ultimo film che vi ha davvero appassionato: provate a sostituire un fatto che sta alla fine e metterlo all’inizio. Con ogni probabilità non ci riuscite. Se vi ha appassionato, vuol dire che è una buona storia, e nelle buone storie i fatti non si possono spostare.

Le buone storie sono “architetture organiche” in cui ogni pezzo ha una funzione strutturale: se provi a toglierne una, crolla tutto. Nelle buone storie, gli episodi della trama  possono stare solo nel punto in cui sono.

Ma come si fa a costruire una storia così? Proviamo a fare un esempio.

Un esempio in diretta

Prendiamo il protagonista comune alle due pseudo-storie e proviamo a costruire un racconto su di lui. Per prima cosa dobbiamo renderlo più concreto. Quindi copiamo la definizione del personaggio e sottolineiamo gli aspetti vaghi da trasformare in qualcosa di tangibile: “un giovane immaturo che vaga tra sogni di gloria, profonde insicurezze, e lavoretti casuali”.

Dobbiamo trasformare queste caratteristiche interiori in qualcosa di tangibile, che si possa toccare. In questi casi mi piace citare il concetto di un poeta, Eliot, che parlava di “correlativo oggettivo”: semplificando, è una tecnica poetica attraverso cui si cerca di esprimere i concetti e i sentimenti più astratti attraverso oggetti definiti e concreti. Nel cinema, che è fatto di immagini, è una tecnica fondamentale.

Ad esempio per mostrare che il nostro protagonista è abitato da sogni di grandezza, ne potremmo fare il leader di un piccolo gruppo musicale, che suona in cantina ma sogna di diventare un famoso rocker. Per mostrare la sua immaturità potremmo stabilire che vive ancora a casa dei genitori: fa notti da boheme e la mattina mangia la colazione di mamma. Il fatto che faccia lavoretti casuali nel suo caso può diventare una scelta esplicita: possiamo stabilire che lui ha il terrore di fare una grigia vita da ufficio, la stessa che il padre ha fatto tutta la vita e che l’ha reso un’ameba spenta e muta. Infine, un piccolo tocco che riassume tutto: anche se ha solo 28 anni, sotto i capelli da rocker si nota un inizio di stempiatura. Lui è un po’ ossessionato da questo fatto.

Notiamo due cose: rispetto alla definizione iniziale, questo è un personaggio migliore perché è più definito. Ha un desiderio preciso (diventare rocker), un terrore specifico (“fare la vita di suo padre”) e una piccola ossessione rivelante (problema capelli). Le sue caratteristiche interiori hanno trovato dei “correlativi oggettivi”.

Grazie al metodo del correlativo oggettivo siamo usciti dalla vaghezza e abbiamo dato al personaggio un desiderio, una paura e una piccola ossessione: “il minimo sindacale” per un personaggio vivo.

A questo punto è più facile costruire la trama. Se conosco un desiderio e una paura specifica del protagonista, so cosa devo fargli capitare all’inizio della storia: qualcosa che li vada a disturbare entrambi. Il motivo è semplice:  se gli capita qualcosa che non ha che fare con i suoi desideri e le sue paure, non è un momento interessante della sua vita, quindi non vale la pena raccontarlo.

Fateci caso: l’esistenza diventa interessante quando ci accade qualcosa che riguarda i nostri desideri e le nostre paure. Se alle feste vogliamo far colpo sugli altri è quello che raccontiamo, non quando eravamo impegnati in faccende di cui non c’importava nulla. I personaggi dei nostri racconti dobbiamo trattarli allo stesso modo. Come diceva Andrè Breton: “Non mi metto a raccontare i momenti insulsi della mia vita”.

Bene, abbiamo uno che vuole fare il rocker e ha il terrore della grigia vita da ufficio, cosa gli facciamo succedere?

Ad esempio: vince per caso un concorso in Comune all’ufficio anagrafe. E’ l’opposto di ciò che desidera e corrisponde a ciò che lo spaventa. Quindi è fertile, sarà interessante vedere come se la cava e cosa sceglie.

Ne risulta un possibile abbozzo di trama tipo quello che segue.

In una ricca città del nord c’è un tizio che viene da una triste periferia e da una famiglia un po’ grigia. Sogna di fare il rocker, ha già 28 anni e abita coi genitori. Il successo non arriva e sotto la zazzera rock comincia a perdere i capelli.  La madre apprensiva lo vorrebbe “sistemato”, gli cita ogni giorno i cugini che fanno concorsi a raffica e, per farlo sentire in colpa, prende gli antidepressivi davanti a lui. Rocco (chiamiamolo così) per far stare tranquilla la madre decide di darle retta e fare un concorso in Comune. Ovviamente non studia perché per lui un posto all’anagrafe è la morte. Fa il concorso solo per far tacere la madre. Ma al concorso accade qualcosa di strano (decideremo poi cosa) e lui vince.

Rocco è incredulo: non capisce come possa aver vinto il concorso senza aver studiato una mazza! Ma non ha tempo di pensarci, perché la notizia gli procura la prima standing ovation della sua vita. Sua madre è felice e dà la notizia ai parenti, il padre lo abbraccia fiero, la sua ragazza (pur batterista e tatuata) è felice perché avranno finalmente i soldi per vivere da soli. I membri del gruppo rock antagonista sono contenti perché, ora che pure Rocco ha un reddito, potranno comprare il nuovo furgone.

Ma Rocco è terrorizzato dall’idea di finire coi capelli corti all’ufficio anagrafe e dice che intende rifiutare il posto, perché lui vuole fare musica. Questo provoca varie reazioni:  la sua ragazza gli mette il broncio perché di questi tempi rifiutare un posto in Comune è da idioti, la madre piomba nella disperazione e torna a prendere lo Xanax. Persino il padre, uomo mite e silenzioso, s’arrabbia, gli dà un ultimatum e lo caccia di casa: se Rocco nella vita vuol fare solo musica, che lo faccia coi soldi suoi.

Rocco ora si trova nei guai.  Per colpa di quel maledetto concorso, la boheme a carico della famiglia è finita. Ora ha davanti due alternative: o la boheme dura e pura senza soldi né appoggi, oppure grigio lavoro impiegatizio. Rocco deva fare la sua scelta, e ha due giorni di tempo…

Come vedete, il tema è uguale a quello del trentenne con vaghi sogna di gloria. Ma se lo raccontate in questo modo, gli amici non diranno: “interessante”. Vi chiederanno: “E poi cosa succede?”. Vogliono sapere se Rocco accetta o no quel posto.

Ecco un’altra definizione da appendere al muro: Una buona storia è ciò che produce la domanda “E poi cosa succede?” in qualsiasi punto venga interrotta.

E ormai che ci siamo, attaccate anche questa:

Quando scrivete una scena non chiedetevi “cosa dice”. Chiedetevi “quale domanda produce?”

Punti di non ritorno

Perché questa storia fa chiedere “E poi cosa succede?” e le altre due no? Cominciamo con le risposte più superficiali. La prima è il test che abbiamo visto: possiamo spostare l’episodio del concorso a metà libro? O a tre quarti? O alla fine? No. E’ chiaro che questo evento sta verso l’inizio della storia e genererà i fatti successivi. Invece negli esempi precedenti gli eventi iniziali si potevano spostare a metà o persino verso la fine. Appendete alla parete: un buon inizio di una storia è un evento che può stare solo all’inizio.

Non solo l’episodio del concorso non si può spostare ma, continuando a scrivere, non si potrà più ignorare. E’ un episodio fondante, il che significa: qualunque cosa voglia far accadere in seguito, dovrò tenerne conto. Ecco quindi un’altra definizione: in una buona storia ogni evento limita la nostra libertà nei passi successivi.

Scrivere significa limitare progressivamente le proprie possibilità. Quando si inizia, la prima pagina ha una libertà totale, possiamo scrivere tutto. Man mano che si va avanti le possibilità si devono restringere sempre di più, perché ogni evento passato, se è un vero evento, limita le possibilità future. Finchè, quando arrivi alla fine, di libertà non ne devi avere quasi più. Per me le storie ben costruite hanno un solo finale possibile, che è una conseguenza “esatta ma imprevedibile” di tutto quel che è successo prima. Se la storia è buona, il finale sta nascosto fra le righe di quel che lo precede, e tu devi soltanto trovarlo (cosa che fra l’altro, quando accade, provoca una eccitazione quasi erotica).

E così, ecco un’altra definizione: se un evento non limita la tua libertà successiva di scrittura è un non-evento. Lo si può dire meglio e in un modo più rispettoso del vero protagonista, che non è chi scrive ma chi viene scritto. Se un evento non limita la successiva libertà di azione del personaggio è un non-evento.

In sintesi, quando si dice che le buone storie trattano l’essenziale, si vuole dire questo: le buone storie trattano punti di non ritorno. Anche piccoli, anche quotidiani, ma devono essere punti di non ritorno. E’ lì che la vita diventa interessante, non quando stiamo a guardare fuori dalla finestra chiedendoci cosa fare. Quelle serate lì, non le raccontiamo neanche ai quattro amici che ci vogliono bene. Perché dovremmo raccontarle ai lettori?

Noi produciamo scelte

A questo punto dobbiamo andare più a fondo, uscire dal rilassante tecnicismo delle “definizioni oggettive” e chiederci cos’è davvero che in questa storia rende l’evento “concorso pubblico” necessario, fondante, non spostabile, limitatore di libertà , eccetera. In altre parole: perché chi ascolta la storia si chiede “come va a finire?”.

Perché il concorso costringe il protagonista a misurarsi con se stesso, a mollare la via di mezzo in cui si trova, a buttarsi di qua o di là.  Insomma: a fare una scelta. David Mamet sostiene che “non costituisce elemento idoneo a un dramma ciò che non si occupa della possibilità di una scelta degli esseri umani”.

Ecco un’altra frase da appendere al muro (sì, avrete il muro pieno alla fine): la trama è la macchina inventata dall’autore per costringere il protagonista a fare scelte.

Il motivo per cui le storie sono interessanti è che al mondo nessuno riesce a capire chi è facendo ragionamenti: è solo davanti ai fatti che capiamo chi siamo.

Che faccio se vedo una donna aggredita in una strada deserta da tre uomini col coltello? Che faccio se mi offrono ciò che desidero di più al mondo in cambio di una mazzetta? Se incontro il mio sex symbol preferito che mi propone una notte di sesso? Se una persona cara si ammala e ha bisogno di 24 ore su 24 di assistenza? Se sul lavoro trovo un capo carogna che però mi offre un raddoppio di stipendio se faccio la spia?

Su queste domande ciascuno ha tante opinioni, ma valgono poco. Ciò che conta, ciò che definisce chi siamo, è la scelta che facciamo quando le cose accadono. E nessuno lo sa prima. Noi possiamo ipotizzare, prevedere, fare buoni o cattivi propositi. Ma solo quando la prova dei fatti ci costringe a una scelta, sappiamo davvero chi siamo.

Come dice Milan Kundera, il problema della vita è che nessuno possiede le istruzioni: tutto ci accade per la prima volta, e non sappiamo come affrontarlo. Le buone storie ci appassionano perché vediamo i personaggi alle prese con lo stesso tipo di sfida che affrontiamo ogni giorno. Questa sfida si chiama “scelta”.

Per questo se raccontate agli amici l’inizio di questa storia, chiedono “E poi che succede?”. Perché, per quanto mediocre sia questa storia, la vittoria al concorso mette il protagonista davanti a una scelta. Non può più continuare con la comoda “boheme a casa di mamma”: o fa davvero la boheme, o va all’ufficio anagrafe.

Per questo gli amici vogliono sapere come va a finire: da questa scelta capiranno chi è il personaggio. E soprattutto questa situazione ha il potere di evocare i momenti fondanti della loro esistenza, quando, più meno consapevolmente, hanno fatto le scelte che li hanno definiti.

Le buone storie, anche quando sono divertenti o comiche, si occupano di cose serie. Di ciò che sono le persone, del perché lo sono e del come. E tutto questo ha a che fare con le scelte. La trama è il percorso che costruiamo per costringere il personaggio a compiere scelte che lo rivelino a sé stesso.

Appendiamo al muro, che c’è un buco vuoto: compito di chi scrive è produrre scelte.

“Là dove c’è il pericolo cresce anche ciò che salva”

Cominciamo a capire perchè la trama non serve solo a “intrattenere” o a “creare un filo”, ma ha una sua necessità spirituale.

Come dice Gardner “la trama esiste perché il personaggio possa scoprire da solo (e nello stesso tempo rivelare al lettore) chi è realmente….la trama lo trasforma da statica creazione intellettuale in individuo reale che fa delle scelte e ne raccoglie i frutti” (77).

Però attenzione, la scelta deve essere significativa. Se ci limitiamo a mettere il personaggio davanti a continui bivi, diventiamo stucchevoli. Le scelte verso cui il personaggio viene spinto devono avere una direzione. Quale? La risposta la prendiamo di nuovo da un poeta, Holderlin: “Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva”.

La direzione verso cui le buone storie portano il protagonista è questa: davanti al pericolo. Quelle di puro intrattenimento si limitano a metterlo davanti a fucili automatici, tempeste oceaniche o leoni feroci. Le storie più sofisticate (che possono anche essere piene di fucili, leoni e tempeste) portano il protagonista a misurarsi con il suo “codice esistenziale” (espressione di Kundera) o con la sua “ferita segreta”, o “fantasma interiore”, o “problema nascosto” (espressioni di vari guru americani della sceneggiatura). Insomma, lo portano a confrontarsi con quello di non risolto che ha dentro, e che noi con Holderlin chiameremo la sua “area di pericolo”.

L’area di pericolo di un personaggio è qualcosa che per definizione il personaggio non conosce. E non chiedetemi perchè sennò dovrei ricordarmi che anch’io ho un’area di pericolo di cui non voglio essere consapevole. Dai pericoli tutti vogliamo fuggire, ma la vita diventa interessante quando siamo costretti ad affrontarli.

L’area di pericolo di un personaggio è difficile da leggere ma facile da localizzare. Non posso dirvi cos’è ma posso dirvi dove abita: tra il suo desiderio cosciente (nel nostro caso: fare il rocker) e la sua paura esplicita (nel nostro caso: fare la vita grigia e banale del padre). E’ lì, tra ciò che più desideriamo e ciò che più ci spaventa, che si trova il nodo non risolto, la nostra personale “area di pericolo”. Desideri e paure sono così forti perché in qualche modo nascono da quel nodo, e quindi in qualche modo ne parlano.

La decodificazione naturalmente non è matematica. A volte l’area di pericolo è l’opposto del desiderio del personaggio, altre volte è simile; altre volte ancora non c’entra nulla ma è collegata in modo laterale. Ma abita lì: tra i desideri più forti e le paure più intense.

Parentesi: il segreto della scrittura

Il più profondo segreto della scrittura è una tecnica Usa, nata da decennali ricerche psicometriche. Non è vero, ma mi vergogno a dire che per me il segreto della scrittura viene da Alessandro Manzoni, autore reso plumbeo dai tediosi studi scolastici. Per renderlo un filo più cool chiamiamolo quindi il “Manzoni’s Secret”. Funziona così.

A un ricevimento dell’alta società milanese, una ricca dama avvicinò Manzoni e iniziò a squittire lodi, chiedendo come avesse fatto a scrivere un romanzo così bello, così profondo, così vero, così intenso, così emozionante, così filosofico, così di qua e così di là. La domanda durò 10 minuti, Manzoni ascoltò paziente tutto il tempo e poi rispose con una sola parola.

“Pensandoci”.

Questa parola solitaria è il più importante manuale di scrittura creativa. Scrivere non è poi così difficile: se uno scrive una storia pensandoci per 27 anni, il risultato sarà quanto di meglio può fare.  Punto.

Certo, una applicazione così integralista è poco adatta ai nostri tempi rapidi e superficiali, quindi vi consiglio di applicare il Manzoni’s Secret in una “versione light”. Quando vi serve un’idea, non usate mai la prima che vi viene in mente. Buttatene giù 7, poi scegliete la migliore.

Non è un numero a caso, è che nella vita bisogna darsi dei metodi e poi rispettarli. Io ho provato a farlo con “10 idee” ma erano troppe, con “5 idee” ma erano poche. Sette è diventato per me il numero giusto. Voi scegliete il vostro. Su ogni scena: 7 idee. Ogni dialogo: 7 idee. Ogni location, ogni svolta psicologica, ogni finale: scrivete sempre 7 idee, poi scegliete la migliore. La qualità dei vostri scritti lieviterà come una torta istantanea.

Nel nostro esempio, le scelte che ho fatto (il desiderio del personaggio, la paura, l’evento che lo costringe ad affrontarli) erano la prima idea. Si sente vero? Bene, quindi non usate mai la prima idea: applicate il “Manzoni’s Secret”, poi scegliete.

Ancora su scelte e trama

Nel nostro caso, essendo una storia banalotta, capire l’area di pericolo è abbastanza facile: Rocco ha inconsciamente paura di essere un uomo insignificante come suo padre, per questo desidera diventare rock-star.

Per questo inoltre ha il terrore della monotona vita da ufficio. Razionalmente crede che il padre sia diventato un’ameba per colpa di quella vita grigia, ma inconsciamente teme che suo padre sia così di natura, e quindi che lui stesso sia così. Rocco quindi ha il terrore di una banalità che teme di avere dentro, e vuole sfuggirle. Non sarà un’area di pericolo da grande opera d’arte, ma è un’area di pericolo, e tanto basta per adesso.

A questo punto si capisce perché il concorso è un evento “necessario” in questa storia: se hai un personaggio che teme nel profondo di essere un grigio impiegato come suo padre, devi fargli vincere un concorso all’anagrafe. Così lo costringi a fare i conti con se stesso.

E’ per questo che l’episodio del concorso “vinto per caso” è fondante, per questo non si può spostare, per questo limita la libertà delle azioni successive. Perché costringe il protagonista a una scelta che, quale essa sia, lo farà avvicinare alla sua area di pericolo.

Per questo i piccoli fatti casuali che capitano nelle non-storie, o i macro-fatti che capitano nelle iper-storie, suscitano solo una curiosità superficiale e non producono la domanda “come va a finire?”. Perchè non avvicinano il protagonista alla sua area di pericolo. Non lo costringono a una scelta importante, lo fanno andare di qua e di là, magari mettendo in pericolo la sua vita, ma senza mai toccare i suoi nervi scoperti. Scrivere vuol dire inventare trame che costringano i personaggi a fare i conti con la loro personale area di pericolo.

Dice Simenon: “Abbiamo in noi, tutti quanti, tutti gli istinti dell’umanità. Ma di questi istinti, ne freniamo per lo meno una parte, per onestà, prudenza, educazione, talvolta semplicemente perché non abbiamo l’occasione d’agire diversamente. Il personaggio di romanzo, lui, andrà fino al limite di se stesso. Il mio ruolo di romanziere è metterlo in una situazione tale che vi sia costretto” (Simenon, L’età del romanzo, Lucarini, Roma, 1990, pag. 36).

La trama è il mezzo che aiuta il narratore nel suo fondamentale compito esplorativo: condurre il personaggio “fino al limite di se stesso” affinché “riveli chi è realmente”.   Procede attraverso punti di non ritorno, costringe a fare scelte e punta verso l’area di pericolo. E’ per questo che, se interrompete il racconto in qualunque punto, gli amici chiedono “come va a finire”.

Tema o problema?

Attenzione. Tutto questo non significa che il compito di una storia sia l’esplorazione psicologica. La psicologia del personaggio è solo uno dei mezzi che abbiamo a disposizione per esplorare qualcosa di molto più essenziale, che Kundera chiama “una possibilità dell’esistenza”.

Nei grandi romanzi, il personaggio è più che un personaggio. Come scrive Piergiorgio Bellocchio “in Stendhal, Balzac, Dickens, Tolstoj, Dostoevskij, l’estremizzazione dei caratteri consegue dall’esigenza di andare alle radici dei problemi che i personaggi rappresentano”. Questo è il punto: i personaggi sono incarnazioni di problemi umani significativi.

Se dobbiamo esplorarli sino in fondo, non è tanto per capire la loro singola psicologia ma per andare alla radice dei temi che essi incarnano.

E’ anche per questo che, ascoltando la nostra storiellina, gli amici vogliono sapere come va a finire. Non è solo la curiosità di sapere cosa sceglie il personaggio: è che questa scelta costringe lui e noi ad andare più a fondo rispetto al conflitto “vita speciale contro vita banale”. Un tema che, nell’epoca luccicante dei mass-media, coinvolge, ha coinvolto o potrebbe coinvolgere ciascuno di noi. E’ un altro motivo che attira l’attenzione degli amici: il tema prende.

Ma quando l’abbiamo scelto questo tema? Pensateci, c’eravate anche voi: e vi ricorderete che questo tema non è mai stato scelto. Siamo partiti dal vago personaggio della non-storia e abbiamo solo cercato di dargli un desiderio e una paura. Da quelli abbiamo intuito la sua area di pericolo, ma al tema, quello che per le antologie è il “senso” di un romanzo, non ci abbiamo mai pensato. Eppure il tema alla fine c’è, è evidente.

Insomma, abbiamo dato al nostro personaggio un desiderio e una paura e a quello gli è spuntato un Tema. Che fortuna!

In realtà è normale. Vorrei togliermi un peso e dire che il Tema, l’Argomento, la Problematica, il Messaggio, cioè questa cosa profondissima su cui si fa un gran can-can, è una faccenda assai semplice per chi i romanzi deve scriverli e non farne l’edizione commentata. Come dice Gardner con una semplificazione liberatoria: “Tema è il termine critico elevato che sta a indicare il problema principale del protagonista” (77).

Deo gratias.

Il Tema è il problema del personaggio. Punto. Trova i sassi nella scarpa del tuo eroe, e il tema si sviluppa da solo.

A questo punto cominciamo a capire che, se si segue il metodo giusto, le caselle a volte si mettono a posto da sole. Francis Scott Fitzgerald ci ha fatto persino il titolo di un libro: “Le belle storie si scrivono da sole”. E’ una cosa che capita sempre più spesso man mano che si capisce la funzione profonda della trama.

Riassunto

Il mio professore di terza media aveva un principio semplice ma saggio: “Per imparare non basta leggere, bisogna mandare a memoria”. Perciò facciamo un riassunto.

Dobbiamo avere un personaggio che, come tutti, tende verso qualcosa e fugge da qualcos’altro: cioè, semplificando, ha un desiderio e una paura.

La trama ha il compito di creare eventi che ostacolino o assecondino il suo desiderio spingendolo a fare scelte che lo avvicinano alla sua “area di pericolo“.

La sua area di pericolo tuttavia è anche “il tema” della storia. Quindi pure noi, modesti artigiani che volevano solo costruire una storia, ci troveremo ad avere un racconto col Significato, proprio come i capoccioni delle antologie. Ammazza!

Esercizio 1

(fondamentale: chi non lo fa non trarrà alcun profitto dal corso)

Per imparare il metodo senza farsi ingabbiare dal metodo bisogna fare come quando si prende la patente. E’ necessario passare un certo tempo a “guidare con la testa”, pensando razionalmente che prima devi abbassare la frizione poi inserire la marcia e non viceversa. Bisogna farlo tante volte finché non diventa un gesto automatico. A quel punto guidi ma non pensi più a quali pedali spingi: pensi a dove andare.

Le pagine che avete letto sono una scuola di guida. Ora avete gli strumenti per inventare un inizio di trama: allenatevi. Mettetevi lì e inventate almeno 10 inizi di storie usando questi concetti. Datevi per ciascuna una spazio massimo, tipo 2 o 3 cartelle.  Tuttavia pensatele come sintesi di narrazioni lunghe, capaci in futuro di supportare un romanzo o un film. Se 2 o 3 cartelle vi sembrano poche per un inizio, pensate a chi riassume intere trame nei risvolti di copertina o agli sceneggiatori americani che si sentono dire: “Raccontami la storia in 40 secondi”.

Per costruire il racconto, cominciate come vi pare e proseguite come volete, ma alla fine questo “inizio di storia” deve avere gli elementi di cui abbiamo parlato: un personaggio che ha un desiderio e una paura, da cui si evince la sua  “area di pericolo” (che è anche il tema), poi c’è un inizio di trama che lo spinge a fare scelte non casuali ma connesse alla sua “area di pericolo“. Fate muovere anche i personaggi che gli stanno intorno, ma cercate di crearli in modo che siano funzionali allo scopo, cioè che servano a mettere nei guai il protagonista, non in modo gratuito, ma rispetto ai suoi punti deboli.

Ovviamente, i personaggi dovrebbero essere anche anche vivi e credibili: ma questo secondo me fa parte delle cose che non si insegnano. Sono certo che quasi tutti ne siete già capaci.

Se poi non volete avere un solo protagonista principale, non c’è problema, potete avere una storia con più protagonisti, nel qual caso fate la stessa cosa per tutti i protagonisti della vostra storia (ma all’inizio è meglio averne uno solo).

Ho detto di scrivere 10 inizi, ma sarebbe meglio 20, e ancor meglio 30. Più ora scrivete storie da buttare, meno è facile che buttiate via quel che andrete a scrivere dopo. Decidete adesso un numero di storie che volete scrivere come esercizio, e poi rispettate la decisione presa. Scrivete su un post-it “scriverò X inizi di storie come esercizio“, poi appendetelo sul computer e rispettate quello che c’è scritto.

L’esercizio serve perchè questo tipo di sapere, se funziona, funziona solo quando viene applicato senza più pensarci, obiettivo che si raggiunge solo con la pratica. Si tratta di scrivere facendo un sacco di ragionamenti razionali su come applicare i principi, sapendo che così non si ottiene nulla di buono.  Quando, a forza di praticarlo, il metodo diventerà automatico, allora comincerà ad essere utile. Diventerà anche personalizzato perché scrivendo apporterete come tutti le vostre personali variazioni.

Mentre scrivete questi inizi di storie “da buttare”, forse qualcuna vi sembrerà una bella storia. Se accade, ignorate questo pensiero e continuate fino al traguardo prefissato. Se vi sembra che facciano schifo, continuate fino al traguardo prefissato. Non fatevi spaventare dall’esercizio, se 10 inizi di storie vi sembrano troppi, fatene 5, o anche 3. Ma fateli. Ricordate però che sono soltanto “inizi di storie”. Non cercate di finirle, bastano 1-2 cartelle di impostazione della trama.

PS. Se ti registri o lasci un commento riceverai la newsletter con novità, aggiornamenti & varie

Author: Tags:
  1. Jack
    30 dicembre 2011 a 17:44 | #1

    Una storia vera, magari autobiografica leggermente romanzata, è credibile?
    E’ una buona storia comunque vada o può aver bisogno di ritocchi oppure è sempre una cattiva storia?
    Perchè mi chiedo: per quale motivo cercare una storia banale, assurda, quando a te stesso è capitato di tutto, tipo una scazzottata davanti ad un supermercato con tre naziskin per difendere un barbone di origine slava, e a seguito di quel fatto hai conosciuto una splendida donna ed è nata una storia d’amore?ciaociao

    FABIO: una buona storia è una buona storia per le sue ragioni intrinseche che -per quanto possibile- stiamo cercando di spiegare nel corso. Il fatto che sia vera, inventata, credibile, realistica o fantastica, è secondario. Sulla domanda: perchè inventare storie se ti è capitato di tutti, risponderei con un’altra domanda: “perchè anzichè andare al cinema o leggere un libro la gente non va al bar ad ascoltare le storie capitate davvero agli altri?”

  2. 25 dicembre 2011 a 18:55 | #2

    Scrivo anche io e ho torvato in questo blog una buona guida….

  3. paolo
    24 dicembre 2011 a 16:58 | #3

    Anch’io ho problemi da mesi con la password. Seguo le indicazioni per riceverne una nuova ma non viene inviata anche se mi viene indicato di controllare la posta. Ho fatto molto tentativi.

  4. gianfranca
    22 dicembre 2011 a 18:32 | #4

    grazie leggo con piacere.
    ciao gc

  5. eda
    9 dicembre 2011 a 16:01 | #5

    Ciao Bonifacci.
    Non vorrai mica dirmi che per un ipotetico personaggio che prende ispirazione da me il confronto con la tecnologia è “personale”? La tecnologia è sinonimo di gioventù e quindi questa, poniamo il caso, quarantacinquenne si imbarca in una vera e propria sfida con se stessa comprandosi un pc, relativa chiavetta etc. E se poi da fossile del cretaceo diventasse quasi una hacker? (si scrive così?). Magari scopre il modo di “entrare” in qualche banca. E’ normale entrare nel casino facendo ‘sto esercizio proposto dall’emerita scuola guida “Bonifacci”. Ciao Fab

  6. rita
    8 dicembre 2011 a 22:40 | #6

    Ciao. Se non fosse per quella piccola incomprensione fra me e la password andrebbe benone. Qualcuno mi da una mano prima che mi metta a urlare davanti al computer che se ne infischia xchè essere inanimato e vagamente stronzo?
    Comunque grazie Bonifacci. Credo che Cinzia, vegetariana un pò snob e molto spiritual che tenta di scappare da suo marito che ancora mangia carne riceverà una lettera dai toni garbati, forbiti ma intensi (se po fà!) che la informa che Erminio, appunto suo marito, l’ha tradita tempo fa con un uomo. Chissà se si sentirà ancora così sicura di sè.
    P.s.: la mia area di pericolo è la password!! Non riesco a vedere la 4 e la 5. Posso urlare adesso?
    Passo!!

    FABIO: Sei veramente simpatica. Per chi ha letto il corso, la battuta “la mia area di pericolo è la password” è molto efficace! Anche l’idea sul personaggio della prof non è male

  7. rita
    8 dicembre 2011 a 12:03 | #7

    Ciao Bonifacci.
    Della serie “sarà capitato anche a voi” le storie ci vengono guardando qualcuno e fantasticandoci un pò su. Esempio: guardando Cinzia, quarantenne professoressa un pò snob e molto spiritual, vedo che è sposata con uno che la “controlla” ed ha una figlia di dieci anni alla quale sta appiccicata come il velcro. Cinzia guarda tutti gli uomini come se fossero potenziali grandi amori, quasi concupiscente, e tenta disperatamente di ritagliarsi spazi quasi segreti. Come ad esempio la scelta di diventare vegetariana visto che non sopporta più la “carne”.
    Mi intriga ma non riesco a capire dove vuole andare (desiderio) e di cosa ha paura. Sono nei guai? Cosa le può accadere?
    Grazie Fab.

    FABIO: di solito non rispondo a chi mi chiede consigli specifici su come scrivere la propria storia. Ma qua c’è una domanda semplice e ben posta, che mi permette di fare un discorso più generale. Questo: NON E’ NECESSARIO sapere prima cosa desidera e di cosa ha paura. Quelle sono le bussole della tua storia, il tuo nord e il tuo sud, ma non è detto che tu le conosca prima del viaggio. Spesso le scopri durante il viaggio (la scrittura). Solo così, peraltro, viaggiare diventa avventuroso, pericoloso, bello. Se sai già tutto prima è una storia che somiglia a un villaggio all inclusive. Ci si può divertire lo stesso ma non c’è sorpresa, nè avventura.
    Nel caso del tuo personaggio si intuisce a grandi linee quale può essere la sua area di pericolo. E’ legata all’emotività, ai sentimenti, al lasciarsi andare, a un eccesso di controllo, sia subito (dal marito) sia praticato (sulla figlia). E’ molto vaga come indicazione, ma E’ SUFFICIENTE PER ORA. Poi scrivendo la storia vedrai come reagisce il tuo personaggio agli eventi e -osservando-creando le sue reazioni lo conoscerai sempre più a fondo, scoprendo la sua bussola interiore (sua del del personaggio che prende vita nella storia, non della persona reale che ti ha dato l’ispirazione).

    L’importante ora è farlo muovere, cominciare a fargli capitare qualche cosa. Ma cosa? Deve essere qualcosa che lo mette in difficoltà, che gli fa iniziare un cammino che lo conduce verso la sua area di pericolo. Non è difficile, visto quello che già sai.
    Puoi creare un grande evento, o un piccolo fatto, che avvierà l’azione creando lentamente un effetto slavina.
    Supponiamo che scegli questa seconda strada, vediamo qualche esempio (IMPORTANTE: non ti dirò le cose giuste da fare, solo i primi esempi che mi vengono in mente, le cose giuste le devi scegliere tu). Se è una commedia, puoi ad esempio creare un pasticcio del provveditorato che confonde due domande e la manda a insegnare nella scuola del carcere minorile, tra giovani delinquentelli: loro sono zero spriitual, si abboffano di carne, e non si fanno minimamente tenere sotto controllo.
    Come reagisce la prof sipitual, vegetariana che tiene tutto sotto controllo? Cosa fa? Come va in crisi e con quali ripercussione nel resto della sua vita, e nei rapporti familiari?
    Senti che la storia già è partita? Poi dalla reazione di lei (che tu inventerai) nascerà un’altra conseguenza, a cui lei reagirà, eccetera. L’importante è che tieni la storia sui binari di quell’area di pericolo, che all’inizio viene colta in modo generico, come una immagine sfocata nella nebbia, e che via via si metterà sempre più a fuoco.

    E’ solo un’ipotesi, il fatto che mette in moto la storia può essere un altro. Può scoprire un segreto impensabile del marito, può saltar fuori in modo shockante qualcosa sulla figlia. O altre mille cose. Devi sentire tu, a naso, quale suona più giusta in base all’intuzione che hai al momento sul personaggio.
    Ma il concetto che volevo chiarire è questo. Non è necessario che tu sappia già adesso cosa desidera e di cosa ha paura. basta che tu abbia una intuizione su qual è la sua area di pericolo. Poi fai accadere un fatto che mette in moto una storia che ti permetta di scoprire insieme al personaggio le sue paure e i suoi desideri, e tutto il resto di cui è fatto.

  8. Julian
    5 dicembre 2011 a 18:08 | #8

    Ciao Fabio, sono contentissima di aver scoperto questo corso.
    Neanche molti giorni fa mi arriva la risposta di una ce al mio romanzo: la trama è poco sviluppata.
    PurtroppoXD
    Inizialmente ci sono rimasta male perché credevo che la mia storia non avesse niente che non andava. Ho passato qualche giorno a scervellarmi su cosa mancava e visto che niente avviene per caso alla fine ho trovato il tuo blog.
    Con la prima lezione mi hai già aperto gli occhi.
    La mia è una pseudo storia, perché posso spostare tranquillamente gli eventi. Anche se la adoro rimane una pseudo storia, ho capito che ciò che ho messo alla fine avrei dovuto metterlo all’inizio.
    Da sola non ci sarei arrivata :)
    Probabilmente ho sbagliato anche perché ho pensato al tutto come a una “trilogia fantasy” e non mi sono concentrata sulla trama del libro primo e bastaXD
    Con l’aiuto delle tue lezioni la trasformerò, facendola diventare la storia che doveva essere fin da subito.
    Grazie mille!
    Seguirò tutto per bene, quindi scriverò gli inizi di altre storie.

  9. GIANNI64
    30 novembre 2011 a 16:06 | #9

    Anch’io alla ricerca di qualcosa da raccontare, mi chiedevo se potesse
    essere utile allo scopo porsi questa domanda:
    “Cosa vorrei che accadesse alla mia vita?”

    Che ne pensi? Potrebbe essere un buon indizio su cui costruire una trama?

    FABIO: Certo che sì. Ma ogni modo è buono. La prima idea può venire fuori in mille modi diversi. Poi bisogna lavorarci, e di questo proviamo a discutere qui. Che ci siano idee tra i nostri validi corsisti lo diamo per scontato :)

  10. fabiesku
    28 novembre 2011 a 2:20 | #10

    Ho una storia che e’ una bomba. Sicuro. Lo so perche’ sono un esperto, patentato lettore. Sono altrettanto certo di non avere il necessario talento per scriverla. Che faccio, signor Bonifacci?

    Mah, per prima cosa deve fare quello che lei crede, putroppo io non sono in grado di dare consigli sulle scelte di vita. In secondo luogo, se il suo caso è questo, è un caso raro. Di solito avviene il contrario (il mondo è pieno di gente che scrive benissimo ma non ha una storia da raccontare). A mio avviso, tuttavia, se una storia è davvero una bomba, può funzionare anche se non è scritta benissimo. Pensi a Stieg Larsson: non è che abbia questo stile granchè raffinato, eppure a milioni siamo rimasti incollati alle sue pagine. O forse lei scrive proprio male, non lo so, però penso che se la storia è una bomba ci sarà un editore che se ne accorgerà, e le metterà a disposizione battaglioni di editor per aiutarla a scriverla meglio. Di storie veramente potenti, come lei sa da lettore, non ce ne sono in giro poi tante. Detto ciò se devo essere sincero, non sono del tutto convinto che lei abbia davvero una “storia che è bomba”. Certamente lei è in buona fede ma so che molte persone sono convinte di avere una storia quando invece hanno soltanto un’idea di storia, oppure un inizio di storia, un brandello di storia. Cioè una parte minima di quel mondo completo che è una storia. Non so se è il suo caso. Può essere solo lei a deciderlo, con quella esperienza di lettore che per fortuna non le manca. Poi mi creda, se la storia è davvero una bomba, troverà la sua destinazione. Come diceva Fitzgerald, intitolando con questa frase anche un libro, “Le belle storie si scrivono da sole”.

  11. paolax
    22 novembre 2011 a 17:17 | #11

    posso scrivere i miei inizi di storia su carta?
    se si, le 2-3 pagine di cui parlavi si riferiscono a un quadernone?..:-)

    FABIO: Sì. E non è così importante la quantità

  12. Ren Stark
    22 novembre 2011 a 13:44 | #12

    @Ren Stark
    Grazie, sei Stato molto esauriente! :) A presto. Un abbraccio. Ren

  13. Ren Stark
    21 novembre 2011 a 20:10 | #13

    Salve, Fabio! Inanzi tutto dovrei ringraziarti. Non è da molti, con la notorietà di cui godi, scegliere di condividere con altri i metodi della propria passione, ciò che ti rende un professionista e secondo me è come condividere una parte di sé!
    Io cercavo informazioni per capire se fosse stato meglio scrivere in terza persona o il prima quando mi sono imbattuta sul tuo blog. Ho una storia che è davvero un ‘intrippo': sto scrivendo una storia nella storia. Io non sono una scrittrice, ed è la prima volta che affronto un lavoro del genere. Ma ho sempre voluto tirare fuori dalla testa tutte le storie che mi immaginavo. Oh dio sono emozionata :)…. finalmente ho preso coraggio ed ho iniziato questo lavoro. Ho una storia base sia per la principale, che sarebbe raccontata tramite un libro trovato dal protagonista della seconda storia, sia per la secondaria. E’ un intrippo vero! sono a buon punto il problema è: secondo te potrebbe essere più grande di me tutto questo? Cioè affontare ”la storia nella storia” come primo racconto si rivelerebbe anche un casino per il lettore, secondo te? help!! Altrimenti li separo definitivamente, ma a me serve che il mio protagonista legga quel (scusa il termine) maledetto libro per comprendere con che tipo di male ha a che fare! Ah dimenticavo ti presciso la mia storia è un fantasy.

    FABIO: Beh, sicuramente hai scelto di iniziare facendo il tuo primo salto con l’asticella piuttosto alta. Si può fare, ma bisogna esserne consapevoli. Più aumenti la difficoltà, più aumentano le possibilità che il salto non riesca. Detto ciò, uno poi deve scrivere ciò di cui ha voglia di scrivere. Se è questo, vai con questo.
    Fra l’altro anche il primo film che ho scritto era così: non si è mai fatto ma non per quello, perchè era troppo costoso.
    Se posso darti un consiglio è questo: cerca di trattare le due storie anche in modo autonomo. Fatti una scaletta precisa della loro evoluzione. Poi pensi al modo in cui si incrociano. Perchè se parti già incrociandole, le storie finiscono per nascere dalla necessità dei loro incrocio, e persono la loro autonomia.

    Poi so che in parte deve essere così: le singole storie nascono dalla necessità dei loro incroci dagli effetti che hanno una sull’altra. Però mantieni due file a parte in cui controlli che la storia principale e “la storia nella storia” funzionino sempre anche da sole, non abbiano mai pause o cedimenti. Se guardi solo agli effetti che devono avere una sull’altra, perdi di vista il valore delle due storie, che resta la cosa fondamentale.
    Voglio dire: avere una storia nella storia funziona se le due storie sono molto forti. Se per legarle, sei costretto/a a renderne una o entrambe più lente o deboli, non va bene.
    Spero di essere stato chiaro, il tema è complesso e sarà oggetto di una delle prossime lezioni, appena avrò il tempo di riprendere a scriverle…

  14. Raffaele
    19 novembre 2011 a 12:26 | #14

    Interessante! Vediamo come va a finire!

  15. paola
    15 novembre 2011 a 23:23 | #15

    volevo sapere cosa intendi per cartella..o meglio..cosa vuol dire che per scrivere un inizio di storia bisogna darsi uno spazio di 2-3 cartelle? grazie anticipatamente

    FABIO: senza fare troppo i pignoli sul numero di caratteri, vuol dire “2-3 pagine”

  16. mario liberatore
    15 novembre 2011 a 1:35 | #16

    @genni
    Forza jenny!!! Mi piacerebbe leggere quello che stai scrivendo!

  17. mario liberatore
    15 novembre 2011 a 1:29 | #17

    Grande! bravissimo!
    Da sempre sognavo di scrivere narrativa, o almeno di raccontarmi. Ci avevo pure provato, dopo 5 anni vissuti in America, ma … che schifezza!!
    Ora invece mi hai fatto venire voglia di riprovarci, cosi’, per me stesso.
    Ma non hai paura della concorrenza? Di scatenare forze incontrollabili? Insomma, di perdere il posto?
    GRAZIE!!

    FABIO: perdere il posto in favore dei più giovani è un fenomeno naturale che prima o poi capita comunque: anzichè combatterlo, meglio favorirlo, non credi? Almeno così diventa un risultato che hai perseguito anche tu, e non qualcosa che subisci soffrendo :)

  18. Jack Slevin
    10 novembre 2011 a 1:01 | #18

    Beh, avendo letto – per ora – solo questa prima lezione, posso lasciarti questo commento: non è male, ma è restrittivo.
    La buona notizia è che è meno restrittivo di ciò che dice – ad esempio – il Syd Field che tu stesso hai citato. Mamet magari direbbe che non è sufficente, ma io direi che certamente è meno ostico da leggere dei “manuali” scritti da lui.
    Il punto è che qui si parla di come creare solo UN tipo di storia – il tuo tipo di storia. Però bene; mi sembra un buono spunto, migliore di tanti altri, per farsi un’idea di come scrivere qualcosa. Poi starà all’abilità e all’inventiva del futuro scrittore il saper aggirare le “regole” imparate.
    Very well done.

  19. gaia
    9 novembre 2011 a 18:49 | #19

    Piacevolissima scoperta, ti ringrazio già da ora.

  20. Nicola
    8 novembre 2011 a 10:29 | #20

    Credo che le lezioni du Fabio facciano più bene che male.

  21. cesare marchetti
    7 novembre 2011 a 21:08 | #21

    Non so cosa direbbe Carlo Emilo Gadda di questi corsi e per la verità neanche Stendhal. Il primo era il maestro di storie fantasiose, allegoriche e caricaturali ( così dipingeva un certo tipo di società);i romanzi del secondo sono a episodi, non necessariamente legati fra di loro. Entrambi però scrivevano in un modo divino.

  22. cesare marchetti
    7 novembre 2011 a 21:03 | #22

    Mah! che debbo dire? Ognuno ha il suo modo di scrivere e di concepire storie. Io sono un esordiente di 73 anni e cose da dire ne ho tante, tante cose ho visto, tanti uomini ho conosciuto perché viaggiavo; se mi mettessi a scrivere le mie esperienze non finirei più, ma forse alla fin fine farebbero sbadigliare il lettore in cerca di distrazione e allora per lui meglio dei libri gialli non c’è niente. Un errore che si fa è quello di concepire il lettore come uno che dev’essere comunque divertito, ci sono anche lettori che si interessano di argomenti particolari e che desiderano conoscere il mondo e la vita che li circondano: ad esempio se sono un medico e racconto le mie esperienze posso destare degli interessi, lo stesso se sono un ingegnere , un avvocato, un magistrato… Certi lettori vogliono anche capire non divertirsi o evadere. Detto questo, non mi piacciono troppo i corsi di scrittura, perchè ogni scrittore anche se è esordiente ha il suo modo di dire, di vedere la vita, ha i suoi sentimenti e le sue convinzioni. Tuttavia il corso è utile (ma forse un po’yuppy) perché dà suggerimenti molto utili.

  23. francesca
    27 ottobre 2011 a 15:12 | #23

    Trasmettere con entusiasmo il proprio patrimonio di conoscenze, anche non fosse verità assoluta, è sempre piu raro trovare chi è entusiasta di farlo.
    Non so se scriverò, ma certe cose che tu hai detto mi sembrano lezioni di vita.
    grazie,ciao

  24. maria
    20 ottobre 2011 a 22:50 | #24

    Ciao molto accattivante il tuo modo di scrivere piacerebbe anche a me mettere nero su bianco in questo modo cosi lineare chiaro emozionante insomma amdare al succo senza buttare completamente il frutto ma assaggiarne ogni minima parte ,mi chiedevo non sò se è adatto a me questo corso in quanto il mio problema è che ho tante belle idee ma no sò come metterle su carta mi mancano le parole giuste per esprimere quello che sento, se tu mi potessi dare un consiglio ne sarei felice ,ti ringrazio anticipatamente.

  25. genni
    18 ottobre 2011 a 21:55 | #25

    Volevo chiedervi … c’è qualche partecipante giovane nel corso??? Non perchè gli altri siano vecchi ;-), ma perchè io ho solo 13 anni…

  26. genni
    16 ottobre 2011 a 14:43 | #26

    …ho appena cominciato il corso e devo dire che mi piace già un sacco!!! Ciao a tutti!!! :)

  27. filippomaugeri
    15 ottobre 2011 a 16:08 | #27

    Mai lette tante castronerie in una volta sola.
    PRIMA CASTRONERIA: La grande storia sarebbe SOLO quella che emoziona;
    SECONDA CASTRONERIA: Le teorie e le riflessioni sono inutili(povero Bergman)(Se, come si dice, una storia è un sistema allora bisognerebbe SAPERE che ogni sistema ha una sua teoria).
    TERZA CASTRONERIA: per scrivere una storia bisogna averne già una in testa(il “qualcosa da dire”; CONCORDO!)però poi la lezione prende avvio non dalla storia che uno effettivamente dovrebbe già avere in testa ma da un vuoto personaggio (un giovane immaturo) per poi cucirgliene addosso una.
    Questa è sartoria, non creazione!
    QUARTA CASTRONERIA: Una storia è emozionante se ti domandi “cosa succede dopo?”; emozione che diventa orgasmo se capisci il meccanismo che la rende funzionante e ne prevedi lo svolgimento.
    Secondo questa idea, dopo aver visto un film bisognerebbe buttarlo (o al limite esporlo come souvenir) perché tanto ormai lo sai cosa è successo dopo! Poveri film di Hitchcock in cui, una volta conosciuta la trama, la suspense si è esaurita per sempre. Addio emozioni!
    Qui dentro si insegna il feuilleton, non certo l’arte!
    E questo accade perché l’arte non la si può insegnare.
    Se non ha senso parlare di Vasco Rossi senza ascoltare la musica di Vasco Rossi non ha altrettanto senso parlare di una possbile storia X se non si è gli autori della storia X.
    L’unico che può dettare le regole nella creazione della mia storia sono soltanto IO.

    FABIO: Squillo di tromba!!! Finalmente, dopo 937 commenti positivi, anzi spesso entusiastici, arriva una stroncatura. La rispetto e, ovviamente, non la contesto. Preciso solo una cosa. E’ ovvio che qua non si insegna l’arte, l’ho scritto nella premessa: insegno solo quel poco che io ritengo di sapere su come si racconta una storia, punto. Ho scritto con chiarezza che questo non è l’unico modo, è il mio modo. Non ho nessun pretesa di possedere verità, metodi universali et similia. Sono solo un falegname di mezza età che ha deciso di perdere un po’ di tempo per dire ai giovani falegnami “oh, io le sedie le faccio così”. Se a qualcuno serve, mi fa piacere. Se non gli serve, spero trovi da qualche altra parte ciò che lo può aiutare. Comunque, in bocca al lupo, Filippo. Il tuo cipiglio mi piace.

  28. Giovanni Visco
    6 ottobre 2011 a 19:35 | #28

    Bel modo di spiegare le cose, fluido e accattivante.
    Sicuramente non noioso!
    Complimenti, continuerò a seguirti anche se, per ora, sono alla lezione 1.

  29. tiziano
    30 settembre 2011 a 14:47 | #29

    Queste lezioni mi sembrano fantastiche, medito da tanto tempo su come mettere giù una bella storia, ma non avevo ancora trovato un metodo così pratico efficace. Mo’ passo gli esercizi…

  30. rak
    29 settembre 2011 a 18:14 | #30

    il miglior blog di scrittura on line che abbia mai letto :)

  31. Virus Viteritti
    14 settembre 2011 a 1:26 | #31

    Sembra davvero incredibile: google poi digito “corso di scrittura creativa gratis” Penso “Che scrocco che sono, mai troverò qual…….. ma!?! 1°link, 2°link, 3°link sembrano bufale…. e questo chi è? ”
    Tuttto questo 27 minuti fa, ora ho gia letto la prima lezione, del pittore, della carriera e i link; ma che culo stasera!!!
    Grazie caro Fabio cercherò di mettere a frutto i tuoi insegnamenti, fai una cosa deliziosamente sana a condividere tutto ciò con noi altri poveri mortali!

  32. 13 settembre 2011 a 11:02 | #32

    Ciao Fabio!
    Io sono una aspirante scrittrice, e ti ringrazio tantissimo per questa tua iniziativa, infatti mentre leggevo questa prima lezione, mi sono accorta del motivo per cui il mio romanzo, al quale sto lavorando, si é bloccato nel bel mezzo…ci sono un paio di elementi che potrebbero essere benissimo spostati o addirittura esclusi, ecco perché no sta crescendo come vorrei.:) Grazie seguiró queste tue lezioni con molto piacere ed interesse.

  33. fdeste
    8 settembre 2011 a 23:32 | #33

    Grazie, anche a nome dei personaggi delle mie pseudo storie: si stanno ribellando. Finalmente! Vogliono sentirsi più vivi, dicono. Penso che ne abbiano il diritto, glielo devo. Almeno, finchè non si mettono in cerca di un’autore, uno di quelli veri …

    Francesco

  34. sebastiana
    23 agosto 2011 a 12:27 | #34

    Ciao Fabio.Una volta mi ritenevo portata a scrivere anche perchè ero forte in grammatica, ora non più e,ironia della sorte, da quando sono iscritta all’università : praticamente abbandonata l’abitudine di confidare i miei pensieri ad un foglio di carta, terminato il dovere che per me era piacere di svolgere temi, non scrivo più.Leggo molto poco e ho degli assurdi dubbi grammaticali di cui mi vergogno. Anche la mia dialettica è di gran lunga peggiorata. Mi piacerebbe ritornare a scrivere e parlare correttamente e spero che questo corso mi aiuti…ancora non ho lettonulla, ma ho intenzione di farlo e spero di trovare anche esercizi.
    Ciao e grazie per aver messo a disposizione gratuitamente la tua conoscenza. Oggigiorno è davvero un evento più unico che raro

  35. sofia mariani
    22 agosto 2011 a 23:16 | #35

    sono una non-scrittrice,non faccio parte di alcun sito o altro ed e’ la prima volta che scrivo qualcosa su…internet(?)(si dice cosi’?).dopo aver letto la lezione 1, le scrivo poche righe solo per ricambiare,seppur in minima parte,il tempo che ha sottratto alla sua vita per dedicarlo gratuitamente a me ed agli altri che si trovano a leggere questi preziosi consigli..grazie,sofia

    WOW, grazie a te. Molto onorato di essere il destinatario della tua prima frase scritta su Internet. E grazie del tuo grazie :)

  36. agu
    9 agosto 2011 a 15:53 | #36

    Grazie Fabio per la impagabile generosità… La prima lezione mi ha emozionato.

  37. Valerio
    23 luglio 2011 a 16:41 | #37

    Grazie Fabio per condividere i “ferri del mestiere”. La lettura della prima lezione è stata illuminante sia per avere una minima percezione di come si costruisce una trama sia per capire quale sia la mia zona di pericolo: la pigrizia che dovrò sormontare per scrivere dieci inizi di storie!!
    Grazie

  38. Gianmichele
    16 luglio 2011 a 12:12 | #38

    Ciao Fabio,
    non ho letto tutte le otto pagine di commenti che precedono questo. Si tratta, a prima vista, quasi esclusivamente di lodi e ringraziamenti. Mi sento di condividerli tutti, per fiducia e istinto.
    Ma c’è una cosa che mi rode, davvero: Rocco, alla fine, ha accettato oppure no quel benedetto concorso? E che fine fanno tutti quelli che volevano sacrificare la sua felicità in nome della propria? E se il ruolo da impiegato lo spaventa, ma è comunque più affine alla sua natura..
    Insomma, uno scrittore forse non lo sarò mai, ma come lettore sono conclamato! Devo sapere! Un abbraccio.

  39. GiacomoM
    12 luglio 2011 a 11:05 | #39

    Ciao,
    mi accingo a leggere la prima lezione, ma volevo chiederti una cosa: sono un affezionato della carta, non è possibile avere una versione stampabile delle varie lezioni?

    Grazie

  40. Luthien
    27 giugno 2011 a 13:55 | #40

    Mi sono messa subito al lavoro… il tempo è poco, ma la voglia vince!
    Grazie mille per i consigli, mi sembra già di fare meno fatica a concretizzare il caos che ho in testa :-)

  41. Francesca
    21 giugno 2011 a 22:23 | #41

    Ciao Fabio, volevo solo ringraziarti e farti i complimenti x questa bellissima iniziativa. Forse finalmente ho trovato la “scusa” che sto cercando da un po’ x ritagliarmi del tempo da dedicare alla scrittura… spero proprio di riuscirci. Un abbraccio, Francesca

  42. andrea
    17 giugno 2011 a 23:00 | #42

    mi sembra un buon corso…comincio da quì…anche se il mio progetto è la poesia

  43. gilda pozzati
    17 giugno 2011 a 14:00 | #43

    Salve. Ho diviso un foglio in tre parti e ho cominciato a scrivere tre attacchi. Per ora non sono soddisfatta.
    Mi chiedevo: c’è qualcuno che qui aiuta con una valutazione/correzione/consigli?
    Buon lavoro a tutti.

  44. BARBARO MARIANNA
    16 giugno 2011 a 12:09 | #44

    ho finito di leggere la prima lezione. Sono emozionata. Peccato che anzichè seguire l’emozione che le tue parole mi hanno trasmesso devo andare in cucina ed iniziare a pensare cosa mettere insieme per il pranzo.
    Comunque grazie.

  45. Gi.mal
    14 giugno 2011 a 13:13 | #45

    Non conoscevo il sig. Bonifacci, per flusso di link sono arrivato qui e mi sono reso conto di aver visto quasi tutti i film sceneggiati da lui e che mi sono piaciuti: c’è qualcosa di diverso in ognuno ed addirittura in “E’ già ieri” (tema più voltre trattato vedi “il giorno della marmotta” che a me fa impazzire)si trova sempre qualcosa di nuovo e mai ovvio. L’iniziativa di questo blog è fuori ogni canone, basti pensare che se segui un corso A PAGAMENTO non ti danno tutte le dritte necessarie perché nessuno vuole ritrovarsi concorrenti troppo preparati.
    Ringrazio il titolare ed esprimo tutta la mia simpatia ed approvazione per quanto ha fatto finora e mi fermo con le adulazioni perchè vorrei porre a lui e voi tutti un quesito:
    cosa pensate quando vedete fiction o film con contenuti stracopiati, ovvi ed illogici? (e non mi riferisco alla carenza di mezzi economici ma di idee)
    e cosa attualmente vi attira di più per l’innovazione e l’articolazione delle vicissitudini dei protagonisti?
    io ad esempio sono estasiato da How i met your mother
    Saluti e a presto!

  46. MARIA CATERINA PIZZITOLA
    3 giugno 2011 a 13:18 | #46

    Sono felice di assermi imbattuta nel tuo sito. Ho finito la prima lezione. Sono proprio emozionata…. Adesso dovrò iniziare a scrivere gli inizi di storie, che Dio mi aiuti!!!!

  47. 24 maggio 2011 a 0:46 | #47

    Sì, lo so che non sei un teorico della narrazione, era per metterci della fiction.

  48. 24 maggio 2011 a 0:45 | #48

    Stavo scrivendo una storia a puntate, per un programma alla radio, su un ragazzo compreso tra i 25 e i 30 anni che non sa bene dove andare e si barcamena tra vari lavori. Dopo aver letto questa lezione mi sono molto arrabbiato e ho cancellato tutto, pure il programma alla radio. Ho deciso di smettere di scrivere, e di barcamenarmi tra vari lavori, poi però ho scritto questo http://t.co/4sDyMg9 in cui prima mi arrabbio molto (con te/me) poi ti do ragione.

  49. 2 febbraio 2011 a 5:28 | #49

    Ciao Fabio, anche io come tanti altri sono finita qui per caso. Stavo giusto cercando annunci per qualche corso in aula di scrittura creativa a Milano… ne avevo trovato uno davvero carino, economico, con un programma convincente e della durata di tre mesi! Purtroppo alla fine hanno annullato tutto per l’esiguo numero di iscritti… Davvero un peccato, la cosa che più mi entusiasmava era esser obbligata in un certo qual modo a fare gli esercizi e poi poter dialogare attivamente con persone in carne ed ossa. Vabè, pazienza! In ogni caso volevo darti la mia piena approvazione su quel che hai scritto riguardo ai nostri studi scolastici. E’ tutto vero! Infatti anche io ho grossi problemi nell’andare avanti con una storia, quando arrivo ad una trentina di pagine A4 (scusa ma non saprei dirti quante cartelle possano essere), mi blocco. Sento una sorta di disagio nel continuare a scrivere, come se mancasse qualcosa. Infatti manca qualcosa!!! Sono sicura che andando avanti con le tue lezioni riuscirò a capire. In ogni caso penso che involontariamente metta già in pratica ciò che descrivi nella tua prima lezione, però voglio comunque fare gli esercizi.
    Insomma, grazie mille, davvero!

    Domandina: per l’esercizio devo per forza inventarmi nuovi inizi, oppure vale lo stesso se prendo spunto da tutte quelle storie che ho cercato di scrivere negli ultimi anni?

    (Scusa per il commento prolisso, ma odio saltare i dettagli!)

  50. Barbara
    29 gennaio 2011 a 23:05 | #50

    Ciao Fabio, ho appena scoperto il tuo regalo ed è magnifico!…ma posso davvero scaricare tutte le tue lezioni gratuitamente? Grazie, grazie di cuore!

    FABIO: Certo che sì, stanno qui apposta!

  51. Gio Gio
    28 gennaio 2011 a 15:05 | #51

    Ciao Fabio(ti do del tu,ok?)…ma una password più semplice no??eheheh….Comunque, stavo cercando un corso di scrittura creativa in Sicilia e per caso mi sono imbattuta in questo sito…Ho finito la prima lezione e prima di passare alle altre voglio fare l’esercizio che ci hai proposto….voglio fare le cose con calma,penzandoci bene =) Grazie!

    FABIO: le password le sceglie il sisema, non posso farci niente. Però si possono modificare

  52. Natale Figura
    26 gennaio 2011 a 12:06 | #52

    Mi sono iscritto per curiosità su input di un’amica scrittrice… ma adesso seguo per ansia di apprendere, che mi hai fatto insorgere dentro con le tue parole e il tuo modo di porre questi argomenti. GRAZIE. Natale.

  53. valerianitto
    25 gennaio 2011 a 16:02 | #53

    ciao Fabio (posso dare del tu, vero?)
    sono Valeria e ti scrivo da Siracusa.
    Mi sono imbattuta per caso in questo sito e sono felice di averlo fatto!
    Riesci a spiegare i concetti e, cosa ancor più importante, a imprimerli nella mia testa.
    Vado a leggere subito la seconda lezione :-)
    cari saluti

    FABIO: Curioso, proprio oggi ho inventato il mio primo personaggio nato a Siracusa! Speriamo sia buon segno…

  54. Elisabetta
    25 gennaio 2011 a 14:12 | #54

    @monica
    Ciao Fabio!
    Mi piace molto la tua iniziativa, utile, mirata e seria. Anch’io, come molti iscritti in questo blog, sono una “scrittrice in erba” e mi diletto a riempire il mio tempo inventando e scrivendo storie. Ne ho scritte veramente tante, ma di ognuna di queste conosco perfettamente l’inizio e la fine, ma non ne conosco gli sviluppi. Mi spiego meglio. Conoscerei anche quelli, ma mentre scrivo mi si accavallano talmente tanto le idee che sviluppo le storie in modo completamente diverso da come le avevo immaginate. In questo modo perdo di vista il mio finale. E mentre rileggo ciò che ho scritto, mi sento persa e getto la spugna, abbandono… Così, mi sono dedicata alla poesia. Almeno la poesia è breve, ha un inizio e una fine e, nell’arco di massimo tre giorni, è finita (a volte, anche ore) per la mia gioia e quella dei miei amici che mi leggono.
    Devo provare a mettere in partica il tuo consiglio. Inizierò a fare un riassunto dei fatti che voglio analizzare e vedremo che ne esce. Mi dispiace lasciare incompiute le mie “opere”. Opere che leggerò solo io e qualche mio amico, ma almeno le leggeremo complete, no?
    Grazie!
    Eli

  55. Creso de vialdi
    25 gennaio 2011 a 14:06 | #55

    UNA RICHIESTA SEMPLICE, SEMPLICE…. :)
    Complimenti, ho appena finito di leggere la prima lezione e sono rimasto veramente colpito dalla semplicità con cui esponi dei concetti fondamentali per chi vuole scrivere.
    Ma la cosa che ti fa più onore, secondo me, è la pubblicazione gratuita del corso.
    Ho visto altri corsi simili su internet, gratuiti anch’essi, ma non erano cosi interessanti. E poi chi li pubblicava non aveva certo la tua professionalità.
    Trovo la tua impostazione molto simile al libro di Vincenzo Cerami(che consiglio anche se è a pagamento), forse anche perchè l’attività prevalente di entrambi è quella di sceneggiatore.
    Però credo che nel corso, tu sia stato molto meno sceneggiatore di lui. In senso positivo: tu ti rivolgi a chi vuole raccontare delle storie, siano esse per il cinema, per la letteratura o quant’altro.
    Una sola richiesta, semplice, semplice: puoi scrivere anche una drammaturgia del comico? (scusa l’antitesi).
    Mentre la scrivi, io finirò il tuo corso….
    grazie ancora per la pubblicazione e ciaoo

    FABIO: per fortuna c’è già. John Vorhaus, “Scrivere il comico”. Principi, strutture e pratica dalla gag alla situation comedy. Parla molto proprio della “drammaturgia” del comico, come usarlo in una storia lunga e non tanto in una gag.
    Questo è un link: http://www.audinoeditore.it/libro.php?collana_id=M&collana_progr=45
    Grazie per i complimenti, fanno sempre piacere :)

  56. Paola Segatto
    22 gennaio 2011 a 20:30 | #56

    Ciao Fabio,

    mi chiamo Paola Segatto e sono di Ronchi dei Legionari in provincia di Gorizia. Mi piacerebbe scrivere bene.

    E ti dico GRAZIE, carissimo Fabio, per l’aiuto disinteressato che mi stai dando.
    Sono entrata nel tuo interessante sito per puro caso e ne sono rimasta colpita non tanto sia gratuito, ma quanto il tuo insegnamento è davvero molto ben scritto, puntiglioso ed inoltre si nota la tua buona fede ad aiutare le persone che sono in difficoltà nello scrivere, ma che hanno una voglia matta a farlo.

    Una di queste persone sono io.

    Tanti Auguri, Fabio per tutte le cose buone e belle della tua vita.

    Un abbraccio,

    Paola Segatto

  57. virginia
    10 gennaio 2011 a 18:50 | #57

    Intelligente e divertente questa prima lezione.Apprezzo e in gran parte condivido; proseguirò con piacere.
    Scrivo narrativa e riesco anche a pubblicare: sono incuriosita dalla ricerca dell’autore, qui sopra. Non mi era venuto in mente che si potesse scrivere per conto di un altro,che per giunta pensa in altra lingua. Se la richiesta è seria e puoi contattarlo, vorrei saperne di più. Ciao, grazie

  58. Pietro
    5 gennaio 2011 a 0:07 | #58

    Mi unisco a quanti ti hanno gia’ ringraziato per questo corso, e io che ho gia’ letto cose del genere , da Pirro a Field, devo dire che hai colto nel segno. Se volevi farci venire (o tornare) la voglia di scrivere , ci sei riuscito. Complimenti.
    Per evitare di raccontare sempre la stessa storia (cioe’ la mia, il 25-30-35 enne con i suoi sogni etc. come hai magistralmente spiegato) io parto da fatti di cronaca (spesso nera) che trovo sui quotidiani o da storie accadute a conoscenti, che poi manipolo e adatto (puo’ essere un suggerimento per chi e’ a corto di idee). Utilizzo anche i sogni, e come suggeriva un altro amico in un post, tengo matita e taccuino sul comodino.
    Ancora grazie Fabio.

  59. carla
    23 dicembre 2010 a 15:35 | #59

    scrivere è la cosa più bella e difficile che ci sia….
    grazie a te di cuore, perchè solo chi ha passione pura può fare quello che hai fatto tu,
    pubblicare un corso del tutto gratuito…in una società dove le cose che non costano nulla…non valgono NIENTE…ma è solo APPARENZA!!
    GRAZIE!

  60. 22 dicembre 2010 a 15:50 | #60

    molto bella e interessante la prima lezione, continuo con le altre, io devo scrivere l’analisi di un libro misterioso, che per capirsi ha il necessario bisogno di interagire con la vita dell’autore del libro, diventando come una nuova storia, che però al 90% è interrotta dall’analisi e molte informazioni per comprenderla, esistono consigli particolari al riguardo?

    FABIO: Forse sì, ma io non li so :) Buon Natale a tutti!

  61. fabiesku
    17 dicembre 2010 a 0:42 | #61

    Va bene, tutto bello, grazie.
    Davvero.
    Ma se hai storie, ma nessun talento?

    FABIO: mah, non so che dire. E’ un caso abbastanza raro, credo. E comunque ci sono casi di successo senza talento, casi di successo senza storie, casi di talento e storie ma senza successo. Può accadere di tutto, sempre e comunque… Quindi il “che fare in pratica?” è una scelta che ciascuno deve fare per sè, non si possono dare consigli su questo

  62. alterego
    30 novembre 2010 a 17:57 | #62

    E’ per caso che ho trovato questo corso sulla scrittura e così ho deciso di riprendere a scrivere come facevo a 10 anni, quando inventavo storie. Poi la vita mi ha portato altrove..cmq grazie perchè ho trovato l’ispirazione dopo anni e in un periodo in cui nn so davvero cosa voglio fare.
    Cmq sono d’accordo con te sul capire davvero chi siamo solo di fronte alla prova dei fatti.
    Ah.. pur nn sapendo niente di scrittura e di esercizi e nn avendo ancora letto il tuo consiglio è da un po’ che tenevo penna e fogli sul comodino per scrivere i miei sogni..ma appena sveglia nn li ricordo più..aspetterò…nel frattempo leggerò la seconda lezione.
    Grazie buona serata

  63. 29 novembre 2010 a 21:52 | #63

    … il mio problema è che ho iniziato una caterva di storie e che non ne ho mai finita una!! insomma, iniziare è l’ultimo dei miei problemi :°

    FABIO: Il tuo commento mi ha fatto riflettere. Conosco quella sindrome, anche io per anno avevo solo inizi.
    Ma non posso dare come esercizio “finisci una storia”. Se uno ci riesce il corso non serve più a niente!
    Insomma, non ho trovato una soluzione, questa mail è solo per dire che qualche minuto ci ho pensato…
    In bocca al lupo

    Ecco, appena uno scrive che non ha un’idea, gli viene. Il fatto è che nel tuo caso l’esercizio è proprio quello: finire una storia. Potresti fare così: procedere per stadi brevi.

    Passo uno: scegli una delle tue storie e ti imponi di finirla in forma di “soggetto”. Fa conti di dover dire a un editore o produttore, pronti a pagarti un sacco di soldi, di cosa parla il tuo libro o ilm. Quindi devi fare un testo di 4 pagine in cui sia riassunto tutto lo svoluppo della storia. Solo in forma di riassunto, poche pagine, senza entrare nel dettaglio. Ma che contenga tutta la storia

    Passo due:…no mi fermo, facciamo così. Se ti sembra utile, e se fai davvero il passo uno, riscrivimi che ti dico il due.
    E’ la prima volta che penso un esercizio su misura, procediamo step by step, se vediamo che serve

  64. Giacomo
    26 novembre 2010 a 1:37 | #64

    Grazie mille! Per ora mi fermo alla prima lezione e mi sembra molto interessante.

  65. Salvatore
    24 novembre 2010 a 11:06 | #65

    quello che è importante sottolineare è che in Italia, salvo il dopoguerra e qualcos’altro, gli scrittori, gli autori, sono in genere gente priva di forza interiore. Io ammiro la cultura americana e specialmente i loro sceneggiatori, perchè proprio come dici tu Fabio, sono prima di tutto degli scrittori di storie. Senza storia c’è il nulla assoluto, un chiacchiericcio che sa di perdita di tempo. Tutto parte e tutto finisce dalla storia e dall’azione in essa contenuta. In genere le storie dovrebbero essere avvincenti, debbono tenere viva l’attenzione del pubblico che alla fine non si annoia mai. La cosa peggiore del cinema italiano, o per lo meno dell’ultimo cinema italiano, è che è insipido. Parla sempre dei sentimenti, della condizione umana del piccolo borghese italiano medio e del suo microscopico mondo senza avere scenario, respiro, orizzonte. Ed infatti la nostra decadenza si rispecchia sempre nelle storie scritte da autori piccoli piccoli, che non riescono ad emergere dai microcosmi nei quali sono disperatamente immersi. Noi non abbiamo scrittori ma dei metascrittori, psicologi, sociologi d’accatto che pensano di immettere in flaccide storie le loro teorie sul mondo che alla fin fine finiscono per non interessare a nessuno. Film da sbadiglio vengono preannunciati nelle solite sagre cinematografiche, film che pretendono finanziamenti pubblici e sono fatti in genere da gente raccomandata. Film che vengono bocciati poi in tutti i consessi internazionali. Il registro di queste storie è eternamente uguale, il tono è sempre lo stesso. The song remain the same. L’alternativa è il cinepanettone che è poi dal punto di vista della sceneggiatura una stessa trama scritta vent’anni fa e ripetuta in modo ossessivo fino ad oggi e reinterpretata da un manipolo di attori imprigionati da contratti e da ruoli che il mercato deve per forza assegnargli. Insomma film d’azione, tranne rarissime eccezioni, non c’è. Il film con una trama senza tregua e che incolla e diverte ed emoziona il pubblico non esiste e temo che non esisterà più. Almeno, io la penso così. Salvatore

    FABIO: ritratto impietoso, che so per certo molti condividono. Chissà se vale anche il miei film, mi sa di sì :)

  66. peppino
    19 novembre 2010 a 0:08 | #66

    @teresa
    io la penso come te… salvo poi trovarmi ad aver pensato troppo e realizzato poco. dove ho sbagliato? non lo so. ho visto gente molto più non voglio dire superficiale ma più pragmatica si, sfilarmi davanti. dove ho sbagliato? un saluto

  67. ANna
    18 novembre 2010 a 1:19 | #67

    Ciao Fabio,
    vorrei chiederti un consiglio riguardo alla scrittura di favole per bambini da illustrare.
    Immagino la struttura sia la stessa, anzi più amplificata (desideri e paure), ma calata nel mondo infantile.
    Ma come non rischiare la banalità? O cadere in psicologismi che ovviamente non andrebbero compresi?
    Cosa,secondo te, è veramente importante nell’approccio della scrittura per bambini?
    Grazie per tutto questo che hai creato, condividendo e trasmettendo i tuoi studi e le tue riflessioni.
    ANna

    FABIO: Purtroppo non lo so. Di favole per bambini ne ho create tante, ma solo per le mie figlie. Ho fatto sicuramente degli “errori narrativi”, che ritengo ammissibili in un padre che inventa storie per le figlie (le quali, si spera, riceveranno qualcosa dall’atto in sè, oltre che dai suoi contenuti) ma non vorrei propagare i miei errori a chi desidera svolgere questa attività in modo professionale. Ina ltre parole: in questo corso racconto solo cose che -almeno a me- sono risultate utili nella scrittura professionale. Riguardo a settori come la narrativa per l’infazia, in cui sono un semplice “hobbista”, non mi pare corretto dare consigli.

  68. teresa
    16 novembre 2010 a 21:16 | #68

    sono felice! questo corso mi da una struttura. per ora sono alla lezione 1. vado piano, ho bisogno di digerire. un commento: ma cos’e’ ‘sta storia che “siamo quello che facciamo piu’ di quello che pensiamo?”. davvero nessuno al mondo riesce a capire chi e’ facendo dei ragionamenti, ma e’ davanti ai fatti che sappiamo chi siamo?!?! non abbiamo istruzioni nella vita, e’ vero. tutto ci accade per la prima volta, sono d’accordo. ma non possiamo affrontare meglio la vita se ci ragioniamo? a me pensare piace un sacco, ma davvero tantissimo. ci passo un sacco di tempo, mi da calore, mi da un senso. mi piace tanto anche fare, mettermi alla prova, fare delle scelte, ma pensare prima e dopo mi e’ vitale. mi aiuta a digerire, a soppesare. e’ con il pensiero che sono io. le azioni possono farle piu’ o meno tutti, no? c’e’ qualcuno che la pensa come me? comunque, Fabio, grazie pensato. ora passo agli esercizi e ti faro’ sapere un grazie di fatto!

    FABIO: Figurati se proprio io sostengo che non bisogna ragionare: lo faccio sin troppo, e lo valuto sin troppo. Infatti penso anche che i nostri ragionamenti influenzino molto le azioni future. Quel che si dice nella lezione è un’altra cosa: molto semplicemente, ragionando nessuno può capire chi è davvero. Perchè non sa come si comporterà in concreto davanti alle situazioni reali. Io posso immaginare, chessò, di essere un grande inviato giornalista, ma quando poi si tratta di sgomitare coi colleghi per avere prima una notizia, o di mentire per proteggere una fonte, che farò? Ne sarò capace? Avrò paura? Sarò uno che si butta, o uno “delicato” che si trattiene? Posso ragionare finchè voglio, ma finchè non provo non saprò mai se sono adatto a quel lavoro o no. E questo vale per tutto. In ogni caso -se non ti convince la metafora sulla vita reale (che in effetti è sempre ardita) -sono convinto che il concetto valga nella narrazione di storie: i personaggi sono quello che fanno, non quello che dicono, o che pensano. Poi ci sono eccezioni, ovviamente, e a volte sono capolavori. Ma qua non parliamo di eccezioni, sennò non si riesce più a trovare una regola, un metodo, un criterio pratico. Ed è questo che si sta cercando, ricordiamolo: criteri pratici per scrivere storie, non la verità della vita…

  69. andrea v
    12 novembre 2010 a 12:56 | #69

    gentile Fabio ho letto e preso appunti sulla lezione uno..che oltre a essere interessante è anche molto appassionante, fa venire subito voglia di mettersi all’opera.
    A me però piacerebbe tanto creare una sceneggiatura teatrale, per cui ti domando se pensi che i principi siano gli stessi, e se in qualche modo il fatto che a teatro l’ambientazione sia spesso fissa, possa influenzare il lavoro dell’autore. Quello che al cinema puoi girare con una macchina da presa muovendoti in vari ambienti, con la possibilità di passare velocemente da una immagine all’altra, a teatro non si può fare. A teatro credo sia tutto più statico, più basato sulla parola e sul movimento del corpo che portano le emozioni. Spero di essere stato chiaro. Grazie!!!

    FABIO RISPONDE: Non parlerò del teatro perchè non ho mai scritto pèer questo mezzo (salvo alcuni monologhi comici) e qua parlo solo di cose che conosco per esperienza diretta. E’ comunque certo che la fisicità del teatro impone criteri specifici, come l’unità di luogo e di azione, già definiti da Aristotele più di 2000 anni fa. Ci sono in giro molti ottimi testi sulla scrittura teatrale, ne suggerisco due che già citati in bibliografia: “Note in margine a una tovaglia” di David Mamet e il più specifico “ABC del teatro” di José Luis De Santos Alonso.

  70. Ilaria
    12 novembre 2010 a 11:37 | #70

    Beh, sono più che dovuti. Sia per la gentilezza che per l’utilità e la bravura con cui hai composto queste lezioni. Sono utili da commuovere. Grazie ancora

  71. Fred
    9 novembre 2010 a 16:47 | #71

    Bello!!interessante!!inizierò a fare gli esercizi!

  72. Ilaria
    9 novembre 2010 a 10:50 | #72

    ti ringrazio tantissimo….

    FABIO: e io ringrazio per i ringraziamenti. E’ sempre bello iniziare la giornata da “ringraziati”

  73. dario
    2 novembre 2010 a 11:42 | #73

    il mio inconscio fa i complimenti al tuo. grazie.

  74. zoe29
    1 novembre 2010 a 19:07 | #74

    Grazie Fabio, ho finalmente letto la prima lezione. Sono diversi anni che frequento un gruppo di scrittura e ho riconosciuto “i ferri del mestiere”, ma straordinariamente oliati, lucidati e pronti all’uso! molto utile.Appena posso faccio gli esercizi capo!
    Ti volevo anche dire che quello che mi ha condotto qui è la stima per il tuo lavoro, amore bugie e calcetto è uno dei film che mi è piaciuto di più negli ultimi anni. a presto letizia

  75. Natasa
    1 novembre 2010 a 6:11 | #75

    GRAZIE!!!

  76. Max
    27 ottobre 2010 a 19:36 | #76

    ciao Fabio! ebbene si, finalmente mi sono deciso a leggere la prima lezione del corso, e l’ho trovata molto interessante (in questo caso va bene anche se non dico “e poi che succede?”), ora il primo ostacolo da superare sarà quello di mettermi a scrivere i 10 inizi di storia…oltre che lentissimo sono anche piiiiigro da morire e reputerò un successone se riuscirò a scriverne 2!! e comunque anch’io riscontro lo stesso problema di Gianluca, ovvero di idee ne ho ma poi è all’atto di metterle su carta che trovo grossi ostacoli, visto che, tanto per dirne solo una, ho la terza media e una padronanza della lingua italiana quantomeno traballante; mi salvo un pò perché leggo parecchio!
    comunque su questa problematica giustamente si può cercare di migliorare anche da soli…per il momento ti dico grazie, e alla prossima :-)

  77. gianna bixio
    19 ottobre 2010 a 21:35 | #77

    gianna bixio :ho riletto la prima lzione… quante cose avevo dimenticato!! rifarò l’esercizio che avevo già fatto in parte, sono convinta che dopo saprò giudicarmi con più attenzione, e forse con più modestia. ancora grazie. gianna.

    @gianna bixio

  78. gianna bixio
    19 ottobre 2010 a 14:08 | #78

    ho riletto la prima lzione… quante cose avevo dimenticato!! rifarò l’esercizio che avevo già fatto in parte, sono convinta che dopo saprò giudicarmi con più attenzione, e forse con più modestia. ancora grazie. gianna.

  79. Margherita Munaro
    17 ottobre 2010 a 14:35 | #79

    Personalmente, prendendo spunto dalla mia vita, nascono tanti racconti che possono divenire episodici, c’è un personaggio che sembra ben definito. Ho appena iniziato a scrivere una serie di racconti erotico sentimentali, che inserirò in un romanzo rosa, che avrà una storia semplice e breve, intrecalata da una narrativa di racconti che definiscono mano a mano il personaggio, che è una moralista adattata in un mondo immorale, in cui per vivere ed essere felici bisogna diventare immorali, e quindi la morale nel libro diventa non quella definità dalle regole astratte di religione o legge, ma è la morale del popolo quella che ti rende parte della vita e alla quale non puoi fuggire o ti adatti ad essa o smetti di vivere, poi c’è il tema dell’amore cercato, sempre, e della vita vissuta con amore, nonostante l’amore non ne faccia parte, o sembri un sogno utpico in una società egoistica che lo rifiuta, cercando il piacere rispetto al sentimento. Poi c’è la malattia di cui la protagonista soffre da molti anni e che scopre come un opportunità per capire il mondo ed essere profondamente presente in esso. Spero di riuscire a scrivere bei romanzi, vorrei una saga con questa protagonista, che è una specie di cappuccetto rosso nell’isola che non c’è. Non so se riuscirò a fare dei bei lavori, la mia esperienza parte da poesie, ne ho fatte più di cento, e fra un pò cercherò un editore, ora voglio scrivere, qualcosa di complesso profondo ed intimo, perchè scopro che il mio sentire appartiene anche ad altri e anche altri si possono ritrovare nel mio personaggio, il tuo corso mi sarà molto utile per fare un buon lavoro, anni fa lessi “,come si fa un tema in classe,di maria teresa serafini”, mi fu utile e imparai un pò a scrivere da lei, poi ci furono le letture e la mia passione autodidattica

  80. luciana
    13 ottobre 2010 a 16:21 | #80

    Leggendo la prima lezione mi sembra che si possa incorre nella sequenzialità. Storia = inizio – processo – fine

    Ma non credo che questo voleva dire il nostro maestro. Il “succede” può aevre avuto tanti inizi, può avere tanti processi e può non aevre una fine

    Se uno schema è essenziale per un discente per cominciare a muoversi, poi bisogna cercare di evitarlo nella storia credo.

    Ricordo che un bimbo, figlio di un ferroviere, mentre gli facevo vedere che la motrice doveva andare avanti e non indietro come voleva lui, mi guardè e mi disse che le motrice vanno in tutte e due i sensi, non hanno verso.

    Ho lavorato e studiato tanti anni nel mondo informatico e da poco ho iniziato l’avventura dello scrivere, l’ipertestualità e le mille soluzioni di un problema erano pane quotidiano per me

    La scelta non è mia una sola, l’obiettivo si. Dialiettica e strategia.

    Comunque il “nostro” ha ragione nello scrivere che non sappiamo scrivere storie. Non mi viene neanche un inizio ora.

    Buon lavoro a tutti e grazie per le lezioni, fatte, si vede, con passione

  81. massimo.campo
    12 ottobre 2010 a 17:55 | #81

    sono appena arrivato: meglio tardi che mai.
    ora stampo tutto… e vi recupero. :)

  82. alberto
    9 ottobre 2010 a 13:49 | #82

    Sono rimasto veramente impressionato dal modo in cui spieghi .
    Devo ancora riprendermi!!!
    Io adoro scrivere ,sono capitato per caso su questo sito e quando ho iniziato a leggere la prima lezione ,non ho potuto fare a meno di continuare fino alla fine.
    Inoltre penso che la tua iniziativa (di fare un corso gratuito) ti faccia veramente onore . Con questo ti ringrazio per tutto !!! Un salutone

  83. luisa
    20 settembre 2010 a 13:20 | #83

    ho appena letto la prima lezione! devo dirlo per forza… è qui in gola… sembri bravissimo!!! adoro scrivere, e forse in parte inconsciamente opero già alcune delle tecniche che hai descritto..ma sentirle così chiare… MI APRE UN MONDO DI IDEE!! corro a fare gli esercizi…devo sperimentare i miei limiti!! grazie!

  84. 17 settembre 2010 a 23:00 | #84

    Mi sono appena accorta di essere una nullità come scrittrice, e ho letto solo la prima lezione. Grazie. (Davvero.)

  85. Gianluca Russo
    15 settembre 2010 a 15:15 | #85

    Grazie mille per le lezioni!
    Seguo il corso dall’autunno 2009. Mi piace veramente molto, soprattutto lo stile contemporaneamente serio e scanzonato. E’ incoraggiante per me, che non ho mai scritto niente…almeno fino ad Aprile, quando ho costretto un amico (cinquantenne) e un’amica (non ha ancora trent’anni) a formare una classe. Abbiamo riletto tutte le lezioni e stiamo facendo gli esercizi. Anzi, l’esercizio. Il primo: i dieci incipit.
    Li scriviamo, ognuno per conto suo, e poi ci incontriamo per rileggerli e valutarli “bonifaccianamente”. Adesso il mio computer ha una cartellina con tanti file contenenti accenni di storie, suggestioni, esperimenti e qualche micro soggetto.
    Ma soprattutto ho un appuntamento fisso con Lorenza e Francesco e un tempo da ritagliarmi nella settimana per fare i compiti da sottoporre loro. Insomma grazie, Gianluca (41)

  86. GianlucaM
    11 settembre 2010 a 17:54 | #86

    Buongiorno a tutti!

    Mi chiamo Gianluca, sono iscritto al sito da pochi giorni ma ho già letto le lezioni almeno 4 volte ciascuna. Una vera rivelazione! Sto persino scrivendo un post nel forum, cosa che non avevo mai fatto in tanti anni di cazzeggio (si può dire?) su internet.

    Vorrei dilungarmi in complimenti e convenevoli, ma arrivo subito al dunque, una riflessione nata proprio dal “tema” della prima lezione.

    Si è parlato di aspiranti scrittori che vogliono scrivere ma non hanno una storia. Ebbene, credo che il mio caso la situazione sia opposta: c’è sia una storia che non ha uno scrittore.
    Mi spiego meglio. Da sempre amo le storie. Non importa che si tratti di libri, di cinema, di fumetti, di videogiochi: mi piacciono le belle storie e basta. Mi piacciono al punto che non mi basta “subirle” passivamente, ma ogni tanto amo inventarne delle mie.
    Ed è qui che arriva il problema: “fissarle” sulla carta. In particolare, circa 10 anni fa (ne ho 31), è scoccata una scintilla che col tempo è diventato un vero e proprio incendio. Personaggi, situazioni, un intero universo ha preso vita nella mia mente, ma ogni volta che provo a imprigionare questo mondo su un foglio di carta mi accorgo dei miei enormi limiti tecnico-stilistici. Per questo sono finito su questo sito, alla ricerca di una soluzione!

    E’ normale una cosa del genere? Ci sono altre persone nella mia situazione? A me sembra strano che uno voglia improvvisarsi scrittore senza QUELLA storia da raccontare.. ho trovato molti parei autorevoli sull’argomento, e sembra davvero che la domanda “nasce prima la storia o lo scrittore” è come quella sull’uovo e la gallina. O forse sono io che pecco di presunzione a considerare la mia idea LA STORIA CHE MERITA DI ESSERE RACCONTATA??

    A parte questo, una domanda “di servizio”: i limiti di cui più risento riguardano la costruzione della singola pagina, del singolo capoverso…il corso si svilupperà anche in questo senso o rimarrà sempre su un livello più generico (sceneggiatura, Zen della scrittura e così via)?

    FABIO RISPONDE: Avere una storia che si ha bisogno di raccontare è un ottimo punto di partenza. Secondo me, il migliore. Se poi pecchi di presunzione non lo so, puoi saperlo solo tu. Mi pare strano che tu non riesca a metterla su carta, se ce l’hai chiara in testa. Il corso affronterà anche le tecniche di scrittura nel senso che intendi tu (costruire una pagina, un singolo capoverso) ma ci vorrà un po’ di tempo (sono in grave ritardo sulle lezioni 5 e 6, lo so :)). Alcuni suggerimenti random:
    -intanto raccontala a voce. Basta un registratore, cominci dall’inizio e vai fino alla fine, registrandoti. Così verifichi se la storia c’è davvero tutta o se magari il “blocco di scrittura” nasce da incertezze sulla storia che non sai di avere
    -Sullo stile puoi fare comunque allenamento da solo. Primo: leggendo ottimi romanzi e cercando di “smontare il meccano” (cioè di capire i trucchi stilistici) in quelli che ti piacciono di più. Secondo: facendo l’esercizio dei sogni (un buon modo per scoprire il proprio stile e comunque per sbloccarsi). Terzo: leggendo manuali in materia. Un classico americano (mi pare del 1918) è Element of Style di Strunk & White. Si trova anche in italiano. Non contiene genialate ma è un ottimo punto di partenza. Basta applicare quello per non parlare più di “enormi limiti tecnico-stilistici”. Poi ce ne sono tanti altri, che puoi cercare da solo, a seconda delle tue caratteristiche (non esiste un solo stile, ovviamente, ma tanti stili).

  87. bastogne83
    11 settembre 2010 a 14:31 | #87

    Intanto grazie per la sua generosità. Sarebbe bello pensare di vivere in un mondo dove ognuno regala gratis un po’ del suo sapere. Cmq ieri ho cominciato il primo esercizio della prima lezione: ‘scrivere inizio trama’. Caro Fabio, e se riuscisse a trovare anche un po’ di tempo per correggere queste bozze scritte da noi, oramai suoi alunni? Ciao Francesco

  88. daniela
    9 settembre 2010 a 0:16 | #88

    rileggendo il mio post ho notato degli errori,mi correggo:per noi persone che sognamo.

  89. daniela
    9 settembre 2010 a 0:13 | #89

    prima di tutto devo dire che sentire la tua esperienza per noi persone che sognano di poter trasformare in immagini una storia personale e quindi sentita è spronante.
    ho letto con attenzione la tua prima lezione e la mia domanda è questa:
    per me che ho intenzione di realizzare un corto che dia immagine ad una teoria di un filosfo valgono lo stesso le regole del personaggio?o mi conviene concentrarmi sui simboli oggettivi che potrebbero essere associati a cio che voglio esprimere?o rischio cosi di diventare solo una filosofa che ha cose da dire e nessuna storia da raccontare?grazie

  90. Monja
    8 settembre 2010 a 16:18 | #90

    Adoro questo sito, grazie per le lezioni, leggerti gratis è un privilegio. Adesso proverò a fare gli esercizi, anche se, sai, noi del Censis siamo privi del canto.

  91. Valentina Magni
    7 settembre 2010 a 17:23 | #91

    anche io ho appena finito di leggere la prima lezione(ho preso degli appunti…ma la mia mamma mi dice spesso che io sono UNA GRAFOMANE!)e mi è garbata. Io ho scritto già della mia esperienza(sono stata ricovereta x 3 mesi in seguito ad una emorragia CEREBELLARE-nel cervelletto- ed in seguito ho cercato una associazione che si occupa di clown di corsia:AVS>di ciò parla il mio scritto). Visto che il mio curatore di bozze mi ha suggerito di fare un corso di scrittura presso una qualche biblioteca, io,quando un amico mi ha parlato di questo, ho preso l’occasione al volo!se qualcuno degli aspiranti vuole leggere il mio scritto:”VIVA”,mi può interpellare alla mail:vaivalevai@alice.it;glielo spedirò volentieriiii

  92. donatella
    6 settembre 2010 a 18:50 | #92

    credo che sia molto prezioso quello che fai in queste pagine…
    grazie ;)
    faccio gli esercizi, ora!

    Donatella

  93. 4 settembre 2010 a 23:25 | #93

    Della prima lezione ho capito che ognuna delle infinite storie che possiamo materializzare è come una bella scatola piena di tasselli di un puzzle:
    possiamo cominciare con uno qualunque di quei 500 o 1000 o 2000 tasselli multiformi, ma dobbiamo sapere già da subito che ciascuno ha un solo posto in quella storia ,e che l’ordine sarà sempre più piramidale progredendo nella scrittura…fino alla punta sommitale dove tutte le nostre scelte saranno finite con la soluzione finale della storia che abbiamo raccontato.
    Poi, guarderemo le stelle dalla punta della nostra piramide..
    GIAMPAOLO FURIA

    FABIO RISPONDE: A parte le stelle finali, che mi paiono un po’ eccessive, sì, è esattamente quello che penso. Trovato il primo tassello, una storia è già definita. Dopo, si tratta solo di passare un po’ di mesi per tirar fuori gli altri 4999…

  94. 4 settembre 2010 a 22:47 | #94

    E’ banalissimo:come prima impressione: ma il testo della prima lezione(che ho appena finito di leggere)mi è piaciuta molto..credo che il Suo Corso
    sarà utilissimo!..Sono alla costante ricerca di mezzi “intelligenti”( quindi capaci di programmarmi la mente nella ricerca del pensiero che precede la scrittura di una sceneggiatura:GRAZIE!!) Devo dire anche che-per capire più di quei tre o quattro aspetti che ho trovato per me illuminanti-
    dovrò rileggere almeno altre due volte la prima importantissima lezione
    GIAMPAOLO FURIA Viterbo: 04 Settembre 2010 (Santa Rosa da Viterbo)

  95. emilia
    2 settembre 2010 a 23:44 | #95

    No comment!
    Ho letto la prima lezione tutta d’un fiato e sono confusa dalle molte “dritte” e citazioni.
    Devo assimilare … Forse prima di passare agli esercizi e alla seconda lezione mi rileggerò la prima!

  96. Patr
    1 settembre 2010 a 17:43 | #96

    FANTASTICO!
    Mi hai aperto la mente!
    In più mi hai fatto riflettere su molti libri auto-prodotti che ho comperato.
    Che non mi sono piacuti…
    Ma ora capisco perchà nessuno gli ha pubblicati.
    illimunante

  97. jessica
    27 agosto 2010 a 10:47 | #97

    Ciao Fabio,
    devo proprio ringraziarti per questo “regalo” ho appena finito di leggere la prima lezione e ne sono entusiasta,ho una storia da raccontare ed è da un pò che cerco di scriverla ma non avevo idea da dove iniziare ed ora grazie a te inzio a mettere le basi x poterla scrivere.Ora vado subito a svolgere il compito che mi hai assegnato!
    grazie ancora!!!

  98. magicmarja
    25 agosto 2010 a 14:24 | #98

    Hello Mr.Fabio

    Ecco io ho una storia mia .. ho anche chi mi pubblica la mia storia mia .. ho provato riprovato mille volta ma non ci sono riuscita scrivere il mio libro .. potrei scrivere in lingua originale dal quale provengo avrei anche scrittore pronto .. ma non riesco .. non riesco vivere li per sei mesi della mia vita e non riuscirei neanche essere me stessa con scrittore …..
    Cerco urgentemente chi scrive il mio libro!!! hehhehehehheh che pretesa nehh!!!!
    come si puo fare????
    grazie
    un abbracciooo

    FABIO: Strana domanda. E’ raro trovare qualcuno che cerca qualcun altro per scrivere il proprio libro. ma al mondo c’è tutto, va bene anche questo. Però non so proprio come aiutarti. Ti serve un incontro strano, fortunato e imprevedibile. Prova a mettere un annuncio sulla bacheca della nostra fan page, chissà (Su facebook, si cerca “Scrivila ancora Sam”)

  99. Massimo
    22 agosto 2010 a 19:19 | #99

    Grazie Fabio, ho trovato la prima lezione molto interessante. Per 40 anni ho tenuto nel casseto la mia vocazione di scrittore. I miei “Temi” erano sempre molto buoni ma non si sono mai trasformati in “Storie”. Adesso, anche grazie a te, ho deciso di provarci sul serio. Male che vada avrò affrontato la mia “area di pericolo”.
    Un caro saluto
    Massimo

  100. claudio picchi
    19 agosto 2010 a 19:54 | #100

    grazie grazie grazie
    per ora non mi viene altro, anche perchè sono impaziente di iniziare a provare a scrivere 10 inizi di storie.
    Devo fare presto. La seconda lezione mi sta aspettando.
    claudio

  101. 17 agosto 2010 a 19:30 | #101

    il link è questo:
    http://www.365web.tk/

    Il webmaster raccoglie 365 racconti per formare un libro, lo venderà su un print-on-demand, il ricavato va tutto ad A.I.S.EA Onlus.

    Grazie!

  102. 17 agosto 2010 a 19:10 | #102

    Ieri ho provato a scrivere una storia “cattiva” (era il requisito, stanno facendo un’antologia di racconti cattivi a scopo benefico, se mi dai il permesso pubblico il link)…

    Ho dato il peggio che potevo, che peraltro non è molto… alla fine mi sentivo una vera bestiaccia…

    Ma non ce l’avevi mica detto che faceva così male eh? :)

  103. Manuel
    15 agosto 2010 a 23:39 | #103

    Ciao,
    Grazie.
    Voglio dirti solo questo, erano mesi che cercavo quacuno\qualcosa che mi aiutasse.
    Manuel

  104. Rita G.
    13 agosto 2010 a 22:24 | #104

    Semplicemente chiaro !! Ma ora qui davanti alla pagina bianca del pc un bel muro !! Dove caspita vado a pescarla una storia ?
    Che dite potrebbe essere questo un incipit ? desiderio di scrittura…paura di essere vuoti e inadeguati….cosi’ sbuca un personaggio chequalche cosa fara’ ! Molto bella questa prima lezione.
    Grazie !
    Rita

  105. Alberto
    5 agosto 2010 a 20:59 | #105

    Che bello!
    Grazie!

  106. Carlo
    4 agosto 2010 a 17:02 | #106

    Consigli veramente utili e stimolanti…. sicuramente per me: mi sono accorto, dopo tanti anni di scribacchiamento, che scrivere è per me un’attività necessaria come il mangiare, il respirare, o leggere. Grazie

  107. valerio schuster
    4 agosto 2010 a 8:12 | #107

    Bravo Fabio, parlar chiaro e mirare all’obiettivo. A parte il giudizio su Pennac verso l’inizio della lesson one, sottoscrivo. Anzi, approfitto del momento e butto giù una ventina di canovacci

  108. vito
    29 luglio 2010 a 20:59 | #108

    ho solo letto velocemente la tua prima lezione. La rileggerò con attenzione.

    La tua è un’idea che avevo da tempo: condividere disinteressatamente con gli altri le mie conoscenze e i miei studi.
    Forse, se questa prassi si diffonderà, avremo un mondo migliore.

    Complimenti e grazie.

  109. Pablo
    18 luglio 2010 a 20:37 | #109

    GRAZIE!

    Avevo accantonato a 13 anni l’idea di scrivere qualcosa, ma in fondo…perché no?

    Mi ha fatto di nuovo tornare la voglia di esprimermi con l’arte, cosa che faccio già visto che suono, ma il mio rapporto con le parole è privilegiato visto che ho iniziato a leggere e scrivere in età prescolare.

    Mi farebbe piacere un giorno farle un po’ di sana concorrenza! ;)

    …e grazie ancora! :)

  110. 11 luglio 2010 a 17:04 | #110

    Salve Fabio,
    ho acquistato questa mattina la rivista MILLIONAIRE, è lì che ti ho trovato.
    Adoro scrivere…ma so che questo non basta, è per questo che adoro chi come te …aiuta quelli come me?! Un gioco di parole sciocco ma credo che abbia reso l’idea!
    Ti sto leggendo…chissà che un giorno tu non legga me.
    Dolce giornata
    Cinzia

  111. Fab
    7 luglio 2010 a 17:57 | #111

    Che dirti, Fabio, di questo sito e di questo corso che tu doni…? “Grazie” è proprio poco…, troppo poco…

  112. admadm
    7 luglio 2010 a 16:37 | #112

    Sito molto istruttivo, sto cercando di creare almeno 5 inizi di storie, per ora non mi viene in mente niente, spero nei prossimi giorni.
    Complimentissimi

  113. Ania Zanobi
    5 luglio 2010 a 12:34 | #113

    Caro Fabio,
    come tutti gli altri frequentatori del sito ti ringrazio di cuore per il regalo che ci stai facendo.
    Ho appena scoperto il tuo corso on-line, ho letto d’un colpo la prima lezione e avrei alcune domande (forse stupide) da farti. Gli esercizi che facciamo te li possiamo inviare per avere correzioni e consigli? Come funziona un corso on-line, posso farti domande o intervenire con messaggi? Abbiamo la possibilità di postare i nostri “esercizi”?
    Scusa ma è la prima volta che seguo una cosa del genere e non credo di averne molto chiara la dinamica…

    FABIO RISPONDE: Procediamo con ordine.
    “Gli esercizi che facciamo te li possiamo inviare per avere correzioni e consigli?”
    Purtroppo no, siete tantissimi e non ho il tempo materiale di correggere tutti, e poi è molto utile che ciascuno impari ad auto-correggersi. Però volendo si può chiedere l’aiuto di altri corsisti, pubblicando un annuncio nei commenti e scrivendo la propria mail per scambiarsi gli esercizi e darsi pareri a vicenda. Se non vuoi dare la mail a sconosciuti, puoi fare l’annuncio anche alla pagina fan di facebook (cerca “Scrivila ancora Sam”) che ha più di 3000 fan.

    “Come funziona un corso on-line, posso farti domande o intervenire con messaggi?”
    Domande sì, si possono mandare via mail o nei commenti, prima o poi rispondo, o in privato oppure sul blog collegato al corso (dove puoi trovare tutte le risposte passate).

    “Abbiamo la possibilità di postare i nostri esercizi?
    Questo per l’appunto no, salvo fare annunci per scambiarli con altri corsisti, come ti ho detto

    “Scusa ma è la prima volta che seguo una cosa del genere e non credo di averne molto chiara la dinamica…”
    Questo è normalissimo, non è chiara neanche a me. Credo infatti che questa sia una iniziativa piuttosto rara se non unica: perciò non resta che inventare tutti insieme le regole.

  114. Roberta B.
    30 giugno 2010 a 17:21 | #114

    Ho scoperto stamattina l’esistenza di questo sito e adesso ho finito di leggere la lezione numero uno. Ne sono rimasta entusiasta, in parte perchè credo sia lodevole da parte tua mettere a disposizione così la tua esperienza e i tuoi insegnamenti, in parte perchè è da circa un anno che scrivo ‘sceneggiature’ per cortometraggi senza sapere come si fa e in questo periodo ero proprio alla ricerca di una buona scuola per cominciare a imparare :) Grazie

  115. 18 giugno 2010 a 17:43 | #115

    Trovo i consigli, molto interessanti… lo seguo con piacere, grazie
    Diamante Magnifica.

  116. Artkane
    13 giugno 2010 a 23:08 | #116

    Io scrivo per mio piacere e per scaricare i miei pensieri su un foglio di carta, alla mia età (65)non mi interessa pubblicare un libro, ma mi interessa lasciare a qualc’uno i miei pensieri, le mie storie, la mia vita.
    E’ troppo poco per incominciare a scrivere seguendo i tuoi consigli. Ho seguito altri corsi di scrittura e mi hanno dato l’imput, ma ora devo costruirmi uno stile per rendere piacevole la lettura dei miei racconti. Se non è un piacere scrivere che piacere é leggere!

  117. Pensieri
    2 giugno 2010 a 22:44 | #117

    Bene.. spero di aver trovato il modo per riempire le giornate che mi separano dal primo, futuro e ignoto primo impiego, con qualcosa che mi interessa e che, per ora, ho il tempo per approffondire!

    Bene, domani mi metto di impegno e inizio con i “compiti per casa” :)

    grazie per questo blog :)

  118. Marco
    31 maggio 2010 a 17:35 | #118

    E’ veramente un gesto straordinario.
    Offri agli altri quallo che avresti voluto ricevere. Straordinario.
    C’era un film che parlava di una cosa simile.
    :)
    Marco

    FABIO: Mi pare di averlo visto, ma non ricordo il titolo…. Grazie delle belle parole

  119. 31 maggio 2010 a 15:24 | #119

    Beh, interessantissima questa lunga prima lezione. Mi sono sempre promesso di leggere tutto fino in fondo, ma il tempo manca.
    È verissimo che se non c’è una VERA storia da narrare, una storia che ingrana e che fa chiedere al lettore “e poi che succede?” non si sta scrivendo, ma si sta perdendo tempo. Ed è verissimo che in tanti si crede di stare scrivendo una storia quando in realtà non è così… I teoria bisognerebbe sempre partire in media res? Un romanzo che scorre linearmente da un punto di partenza e arrivando in modo crescente a vari punti di impatto corre il rischio di annoiare? È una cosa che mi sono sempre chiesto.
    Grazie mille per aver reso queste lezioni gratuite :) .

    FABIO: la storia lineare annoia se sono deboli i contenuti, i conflitti, le scelte, i personaggi, la posta in gioco. Ma se gli elementi sono deboli, annoia anche se ci costruisci un raffinato montaggio temporale.
    E se sono forti, la storia è interessante sia che la racconti “dritto per dritto” sia saltando qua e là.
    Insomma, una percorso non lineare in certe storie può aggiungere valore. Ma se il valore non c’è sta tranquillo che non lo crei mischiando le carte.
    Anzi, più la storia è forte più funziona se la racconti nel modo semplice che il re suggeriva ad Alice: “cominci dall’inizio e poi prosegua fino alla fine”
    Certo, è sempre bene iniziare in media res, ma non vuol dire “entrare a metà storia”, per poi zompare all’inizio e saltare alla fine. Spesso bastare saltare i preamboli e iniziare dal primo evento significativo.
    Il modello perfetto forse è: “Un mattino, al risveglio da sogni inquieti, Gregor Samsa si trovò trasformato in un enorme insetto”. Lineare, puntuale, comincia dove inizia la storia, senza fronzoli. Però è impossibile non leggere la riga successiva. Credio non sia mai accaduto al mondo…

  120. GIOVANNI NERI
    23 maggio 2010 a 13:11 | #120

    Caro Fabio
    mi associo ai numerosi e meritati complimenti che ho letto nel blog.
    Credo sia veramente innovativo mettere in pratica un’inversione di tendenza culturale: in un mondo che spinge a trasformare anche le risorse morali (che aumentano con l’uso) in risorse materiali (che sono finite ed esuribili)tu fai il contrario nella piena fiducia dell’intelligenza e della creatività altrui.
    Grazie per questa tua testimonianza e grazie per l’eccellente breviario di linee guida alla scrittura: cercherò di fare gli esercizi e di migliorare la mia vita scrivendo qualche storia. Negli anni, purtroppo già molto numerosi, ho tenuto sempre nel cassetto il progetto di scrivere e anche se temo che resterà tale, il tuo è il primo concreto aiuto che ricevo a mettermi al lavoro.
    Ti farò sapere, oltretutto la comune città mi ti fa sentire particolarmente vicino.
    Un caro saluto e buon lavoro anche a te Giovanni

  121. 20 maggio 2010 a 18:52 | #121

    Affascinante, solo le cose semplici hanno valore.
    Una storia che non racconta non è una storia.
    Anche quando parlo con gli amici devo avere un racconto … per non uccidere con la noia.
    Vivo solo se raccolgo e costruisco racconti.
    Grazie per aver fatto condensare una idea fumosa in chiarezza.

  122. gianna bixio
    20 maggio 2010 a 14:53 | #122

    sto frequentando un corso di scrittura creativa e sono contenta di aver trovato le tue lezioni che mi confermano e mi completano ciò che ho sentito alla scuola. per ora ho letto solo la prima lezione, sicuramente continuerò e farò le mie domande.ho già provato a scrivere qualcosa, ma sono tutti racconti di vita vissuta. ora vorrei provare a “inventare” una storia, per questo mi ha interessato ciò che ho letto nella prima lazione. grazie, ci risentiamo più avanti. gianna

  123. 17 maggio 2010 a 17:40 | #123

    Io ho letto il ciak di maggio proprio stamattina e leggendo tra le pagine mi ha incuriosito il link del tuo corso di scrittura on line. Io sono una sceneggiatrice all’inizio della mia carriera e aspiro a seguire il corso di sceneggiatura RAI/Script, quindi ritengo che è utilissimo mettere a disposizione di altri, la sua esperienza personale, anche perchè sono pochissime le persone disposte a farlo. Io ho avuto come insegnante alla Sapienza Silvia Napolitano, che ha tenuto un laboratorio di sceneggiatura e mi ha fatto scoprire il mondo RAI/Script (anche se io ho fatto una stage in RAI, in un programma tv). Grazie davvero delle tue lezioni e spero di vederti per ringraziarti personalmente.

    Anna.

  124. Lia
    12 maggio 2010 a 14:46 | #124

    Grazie.Seguire la sua lezione è davvero coinvolgente sia per quello che scrive che per come lo scrive. E soprattutto per la passione che si sente. Non è facile incontrare persone disposte a condividere la propria conoscenza e le proprie esperienze con semplicità e per il piacere di farlo.Questo modo di muoversi mi ricorda con molta tenerezza mio padre,pittore,quando riceveva i suoi allievi in studio e passava ore con loro a parlare di pittura. Grazie anche per questo.

  125. MariaElena
    12 maggio 2010 a 11:30 | #125

    com’è strana la vita … amo il cinema da sempre, è cominciata la mia terza vita e mi sono iscritta al DAMS … sto frequentando un workshop cinematografico e ho avuto la conferma che desidererei “fare” più che “teorizzare” … ho un abbozzo di sceneggiatura nel cassetto da 20 anni … ma non so “scrivere” una sceneggiatura anche se mi piacerebbe … stamattina cerco sul web e trovo il tuo sito … e il tuo corso è esattamente quello che mi ci vuole per imparare (?) a mettere su carta il “film” che è solo nella mia mente … guardo il tuo sito e la tua filmografia (non faccio commenti sui film che hai sceneggiato: potrebbe sembrare piaggeria!!!) … poi … poi vedo che sei nato a Bologna … e qui il cerchio si chiude !!!!! perché sono bolognese anch’io … seguirò le tue lezioni quindi con molto affetto (la prima, già, mi è piaciuta molto: poche indicazioni e molto chiare!!) e ti farò sapere come starà andando! grazie, comunque vada: non capita spesso di trovare qualcuno che “regala” la sua esperienza !!!

  126. anna-maria
    11 maggio 2010 a 17:07 | #126

    Ciao, ho cominciato a leggere la Lezione Uno ma non ho ancora finito perchè devo uscire, la riprenderò al rientro. La prima impressione è positiva; i consigli mi sembrano interessani e gli stralci di possibili storie intriganti. Grazie. Anna-Maria

  127. Roberto
    10 maggio 2010 a 19:34 | #127

    Complimenti. E’ più di 40 anni che leggo e non ho mai trovato nessuna spiegazione chiara, sintetica e semplice (spiegare in maniera semplice, alla portata di tutti, vuol dire che si sa maneggiare la materia in maniera magistrale) sul perché alcuni libri sono buono e altri sono solo ciarpame . Grazie Roberto

  128. pierluigi
    9 maggio 2010 a 17:39 | #128

    Grazie fabio!E’ tantissimo tempo che cerco di capire come si potrebbe scrivere……(avendo fatto vari tentativi senza avere fiducia alcuna)considerando che mi batte in testa costantemente il pensiero e la voglia di farlo,e seguendo la prima lezione del tuo corso credo di aver raccolto il coraggio e la fiducia di”forse” riuscire!Ininizierò ad appuntare i post it,e buttare giù gli inizi di storie,e seguirò passo passo il tuo corso, per il quale meriti un ringraziamento speciale!!!

  129. Alessandro
    8 maggio 2010 a 18:57 | #129

    Ciao Fabio,
    ho trovato la tua prima (ossia la mia) lezione interessante e con interessante voglio dire che ho appuntato i tuoi grassetti e qualcos’altro.il muro della stanza comincia ad avere i sui tasselli.
    mi registro.
    buone parole sempre
    Alessandro
    (studente corso di alta formazione in scrittura creativa Milano)

  130. Maria
    7 maggio 2010 a 19:48 | #130

    Ciao!!!
    Io, in quanto quindicenne problematica, di storie ne scrivo a bizzeffe!
    E lo ammetto, il 99,9999% non contengono una vera storia.
    Trovo molto utile il tuo corso gratis di scrittura, è una cosa buona, dato che a scuola ora non si trovano più delle iniziative del genere da parte degli insegnanti.
    E concordo con quanto scritto in precedenza dagli altri lettori: sentire qualcuno con così tanta voglia di fare, è stimolante per continuare a scrivere e inventare.
    Grazie,
    Maria.

  131. 7 maggio 2010 a 19:13 | #131

    Bello, bello, bello.
    Mi resta solo da seguire e fare gli esercizi.
    Mi sento già a metà dell’opera! Complimenti e grazie per il lavoro che metti a disposizione di chi ha voglia di slogarsi le dita. Gianpaolo.

  132. Marisa Melchiori
    7 maggio 2010 a 9:15 | #132

    Ciao Fabio, prima di tutto grazie, ho deciso di seguire il tuo corso perchè la motivazione da cui è nato mi è arrivata sincera e autentica.
    leggendo qua e là ho avuto l’impressione di aver trovato del materiale valido, donato per il piacere di farlo, e non le solite nozioncine date in cambio di lauti compensi.
    Prima di cominciare mi sono ripromessa di lasciarmi prendere per mano e vedere dove mi porterai. voglio fidarmi, seguirò questo corso come ci si lascia portare dalla corrente di un fiume. comunque vada sarà un successo. o capirò che la mia passione può trasformasi in qualche cosa di importante, o che rimarrà una passione.
    questo fine settimana sarà dedicato all’esercizio della prima lezione.
    grazie ancora
    Marisa

  133. Claudio Rabiolo
    6 maggio 2010 a 18:25 | #133

    Ciao Bonifacci,aver letto questa prima lezione è stato come per un 30 enne aver incontrato in una,serata non organizzata,non importa dove e quando,una ragazza bellissima e disponibile,aver passato sconvolgenti momenti d’amore ed alle prime luci della mattina tornando a casa, durante i sette giri della citta’fatti a vuoto con lei negli occhi ,nel naso e nelle orecchie ,pensare: e adesso,cosa mi invento per reincotrarla,frequentarla,approfondire la sua conoscenza? Scusa la banalita’ del paragone ma mi capita di provare esattamente questa emozione. Per chiarezza, io ho 64 anni he he he.
    Claudio

    FABIO RISPONDE: Non scusarti, è un paragone fantastico! Sono felice che il corso susciti emozioni così impreviste!!! Se ne avete altre, raccontatele!

  134. elena
    6 maggio 2010 a 16:25 | #134

    Caro Fabio, leggo un quantitativo industriale di sceneggiature per lavoro. Ho scoperto questo blog grazie ad un articolo sul sole 24 ore. “l’80% dei dattiloscritti non contiene una storia” confermo e sottoscrivo. Non ho ancora visitato tutto il blog ma spero di poter trovare anche delle storie interessanti dei tuoi “studenti” e attenzionarle….
    Complimenti per la tua “donazione di sapere”

    FABIO RISPONDE: Cara Roberta, mi fa molto piacere che la tua esperienza confermi il mio dato. Pur avendo parlato con molte persone del settore, io non ho Mannheimer alle spalle e sono andato un po’ a naso sul numero esatto!!!

  135. Alex
    28 aprile 2010 a 23:24 | #135

    La prima impressione è di pura gratitudine: in un mondo cinico ed egoista c’è ancora qualcuno disposto a donare la propria esperienza…
    Comunque non mi sento di dare al mio commento alcun tratto critico (anche perché non ne avrei il diritto), anzi preferisco limitarmi a leggere in silenzio (nonché avidamente) i tuoi consigli e mettermi lesto alla scrivania per dare vita alle troppe storie che affollano la mia mente! Ma prima sarà meglio finire di consultare le lezioni eheheh
    Saluti e grazie.
    Ale

  136. Letizia
    28 aprile 2010 a 16:22 | #136

    Ok.
    Premetto che mi sono iscritta prima di leggere la lezione n. 1. Non amo le premesse, mi fanno sentire in colpa, ma meglio in colpa che “guardona”. :)
    Dopo la lettura ho pensato che proprorre
    lezioni di scrittura gratis può voler dire due cose: 1)o si ama veramente quello che si fa, tanto da volerlo condividere; 2)o si è leggermente masochisti, perchè è come mettere un piatto di lasagne davanti a chi non mangia da una settimana. Prova a fermalo.
    Comunque, caro fabio, penso seriamente che tu appartenga alla prima categoria e devo dire cheho trovato la lezione veramente interessante. Ho già fatto l’esercizio e di “inizi” ne ho scritti una sessantina. Li ho scritti negli ultimi 10 anni, vale lo stesso? Diciamo che sono una ripetente un po’ fuori corso…Di questi solo 5 sono diventati delle storie vere.
    Ora volo a leggermi la lezione n2.
    Letizia

  137. Emanuela
    25 aprile 2010 a 11:34 | #137

    direi che l’intervista era a RTL (o almeno, io l’ho sentita lì!)

  138. Emanuela
    25 aprile 2010 a 11:24 | #138

    Grazie mille per le indicazioni e per la decisione di condividerle.
    Sono solo a metà della prima lezione, ma mi sto ritrovando ad annuire così tante volte e a pensare “è proprio vero!” con una tale frequenza che ho sentito il bisogno di manifestare le mia gratitudine.
    p.s. ho due storie abbozzate, credo che al momento archivierò quella che avrebbe come protagonista una ragazza, più o meno della mia età, alle prese con problemi di cuore…
    insomma, grazie mille davvero!

    FABIO COMMENTA: Grazie dei complimenti ma aspetta ad archiviare!!! Si può partire dalle proprie esperienze personali, anzi all’inizio è in certa misura consigliato. Bisogna però farne una storia, evitando di cadere nella “non storia” o nella “iper storia”. Se diventi consapevole di questo, puoi usare anche il materiale della tua vita, che ha il grande vantaggio di essere vero. Devi solo farlo diventare una storia… Il tema sarà trattato più avanti, volevo solo evitarti corse troppo rapide verso il cestino dei rifiuti :)

  139. simona
    25 aprile 2010 a 9:11 | #139

    Io l’altro giorno l’ho sentita in radio a dare consigli e cosi subito mi sono messa a cercarla io di storielle ne scrivo da quando o cominciato a scrivere anche se faccio un gran mascello però mi diverte mi piace mettere nero su bianco tutto quello che mi passa per la testa odio scrivere al pc nn riesco a seguire un filo logico vorrei tanto riuscire a farle leggere qualcosa. per adesso la ringrazio di vero cuore dei consigli.

  140. valeria
    24 aprile 2010 a 20:42 | #140

    E’ veramente un’idea grandiosa, la tua. Cercavo un’opportunità simile già da tempo e improvvisamente è arrivata. Invece di una storia inventata sto scrivendo un’autobiografia sotto forma di diario. Quindi non posso inventare colpi di scena o aree di pericolo, mi auguro che la realtà risulti più interessante della fantasia.

    Un abbraccio affettuoso e pieno di gratitudine, Valeria.

  141. Claudia
    23 aprile 2010 a 16:22 | #141

    Ciao.
    Ho letto la prima lezione, devo dire che è molto interessante e penso che mi possa aiutare molto. Mi è piaciuta particolarmente la parte sulle 7 cose da fare, penso che sia un ottimo modo per poter scrivere bene. Non avevo mai preso in considerazione l’idea di fare prima una bozza di dialoghi, scene, location prima di scrivere la definitiva. Voglio provare a farlo ora.
    Comunque, continuerò a seguire le tue lezioni perchè mi piace moltissimo scrivere, penso di essere abbastanza capace, ma non così tanto da definirmi brava.

  142. Monica
    22 aprile 2010 a 17:55 | #142

    Good ideas proverò a metterle in pratica.E un mondo nuovo da scoprire ; dove le idee passano ràpidamente da la mente per farse vivi nelle pagine…Grazie per i consigli

  143. Marina
    22 aprile 2010 a 12:36 | #143

    Interessante! (hihihi) come finisce (il corso?) ahhahah! Grazie. Chiaro e limpido.

  144. Max
    21 aprile 2010 a 19:07 | #144

    complimenti sogno di diventare sceneggiatore e dopo aver letto queste lezioni ne sono sempre più convinto!

    grazie è un tesoro!

  145. cinzia.
    21 aprile 2010 a 15:20 | #145

    fiiiico! è da quando ho 8 anni (ora ne ho 17) che voglio scrivere qualcosa, ma tutte le volte inizio, scrivo due pagine e poi per un motivo o per l’altro mi blocco e non porto mai a termine la storia. forse, grazie ai tuoi insegnamenti, la prossima sarà la volta buona!:)
    (p.s. da grande mi piacerebbe lavorare nell’ambito della sceneggiatura e dell’editoria in generale. che percorso di studi sarebbe il più adatto? mi consigli quest’ambiente, o è molto molto difficile essere presi in considerazione e trovare un lavoro e quindi è meglio desistere?…grazie mille!)

  146. Clara
    21 aprile 2010 a 14:41 | #146

    Ciao. Ho letto la prima lezione. Non voglio scrivere un libro,ma solo scrivere bene. E’ difficile trasmettere quello che si sa,ma nelle tue parole ho letto “il disegno” della vita. Penso che ti offenderei a dirti “sei grande”,per chi lo “è” superfluo. Leggerò a pieno tempo le altre lezioni. Grazie

  147. Elena
    21 aprile 2010 a 12:21 | #147

    Ciao ti ho già scritto a nottefonda solo per ringraziarti: ero troppo stanca per aggiungere quello che però volevo dire e anzi chiederti ancora.
    Ovvero: amici e anche qualcuno che fa lo scrittore più o meno per davvero mi hanno spesso detto che i miei personaggi, ma anche i miei stessi racconti, risultano troppo mentali, evanescenti e senza corpo e rivelano evidentemente alcuni miei blocchi.
    Ma se, come mi pare d aver capito, tu indichi di seguire la traccia dei nostri nodi interiori –o forse tu non intendi questo con la paura interiore e l’ossessione rivelante?- vuol dire che finché non li abbiamo risolti e riconosciuti non possiamo produrre nulla di buono e di vero?
    Dunque una scrittura autentica e riuscita richiede secondo te un preliminare percorso di profonda analisi della propria anima, anche proprio in senso psicoanalitico?
    Oppure al contrario potrebbe addirittura essere che lasciandoci guidare dall’ispirazione –ovvero decidendo quale paura interiore e ossessione rivelante affibbiare al nostro personaggio- possiamo affrontare i nostri stessi blocchi e magari risolverli con una sorta di terapia indiretta che consegue naturalmente al processo della scrittura se lo affrontiamo nel giusto modo?
    grazie ancora!
    Elena

  148. elena
    21 aprile 2010 a 2:55 | #148

    grazie davvero! in un mondo in cui chi ha anche solo un briciolo di successo – così come per altri motivi chi non ce l’ha – sembra inaridirsi e guarda agli altri che hanno simili aspirazioni creative come a dei rivali è porprio rincuorante sentire la tua voglia di favorire e stimolare: e così sotto forma di regalo è proprio bello bello!
    grazie!
    Elena

  149. Cinzia Stramaglia
    19 aprile 2010 a 22:41 | #149

    Solo stasera ho scoperto questo sito, dopo aver ascoltato una Sua intervista a radio Capital. Per curiosità ho letto qualche riga, ma sono stata velocemente rapita.
    Ho stampato le tre lezioni e mi sono registrara, pronta a intraprendere questa strada non ancora percorsa.

    FABBIO COMMENTA: Trovo tutto cià meraviglioso, soprattutto perchè non ho mai fatto interviste a Radio capital…

  150. caroline
    19 aprile 2010 a 20:12 | #150

    merci beaucoup de toutes ces informations. Non ho, ancora, finito tutta la ampia prima lezione. Grazie.

  151. Donatella Passeri
    19 aprile 2010 a 19:00 | #151

    Grazie per la generosa iniziativa! Sebbene la mia età non genererà alcun frutto seguirò questi consigli per soddisfare mia figlia, adulta, che mi obbliga a scrivere favole per bambini. Perchè la scrittura è terapeutica e mai inutile.

  152. 19 aprile 2010 a 15:26 | #152

    Ottimi consigli e una generosita’ sorprendente.
    Grazie dell’iniziativa!

  153. liliana guerriero
    18 aprile 2010 a 23:35 | #153

    Sono una che ama , più di ogni altra cosa ,leggere . Ho pubblicato un romanzo, di recente , con una piccola casa editrice , e non so se continuare .Intanto mi interessa imparare i segreti del mestiere ,anche se credo che non pubblicherò mai più un rigo . Se scriverò ancora , sarà solo per il piacere di rileggermi di tanto in tanto . Sono vecchia , disincantata e con nessuna voglia d’andare in giro a fare presentazioni come mi aveva chiesto il mio editore . Ciao e grazie

  154. chiara_mela
    17 aprile 2010 a 21:12 | #154

    Complimenti!

  155. AliceSacco
    17 aprile 2010 a 17:42 | #155

    Sai cos’è la cosa strana? che rileggendo i racconti (fumetti) che scrivevo da piccola, non mi sembrano così orribili. Di certo erano pieni di ingenuità (ero poco più di una bambina), però ricordo che nel scriverli(disegnarli), mi sceglievo sempre un tema base (Di qualsiasi tipo, in particolare legato alla fisica) che trasformavo in storia, e cercavo di curare gli elementi che la caratterizzavano evitando ciò che non c’entrava col discorso principale della stori(ella).
    In seguito mi appassionai a storie che erano, in realtà ‘iper-storie’ e mi sono lasciata ingannare da queste. ora sto cercando di tornare sui miei passi, anche se è un pò complicato.

  156. Tommaso
    16 aprile 2010 a 16:58 | #156

    “Lo faccio perchè da giovane, davanti a esosi master, mi dicevo “se divento sceneggiatore, terrò corsi gratis”, e dopo 11 film è ora di mantenere la promessa.”
    Le faccio i miei complimenti per un azione tanto utile quanto generosa.
    Evviva!

  157. Dario
    16 aprile 2010 a 16:37 | #157

    ciao fabio,
    prima di tutto grazie per la lezione.
    mi è sorto un dubbio però: tu dici che dobbiamo sviluppare la storia in modo da limitare le scelte fino ad arrivare ad un finale in cui vi è una sola scelta possibile.
    ma questo non è troppo limitativo? in questo modo non si perde la possibilità del cosiddetto colpo di scena?
    ho letto altrove che è importante non far compiere mai al proprio personaggio l’azione più ovvia e prevedibile ma fargli fare qualcosa che il lettore/spettatore non si aspetterebbe mai.
    quale metodo bisogna dunque seguire?

    FABIO RISPONDE. Dire “un solo finale possibile” è anche una metafora. Serve a far capire che il finale deve essere il frutto logico di quanto accaduto prima, e non un corpo estraneo. Ma questo non esclude sorprese e colpi di scena. “Inevitabile” non vuol dire “prevedibile”. Al contrario, nelle lezioni si dice esplicitamente che il finale deve essere inevitabile ma anche sorprendente.
    Ci capita di trovare in un film o in un romanzo qualcosa di assolutamente sorprendente che poi, pensandoci e sommando indizi sparsi che avevamo trascurato, scopriamo essere anche logico, naturale.
    Quindi secondo me, nel finale e in altri punti salienti della storia, è il risultato a cui tendere è spesso un ossimoro tipo “sorpresa inevitabile”, “imprevisto necessario”, “logica conseguenza inimaginabile”, eccetera eccetera. Per restare nei termini della tua domanda: bisogna seguire entrambe le strade contemporaneamente.

    David mamet suggerisce di “Dare allo spettatore ciò che si aspetta ma non nel mondo in cui se lo aspetta”

  158. Peppe
    16 aprile 2010 a 15:32 | #158

    Wow! finalmente qualcuno che ci dia una mano! Grazie

  159. MariaSyb
    15 aprile 2010 a 23:21 | #159

    Quante domande avrei da farti! Per esempio : l’ispirazione e’ un qualcosa che ti arriva all’improvviso, leggendo , guardando , pensando, amando? Oppure: come capisci che non stai scrivendo una storia
    “tecnicamente perfetta” ma inutile? Ancora: ci si puo’ ” costringere” a scrivere oppure quando ci si sente in un momento particolarmente fecondo e’ bene mollare tutto e lasciarsi andare a quello che viene viene e poi intervenire?
    Lo so. Possono sembrare domande ridicole. Non so se lo sono ma sono senz’altro immature, e se ne conoscessi la risposta, a finale, non mi sarebbero nemmeno piu’ domande, ma soluzioni.
    Non ho nemmeno detto grazie (a te), presa dall’affollamento di queste qua! ( le domande!)
    :) grazie grazie grazie…mi piace troppo!

    FABIO RISPONDE: Ho il sospetto che tu abbia letto solo la prima lezione. Mi pare che ad alcune di queste domande rispondano le altre. Leggile e sappimi dire

  160. Silvia
    15 aprile 2010 a 12:49 | #160

    Sono anni che vorrei scrivere….ma non ho mai capito cosa!!!e poi ho la sindorme da “foglio bianco”….ogni volta che ho in testa qualcosa…puntualmente svanisce non appena prendo una penna in mano!!
    Ora grazie alle sua lezioni potrò finalmente trovare la mia giusta direzione.
    Grazie grazie e ancora mille volte per avere messo a disposizione la sua esperienza in modo gratuito…

  161. Barbara
    14 aprile 2010 a 2:29 | #161

    Davvero moolto interessante tutto ciò che dici, chiaro, stimolante, ti fa venire voglia di iniziare subito a scrivere una trama.Una domanda: se il PERSONAGGIO ha un desiderio e una paura che coincidono come l’amore verso una donna? Può essere? Forse banale, siamo già pieni di storie d’amore! o forse no…magari dirai, su questo ultimo punto, dipende da come si sviluppa. Ma sull’altro punto?
    Grazie comunque
    Barbara

  162. 9 aprile 2010 a 14:11 | #162

    ho seguito un corso di scrittura (a pagamento ovviamente) e posso assicurare che il tuo è di gran lunga più stimolante e utile. bravo!

  163. 9 aprile 2010 a 13:23 | #163

    Bellissimo blog…

  164. Helel Ben-Shahar
    9 aprile 2010 a 1:01 | #164

    Grazie per queste lezioni.
    Ho la sensazione che tu le faccia per amore delle cose belle, regalando la tua esperienza come un giardiniere che annaffia un fiore per farlo sbocciare, permettendogli di stupire il mondo con la sua bellezza. Certo, magari sarebbe sbocciato da solo, ma perché correre il rischio di farlo morire quando lo si può nutrire e raddrizzare mentre cresce?

    A pensarci bene è per questo che voglio scrivere: per creare cose belle.
    Grazie di nuovo.

    FABIO RISPONDE: Grazie del bellissimo complimento, ma magari fossi così generoso :) In realtà il corso serve anche a me, mi costringe a studiare di nuovo, cosa che nella vita fa sempre bene…

  165. 7 aprile 2010 a 16:34 | #165

    Penso che mi studierò con attenzione tutto quello che dici. Scrivo racconti da una vita. Certi accorgimenti li usavo senza rendermene conto. ma conoscere la “tecnica” della scrittura è un modo per fare emergere le idee.

  166. Gallo Silvia
    6 aprile 2010 a 15:26 | #166

    Salve mi chiamo Silvia,
    devo aver fatto qualche casino durante la registrazione perchè non riesco ad entrare nella lezione numero 4.
    Aiutooooooooooooooooo!

    FABIO RISPONDE: Questo problema accade a circa 1 utente su 100. In genere la causa è un problema di password, che il lettore Guglielmo riassume così: “nella grafica della password non si distinguono le O dagli zeri, gli uno dalle elle minuscole ed inoltre vengono inseriti vari simboli che sono inconsueti nelle attribuizioni di password e complicano l’operazione”. Insomma la password (generata automaticamente da WordPress e non decisa da noi) è un po’ complicata, qualche volta uno la copia male e quindi non accede. Il problema si risolve non copiando manualmente la password ma facendo “copia & incolla”. A quel punto è impossibile sbagliarla. Poi, seguendo le istruzioni, è possibile anche cambiare la password con una che scegliete voi e che sia più facile da memorizzare…
    Per per cambiare la password si fa così (me lo ha scritto una lettrice): “una volta che hai fatto il login quindi ti sei collegata al sito di bonifacci con la tua registrazione, in qualsiasi pagina del blog ti trovi sulla colonna destra ci sono diversi contenuti tra cui META sotto c’è scritto AMMINISTRA SITO, cliccandogli sopra ti ritrovi nella tua bacheca, clicca su PROFILO e lì trovi tutti i tuoi dati, in basso c’è anche la password che può essere modificata. Spero sia chiaro”
    Distrutto da questa spigazione tecnologica, vado a letto :)

    PS: Mi sono accorto che ho risposto alla domanda di una lettrice con le parole di altri due lettori. Bello, vuol dire che comincia ad esserci un certo traffico qua….

  167. mila
    5 aprile 2010 a 23:37 | #167

    VOGLIO DIVENTARE SCENEGGIATRICE!!!se prima lo pensavo solamente, ora ci credo! grazie per il tuo corso!

  168. anna maria cavicchi
    5 aprile 2010 a 20:23 | #168

    ho letto oggi l’articolo del giornale che ti riguarda. sono curiosa per natura e scrivo. mi piacciono le cose nuove e anch’io ho letto molti manuali di scrittori affermati. sulla prima lezione mi esprimerò dopo averla letta e studiata molto, molto bene. (ti avverto ho 72 anni…quasi compiuti) ciao. anna maria

  169. 4 aprile 2010 a 12:09 | #169

    oggi ho fatto questa bella scoperta. è stata simpatia a prima vista e ho lasciato una bava di lumaca appiccicaticcia sul blog interruzionisullapagina di splinder.
    ecco ti volevo dire grazie.
    a presto
    francesca

  170. vittoria
    3 aprile 2010 a 15:28 | #170

    fico, adesso mi rendo conto di perchè fanno cacare certe cose che ho scritto,però credo anche nella rivoluzione.

  171. 2 aprile 2010 a 9:18 | #171

    Bravo. Bel titolo. Conosci la materia e si vede, si sente, si tocca.

  172. vocenarrante
    31 marzo 2010 a 14:27 | #172

    In che senso 2 o 3 cartelle. Cartelle?

  173. 29 marzo 2010 a 17:12 | #173

    Bravo Fabio! E’ giusto rendere un po’ di quello che si riesce a ottenere. Il problema da superare dopo il corso, a cui mi iscriverò, è: chi sono gli editori che ti pubblicano le storie? Anche io tento di fare la scrittrice, ho anche pubblicato qualcosa, ma che fatica! E prima di approdare ai romanzi ho studiato e studiato, scritto e scritto novelle e racconti, ma poiché si impara sempre seguirò il tuo corso, chissà che non mi porti bene.
    Ciao e grazie per voler condividere la tua esperienza
    Patrizia

    .

  174. gabri
    29 marzo 2010 a 14:31 | #174

    Grazie, Fabio. Anche io la intendo così: se si può, regalare cultura. Con lo stesso spirito di Abbado come ne ha parlato ieri a Che tempo che fa, citando l’educazione culturale di massa in Venezuela.

  175. 27 marzo 2010 a 13:45 | #175

    Ti scopro per caso, o forse per necessità.
    Trovo tutto molto interessante, questo tuo narrare la scrittura è anche una storia, perché mi porta a chiedere: e dopo che succede?
    Quindi proseguo la lettura.
    Grazie.
    M.

  176. fiorenza auriemma
    25 marzo 2010 a 10:36 | #176

    Grazie, ho appena scoperto un tesoro! Non ti conosco personalmente, Fabio, ma ti sono grata per questo blog (e lo sono anche all’amico facebookiano che me l’ha segnalato)

  177. Viviana
    23 marzo 2010 a 20:13 | #177

    Bartleby lo scrivano…Non è un paese per vecchi…La donna di Gilles…
    deragliamento inevitabile e guai a spostare un evento…
    Grazie per questo nuovo paio di occhiali

  178. Ginevra
    22 marzo 2010 a 15:06 | #178

    @Ginevra
    e la letteratura come terapia? la buttiamo alle ortiche?

    FABIO RISPONDE: Assolutamente no. Un effetto “terapeutico” dello scrivere secondo me c’è. Ma lo vedo più come lento e indiretto distillato della pratica. Diffidavo dall’applicare pari pari all’esistenza le categorie usate per scrivere. O meglio, non è proprio che diffidavo, dicevo semplimente: attenzione, io di questo non so nulla, non l’ho mai fatto.

  179. Ginevra
    22 marzo 2010 a 12:31 | #179

    molto interessante,non avendo ambizioni “scrittorie” mi ha fatto riflettere su come stia sbagliando a scrivere la mia, di storia. E’ da quando ho raggiunto l’età della ragione che evito di affrontare la mia area di pericolo rendendo la mia vita noiosa e sconclusionata come il peggiore dei canovacci di un principiante privo di talento

    FABIO RISPONDE: Attenzione, mi permetto di dire ALT! La tua interpretazione è troppo allargata. Io posso testimoniare che, almeno in base alla mia esperienza, queste teorie in qualche modo funzionano nella scrittura. Ma se funzionino nella vita proprio non lo so. Non ho esperienze in materia. Anch’io, come tutti, se non costretto dai fatti, evito con cura di affrontare le mie aree di pericolo. Anzi, come tutti non voglio neanche sapere quali sono.

  180. Manuela
    21 marzo 2010 a 11:16 | #180

    Sto prendendo accuratamente appunti nei tuoi scritti.
    Anche il quotidiano lo guardo analizzando i particolari, sempre considerati ovvi, per me, adesso voglio notare il nesso causale delle cose che portano all’unica soluzione possibile.
    Adesso bisogna solo mettere in pratica nero su bianco.

    Grazie per il tuo lavoro!
    Manuela

  181. zia pi
    19 marzo 2010 a 19:21 | #181

    Puff! Pant! Sto arrivando anch’io!!
    Volevo finire gli esercizi della lezione 1 prima di proseguire, ma magari dò un’occhiatina alla due intanto, che dici?

    Comunque ho già avuto un grosso risultato: la grande storia che avevo in mente per un mio eventuale libro, era una pseudo-storia! Eh ma se nessuno me lo diceva!!

    Comunque mi aggiungo ai grazie grazie grazie per questo corso gratuito (visto che tra un pò gratis non ci daranno neanche l’acqua!)

    L’ho scoperto poco tempo fa grazie e Vittorio braccino corto Collini, che ne ha parlato su Radio Deejay..
    E visitando il sito ho scoperto che hai partorito tu quel film straordinario che è Lezioni di cioccolato! L’ho visto recentemente, e poi l’hanno rifatto in tv.. Esilarante!
    Grazie anche per quello
    p.

  182. RICCARDO
    18 marzo 2010 a 15:27 | #182

    I personaggi o protagonisti non sono mai creati troppo distanti da chi li crea,oppure sono il loro opposto facendo scelte che in passato l’autore crede di aver sbagliato domandandosi come sarebbe la sua vita se nei suoi bivi avesse scelto altro. RIMPIANTI.
    Un buon autore è chi ha dovuto fare molte scelte sbagliandole, magari dando la colpa a consigli ascoltati.
    il nostro roker sceglierà sicuramente il posto fisso perchè il suo mondo e amici e fidanzata lo vogliono .
    Lui coltiverà la sua passione e forse con x factor riuscirà a realizzarla per due mesi.
    Avra alcune foto qualche filmato da far vedere ai suoi nipoti i quali saranno costretti a imparare la musica per compiacere il roker di famiglia.
    se scegliesse di fare il rocker pederebbe di credibilità in quanto avrebbe potuto farlo in ogni momento della sua vita precedente al concorso, il solo fatto che per accontentare sua madre partecipi a un concorso dice molto di lui e della suasottomissione al sistema.
    grazie.

    FABIO RISPONDE: La storia del “presunto rocker”, nata come esempio in un corso di scrittura (ovviamente gratuito, si teneva in un pub) poi l’ho finita, e non è proprio come ipotizza Riccardo. Magari un giorno la pubblico.

  183. FabryB
    15 marzo 2010 a 18:02 | #183

    Complimenti !!! Già questa prima lezione mi ha dato moltissimi spunti e nuove prospettive per riflettere su quanto ho scritto fino adesso. Non che abbia fatto chissà che cosa, ma in compenso adess….posso buttare tutto con la coscineza in pace !! :D ahahahahah
    A parte la battuta, davvero molto esplicativo e di grande interesse quello che hai deciso di condividere con tutti noi. Spero di riuscire a migliorare graie ai tuoi consigli. FabryB

  184. Domenico
    14 marzo 2010 a 18:07 | #184

    Ho pubblicato un libro a inizio dicembre, leggendo le tue istruzioni, mi sono accorto che le ho seguite senza conoscerle, direi che per me dunque è stato un ripasso! Ciò che voglio imparare invece è scrivere sceneggiature, giacchè non ne ho lette molte e non mi sono mai cimentato a scriverne una.
    Grazie mille, seguirò le tue lezioni! :)

  185. claudia
    12 marzo 2010 a 22:24 | #185

    meravigliosa iniziativa: mi sono sempre stupita davanti all’evidente, incredibile fatto per cui chi avesse di più non fosse “naturalmente” portato a regalare. grazie per la preziosa smentita.

    FABIO RISPONDE: tema molto interessante, rispondo via mail

  186. fabiano
    12 marzo 2010 a 11:15 | #186

    ciao! mi son appena iscritto..COMPLIMENTI PER L’INIZIATIVA!dico grazie, ancor prima di iniziare.

  187. momika70
    11 marzo 2010 a 16:44 | #187

    ( se il o la moderatore/moderatrice potesse aggiungere un “l” mancante al mio post precedente gli/le sarei molto grato, grazie :-) )

    FABIO RISPONDE: Il moderatore non c’è, faccio tutto io. Per questo nei miei testi ci sono molti errori di battura :).
    Comunque il tuo l’ho corretto!

  188. momika70
    11 marzo 2010 a 16:31 | #188

    grazie della bellissima iniziativa, vediamo un po’ che ne esce fuori !

  189. Marta
    10 marzo 2010 a 16:15 | #189

    “Nel più grande romanzo della nostra tradizione, i Promessi Sposi, per risolvere la trama non a caso interviene la Provvidenza. E’ un dato simbolico troppo sottovalutato!”
    :)))))) grazie grazie grazie
    Non ho mai voluto scrivere, neanche i temi, per questo forse le tue lezioni mi aiuteranno.
    Compenso leggendo.
    Marta

    FABIO RISPONDE: Felice che tu abbia notato la mia frase su trama e provvidenza. E’ davvero un dato simbolico sottovalutato

  190. 10 marzo 2010 a 13:43 | #190

    Veramente interessante. Seguirò le tue lezioni con molto piacere

  191. andrea guermandi
    10 marzo 2010 a 12:47 | #191

    bravo fabio. un futuro anche come docente. credo che seguirò il corso. grazie

  192. annalisa
    9 marzo 2010 a 21:04 | #192

    Grazie per l’iniziativa. Ho pubblicato due libri, ma la mia fantasia era bandita. Sono il risultato di due anni di ricerche in archivio e polverose biblioteche. Spero di mettere a frutto i tuoi consigli e di scrivere qualcosa di valido. Grazie ancora.

  193. aldo
    9 marzo 2010 a 15:37 | #193

    mipiace questa idea di un corso di sceneggiatura. non so se ne verrà fuori qualcosa, ma lo seguirò sino aal fine

  194. Barney
    9 marzo 2010 a 11:10 | #194

    Davvero un bel blog complimenti. La prima lezione l’ho trovata particolarmente interessante, sto già provando a mettere in pratica i tuoi consigli con l’esercizio.

  195. CCris
    8 marzo 2010 a 13:07 | #195

    Ho una domanda sull’esercizio, probabilmente stupida ma per me essenziale: le storie devono essere degli “abbozzi di trama” come nell’esempio da lei proposto?
    Grazie

    FABIO RISPONDE: altre persone hanno fatto la stessa domanda. Rispondo a tutti alla fine della lezione 4, dove si parla degli esercizi da fare

  196. perso
    7 marzo 2010 a 23:42 | #196

    Bellissima questa prima lezione e quest’iniziativa in generale!Grazie!

  197. silvia campofiloni
    7 marzo 2010 a 20:05 | #197

    mi sono appena registrata, non vedo lora di cominciare!!!!

  198. Simona Valentina Croci
    7 marzo 2010 a 19:35 | #198

    Io da piccola usavo per disegnare il retro dei copioni usati che passavano nelle mani di mio papà che lavorava in Rai. Crescendo, ho iniziato a girarli e leggerli ed immergermi in un mondo di sogni e fantasie. Forse grazie a te, quel desiderio che da anni mi spinge a cercare di spremere una STORIA da quel gomitolo di belle idee, sarà soddisfatto.
    Solo grazie, per il dono della tua esperienza e del tuo tempo.
    Simona Valentina

    FABIO RISPONDE: Questo commento mi ha molto intenerito. Ho due figlie piccole che fanno disegni sul retro dei miei copioni…

  199. antonella
    7 marzo 2010 a 19:30 | #199

    trovo questo corso online intrigante oltre che ben strutturato, crea la voglia di mettersi alla prova ma in modo consapevole, con sforzo, sapendo che nulla nella vita è regalato

Pagine dei commenti
  1. 18 settembre 2010 a 19:06 | #1
E' necessario che tu sia collegato per poter inserire un commento.