Amore, bugie e calcetto

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Sette maschi fuggono dalle loro pressanti mansioni quotidiane per godersi un’ora di battaglia primordiale.
Sono i componenti di una squadra amatoriale di calcetto. Grazie a questa storia le donne potranno finalmente sbirciare nei segreti di uno spogliatoio, per scoprire che anche lì, in fondo, sono loro a dettare le regole. Infatti, seguendo il detto “in campo come nella vita”, il destino della squadra segue di pari passo le avventure sentimentali dei nostri protagonisti. Tanto che il Mister, più che di schemi dovrà occuparsi di cuori.

 

 

 

 

Regia: Luca Lucini;

con Claudio Bisio, Angela Finocchiaro, Filippo Nigro, Claudia Pandolfi, Giuseppe Battiston, Andrea De Rosa, Pietro Sermonti, Andrea Bosca, Marina Rocco, Max Mazzotta, Chiara Mastalli.

 

Produzione: Cattleya 

 

 

 

Battute del film

 

“Conosco molta gente pentita di essersi sposata, ma nessuno che si sia pentito di avere avuto un figlio” (Il Mina)

 

“Nella vita devi scegliere tra sesso e amore ma qualsiasi cosa scegli è uguale: in ogni caso rimpiangerai l’altra (il Mina)

 

Vittorio (mostrando un sms)

“Venezia… cosa vuol dire TVSBX?”
”Che te le scegli troppo giovani…”

 

squadra

 

Note di sceneggiatura di Fabio Bonifacci

In principio fu il calcetto. Io e Lucini giochiamo e un giorno, chiacchierando, ci siamo resi conto di non saper spiegare il perché e soprattutto, di non saperlo spiegare alle nostre compagne, a volte perplesse in materia. Il primo barlume dell’idea è nato così: fare un film sul calcetto con l’intento di svelare alle donne (e a noi stessi) il mistero del giovedì, quel “buco nero” che attira inspiegabilmente milioni di maschi.

Insieme a Francesca Longardi di Cattleya (la “balia” che ha seguito il film fin dall’inizio), ci siamo poi resi conto che il calcetto, grazie alla sua semplice universalità, poteva diventare una chiave per raccontare la società di oggi. Non i Grandi Cambiamenti ma quelli piccoli, che avvengono nelle case, tra le coppie, con gli amici, i figli. I piccoli cambiamenti quotidiani, “normali” quanto una partita di calcetto.

E’ nata così, ad esempio, l’idea di raccontare i “maschi fuori ruolo”, frequenti in questo mondo capovolto dove è facile incontrare 50enni incoscienti con l’avvenire tra le dita, e 20enni spaventati dal futuro. Al di là dei motivi sociali, assai dibattuti, ci inquietava l’aspetto esistenziale di questo “ribaltone delle età”, che è diventato il fulcro delle storie di Vittorio e di Piero: due maschi fuori ruolo in campo e nella vita, che nel corso del film imparano a vivere (e giocare) come si conviene alla loro età.

A quel punto, visto che il calcetto stava anche diventando un modo per raccontare altro, con Luca e Francesca ci posti un obiettivo sul tono: “fare una commedia vera”. Non è facile perché “commedia” e “verità” sono continenti  che tendono alla deriva: per far ridere si tende a perdere verità, e per raccontare il vero ci si scordano le risate. Così, io nella scrittura e Luca nella regia, abbiamo tentato di attenerci alla terza via: cercare risate che servano anche ad approfondire i personaggi. Azioni e battute che fanno ridere ma, mentre fanno ridere, raccontano qualcosa.

Anche l’aspetto corale aiuta dare verità al racconto, perché la realtà in genere non ha il “protagonista unico”. Solo che il coro è dispersivo e con tanti personaggi si rischiava di perdere tensione narrativa. Così abbiamo deciso di moltiplicare le trame. Anziché una storia, crearne tante: una per ogni coppia o personaggio, più una per la squadra, più una micro-storia per ogni partita.

Alla fine, in fase di sceneggiatura, mi sono trovato con tanti piccoli film da fondere in uno. Ma avevo un criterio-guida, una frase rubata al mio vecchio mister: “In campo siete come nella vita”. Infatti nel calcio ruspante dei campetti di periferia la partita è anche lettino di una psicoanalisi grezza ma efficace, una sorta di: “dimmi come giochi e ti dirò chi sei (e come stai oggi)”. Grazie a questa relazione tra “calcio e cuore” le traversie dei singoli personaggi si sono fuse coi problemi degli compagni e con la trama della squadra, in un gioco di reciproche influenze. Ne è uscito un tale garbuglio che nel film Mister Mina, per avere i tre punti, è costretto a non parlare di schemi ma di problemi amorosi.

Già, l’amore. In questo film si parla molto d’amore, ma in un’ottica specifica: qua non c’è amore romantico, nessuno si innamora, non ci sono colpi di fulmine nè tormenti da fuga e rincorsa. Tutti i personaggi stanno dentro rapporti che hanno da tempo, e l’unico che inizia una storia nuova lo fa, non a caso, con la sua ex moglie. Insomma, l’amore di cui si parla in questo film è quello che in genere viene dopo i titoli di coda: l’amore quotidiano che si confronta con bollette, affetti, figli, odori, rancori, intimità. Anche questo è un modo per avvicinarsi all’ossimoro della “commedia vera”.

Infine, un grazie di cuore a Luca Lucini. Io ho scritto solo una sceneggiatura, se è diventata questo film è grazie alla sua sensibilità e alla sua tecnica. Con Luca, ringrazio gli attori, la troupe, i produttori di Cattleya, e tutti quelli che hanno lavorato al progetto. Infatti c’è una cosa che penso e che mi pare giusto dire: per me, rispetto al copione, il film non poteva venire meglio di così. Di più, onestamente, non saprei cosa aggiungere.

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  1. Adalberto
    12 agosto 2009 a 10:42 | #1

    Personaggi ‘normali’ ed interessanti e storie divertenti e ben strutturate. Per non parlare della simpatia degli interpreti.

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