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1. Un test per gioco: i mali di chi scrive

Infine un gioco: I mali di chi scrive

Questo è solo un gioco. Ho cercato di ricostruire le 10 possibili sindromi degli aspiranti scrittori (e anche non aspiranti). Nessuno ha tutti questi disturbi, ma quasi tutti ne hanno uno o più di uno. Io ad esempio ne ho tre. E voi?

(Sì sindromi ce ne sono molte altre, io andrò avanti. Ma nei commenti potete suggerirne anche voi, se mi piacciono le aggiungo)

- Narcisismo narrativo. Nella buona scrittura l’autore studia l’effetto che il testo deve produrre sugli altri. Al Narcisista Narrativo, invece, basta sapere l’effetto che il testo provoca a sé stesso. In genere fa un altro mestiere e scrive “perché gli piace”. A volte ha problemi col partner e vuole solo una scusa per isolarsi in tavernetta. In ogni caso scrive come una vaporiera, senza mai correggere né fare revisioni. Ama tutto quel che produce e dice “io scrivo per me”. Spesso, infatti, è l’unico a cui piacciono i suoi testi. Tuttavia il soggetto scrivendo prova un piacere autentico, il che gli conferisce un’aria allegra e un invidiabile ottimismo, infatti può subire decine di rifiuti e li sopporta senza fare un piega. Lo si riconosce perchè se gli chiedi una revisione risponde “cos’è?”

-Sindrome del genio. Al contrario del caso precedente, chi è affetto da questa sindrome lavora sui testi in modo scrupoloso o persino maniacale. Insomma, studia l’effetto del suo messaggio. Il problema è che sbaglia messaggio.  Le sue frasi infatti non devono comunicare informazioni sui personaggi o la trama, ma sull’autore stesso. In sostanza, l’unica domanda che si pone è: “da questa frase si capirà che sono un genio?”. Il testo si riconosce perché nelle prime righe viene da pensare “caspita questo ha talento”. Poi ci si accorge che ogni frase serve solo a ripetere lo stesso messaggio (“Ho talento, eh?”). Così si posa il libro a pagina 10. Chi ha la Sindrome del Genio non regge i rifiuti, e si accompagna a manie che portano il soggetto a ritenersi perseguitato dal corrotto ambiente letterario, cinematografico, teatrale, eccetera.

-Vocazione apparente. Bizzarra forma di autoinganno che porta il soggetto a credere di voler scrivere, senza che in realtà provi piacere nell’atto pratico dello scrivere. In sostanza al soggetto scrivere non piace. Gli basta il semplice dichiararsi scrittore, che può servire a mitigare problemi di adattamento alla realtà, eludere fastidiosi obblighi come il lavoro e la puntualità, coprire carenze di autostima o mascherare una certa paura del futuro. In ogni caso, il soggetto ha bisogno per qualche tempo di rifugiarsi in una vocazione fittizia. La sindrome ha sintomi molto riconoscibili: l’esilità dei testi, la frettolosità dello stile o, nei casi più conclamati, la totale mancanza di scritti. L’auto diagnosi è facile: basta aprire il computer e contare la quantità di pagine effettivamente scritte.

-Carenza di disturbi. Malattia che coglie gli aspiranti che in astratto vorrebbero scrivere ma, in concreto, non sanno cosa scrivere. Non hanno argomenti, storie e personaggi che li disturbino abbastanza per dover essere domati sulla carta. In altre parole non hanno, almeno per il momento, nulla da raccontare. E questo, per chi vuole scrivere, è un problema.  In questi casi, la produzione si caratterizza per la gran quantità di storie abbozzate e mai terminate, nonché per l’andamento ondivago della trama, che cambia tono e direzione di continuo.

La carenza di “temi disturbanti” nasconde quasi sempre una difficoltà a prendere contatto con le proprie fonti di dolore. In casi rari invece il soggetto ha una dotazione eccessiva di felicità congenita, incompatibile con la professione di scrittore. In questo caso, si consiglia di lasciar perdere e godersi la vita.

-Sindrome del caro diario. Problema assai diffuso che consiste nel raccontare i fatti propri e spacciarli per una storia. Il fatto che le scuole di scrittura suggeriscano (peraltro giustamente) di “cominciare da ciò che si conosce”, ha dato al fenomeno una copertura ideologica che lo ha reso inarrestabile. Chi ne è afflitto si può riconoscere perché dice di avere sempre nuove storie da raccontare, e se gli chiedi dove le prende alza le spalle dicendo: “non so, mi vengono”. Le sue storie sono sempre insignificanti, a causa della nota legge di Ida Omoboni: “meno interessante è una vita, più è probabile che il suo possessore decida di raccontarla”. La prova definitiva della sindrome si ha quando il testo viene pubblicato: il lieto evento è sempre guastato da liti con parenti, amici o partner che si arrabbiano al grido di “io non sono così”.

Questi due li abbiamo già visti nella prima lezione, ma ripetiamoli:

-Carenza di storia. Classico problema da esordiente che desidera tanto scrivere ma non ha una storia da raccontare. Allora prende un personaggio che ha il suo stesso sesso, la sua stessa età (25-30), identica condizione sociale (spesso purtroppo il precariato) e analoghe aspirazioni (spesso vaghi sogni artistici). Poi, con un stile fresco, brillante e acuto, manda il personaggio a vagare tra lavori casuali, viaggi casuali, amori casuali e peripezie casuali. Finché a un certo punto, il personaggio incontra un colpo di fortuna o una disgrazia, e la storia finisce. Spesso dotate di uno stile fresco e sincero, a volte queste storie diventano libri o film, nella speranza di far colpo sui giovani.  Per l’autore non è un gran fortuna perché così si convince che sa scrivere una storia, e rischia di non imparare mai più a farlo.

-Eccesso di storia. Anche in questo caso l’autore non ha una storia da raccontare ma sente che per scrivere una trama serve. Allora, usa la trama come i cattivi registi usano gli effetti speciali: a piene mani, spargendo colpi di scena come un fertilizzante che fa bene. Il protagonista (spesso di nuovo un 25-30 enne precario simile all’autore) viene frullato in un gorgo di eventi stratosferici: incontra mafiosi dandy, macellai che trafficano in organi, cassiere che lavorano nel porno, poliziotti che praticano magia occulta, direttori di banca iscritti all’ordine dei templari, serial killer non vedenti e venditori di caldarroste satanisti. Alla fine è convinto di avere una “trama pazzesca”. Se gli va male, smette di scrivere perché a elaborare quel delirio ha fatto troppa fatica. Se gli va bene, smette subito dopo, quando scopre che, misteriosamente, la sua storia non è diventata un successo internazionale.

-Sindrome del Fanciullone. Il nome deriva da Pascoli secondo il quale il poeta deve trovare il fanciullino che è in sé. Questo concetto, imprudentemente diffuso nelle scuole, degenera nella confessione incontrollata di sentimenti da parte di Fanciulloni ormai grandi e pelosi che scrivono al solo scopo di mostrare la delicatezza del proprio animo. La sindrome è riconoscibile dallo spessore dei dattiloscritti, mai inferiori ai 10 centimetri, e dai caratteri nobili del protagonista narrante che ha la stessa età dell’autore e fa lo stesso lavoro ma coltiva ogni genere di sentimenti profondi e generosi. Una variante oggi più diffusa è la…

-Sindrome del Fanciullino che Rutta. Funziona allo stesso modo ma ha un protagonista antieroico e ignobile, che ostenta la propria bassezza morale con orgoglio. I dattiloscritti in questo caso sono però più sottili: l’ennesima prova che al mondo le buone intenzioni superano quantitativamente i cattivi comportamenti. Spesso questa sindrome si unisce a quella che segue…

-Trasgressione del nulla. Chi ne è affetto vuole imitare le rotture delle avanguardie, infrangere le regole narrative e shockare i “benpensanti”. Gli sono sfuggiti alcuni cambiamenti, tipo che le avanguardie sono la cultura ufficiale studiata all’università o che i “benpensanti” si sono iscritti in massa ai club privè, frequentano escort e consumano cocaina. Il Trasgressore del Nulla si trova così nella imbarazzante situazione di chi vuole infrangere leggi che non sono più in vigore da 40 anni.  Inevitabile che il risultato sia un tantino confuso,  e anche noioso.

ALTRE SINDROMI (CREATE INSIEME AI CORSISTI)

BLOCCO IPOCONDRIACO (scritto con Serena Fiandro)
Strana sindrome che colpisce autori prolifici e pieni di idee, facendo loro credere di soffrire del “blocco dello scrittore”. Non importa quanti romanzi abbia scritto in vita tua: basta che un giorno scrivi mezza cartella in meno e devi dichiarare al mondo intero che mai più riuscirai a riprendere il ritmo. Spesso questo disturbo si accompagna a una malattia gemella, la “sindrome della china discendente”: appena finisci di scrivere qualcosa, ti senti pervadere da un senso di vuoto e hai la certezza che non potrai mai più scrivere nulla di così bello. La cosa ovviamente si rivela più volte falsa, ma ogni volta il soggetto continua ad averne la certezza: lo scritto appena finito è migliore di tutti quelli che potrà produrre in futuro.

SINDROME DEL PERFEZIONISTA OSSESSIVO (scritto con Serena Fiandro)
E’ la sindrome di chi non riuscirà mai a portare a termine un romanzo, per eccesso di correzioni. Il soggetto parte da un principio giusto (“scrivere significa riscrivere”) ma esagera. Lo stile viene perfezionato all’infinito: ogni riga, ogni parola, ogni virgola viene riscritta decine, centinaia di volte, fino a sprofondare l’autore nella più assoluta confusione, e produrre testi nettamente più deboli della prima stesura. Nel frattempo i dettagli della storia vengono vagliati con puntiglio certosino finchè, intorno alla trentesima revisione, il soggetto inizia a vedere fantasmi di “buchi” ed errori che nessun lettore noterebbe mai. Per correggere questi buchi inesistenti, il soggetto smonta la storia creando buchi reali di cui si accorgerà alla revisione successiva, ed entrando così nel tunnel della “revisione infinita”. Il perfezionista ossessivo in genere non finisce l’opera, la mette da parte per “dargli un’occhiata a mente fresca”. Nei rari casi in cui il testo arriva a una pubblicazione, bracca gli editori durante le fasi di stampa perché scopre errori all’ultimo momento. Si segnala il caso di un soggetto gravemente malato che, una volta stampato il suo romanzo, entrava nelle librerie per correggere a penna tutte le copie, avendo scoperto un errore clamoroso a pagina 63.
MALE DEL COLLEZIONISTA (scritto con Serena Fiandro)
Il suo unico intento è quello di aggiungere un nuovo titolo all’elenco dei propri trofei. Non ha importanza né la qualità né il contenuto e nemmeno la pubblicazione. Unico obiettivo del collezionista è poter dire a se stesso “Ho scritto un altro romanzo”. Spesso in seguito se ne dimentica. Se è uno che pubblica, non corregge le bozze. Se non ha un editore, si stanca di cercarlo. Il demone del collezionista è infatti continuamente al lavoro dentro di lui: una misteriosa, possente voce gli grida dentro “Un altro, un altro ancora, dai”.

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  1. serenella
    5 luglio 2014 a 0:23 | #1

    Son felicissima di aver la possibilità di acquisire informazioni più che utili,sull’arte della scrittura creativa. Grazie per questo sito e ovviamente per i suoi contenuti.

  2. Pauly B
    2 luglio 2014 a 15:33 | #2

    Sindrome del Camaleonte: cambia stile narrativo a seconda del libro che sta leggendo nel frattempo. Quindi all’interno del suo stesso scritto si possono notare sbalzi da qualche lazzo lessicale alla Faletti a un’introspezione intricata alla Sartre. Da dialoghi esistenziali alla Dostoevskij a quelli piú schietti e sobri di un Dan Brown. Da lunghi periodi in cui la punteggiatura alza bandiera bianca a un improvviso stile giornalistico. Il tutto condito da tracce in vari capitoli con lo stile frizzante dei post ed articoli di Bonifacci su cui è capitato cercando ispirazione.

    Sindrome dell’Illustre: non gli interessano i drammi personali della gente comune, no lui vuole entrare nella storia facendo entrare la Storia (quella con la S maiuscola) nel suo romanzo. Vuole lasciare ai posteri una rappresentazione sociologica e antropologica dell’epoca in cui vive. Trama per intricare i suoi personaggi in avvenimenti storici di rilievo e casi di cronaca, tra pesanti irruzioni della cultura del suo tempo. Intenzionato a rubare a Manzoni la dedizione e l’odio di generazioni di studenti del biennio, non spreca tempo in storielle da quattro saldi.
    Ha l’Idea in mente, excursus, riferimenti e giudizi morali sono tutti collocati al loro posto, eppure non trova la trama giusta e un personaggio degno di essere sollevato all’Olimpo.

  3. emanuele777
    18 aprile 2014 a 11:52 | #3

    Sindrome del Timido-Vergognoso:
    è quella che ho io… mentre scrivo ogni tot mi fermo e mi sento un povero cretino, e mi domando ma a chi diavolo gli può fregare qualcosa di quello che sto scrivendo io??

    Allora mi fermo e chiudo il computer, ringraziando il cielo che nessuno sa quello che stavo facendo e mi può ridere alle spalle per la mia stupida e ottusa presunzione

  4. Pilon89ias
    29 gennaio 2014 a 21:21 | #4

    Io ne ho una sola ma credo sia la peggiore. E non intendo dire quale.

  5. Toby
    21 ottobre 2013 a 18:15 | #5

    Io sono perfetto!!! :)

  6. Carolina Lizzi
    15 luglio 2013 a 13:31 | #6

    Sindrome dello sfiduciato: Tutti lo incoraggiano a mandare i suoi scritti a un editore e lui non si decide mai a farlo. Tutti gli dicono che i sui racconti sono interessanti ma lui non ci crede. Tutti quelli che leggono le sue poesie restano favorevolmente impressionati ma lui pensa che stiano fingendo per accontentarlo.

  7. Philip78
    4 maggio 2013 a 15:01 | #7

    Il corso è ben fatto, almeno la parte che ho letto, e ti faccio i complimenti per questo, ma queste sindromi mi sembrano un po’ troppo semplicistiche. Non credo si possa etichettare così le persone, anzi ritengo la cosa un po’ antipatica. Credo inoltre che ognuno di noi possa rivedersi in molte di queste caratteristiche; sarebbe strano il contrario, vorrebbe dire che uno si considera perfetto e in quel caso sì che avrebbe dei problemi. Questa è e rimane una mia opinione, ma soprattutto non vuole essere una critica nei tuoi confronti che oltretutto dimostri di saperne molto più di me, non fosse altro per la decisione di mettere la tua esperienza a disposizione di tutti; cosa di per se di una saggezza unica. Se altri facessero altrettanto tutti ne guadagnerebbero, persino loro stessi. Purtroppo però per molti è più piacevole ostentarlo il sapere piuttosto che condividerlo.

  8. geraldina
    27 marzo 2013 a 14:50 | #8

    Anch’io ho quasi tutte le sindromi descritte, con maggior propensione per quella del “perfezionista ossessivo”. Ieri, da pseudo scrittrice demoralizzata, investigavo tra i siti di scrittura alla ricerca di aiuto e mi sono imbattuta in questo corso. Vorrei ringraziare Fabio Bonifacci per il lavoro che sta facendo, non so se per una promessa o altro, e che mi è apparso subito come uno strumento chiaro e utile. Purtroppo, in Italia le scuole di scrittura (chiamiamole così) sono appannaggio di intellettuali col mal di pancia, che si guardano l’ombelico. Devo sentirmi in colpa perché mi piace leggere i libri di S.King? Comunque grazie per essere nel mondo reale e, per favore, non ci abbandoni.

  9. Lubna
    21 febbraio 2013 a 21:09 | #9

    Io credo di avere tratti di un po’ di tutto! insomma un purpurì di sindromi!! :)

  10. mitra
    9 gennaio 2013 a 22:03 | #10

    non ho molto confidenza con lingua italiana .ma il corso talmente bello che vale tutto fatica ke faccio per leggere .grazie

  11. 17 novembre 2012 a 18:29 | #11

    Interessanti queste sindromi. Sospettavo di averne un paio, ma adesso so di averne molte di più!!!
    Complimenti per il blog

  12. lizaveta
    2 settembre 2012 a 21:52 | #12

    Ecco qua: SINDROME DEL PERFEZIONISTA OSSESSIVO. eheh. grazie. ciao.

  13. 23 agosto 2012 a 11:17 | #13

    Ho raggiunto i sessant’anni in sanità di mente e di corpo e in tutta la mia vita avrò letto forse – non li ho mai contati – otto/novemila libri, italiani e stranieri, di ogni sorta epoca e genere, dalla narrativa alla saggistica storico-filosofica, alla storia delle letterature europee, a libri di divulgazione scientifica, e musicale, oltre ad avere una nutrita raccolta di musica classica, dal vinile al CD; alla filosofia greco-latina, che so!, alla linguistica, alla poesia di Teognide o di Orazio, etc. fino a testi sull’all’ermeneutica, ultimo metodo, tanto somigliante alla classica filologia, scoperto per sapere di che cosa siano fatti i testi che leggiamo, specie quelli classici. Ho scorso tutte le numerose scuole di scrittura, pubblicizzate su Internet, e devo confessarti che se, oggi, hai la passione per la scrittura, puoi solo scrivere narrativa gialla o criminale, come la chiamano i Tedeschi, o noir, come la chiamano i Francesi._Ho letto molta narrativa criminale ma, rispetto ad altro tipo di narrativa, quella classica cui sono abituato, perddio, sarebbe come paragonare – non se se chi mi legge abbia dimestichezza con la musica seria – la sinfonia in mi bemolle maggiore, op.97 n.3 Renana, di Robert Schumann, l’opera più geniale che io abbia mai ascoltato, con una scipita e inconsistente – musicalmente – canzonetta di Vasco Rossi che, nonostante l’evidenza dei fatti, certo per chi riesce a notarli, e il possesso di un’incredibile faccia tosta – alle volte mi viene il dubbio che, forse, tali personaggi leggeri non lo facciano apposta, perché nessun può dare ciò che non ha! – continua a definirsi musicista! Un libro come “Massa e Potere” di Elias Canetti, tanto per fare un nome, è impensabile che venga letto dalle masse, ma, peddio, è mai possibile che nessuna delle teste corrotte e svampite che ci governano, si dia la briga di mettere in campo programmi culturali – non le solite narcotizzanti letture per le povere vecchiette della parrocchia – che possano affinare la capacità di giudizio, poiché la lettura è un modo di fare esperienza? Da persona prudente quale sono, prima di arrivare a un giudizio negativo sulla Tamaro e sulla Maraini, tanto per far nomi, ho voluto comprare quasi tutti i testi delle predette scrittrici(?) e solo alla fine, quando li avevo letto tutti, ho potuto e dovuto concludere che avevo buttato dalla finestra il denaro che avevo speso per comprarli. Richesta alla Maraini la restituzione di quel denaro, la stessa educatamente non mi ha mai risposto! Sì, lo so! Era un modo per sfotterla. Ahimè! mi sono lasciato prendere la mano, come mi accade, ogni volta che una cosa mi appassiona! Saluti!

  14. ViolaD
    11 maggio 2012 a 11:29 | #14

    Ma mi conosci?Non è possibile!Tutto quadra!

  15. francesco
    7 aprile 2012 a 15:37 | #15

    @francesco
    Grazie per la risposta! Si, sicuramente è vero che siamo in molti ad avere poco o niente da raccontare (altrimenti saremmo tutti scrittori, eheh).
    So di avere bisogno di corsi e di tempo per imparare, però leggere che quello che avrei voluto scrivere è quello che tutti pensano di scrivere… bhe, mi ha fatto sentire in imbarazzo come se avessi annunciato in diretta televisiva di aver scoperto l’acqua calda! :-)

    In ogni caso grazie mille per le tue parole. E visto che l’altra volta non l’avevo scritto: complimenti per il tuo lavoro!
    Francesco

  16. francesco
    29 marzo 2012 a 22:42 | #16

    Io, scusate la parola, porca troia, ho la sindrome da carenza di storia. Dico porca troia perchè appena l’ho letta mi sono sentito un cretino…

    FABIO: Non devi sentirti così se scopri di avere qualche “carenza di storia”. Ce l’hanno in tantissimi. Anzi, ce l’abbiamo in tantissimi. Io ho iniziato a scrivere sceneggiature proprio perchè, nei miei esperimenti da romanziere, capivo che non avevo una storia da raccontare e, comunque, non sapevo come raccontarla.
    A costruire una storia si impara. Capire che si ha bisogno di impararlo, è già un passo fondamentale, forse il più importante.

  17. 19 dicembre 2011 a 7:23 | #17

    Senza dubbio sindrome del perfezionista ossessivo.
    Ho una storia, ho centinaia di idee che si affollano nella mia testa. Ma dopo una ventina di pagine mi ritrovo a leggere, e rileggere, finché non correggo, stravolgo e mi sento perennemente insoddisfatta di quel che ho scritto.

    Non a caso non sono mai riuscita a finire una storia.
    Mai.
    Perché poi ricomincio a scriverla, interamente da capo, pensando “questa volta sarà perfetto” e poi, invece…
    Vedo mancanze dappertutto… diventa frustrante dopo un po’ e finisco per demotivarmi seriamente, lasciando tutto in sospeso per qualche mese. E’ un tunnel infinito…
    Proprio ora sto attraversando di nuovo quel momento. Infatti vorrei un aiuto, un consulto, ma chi è che ha la voglia o il tempo ormai di leggere, oggigiorno?
    Boh :(

  18. Maryanne
    12 dicembre 2011 a 0:39 | #18

    baratto sedute di analisi con lezioni di tennis…viva la fisicita’,quoto il dotato,quello dell’autoerotismo! ;O)

  19. Nordlys
    2 dicembre 2011 a 15:53 | #19

    A me le ultime sembrano sottosindromi di quelle che hai già detto.

    Ora come ora, la vocazione apperente è l’unica. Risolte carenza di storia, eccesso di storia e carenza di disturbi. In pratica negli ultimi due anni ho scritto due storie complete (seppur brevi, ma pian piano credo mi verranno più lunghe), ne sto scrivendo una terza (sono ancora in fase di trama e revisione ma alcune parti le ho già rifatte 7-8 volte e mi sembrano a posto) e ne ho in mente un’altra che penso di scrivere entro breve. Seguo molto i consigli di questo blog.
    Quando non scrivo di solito è quando sento di non aver nulla da raccontare, o di non essere nello stato d’animo giusto per farlo (in pratica ho una storia ma non ho interesse di raccontarla in quel momento).
    Il titolo di solito viene da se (anche se sono una che tende a scrivere mediante l’uso delle scalette), a volte però diventa difficile sceglierne uno adatto, così si va a brain storming (restando aderenti alla propria storia)

  20. amelie
    9 novembre 2011 a 13:10 | #20

    propongo una nuova sindrome: LA SINDROME DEI TRE NEMICI.
    questa condizione patologica trova il suo incipit in una particolare botta di culo o di temporaneo talento che colpisce il soggetto: gli riesce di scrivere qualcosa per la quale otterrà un buon riconoscimento al di fuori della cerchia di parenti e amici. contestualmente si assiste alla nascita del primo nemico del futuro malato:
    1) il dubbio(e non la certezza) di essere portato per la scrittura.
    il soggetto analizzato non è affetto da “vocazione apparente” perchè nonostante il piccolo successo ottenuto non è abbastanza coraggioso per abbandonarsi all’arte. di conseguenza continua normalmente la sua vita, rispettando i suoi impegni lavorativi o studierecci e aspetta che, nel frattempo, giunga l’illuminazione per il suo masterpiece. non si definisce scrittore, storce il naso quando lo fanno gli altri, ma nel profondo spera, un giorno, di poterlo diventare. si barcamena tra tanti progetti e finisce con il non concludere assolutamente niente. il primo nemico consiste quindi nella sua insicurezza congenita che lo porta semplicemente a vagare, sfiorando la scrittura senza darsi ad essa come si dovrebbe. il primo nemico è la NON SCELTA.
    2) il secondo nemico si presenta nel momento in cui il soggetto riesce finalmente a trovare il tempo per prendere in mano una penna o sedersi con cognizione di causa davanti al pc. inizia a scrivere, ma non riesce a trovare un suo stile. aborra il suo primo lavoro, quello che ha ottenuto riconoscimento, perchè quando lo ha prodotto era inconsciamente affetto dalla sindrome del caro diario. quindi per prima cosa sceglie protagonisti quanto più lontani possibili da se stesso: è vecchio? sceglierà un bambino. è un ragazzo? sceglierà un adulto.è una donna?sceglierà un uomo. finisce così con l’impelagarsi in situazioni che non conosce e che quindi, probabilmente, descriverà male. la conseguenza sarà piattezza dei personaggi e irrelisticità della trama(se ce ne sarà una). il secondo nemico è L’OPERA PRIMA: per evitare di ricalcare quella formula, il soggetto finisce per scrivere solo cose da essa lontane.non dà fondo alle sue esperienze personali, non accede ai suoi dolori più intimi. nella fase di rilettura trova tutto eccessivamente ridicolo, banale e vuoto. appende la penna al chiodo in attesa di tempi migliori.
    3) nell’attesa legge altri libri editi o anche qualsiasi scritto altrui gli passi sotto al naso. il terzo nemico sono tutti gli altri scrittori: il malato(perchè oramai si è decisamente nella fase più profonda della patologia)trova immensamente bello o geniale tutto il materiale altrui che riusce a leggere,non regge il confronto, si annienta e di conseguenza si convince, forse a ragione, di non essere portato. qui si risolve il dubbio iniziale(punto 1) e il malato decide definitivamente che è meglio cercarsi un lavoro in banca.

  21. Mistera
    24 ottobre 2011 a 10:06 | #21

    io mi sono rivista nella sindrome del fanciullone e nel blocco ipocondriaco, ma la sindrome da titolo esiste?
    Io sono affetta anche da quella, non riesco mai a trovare un titolo ai miei scritti, sia che si trattino di storie sia che si tratta di poesie. È quella sindrome che di solito compare quando sei a metá della storia,la ricerca del titolo che possa attirare l’attenzione dei lettori diventa una crociata contro i mulini a vento che fa un baffo all’eroe per antonomasia Don Qixote. Non lo trovi, e la cartella rimane senza titolo mesi e mesi fin quando disperato chiedi aiuto agli amici, li assilli con le varie possibilitá che hai trovato tu, fai loro leggere e rileggere il manoscritto fin quando l’amico esausto finalmente ti dará un titolo che avevi scelto tu, ed ecco l’approvazione. questa sindrome se appare all’inizio rischia di causare il blocco ipocondriaco. :)

  22. mave
    28 settembre 2011 a 1:13 | #22

    Quando ho letto la sindrome ” eccesso di storia ” ho avuto un sussulto interiore e subito mi sono sentito offeso questa dinamica preceduta da un gigno diabolico, si scrivo romanzi saturi di colpi di scena parlo di esperienze crude e mi soffermo nei dettagli, ma non credevo che fosse un’errore e comunque scrivere in questo modo cheta il mio appetito.

  23. Nenè
    6 novembre 2010 a 17:57 | #23

    Dopo aver letto i sintomi della “carenza di disturbi” ho scartato tutte le altre “patologie” senza neppure leggerne per intero la descrizione. Ahimè, temo che sia il malanno più grave che possa affliggere un aspirante scrittore!
    Sono gradite parole di conforto…

    FABIO: Il test è solo un gioco, non so se basta come parola di conforto, ma è vera…

  24. giovanni figuera
    12 ottobre 2010 a 19:04 | #24

    Bologna 12/10/2010

    Ohi ohi Fabio mi sono accorto di essere affetto da Narcisismo del genio
    Con vocazione al rutto e un notevole disturbo da fanciullone a cui hanno nascosto il caro diario.
    Sarà per carenza o eccesso di trasgressione? O è solo una storia da nulla? Sono preoccupato. Che devo fare? Dammi un parere onesto che non mi faccia male però. Indicami tu la strada dove andare a parare e soprattutto come continuare a scrivere dopo la terza riga…

  25. Luli
    3 ottobre 2010 a 10:49 | #25

    Ciao Fabius, come promesso parto dal blog e questo test ha (ammetto) attirato la mia attenzione prima del corso stesso… :) che già presuppone una qualche sindrome.
    Comunque, così a naso, direi che nonostante manie paranoidi di vario tipo mi facciano talvolta ricadere nell'”eccesso di storia” (con conseguenti effetti paralizzanti), la frase che mi ha fatto riflettere di più finora è stata: “in casi rari invece il soggetto ha una dotazione eccessiva di felicità congenita, incompatibile con la professione di scrittore.” Azz!… Si consiglia quindi di andare a prendere presto una birra, come d’accordo; ma ho promesso una storia horror a un mio amico, bisogna che qualcosa butti giù. A presto un abbraccio!

  26. Isa D.Afa
    26 settembre 2010 a 10:29 | #26

    Mi è stata diagnosticata la «sindrome da narcisista narrativa».
    Leggendo la sintomatologia in questo post mi ci ritrovo in parte e nella stessa misura non mi ci trovo: sarà effetto del narcisismo conclamato?
    È vero scrivo soprattutto perché piace a me, scrivo avendo presente le reazioni che posso suscitare nel lettore, però poco mi importa se saranno favorevoli o contrarie. Insomma scrivo ciò che voglio scrivere, nel modo che scelgo per elaborare i pensieri e le emozioni, senza curarmi se ciò mi procurerà sostenitori o nemici «per la penna».
    Questo mio atteggiamento spesso ha provocato, da parte di alcuni lettori/scrittori, delle reazioni fuori misura. Mi domando il perché di queste reazioni estreme – in fondo non mi definisco scrittrice per professione, ma scrivo solo per diletto, non cerco adesioni o appoggi per pubblicazioni cartacee ma mi è sufficiente, e mi piace, l’auto pubblicazione online (blog) – non trovo risposta, mi cruccio appena e proseguo.
    Interessantissime le tue lezioni e i tuoi appunti di viaggio, mi fermo a seguirle ed esercitarmi poi valuterò con una nuova visione la strada che, in questo periodo, avevo intrapreso.

    Grazie di tutto
    Isa D.Afa

  27. Scò
    11 settembre 2010 a 18:06 | #27

    Fabio help! Io non ho nessuna di queste sindromi… sono scrupolosa come il Genio, ma penso che se a trent’anni sto ancora qui è perché evidentemente non sono così brava… ti prego definisci la mia sindrome… se non ho neanche uno dei mali di chi scrive significa che non è neanche scrittura quello che produco!
    Aiuto aiuto!

  28. patr
    9 settembre 2010 a 9:22 | #28

    …e c’è la sindrome di quello che scrive un libri, dei libri che lui stesso avrebbe voluto leggere da giovanne ma che non c’erano in giro o c’erano ma pochi.
    La ri-vendicazione di gente come lui.

  29. maurizio.coppari
    15 agosto 2010 a 11:10 | #29

    Ne ho di sicuro 3, sulle altre sono in dubbio. Di sicuro mi manca l’unica che mi piacerebbe avere: la carenza di disturbi per “dotazione eccessiva di felicità congenita”.

  30. Sandro
    13 agosto 2010 a 12:50 | #30

    Ne ho tre. Devo chiaccherare meno e scrivere di più. Perchè poi me le scordo le storie che racconto. Sarà mica il vino rosso?

  31. Rita G.
    10 agosto 2010 a 0:25 | #31

    Si si ..gia’ individuate tre sindromi che mi riguardano…spero che riconoscerle equivalga a superarle come la piu’ semplice psicologia ci insegna !!

  32. Sa_ra
    19 giugno 2010 a 13:57 | #32

    @arabella corti
    Secondo me invece scrive così bene proprio perchè ne è affetto! :)

  33. elvy73
    16 giugno 2010 a 15:50 | #33

    mi ritrovo in almeno due sindromi…ma soffro della sindrome del difficile rapporto con i propri ‘difetti’…perciò me le tengo per me!
    Saluti

  34. Monica Carbone
    16 maggio 2010 a 20:43 | #34

    Grazie per questo test illuminante!
    Ho individuato le mie sindromi e comincio a curarmi leggendo le tue lezioni.
    Ho solo un dubbio:”se stesso” si scrive senza accento, no? Almeno così mi insegnavano a scuola.
    La maestrina dalla penna rossa

  35. lia
    13 maggio 2010 a 12:37 | #35

    Buongiorno,come quando fuori piove.A proposito di sindromi,che dire della sindrome dell’incontinente? Mi riferisco a chi parla dell'”ispirazione” che lo assale nei momenti più impensati, alla quale non può resistere e deve scrivere.boh.

  36. Giovanni
    28 aprile 2010 a 15:04 | #36

    Ciao!
    Ho trovato tutto molto interessante e divertente.
    Devo dire che non solo mi ritrovo in alcune SINDROMI ma quel che è peggio è che ci ritrovo tanti “scrittori di successo” nelle tue descrizoni…

    sarà che ho un’altra sindrome?

    ciao

  37. Laura Niolu
    21 aprile 2010 a 18:14 | #37

    Complimenti Fabio, finora ho letto “i mali che affliggono gli aspiranti scrittori” (di cui faccio parte!) e ho trovato tutto divertentissimo!
    Laura

  38. Brunella
    20 aprile 2010 a 11:06 | #38

    sono caduta in depressione: credo di averle tutte.

    COMMENTO FABIO: STOP!!!!! State comincianci a prendere il test troppo sul serio! Ricordo che è solo un gioco, solo un gioco, solo un gioco…(ripetere 15 volte)

  39. 19 aprile 2010 a 23:45 | #39

    Ciao Fabio, complimentoni per il tuo blog.
    E’ sempre bello sapere che c’è in giro qualcuno che diffonde cultura e con ancora più stupore scoprire che ci sono altri interessati ad usufruirne.

    Ho letto questo simpatico ma illuminante articolo sui mali di scrivere e male non fa, anzi!
    Mi piacerebbe condividerlo sul mio blog di analisi e scrittura cinematografica, è possibile? E’ un CC ?
    Fammi sapere.

    Nel frattempo aggiungo la sindrome del maratoneta,
    ossia di quel tipo di scrittore che se non scrive almeno un’ora al giorno sta male_ :)

    Puoi condividere, anzi ne approfitto per ricordare a tutti quali sono le condizioni per usare questi materiali:
    1.Citare la fonte
    2.Usarle in contesti gratuiti (no vendita, pagamenti o simili)
    3.Informare l’autore
    Rispettando questo, si può fare quasi tutto

  40. perry
    16 aprile 2010 a 18:25 | #40

    Adesso so che la mia è una Vocazione Apparente, sono rimasto malissimo nel riconoscermi…ma allora perchè durante la giornata mi vengono in mente nuove immagini senza che io le pensi?.
    carlitolitto.

  41. giorgia
    13 aprile 2010 a 15:20 | #41

    .. meno male che studio il Pianoforte! Perchè a parte la sindrome di “eccesso di storia” il resto ce le ho tutte!

  42. sissi
    11 aprile 2010 a 15:18 | #42

    Come tutti gli autori-schizofrenici, le sindromi variano a seconda del momento, del luogo, dell’argomento. Personalmente, inoltre, soffro di quella che ho battezzato “sindrome dell’assenzio” (anche se ignoro quale gusto abbia…) ossia il pertinace rifiuto a scrivere in mancanza di stimoli veri. Posso produrre vari capitoli quando sono alle stelle, e trascorrere interi periodi di ignavia totale. Se il cuore non c’è, non va neppure il cervello. Sarei un disastro, nel rispettare le scadenze!….. ;-)))

  43. 10 aprile 2010 a 14:19 | #43

    -Vocazione apparente – io sono più una disegnatrice che una scrittrice. ho sempre immaginato più che scrivere, mi piacerebbe (da sempre) scrivere una serie a fumetti
    -Carenza di disturbi – non so se è perchè, nel leggere le storie, mi veniva da pensare che i personaggi fossero troppo problematici, ma forse ho letto troppe iper-storie (si parlava proprio di problemi esasperati, oppure di storie da ‘sindrome del caro diario’)

    Tuttavia, leggendo qui, tu parli di commedie, mentre io cerco di scrivere storie fantasy (ma non con draghi e cavalieri), dove esiste la magia ed il paranormale, cercando però di introdurre i personaggi in una realtà quotidiana in cui ci si può riconoscere.
    E’ sbagliato secondo te usare elementi fantastici?
    Di fatto non voglio raccontare di me, ma dei miei personaggi, che vivono vicende diverse dalla mia

    Di queste 2 sono sicura al 100%

    Di quelle nei commenti
    L’aspirante Compulsivo – eccetto per il fatto che non ho mai frequentato corsi ma li leggo on-line

    e come dice Tiziana ‘scrivo, rileggo, mi annoio da sola’

  44. tuttiscrittori
    10 marzo 2010 a 9:09 | #44

    @sacha il motto del nostro sito è: “A volte, quando si è un grande scrittore, le parole vengono così in fretta che non si fa in tempo a scriverle… A volte. (Snoopy)” magari si addice anche a te – un saluto, gf

  45. Sandra Giezz
    9 marzo 2010 a 11:23 | #45

    Altra sindrome possibile: L’aspirante Compulsivo. E’ colui/lei che, dopo aver frequentato almeno un paio di corsi di scrittura (in aula o su web) ed aver studiato fior di manuali e letto decine di libri con argomento la scrittura, setaccia il web, le librerie (reali e virtuali), i siti di scrittori ed editors, i blog più disparati alla ricerca di nuove letture. Delle quali continua a sentirsi carente. Avendo scritto alcune pagine, e sentendosene sommamente insoddisfatto/a ma avendo la certezza di sapere/potere scrivere meglioe di più, continua a posticipare nuove produzioni a quando avrà terminato di studiare l’ultimo testo sulla scrittura che è riuscito/a a procurarsi. La sua personale bibliografia ammonta attualmente a circa 56 testi.

    FABIO RISPONDE: Mi piace. manda altri indizi,a nche via mail, che facciamo una nuova voce…

  46. 8 marzo 2010 a 13:25 | #46

    bello ed utile.
    Solo che nelle sindromi non mi riconosco o forse mi è sfuggita quella che mi appartiene.
    Quando hai tanto, forse troppo ed improvvisamente arriva il vuoto perchè il pensiero è piu veloce, troppo veloce per la penna, e non hai capacità organizzativa ne tempo per creare una “scaletta”, che tutto è già cambiato.
    Che sindrome è questa?

  47. tuttiscrittori
    1 marzo 2010 a 10:13 | #47

    Quelle che mi affliggono = VOCAZIONE APPARENTE (nell’ultimo anno, ma spero che passi) + ECCESSO DI STORIA (a volte, nei concorsi e nelle prove a tema) + TRASGRESSIONE DEL NULLA (molto raramente ma capita… sindrome Bukowski?)
    Quelle, comunque, che ritengo si possano superare o almeno domare, tramite letture mirate e laboratori, sono: Sindrome del genio. + Carenza di disturbi. + Carenza di storia. + Eccesso di storia. + Trasgressione del nulla.
    Per le altre sindromi la vedo dura… in particolare il NARCISIMSO NARRATIVO, IL CARO DIARIO e VOCAZIONE APPARENTE (sigh!)
    un abbraccio a tutti
    gianfranco

  48. russogluca
    22 febbraio 2010 a 17:22 | #48

    Vocazione apparente (ho contato i file nel computer…)

  49. serena sperduti
    22 febbraio 2010 a 11:19 | #49

    Fortissime ‘ste sindromi,e per ogni sindrome conosco qualcuno che ce l’ha…
    Anche le mie sono tre comunque, per consolarci possiamo dire che riconoscerci in esse fa di noi degli scrittori consapevoli dei propri limiti?

  50. giova
    12 febbraio 2010 a 4:39 | #50

    ciao fabio,
    sindreome da caro diario e assenza di storia. vorrei tanto curarmi, ma come si fa? le rare volte in cui sono stata costretta a scrivere (ricordo temi scolastici o altre imposizioni) ho trovato un piacere unico nello scrivere. una sensazione davvero meravigliosa, paragonabile alla lettura di un buon romanzo. ma… cosa scrivere? le rare volte in cui ho preso coraggio e mi sono messa davanti ad un foglio bianco ho scritto due righe e sì, provavo piacere nel farlo. ma poi rileggendomi pensavo: a chi vorrei far sapere queste cose molto personali di me? avrò mai il coraggio di farle leggere alla mia migliore amica, a mia sorella, a mia mamma (!). la risposta è ovvia e da qui, credo, derivi il mio blocco totale. il mio pensare, parecchie volte al giorno “questa cosa vorrei scriverla, sarei capace di farlo”, immaginandomi anche sotto che forma e, davvero, sentire l’impulso di mettermici per poi frenarmi per l’eccessivo coinvolgimento personale. della serie: se racconto un personaggio di venticinque anni che frequenta l’università, che ha una grande passione per la politica e che… sono io! e non mi va che familiari o meno sappiano di me, ci tengo alla mia riservatezza. quale una possibile soluzione? (già questo post mi sembra troppo personale e tentenno col mouse sul pulsante “inserisci commento”. sono patologica.)
    comuque complimenti per le lezioni di SCRITTURA CREATIVA. molto interessanti. grazie

  51. FrancescaDG
    8 febbraio 2010 a 21:26 | #51
  52. teresa anna
    1 febbraio 2010 a 17:44 | #52

    Fabio Bonifacci :PER SUSANNAHai ragionissima sulle password. Potessi renderle più semplici lo farei. Ma non ho idea di come si faccia!. Chi lo sa me lo dica…

    Vai su “profilo”. In fondo alla pagina: Nuova password. Conferma nuova password. Aggiorna profilo.
    Non so se sono stata chiara
    Teresa

  53. susanna
    1 febbraio 2010 a 11:08 | #53

    p.s. rileggendo il messaggio mi rendo conto di aver commesso tutti gli errori riportati nell’abc dello stile.
    vado a cercare un libro di grammatica.

  54. susanna
    1 febbraio 2010 a 11:05 | #54

    ora per quel che riguarda lo scrivere un quarto d’ora la mattina appena svegli io avrei qualche difficoltà.
    la prima è che non dormo abbastanza da entrare nella fase rem da almeno tre anni.
    la seconda è che quando mi alzo, immancabilmente, ho un braccio impegnato a reggere uno dei miei figli che frigna.
    qualcuno potrebbe darmi qualche consiglio.
    ho già scartato l’infanticidio.
    oltre alla sinfrome di mancanza di disturbi, io ho anche il difetto di cominciare a raccontare la storia, averla in mente interamente e con tutti i particolari ma stancarmene prima di arrivare alla metà.
    sarà che adoro gli incipit?
    sarà che faccio cosi anche con tutto il resto della mia vita?
    oppure c’e’ proprio la sindrome dell’inconcludente?
    se c’è, io ne faccio parte.
    fabio, grazie di avermi risposto non pensavo l’avresti fatto.
    avevo pensato di chiederti l’amicizia su facebook ma poi ho pensato anche che magari ti “fracassavo le palle”.
    baci

  55. susanna
    31 gennaio 2010 a 17:21 | #55

    gentile fabio, prima di tutto vorrei dirti, prima ancora di presentarmi, ma una password meno complicata, no? neanche fosse il pentagono.
    poi ecco volevo solo ringraziarti, finalmente qualcosa di davvero utile.
    Devo dire che da anni tento di scrivere e ora mi scopro vittima della sindrome ” carenza di disturbi ” e almeno un altro paio a dir la verità.
    trovo molto utili le tue lezioni anche se per il momento hanno sortito il solo effetto di farmi ricominciare da zero almeno quattro racconti e buttare interamente sedici capitoli di un improbabile romanzo.
    come vedi ho anche il problema delle frasi troppo lunghe con troppe subordinate.
    sono un caso disperato?
    aspetto con ansia la quarta lezione, nel frattempo mi applicherò diligentemente in tutti gli esercizi.
    baci
    p.s. che ne pensi delle agenzie letterarie?

    • Fabio Bonifacci
      1 febbraio 2010 a 10:11 | #56

      PER SUSANNA
      Hai ragionissima sulle password. Potessi renderle più semplici lo farei. Ma non ho idea di come si faccia!. Chi lo sa me lo dica…

  56. Luigi
    28 gennaio 2010 a 14:05 | #57

    Ogni giorno questo sito diventa sempre più illuminante…

    Ho una domanda per Fabio B.: è possibile “GUARIRE” da queste sindromi? :)

    Lo chiedo perchè sono davvero degli ostacoli per chi vuole scrivere.

  57. Raffaele
    27 gennaio 2010 a 18:07 | #58

    Eccellente, ne ho un bel po’…hihihihi…ed essendoci quella del narcisista posso affermare che mi piace.

  58. franzjosef
    26 gennaio 2010 a 17:27 | #59

    Penso di non avere tutte queste sindrome,comunque grazie per averle elencate, farò un esame di coscienza,senza mentire a me stesso,se è la verità o invece ne hò qualcuna.

  59. Paolo
    28 dicembre 2009 a 12:18 | #60

    A parte l’autoerotismo, sono immune da tutto.

  60. Maybewriter
    27 dicembre 2009 a 11:41 | #61

    io a momenti alterni penso di avere tutte le sindromi!
    Ma la via virtuosa per arrivare a una buona storia sarà non averne nessuna o forse è proprio averle tutte insieme in modo che nessuna sia predominante?
    Comunque davvero grazie Fabio, se esistesse un “Nobel per la letteratura sulla letteratura”, io te lo darei

  61. 26 dicembre 2009 a 3:32 | #62

    Io non sono affetta da nessuna di queste sindromi e penso che neanche tu lo sia. Mi risulta difficile credere che tu ne abbia tre.Non ci credo, non potresti scrivere così bene le lezioni che leggo se fosse così. Forse le hai avute 20 anni fa, forse, e sicuramente di sfuggita. Le avrai domate all’istante. Ritengo, però, che tu abbia una sindrome pronta per coloro che, come me, sostengono di non possedere nessuna delle sindromi di cui sopra. Ma io sono l’eccezione che conferma la regola.

  62. riccardo farnocchia
    17 novembre 2009 a 12:36 | #63

    Mi identifico in diverse sindromi, ma in nessuna in modo totale. Prendiamo ad esempio la prima “narcisismo narrativo”. Mi piace molto scrivere e mi piace leggere quello che scrivo, al punto che se qualcuno mi cheiede perchè ho cominciato a scrivere gli rispondo, scherzando ma non troppo: ” perchè volevo leggerte qualcosa che mi piacesse” Però sono molto interessato al giudizio degli altri, mi piace che si parli di ciò che scrivo, anche in modo negativo, e cerco di fare tesoro di tutte le critiche. Inoltre rivedo i miei testi molte volte, e ne faccio diverse stesure, minimo tre o quattro.
    In poche parole mi piaccio ma voglio piacere anche agli altri, non sono affatto sicuro della validità delle mie opere, ho molti dubbi, ma scrivere mi da piacere!
    Sidrome del caro diario. Metto molto di me in ciò che scrivo, ma racconto fatti che non ho mai vissuto, per fortuna, perchè sono storie tra il noir e i giallo.

  63. mariù
    20 ottobre 2009 a 21:11 | #64

    vocazione apparente e carenza di disturbi, soprattutto quest’ultima (tranne che per la felicità congenita). scrivo a singhiozzo, vale a dire che ci sono periodi in cui mi vengono tante idee, scrivo tutti i giorni, per ore di seguito e provando una reale felicità, un vero e proprio piacere fisico; poi ce ne sono altri in cui non scrivo affatto e a stento ci penso. mah… comunque grazie

  64. ta
    15 ottobre 2009 a 13:15 | #65

    sindrome del genio.
    sindrome del caro diario.
    sindrome da carenza di storia.

    +

    sindrome nevrotico-logorante
    (variante della vocazione apparente)

    colui che ne è affetto tende a pensare spesso e volentieri al proprio scritto, senza però di fatto andare a modificarlo. prende appunti su cose da rielaborare e da aggiungere, ma altrettanto spesso dice a se stesso “me lo scrivo giù dopo”.
    prima di addormentarsi e nel break dopo pranzo incita se stesso a proseguire nel lavoro, ravvivando quella che sembra un’urgenza quasi fisica (che si spegne al pensiero successivo). a tratti si commisera, constatando il lento procedere del suo elaborato. contempla la parola fine in modo tanto sognante quanto angosciato.
    di solito è un individuo magro, dall’aria oppressa, con un file di lunga data nel pc.

  65. luisa
    14 ottobre 2009 a 23:18 | #66

    Sindrome del caro diario e l’altra mi vergogno a dirla..
    Sulla prima ci sto lavorando e direi che la sto superando, a fatica, ma la sto superando. E’ sulla seconda che mi darei delle gran bastonate sulla testa !
    Grazie di quello che stai facendo, davvero.

  66. tiziana
    13 ottobre 2009 a 14:11 | #67

    scrivo, rileggo, mi annoio da sola.
    che sindrome è?

  67. Michele
    13 ottobre 2009 a 13:09 | #68

    io 2 su 10, ma posso arrivare a 3 se faccio uno stralcio alla Sindrome del Genio!

    Il perseguitato dalla solitudine intellettuale, dal sistema, dalla certezza del mancato allineamento cosmico tra pianeti che si può riassumere nel banale “avevo il contatto, ma non avevo la storia, poi avevo la storia ma non avevo più il contatto…”. Si sente nato in ritardo o in anticipo, comunque sia mai puntuale. Si rilegge quasi tutte le mattine la frase di Montanelli: “questa società non elimina i talenti, li disperde” e con gli amici al bar vaneggia di epoche passate di circoli e avanguardie dove “si conoscevano tutti”. Questa sindrome generalmente degenera in due tipi di comportamento: il tampinatore o il timido. Il primo dorme sui pianerottoli di quelli che contano fino a quando qualcuno non gli legge le sue cose. Il secondo si barrica dietro un misterioso “Lavori in Corso” e scriverà per 10 anni fino a che non crederà di aver raggiunto la perfezione assoluta. Il tampinatore, spesso ottenebrato dall’ansia dell’occasione giusta, presenterà testi affrettati e, rifiuto dopo rifiuto, scivolerà in una deviazione atipica del timido: il timido shockato. Non avrà più il coraggio di fare leggere le sue cose neanche alla fidanzata, che tanto ormai lo stima anche solo sulla fiducia.

  68. Livia
    13 ottobre 2009 a 10:17 | #69

    @admin
    Grazie mille per le risposte (era qualche giorno che non passavo dal sito),
    che mi confortano e grazie mille in generale, potersi confrontare con qualcuno che capisce ciò di cui stai parlando, anche brevemente, è sempre una preziosa opportunità.

    Resto dell’idea che sarebbe meglio riuscire a scrivere di più, ma appunto magari se tra 8 ore di lavoro e altri impegni devo investire le energie che restano in qualcosa le investo nel romanzo di
    turno su cui sto lavorando, proprio per evitare dispersioni… poi ogni tanto le “fughe” in altre storie che ho in mente me le concedo, ma sono solo bozze che restano lì e su cui poi torno a intermittenza.

    Avere racconti nel cassetto comunque è sempre comodo, soprattutto se te li chiedono, o se vedi il bando di un concorso (rigorosamente non a pagamento, per me) e non hai troppo tempo per lavorare a un testo nuovo, o scopri che il tema di quel concorso si sposa bene con quel racconto che hai scritto due anni fa…

  69. 11 ottobre 2009 a 12:50 | #70

    Per ora mi ritrovo in 3 su 10 ma può essere che io stia spudoratamente mentendo a me stessa.
    Provo a fare un po’ di autocritica e poi rileggo tutto, è meglio!

    • admin
      12 ottobre 2009 a 2:55 | #71

      Anche io ne ho 3 su 10!!!!

  70. Livia
    9 ottobre 2009 a 10:39 | #72

    Grazie mille!

    Mh secondo te scrivere pochi racconti è sintomo di vocazione apparante? Non pochi racconti in generale, ma magari perché si sta lavorando a un romanzo e non si riesce a scrivere altro?
    E poi secondo te i veri scrittori scrivono sempre e dappertutto (come molti dichiarano) o tendono a concentrare la creatività (e le energie) sull’idea che ritengono più importante di tutte?
    E quando (più o meno una volta al giorno) si ha un’idea per una storia sarà meglio buttarla giù subito o lasciarla lievitare com e il panettone?
    Forse imparare che tipo di scrittori si è significa esplorare tutti questi ambiti…

    • admin
      12 ottobre 2009 a 3:02 | #73

      PER LIVIA. Se scrivi pochi racconti perchè stai scrivendo un romanzo non è sintomo di nulla, ovviamente. E’ scrivere poco in generale che dovrebbe far venire qualche sospetto a chi dice di voler scrivere.
      Sull’idea che arriva ogni giorno..: e’ una grande fortuna avere idee così spesso, però può essere anche destabilizzante se ogni idea tende a tirarti in una direzione diversa.
      Chi ha la fortuna di avere una fantasia che produce molto deve sforzarsi di darsi una disciplina, in modo che le idee giungano su una sola storia: quella che stai scrivendo adesso. L’ideale è arrivare a un punto in cui le nuove idee, anzichè deviarti dal tuo lavoro, ti portino a farlo più in profondità.
      Come tutto, si impara anche questo

  71. karma (e non è un soprannome, giuro)
    7 ottobre 2009 a 19:07 | #74

    tanto per cominciare,
    grazie.
    trovo molto bella questa tua iniziativa, in due parole direi altruista e intelligente.
    dopo questa slinguazzata introduttiva, posso affermare che mi ritrovo in più di metà delle sindromi elencate. Sono in testa..?

    • admin
      12 ottobre 2009 a 3:04 | #75

      PER KARMA. Per adesso da quanto so, sei in testa: complimenti!

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