Diverso da chi?

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Cosa succede quando a candidarsi come sindaco di una città conservatrice del Nord Est, è un gay dichiarato, che dell’omosessualità fa la propria forza? E cosa succede se poi, col procedere della campagna elettorale, il nostro eroe si innamora del suo braccio destro, che però… è una donna? Cosa diranno gli elettori, gli avversari, il suo fidanzato ufficiale? E cosa dirà, alla fine, il suo cuore?

 

 

 

 

 

 

Regia di Umberto Carteni;

con Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Giuseppe Cederna.

Produzione: Cattleya e  Universal Pictures Italia

 

 

 

 

 

Battute dal film

 

I due dirigenti del Pd

“Questo regolamento è sbagliato! Dove l’hai preso?”

“L’ho scaricato dal sito di Barak Obama. Copiamo tutto da lui, pensavo che…”

 

Discussione sui gay in politica

“Perché non volete candidarmi? Nicky Vendola in Puglia ce la fatta”

“Ma quello è sud, sono più aperti, moderni…qui siamo nel profondo nord”

 

Dopo le primarie

“Porca vacca, è arrivato secondo! Adesso se vinciamo ci tocca farlo assessore”

“Tranquillo, gli diamo qualcosa di poco importante … cultura… istruzione, quella roba lì”

 

Suicidi

“Non possiamo dire che le primarie erano finte! E’ un suicidio politico”

“No, da noi è più suicida proporre un sindaco gay”

“Scusate, litigare sul modo migliore di suicidarsi fa tanto centrosinistra. Ma cercare una soluzione, ogni tanto? Così, per provare…”

 

Piero ad Adele vestita tipo Margaret Tatcher:

“Smettila di vestirti in questo modo provocante!”

“Provocante? Io?”

“Certo, ti vesti da uomo!!! Se vuoi che ti stia lontano mettiti la gonna, fa vedere un po’ di tette…”

 

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Nota stampa di Fabio Bonifacci

 

 

 

Ho scritto questo film perché mi divertiva l’idea di capovolgere gli schemi su normalità e diversità. La chiave di questa storia non è che un gay si invaghisce di una donna, ma che questo gay è “pubblico” e sinceramente impegnato nella causa: quindi per lui il rapporto uomo-donna è trasgressione, senso di colpa, pulsione “proibita” da nascondere.

In questo modo il “normale” diventa “diverso” e tutto si capovolge: lui ha il terrore di dire al padre che è attratto da una donna, ammette che se lei fosse un uomo forse accetterebbe la storia, prova una colpa tremenda perchè non ha fatto cilecca con lei.

Questi capovolgimenti spero non siano solo divertenti ma rappresentino anche un piccolo aiuto a vedere le cose in modo più fresco, superando certi automatismi del pensiero. Del resto scrivo commedie perché credo che a volte guardare la realtà con un sorriso sia una delle cose più serie che si possano fare.

Naturalmente so che questa storia nata da una giocosa irriverenza esce in un mondo in cui i diritti dei gay sono oggetto di battaglia. Ho quindi cercato di scrivere un film che non potesse essere strumentalizzato in questo senso. Spero di esserci riuscito.

Dall’altra parte, si può obiettare che il film appoggia una forma di famiglia assai strana. Ma io in realtà non appoggio nulla: mi sono limitato a lasciare che i personaggi seguissero le loro emozioni e, sulla base di queste, cercassero il loro destino. Del resto, lo facciamo quasi tutti: oggi le famiglie nascono più dal confronto tra le emozioni e i progetti di chi è coinvolto che da una Regola Universale. Questi personaggi hanno trovato una formula un po’ strana, non posso che far loro gli auguri.

Con questo film ho anche scoperto che i pregiudizi esistono. In passato ho scritto storie su schizofrenici, egiziani, donne con due figli, ma nessuno ha mai pensato che io fossi schizofrenico, egiziano o madre. Invece stavolta molta gente si fa domande sui miei gusti sessuali, dando per scontato che solo i gay possano scrivere di gay. Mi sembra una forma di discriminazione, perchè riconoscere la normalità della condizione gay implica che non serva nessuna patente per scriverne.

Infine la politica, che ho affrontato con la stessa giocosa irriverenza del resto, cercando di fare satira ma senza giudizi dall’alto. Anzi, scrivendo quei personaggi ho provato umana solidarietà, quasi tenerezza per l’ingrato mestiere che devono affrontare, cioè prendere i nostri voti.

All’inizio la politica mi spaventava, perché cambia ogni giorno mentre per fare un film servono almeno due anni. Ma era una preoccupazione infondata. Ho scritto la prima volta questa storia nel 2004 e, quando nel 2008 il progetto è diventato concreto, ho scoperto che non dovevo cambiare granchè, bastava qualche coloritura nei dialoghi.  Poi sono state fatte le riprese, è passato ancora un anno, ora il film esce in sala e mi sembra ancora più attuale. Non sarà che nella politica cambia tutto ogni giorno e alla fine non cambia mai niente?

 

 

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  1. flaviamazzilli
    10 aprile 2013 a 19:15 | #1

    “scrivo commedie perché credo che a volte guardare la realtà con un sorriso sia una delle cose più serie che si possano fare.”. Ecco.. mi hai tolto le parole di bocca. Ecco il motivo per cui sto valutando il master in sceneggiatura alla Silvio D’Amico o la Scuola di sceneggiatura con Buscemi-Mazzoleni. Non so dove mi sto buttando, ma queste tue parole motivano il mio desiderio. Tu e Elena Bucaccio siete il top per me;) Ad maiora

  2. Uedro
    2 dicembre 2010 a 13:11 | #2

    Ma allora siete proprio un clan! Non sapevo che ci fosse dietro anche Lucio Pellegrini. Scusa se insisto, ma la curiosità mi sta divorando: hai per caso collaborato anche con Marco Ponti? Cosa pensi di Santa Maradona?
    (personale nota a margine: immagino che gli stacchetti tra le gag siano quanto di più complicato da scrivere: devono traghettare i vari sketchs senza essere eccessivamente invasive ma senza far perdere il ritmo.@Uedro

  3. Uedro
    1 dicembre 2010 a 15:00 | #3

    Non sapevo dove commentare, quindi scrivo qui: stupende le tue imprese insensate e soprattutto stupendo CIRO il figlio di target, che guardavo tutte le settimane. Nel dettaglio è possibile sapere di quali gag sei autore?


    FABIO: Mah, scrivevo sempre Bertolino, ogni tanto davo una mano a Luca e Paolo (che però si scrivevano in larga parte da soli), più all’occorrenza aiutavo qua e là. Ma soprattutto lavoravo con Lucio pellegrini alla scaletta del programma e scrivevo la parte in studio, quella tra “un numero e l’altro”, in cui i personaggi giocavano tra loro senza fare “il loro pezzo”, e quindi bisognava inventarsi ad ogni puntata qualcosa di nuovo.

  4. Francesca Scanu
    1 marzo 2010 a 15:31 | #4

    Caro Fabio,
    ho visto Diverso da chi? due volte in un mese, (e per me è davvero raro vedere un film più di una volta senza che passino alcuni anni tra la prima visione e la successiva) e l’ho trovato bellissimo, fresco, divertente. L’ho anche destrutturato per ottenere una scaletta desunta, e ho notato che è ricchissimo di sequenze di montaggio. Mi chiedevo: le avevi già più o meno chiare quando hai scritto la prima scaletta? E se si, ti sei mai chiesto se fossero troppe?
    Ho scritto una sceneggiatura che ne contiene molte, e ricordo che la prima volta che l’ha letta, il mio editor di fiducia aveva alcuni dubbi proprio sul fatto che potessero essere troppe.
    E il bello è che gli ho mostrato proprio Diverso da chi? come dimostrazione del fatto che funzionassero benissimo :)

    FABIO RISPONDE: Nel film non mi pare ci fossero così tante sequenze di montaggio “pure”, direi due o tre. L’importante di queste sequenze è che non siano illustrative o fini a se stesse. Che siano accelerazioni della storia, che succedano delle cose, che alla fine della sequenza i personaggi siano diversi rispetto a quando è iniziata. Per sintetizzare: che siano racconto. Poi se il racconto è fatto più diimmagini che di parole, beh, al cinema non è un problema, anzi…
    Se sono soddisfatte queste condizioni il numero di queste sequenze non è un problema.
    Poi sì, a quanto ricordo erano tutte previste in sceneggiatura. E’ più difficile che una cosa del genere venga bene se non l’hai pensata prima e cerchi di crearla in montaggio con materiali che erano stati girati con diverse finalità. Ovviamente, ma non c’è bisogno di dirlo, serve come nel film in questione un regista che le sappia girare in modo da valorizzarle…

  5. 11 settembre 2009 a 10:51 | #5

    Ciao Fabio.

    metti a disposizione il tuo sapere gratis (corso di scrittura).
    Questo sarebbe estremamente anarchico se non fosse che non è il sapere che fa la differenza, ma il saper come costruirselo – cioè anche mettendosi a confronto. Abbasso la proprietà intellettuale – ma con certi limiti (l’artista deve poter vivere del proprio lavoro). Ossia: se l’idea è originale e buona, non occorre proteggerla. Stessa cosa per la famiglia. Se è effettivamente la miglior soluzione socio-evolutiva, si difende da sè. Come tutte le cose buone. Che addirittura: nella dialettica possono solo rafforzarsi. E se per caso perdono, è perché è arrivato qualcosa di effettivamente migliore.

    Insomma: se ti metti in politica, ti voto.

  6. eli
    25 agosto 2009 a 21:21 | #6

    Ieri l’ho visto per la seconda volta e per la seconda volta ho riso e mi sono divertita…piccola differenza: sapevo chi era lo sceneggiatore! Bravissimo!

  7. anna
    1 agosto 2009 a 10:30 | #7

    Ho trovato molto ben costruita la trama, frizzanti i dialoghi,credibili i personaggi. Non mi è mai sfiorato il sospetto che lo sceneggiatore dovesse avere gusti sessuale “diversi”, lo trovo assurdo,ritengo che la fantasia e la sensibilità di un bravo scritore, permettano di immaginare qualsasi tipo di situazione, anche la più particolare,così come non penso che Luca Argentero sia gay (quale spreco !) ops, scusa, io sono un persona molto tollerante (non sarei di sinistra altrimenti) ma appartengo ad una generazione che si imbarazza per certe situazioni, voglio essere sincera fino all’autolesionismo, considero la famiglia tradizionale ancora la migliore in assoluto, pur con tutte l sue limitazioni. Bravissimi anche gli attori perfettamente calati nei personaggi e credibli. Sono riuscita anche a riconciliarmi con certe trasmissioni televisive che hanno prodotto tali personaggi, Gerini e Argentero.

    • admin
      3 agosto 2009 a 11:30 | #8

      Anch’io considero la famiglia tradizionale la migliore in assoluto. E’ una cosa di cui sono profondamente convinto. Però voglio che chi ha altre convinzioni, altri gusti, altri desideri, sia libero di viverseli. Poi magari, se incontro queste persone al bar, può anche capitare che cerchi di convincerli che la famiglia tradizionale è la migliore. Però non voglio che nessuno ne sia convinto per legge! E’ questo l’errore.
      Secondo me, chi vuole difendere la famiglia con le leggi, non crede davvero alla famiglia.
      La ritiene un organismo debole che, se non difeso dalle leggi, rischia di sparire!!
      Chi crede davvero nella forza della famiglia, non vuole leggi che la difendano dai pericoli e non ha nessuna difficoltà ad accettare la libertà altrui di vivere in altri modi. E’ una scelta che non toglie nulla a nessuno, e non può minare la famiglia, un organismo dotato di forza propria.
      Chi chiede protezione per la famiglia, non ci crede, questo è il punto. E la chiesa è in prima fila. Sembrano convinti chesenza i loro sacramenti e le loro regole la famiglia sparirà. Io invece credo di no. Gesù Cristo è nato in una famiglia no? E la chiesa non c’era ancora, quindi…

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