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1. Un test per gioco: i mali di chi scrive

1 ottobre 2009

Infine un gioco: I mali di chi scrive

Questo è solo un gioco. Ho cercato di ricostruire le 10 possibili sindromi degli aspiranti scrittori (e anche non aspiranti). Nessuno ha tutti questi disturbi, ma quasi tutti ne hanno uno o più di uno. Io ad esempio ne ho tre. E voi?

Time-to-fuck-seo.org (Sì sindromi ce ne sono molte altre, io andrò avanti. Ma nei commenti potete suggerirne anche voi, se mi piacciono le aggiungo)

- Narcisismo narrativo. Nella buona scrittura l’autore studia l’effetto che il testo deve produrre sugli altri. Al Narcisista Narrativo, invece, basta sapere l’effetto che il testo provoca a sé stesso. In genere fa un altro mestiere e scrive “perché gli piace”. A volte ha problemi col partner e vuole solo una scusa per isolarsi in tavernetta. In ogni caso scrive come una vaporiera, senza mai correggere né fare revisioni. Ama tutto quel che produce e dice “io scrivo per me”. Spesso, infatti, è l’unico a cui piacciono i suoi testi. Tuttavia il soggetto scrivendo prova un piacere autentico, il che gli conferisce un’aria allegra e un invidiabile ottimismo, infatti può subire decine di rifiuti e li sopporta senza fare un piega. Lo si riconosce perchè se gli chiedi una revisione risponde “cos’è?”

io a momenti alterni penso di avere tutte le sindromi!
Ma la via virtuosa per arrivare a una buona storia sarà non averne nessuna o forse è proprio averle tutte insieme in modo che nessuna sia predominante?
Comunque davvero grazie Fabio, se esistesse un “Nobel per la letteratura sulla letteratura”, io te lo darei

  • 26 dicembre 2009 a 3:32 | #62

    Io non sono affetta da nessuna di queste sindromi e penso che neanche tu lo sia. Mi risulta difficile credere che tu ne abbia tre.Non ci credo, non potresti scrivere così bene le lezioni che leggo se fosse così. Forse le hai avute 20 anni fa, forse, e sicuramente di sfuggita. Le avrai domate all’istante. Ritengo, però, che tu abbia una sindrome pronta per coloro che, come me, sostengono di non possedere nessuna delle sindromi di cui sopra. Ma io sono l’eccezione che conferma la regola.

  • riccardo farnocchia
    17 novembre 2009 a 12:36 | #63

    Mi identifico in diverse sindromi, ma in nessuna in modo totale. Prendiamo ad esempio la prima “narcisismo narrativo”. Mi piace molto scrivere e mi piace leggere quello che scrivo, al punto che se qualcuno mi cheiede perchè ho cominciato a scrivere gli rispondo, scherzando ma non troppo: ” perchè volevo leggerte qualcosa che mi piacesse” Però sono molto interessato al giudizio degli altri, mi piace che si parli di ciò che scrivo, anche in modo negativo, e cerco di fare tesoro di tutte le critiche. Inoltre rivedo i miei testi molte volte, e ne faccio diverse stesure, minimo tre o quattro.
    In poche parole mi piaccio ma voglio piacere anche agli altri, non sono affatto sicuro della validità delle mie opere, ho molti dubbi, ma scrivere mi da piacere!
    Sidrome del caro diario. Metto molto di me in ciò che scrivo, ma racconto fatti che non ho mai vissuto, per fortuna, perchè sono storie tra il noir e i giallo.

  • mariù
    20 ottobre 2009 a 21:11 | #64

    vocazione apparente e carenza di disturbi, soprattutto quest’ultima (tranne che per la felicità congenita). scrivo a singhiozzo, vale a dire che ci sono periodi in cui mi vengono tante idee, scrivo tutti i giorni, per ore di seguito e provando una reale felicità, un vero e proprio piacere fisico; poi ce ne sono altri in cui non scrivo affatto e a stento ci penso. mah… comunque grazie

  • ta
    15 ottobre 2009 a 13:15 | #65

    sindrome del genio.
    sindrome del caro diario.
    sindrome da carenza di storia.

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    sindrome nevrotico-logorante
    (variante della vocazione apparente)

    colui che ne è affetto tende a pensare spesso e volentieri al proprio scritto, senza però di fatto andare a modificarlo. prende appunti su cose da rielaborare e da aggiungere, ma altrettanto spesso dice a se stesso “me lo scrivo giù dopo”.
    prima di addormentarsi e nel break dopo pranzo incita se stesso a proseguire nel lavoro, ravvivando quella che sembra un’urgenza quasi fisica (che si spegne al pensiero successivo). a tratti si commisera, constatando il lento procedere del suo elaborato. contempla la parola fine in modo tanto sognante quanto angosciato.
    di solito è un individuo magro, dall’aria oppressa, con un file di lunga data nel pc.

  • luisa
    14 ottobre 2009 a 23:18 | #66

    Sindrome del caro diario e l’altra mi vergogno a dirla..
    Sulla prima ci sto lavorando e direi che la sto superando, a fatica, ma la sto superando. E’ sulla seconda che mi darei delle gran bastonate sulla testa !
    Grazie di quello che stai facendo, davvero.

  • tiziana
    13 ottobre 2009 a 14:11 | #67

    scrivo, rileggo, mi annoio da sola.
    che sindrome è?

  • Michele
    13 ottobre 2009 a 13:09 | #68

    io 2 su 10, ma posso arrivare a 3 se faccio uno stralcio alla Sindrome del Genio!

    time-to-fuck-seo.org

    Il perseguitato dalla solitudine intellettuale, dal sistema, dalla certezza del mancato allineamento cosmico tra pianeti che si può riassumere nel banale “avevo il contatto, ma non avevo la storia, poi avevo la storia ma non avevo più il contatto…”. Si sente nato in ritardo o in anticipo, comunque sia mai puntuale. Si rilegge quasi tutte le mattine la frase di Montanelli: “questa società non elimina i talenti, li disperde” e con gli amici al bar vaneggia di epoche passate di circoli e avanguardie dove “si conoscevano tutti”. Questa sindrome generalmente degenera in due tipi di comportamento: il tampinatore o il timido. Il primo dorme sui pianerottoli di quelli che contano fino a quando qualcuno non gli legge le sue cose. Il secondo si barrica dietro un misterioso “Lavori in Corso” e scriverà per 10 anni fino a che non crederà di aver raggiunto la perfezione assoluta. Il tampinatore, spesso ottenebrato dall’ansia dell’occasione giusta, presenterà testi affrettati e, rifiuto dopo rifiuto, scivolerà in una deviazione atipica del timido: il timido shockato. Non avrà più il coraggio di fare leggere le sue cose neanche alla fidanzata, che tanto ormai lo stima anche solo sulla fiducia.

  • Livia
    13 ottobre 2009 a 10:17 | #69

    @admin
    Grazie mille per le risposte (era qualche giorno che non passavo dal sito),
    che mi confortano e grazie mille in generale, potersi confrontare con qualcuno che capisce ciò di cui stai parlando, anche brevemente, è sempre una preziosa opportunità.

    Resto dell’idea che sarebbe meglio riuscire a scrivere di più, ma appunto magari se tra 8 ore di lavoro e altri impegni devo investire le energie che restano in qualcosa le investo nel romanzo di
    turno su cui sto lavorando, proprio per evitare dispersioni… poi ogni tanto le “fughe” in altre storie che ho in mente me le concedo, ma sono solo bozze che restano lì e su cui poi torno a intermittenza.

  • 11 ottobre 2009 a 12:50 | #70

    • admin
      12 ottobre 2009 a 2:55 | #71

      Anche io ne ho 3 su 10!!!!

  • Livia
    9 ottobre 2009 a 10:39 | #72

    Grazie mille!

    Mh secondo te scrivere pochi racconti è sintomo di vocazione apparante? Non pochi racconti in generale, ma magari perché si sta lavorando a un romanzo e non si riesce a scrivere altro?
    E poi secondo te i veri scrittori scrivono sempre e dappertutto (come molti dichiarano) o tendono a concentrare la creatività (e le energie) sull’idea che ritengono più importante di tutte?
    E quando (più o meno una volta al giorno) si ha un’idea per una storia sarà meglio buttarla giù subito o lasciarla lievitare com e il panettone?
    Forse imparare che tipo di scrittori si è significa esplorare tutti questi ambiti…

    • admin
      12 ottobre 2009 a 3:02 | #73

      PER LIVIA. Se scrivi pochi racconti perchè stai scrivendo un romanzo non è sintomo di nulla, ovviamente. E’ scrivere poco in generale che dovrebbe far venire qualche sospetto a chi dice di voler scrivere.
      Sull’idea che arriva ogni giorno..: e’ una grande fortuna avere idee così spesso, però può essere anche destabilizzante se ogni idea tende a tirarti in una direzione diversa.
      Chi ha la fortuna di avere una fantasia che produce molto deve sforzarsi di darsi una disciplina, in modo che le idee giungano su una sola storia: quella che stai scrivendo adesso. L’ideale è arrivare a un punto in cui le nuove idee, anzichè deviarti dal tuo lavoro, ti portino a farlo più in profondità.
      Come tutto, si impara anche questo

  • karma (e non è un soprannome, giuro)
    7 ottobre 2009 a 19:07 | #74

    tanto per cominciare,
    grazie.
    trovo molto bella questa tua iniziativa, in due parole direi altruista e intelligente.
    dopo questa slinguazzata introduttiva, posso affermare che mi ritrovo in più di metà delle sindromi elencate. Sono in testa..?

    • admin
      12 ottobre 2009 a 3:04 | #75

      PER KARMA. Per adesso da quanto so, sei in testa: complimenti!

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