Il mistero di B. C. Craven.
Inediti del più misterioso sceneggiatore vivente
“Sceneggiatore a chi?”
Il leggendario B. C. Craven.
C. Craven è il più celebre sceneggiatore anonimo del mondo. Le stime più prudenti gli attribuiscono 126 film (tra cui 3 Oscar) ma c’è chi sostiene siano oltre 200.
L’unica cosa certa è che non ne ha firmato nessuno. C. Craven infatti dice che “la vanità corrode il talento, quindi l’unico modo per scrivere bene è non firmare e dire al pub che fai il carpentiere”.
In sostanza, C. Craven vende copioni ad altri sceneggiatori che poi li portano sul mercato a loro nome.
La sua severità sui crediti è leggendaria. Si dice che a un party abbia versato un gin tonic nel decoltè di una signora che aveva osato dargli dello sceneggiatore. Invece un sito americano, per averlo indicato come vero autore di un film, ha dovuto chiudere i battenti. Craven è riuscito a dimostrare che la soddisfazione provata nel veder accostato il suo nome al film, gli ha fatto perdere l’ispirazione per 32 giorni. Ha quindi voluto 320.000 dollari.
Infatti secondo C. Craven solo la vanità corrode il talento, il denaro no: quindi si fa pagare molto caro, sia per le sceneggiature che per i risarcimenti.
Per questo non nomineremo nessuno dei tanti film che le voci di Hollywood gli attribuiscono. Ma un fatto è certo: la filmografia di C. Craven, anche se nessuno può permettersi di nominarla, rappresenta un contributo fondamentale al cinema mondiale degli ultimi 30 anni.
Questi sono alcuni suoi inediti, pubblicati su Internet da un aspirante produttore che, sotto falsa identità, lo ha frequentato per qualche mese.
Consigli ai produttori
Ogni sceneggiatore è entusiasta del suo progetto. Ma come capire quando ha scritto davvero un bel film? Ecco un dizionario per i produttori.
Se lo sceneggiatore dice “ho un grande inizio”, vuol dire che di buono ha una scena iniziale che presto dimenticherà.
Se dice “ho una grande idea” vuol dire che di buono ha solo la svolta di pagina 30 e finirà per metterla a pagina 80, aggiungendo prima 79 pagine inutili.
Se dice “ho un grande personaggio” significa che ha scritto 40 pagine di appunti presuntuosi che verranno condensati nelle 12 righe di un monologo, che sarà tagliato in montaggio.
Se dice “ho un grande titolo”, vuol dire che non è assolutamente in grado di scrivere una storia però ha una bella faccia tosta, quindi vale la pena provarlo come regista o produttore associato.
Ma se trovate uno sceneggiatore che dice “ho un grande finale”, staccate un assegno e fategli firmare un’opzione. Quello ha un buon film.
Fastidi
La speranza di fare un buon film senza bisogno di una buona sceneggiatura, è corretta, legittima e persino sacrosanta. Come la speranza di fare l’amore senza un partner, o quella di lavarsi i piedi senza togliersi le scarpe. E’ davvero irritante che la realtà ci obblighi a passaggi tanto fastidiosi.
Probabilità
Quando scrivi un film, hai il 90 % di possibilità di non venderlo.
Se lo vendi hai il 90 % di possibilità che non venga prodotto.
Se viene prodotto, hai il 90 % di possibilità che venga stravolto.
Se tutto invece va bene, hai il 50 % di possibilità che sia un flop.
Ma se per caso la tua storia viene venduta, prodotta, girata bene e diventa un successo, allora hai il 100% delle possibilità: il merito lo prenderà qualcun altro.
E’ sceneggiatore professionista chi accetta questo scenario.
E’ grande sceneggiatore chi lo ritiene scenario ideale per fare un buon lavoro.
Il finale è un piede
Il finale è il senso del film. Come il piede nello Shiatsu segnala lo stato di salute dell’intero organismo.
Non si può avere un buon finale se non c’è un buon personaggio, una buona trama e uno sviluppo appassionante.
E’ vero anche il contrario: se avete un buon personaggio, una buona trama e uno sviluppo appassionante, il finale si scriverà da solo.
Mi fa ridere chi dice: “Ho un grande film, mi manca solo il finale”. E’ come se dicesse: “Ho una grande barzelletta, mi manca solo la battuta”.
Dialoghi da film
Domenica mattina. Due amici si incontrano per strada, mentre vanno a buttare via l’erba appena falciata in giardino
“Ehi Lenny, ho deciso di scrivere un fottuto film. Ma secondo te, come deve essere un cazzo di dialogo di un fottuto film?”
“Non come questo, Frank”
“Perché? Non senti che razza di autenticità viene fuori da queste cazzo di parole? Questa è vita vera. E’ la strada, capito? La maledetta strada”
“Ma scusa, tu in che strada vivi?”
“Come? Sto di fianco a te, in Regent’s Bulevard” (è un po’ come dire “in Viale Parioli”, ndt)
“E perché parli come uno spacciatore di Phoenix? Anzi come un film sugli spacciatori di Phoenix? Perché, quando vado a Phoenix a comprare l’erba, il pusher manda i saluti a mia moglie e chiede come stanno i bambini”
“Veramente?”
“Certo, il mio spacciatore è molto educato”
“Ah!
“Dammi retta, Frank. Se vuoi scrivere un buon dialogo da film, ispirati alla realtà, non al cinema”
Silenzio. I due osservano la prospettiva di villette, poi le rose simmetriche su una siepe. Poi Frank riparte
“Buongiorno Lenny, oggi fa un po’ caldo, non trovi?”
“Sì, fa un po’ caldo. Ma in questa stagione è normale che faccia caldo”
“Certo”
“Però, io dico: d’inverno ci lamentiamo perché fa freddo, quindi ora non possiamo lamentarci perché fa caldo”
“Giusto. Lo penso anch’io d’inverno. Poi però viene luglio e dico: uff, che caldo”
“E’ proprio così”
“….”
“Scusa Lenny, ma questo secondo te è un buon dialogo da film?”
“No, fa venire l’orchite. Chissenefrega se oggi è caldo o freddo”
“Ma tu mi hai detto di ispirarmi alla realtà!”
“Ma non di copiarla! La realtà è noiosa. E’ per questo che la gente va al cinema. Se volessero realtà starebbero a casa…Lì ne hanno finché vogliono, di realtà”.
“Allora che faccio? Se uso la fantasia il dialogo è falso, se copio la realtà è noioso. Come cazzo è il dialogo di un film?”
“E’ fantasia ispirata alla realtà. Sembra un dialogo vero, ma ha una direzione, un senso, una storia interna e un finale”
“E come si fa un dialogo così Frank?”
“Perché me lo chiedi. Tu lo fai di continuo”
“Ma quando?”
“Ad esempio quando vieni umiliato dal tuo capo”
“Eh no, lì non c’è nessun dialogo. Mi incazzo come un belva ma sto muto, sennò lo stronzo mi licenzia”
“E non ci pensi più?”
“Certo che ci penso, nella mia testa gliele canto al bastardo”
“E lui, nella tua testa, che fa?”
“Ribatte! Ma non non passa: trovo sempre una risposta perfetta che lo sega in due”
“E lui ribatte?”
“Certo. Lui ci prova sempre, ma io lo sego di nuovo. E’ come un’escalation, ma alla fine vinco io e… Cazzo Lenny, non mi starai dicendo che quello è il modello di un dialogo da film?”
“Bravo Frank. Il segreto dei dialoghi di un film è che sono uguali ai dialoghi immaginari che tutti facciamo. Facile no”
“….”
“….”
“Merda Lenny…Mi piace! Ma tu fai il carpentiere… come sai queste cose?”
Lenny ride: “Perché io sono C. Craven”
Anche Frank ride: “Ah-ah-ah. Buona questa Lenny. Salutami Lisbeth. E taglia l’acero, che fa cadere le foglie nel mio giardino, te l’ho detto”
Chi è lo sceneggiatore?
Se siete venuti a questo corso dev’essere perché non sapete cos’è uno sceneggiatore. E allora ve lo dico io: è un essere condannato alla frustrazione e all’insuccesso.
Per anni vi troverete a scrivere storie di cui a nessuno importa nulla. Storie meravigliose, personaggi affascinanti che verranno buttati via senza che nessuno li legga o, se li legge, senza che li capisca. Questo vi attende!
Poi certo, prima o poi un giorno accade. Dopo anni e anni, trovate qualcuno che dice “la tua storia mi piace”. Beh, sappiate che la gioia durerà tre secondi, perché la frase successiva è sempre: “ci sono solo alcuni piccoli cambiamenti da fare”.
Da quel momento sarete assaliti da un plotone di suggeritori. Editor, produttori, registi, montatori, segretarie, attori, mogli degli attori, mariti delle attrici, distributori, semplici passanti: tutti accomunati da un solo obiettivo, distruggere la vostra storia coi loro consigli.
Se poi per caso siete così geniali da saper difendere la vostra storia trasformando quei consigli sballati in miglioramenti, sapete quale sarà il risultato? Eccolo: uci sarà n plotone di persone che va in giro per Hollywood dicendo a tutti “la sceneggiatura faceva schifo, l’ho salvata io”.
Poi iniziano le riprese, la vostra storia verrà ulteriormente peggiorata grazie al contributo di registi, attori, montatori, produttori e panel di spettatori che decidono quale dei due finali montare (mai quello che avete scritto voi, è ovvio). Ma se per caso -e sottolineo per caso- avete scritto una storia così meravigliosa che dopo anni di sabotaggi sistematici riesce ancora a diventare un film decente, sapete che cosa succederanno?
Tutti diranno che gli attori sono bravi, il regista è bravo, e il produttore è coraggioso. Qualcuno, più tecnico, noterà la stupenda fotografia e il montaggio serrato.
Di voi non si ricorderà più nessuno perché la sceneggiatura è come il pancreas: ti accorgi che esiste solo quando non funziona. Voi sapete chi ha scritto i film di Frank Capra? No, e siete aspiranti sceneggiatori, figuratevi gli altri.
Al massimo dei massimi, nei casi più fortunati, all’uscita del film qualcuno si ricorderà di voi dicendo “i dialoghi sono belli”
Seppiatelo: quello sarà il momento di peggiore mortificazione. Perché il dialogo è appena il 10% di quel che avete fatto. Voi avete inventato la storia, le scene, le azioni, le personalità dei personaggi, la trama; voi avete suggerito i vestiti, i gesti degli attori, le location. Siete voi che avete scritto a pagina 62 che l’attore sale su un certo modello di automobile nera e per la fretta gli resta un pezzo di impermeabile color crema fuori della portiera. Chi mai lo saprà?
Il film è già tutto nel copione. Voi siete i veri autori della magia, e nessuno lo sa. Al massimo siete quelli che scrivono i dialoghi.
La domanda a cui ora dovete rispondere è una sola: tutto questo vi piace?
Per conto mio, lo trovo stupendo. Perché quel che mi interessa non è andare alle feste, non è incrementare la mia vita sessuale, non è vedere il nome sui giornali né i miei vicini che mi sorridono perché faccio i film.
Quel che mi interessa è godere della magia della creazione. Ma questa magia non si dà più quando sei appagato, felice, e realizzato. E’ una magia che si compie solo finchè ti senti frustrato, quindi hai la necessità interiore di sedurre il mondo. La creatività è un motore che va a frustrazioni, rogne, umiliazioni & fallimenti.
Il mestiere di sceneggiatore fornisce queste indispensabili materie prime con salutare continuità.
Se è questo che volete, a domani. Sennò, datemi retta: lasciate oggi questo corso. Buona giornata.
(Questo è il testo della prima e ultima lezione di sceneggiatura tenuta da C.Craven nel 1987. Il corso fu soppresso perché il giorno dopo non c’era nessuno)


e’ così prezioso il lavoro dello sceneggiatore che l’unica cosa che gli manca è la riconoscenza… che però esiste.. silenziosa e beneplacida.
ma è meglio quando non c’è.. così, non si è superbi!!!
E bravo Craven..
Poi, per esempio: io vi ringrazierò sempre..!
ho iniziato da affamata ingorda come chi cerca l’acqua nel sahara.
Però a saltare; prima ho guardato la bibliografia,… No vado subito alla quarta lezione, ora divoro i commenti, risalto la prima lezione, poi altro ancora. wow. Che bello !!!
“Io non ti conosco ma so già chi sei”.
Va bene, sono nel posto giusto, posso lasciare i plaid di linus e company a vattelapescalandia.
sono felicemente una alunna discola, infelice e scomposta, che prende spesso il rapporto e viene accompagnata dai genitori, di altri.
Quindi ti eleggo …mio guru? … mio maestro? …mio trainer? … massaggiatore di idee? …mio spacciatore? …ufficio semplificazioni?.
Tutto questo e di più.
A presto, Ci vediamo all’improvviso.
A dimenticavo, grazie.
FABIO: Che dire? Uno a volte si chiede “chi me lo fa fare?”, poi legge commenti così e lo sa…
sottoscrivo luisin
FABIO RISPONDE: Luisin è un grande! E’ anche molto un famoso ma non vi dfico chi è…
@giulio
Tu sei lo stesso che ha scritto il commento sulla Lezione 3. Ma di là ti firmavi Giulia. Sono sicuro.
Che strano tipo questo signor Bonifacci !
Arf..arf…arf. Eccomi! Pronta per il corso…Ma..ma…c’è nessuuuno?
Scusate, c’è nessiiiiuno?
E sbagliò il giorno del corso.
Illuminante. Grazie per avermelo fatto conoscere. Tuo studente, t0bia.
salve, sono un carpentiere e odio la concorrenza, tutto quello sbattere di martelli a chiodi mi infastidisce. poi quardo come fanno, per misurarmi, e c’è sempre qualcosa da imparare. eppure mi fa strano che un carpentiere scriva in tal modo. non è che non è vero no?
comunque complimenti e grazie per tanta apertura di mente gratuita.
Viva. E.T.
nessun commento
che curioso commento scrivere “nessun commento”. Mi sto chiedendo da un po’ cosa significhi e non trovo risposta…
Grazie mille per il sapere e gli stimoli che ci offri…forse è la volta buona che inizio a mettere su carta quello che mi frullla per la testa!!!
Io continuo, anche perché, nella mia finzione mentale, io dovrei essere sceneggiatrice, regista, produttrice, dovrei provvedere al montaggio, recitare…troppo? mah…sarà che sono superfrustrata…
Questo Craven è un genio. Ma non vorrei averlo come vicino di casa.
Ho studiato, ho rubacchiato tempo a una cosa e all’altra, e ho anche fatto i compiti, a matita, però. Caro Fabio, ho bisogno della seconda lezione!
Salve! Io sono nel 99,9% di quelli che “lo so che se volessi saprei ben scrivere io una grande storia ma ora sono impegnato a non fare nulla quindi rimando al momento in cui sarò meno impegnato di oggi”
Peccato che il corso è finito nel 1987, anno magico per la mia suprema e bellissima creatività potenziale e ipotetica!
Nel 2009 cercherò di recuperare… e magari trovare il coraggio o la ratio per finire qualcosa. Così rientrerò nel 90% che ha scritto ma non vende la storia!
Eug Zelisky Ippidemo
Un solo commento in tre mesi! Certo ’sto Craven è proprio scoraggiante se nessuno si è preso nemmeno la briga di scrivergli per contraddirlo. Per me ha ragione. Sui miglioramenti della vita sessuale, anche firmando lo script dell’anno, non c’è da farci troppo affidamento (’Conosco un’attrice così oca ma così oca che va a letto con lo sceneggiatore’ -dev’esser stato Billy Wilder a dirlo), e quanto al nome sui giornali… chi fa mai caso a quelli degli sceneggiatori?(Bonifacci,chi era costui?) Ma scrivere ‘fa bellissima la stanchezza’, crea dipendenza e, se hai preso il vizio, non c’è rehab che tenga. PS Craven davanti al plotone di esecuzione per sabotaggio e disfattismo (lancio di agenzia)
domani io ci saro’ forse non scriverò niente domani , nè dopodomani, perchè non ho ancora tutto il coraggio necessario per mettere a nudo i miei pensieri e la mia fantasia, ma io domani ci sarò
dopo averti letto, imparato a memoria, recitato…mi iscrivo ufficialmente al corso…sarò uno studente attento e diligente, avrò problemi di assenze ma non porterò mai giustificazioni sul genere “motivi di famiglia” o simili, quantomeno prometto di essere creativo… nei secoli fedele.
luisin “maglia nera” malabrocca.